La testimonianza di Noryo: “A 55 anni ora so che ciò che non posso avere dagli altri nessuno può impedirmi di avere per conto mio”

Cara Claudileia, cercherò di essere breve e di superare la mia vergogna perché so che la mia storia sarà utile per tante altre persone.

Ho conosciuto questo uomo nel maggio 2005, ero a cena con degli amici. Lui è subito stato molto gentile e corretto con me. C’era qualcosa in lui che mi faceva sentire “a casa”, come se mi conoscessi da una vita. Lui era di viaggio per lavoro e ha fatto di tutto per conquistare la mia fiducia, il mio amore. Mai avevo sentito parole così belle. Neanche sapevo in cosa consistessero le attenzioni, avere qualcuno che pensasse a me, che si preoccupasse di me, come lui ha fatto all’inizio della nostra storia.

Vengo da una famiglia con grandi problemi: un padre violento che picchiava mia madre e noi bambini tantissimo e che arrivò a violentare le mie sorelle. Si viveva nel terrore a casa mia.Eravamo in sette fratelli. Io ero la quinta. Mia mamma è andata via quando avevo solo sette anni. E’ partita dopo che andai a chiederle se da grande avrei dovuto fare lo stesso che mia sorella faceva con mio padre. Mia mamma era nuovamente incinta, stavolta della mia sorella più piccola. Quando affrontò mio padre fu massacrata di botteNon so né voglio pensare a cosa è venuto in mente alla mia mamma. Fatto sta che lasciò finalmente mio padre appena nacque la mia sorellina.

Mi sposai a diciannove anni e ho avuto tre figli del mio matrimonio.

Non è andata bene. Credevo di aver qualcosa in me che finiva con l’identificarmi con persone aggressive e violente. Quel matrimonio era il mio rifugio: lavoravo e vivevo per i miei figli. Mio marito era una persona molto gelosa, possessiva e esigente. Alla fine mi sono trovata a fare da madre e padre per i miei figli, fino a quando non ce l’ho fatta più e dopo 19 anni di matrimonio sono scappata via. Il mio primogenito aveva 17 anni, la seconda 15 e il più piccolo solo 3 anni. Ero incinta nuovamente quando scappai, ma la gravidanza è stata un’ulteriore trauma: il bimbo morì appena nato. Ho lottato tanto perché ho subito una persecuzione devastante del mio marito.

Dopo otto anni conosco lui, l’uomo che credo mi abbia ferito più di chiunque altro nella vita. Ringrazio a Dio di non essere fatta come lui. Dopo essere riuscita a saltare fuori da un passato orribile, credevo che la vita mi premiava con la sua presenza.

L’ho frequentato per un anno. Essendo di Paesi diversi alternavamo: lui veniva nel mio Paese (Argentina) a trovarmi, ma durante le vacanze ero io a venire in Italia. Mi presentò ai suoi genitori – che abitavano nel sud Italia – e al resto dei suoi pochi parenti. Dopo quasi due anni ho conosciuto il suo unico figlio. Il ragazzo si era stabilito all’estero per lavoro assieme a moglie e figlie.

Trascorsero ancora un anno e mezzo prima che lui mi facesse la proposta di trasferirmi in Italia per vivere insieme. Mia figlia e mio figlio più grandi erano già sposati. Mio figlio aveva una bimba e anche mia figlia un’altra bimba, di pochi mesi. Il più piccolo contava dieci anni già fatti.

Ho lasciato il mio lavoro in Argentina, ho venduto la mia casa e abbandonato tutto, perché credevo in lui. Appena mi sono trasferita è cominciato il mio incubo: vivevamo in totale solitudine perché lui non aveva amici (solo colleghi di lavoro che non frequentava mai) e i suoi vivevano a 700 km di distanza. Era diventato indifferente alla mia presenza, mi tradiva, mi umiliava. Il tutto senza cacciare mai un urlo, mai una risposta aggressiva, mai una violenza fisica. La cosa strana è che credevo di diventare pazza.

Dopo tre anni assieme non avevamo più rapporti sessuali, ma quando provavo a parlare di questo lui rimaneva in silenzio oppure la sua risposta era: “Cosa posso fare se non servo più come uomo? Ti prego non mortificarmi!!!”.

Cara Claudileia, non puoi immaginare fino a che punto arrivano queste persone. Mi diceva: “So che ti ho trascinato nell’Inferno, so che non ti merito, che non servo per niente!!”.

Quando ho scoperto che gli era venuta una malattia sessuale, ho cominciato ad aprire gli occhi ed è proprio qui che è anche cominciata la tappa finale e più distruttiva del nostro rapporto. Pensai che non sarei stata in grado di uscire viva da quella storia, perché non avevo la forza di lasciarlo. Mi vergognavo di parlare con i  miei figli, che lo adoravano. Ogni volta che cercavo di dire qualcosa mi dicevano: “Mamma, sei gelosa. Tu rimani troppo sola e quindi…”. Avevo capito che mi aveva portata in Italia perché gli facevo comodo. In apparenza rappresentavamo la famiglia perfetta: andavo a casa dei suoi a far compagnia ai due anziani e a preparare le passate. I suoi genitori si offendevano se andavamo anche solo a fare un giro quando eravamo ospitati da loro.

Appena arrivavo a casa dei suoi diventavo automaticamente la donna delle pulizie. Alla signora che veniva per aiutarli, perché erano molto anziani, dicevano che restasse pure a casa sua, perché sarei stata io ad occuparmi di loro. Ecco in cosa consistevano le mie “vacanze” con lui. Ho cominciato a capire tutto, ma stentavo a crederci. I suoi costanti viaggi erano per fare il turista sessuale. Mentiva su tutto. Vedevo, ma non volevo accettarlo. Chiudevo gli occhi e il pensiero era lì, fisso. Lo rimproveravo e gli chiedevo spiegazioni. Lui, però, si chiudeva a riccio. Non diceva mai una parola: ero io la pazza che immaginava le cose.

Lui affermava di poter avere qualunque donna volesse e che era stato un errore avermi scelta.

La fine? Be’, sapete bene come funziona: è nata un’altra mia nipotina, figlia del mio primogenito. A quel punto riparto per l’Argentina, per conoscerla, lasciando mio figlio adolescente in Italia per via della scuola.

Approfittandosene della mia assenza, il mio ex compagno caccia di casa mio figlio, abbandonandolo letteralmente per strada e cambia appartamento per non farsi più trovare.

Il tutto mentre ero in Argentina.

Mio figlio, ritrovatosi a dormire per strada, subisce un crollo psicologico pazzesco. Cerco disperatamente di contattarlo, perché da lontano non posso fare niente per mio figlio. Lui, però, non mi risponde più al telefono e nemmeno ai messaggi. Le persone che ci conoscevano dicevano fosse partito per un viaggio.

Rientrai in Italia, ma mi sono ritrovata in casa di gente amica assieme a mio figlio. Quando riuscì a parlare con lui, ebbe il coraggio di dirmi queste testuali parole: “Tu non mi servi più. Mi dispiaci, dovevi capire che siamo grandi e poteva capitare! Sei stata tu ad allontanarti da me. Io ho bisogno di una donna che viva per me.”

Potrei raccontarvi mille cose in più.

Posso solo dire che ho vissuto tutto quello che è descritto sul blog, soprattutto sullo stress post-traumatico.

Sono due anni che non sono più con lui. Mai più lo cercai. Sapevo che non serviva a nulla chiarire le cose.

Tempo fa è apparso come se niente fosse dopo quasi un anno del mio rientro per portarmi un profumo e ha detto che gli mancavo.

Aggiungo a tutti voi che è possibile uscirne, si può. Ho imparato che nessuno deve guarire i miei dolori e che solo io ho il potere di farlo. Nessuno ha il diritto di approfittarsi di me senza il mio consenso. Nessuno vale più della mia vita stessa. Ho imparato che l’odio non serve a niente: serve solo a farci diventare come loro, gente che non sa cosa sia la felicità, la gioia di vivere.

Faccio volontariato perché so che il nostro dare serve tanto a molte persone. Il nostro dare affetto appartiene AL MODO COME SIAMO FATTI. Dobbiamo continuare a dare non perché la gente ci dia valore e ci ami, ma perché è nella NOSTRA NATURA dare a chi merita affetto.

Oggi cerco di non dimenticarmi che esistono le belle persone, l’onestà. A volte un sorriso sincero guarisce il dolore di una giornata. Ho imparato ad essere più forte, ma la cosa più straordinaria per me è che non ho paura di stare sola con me stessa. A volte lo penso, ma prego sempre a Dio di poterlo fare sempre di meno. Non vorrei dimenticare mai che chi ha voluto distruggermi nell’arco della mia vita ha ottenuto l’effetto contrario: mi ha fatto venir voglia di conoscermi a fondo, di ritrovarmi, di ricostruirmi e di rigenerarmi…

Ho imparato piano piano perché non sapevo il significato di volersi bene.

Non nego che una parte del mio cuore è come seppellita. Il mio cuore a pezzi ha ammalato la mia mente con i suoi dolori. Tuttavia ho fede e speranza che un giorno anche il mio cuore risorgerà.

TUTTI MORIREMO UN GIORNO E FINO A CHE QUESTO GIORNO NON ARRIVA VOGLIO LOTTARE PER VIVERE IL MEGLIO POSSIBILE. IMPARERÒ, ANCHE SE HO GIÀ 55 ANNI, CHE QUELLO CHE NON POSSO AVERE DALLE ALTRE PERSONE  NESSUNO PUO’ IMPEDIRMI DI AVERE PER CONTO MIO E DI ESSERE FELICE.

E lui, mi chiederete??? Oggi lui ha un figlio con la sua nuova preda. Ha certamente molto più sangue da succhiare da lei.

Ancora oggi mi fa male sapere che apparentemente è felice, ma anche questo pensiero passerà. So di dovermi preoccupare soltanto della mia vita e di quella di mio figlio che, a proposito, ha ripreso i 20 chili che aveva perso dopo lo shock e il crollo emotivo che ha subito.

Ora lui sorride e so che diventerà sempre più forte, perché è un bravo ragazzo e un buon figlio.

Grazie, grazie a te, Claudileia. E grazie a tutti voi.

Un forte abbraccio,

Noryo

NOTA DEL BLOG: Noryo racconta di essersi recata da uno psichiatra che ha diagnosticato nell’ex compagno il Disturbo Narcisistico della Personalità nella modalità passiva-aggressiva. Non soffrendo di alcun tipo di malattia mentale, il professionista ha invitato la lettrice a seguire una psicoterapia che l’aiutasse a superare i traumi subiti.

 

37 pensieri su “La testimonianza di Noryo: “A 55 anni ora so che ciò che non posso avere dagli altri nessuno può impedirmi di avere per conto mio”

  1. Una storia durissima, fin dall’infanzia.
    Non ci sono parole per vicende di vita come questa, solo tanta ammirazione per la forza di questa donna.
    Noryo, sei una roccia. Complimenti.

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  2. Cara Noryo, confesso che ho dovuto leggere la tua storia a più riprese, ho fatto delle pause perché mi è venuto il magone alla gola e mi sono scesi i lacrimoni agli occhi sin dagli inizi del tuo racconto circa la violenza subìta dalle tue sorelle e da tua madre da parte di tuo padre.
    Poi quando ho letto l’argomento “turismo sessuale” mi sono pietrificata perché anche il mio np è dedito a questa “pratica”.
    Anche lui mi mentiva, diceva che da quando mi aveva conosciuto aveva smesso di andare con le prostitute all’estero e proprio come te io vedevo tutto ma non volevo accettarlo, eppure i viaggi continuavano. Pensavo che con il mio amore avrei potuto cambiarlo e portarlo sulla retta via, niente di più sbagliato. Lui ti diceva “non ti merito”, anche il mio np lo diceva, guarda un po’ quante analogie.
    Il tuo np è un MOSTRO perché oltre ad essere un turista sessuale ha buttato fuori di casa tuo figlio, un adolescente INNOCENTE, provocandogli un grave trauma, oltre ad averlo provocato a te il trauma!!!
    Menomale che non te lo sei sposato (penso di aver capito che non siete sposati) e che non hai avuto figli con lui così non hai più nulla a che spartire con questo essere. E menomale che non ti ha contagiato con la sua malattia sessuale.
    Non accettare profumi e regalini da lui, tienilo il più lontano possibile da te.
    Terribile anche che ti abbia lasciata con il cu** a terra, dal momento che tu hai venduto la tua casa in Argentina per raggiungerlo in Italia.
    Ti ammiro quando dici che non hai paura di stare sola con te stessa, è lo stesso pensiero che sto maturando anche io, preferisco stare sola piuttosto che frequentare un’immondizia di “uomo” (se tale si può definire).
    Non importa la tua età, a 55 anni la tua vita non è finita, VIVI, DEVI VIVERE per te stessa in primis, per i tuoi figli e per i tuoi nipoti!!!
    Poi ovviamente se conosci un brav’uomo, che ben venga.
    Non ti deve far male sapere che lui sta con un’altra e che ha un figlio da lei perché non è felice, anzi poveretta la sua nuova preda e suo figlio che hanno a che fare con lui, tu invece te ne sei liberata.
    Leggere la diagnosi del tuo psichiatra “narcisista passivo-aggressivo” mi conforta, sicuramente il tuo np fa più schifo del mio ma in molti punti sono assai simili, quindi a maggior ragione mi sento validata nel mio essere migliore di lui, così come anche tu sei migliore del tuo np, senza ombra di dubbio.
    Ti abbraccio forte e mi permetto di dirti che mi dispiace che ti abbiano sfruttata i suoi genitori, però qui al Sud non siamo tutti uguali, siamo anche molto ospitali e calorosi 🙂

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  3. Accidenti, che storia. Mi ha turbato, mi ha scombussolato, mi ha fatto sentire impotente e infine mi ha consolato e incoraggiato. In questo racconto di vita rilevo molto della mia esperienza (che non è paragonabile) e anche alcuni spunti di riflessione universali. Può sembrare incredibile ai più, ma perfettamente comprensibile qui, quando dichiari che quell’uomo ti ha fatto soffrire più di chiunque altro. Eppure, pare che la vita ti avesse già forgiato con traumi e dolori! Ecco, proprio quei traumi volevano essere rivissuti: è una considerazione banale che ci troviamo spesso a fare, ma che nasconde un iceberg inquietante contro cui la nostra vita pare debba inevitabilmente collidere. Un tempo, quando sentivo storie di maltrattamenti domestici, come quasi tutti dicevo: capisco il dramma, mi dispiace, ma se l’è anche un poco cercata, insomma, doveva ribellarsi prima…! Ora so che cosa significhi l’inganno e il condizionamento, la dissonanza, il ruolo di vittima che ci viene iniettato come un virus. E di fronte a chi infine reagisce, spezzando il circolo delle maledizioni, provo stupore e ammirazione. Per il resto, solita storia: l’inizio che pare perfetto e sembra una ricompensa per i dolori già subiti, il cambiamento, la crudeltà, l’inaffidabilità, la mostruosità perfettamente consapevole e deliberata, il ritorno assurdo e spudorato. E la nostalgia inspiegabile di chi deve lottare anche con se stesso per uscire da un rapporto che da fuori sembra solo l’inferno. Ed ecco la consapevolezza finale, vissuta e benedetta: amarsi, bastarsi, perdonarsi, non voltarsi. Spero che le storie di tutti possano finire così. E ti abbraccio tanto.

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    1. Caro S.w.a. concordo al 100%.
      Tutti più o meno siamo inconsciamente spinti a rivivere i nostri dolori.
      Se c’è una cosa “positiva” nell’incappare in una storia con un np è quella di essere costretti, se se ne vuole uscire, a invertire questa rotta.
      La cara Noryo c’è riuscita, e vista la drammaticità delle sue vicende, non può che essere un grande esempio per tutti.
      Un abbraccio.

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  4. Cara Noryo, leggendo la tua storia non posso fare a meno di pensare che al confronto la mia situazione è una passeggiata di piacere….
    Hai dovuto subire e vedere tante di quelle violenze, fisiche e non (anche quelle psicologiche sono violenze a tutti gli effetti), che solo una grande forza può superare.
    Rimango ammirato dalla tua caparbietà, dalla tua volontà, semplicemente dal tuo desiderio di vivere e di vedere il lato positivo della vita.
    Non mi sento di commentare alcun aspetto del comportamento del tuo np, ne tanto meno quello di tuo padre, si commentano da soli, e rispondono ai livelli di malvagità e cattiveria più infimi.
    L’unica cosa che mi sento di commentare è il livello di distruzione umana che queste persone portano nella vita degli altri. E mi chiedo sempre semplicemente “perchè?” Evidentemente da qualche parte sta scritto che una parte del genere umano è fatta così, non saprei dare altra risposta.
    Per fortuna ci sono le persone come te che rendono questo mondo migliore.
    Un abbraccio!

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  5. Bellissima testimonianza, grande donna, grande madre, grande forza. Soprattutto belle le considerazioni finali di ciò che ha imparato da questo orrore. Grazie Noryo, ti abbraccio come se ti conoscessi. E grazie Cla, perché questo blog diventa sempre più bello!

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  6. Cara Noryo, ho letto la tua storia tutta d’un fiato sto pomeriggio e mi sono bloccata…non sapevo cosa dirti . Mi hai trasmesso le stesse sensazioni che ho provato quando ho letto la storia di Claudileia. Infanzie drammatiche piene di violenza e abbandoni. Sono addolorata e capisco che alla fine siamo anche attratte a restare con persone del genere perché non siamo state cresciute in un ambiente idoneo a sviluppare un amor proprio. Io me ne sono resa conto ogni volta che sono uscita da situazioni del genere, sia in amore che non, perché mi liberavo da maltrattamenti ed era l’unica rivalsa verso me stessa…una me stessa che nel frattempo avevo sottoposto a troppe umiliazioni restando nell’abuso. Poi col senno di poi mi faccio regolarmente la stessa domanda: perché non l’ho interrotto prima? Perché devo sempre arrivare a distruggere me per situazioni allucinanti e piene di non amore? Perché non capisco mai che farmi del male mi porta solo a crollare e dover poi ricostruire me stessa?
    Capisco che stare con un np sia un evento drammatico dove ci si perde totalmente, capisco di aver avuto a che fare con un comportamento subdolo e bugiardo al punto di mentire su sentimenti ecc..
    non credevo davvero esistesse anche questo! Ha ragione Gianni evidentemente esiste anche questo tipo di esseri umani che purtroppo vanno a caccia di persone con un’emotività diversa, sofferente o semplicemente stupenda perché REALE buona sincera. Per me è stata una mazzata venire a patti con questa crudele realtà il mio cervello e il mio cuore ancora ne soffrono e idealizzano l’umanità. A volte ancora l’immagine normale di lui mi porta all’auto inganno e mi parte la dissonanza ma resto coi piedi per terra.
    So che non mi farò mai una ragione su questo allora resto nella realtà che è successo e basta.
    Ma per il futuro voglio imparare a tutelarmi come merito. Tu hai scritto delle cose stupende sul tuo viaggio personale e riprendo la frase di Swa che calza a pennello per noi: Ed ecco la consapevolezza finale, vissuta e benedetta: amarsi, bastarsi, perdonarsi, non voltarsi
    Penso racchiuda tutto ciò che ci siamo trovati a vivere o che finalmente vivremo in questo viaggio verso casa…verso di noi.
    Ti abbraccio forte non mollare mai
    Restiamo attaccati a questa vita per cercare il bello ora indipendente da un compagno/a
    Se la vita sarà generosa arriverà qualcuno di meglio altrimenti cerchiamo di essere felici a prescindere

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  7. Una volta Claudileia ha scritto che i predatori umani esistono e che un empatico – e non solo esso – semplicemente non lo sa e ne resta travolto.
    Una frase di poche parole che non lascia spazio all’immaginazione.
    Cara Noryo, la tua vita a 55 anni ha la luce della tua dignità. Nessuno potrà toglierti la forza che si raggiunge quando si ha il coraggio di alzare il velo che copre i meccanismi della manipolazione, soprattutto quelli che non vogliamo vedere perché abbiamo paura del dolore che ci potranno infliggere. Tu sei andata fino in fondo e questo è il riscatto più importante della tua vita.
    Ti abbraccio con affetto

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  8. Bellissima testimonianza! Sono assolutamente d’accordo sull’essere positivi, anche a me certe esperienze sono servite per capire traumi vissuti nell’infanzia che mi trascinavo nella vita adulta…alcune prove dolorose servono per crescere e conoscere se stessi. Un pensiero positivo per combattere le nostre paure e superarle… sperando di trovare compagni veri che siano in grado di amarci sinceramente

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  9. Commentare o semplicemente dire qualcosa di sensato senza scadere nella banalità dopo aver letto la tua storia Noryo è per me difficile. Io che mi perdo spesso nei miei pensieri circolari o nel rimuginio, che mi lamento e mi affliggo per le mie sventure mi sento piccola davanti alla tua enorme forza e dignità.
    Mi sento solo di ringraziarti per aver condiviso la tua storia, una testimonianza di vita, un esempio di amore e di resilienza dalla quale io ho solo da imparare.
    Ti abbraccio

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  10. Cara Noryo,
    è singolare la delicatezza con cui hai raccontato la tua storia familiare durissima, senza recriminazioni né vittimismo né rabbia, ho avvertito persino comprensione per la tua povera mamma…
    Non ho parole invece sul narcisista, niente che non sia scontato, posso solo sperare che abbia presto o tardi tutto quello che merita.
    Ti ammiro sinceramente, si percepisce dal tuo scritto che non sei semplicemente sopravvissuta ma sei riuscita a superare un vissuto complicatissimo con dignità, lo hai elaborato.
    Chapeau Noryo.

    ps mi piace pensare che tu sia riuscita a rimetterti in piedi finanziariamente, che abbia una casa tua e (non so perché) tu sia rimasta in Italia circondata da amici veri.
    Un abbraccio.

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  11. Quanto al sopportare gli abusi, di certo c’è una co-responsabilità da parte della vittima, spesso scelta proprio per alcune caratteristiche (come detto qui sopra) e a sua volta per certi versi attratta dalla rovina in virtù di traumi personali e di una sorta di coazione a riviverli. Però occorre anche dire, una volta per tutte, che chiunque, chiunque, anche la persona più “sana”, sicura e solida cederebbe al love bombing iniziale, perché essere amati e vezzeggiati in quel modo, sia che se ne abbia un disperato bisogno, sia che si provi un semplice e naturale appetito d’amore, è una cosa irresistibile. Col passare del tempo mi sto convincendo che i np cerchino prede fragili ed empatiche solo fino a un certo punto. A mio parere, ci provano con tutti allo stesso modo, credo anche con metodicità, e poi la personalità co-dipendente, semplicemente, è quella su cui funziona il resto del loro giochetto, mentre gli altri alle prime svalutazioni li salutano. Ricordiamoci, però, che noi siamo qua perché abbiamo tutti reagito, abbiamo tutti capito. Quindi non si tratta di una condanna a vita o di una condizione permanente. Testimonianze come questa dimostrano che c’è sempre margine di ribellione e spazio per la ricostruzione.

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    1. Caro S.w.a.
      sottoscrivo, tutto … sono pure convinta della tecnica ‘ndo cojo cojo, mettono in scena lo stesso teatrino indiscriminatamente e il love bombing è fatale, funesto e funziona (purtroppo), qualcuno ci casca, è matematico, legge dei grandi numeri va’.
      La differenza tra empatico/dipendente affettivo/normale essere umano/etc è il tempo impiegato a mangiare la foglia e uscirne, i danni sono commisurati al periodo di ‘esposizione’, ma mai nulli.
      Quello che ci viene inflitto non è un dolore ‘pulito’ da relazione fallita, che si elabora più o meno rapidamente, ma un grumo di vari sentimenti tra cui senza dubbio il dolore, però c’è anche il raggiro, l’umiliazione, la sensazione di essere stati in qualche modo violati, maltrattati, derisi, senza senso né motivo, un intrico di emozioni negative, una bomba ‘sporca’ difficilissima da disinnescare e che, se deflagra, inquina pure di più di quanto distrugga, una mini atomica che oltre all’onda d’urto, estesa per km, sprigiona radiazioni mortali per anni.
      Poi se ne esce, più o meno pesti… ma ho la triste sensazione che quelli approdati sul blog non siano la maggioranza temo, seppure in numero consistente, siano (siamo)eccezioni.
      Ne vedo tante/i troppe/i (per onestà più femmine che maschi) invischiate in situazioni al limite dell’abuso conclamato che isolate, rese dipendenti economicamente, gravate da figli piccoli non riescono neppure a rendersi conto della realtà.

      Dimmi però, tu come stai?
      Un abbraccio.
      B.

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      1. Non sto benissimo. Non mi passa. È incredibile. Spesso, troppo spesso mi dimentico di dimenticare. Però so che è meglio questo dissidio tutto interiore, e in qualche misura privato, di ciò che vivevo prima. Ho avuto lutti importanti, so come il tempo un poco aiuti. Un poco: i morti non tornano e la mancanza resta mancanza. Però coi morti non c’è bisogno di perdono o vendetta. Non sono totalmente d’accordo con la teoria che dice che si debba imparare a stare bene da soli. A mio parere, staremo davvero bene soltanto quando soli non saremo più.

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      2. Ciao S.w.a. anch’io mi trovo spesso a pensare che staremo bene quando non saremo più soli e questo da un lato mi preoccupa e dall’altro mi fa paura. Mi ritrovo spesso a pensare “ecco, mi servirebbe un abbraccio”, quel posto in cui ci sentiamo a casa, ci sentiamo abbastanza, ci sentiamo in pace. Ed è innegabile che questo lo potremmo provare con qualcuno che ci stia accanto e ci ami veramente. Ma poi ho paura di pensare che io possa sentirmi davvero bene solo dentro quell’abbraccio. Ho paura perché ho provato a sentirmi bene in un abbraccio di qualcuno che diceva di amarmi e poi mi ha distrutto. Ho paura a pensare che la mia vita e la mia persona non siano di per sè sufficienti per sentirmi amata. Ho paura a delegare il mio benessere a un’altra persona perché ho capito che non possiamo delegare a nessuno il nostro star bene. Mi preoccupa inoltre riuscire a mantenere dei sani confini che mi proteggano.
        La mia ambizione non è stare così bene da bastare a me stessa al punto di non desiderare qualcuno nella mia vita. La mia speranza è di stare abbastanza bene da sola da non dover delegare a qualcun’altro la mia felicità o di aver così bisogno di qualcun’altro per stare bene.
        S.w.a. hai tutta la mia comprensione perché, come dici tu, è dura a passare.
        Buona domenica, un abbraccio

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      3. Cara Mirò e caro Swa eccomi…idem come voi. Ho i vostri stessi identici pensieri. Oggi leggendovi ho pensato alla strana coincidenza che ci siamo trovati in 3 ad avere lo stesso pensiero e quindi mi faccio una grande forza attraverso le vostre frasi perché sono le stesse che mi girano dentro idem le paure idem le sensazioni.
        La verità è che è dura essere soli ad affrontare ogni giorno queste emozioni così intense però sapere che ci siete voi che le provate mi ha dato un po’ di luce perché mi avete fatta sentire normale.
        Anche io voglio imparare a bastarmi ma soprattutto ho il terrore di un’altro attaccamento sbagliato.
        Ci vuole ancora un po’ di tempo e forse proprio perché stiamo così dobbiamo pazientare ancora per trovare qualcosa che ci scaldi un po’. Mi piace pensare che anche questo fa parte della nostra guarigione ora.
        Ogni volta che mi ritrovo nei vostri pensieri e nelle vostre sofferenze mi sento sempre sulla strada giusta e anche questo mi scalda dentro. Un abbraccio forte

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      4. Quello che ci viene inflitto non è un dolore ‘pulito’ da relazione fallita, che si elabora più o meno rapidamente, ma un grumo di vari sentimenti tra cui senza dubbio il dolore, però c’è anche il raggiro, l’umiliazione, la sensazione di essere stati in qualche modo violati, maltrattati, derisi, senza senso né motivo,

        Babi, non potevi usare parole più vere. Questo dolore è assurdo, non si riesce a comprenderlo e quindi stare meglio richiede tempo.
        Non mi capacito – per confermare anche quanto scrive S.w.a. – che non passi giorno in cui io non pensi a questa persona e alla situazione da incubo in cui mi sono trovata. Ed è pesantissimo da reggere.

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      5. Concordo con Speranza, le parole di Babi sono emblematiche. E chiunque di noi che abbia avuto in precedenza una relazione che poi è terminata sa di cosa stiamo parlando. Perché se è vero che abbiamo sofferto, abbiamo provato delusione e rabbia nulla è paragonabile a quello che proviamo in relazioni così disfunzionali e abusanti come queste. Perché se nel primo caso quello che sentiamo è il dolore del “fallimento” di una relazione che termina, l’accettazione di un amore finito ma sano, qui ci misuriamo con la malvagità, la crudeltà, la freddezza e l’inganno. Se nel primo caso riusciamo ad elaborare quel lutto e a guardare con tenerezza quel pezzo di vita, nel secondo proviamo ancora rabbia, vergogna, e senso di rivalsa oltre che disgusto. È vero che abbiamo antiche ferite da curare e che chi ci ama certamente non è la cura ma ci accompagna nella cura mentre questi individui aprono e sparano dentro queste ferite rendendoci inermi e più deboli.
        È per questo che è così difficile uscire ma anche lasciarsi alle spalle relazioni come queste perché è nel profondo che veniamo colpiti ed è dalle fondamenta che dobbiamo ricostruirci.
        Un abbraccio a tutti

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      6. Mirò cara, e cari tutti,
        È maledettamente così. Stamattina ho fatto una lunga passeggiata sforzandomi di dare un nome alle mie emozioni di oggi, paragonandole a quelle di allora, quando ero in balìa di questo essere immondo. Il dolore è sopportabile, riesci a metterci distanza tra te ed esso. Ma confesso che la fatica a volte è così intensa che vorrei solo fare un pianto irrefrenabile e non muovermi più da dove sono. Il che – a me e credo a noi – non è concesso, non ancora perlomeno, visto che stiamo marciando al contrario rispetto al flusso del fiume melmoso dove vorrebbe ricacciarci il nostro manipolatore.
        Io ho la disgrazia di averlo davanti a casa mia e vivo nel terrore di incontrarlo con la sua famiglia e di beccarmi un’altra fucilata nella mia ferita che lui ha subodorato così bene (anche grazie alla mia incapacità di proteggermi. Almeno questo l’ho imparato e non accadrà più).
        La mia vita è a scacchiera, esco e rientro a orari in cui non rischio di incrociarlo, da poco ho ripreso a tenere aperta la finestra della mia camera che dà sul balcone del suo condominio, ma solo perché la psicoterapeuta me lo “impone”’con dolcezza. Provo vergogna verso me stessa perché avrei potuto troncare sul nascere e invece ho ceduto alle sue attenzioni – peraltro di qualità decisamente scadente – come una scolaretta. Provo senso di rivalsa perché vorrei – solo a volte per fortuna – umiliarlo come lui ha fatto con me. Provo rabbia quando lo vedo felice con la sua famiglia mentre io passo le giornate a rimuginare sulla necessità di proseguire nel no contact e nel mio percorso di salvezza.
        Il mio sogno e obiettivo è arrivare all’indifferenza, ma mi sento ancora lontana. Quando vi leggo, mi sento meno sola ma provo anche tanta tantissima rabbia per l’ingiustizia disumana che state subendo, pure voi, come me.
        Tutta la mia stima e il mio affetto per ognuno di voi.

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      7. Cara Speranza uguale a te!!! Per fortuna non ce l’ho proprio di fronte a casa ma loro vivono a pochissime centinaia di metri…esattamente come te vivo condizionata dai suoi orari che per fortuna conosco e faccio strade alternative per non rischiare di vederlo. Macchina nascosta in box…insomma cara evito qualsiasi tipo di pericolo ma ne vale la pena se penso che tutto questo un giorno mi ridarà la mia vita!
        Ma anche tutte ste attenzioni un giorno finiranno per ora sono contenta di attuarle perché non mi va nemmeno di vederlo più
        Ho solo voglia di stare bene e dimenticare.
        E come vorrei cambiare casa non sto nemmeno a dirtelo mi sento sempre in pericolo qui!
        Ti abbraccio stiamo vicine!

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      8. Eris sì, avevo letto dai tuoi commenti le tue strategie per non incontrarlo e fornire informazioni sui tuoi spostamenti. Se lo racconti a uno che non c’è passato ti prende per scema, ma noi sappiamo di che cosa stiamo parlando.
        Cambiare casa è stato un pensiero ricorrente anche per me, ora invece mi sono ritrovata a fantasticare sull’ampliamento del mio attuale appartamento visto che si è liberato quello adiacente. Quando ho realizzato che ero riuscita a concepire qualcosa del genere l’ho vissuto come un successo. Ma continuo a essere iper cauta con le mie ferite, mi proteggo come se non avessi anticorpi e – ammetto – faccio fatica.
        Verrà il momento in cui la nostra mente sarà libera da questi pensieri tossici.
        Stiamo vicine e facciamoci forza!

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      9. Grazie Speranza mi hai fatto sorridere!!! Hai ragione se uno non ci è passato ci prende per sceme😂
        A volte però mi ci sento proprio perché io dovrei andare in giro a testa alta e non farmi 10 km in più per circumnavigare il paese. Spero davvero mi scatti anche questo dentro ma prima devo raggiungere il livello di menefreghismo totale nei suoi confronti.
        Un buon pomeriggio

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      10. Altroché puoi andare a testa alta! Se non altro perché hai deciso di non volere avere più a che fare con lui. Il che non è banale, ricordatelo sempre. Basterebbe un piccolo nostro cenno per farli tornare pronti a fare di nuovo il loro bel lavoro di sfruttamento energetico e anche materiale.
        Capisci quanto sono disturbati e di livello basso?
        Quando lo vedo tutto tronfio che sale in auto con sua moglie SOTTO ALLA MIA FINESTRA sai quanto ci vorrebbe a dirgli qualcosa o lasciare un biglietto sull’auto di lei? Beh, io una cosa così non la farei neanche sotto tortura e ne vado fiera. Sono stata male e continuerò così ancora per un po’, ma al suo livello di sub umano non mi abbasserò mai.
        Buon pomeriggio anche a te cara!

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      11. Cari S.w.a, Mirò e Eris, stessi pensieri.
        Ne avevamo già scritto io e Mirò mi sembra. Il desiderio e anche il bisogno di amore e affetto sono cose sane di per sè. L’uomo (inteso come genere umano) alla fine è un “animale” sociale, non è fatto per stare da solo. La stessa psicologia si basa in buona parte sulle relazioni o almeno sul benessere delle persone all’interno delle relazioni.
        Il problema è secondo me il non riuscire a stare da soli nemmeno un momento, è quello di avere sempre bisogno di qualcuno per sentirci realizzati; e in questo sta la dipendenza. Se poi per svariati motivi si va a cercare tutto questo sistematicamente dalle persone sbagliate, allora subentra la co-dipendenza e una corresponsabilità (perlopiù inconsapevole) negli abusi narcisistici che ben conosciamo.
        A me in questo momento succede così: sento fortemente il bisogno di abbracci, affetto e magari anche altro, ma non sono disposto a prendere qualsiasi cosa mi passi davanti; ho voglia di sentimenti veri e sensazioni profonde; non necessariamente subito l’amore della vita, ma che mi dia sensazioni positive, serene, basta che dall’altra parte ci sia una bella persona.
        Poi sarà quel che sarà, quello che mi preme adesso è non incappare più nelle sofferenze e nelle angosce che purtroppo ben conosco e non ho più nessuna intenzione di rivivere.
        Un abbraccio!

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      12. Caro S.w.a.
        davvero mi dispiace che sei ancora sotto… molto meglio il dissidio interiore, la sofferenza è uguale ma almeno non fornisce soddisfazione al carnefice.
        Hai ragione anche riguardo “l’ imparare a stare bene da soli” cerco di interpretarlo come “imparare a non aspettarsi che qualcun altro sia la ‘causa’ della mia felicità”, a non delegarla, a non consegnarmi totalmente; forse, più o meno consapevolmente, sono stata in cerca di un amore incondizionato e perfetto… quello tra genitore e figlio? … forse perché l’ho ricevuto e mi manca, forse perché non ne ho avuto a sufficienza o forse perché non l’ho avuto…. è difficile da spiegare senza finire in frasi da biscottini della fortuna 🙂
        comunque sì è un argomento su cui mi sono interrogata e non ho ancora trovato una soluzione (se mai ci fosse) l’equilibrio tra il chiudersi completamente e spendersi senza riserve, equilibrio che mi difetta di base.
        Forse a un livello evolutivo superiore si riesce a mantenere il giusto coinvolgimento senza rinunciare a nessuna parte di se, per ora mi sembra di inseguire la quadratura del cerchio.
        In attesa di illuminazione ti abbraccio forte.

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  12. Buonasera a tutte! Scrivo per dirvi che una decina di giorni ho contatto il tizio dopo un mese e mezzo di no contact. Avevo cancellato il numero, quel giorno ero in una fase di stanchezza psicologica ed ho purtroppo reinerito il numero in rubrica e…non lo avessi mai fatto! Non c’era più l’immagine, vedevo solo l’accesso ma non più l’immagine. Mi è preso il panico in quel momento realizzavo che mi aveva cancellato. Di getto l’ho chiamato e gli ho detto che lo avevo cercato perché in quel
    momento avevo realizzato che lui non fosse più presente nella mia vita ed io non lo
    Volevo. Mi ha detto che l’immagine l’aveva tolta da qualche giorno perché non sapeva più che immagine mettere (c’è da dire che non lo aveva mai fatto ed io quando lo avevo cancellato avevo messo la privacy così non vedeva più niente). Un mese e mezzo di no contact buttati al vento. Abbiamo parlato del più e del meno e mi ha chiesto se ora tornava tutto come prima fra di noi ed io l’ho pure rassicurato su questo. Poi mi ha chiesto se i sentimenti che provavo per lui fossero veri e come mai non avevo mai pensato di dirglieli in faccia (visto che il nostro è un rapporto quasi esclusivamente virtuale – non ci vediamo da 2 anni). L’ho rassicurato anche su questo (lo so sono cretina) dicendogli che siccome da lui non posso avere quello che voglio preferisco averlo poco che nulla – anche solo come amico. Mi ha chiesto con quali ex colleghi io mi sentissi (strana domanda – si siamo stati colleghi) e mi ha informato per ben due volte di un evento beneficienza (libro) di suo fratello che si venderebbe nel paese suo (50 km di distanza da me) e si è reso disponibile a portarmelo (non ho però battuto ciglio – troppe volte sono rimasta male per incontri sfumati). Volevo dirvi che si fallisce ahimè si fallisce. Ah giusto per la cronaca l’immagine non l’ha più rimessa nel profilo whatsapp ora la mia invece la vede

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    1. Ciao Aria, ti prego non perdere altro tempo dietro al nulla cosmico. Sei stata bravissima a fare il No Contact
      Parli di una relazione virtuale con una persona che non vedi da due anni…ma nella vita reale hai avuto degli affetti in questo lungo periodo? Cosa ti spinge a stare dietro ad un rapporto virtuale?
      Non so con che dinamiche è riuscito ad intrappolarti sul virtuale e ti prego di non fraintendermi perché ne conosco davvero poco a riguardo ma io credo che tu dovresti buttare via tutto e stare in mezzo alla gente reale. Sai…mi preoccupa moltissimo la storia della presentazione del libro perché sarebbe l’occasione in cui potrebbe anche venire per legarti nuovamente a lui in questa assurda falsità senza un briciolo di amore. Ti prego non buttare via tutta sta fatica per un momento di crollo. Io sono al mese e mezzo come te e il solo pensiero di ricominciare per la 5 volta mi devasta…se penso a quanto ho sofferto già in 5 anni e mezzo di relazione e a quanto tempo dovrò ancora ‘sprecare ‘ con pensieri a lui che proprio non merita mi viene l’ansia
      Trova la forza per chiudere quanto prima perché poi si inizia davvero a stare male con se stessi in questi ritorni
      Ricordati sempre che nel frattempo loro vivono!!!
      E noi???

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      1. Cara Eris eravamo colleghi! Poi le nostre strade ‘lavorative’ si sono separate! Ci sentivamo spesso, ci siamo anche visti ogni tanto. Ora sono due anni che non ci vediamo ma il rapporto è rimasto . Mi sono legata a lui non so neanche io come abbia fatto. Veramente con il nulla mi ha legata a se e mi tiene evidentemente ancora legata! Forse adesso sono solo io che non lo lascio andare perché orama per lui una volta che mi ha visto ai suoi piedi non sono neanche più così interessante

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      2. Capisco la situazione ma cimprendo anche l’immensa cattiveria di questa persona che ha trovato un modo per tenerti legata a lui a distanza promettendoti incontri che ha puntualmente bidonato. Pensa il mio mi bidonava sempre che stava male e abita ad uno sputo…sono ttte manipolazioni
        Ora ovviamente usa la stessa tecnica manipolativa perche’ ti eri ribellata e quindi forse viene ma perché sfrutta l’evento del fratello. 50 km non sono così tanti per non poter venire da te in 2 anni
        Sono la stessa distanza che passa tra mio figlio e suo padre eppure tutte le settimane è qui.
        Credimi Aria lascialo morire nella tua testa esci e vivi la tua vita dove le persone che ti vogliono bene sono sempre presenti
        Non merita un minuto di più del tuo tempo
        Sono esseri sfigati che vivono di relazioni superficiali
        E ricordiamoci sempre che una frequentazione reale è fatta di presenza e di affetto sincero non di palle per non esserci
        Credimi ho pagato a caro prezzo la mia ingenuità ma almeno questa sofferenza del distacco ha un senso…correre dietro a quello là non aveva davvero più alcun senso

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      3. Eris la nostra volontà e primaria su tutto. Sto leggendo tutti i post r ho trovato fantastica la volontà di questa donna che ha raccontato questa storia . Però ripeto la volontà personale e la fo3za su tutto. Un abbraccio

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    2. Ciao Aria,
      Sei di fronte al nulla e lo sai bene tu stessa.
      Non importa se hai interrotto il no contact, riprendilo subito, con determinazione ancora maggiore. Non dare spazio a una persona che – senza nemmeno muovere un dito – riesce a sconvolgere le tue giornate.
      Non c’è spiegazione alcuna che tu debba dare, a nessuno. Devi renderti indisponibile e metterti al sicuro e in protezione. Ti serve per riprendere forza e lucidità.
      Non c’è altra strada diversa da questa.
      Un abbraccio

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  13. Difficile avere parole ,la tua vita è stata talmente dolorosa,non so come tu abbia potuto uscirne,hai una forza e una dolcezza che non ho mai incontrato in nessun altro – grazie per aver raccontato con tanto garbo la tua storia- ti abbraccio Aria,CANCELLA LA FOTOGRAFIA DAL PROFILO ,NON AVERE CONTATTI È INDISPENSABILE!

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  14. Ciao a tutti… Sono giorni che penso a cosa scriverti Noryo ;cosa si scrive a una donna che da bambina ha visto il padre picchiare la madre e abusare delle sorelle? Che si è sposata con un marito violento ripetendo lo stesso copione di violenza della famiglia e come ciliegina sulla torta un bell Np giusto per non farsi mancare niente dalla vita? Ecco, sono senza parole… Non riesco, non ne ho. Ci vuole tanto tanto coraggio e lei già da bambina ha dimostrato di averne.. E forza. Chissà quanti avrebbero preferito un altra via di uscita… Io dopo aver scoperto che lui fosse Np ho provato vergogna, vergogna per le cose che lui avrebbe detto di me in giro e paura. Io. Mentre lui vive beato e tranquillo con la sua faccia da persona perbene. Ho pensato al suicidio veramente, vergogna per le cose che avevo fatto per lui… È triste come le vittime si sentano in difetto e provino vergogna per le violenze subite.. E mi sale il crimine quando sento commentare l’ennesimo omicidio ai danni di una donna”eh,ma se lui era un violento perché non lo ha lasciato prima? “oh ma se era geloso lei lo avrà provocato”.E mi verrebbe da urlare che è facile parlare quando non si conoscono le cose, quando non si è dentro psicologicamente e hai il cervello spappolato dalla dipendenza e dissonanza… No, non è facile lasciare, denunciare… Chi ti crederebbe? E allora me ne sto zitta e ingoio la rabbia… Noryo la tua storia è di esempio per tutti noi, di forza, coraggio e speranza. Un abbraccio.

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  15. Aria riprendi il no contact ti prego… Può capitare,vedila come una scivolata… Si cade ma ci si deve per forza rialzare. Un consiglio :una bella foto di un bel dito medio che punta verso il cielo no?

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  16. Tante volte quando non vi conoscevo ancora ho pensato che il disturbato e la sua ultima fidanzata mi avessero insegnato a vivere-non avevo realizzato che avevano violato il mio essere costringedomi a diventare matura e a capire che dovevo smetterla di prendermi in giro-si cambia ma dentro muore qualcosa ed è vero s.w.a per quelli che sono morti e ai quali abbiamo voluto bene rimane la nostalgia il desiderio di vederli la consapevolezza che non si può e la si accetta con questi rimane una ferita che ad un certo punto non fa più male ma è là

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  17. Coraggio a tutti,a me succede di incrociarlo spesso -sono riuscita a far restaurare a spese mie un appartamento sotto al mio -stessa entrata-tutto per permettergli di andare in pensione ,spinta dall’ansia ho fatto quello che forse rifarei per tenere in equilibrio mio figlio per fargli capire che comunque non avrei abbandonato suo padre – l’ho visto pochi minuti fa ,confesso che mi fa pena ma solo quella!

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