La testimonianza di Blume: “Dove il loro copione si è allacciato con il nostro? Qual è l’anello debole?”

Rispetto alla complementarietà delle vittime con np…

Io penso che sempre ci sia, a vari livelli, ognuno il suo. E’ vero che questi np spesso non è che ce li siamo andati a cercare, sono piovuti nella nostra vita anche casualmente. Ma, come giustamente ribatte Claudileia, non a caso non abbiamo voltato le spalle subito, siamo entrati nella relazione, siamo rimasti invischiati ben oltre i primi segnali di psicopatia, e fatichiamo a uscirne anche dopo la fine della relazione.

Gli np hanno trovato un varco in noi, dal quale sono entrati invadendo la nostra mente. Hanno agito sulle nostre debolezze. Hanno riempito i nostri vuoti, oltre a riempire il loro abisso. Questa è la complementarietà. La responsabilità materiale degli abusi resta tutta a carico loro, certo, ma se non capiamo il nostro meccanismo psicologico che ha permesso loro di operare in tal modo, non ne usciamo e, anzi, rischiamo di rimandare tutto al prossimo squilibrato. Di loro, si può dire che sappiamo abbastanza: tutto sommato, sono abbastanza lineari, agiscono in modo stereotipato, le loro dinamiche si ripetono sempre identiche, sono addirittura prevedibili. Forse, però, è noi stessi che dobbiamo capire un po’ meglio.

Io, personalmente, preferisco di gran lunga rappresentarmi come una complementare anziché una vittima. Perché, se pure vittima sono stata (dei suoi atti abusanti), resta il fatto che ho permesso a me stessa di rimanere invischiata in un rapporto malsano.

Se io fossi solo una vittima, una volta riconosciutolo per quello che è, dovrei potermene distaccare con maggiore facilità. Se questo non accade, non è per qualcosa che riguarda lui, ma me stessa. Quello che bisogna chiedersi è dunque dove il loro copione si è allacciato con il nostro, qual è l’anello debole. Senza questa riflessione, non possiamo veramente salvarci. Possiamo liberarci dallo np storicamente incarnato in quello del momento, ma rischiamo di incontrarne altri e di rimanerne affascinati di nuovo.

Per quanto mi riguarda, mi riconosco in ciò che dice Claudileia di se stessa, parlando di ciò che l’ha attratta nell’individuo senza scrupoli: “IL MIO BISOGNO DI ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA. Il mio stesso livello di narcisismo che, provenendo da una famiglia altamente disfunzionale mi ha indotto a cercare di colmare i miei vuoti cercando esternamente la soluzione del salvatore”. Aggiungo anche che, nel mio caso, si tratta di conquistare un uomo difficile, addirittura impossibile, salvandolo dalla sua anaffettività e costringendolo ad amarmi. Si tratta di scrivere un finale diverso a una triste storia, quella delle disfunzioni familiari.

La realtà è che dentro di me continuano ad abitare i fantasmi interiorizzati delle figure disfunzionali di attaccamento primario, mio padre in primo luogo (anaffettivo e non disponibile ad amore incondizionato neanche verso i figli, con tratti fortemente narcisistici sebbene non maligno, ma comunque devastante), che mi hanno fatto introiettare modalità di relazione profondamente inquinate (e largamente inconsce) con gli uomini: sfiducia, intima vergogna di non essere amabile, necessità di farmi accettare incondizionatamente proprio da chi non vuole amarmi perché ha un cuore debole, necessità di rispecchiarmi in un individuo che si presenta come eccezionale… Attraverso queste fessure si è infiltrato in me np.

In questo senso sono una complementare. Conosco persone che, dopo essere state vittime di un abusante, non appena si sono accorte di chi fosse hanno voltato le spalle e rapidamente si sono riappropriate della propria esistenza, puntando a uomini differenti. Se per me la via di uscita non è altrettanto rapida, non è un caso. Se nella mia vita si sono presentati vari squilibrati, non è un caso. Se non mi sento attratta da uomini più “normali”, non è un caso.
Riconoscendoci come complementari, non si tratta di alleviare le loro responsabilità, ma di riflettere su quello che ha reso possibile in noi l’abuso e, oltre questo, un attaccamento che continua anche dopo aver chiuso la relazione (se no, non staremmo qui a parlarne).

Io sono, oggi, andata avanti nel percorso di distacco da np. L’aver interrotto i contatti (anche se purtroppo mi capita di vederlo, perché, nonostante i miei sforzi per evitarlo, capita di incontrarci in luoghi sociali) mi ha aiutata, come il non parlare troppo di lui, concentrarmi su altro. Sto facendo una psicoterapia. Piano piano, sebbene molto cautamente, mi sto riaprendo all’universo maschile.Vado avanti in un percorso di consapevolezza.

Mi sento un po’ svuotata emotivamente, come un drogato che non abbia la sua dose quotidiana di adrenalina, ma so che si tratta di un viaggio dentro me stessa che – spero – mi porterà verso una luce diversa da quell’artefatto scintillio che gli np sanno creare intorno e dentro di noi.

Spero che la mia testa e la mia pancia si riconcilino.

203 pensieri su “La testimonianza di Blume: “Dove il loro copione si è allacciato con il nostro? Qual è l’anello debole?”

  1. Carissima Blume, intanto piacere di rileggerti! Spero tu stia bene, ma mi pare di sì!!
    La tua analisi non fa una piega: ognuno può incappare in un np o in uno psicopatico, ma la differenza tra la capacità di staccarsene subito e invece la “necessità” di rimanere invischiati sta proprio nella nostra storia e nelle nostre mancanze affettive primarie; mancanze che cerchiamo di colmare attraverso l’altro, cercando di riprodurle, possibilmente amplificate, nella speranza del tutto utopistica di colmarle cambiando l’altro.
    Ed è sacrosanto quello che scrivi in merito alla necessità di lavorare su sè stessi per capire i nostri meccanismi interni prima ancora di affrontare il problema del doloroso percorso relazionale con un np.
    Io non smetterò mai di ringraziare il mio terapeuta, che è stato capace proprio di farmi fare questo percorso, cioè prima un profondo lavoro su me stesso e sui miei dolori, indipendentemente dalla relazione, e solo in un secondo momento è passato all’analisi della mia relazione, mettendomi a quel punto nella condizione di vederla svincolata dai miei problemi personali.
    Sulla distinzione tra vittima e complementare io la vedo così: la complementarietà esiste a priori, per come siamo fatti e per le nostre mancanze (senza quella la storia con np non partirebbe nemmeno, e gli stessi np non sarebbero più di tanto interessati a noi); però fino a che non prendiamo consapevolezza delle dinamiche malsane che sottendono noi e i nostri rapporti, questa complementarietà è agita in maniera inconsapevole; ma allo stesso tempo il nostro caro np agisce i suoi abusi su di noi in maniera molto più consapevole; quindi in quel momento siamo più che altro vittime.
    Quando subentra la consapevolezza, solitamente dopo un lavoro di psicoterapia, smettiamo di essere vittime e, se accettiamo la cosa o perlomeno finchè non riusciamo a modificarla prendendo le necessarie distanze, finiamo di essere vittime e diventiamo complementari consapevoli.
    La cosa assurda, e che sottolinea quanto determinate dinamiche siano malsane, è la difficoltà e il tempo che impieghiamo a toglierci dalla posizione di complementari consapevoli. Il lavoro da fare è durissimo e dolorosissimo, e soprattutto di solito richiede un sacco di tempo, tanto più tempo quanto più lunga è stata la condizione di vittima inconsapevole.
    Un abbraccio grande!

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  2. Blume rispondo subito perché anche io ho scoperto di essere una complementare, la mia storia è molto simile alla tua per certi versi. Come dice Marietan nel suo articolo la complementare è annoiata dagli uomini tranquilli, anonimi lei vuole quello difficile, speciale che le faccia vivere qualcosa di più di un normale rapporto… Vuole l’adrenalina, non vuole annoiarsi praticamente Np è un animale che vuole accoppiarsi e fiuta l’odore della “disponibilità” che brutta parola, lo so della donna. Come ho pensato io praticamente mi ci sono buttata, altro che vent’anni di amicizia nonostante tutto, no c’era questo filo invisibile che teneva legati entrambi. Ora capisco il perché di certi suoi comportamenti. Mi rispecchio nell’articolo anche quando Marietan dice che entrambi di fronte alla società mantengono la facciata “perbene” ma in privato tirano fuori il lato animale… Eh, Blume mi hai toccato nervi scoperti e sono tanti ancora, ci sto lavorando… Un abbraccio e buona giornata a tutti.

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    1. Salve a tutti e ben ritrovati!
      Già in altre occasioni ho manifestato le mie perplessità sul ruolo della complementare, in questo sono molto più vicina all’idea di vittima proposta da Iñaki Piñuel. Ad ogni buon conto, mi piace credere che la buona fede di chi cade nella trappola di un np, unita alla voglia di amare ed essere amati, facciano da detonatore ad una sofferenza senza fine. Siamo e restiamo vittime di esseri abusanti e senza scrupoli! Possiamo salvarci? Certo! E’ ciò che ognuno di noi, con coraggio e dignità, cerca di fare ogni giorno. Io sono sulla buona strada e auguro a voi tutti ogni bene.
      Un abbraccio

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  3. Crmarissima Blume, la tua riflessione è pienamente in linea con quello che ho ricavato dalle mie esperienze. Proprio in questi ultimi giorni ho letto degli articoli di Marietan che spiegano molto bene il concetto di complementarietà e finalmente mi sono data altre risposte sul perché con alcune persone abbiano legami anche molto lunghi e con altre no.
    Con il mio primo nercisista posso tranquillamente definirmi vittima inconsapevole, ingannata dalla recita iniziale del bravo ragazzo sfortunato nella vita e in amore ma tenace nel perseguire i suoi obbiettivi personali…cosa che in effetti ha fatto diventano un campione sportivo a livello nazionale, tutto questo ha esercitato su di me, persona con vari blocchi e bassa autistima, una fascinazone potentissima. Vedevo in lui quello che io avrei potuto essere ma a cui ho sempre rinunciato. Era un modello da seguire. Il mio attaccamento era verso quella figura sapientemente costruita per creare ammirazione e dipendenza. Ci ho messo tre anni a sganciarmi e a ridimensionare quella figura. Ancora oggi, a distanza di più di un anno dal mio non contact sento gli strascichi, il pensiero di essere stata io quella “non all’altezza”. So che non é così ma sono sensazioni molto persistenti e difficili da sradicare.
    Diversamente é andata con il secondo narciso. Qui posso affermare che sono stata una complementare complice e consapevole, avendolo individuato abbastanza presto.
    Nel tuo caso parli di accettazione incondizionata come molla che ti ha spinta verso il legame malsano, nel mio caso ho capito che si tratta di voler essere “preferita” …e all’inizio quantomeno sembra che sia così, salvo poi capire che sei solo una delle tante pedine della loro perversa scacchiera di donne-oggetto.
    Forse nel mio caso si tratta della sindrome del figlio maggiore, ovvero la frustrazione nei confronti dei fratelli più piccoli che attirano le attenzioni della mamma….tra me e mio fratello ci sono solo undici mesi di differenza e sicuramente mia mamma mi ha trascurta un pò quando ero ancora molto (troppo) piccola per comprendere certe cose, ho sentito l’abbandono nel suo stare dietro a lui, appena nato. Queste prime ferite nell’affettività ci segnano profondamente e creano quei famosi varchi di cui parli e in cui il narcisista, anch’egli con le sue ferite simili, riesce ad insinuarsi.
    Riescono a farti sentire come “capita” in una cosa che tu stessa fai fatica a comprendere. Ma é solo il loro aggancio, non vi è comprensione né empatia in questo loro sapiente modo di legarsi alle tue fragilità più profonde.
    So di aver volutamente cercato il secondo narcisista pur avendo capito abbastanza presto che lo era. Ho accettato la sua relazione ma volevo sentirmi come la sua “preferita” e che lui fosse il mio “preferito” . Su questa specie di strana alleanza tra bambini che vogliono le massime attenzioni possibili e sentirsi i più desiderati si é fondato il nostro legame malsano. Quello che oggi riconosco e che cerco di superare. Capisco che lavorare su questa mia dipendenza verso la mia ferita (non tanto verso il narcisista, che é solo un amplificatore), é la chiave di volta per la vera liberazione.
    Ce la faremo.
    Un abbraccio

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  4. Cara Blume,ogni tua parola scritta in questo articolo l’ho sentita mia e mentre leggevo mi sono venuti i brividi.
    Non è un caso è vero,se queste personalita’ non riusciamo a dimenticarle e non è un caso se rimaniamo nel rapporto nonostante i segnali di anormalita’ ci siano dal primo istante di conoscenza.
    Anche io come te,devo riuscire a colmare tutta quella affettivita’ che mi e’ stata negata sia da mio padre che da mia madre.
    Tutte le mie storie sono identiche,tutti i miei rapporti ripercorrono lo stesso copione:Io che ho cosi’ tanta voglia di amore,finisco con questi uomini che non hanno minimamente idea di cosa significhi amare.
    Tutte le volte sono certa che sara’ diverso e invece, mi ritrovo con lo stesso finale: io abbandonata ,devastata e prosciugata.
    Devo dire un enorme grazie al percorso di counselling che sto affrontando,che mi sta insegnando a perdonare me stessa e i miei genitori e a comportarmi da adulta quale sono.
    L’amore che volevo da bambina non sono riuscita ad ottenerlo dalla mia famiglia,ma non è detto che non riusciro’ ad averlo da un compagno.
    Io mi auguro e ti auguro di riuscire a trovare serenita’ e appagamento anche da un uomo “normale”,come spero con la terapia,di riuscire a scacciare tutti i demoni del passato e a fortificarmi tanto da poter vivere un amore sano.Un abbraccio.

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  5. sono profondamente colpita da questo post… segue i pensieri e le riflessioni che sto facendo in questi giorni. già, siamo complementari. capire loro ormai mi è facile, più difficile capire me stessa

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  6. Sono d’accordo con tutto e mi rispecchio appieno nelle parole di Claudileia: la necessità di un’accettazione incondizionata, il bisogno di curare una ferita narcisistica profonda, il cercare all’esterno un appiglio per tirarsi fuori dalla melma emotiva in cui si è sprofondati, spesso in maniera anche inconsapevole, a causa di antiche ferite.
    Non sono totalmente sicura rispetto al discorso di staccarsene subito.
    Spesso esternano le loro turbe anche molti mesi o anni dopo l’inizio della relazione, e quindi si può pensare di aver trovato davvero una persona “valida”.
    Quando poi cominciano ad emergere le magagne, si è così attaccati all’idea che quella persona ci ha fornito di sé inizialmente, che staccarsene risulta davvero difficile, anche perché non si è consapevoli di queste dinamiche e non so se questo sia attribuibile ad una complementarietà o ad una dipendenza affettiva. Ci sta, ma comunque fa parte dell’essere umano l’attaccamento a chi ci sta più vicino ed è fonte di “nutrimento” emotivo, sicurezza, bisogno di protezione.
    Allora dovremmo considerare proprio questo bisogno patologico; e ci sta che lo sia; ma non è una lezione così facile da assimilare quella del distacco.
    Così vale anche per il discorso del voltare immediatamente pagina dopo la rottura.
    Qualsiasi relazione porta strascichi e richiede il suo tempo, la sua elaborazione. Figuriamoci quella in cui ci vogliono mesi solo per capire cosa è successo e con chi abbiamo avuto a che fare, oltre alla sensazione di truffa, manipolazione, senso di irrealtà che porta con sé.
    Sinceramente, diffido di chi se ne va e riparte come se niente fosse.
    È una razionalizzazione dell’accaduto che mi fa strano, che poco ha a che fare con l’elaborazione profonda ed emotivamente devastante che chi ha vissuto un’esperienza simile, prova sulla sua pelle.

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    1. Cara Natalia, la tua precisazione è giustissima: talvolta il mimetismo e le maschere possono durare anni, e ci può volere un tempo lunghissimo solo ad avere la percezione che qualcosa non va, non parliamo del tempo necessario a capirlo veramente e della difficoltà susseguente a staccarsene; il problema è che in questi casi si è è nel frattempo creata una forte dipendenza, difficilissima da vincere.
      A quel punto subentra anche la necessità di vincere la vergogna per essere stati, come ben dici tu, truffati, manipolati, ingannati.
      Un abbraccio!

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      1. Carissimo Gianni, anche se é difficile vorrei dirti che il senso di vergogna non deve fare parte dei nostri pensieri poiché come dici tu con alcune persone i narcisisti stanno ben attenti a non svelarsi subito….questo sulla base della convenienza/vantaggio che hanno nei tuoi confronti. Più grande è il vantaggio, più abilmente si nascondono. Nel frattempo si crea un legame, abitudini condivise, un vissuto che può anche avere avuto momenti belli e sereni. Penso a come ha lavorato il mio secondo narcisista con la sua donna, pur tradendola ripetutamente e senza sensi di colpa con me e con chissà quante altre, non le ha mai fatto mancare nulla….vacanze insieme, ecc ecc. Questo chiaramente perché lei rappresenta la stabilità istituzionale, come tu lo sei stato per tua moglie. Ti dico solo che lui è stato capace di farsi dare la macchina da lei per venire ad un appuntamento con me visto che la sua non andava. Sono convinta che lei non si sia mai resa conto di nulla e che con lei sia sempre stato impeccabile e “amorevole”.
        Sono abilissimi nel farti credere che sei la persona giusta. Questo non fa di noi persone stupide, ma persone che hanno creduto ad un rapporto.
        Si diventa complici quando si capisce con chi hai a che fare e cionostante si continua, magari sperando che cambino. Li in effetti non ci si può più nascondere dietro un dito e dire che si è vittime….infatti deve essere chiara la distinzione tra il non sapere il sapere, cosa per cui io mi batto e mi batterò sempre.
        Viene il momento in cui bisogna necessariamente confrontarsi con le nostre umane fragilità, i nostri vissuti disfunzionali che hanno permesso questi legami. Avere uno sguardo lucido anche quando non è facile e le emozioni su affastellano confusamente nella nostra anima. Anche loro sono esseri umani, non sono d’accordo con li definisce mostri e cose così….ma sono persone altamente disturbate e non si può pensare di poterci avere un rapporto sano e nemmeno accettabile, perché per essere “accettabile” ti devi comunque snaturare. Fa male accettare questo, specie se si è condivisa una vita, come nel tuo caso, ma sono sicura che piano piano nel tempo ci sarà per tutti noi una liberazione, non dico perdono per il male subito ma una comprensione razionale della loro malattia che ci deve sollevare dalla sensazione di non essere stati “abbastanza bravi” o “meritevoli”. Un grosso abbraccio

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      2. Carissima Silvia, condivido in pieno tutte le tue considerazioni. Preciso solo che quando parlo di vergogna per essere stati manipolati, parlo di una sensazione che, perlomeno questa è la mia esperienza, interviene all’inizio dello svelamento della personalità dei np. E’ un misto di incredulità e di, appunto, vergogna per essersi fatti ingannare; è comunque una botta alla nostra autostima dover ammettere di esserci fatti abbindolare, e semplicemente ammetterlo a sè stessi o agli altri è difficile.
        Poi nel percorso necessario ad uscirne si vince anche la vergogna e ci si dice che non ne abbiamo sostanzialmente colpa, a meno che non continuiamo volontariamente a starci dentro.
        Un grande abbraccio!

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      3. Tu capisco Gianni, anche io mi sono data mille volte della stupida per non essermi resa conto chi fosse il mio primo np e mi sono fatta intortate dalla favola che ho descritto sopra…era assolutamente credibile al 100%, si è smascherato solo dopo un pò quando alcuni comportamenti non mi tornavano e indagando ho scoperto che non era il tipo tutto lavoro casa e allenamenti che diceva di essere….faceva la bella vita per locali, un sacco di donne ecc….ma ha sempre saputo vendersi benissimo, anche ora che fa credere a tutti di aver trovato la donna giusta. Io resto ancora basita per come possano cavarsela così, senza alcun senso di colpa….ma ci riescono e a noi non resta che sentirci gabbati per aver creduto a un’immagine che non corrispondeva al vero. In un precedente commenterò mi hai detto che non dobbiamo sentirci sbagliati perché abbiamo amato una cosa che non esisteva….e quella tua osservazione è giustissima. Anche gli stati d’animo successivi alla scoperta dell’inganno sono il prodotto di quella finta immagine e quindi c’è ne dobbiamo liberara senza problemi…poiché tutto in loro era finto, tranne i nostri sentimenti che però sono una cosa nostra di cui non dobbiamo vergognarci perché, come dico sempre, chi si dovrebbe vergognare sono loro, ma non avendo alcun senso della vergogna non lo faranno mai. Un abbraccio

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      4. Cara Silvia, hai perfettamente ragione; alla fine noi non ci dobbiamo vergognare di niente; siamo stati ingannati e la nostra sola “colpa” è aver amato la persona sbagliata.
        E non c’è proprio nulla di cui vergognarsi per aver amato.
        Un abbraccio!

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    2. Blume, Nat…grazie. Le vostre riflessioni sono sempre di grande aiuto e conforto. “la necessità di un’accettazione incondizionata” …da quando ho letto oggi questa espressione ci sto pensando non poco..Se penso alle discussioni dello scorso anno, dove bastava poi un abbraccio per ‘ricompensa’ (non so come dirlo, non so descriverlo a parole) e per pensare che la discussione del momento fosse superata..mi ritrovo. Oggi so che basterebbe ben poco per tornare a quel punto, a quell’abbraccio…eppure qualcosa, per fortuna, si è rotto e non sono a quel livello. Quindi mi ritrovo molto nella parte finale di Blume e nelle riflessioni sulla complementarietà. Sul chi va via come niente fosse (Nat)..ecco, quando la flying monkey mi diceva che ognuno reagisce diversamente (in risposta allo sbalordimento di come il narc letteralmente dal giorno dopo o in qualche ora potesse esser preso da tutt’altro e star bene e che dovevo fare lo stesso) ..io restavo senza parole. So che qui il discorso è diverso, ma credo che per -passatemi l’espressione- ‘automatizzare’ il processo (“riconosco chi ho davanti” ->”mi stacco”) ci voglia un’enorme consapevolezza e superamento della fase dipendenza. La logica sicuramente aiuta (soprattutto a ricordarsi le cose e non cedere a chi cerca di minimizzare) ma se fossimo tutta logica..forse non staremmo qui. Intanto leggervi aiuta sempre.

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  7. Credo che il fulcro di tutto sia l’espressione “il bisogno di accettazione incondizionata”. Io mi sentivo accettata in tutto da lui, ma solo xke lui, l’Np, non ha standard. A lui in realtà va bene tutto, basta che gli faccia passare la noia e non provare il vuoto che sente dentro. Per certi versi credo che anche loro, da un punto diametralmente opposto però, sentano il bisogno di essere accettati senza riserve. Solo che noi siamo nel lato “buono”, loro dal lato “maligno”. Il mio ex Np, in tutti i suoi continui riagganci, alzava l’asticella dell’accettazione della perversione e della malignità. Che secondo lui io avrei dovuto tollerare. Lui minimizzava ogni sua azione negativa e per me controproducente. Io invece mi rendo conto che alzavo l’asticella per fare andare meglio il rapporto, farlo evolvere, in modo che fosse costruttivo.. per fare emergere un sentimento e portarlo alla luce del sole. Solo che quel sentimento era soltanto mio. Ho lottato tanto e mi sono stancata. Le lacune sono sia nostre che loro. Auto-analizzandomi, ho realizzato di essere una persona che non pensa di essere mai abbastanza, mai perfetta e che molto spesso cerca negli altri le conferme del suo valore. E questo che sia sicuramente legato ad un rapporto disfunzionale, molto probabilmente con mia madre, che non mi faceva mai sentire abbastanza e cercavo sempre di assecondare i suoi sogni e desideri. Nel mio NP avevo trovato che apparentemente mi trovava perfetta….

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  8. Bellissima testimonianza. Prima di leggerla ero convinta di essere una vittima, invece mi ritrovo in pieno nella complementare e in tutto ciò che si descrive…. compresa l’enorme fatica ad uscire dalla relazione con il np. Grazie!

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  9. Ho paura a farvi questa domanda, ho cercato articoli e visto video ma non ne sono venuta a capo di nulla. Come vede un padre, presumiamo sia np, la figlia o il figlio d’oro? Lo vede come perfetto, una famiglia da Mulino Bianco insomma, o sarebbe più giusto che alla domanda “quest’uomo è un np?” rispondesse la moglie, cioè mia madre? Sarebbe un tassello in più che andrebbe a completare il puzzle della mia vita… Come si comporta un padre np? Vi confesso che ho detto a mia madre che non mi ricordo la mia infanzia soprattutto mio padre… Non le gite, ma a porte chiuse. Ho chiamato mio fratello per fargli la stessa domanda e lui invece si ricorda cose che io avevo totalmente rimosso. Come ho paura a fare certe domande a mia madre… Vi ringrazio per quello che saprete dirmi… Un abbraccio e una buona serata.

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    1. Lalla..bella domanda. Il secondo marito di mia madre (già bell’esempio di narc, ma di quelle che davvero manipola) ha forse dei tratti anche lui. Mio fratello è il figlio d’oro..per quanto sia un po’ “protetto” da questo status (e anche lui ha ricordi diversi dai miei, quando non ha solo la versione di mia madre) in realtà anche lui è spesso visto come ‘un’estensione’ del genitore narc. Inutile dire che molte delle sue scelte di studi e lavoro sono state ‘influenzate’ e, per quanto più condivise con i genitori, ‘apprezzate’…rientrano comunque in settori che loro approvano. La traccia manipolatoria la si ritrova comunque…

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  10. Ciao. Complementari? Inevitabilmente, per il solo fatto di essere stati lì, anche a causa di quell’essere rimasti lì. Chissà dove comincia la vulnerabilità e dove la forza. Io ora provo ad accettare quella che sono stata, quella che ho dovuto abbandonare per strada, quella che sono diventata. Non migliore, per il momento. Più dura e più cattiva, anche. Provo ad accettare che quel passato non si può cambiare, non perchè non ho saputo ma perchè non avrei potuto. Provo a non sentirmi colpevole perché sennò non c’è uscita. Non ho speranze di amori se non là in fondo, dove vive la bambina e quindi non ho paura delle mie crepe . So solo che si sono sciolti i rimpianti e questo è ciò che serve. Non voglio più sezionare me, né quello là, né i miei genitori. Basta. Arriviamo a quel basta e lì, secondo me, checchè se ne dica, siamo arrivati. Non è il posto definitivo ma non è più la grande scalata. Serve ancora aiuto ma almeno c’è più lucidità. Pian pianino, senza curarmi di chi ha passi più veloci (basta paragoni, per carità!). Il peso del mio zaino lo conosco e lo porto solo io e le gambe sono le mie. Certo che arrivare in cima all’Everest sarebbe stata una passeggiata, peraltro con un paesaggio molto più interessante!! Pazienza.. Buon percorso a tutti. Siete davvero in gamba, pieni di sostanza. E’ stato arricchente leggervi. Grazie ancora a chi ha creato tutto questo, con intelligenza, grande serietà e cuore. Baci

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  11. Carissimi, quando si è squarciato il velo, dopo 26 anni di matrimonio e 2 di fidanzamento, io sono implosa.
    Ho vissuto tutti questi anni di vita grama, di aridità affettiva, sacrifici, abusi pensando che forse ne valeva la pena. È questo che mi ha fatto sentire un’ingenua… e di questo mi vergogno. Per non aver avuto rispetto di me stessa mi vergogno, per aver accettato davanti ai miei figli un modello di amore malsano mi vergogno.
    Gli NP lasciano un grosso fardello quando vanno via:
    Comprendere chi fossero veramente
    Risollevarsi dalle macerie di noi stessi
    Comprendere i motivi della demolizione
    Affrontare lo scarto (accuse, derisioni, insulti, campagne diffamatorie)
    Affrontare l’abbandono
    Sentirsi intercambiabili, anzi inferiori è inadeguati
    Bhè… quando ne siamo fuori, possiamo dire di essere dei veri campioni !!! Non tutti hanno quest’opportunità di crescita!
    La crescita sta proprio nel riconoscere quelle ferite che ci hanno permesso di fidarci di loro, quelle ferite ricevute nella nostra infanzia e che ci hanno forgiato in modo indelebile, quelle ferite che bruciano l’anima e condizionano la vita, che ci fanno accettare il surrogato di amore…
    e dopo averle riconosciute, fare il percorso per rimarginarle comprendendo che meritiamo amore soprattutto e per primi da noi stessi.
    L’esperienza col fenomeno NP, anche se dolorosa, mi ha fatto innamorare di me stessa, mi ha fatto comprendere che merito rispetto e che sono una persona forte.
    Sono un albero che ha vinto contro uno tsunami.
    Buona guarigione è un forte abbraccio a tutti.

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    1. É un bellissimo quello che hai scritto Mary…dopo un vita di abusi sei riuscita a trovare tana forza in te stessa.
      I narcisisti ci vedono molto lungo…scelgono di avere accanto persone capaci di sostenere carichi enormi. Tu lo hai fatto per oltre un quarto di secolo…ma ora sei libera e hai scoperto la cos più bella : l’amore per te.
      Come dicevo a Gianni….nesauna vergogna ma orgoglio per essere sopravvissuta allo tsunami.
      Un grande abbraccio 🌸

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      1. …ma quando non tutte le persone intorno vedono quello tsunami? il narc ha detto che continua ad andare dallo psicologo, che gli avrebbe parlato di egoismo, non di narcisismo. Poi se penso a come ha raccontato le cose alla flying monkey…beh, mi chiedo come le racconta al suo psi. Tutto quello che c’è qui (svalutazione, stonewalling, inversione delle responsabilità, bugie, triangolazioni, gaslighting) c’è stato tutto, ma tutto. Capisco anche chi vede solo la mia ‘rabbia’, ma o non sa cosa c’è stato prima (da quale fatto/episodio deriva la reazione) o minimizza/sorvola (capita anche questo…ed è eclatante con le bugie, come se quella parte -dire bugie- fosse annullata). Mi chiedo se quell’accettazione incondizionata, un po’, non sia anche verso le persone intorno, una sorta di scelta tra chiudere gli occhi per farsi accettare vs. rimanere salda e mettere i confini per quello che si è visto e provato. Ieri mi chiedevo anche questo..e se, appunto, chi è intorno vede questo rimanere salda come un atteggiamento arrogante e basta? ..

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      2. I narcisisti sono abilissimi ad intortare chiunque..psico compresi. Mantenere saldi, nel senso di non farsi piegare da questa loro abilità di mostrarsi sempre “a posto” e comunque “vincenti” non é affatto semplice. Io ancora oggi, a distanza di oltre in anno dal mio distacco dal primo narcisista, mi sento impotente di fronte alla sua vita “serena tranquilla” (almeno così appare, poi di sicuro è la solita messinscena).

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      3. Grazie Spirito, dai tuoi racconti si capisce come il primo narc è quello che ti ha segnata di più (e, allo stesso tempo, quello che ti ha mostrato le varie sfaccettature di questi tipi). Nel caso del narc (evito di dire ‘mio ex’..ma quell’era..) è proprio un sottile gioco di rovesciamento, quindi lui è quello che è andato dallo psi, che sta affrontando positivamente il tutto, etc etc. E se chi lo ascolta sente che sì, lo psi gli ha parlato di egoismo, ma non del resto..E’ in una botte di ferro. E il mantenersi saldi (con il famoso quadernetto con gli episodi scritti) è un salvagente..Ma ogni tanto la confusione mentale c’è.

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      4. Cara Eva, come scrive Spirito Libero, loro sono dei campioni del rovesciamento della verità; lo fanno verso di noi, verso loro stessi, ma soprattutto verso gli altri, per apparire candidi e far sembrare pazzi noi.
        Nell’ultimo confronto che ho avuto lei mi ha tranquillamente chiesto se io non sentissi la necessità di scusarmi con lei per come l’ho trattata!!!
        E questo è sicuramente quello che passa all’esterno.
        Mia suocera, che è stata pesantemente bastonata da mia moglie ma che adesso sembra tornata come un cagnolino riconoscente dalla figlia, si auspica che io non sia troppo rigido…..
        Quindi l’obiettivo di mia moglie è raggiunto; lei è buona e perdona tutti, io sono il pazzo che l’ha trattata male senza ragione.
        Il segreto è fregarsene. Le persone che mi conoscono bene, e soprattutto che mi vogliono bene, sanno e capiscono. Gli altri che stiano a casa loro.
        Un abbraccio!

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  12. Carissima Eva, comprendo la tua incredulità di fronte alle persone che lo difendono… ci sono passata. Il fenomeno riusciva a manipolare anche i figli che erano spettatori presenti e consapevoli ( 19 e 21 anni all’epoca) degli abusi e delle bugie.
    Chiederti come fa ti serve? So che hai bisogno di essere riconosciuta vittima, ma questo riconoscimento ti cambia il passato? Vuoi giustificare la tua rabbia nei confronti del narci con chi lo difende (che si è lavorato a puntino), ma comprendi che passi dalla parte del torto se hai reazioni esagerate (solo per chi le ha vissute, come noi sa cosa si prova).
    La mia rinascita è avvenuta solo quando sono andata oltre
    Oltre le parole del narci e dei suoi amici di merende
    Oltre i suoi atteggiamenti da vincente
    Oltre quello che pensava e che diceva in giro.
    È importante quello che TU sai
    Sposta il baricentro sulla TUA PERSONA
    Ringrazia che abbia trovato modo di chiudere, ora sei libera e hai la certezza che non eri tu quella sbagliata. Non importa quello che pensano gli altri, ma quello che pensi TU. Il tempo farà il resto, fidati.
    Un grande abbraccio

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    1. Cari Spirito, Mary, Anna e Gianni, un grazie a tutti. Come alle altre per le loro riflessioni su vittima/complementare. ..Leggendo un po’ tutte le risposte, c’è qualcuna che dice un qualcosa di fondamentale, ovvero che si diventa complici quando si capisce il gioco. Ora anche qui forse la differenza tra complice e complementare, forse, si basa su come si stava in partenza (tipo la complementare per me è chi è comunque ha una disfunzione, disequilibrio). Personalmente mi porto dietro le storie familiari, e con un genitore rielabori, rifletti, inquadri, ci ragioni su quel che è stato, ma la persona è ancora presente (sebbene tenuta a distanza).
      Con il narc, posso considerare al passato solo la relazione, lui purtroppo è in un team on cui teniamo dei corsi. Per fortuna siamo un bel po’ e, finora, ero stata molto defilata (anche perché era urgente trovare anche altri lavori)..complice una serie di attività e cose, questo mese con alcune persone avevo ripreso i contatti e avevo ancora cose riprendermi. Con altre, tipo la flying monkey, evito proprio perché ultimamente l’effetto era la stessa confusione che provavo con lui, soprattutto davanti a una serie di frasi/pseudo domande sulla mia presenza in certi casi. Con lei e altri mi trovo davanti silenzi imbarazzanti, mezze frasi e cose tipo che dicono di andare ..se lui non c’è. Poi messo insieme dei pezzi del puzzle dopo aver ripreso le cose, visto che si è vantato di proseguire le sedute dallo psi (lo scrivo così perché quelle sedute, iniziate per X motivo sono diventate una sorta di accusa continua, alle spalle, verso di me). E sembra essere ancora così. In questi giorni, giusto per stare in tema ripescaggio, mi fa il favore di farsi da parte per un’attività. Il che mi manda ancora più in ansia..perché cosa succederà quando vedrà che non funziona? l’ultima volta ha messo in mezzo l’altra ex. Qualsiasi cosa faccio..sbaglio. E quella famosa rabbia, ripensavo alle scene a vari corsi..da fuori ci sta che lui sembrava quello sorridente e io cupa (e in lavori e attività con terzi…è autoeliminarsi), ma se ci avessero visto solo un paio di ore prima…So che bisogna fregarsene, che come la moglie di Gianni poco ci manca che chiede pure scusa. E non mi definisco neanche una vittima, ma una che ora ha l’ansia di sbagliare qualsiasi cosa fa, sì. Non so cosa dice alle mie spalle, ma poi mi trovo con questi silenzi degli altri, le mezze frasette ed è disturbante. Su questo chi ha figli immagino cosa possa essere. Soprattutto quando per non fare lo stesso gioco e screditare il genitore narc, una tace o cerca di non mettere i figli contro l’altro genitore.

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  13. Eva, secondo me le persone intorno non vedono lo tsumani e questo purtroppo non ci aiuta anche se come ha scritto Mary noi ci sentiamo come un albero che ha resistito appunto allo tsunami. Io anche sono uscita dopo tantissimi anni ma per quanto in alcuni momenti mi senta davvero bene in altri mi sento devastata perchè tutto quello in cui credevo si è capovolto e non è facile farsene una ragione anche perchè appunto non ci sentiamo capiti dagli altri ma addirittura come nel caso mio in cui è stata fatta una campagna di denigrazione veniamo addirittura scambiati per i colpevoli e l’altro la povera vittima.

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  14. Caro Gianni, la pretesa delle scuse è uno dei classici di questi fenomeni, spero che non ti sia capitato di riderle in faccia… come è successo a me
    Forza Gianni, oramai sei consapevole della situazione, i confronti richiesti dalla controparte è solo un tentativo ulteriore di manipolazione come vedi
    Un abbraccio

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    1. Cara Mary, no, non le ho riso in faccia, anzi sono stato molto serio e anche parecchio duro nel dirle che non ho nessuna intenzione di scusarmi di un comportamento che era solo l’estrema resistenza (per fortuna riuscita) prima della mia distruzione da parte sua.
      In ogni caso lei rimane intimamente convinta di aver ragione e che io l’abbia trattata male senza motivo; un classico della manipolazione, che vende anche all’esterno, ne sono sicuro.
      Un abbraccio

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  15. Per Eva: su, senza dubbio il primo narcisista con me ha fatto “il botto”, non sapevo nulla di questa patologia e ci ho messo non mesi ma anni a capire il perché dei suoi comportamenti apparentemente insensati (sparizioni improvvise, triangolazioni ecc) ….purtroppo ero molto coinvolta ed ho negato a lungo a me stessa che fosse un narciso. Sicuramente questo ha allungato parecchio le tempistiche della presa di coscienza…ma per fortuna ora ho tutto chiaro anche se, come dici tu, a volte ci si può ancora sentire disorientati, proprio perché con loro le dinamiche sono assolutamente diverse da qualunque altro rapporto amoroso. Alla fine di tutto stenti persino a credere a quanto è successo. Chi non ci passa non può proprio capire.
    Quello che mi ha salvata dallo tsunami con il secondo np é stato appunto aver studiato a lungo quello che mi era accaduto con il primo….non che con questo sia andata meglio eh (con loro non va mai bene niente, é matematico) ma fortunatamente sono riuscita a mantenere i piedi a terra e ad evitare il coinvolgimento emotivo. Alla fine ho combattuto ad armi “quasi” pari, anche se con loro non si vince mai nulla…al massimo si possono “limitare i danni” 😊
    Un abbraccio

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  16. Buonasera a tutti, proprio ora la mia collega mi manda tramite WhatsApp una notizia che in un programma di una televisione araba o marocchina, non ho nemmeno approfondito perché già il titolo faceva vomitare, insegnavano a truccarsi il viso per coprire i lividi lasciati dalle botte…
    E una puntata delle Iene dove denunciavano ancora il medico chirurgo per molestie sessuali.Ho retto 5 minuti il video. Lo schifo proprio in entrambi i casi e non aggiungo altro.

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  17. Ciao a tutti, ho trovato molto interessante questo post che ancora una volta mi dà l’occasione per una riflessione profonda.
    Prima della fine di questa relazione non sapevo nulla di narcisismo, di relazioni malsane, di abuso psicologico e di manipolazione affettiva. Durante la relazione giustificavo ogni mal comportamento pensando che si trattasse di un carattere particolare, difficile, ostico dovuto principalmente alla presenza di una madre abusante, la rabbia (divenuta poi furia) era una costante ma io mi impegnavo ad infondergli maggiore calma, la sfiducia nel prossimo (me compresa) impediva di entrare in profondità, di creare un rapporto autentico di contatto emotivo pieno, la rigidità impediva un sano confronto e quindi la crescita della relazione. Per un bel po’ ho provato quasi tenerezza per quel comportamento che mi ricordava quello degli adolescenti in guerra col mondo e con se stessi. Mai avrei pensato che da lì a qualche tempo avrei visto tanta cattiveria e crudeltà. Quindi sono stata vittima? Sì sicuramente. Poi ho visto un’altra persona, più dura, cattiva e crudele. Ho sentito le urla, gli insulti, le bestemmie e le minacce. Ho visto mentre tirava un pugno alla porta di casa sua causandosi una frattura alla mano. E sono rimasta. Quindi sono stata complementare? Sì probabilmente anche se ignara dei meccanismi. Ma al di là dell’etichetta so che è stato uno shock. E concordo perfettamente con Mary quando dice che razza di fardello ci lasciano questi soggetti quando se ne vanno via. Perché il mio se ne è andato. E’ andato con la persona con la quale si organizzava già da almeno 6 mesi. Sono io che sono rimasta anche dopo che lui se ne è andato. Sono io che mi sono dovuta immergere nel dolore intanto per capire cosa diavolo stava succedendo e poi per salvarmi. Salvarmi dal male che sentivo. Un male antico riportato alla luce. E ha ragione Blume quando dice che per salvarsi occorre fare un viaggio dentro di noi, nelle parti più nere e profonde dove si nascondono le nostre ferite e i nostri condizionamenti più forti. Io cercavo amore, affetto, riconoscimento e validazione. Cercavo qualcuno che si prendesse finalmente cura di me. Ho creduto realmente che si potesse realizzare. E dire addio a quella persona è difficile perché significa dire addio alle aspettative e ai sogni che attraverso di lui pensavo di realizzare, al mio progetto di vita, alle mie speranze. Come mi ha tenuto in scacco nonostante le urla? Col senso di colpa, il mio peggior nemico. Perché non sono scappata al primo urlo? Perché purtroppo è una modalità a me famigliare avendone sentite parecchie durante la mia infanzia.
    Mi colpisce sempre come sia paradossale che individui così superficiali, incapaci di una vera emotività riescano ad entrare così profondamente in noi, a toccarci l’anima.
    Ho creduto veramente alle sue parole, ai suoi gesti e alle sue promesse ma forse ho peccato di superbia pensando che avrei potuto salvarlo da se stesso. E’ una montagna troppo alta da scalare.
    Inutile dire che per lui il problema ero io infatti mi ha felicemente sostituito e prosegue la sua vita come se io non fossi mai esistita. Io invece faccio terapia per ritrovarmi perché di ciò che ero non è rimasto granché. Non nascondo che avrei fatto volentieri a meno di questa esperienza benché credo sia una grande maestra di vita. Il cammino è lungo e impervio perché non tutti i giorni sono uguali ma se posso dire oggi, nel mio piccolo, sto imparando che noi siamo al primo posto. Sto imparando a chiedermi più spesso se qualcosa mi va o no, a non sentirmi sempre in dovere, a non mettere sempre gli altri prima di me. Ammetto che mi fa rabbia saperlo indifferente al mio dolore e non nascondo un certo senso di rivalsa. Penso che non merita ciò che ha ma non sono Dio e devo accettare la realtà per andare oltre. Oltre il buio che ha calato in me, oltre l’inganno, oltre la malvagità. Verso quella pace e quella fiducia che vorrei ritrovare, per la donna che sono oggi e per quella bambina che ero e che ogni tanto chiede ancora di essere abbracciata e coccolata.
    Un abbraccio carissimo a tutti, buonanotte

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    1. Bellissimo Miró, hai colto nel segno. Prenditi cura di quella bimba che è in te, coccolala, rispettala e abbine compassione. Soprattutto ora falla rispettare con tutte le tue forze. Se siamo stati capaci a dare amore a questi fenomeni, che sono vuoti emotivi per eccellenza, possiamo dare Amore a noi stessi, diventare le nostre priorità… A pensarci è come se noi ci fossimo traditi, non ci siamo dato quell’amore incondizionato che cerchiamo continuamente… noi valiamo! Abbi il coraggio e la determinazione di riconoscerlo.
      Un forte abbraccio.

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    2. Le tue parole avrei potuto scriverle io, una per una.
      Quanto male fa l’indifferenza, il vedere che non siamo state niente, che tutti gli anni passati assieme sono passati su di loro come acqua fresca e che il rimpiazzo del momento, almeno all’apparenza, vale cento volte più di noi?
      È un male tanto profondo e insidioso, che a volte mi domando proprio come fare ad uscirne, come affrontarlo..

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    3. Carissima Mirò, condivido ogni tuo passaggio, anche se la mia storia è diversa e anche se i ruoli sono invertiti, anche se la frattura alla mano me la sono fatta anche io, non sfondando una porta, ma dando un pugno al muro, in questo caso per sfogare una rabbia che dirigevo verso di me invece che verso chi mi procurava dolore.
      I passaggi sul nostro essere, sui nostri dolori, la necessità di coccolare il bambino interno che è in noi; tutto vissuto, per fortuna e con l’aiuto del terapeuta.
      Riuscire finalmente a prendersi curi dei propri bisogni più profondi è il risultato più importante del nostro percorso.
      Un abbraccio!!

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  18. Anche io penso tutto quello che ha scritto molto bene Mirò è incredibile come tutto adesso torni davvero è come comporre un puzzle e piano piano si comprende tutto quello che in tanti anni non si era capito, per fortuna che adesso di queste dinamiche se ne parla sempre di più e quindi è molto più facile liberarsi in tempi più brevi anche se rimane un’esperienza dolorosa.

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  19. Riflessioni profonde cara Blume, mi hanno dato tanto da pensare, però mi sento di condividere solo in parte.
    E’ normale forse che ogni storia di abuso sia un caso a se, sfumature e peculiarità di chi subisce e di fatto consente l’abuso sono tante, difficile generalizzare.
    Magari si può cogliere un ‘trend’, una macro categoria, ma non comprende il tutto, ognuno di noi è infinitamente più complesso e estrarre regole generali è difficile, pericoloso forse.
    L’equazione “non sono dipendente affettiva o complementare” allora “lui/lei non è un NP” è semplice da instaurare, specie per chi è ancora in piena dissonanza ed più che umano cerchi alibi di ogni tipo.
    Secondo la mia esperienza e sensibilità la prima cosa da sottolineare è che sono psicopatici, che si introducono nelle nostre vite con il dolo e con la volontà precisa di indurre un sentimento e distruggerci.
    Personale visione senza pretesa di enunciare una regola generale: credo che non sia un tratto da complementare cercare una connessione speciale con una persona speciale, desiderare la stessa totale accettazione che siamo disposti a dare. Non sarebbe amore altrimenti. Cosa sarebbe, attrazione fisica? Amicizia e neppure, colleganza? coinquilini?
    Per quanto mi riguarda non riesco a concepire un sentimento così particolare per chiunque, deve avere qualcosa di ‘speciale’ altrimenti è un uomo come altri, svariati miliardi, sul pianeta.
    La crudeltà degli NP è indurre intenzionalmente un sentimento, introdursi in qualsiasi crepa che è FISIOLOGICO avere, non siamo metalli, siamo esseri umani, e trovarsi in una condizione di debolezza può capitare anche a chi non ha particolari problemi di autostima.
    Anche sul fatto che rimanere nel rapporto sia inequivocabile indizio di complemetarietà ho i miei, ribadisco personalissimi, dubbi.
    Ho sperimentato direttamente la condizione della rana bollita, ero stupefatta, stranita, mi sembrava impossibile, non riuscivo a crederci, ho impiegato un sacco di tempo (per i miei standard) a capire che era meglio allontanarsi in realtà meno di un mese.
    Anche se tutta la ‘relazione’ è durata pochissimo ed è stata poco ‘profonda’ rimane che ho sofferto in modo assurdo, devastante, non gli ho mostrato la mia disperazione più per pudore che per non nutrire il suo ego, ma avevo veramente la morte nel cuore.

    E’ altamente probabile che non abbia capito niente delle dinamiche che legano un NP alla sua complementare, però ricordiamo che loro hanno expertise/abilità non comuni nel creare legami anche se patologici.
    In più non posso fare a meno di chiedermi… per non essere complementari si dovrebbe essere anaffettivi? O avere sempre emozioni in controllo, pilotate? Essere autocentrati e indisponibili ad entrare in connessione con l’altro? E questa non è in parte la caratteristica di un NP?

    Ecco, solo a completamento di quello che può essere vero riguardo a chi, purtroppo, ha già qualche elemento di debolezza ‘strutturale’ vorrei ricordare che può essere una condizione sufficiente ma niente affatto necessaria per essere vittima di un NP.

    Vittima che deve fare una fatica immane anche solo per capire di esserlo, e per poi cercare di tirarsene fuori.
    Sempre a mia sensazione la maggior parte non ci riesce e tantissime donne subiscono manipolazioni e abusi micro e mini e macro fino, a volte, a rimetterci la vita.

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    1. Condivido il pensiero di Babi, non siamo tutte dipendenti affettive, non è sempre vero che chi ci casca ha le ferite infantili ma si diventa dipendenti biochimicamente e si viene manipolate mentalmente.

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    2. Cara Babi, io compendo le tue perplessità perché a nessuno piace sentirsi “catalogare”, ma dobbiamo ricordarci che i narcisisti si collegano sempre a certe persone e non ad altre, non significa che le altre persone siano più forti o furbe ma solo che non sono adatte a loro.
      Essere state più i meno consapevolmente complementari non é una vergogna o un marchio di infamia. D’altra parte se abbiamo accettato le loro manipolazioni non si tratta di un caso ma di un errato relazionarci. In amore infatti non si tollerano certe cose e noi invece lo abbiamo fatto.
      Certo tutto ciò fa male, e può anche dare fastidio…a me ne ha dato tanto scoprire di essere stata un bel boccone per delle menti malate, e per giunta di secondaria importanza nel loro variegato harem.
      Mi manca qualcosa? Sono una stupida? Una povera dipendente?
      No, ma so che se ho permesso certe cose qualcosa non andava in me.
      Non possiamo dire a noi stesse che loro sono stati bravi a fregarci e con questo tirarci fuori dalla corresponsabilità. Il narcisista può esistere solo quando trova una persona che più o meno consciamente sta al suo gioco.
      Concordo invece sul fatto che ognuna di noi ha dei vissuti personali diversi e non in tutti i casi é la ferita infantile che ci ha spinte a legarci, ma magari altre insicurezze o zone d’ombra che ben si sposavano alle loro.
      Se riconduciano tutto solo alla loro abilità di fregare il prossimo, che é comunque enorme, non siamo del tutto oneste con noi stesse, credo.
      Ovviamente anche la mia è soli una opinione personale.
      Un caro abbraccio

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      1. Silvia cara,
        probabilmente, nonostante la lunghezza del mio intervento, non sono riuscita a spiegarmi fino in fondo.
        La mia perplessità non è dovuta al fastidio di essere ‘catalogata’ e non sono affatto sicura che l’NP si collega sempre a un determinato tipo di persone, secondo me loro tentano lo stesso protocollo con tutte quelle che capitano a tiro, poi chi risponde, chi svicola, chi ci cade e chi ci rimane per anni.
        Credo che lo strazio, una volta invischiati sia identico sia per relazioni superficiali che quelle più profonde.
        La complementarietà è rimanere quando è chiaro a se stesse di stare vivendo una relazione abusante e non fare nulla per mettersi in salvo, anzi pretendere di cambiare l’amato bene o peggio ancora essere consapevoli di voler ricevere quelle scariche di adrenalina.
        Si instaura senza dubbio una dipendenza, ma non perché si è “una povera dipendente” ma perché quella particolare droga stenderebbe un cavallo.
        Nel momento invece in cui si avverte che la misura è colma e si agisce di conseguenza vuol dire che la complementarietà non è reale altrimenti si rimarrebbe a vita, visto che dovrebbe essere un tratto caratteriale che non si modifica autonomamente.
        Capisco la necessità da parte degli psicologi di rendere consapevoli le vittime di poter agire sulla propria vita proprio per evitare che si arrocchino nel vittimismo e rifiutino di prendere atto delle proprie fragilità e di lavorare per rafforzarsi perché anche questo è un processo molto doloroso. Ma rendere questa una regola generale può essere fuorviante.
        Scrivi che in amore non si tollerano certe cose e ‘noi’ invece lo abbiamo fatto. Quel noi è una chiamata corale che non condivido. Può essere vero per qualcuno ma non per tutti/e. Ho letto praticamente tutte le testimonianze e non è sempre vero l’abuso è stato accettato/tollerato a lungo, e non è per evitare il marchio d’infamia (che poi perché marchio? e perché infamia?) ma solo perché siamo diversi e tanto.
        Nel mio caso specifico, l’unico su cui mi senta titolata a esprimermi, non c’è traccia della ‘serialità’ nella ricerca di un determinato tipo di uomo, non concepisco la ‘noia’ nel relazionarsi con l’altro, di sicuro c’è chi mi piace fisicamente e chi no c’è chi mi attrae mentalmente e chi no. Poi si può sempre pensare che io sia in fase di negazione ma in questo caso può essere vero tutto. Rimane che mi confronto costantemente con una counselor e non è emerso nessun elemento di complementarietà.
        Però su tutti maschi e femmine fa presa il love bombing che purtroppo è un termine coniato da una setta di pazzi capitanati da uno psicopatico vero (Manson) che non so più quanti omicidi ha commesso in nome della lotta di classe.
        Dipende da come è condotto, ma è letale, se per ipotesi una potenziale preda non ama le frasi roboanti e le uscite spettacolari, loro lo capiscono e usano un registro diverso. Davvero se ripenso alla fase di love bombing, sempre nel mio caso, sono stati impiegati mesi e mesi anche facendo tentativi diversi, che ho capito solo a posteriori.
        Non so, avrei voluto solo spiegare che si può subire, magari per poco tempo, un abuso e non avere per forza delle zone d’ombra invalidanti.
        Secondo me anche le persone normali e non voglio intendere perfette, né più intelligenti o furbe possono incorrere in questi accidenti. Prima di tutto perché nessuno è così in equilibrio da poter sopportare qualunque attacco e questo non implica necessariamente una falla caratteriale importante ma semplice, normale umanità.
        Inoltre quello che volevo intendere è che limitante considerare a rischio solo le complementari ma, sempre secondo me, nello spirito 🙂 di essere un po’ più universali che chiunque, anche se per tempo breve e coinvolgimento relativo, può cascarci e soffrire come mai prima.
        Un abbraccione anche a te e ben ritrovata.

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      2. Ti sei spiegata benissimo….guarda anche io penso che loro ci provino un pò random con chiunque eh…sono di bocca buona, a loro va bene tutto pur di rifornirsi. Ma alcune persone si calamitano proprio a loro. Parlavi di droga….ecco…quella sensazione lì che provi solo con quelle personalità e non con altre.
        È aver accettato l’abuso che mi fa specie per me stessa….e la cosa che mi dà da pensare è che ho fanculato senza appello uomini per cose veramente infinitesimali rispetto a quello che ho ricevuto dai narcisi, ma loro li ho tenuti molto più a lungo…è lì che c’è da capire. Ovviamente anche io mi sono ribellata agli abusi più evidenti ma non mi sono sganciata presto come invece si dovrebbe fare in questi casi. Eppure essere abusati non va bene, e avendo a che fare con loro ciò è stato permesso perché si tratta sempre di una relazione abusante… che duri due mesi o vent’anni…
        Un abbraccio

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  20. Aggiungo che invece condivido in pieno la necessità di lavorare su se stessi per indagare, comprendere, curare eventuali ferite pregresse ma fosse anche solo per superare con meno strazio un’esperienza veramente devastante.
    Si vede che il papiro di prima non è bastato 🙂

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    1. A quanto ho letto io, anche ultimamente sul libro di Robert Hare: La psicopatia ( praticamente potrei prendere una laurea ad honorem per la cultura che mi sono fatta negli ultimi mesi sull’argomento..) loro invece scelgono accuratamente la “vittima”; anche se dal mio punto di vista la scelta è più istintiva che razionale.
      E non cercano donnine ( o omini) deboli, remissivi e scarsamente dotati. Prima di tutto, perché c’è il gusto della sfida, secondariamente perché considerando la persona come nutrimento, più è nutriente, meglio è.
      Questo significa spesso una predisposizione della persona alla resilienza, all’introspezione, alla capacità di mettersi nei panni altrui, al ( purtroppo) senso di colpa, alla responsabilità, e sì, anche alla forza e alla determinazione.
      Vi sembrano difetti questi?
      A me no.
      È che è semplicemente IMPOSSIBILE per una mente umana non distorta capire cosa ci sia dietro la facciata che mettono su e quando la facciata cade, allora sì, la dipendenza ormai è talmente forte che è difficilissimo sganciarsi, anche di fronte all’evidenza.
      Credo che solo l’istinto, le percezioni ci parlino, anzi, ci urlino fin dall’inizio come stanno le cose…ed è un errore non seguirle..ma quanto bisogna darsi addosso per questo?
      Io l’ho fatto fin troppo.
      Avevamo bisogno di rassicurazioni, avevamo bisogno di amore, avevamo bisogno di certezze..e beh, chi non ne ha?
      Solo alcuni fuggono dai bisogni oppure non cercano un sentimento profondo, sincero e coinvolgente.
      Noi siamo fatti così.
      E chi dice che sia un difetto?

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      1. Cara Natalia, quoto 100%!
        La loro scelta può essere anche istintiva, ma quello va a cercare: nutrimento al più alto livello possibile.
        Nel mio caso la scelta è stata in parte istintiva (il love bombing è scattato al primo incontro), ma anche ponderata, perchè anche se non ci vedevamo da 15 anni, lei mi conosceva e io le avevo già a suo tempo, sebbene ancora adolescente, raccontato di me e delle mie difficoltà affettive.
        Hai ragione, noi siamo fatti così, e non è per niente un difetto, e per fortuna da qualche parte c’è anche qualche anima bella che lo apprezza sinceramente.
        Abbraccio!!

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      2. Cara Naty, come dici tu quando cade maschera spesso il meccanismo di Co-dipendenza è già ampiamente avviato. Non si ha la lucidità di staccarsi o almeno non con la determinazione che ci vorrebbe. Io lo so molto bene. Ho vissuto due situazioni da due prospettive diverse ed in entrambi i casi la dipendenza c’era, anche quando sapevo con chi avevo a che fare e avevo gli strumenti per capire. Tuttavia mi sento responsabile di aver voluto quella relazione (con il secondo narcisista) , non posso dire a me stessa che il narciso mi abbia abbindolata…però questa è la mia esperienza personale mentre in tanti casi questa consapevolezza iniziale non c’è e allora ci si trova immersi fino al collo in una relazione abusate senza averne piena coscienza…questo purtroppo capita spesso perché sono molto bravi a mascherarsi.
        Un abbraccio

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  21. Quoto in pieno Babi: il tuo ragionamento non fa davvero una piega.
    Noi non marciamo sulla pretesa di uno statuto vittimario per averne vantaggi, noi siamo vittime e basta.
    Il ché non significa assolversi e non mettersi in discussione (mi pare lo facciamo anche troppo, talvolta), non significa girarsi dall’altra parte rispetto alle nostre magagne, ma ho letto/visto troppe storie – anche quelle finite malissimo – in cui la vittima è stata “invasa” letteralmente dalla legge perversa cui questi soggetti obbediscono. E che di fronte alle leggi “normali”, scritte e non, si rivela purtroppo vincente.
    Io non sono mai stata un esempio di equilibrio e fermezza, lo so, ma molte vittime questo handicap strutturale non ce l’hanno proprio per niente (famiglia d’origine amorevole, precedenti relazioni nella norma etc). Eppure anch’esse vengono travolte, se hanno la mala sorte di incappare in un perverso.
    Riassumendo: ci sono persone più o meno fragile, equilibrate e ingenue da un lato, e manipolatori dall’altro. Se lo schematico “metodo” dei secondi è in grado di travolgere tutte le categorie dei primi, significa in primis che sono una livella a prescindere.
    Poi, semplicemente, il trauma subito dà modo alle vittime di guardarsi meglio e rafforzarsi onde non colludere più con certe situazioni.
    Quindi sì, le fragilità personali sono condizione sufficiente ma per nulla necessaria all’abuso da parte del perverso.

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      1. Diciamo che l’esposizione della tua idea portante – e in relativa controtendenza – mi è parsa talmente brillante (oltre che largamente sensata) che la sintesi me l’hai servita su piatto d’argento 🙂
        Grazie a te cara Babi.

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  22. Carissime, ho già scritto sopra che ritengo che si sia prima vittima (inconsapevole) e poi complementare (consapevole); ma quest’ultima condizione non è una colpa ne una propria debolezza; dipende solo dal fatto che nel frattempo si instaura (o meglio, loro sono capaci di instaurare), una dipendenza.
    Il problema è che le dipendenze da sostanza o da alcool, solo per citare le due probabilmente più frequenti, sono note; cioè uno che inizia a drogarsi sa più o meno a cosa può andare incontro; uno che beve, anche se crede di poterlo controllare, sa che può diventare un alcolista o perlomeno qualcuno può cercare di metterlo sull’avviso.
    Chi incontra un np non sa nulla della dipendenza affettiva e quindi si trova in una situazione che non conosce e nascosta a tutti, in cui viene ingannato dall’altro che gli fa credere l’esatto contrario della realtà attraverso la manipolazione.
    Quindi la dipendenza si instaura in maniera subdola e inconsapevole, anzi il più delle volte si pensa di aver raggiunto la felicità. Per questo il distacco è difficilissimo e per questo il ruolo di complementare consapevole, nella misura in cui non si accetta più il rapporto ma non si riesce ad allontanarsi, non è una responsabilità ma solo una conseguenza, spesso favorita da proprie mancanze affettive primarie che già di per sè sono macigni.
    Per cui onestamente io mi sento, o meglio mi sono sentito, prima vittima e poi complementare, ma non corresponsabile.
    Un abbraccio!

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    1. Condivido il pensiero di Gianni… non ho mai pensato che chi ha fatto di tutto per sposarmi, aveva solo l’intento di distruggere non solo me, ma anche i figli e se stesso. Come puoi immaginare che esistano persone del genere ? Vincono perché non ragionano normalmente: sono dis- umane. Poi vittima/complementare/ qualsiasi cosa non importa… io ho proiettato su di lui quello che provavo, ed è normale in una coppia aspettarsi amore e accudimento reciproco, o no?
      Inoltre, la gravità del loro malessere è direttamente proporzionale al male che riescono a fare; ergo più male ci fanno meglio per noi esserne lontani.

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      1. Mary…”Come puoi immaginare che esistano persone del genere ?”…questa cosa me l’ero chiesta in forma leggermente diversa quando ho iniziato a mettere mano alle ferite familiari, chiedendomi “come può un genitore avere tanto odio per una figlia e, allo stesso tempo, farla sentire così dipendente?”. In quel caso, personalmente, sì posso dire di essere stata davvero vittima, è come crescere con un buco nero vicino..solo che poi il buco nero mi sentivo io. Fino alle parole di uno psicologo che vedendoci insieme mi disse di non credere alle sue lacrime. Con il narc..è stato (è solo ad averci interagito, e per lo più solo in forma scritta) una sorta di ipnosi, non è neanche un’ossessione, ma proprio una calamita malsana, avendo poi attività e interessi comuni quello che ha incollato per mesi è che “poi” avrebbe funzionato. Ma quel poi ha portato solo a realizzare che il grado di bugie aumentava, che nella sua lista dei desideri e sessualità malata c’erano ben altre persone (alcune delle quali conoscenze comuni). Immagino che per chi ha alle spalle un lungo matrimonio è un mega shock, complicato dal fatto che questi riescono a prepararsi il terreno intorno (per Gianni..se ripenso a tua suocera..viene in mente che quella è la figlia, forse in qualche modo la madre si ‘scherma’. Me lo son chiesta con il padre del mio ex, persona molto invadente, ma che davanti agli scleri del figlio a cena -cosa che mi aveva davvero impressionato, perché erano frequenti e mostravano una faccia molto diversa da quella che mette con amiche/ci. Il padre..zitto, si faceva offendere giustificando la cosa con dei ‘modi un po’ impetuosi’). Forse i genitori sanno (magari non i termini tecnici), ma proteggono i figli e loro stessi da quegli scoppi che tutti conosciamo. Comunque ora che il narc della storiaccia ha pure l’assoluzione del suo psi (ma vorrei vedere “cosa” gli ha raccontato..), amen, la cattiva sono io. Forse questa è una delle cose che blocca in queste storie, essere stordite/i dal sentirsi appicciato un qualcosa che non appartiene, non ritrovarsi più, concentrare talmente tanta attenzione e tempo su loro..da perdere sé stessi.

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      2. Cara Eva, i ragionamenti sui genitori li ho fatti anche io, sia per i miei che per quelli di mia moglie.
        Anche io ho fatto i conti con le mancanze affettive, che alla fine probabilmente non derivano da una personalità disturbata, ma solo da notevoli livelli di pura anafettività, peraltro dovuti a loro volta a genitori (i miei nonni) rigidi e allo stesso modo anaffettivi; e questo vale per 3 nonni su 4 per quanto ho potuto capire.
        Per quanto riguarda i miei suoceri e in particolare mia suocera, cui voglio bene e che mi è anche spesso stata vicina, non posso fare comunque a meno di pensare che se la figlia è così è perchè da qualcuno ha imparato. Se adesso mia suocera accetta un riavvicinamento senza nessun chiarimento e se adesso io probabilmente passo per l’ingrato che sta facendo soffrire la povera figliola, probabilmente è per due motivi: da una parte come mamma probabilmente è disposta ad accettare qualsiasi cosa pur di non perdere il rapporto con la figlia, in qualunque forma esso avvenga; dall’altra riuscire a mettere veramente in discussione la figlia significherebbe mettere in discussione sè stessa, suo marito, il suo matrimonio e l’educazione e gli esempi dati alla figlia; cosa che io ho in parte chiesto loro quando ancora mi confrontavo, ma che adesso so non avere senso; non possono essere in grado di farlo, per l’età e per la loro forma mentale.
        Grazie del confronto anche su questo tema molto delicato.
        Un abbraccio!

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      3. Caro Gianni,
        riguardo l’anaffettività ‘ereditaria’ dei genitori.
        E’ un tema molto affascinate e complesso, che ho affrontato un po’ per curiosità un po’ per scandagliare le eventuali ‘ferite’ inconsapevoli che mi porto dietro.
        Siamo più o meno coetanei, e in effetti i nostri nonni e anche genitori, hanno fatto una vita molto più dura, hanno sperimentato le guerre mondiali di inizio secolo scorso periodi molto turbolenti che sono durati molto a lungo. Crescere figli era più difficile, in alcuni momenti una sfida semplicemente mantenerli in vita.
        Mia nonna ci raccontava (lasciamo perdere se fosse il caso o no) che ai suoi tempi esistevano carri funebri apposta per i bambini, aggiungendo: adesso (riferito a quando eravamo bambini noi) per fortuna non esistono più.
        Ed è vero ai tempi i bambini avevano basse possibilità di superare i 5 anni e tanti venivano falcidiati da malattie oggi banali o debellate, mi riferisco a prima della diffusione di penicillina e vaccini e non parliamo di due o trecento anni fa ma di inizio del secolo scorso (parlando dei nonni).
        Non è una giustificazione, ma solo un’osservazione, penso che avere problemi di sopravvivenza, salute, cibo, riparo facesse passare in secondo piano o quindicesimo… l’affettività in generale. Non voglio neppure parlare della condizione femminile è storia, le donne morivano di parto come mosche.
        La buona notizia è che non abbiamo più gli stessi problemi, possiamo finalmente perseguire un tipo di benessere che non limitato alla sopravvivenza.
        Possiamo finalmente interrompere queste serie di errori fosse solo perché si rifletterebbero (e lo abbiamo capito eccome) su eventuali discendenti ma anche per vivere al meglio quello che ci sarà dato di vivere.
        In questo c’entra il perdono, inteso come comprensione delle oggettive difficoltà di persone buone, visto che il male vero, gratuito, lo abbiamo conosciuto de visu.
        Posso capire perché, nel mio caso personale, mio padre ci spingeva sempre a dare il massimo a non accontentarci dei risultati, non perché non ci amasse ma riteneva (maldestramente?) di metterci al sicuro dal bisogno.
        E per certi versi è stato così, tutti in famiglia abbiamo raggiunto traguardi di autonomia e solidità che probabilmente lui non aveva avuto (durante la seconda guerra mondiale era grande abbastanza per capire e ricordare) che questo abbia innescato in me l’esigenza di fare più e meglio e a tale fine di cacciarmi in un progetto complesso che mi ha impegnata eccessivamente e costretta a scoprire la guardia e ad avere la necessità di supporto che ho ‘preso’ dove ho trovato, anche se l’ho trovato nel posto peggiore.
        Quello che mi rimprovero è essermi messa in mare nonostante tutto, di avere ancora una volta lanciato il cuore oltre l’ostacolo (lavorativo) e quando mi sono trovata in una tempesta perfetta, lontana da tutti i miei punti di riferimento mi sono aggrappata alla prima cosa positiva che ho trovato. Vai a sapere che invece di un galleggiante si trattava di una m*rda talmente grossa da fare provincia….
        Ci ho pensato e ci penso ancora, l’unica cosa che avrei potuto fare, in totale coscienza, era non espormi a quel rischio, avrei dovuto soppesare meglio le mie forze, accettare i miei limiti e non pensare, un po’ fanciullescamente, di poter risolvere sempre tutto.
        Su questo devo lavorare seriamente, devo capire che sono al sicuro e che non ha senso questo push continuo questo non attribuire nessun valore a quanto fatto ma solo a quanto ancora si potrebbe fare, ma senza sedersi perché mi sentirei perduta.
        Devo capire che il mio percorso non può essere sempre uno scatto da centometrista,
        ma si tratta di una maratona in cui devo dosare le mie forze. Poi ci sono altri demoni da acquietare, ma un po’ alla volta.
        Il lavoro da fare su stessi è essenziale, difficile, un costo di sicuro, ma che (almeno nel mio caso) sta dando i suoi frutti.
        Devo interiorizzare di essere il motore delle mia esistenza, che posso (e devo) decidere quando accelerare e quando ridurre i giri, e che i traguardi da pormi devono essere autenticamente miei e non inculcati (seppure in perfetta buona fede) da qualcun altro.

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      4. Cara Babi, hai fatto un’analisi approfondita dell’ereditarietà rispetto ai nostri genitori e rispetto alla loro anaffettività. Concordo!
        Molto velocemente (scusa ma adesso devo ancora lavorare) credo che i tempi siano effettivamente cambiati, e che stiano per fortuna ulteriormente cambiando. E’ giustamente data molta più attenzione a questi temi che sono diventati centrali nelle tematiche di educazione dei figli.
        Poi noi che scriviamo qui abbiamo avuto al “fortuna” di dover fare i conti con noi stessi e con le nostre mancanze affettive primarie, per cui siamo maggiormente nella condizione di sottrarci a certi automatismi ereditari, cercando di garantire un futuro migliore ai nostri figli (chi ne ha).
        Un abbraccio!

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    2. Carissmo Gianni, la tua analisi è giustissima e la condivido.
      Ogni caso di rapporto é con np é a sé stante anche se molte cose accomunano le varie situazioni, come una prima fase in cui il narcisista si nasconde e una successiva in cui la maschera cade ma spesso é un già troppo coinvolti nella dinamica per riuscire a sganciarsi.
      Si tratta di una co-dipendenza dove anche il narciso dipende dall’altra persona, e più grande è il coinvolgimento che np é riuscito a creare più forte e duraturo é il legame.
      Il mio caso con il secondo np forse esula dalla norma visto che io ero molto consapevole di chi fosse quando ho deciso di cercarlo dopo il primo distacco….non riesco assolutamente a vedermi come vittima visto che mi sono anche permessa di agire con meccanismi simili ai suoi per riuscire a relazionarmi senza soccombere, come invece era accaduto con il primo.
      Il perché abbia voluto ciò devo ancora capirlo, sicuramente ne ero attratta altrimenti non mi sarei imbarcata in una cosa simile, ma non ero coinvolta così al punto di non riuscire a liberarmi, per questo dico che sono stata una complice della cosa ma parlo a livello personale…certo quando sia capisce cin ci chi si ha a che fare bisogna fare un enorme lavoro per sganciarsi ed è normalissimo che ci voglia anche molto tempo.
      Un abbraccio

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    3. Carissime Mary e Silvia, condivido in pieno quello che dite.
      Rispetto alla tua scelta, Silvia, che tu definisci pienamente consapevole, chiedendoti perchè l’hai fatta e quindi sentendoti complice, ritengo che in realtà tanto consapevole forse non era.
      Ho imparato a mie spese, anche in altri ambiti, come per esempio quello della mia famiglia, che le coazioni a ripetere sono qualcosa di veramente tenace e spesso subdolamente incomprensibile. Non conosco la tua storia personale al di là di quello che hai scritto sui due np; forse qualche necessità inconscia di rimettere in atto situazioni già viste o vissute ti ha spinto alla sfida nel tentativo di risolvere qualche nodo che magari poco ha a che fare con np in sè.
      Solo un’ipotesi astratta, ma nelle coazioni a ripetere io ho trovato tante risposte anche in merito ad altri oltre che a me stesso.
      Un abbraccio!

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      1. Caro Gianni, sicuramente il mio vissuto affettivo è stato molto complesso prima di incontrare gli np. Il mio matrimonio è stato un fallimento dall’inizio causa mancanza di vero dialogo, poi dopo la speraziobe go avuto un’altra relazione molto lunga durata otto anni e mezzo in cui però la persona non aveva mai tempo per stare insieme ed era succube della madre.
        Quando ho conosciuto il primo np, sei mesi dopo aver chiuso quella relazione, mi era sembrato un ragazzo in gamba, con cui avere un rapporto basato sul dialogo sincero. Avevo sincera stima ed ammirazione per lui. Avevo anche molte paure e non è che mi sia aperta subito, ma ci volevo credere. Tra noi c’era un certo divario culturale ma una bella intesa fisica, e purtroppo ho sbagliato a pensare che l’attrazione potesse sopperire altre mancanze. É stata una grande delusione quando ho capito che non era il tipo chgr pensavo, mi ha molto ferita la sua marcia indietro dopo soli due mesi e tutto quello che è venuto dopo (sparizioni, ritorni, triangolazioni).
        Il secondo narcisista mi aveva colpita nonostante avessi capito la sua problematica perché finalmente mi era sembrato di aver trovato qualcuno con cui riuscire a dialogare alla pari, visto che abbiamo fatto studi simili. Ma come ho già raccontato, lui da subito ha voluto una relazione di tipo sessuale, non mi ha dato scelta nel poter avere un rapporto diverso e solo dopo molte titubanze ho accettatola relazione con lui. Ma è sempre un errore, al di là del fatto che sia un narcisista, accettare un genere di rapporto che non è nelle tue corde pur di non perdere una persona…..chi ci tiene a te ti rispetta e rispetta i tuoi desideri.
        Da queste esperienze ho capito che devo avere più stima di me e non accontentarmi più di persone che mi danno briciole di tempo e che non mi danno la giusta importanza nella loro vita.
        Un caro saluto

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      2. Cara Silvia, spero di non essere stato e di non essere adesso invadente; se così fosse dimmelo che mi fermo sui miei ragionamenti.
        Quando parlo di coazioni a ripetere mi riferisco in genere al rimettere in atto situazioni che provochino stati d’animo o vadano a toccare ferite che fanno di solito riferimento alle nostre mancanze primarie, ovvero a fatti, cose o persone della nostra infanzia e adolescenza.
        In questo senso intendevo che magari la sfida che tu hai consapevolmente messo in atto col secondo np e magari anche la scelta del primo np, potrebbero essere in realtà la necessità, del tutto inconscia, di riattivare cose più antiche, magari ancora da risolvere.
        Per me è stato così: ho cercato di colmare vuoti primari, e l’ho fatto ricreando inconsciamente buona parte delle dinamiche disfunzionali della mia famiglia di origine, pur avendo passato una vita a dirmi che avrei fatto l’esatto contrario.
        Mia moglie stessa alla fine sta facendo esattamente quello che ha fatto sua madre, cioè rimanere in un rapporto pur dicendo di non amare più suo marito, nonostante abbia per questo apertamente contestato la scelta della madre stessa, dicendole che anche per le figlie non era stata un buon esempio.
        In queste dinamiche la forza delle coazioni a ripetere è incredibile, e questi meccanismi sono difficilissimi da scardinare, e spesso sono difficili da individuare.
        Siccome non conosco nulla della tua storia al di là di quello che hai raccontato delle tue relazioni, non vorrei entrare in ambiti troppo personali, quindi se l’ho fatto e la cosa non è gradita mi scuso e mi fermo.
        Un abbraccio!

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  23. Caro Gianni non sei invedente anzi mi stai dando la possibilità di approfondire alcuni aspetti del mio vissuto per cui ti ringrazio.
    Ti ho illustrato molto sinteticamente il mio percorso con l’altro sesso per darti un’idea delle mancanze che ho riscontrato in quei rapporti (mancanza di dialogo, di tempo, di vero interesse nel costruire ecc).
    Sicuramente nella storia degli otto anni e mezzo ho sofferto moltissimo per il legame quasi ossessivo che c’era tra quel mio ex e ła madre. Ha riaperto la mia vecchia ferita del non essere preferita dalla figura primaria di attaccamento, di cui avevo parlato alcuni commenti più su.
    Con il primo np é accaduto lo stesso quando ha iniziato a triangolare. Mi sentivo sempre sostituibile in qualunque momento e senza preavviso. Infatti più volte nel corso della relazione mentre ci frequentavamo lui spariva nel nulla per diversi mesi (nuove fiamme) per poi tornare. Era angosciante. Devo dire che in certi senso il suo “fidanzamento” (uso le virgolette, visto che lui a quanto pare continua a dirsi single) mi ha in un certo senso liberata da quel gioco di va e vieni….ma certo sapere che dopo tre anni di tira e molla ne ha scelta una che, a detta di tutti, non ha nulla più di me fa ancora un pò male.
    Con il secondo np sono andata oltre accettando la relazione con un uomo impegnato, cosa mai fatta prima. Ovviamente la spinta primaria era sempre quella: sentirmi da lui preferita a prescindere da tutto! Cioè io non ho mai voluto che lui lasciasse la sua donna per me ma volevo essere prioritaria quantomeno nella sua mente.
    Sicuramente per un pò è stato così ma si sa che con loro, per come sono strutturati, sei solo una delle tante risorse e mai e poi mai potrai avere un’esclusivitá,oer cui é una battaglia persa in partenza.
    Quindi caro Gianni penso di essere molto consapevole del mio nodo da scogliere, ovvero l’insicurezza dovuta al non sentirmi abbastanza meritevole di vero amore ed esclusività.
    Lavorando su queste nostre ferite personali po5remobsicuramente raggiungere non dico ma felicità ma sicuramente sapremo evitare di ricadere in questo tipo di legami.
    Un abbraccio

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    1. Carissima Silvia, credo che dalle tue esperienze con l’altro sesso emerga sempre la necessità di sentirsi vista, scelta, premiata. E altrettanto evidente sembra il fatto che tu, più o meno consapevolmente, ti sia messa sempre in una condizione di sofferenza in merito a questo aspetto.
      Anche il tuo primo rapporto è andato a toccare proprio quel tasto, direi per contrappasso; cioè lui aveva un rapporto ossessivo con la madre, ovvero quello che forse in parte auspicavi per te rispetto a tua mamma, e allo stesso tempo era un rapporto che sottraeva, immagino, tempo e attenzioni a te.
      Coi due np la cosa forse appare più diretta, specie col secondo perchè consapevolmente attuata come sfida; cioè hai cercato partners che, il primo non lo sapevi, il secondo sì, non ti avevano scelta come prima “opzione”.
      La speranza è sempre quella di sanare i nostri vuoti cambiando l’altro e non noi stessi.
      Sicuramente, come dici, tu, l’unico modo per uscire da questi inghippi è renderli razionalmente comprensibili e lavorare su sè stessi. So che sei sulla strada buona!!!
      Un abbraccio!

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      1. Giusta analisi Gianni. Preciso solo che io non ho mai cercato rapporti “ossessivi” in quanto rifuggo dalle persone troppo assillanti, ma ne ho sempre voluto uno cui io mi sentissi messa in primo piano. É una cosa un po’ diversa dal legame ossessivo e simbiotico (mi fanno orrore le coppie di quel tipo) ma sicuramente riflette quella necessità legata alla ferita originaria.
        Mi piace sempre tanto avere un confronto con voi!
        Grazie ancora Gianni e buon weekend 🌸

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  24. La cosa che mi spaventa, personalmente, è il love bombing. Sul resto, credo che ora – grazie a tutti voi – saprei reagire e salvarmi. Ma il bisogno di approvazione finalmente e fintamente coronata, per me, si è persino acuito. Ci ricadrei? Non ne sono certo, però temo di sì. Sento più che mai una sorta di urgenza. Che è quella che mette nei guai.

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    1. Caro s.w.a., anche io vivo la stessa esigenza, adesso più che mai anche considerando che gli ultimi 20 anni sono stati una specie di inganno in questo senso.
      Credo però che adesso le sensazioni strane che hanno accompagnato il love bombing di allora le saprei riconoscere e, mi auguro, ne starei alla larga.
      In più sono convinto che se il lavoro su me stesso è stato fatto come si deve, saranno le eventuali np a starmi alla larga.
      Vedremo cosa riserva il futuro.
      Un abbraccio.

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      1. Rispetto a quello che dicevi nell’altro post, sulla coazione a ripetere, è incredibile come si venga guidati da questa forza inconscia.
        Ci porta in strade talmente tortuose e così difficilmente individuabili, che alla fine ti guardi indietro e dici : Ca..o! Ma ho fatto esattamente quello che ha fatto mia madre, ho ripercorso gli stessi passi, ho cercato lo stesso uomo!
        Eppure, razionalmente, mi sembrava così diverso. Eppure, all’apparenza, sembrava l’opposto di un uomo impositivo, insensibile, bugiardo…
        E guarda un po’? Mi sono ritrovata con tradimenti, abbandoni, manipolazioni.. esattamente come mia madre.
        Solo che le nostre storie finiscono in maniera diversa, perché lei, malgrado tutto, è rimasta con lui.
        Io, invece, mi sono liberata.
        Ma non è quello che avrei voluto davvero, è questo contro cui combatto di più!
        Avrei voluto che restasse comunque con me, pur di non provare quella sensazione di disfatta, di fallimento, di poco valore, di solitudine che mi porto ora nel cuore.
        E quanto ho odiato mia madre per non aver avuto il coraggio di mollare quando la vedevo star male, quando la imploravo di mandarlo a quel paese perché lui la trattava male!
        E quanto mi sentivo tradita, quando invece la vedevo continuare su quella strada..come in preda ad un’allucinazione.
        Eppure, io sarei stata in grado di fare esattamente la stessa cosa, anche ai miei figli.
        E solo il no contact mi può salvare, ora come ora, perché sennò molto probabilmente; e mi vergogno a dirlo, starei ancora lì, in attesa di un ritorno.
        Ma allora come se ne esce?
        Se l’innamoramento ci inganna, se anche il tentativo di usare la razionalità nella scelta di un partner non ci salva dal nostro inconscio, come se ne esce?
        Siamo destinati a relazioni fallimentari per tutta la vita perché abbiamo questo imprinting che ci ha marchiato a fuoco come vacche?
        Vista così, è desolante.

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    2. Caro S.w.a.
      mi piace pensare che il love bombing faccia breccia in una crepa esistente, pregressa, di qualsiasi natura.
      Mi piace pensare che con la terapia, il counseling, quello che è, il lavoro certosino che possiamo fare su noi stessi, un giorno si riuscirà a sigillare quelle crepe.
      O almeno a sapere che ci sono, essere consapevoli dei punti deboli e potere agire di conseguenza sia in termini preventivi che curativi.
      Poi siamo sotto il cielo, tutto può succedere e faccio mie le parole di Gianni, anche se a rischio di sofferenza atroce, preferisco essere come sono io che come sono loro.
      Un abbraccio.

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  25. Cara Naty, hai scritto una cosa riguardo tua madre che mi ha colpita: era come in preda ad in’allucinazione.
    Si, credo sia questo. Un’enorme allucinazione. La cosa singolare é che questo non avviene con chiunque ma solo con questi soggetti …personalmenente ho “sgamato” numerosi tizi che volevano farmi credere di essere ciò che non erano per riuscire a conquistarmi, alcuni sembravano pure convincenti ma sono riuscita ad individuarli subito e a fancularli per direttissima.
    La fascinazione degli np invece é mille voltepiù sottile….usano modi, parole, situazioni con grandissima abilità. Dico sempre che sono come delle caramelle incartate benissimo. Ti fanno venire una voglia pazzesca di mangiarle ma solo quando le hai in bocca ti rendi conto é merda e non menta. A volte il gusto merda é sapientemente avvolta dalla menta per cui va avanti a mangiarti la caramella, ma prima o poi ti arriva.
    La cosa che io trovo incredibile in tutto ciò è che nonostante si possa avere una chiara percezione di tutto ciò, si vuole ancora e ancora proprio quella caramella!
    Come se ne esce?
    Bisogna lavorare tanto sulla dipendenza. No contact ma non solo. Studiare e approfondire la tematica fino ala nausea. Confrontarsi. Volersi bene. Permettersi anche di essere deboli e poi ripartire.
    Piano piano, un pò alla volta.
    Forse non troveremo mai una persona normale? Si può essere…a volte lo penso pure io.
    Ma credo che d’ora in poi soggetti simili, come diceva Gianni, ci staranno alla larga.
    Un abbraccio

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  26. Carissime Natalia e Silvia posso dirvi che confrontarmi con voi su questi livelli è per me estremamente appagante.
    Coazione a ripetere, manipolazione, sensazione di allucinazione sono esattamente quello che ho provato e che in pochissimi sono in grado di capire minimamente.
    Come se ne esce? Credo solo con la consapevolezza e una forza che si può evere solo tramite essa. Quando finalmente si capisce il meccanismo si può, faticosamente, combatterlo. È una strenua lotta contro sé stessi e i meccanismi perversi automatici, le famose coazioni a ripetere.
    Ogni tanto, forse con un po’ di supponenza, penso a tutti quelli che inconsapevolmente non fanno altro che ripetere errori di altri. E mi fanno un po’ di tenerezza perché anche io l’ho fatto fino a ieri.
    Ma è un meccanismo incontrollabile, non ci possiamo fare niente fino a che, con un lavoro durissimo, non ne prendiamo coscienza.
    Ma questa presa di coscienza è in realtà la scoperta dei nostri veri sé e quindi è la nostra vera realizzazione, quindi è la nostra salvezza oltre le sofferenze.
    Grazie, un mega abbraccio!

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    1. Ciao Gianni, in pochissimi sono in grado di capire perché solo chi ci è dentro sa veramente di cosa stiamo parlando e di quanto siano dure a morire certe dinamiche. Tanto è vero che la maggior parte di noi che scrive qui sul blog è già fuori dalla relazione ma continua a vivere uno stato di profonda difficoltà benché a stadi diversi a seconda del punto in cui si trova nel percorso di guarigione. E non è un caso che i pochi professionisti che trattano seriamente di questo argomento siano persone che ci sono passate. Questo anche a testimonianza del fatto che tutti siamo possibili “vittime”. Le porte che questi individui aprono in noi sono profonde e antiche, sono nodi che non si sciolgono in breve tempo. Io purtroppo non ho una ricetta per la salvezza ma ho capito che dovevo armarmi di tanta buona volontà e pazienza oltre che di compassione per me stessa. La conoscenza è fondamentale ma è tutta di testa, è tutta logica e qui sappiamo che è la pancia a comandare. Tuttavia senza un’adeguata conoscenza del fenomeno continueremmo a colpevolizzarci rendendo vano ogni tentativo. Penso però che solo quando tutto sarà passato anche dalla pancia, ossia dalle nostre parti emotive più nere, riusciremo a lasciare andare. Nel mentre si cade, si inciampa e si trova un modo di rialzarsi e ricominciare un cammino che non è assolutamente breve. D’altronde per le cose importanti ci vuole tempo, tanto tempo e noi siamo importanti quindi mi ripeto che devo avere pazienza e non devo perdere la speranza che un giorno tutto questo passerà.
      Un abbraccio e buona domenica a tutti

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      1. Ciao carissima Mirò, condivido in pieno, come sempre, le tue considerazioni.
        Mi soffermo un attimo sulla tua affermazione che la conoscenza è di testa mentre tutte le sensazioni, specie le sofferenze, sono di pancia.
        La mia esperienza è che sia all’inizio tutto un lavoro, faticosissimo, di testa; ogni singola volta ci si deve autoconvincere che quello che si vive è irrazionale: solo a scriverlo sembra assurdo; cioè dobbiamo convincerci che stiamo facendo cose che non vorremmo fare, ed è abbastanza dura.
        Ma col tempo diventa un automatismo, fino a che si cambia letteralmente modo di pensare e di vedere le cose.
        Quando arrivi lì, io ce la faccio ogni tanto, ma altre volte ancora no, sei fuori dal tunnel! E quello è l’obiettivo. Soprattutto lasciare andare tutte le cose che ci riportano verso la sofferenza, e questo ci dovrebbe tenere lontano da np e compagnia.
        Mi pare che molti di noi qui sul blog stiamo facendo tanti piccoli passetti, uno alla volta; e ci vuole pazienza.
        Un abbraccio!

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      2. Esattamente Gianni, la testa, quando libera da condizionamenti, ci può aiutare a ritornare sul binario ogni volta che ci perdiamo nei vecchi meccanismi. È un lavoro faticoso e costante ma necessario. A raccontarlo sembra assurdo ma perché forse lo è veramente. Dobbiamo fare appello alla nostra testa per non tornare sui nostri passi, per non confonderci e per tradurre bene i messaggi che riceviamo. La mia testa per esempio deve fare uno sforzo enorme per non sentirmi sbagliata o inadatta quando penso alla sua nuova splendente vita dopo di me oppure quando devo combattere tutte quelle forme di autosabotaggio che provengono dalle mie parti da curare. L’obiettivo è quello che indichi tu e verso il quale ognuno di noi, col suo modo e col suo passo, sta andando.
        Anch’io come te a volte mi perdo ma poi mi capitano istanti in cui sento una lieve fiducia e a quella sensazione mi aggrappo con tutte le forze e la porto con me pensando che se l’ho provata la riproverò e forse un giorno mi diventerà amica.
        Un abbraccio, buonanotte

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  27. Carissimi, la tesimonianza di Blume e i vostri  post mi hanno fatto riflettere su cosa stia provando nel proseguo del mio no contact.
    Per me non se ne uscirà mai del tutto, ciò che siamo e che ci ha portato più volte a ripetere, non abbandonerà mai la nostra vita, non c é una guarigione, un complementare non smette mai di esserlo, si acquisisce consapevolezza che, forse, ci ha dato e ci darà  la forza di controllarci,  ma quel “difetto” interno che ci fa calamitare  questo tipo di persone rimane, le motivazioni che ci hanno fatto diventare tali non possiamo eliminarle, è  come essere portatori sani di un virus , è lì, latente, possiamo solo cercare di tenerlo sotto controllo ma non si può  debellare.
    Ora, l’ex np, probabilmente,  e lo auspico vivamente, non riuscirà più a riagganciarmi perché  sono arrivata al mio livello massimo di tolleranza che mi ha fatto finalmente scappare e,  pensando a lui, automaticamente, associo quel  dolore e quella sofferenza vissuta  che mi fanno desistere e resistere, ma se non facessi questa associazione  ci ricadrei? Se mi innamorassi di un altro uomo che successivamente si palesasse abusante, riuscirei a scappare in tempo? O rimarrei nuovamente intrappolata nel rapporto?
    Ciò che mi fa proseguire sulla strada del no contact  è la consapevolezza di chi sono io,  della sofferenza che lui è in grado di infliggermi e perché questo distacco mi fa stare obiettivamente meglio, ma sarei bugiarda a dire che non ho provato più volte il desiderio di risentirlo e rivederlo e questo non è normale.
    Il lavoro da fare su se stessi è veramente arduo e nel futuro non vedo una guarigione ma un perenne stato di vigilanza per non rimanere nuovamente travolti.
    Un grande abbraccio a tutti

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    1. Cara Alma, hai detto una cosa giusta. Ci si stacca purtroppo quando la misura é colma, e purtroppo caratteri come i nostri hanno un’altissima capacità di incassare e gli np lo sanno e sanno come fare perché il colmo della misura non arrivi subito ma nel tempo, con abusi via via più grandi. Io ho notato questo….all’inizio sono brevi sparizioni, poi più lunghe, poi appuntamenti che saltano con le scuse più incredibili, poi arriva l’antagonista nuova, e poi è poi è poi……finché appunto non de la si fa più umanamente a sopportare.
      Quello che mi chiedo è perché a queste persone ho permesso di farmi tanto male e ad altri no, io sono veramente impietosa con chi cerca di prendermi per i fondelli, invece con questi qui mi sono veramente auto inflitta delle cose assurde pur di non perderli, ma loro fanno in modo di rovinare tutto comunque e per quanto cerchi di capire, per quanto ti sforzi di mantere una linea difensiva, loro sapranno sempre come scombinare le carte e metterti sotto scacco. Sono dei bambini mai cresciuti ed hanno la tipica crudeltà dei bambini capricciosi ma la determinazione degli adulti.
      Io mi sono imposta di non perdere più tempo ed energie, ho proprio mollato la presa…forse bisogna proprio accettare l’evidenza che sono casi disperati. Sono dei malati mentali e volere avere a che fare con dei malati mentali, per quanto ben camuffato, non va bene. Ma io non voglio più essere il parco giochi di un malato mentale.
      L’unica è lasciarli andare, sganciarsi, ma soprattutto lasciarli andare dalla nostra mente.
      Un abbraccio

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      1. Cara Spirito Libero, è tutta la loro vita che ripetono lo stesso copione, sanno molto bene che devono perpetrare le loro torture a piccole dosi, a piccole dosi di veleno si muore lentamente senza che neppure te ne accorgi e a loro piace così tanto tutto ciò.
        Lasciarli andare è un traguardo difficile, io non so quando e se riuscirò, sono sincera.
        Non tornerei indietro, il solo pensiero mi racapriccia, aver interrotto è stata una liberazione impagabile, ma per ora ho solo interrotto la frequentazione, ma non l ho ancora lasciato andare veramente.
        Nella mia mente è presente sempre, giornalmente, in maniera differente da prima,  ma c è sempre.
        Anche io non ho più intenzione di essere il parco giochi di un disabile mentale e seppur con costrizione,  proseguo la mia vita restando ben lontana da lui.
        Baci

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      2. Alma hai detto una cosa verissima che mi da da pensare. Ovvero che il veleno a picche dosi uccide lentamente. Questa cosa é spaventosa ma riflette esattamente il tutto.
        In certi casi il loro gioco è abbastanza palese e diretto, ma talvolta sono incredibilmente bravi a darti la stoccata e poi a scusarsi sìcchè tu pensi “ha sbagliato ma forse ha capito, diamogli un’altra possibilità”. Ecco, loro sanno anche che noi sappiamo perdonare le mancanze, si agganciano alla generosità d’animo. Anche se spesso io penso chge si sono ampiamente agganciati alla mia dabbenaggine, in particolare il primo np. Già con il secondo ero consapevole dei suoi giochi e fingevo di credergli ma solo perché sapevo che solo in quel modo la cosa poteva in qualche modo andare avanti. Pensa te a che livelli ero arrivata…
        Il pensiero sicuramente è l’ulutimo a svanire….
        Come dice Gianni, forse (il condizionale é d’obbligo) ce ne si può liberare nel tempo, ovvero imparare ad essere indifferenti…anche se del tutto indifferenti a mio parere non si diventerà probabilmente mai, ma credo si possa raggiungere un punto tale per cui non si vuole più ricadere nel gioco, ovvero quando si capisce che il gioco non vale la candela.
        È importante convincersi che loro non possono cambiare e che il rapporto con loro sarà sempre una manipolazione…questo mantra me lo ripeto ogni giorno. Un grosso abbraccio

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      3. Spirito Libero, non siamo noi credulone o sprovvedute, sono loro ad essere difettati, mettiamo ordine alle cose!
        La nostra è più una onestà intellettuale (che ai tempi d’oggi è quasi un difetto) che loro individuano e ne fanno scempio.
        Noi non avremmo mai fatto nulla di male nei loro confronti anche avendo l’opportunità di farlo, è anche questo che ci fa rimanere.
        Per noi è incomprensibile ed inaccettabile e quando siamo costretti a farlo per non essere annientati è troppo tardi ed entrano in gioco la dipendenza che sapientemente sono riusciti ad instillarci.
        Io non ho più da convincermi di nulla di quest’uomo, so bene che ha dei grossi problemi e non si potrà mai avere con lui nessun tipo di scambio sano, nemmeno un comune dialogo, non è capace, deve manipolare ogni cosa, è costantemente in posizione di seduzione, nella sua vita è tutti artefatto, bisogna stare alla larga.
        La mia e solo dipendenza irrazionale che non riesco a gestire. Passerà….
        Un abbraccio

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      4. Un abbraccio Alma, passerà sicuramente, quando gli np mi tornano in mente io penso sempre che sono fortunata a non essere la loro compagna. Un abbraccio

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  28. Cara Alma, non sono completamente d’accordo con te in merito al fatto che non riusciremo mai a staccarci del tutto; e te lo dice uno che probabilmente non riuscirà o non potrà mai farlo materialmente, avendo due figli.
    Però a livello mentale secondo me si può raggiungere l’indifferenza. Io ogni tanto riesco a considerare la cosa in maniera serena, con distacco emotivo sufficiente. E’ chiaro che non si cancellerà mai quello che è successo, è un pezzo di vita che abbiamo vissuto.
    Ma se andassi avanti pensando di non riuscire mai a superarlo del tutto credo che andrei in depressione. La possibilità di un no contact materiale sicuramente dovrebbe aiutare. Poi è tutto lavoro su sè stessi; ma secondo me se ne può uscire; prendetelo come un incitamento a continuarlo questo lavoro.
    Poi noi siamo fatti così, siamo empatici e quindi esposti al rischio di trovarci ancora in situazioni analoghe, ma in teorie dovremmo adesso avere i mezzi per riconoscerle e per contrastarle, prima di tutto allontanandocene eventualmente.
    Ma preferisco essere così e rischiare di soffrire che essere come loro.
    In merito a quanto dice Silvia concordo che vanno considerati casi clinici, sui quali noi non abbiamo nessuna possibilità di intervenire, per cui l’unica è starne alla larga; e adesso ne abbiamo gli strumenti.
    Un abbraccio!

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    1. Caro Gianni, grazie per la tua risposta, immaginavo non fossi d’accordo ed  era proprio quello che mi aspettavo da te che hai una forza esemplare e la prendo davvero come un incitamento a continuare fiduciosa la strada.
      Probabilmente è una questione di tempo, arrivati a questo punto vorresti accadesse subito.
      Un abbraccio

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      1. Carissima Alma, ormai cominciamo a conoscerci bene….
        Non è questione di forza, è solo un punto diverso dello stesso percorso, o forse ancora di più, semplicemente percorsi talvolta diversi per raggiungere la stessa meta. Chi ci arriva prima chi dopo, chi è più avanti su una cosa chi su un’altra.
        Un abbraccio!

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  29. Ora dirò una cosa che potrebbe risultare impopolare e probabilmente non condivisa.
    Soprattutto risulterà strana da una come me che sosteneva di volergli piantare un paletto di frassino nel cuore una settimana fa.
    Lo penso ancora, spesso,ma quello su cui sto rimuginando da giorni è che alla fine l’unico modo per liberarsi definitivamente di loro, anche psichicamente ( che è la cosa peggiore) è averne compassione.
    Questo non significa assolutamente non condannare le loro azioni o rimanere in rapporti devastanti, né vederli per quello che non sono, facendo il loro gioco e illudendoci che siano anime belle e sofferenti.
    No.
    Però, credo si debba scindere le loro azioni dalla loro persona e rendersi conto che davvero essere disturbati a tali livelli è la merda più totale. Anche se loro non se ne accorgono, anche se il loro è un disturbo egosintonico, anche se la fanno pagare agli altri.
    Ho provato pena, a tratti per quest’uomo così succube dei suoi stimoli interni completamente allo sbando.
    Così incapace di entrare in contatto con la propria sfera emotiva, così sprovvisto, forse, di sfera emotiva.
    E che poi ci nascano, ci diventino, che abbiano o non abbiano un’anima..poco ci cambia.
    Il risultato è sempre quello. Vivono come degli automi e vedono 3 colori quando noi ne possiamo vedere 300.
    E così, solo così, credo ci si può distaccare da quell’immagine di uomo, o donna, speciale, affascinante, profondo che abbiamo conficcato nel cervello.
    È quella che ci frega, parliamoci chiaro.
    Siamo convinti che non ne troveremo mai uno migliore, malgrado tutto
    Siamo convinti di non meritarceli e che qualcosa abbiamo sbagliato, se non ci vogliono più.
    Qualcosa avremo sbagliato sicuramente,siamo umani. Ma loro hanno fatto di molto peggio, solo che semplicemente la consapevolezza non è in loro possesso e quindi vivono in leggerezza(apparente) e senza fustigarsi.
    Sotto, hanno un magma di roba putrida,ma non ci entrano in contatto, semplicemente.
    Quindi, proviamo a capire che sono dei poveracci
    Smitizziamoli.
    Non possono nemmeno curarsi, probabilmente, tanto è il loro distacco dalla realtà e dalla presa di coscienza di chi sono.
    Io credo che questa sarà la nostra libertà.
    Quando riuscirò a piangere lacrime di compassione per lui, sarò guarita, penso.

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    1. Cara Naty
      hai detto cose molto belle che, se mai ci fossero stati dubbi, sono testimonianza del tuo grande cuore.
      Ti dirò, in qualche misura condivido, il rischio è venire fraintesi da chi approda su questo blog in un momento diverso della chiusura con np, più indietro, magari ha abbandonato la nave da poco oppure è stata brutalmente scartata.
      Sollecitare compassione potrebbe suggerire pensierini empatici nei confronti di una spazzatura che non merita nessuna pietà.
      E già di empatia ne abbiamo buttata via tanta. Spiegherei che questo approccio personalissimo è frutto di un’evoluzione tua dolorosa e sofferta. Immagino che tu non abbia riposto il paletto di frassino, ma che abbia compreso che quel livore ti danneggia anche se più che legittimo. E che tu abbia lavorato tantissimo per raggiungere questa consapevolezza e che (se mai ci fosse bisogno) è solo un elemento in più per abbandonarli al loro destino. Sono senza speranza.
      Un abbraccio.

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      1. La pietà non dev’essere rivolta alle loro azioni, che sono vomitevoli, ma alla loro persona, che è soltanto un involucro vuoto che sostiene un bambino una bambina gravemente danneggiati per n motivi che non staremo qua a discutere. E si, tutti abbiamo traumi infantili, spesso peggiori dei loro, ma non tutti, grazie a Dio, diventiamo così.
        Ma cosa ci possiamo fare?
        Questo è il loro destino, io credo che non possiamo veramente arrogarci il diritto di capire tutti i perché della vita, che molto spesso si palesano dopo anni.
        È come un puzzle immenso di cui vediamo solo una parte.
        Io sono a 7 mesi dalla separazione e non ne sono fuori, ma se penso ai primi due tre mi sembra un miracolo essere viva, giuro.
        Per cui dico a chi ci sta passando ora, da quell’inferno, che non esiste altra strada che quella e che tutto quello che provate va bene. Va bene così.

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    2. Cara Natalia, arrivare a superare il tutto senza provare rancore, anzi avendo compassione di chi ci ha fatto, più o meno consapevolmente, del male, credo che sia un obiettivo che rimarca il valore della tua persona.
      Provare compassione non vuol dire in alcun modo accettare o giustificare, vuol dire avere la bontà d’animo di non volere inutili vendette, ma con la fermezza di non farci più ferire.
      L’importante è riuscire a farlo riuscendo allo stesso tempo a rimuovere recriminazioni, odi, sentimenti di rivalsa. Tutti sentimenti che, secondo me, per quanto comprensibili e umanamente spesso quasi inevitabili, non possono far star bene nessuno.
      Quindi chi si pone questo obiettivo, e ci arriva, prende due piccioni con una fava: da un lato significa che è veramente riuscito a superare il male che ha subito; dall’altro aumenta il suo benessere personale evitando sentimenti che rimangono comunque in assoluto negativi.
      Brava! Un abbraccio!

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  30. Buon pomeriggio a tutti, il love bombing è come una chemioterapia, entra in circolazione nel sangue a piccole dosi, goccia a goccia, quasi manco ce ne accorgiamo. Sappiamo che ci farà bene, stiamo bene in effetti ma è solo un palliativo del momento, a furia di prenderne quantità industriali non ci accorgiamo che il corpo prima o poi cade, soffre… E magari il tumore è ancora lì… Perché a mio parere un np è un tumore dell’anima. E come in certi casi ritorna più aggressivo che mai. Mi sono letta parola per parola la pagina fb di H. G. Tudor e se è vero anche solo la metà di quello che è scritto, ebbene è stato un metodo utile, brutale a volte ma necessario.
    Mi ha fatto prendere paura, io una persona così non la voglio nella mia vita. Domenica un vecchio bacucco che manco conoscevo si è rifiutato di darmi la mano durante la messa… O la campagna di diffamazione sta raggiungendo dosi elevate o era un vecchio np che si è sentito riconosciuto. Questo piccolo incidente è bastato per farmi crollare quel minimo di autostima che credevo di aver raggiunto durante il mio percorso. Credevo di essere un po’ più forte, evidentemente non è così. Non è facile incontrare persone che conosco ma ti guardano stranamente o cambiano strada. Vedremo, comunque felice di essere fuori da tutto quello schifo, dopo vent’anni che lo credevo una brava persona. Un abbraccio

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  31. Grazie..ma non dico di esserci riuscita!
    Solo che quella mi sembra l’unica via per una reale guarigione, perché il rancore, l’odio, la rimuginazione continua sono dei veleni che ci infettano l’anima.
    La rabbia ha il suo scopo, serve a bruciare le tossine emotive che avevamo dentro da anni ( o mesi, per i più fortunati o bravi..) e a prendere le distanze, ma se resta lì a vita ci si ritorce contro, diventa la nostra galera, l’ennesima.
    Non sto dicendo questo perché voglio essere brava e buona, o perché credo che si debba perdonare.
    Io non so se perdonerò, ma come avete detto la compassione è altra cosa.
    Significa sentire, più che razionalizzare, con chi si ha a che fare e il suo reale valore e di conseguenza provare pena per degli esseri simili.

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    1. Naty cara quello che hai scritto è quello che penso pure io. Hai ragione quando dici che vanno smitizzati. Sono dei malati che vivono male. Io ho acquisito da tempo questa consapevolezza al punto che mi sono detta che stavo dando corda consapevolmente ad un malato e per questo dovevo fermarmi. Cioè per la prima volta ho capito chre avevo un potere su questa persona, che dipendeva fortemente dal fatto che io lo cercassi.
      Noi abbiamo rispetto a loro la fortuna di poter capire ed evolverci, loro no. Sono condannato a vivere e rivivere eternamente i loro copioni, e hai ragione….visti per quello che sono, sono ben poca cosa. Io li trovo anche un pò ridicoli francamente, soprattutto quando si “impegnano” a riagganciare senza sapere che abbiamo capito benissimo chi sono. Ecco, lì mi sento persino superiore. Dipende solo e soltanto da noi se accettare o meno che restino nella nostra vita, accettare la loro recita, credere alle loro penose scuse. Noi abbiamo il potere di dire sì o no.
      Poi si, sicuramente tornano nei pensieri e a momenti pensi che forse si potrebbe recuperare una decenza di rapporto ma questo è impossibile e quindi non ci resta che continuare sulla strada intrapresa verso la nostra emancipazione dal rapporto mslsano. Loro hanno una vita di merda e tale resterà, questa è la loro condanna, la nostra invece possiamo ricostruirla, migliore, senza di loro.
      Un abbraccio

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  32. Cari tutti,
    innanzitutto mi spiace per la mia lunga assenza dal blog (un blog che mi ha aiutato moltissimo, sia per gli articoli e le osservazioni di Claudileia sia per i vostri interventi), ma il periodo è stato duro, purtroppo è morto mio padre, ed è stato un calvario per lui (lucidissimo fino alla fine) e per noi (di vederlo così).

    E’ da tempo che volevo intervenire qui, per salutarvi, per dire del mio percorso di liberazione da np, per riguardo a una esperienza molto importante quale è stata conoscervi e sentire le vostre esperienze e raccontare di me. Le cose che mi vengono in mente sono tantissime, temo dunque che il mio testo non sarà breve, per questo sottolineo in carattere maiuscolo le tematiche, per dare modo di saltare se non interessa.

    Riguardo alla COMPLEMENTARIETA’, insisto che bisogna vederla, non è una vergogna né una colpa (la responsabilità del rapporto abusante, ripeto, rimane tutta a carico degli np). Ma ribadisco che, per uscirne davvero, sia necessario capire attraverso quali crepe del nostro cuore questi individui tossici si sono insinuati in noi in una maniera così forte che non riusciamo a uscire dalla relazione (a volte per anni!) o, se pure chiudiamo il contatto, non riusciamo a staccarci col pensiero. Sottolineo il concetto di TOSSICITA’. Perché, come le droghe, np ci avvelenano ma, contemporaneamente, avvertiamo di averne necessità (cioè, non riusciamo a distaccarci, a farne a meno!) se siamo nel circolo vizioso della dipendenza. Come nessuno costringe un drogato ad assumere le sue dosi quotidiane pur sperimentandone gli effetti negativi su corpo e anima, così nessuno costringe noi con una pistola puntata alla nuca ad essere legati a un np. Se rimaniamo dentro (anche solo col pensiero), il problema è più nostro che loro. Se non la vediamo così, difficilmente possiamo superare l’impasse in cui ci troviamo. Anche perché modificare loro non possiamo, ma trasformare noi stessi sì! E’ l’unica cosa su cui abbiamo potere.
    Insisto sul concetto di AUTOASSOLUZIONE: riconoscerci come complementari non significa ritenersi responsabili dei loro abusi (sono loro che li commettono, in questo senso siamo sicuramente vittime), non commettiamo questo errore di valutazione, probabilmente indotto dal termine stesso (complementarietà forse suggerisce l’idea di parità di responsabilità negli atti): non siamo colpevoli delle loro malefatte, a cui abbiamo solo reagito, la complementarietà non si riferisce alla condivisione della colpa (che è tutta loro), ma si tratta di individuare le nostre caratteristiche personali che hanno consentito a questi np di allacciarsi con noi in un incastro mortifero che può durare anche anni. Gli np hanno la fantastica abilità di individuare persone con alcune caratteristiche (fortemente empatiche, intelligenti, generose, accudenti, etc.) connesse a fragilità (vuoti interiori, ad ognuno i propri, dipendenza affettiva) che fanno proprio al loro caso (legare strettamente per distruggere meglio): per questo hanno su quasi tutti gli stessi effetti e sembrano dotati di poteri straordinari tali da infettare chiunque nello stesso modo. Non è così. La loro capacità offensiva è direttamente proporzionale alla nostra dipendenza affettiva. Raramente sbagliano obiettivo, e allora vengono mandati a quel paese rapidamente. Quasi sempre individuano bene i loro obiettivi umani, funzionali ai loro scopi (creare disastri sentimentali, schiere di persone da loro abusate che li inseguono: questo è il loro progetto).

    Secondo me, IL NODO FONDAMENTALE VERSO LA GUARIGIONE è legato al passaggio dall’interpretazione di np all’interpretazione di noi stessi. Loro sono come sono, creature del mondo, maligne, che non possiamo eliminare appunto dal mondo.
    Io, studiando, mi sono fatta un’idea precisa del disturbo di cui soffrono e le azioni, le intenzioni, gli atti del mio caro np posso dire che riuscivo anche a prevederli molto bene. Del resto, avevo anche capito quasi subito chi avevo di fronte: nonostante questo, mi sono gettata nella relazione come in una sfida e, in virtù di una conoscenza di lui credo anche più approfondita di quanto avesse lui di se stesso, sono pure riuscita non poche volte a restituire schiaffo a schiaffo (metaforicamente parlando), a non dargli i rifornimenti di cui necessitava, a farlo infuriare. Io calma, lui ad agitarsi, cercando di colpirmi in tutti i modi. L’ho visto destrutturato, inseguirmi per farsi dare una spiegazione, incollerito per il mio “malfunzionamento”. Insomma, qualche soddisfazione me la sono presa, ma erano vittorie di Pirro, veri e propri boomerang: lui, infatti, rapidamente sapeva recuperare la sua forma patologica (rifornendosi altrove, ad esempio), io, invece, rimanevo incastrata nella sfida e nella relazione e nel pensiero fisso. Come si può “vincere” su qualcuno che blocca i propri sentimenti, non mette in gioco se stesso, non è disponibile ad amare e, quindi, a soffrire? Per quanto brava posso essere stata, per quanto capace, per quanto intelligente e preparata, per quanto financo a lui superiore per capacità strategica, la guerra è persa finché stai dentro (visto che loro possono entrare e uscire dalla relazione quando vogliono, possono spegnere e accendere nel loro cervello i files che ci riguardano, all’occorrenza smetti di esistere per loro, mentre tu non ce la fai a staccarti col pensiero, perché non funzioni come loro!).

    Per quanto riguarda L’INTERPRETAZIONE DEL DISTURBO, su cui è inevitabile in una prima fase interrogarsi, io da tempo ho acquisito una sintesi (e non ne cerco altre, gli elementi penso di averne a sufficienza). Mi va di condividerla con voi, perché è un passaggio molto importante e mi piace mettere a disposizione di tutti l’idea che me ne sono fatta.
    Np, a causa di antiche ferite infantili (è stato invalidato in alcuni bisogni umani fondamentali, quali i bisogni di accudimento-riconoscimento-autonomia) a cui ha reagito secondo sue propensioni personali (e per questo non tutti quelli sottoposti alle stesse tensioni originarie sviluppano il DNP), ha come unico scopo nella sua vita quello di sorreggere la propria (fragile) autostima e mantenere coeso il proprio Sé patologico (un’immagine perfetta ideale che si è autocreata e che non corrisponde alla realtà delle cose, perché al fondo si vergognano di se stessi); la malignità, la perversione consiste nel far pagare agli altri il prezzo (altissimo) di questa necessità narcisistica di mantenere la propria coesione interna, di difendersi dal collasso di Sé (quindi, di alimentare la propria patologia). La patologia narcisistica si esprime fondamentalmente nel campo delle relazioni (da soli, non sanno stare, perché non hanno consapevolezza di sé e non sanno riconoscere autonomamente il proprio valore umano). Nella relazione narcisistica patologica l’Altro viene utilizzato, cioè, solo per mantenere il proprio Sé patologico coeso, ma con mezzi che hanno un surplus distruttivo (es. la scissione, il diniego, la proiezione, l’alterazione della realtà, etc.).
    Altro obiettivo patologico fondamentale di np è quello di impedire la separatezza fra Sé e l’Altro da Sé: il riconoscimento dell’Altro come depositario di bisogni/desideri/identità autonomi viene con ogni mezzo impedito perché il riconoscimento dell’Altro costringerebbe np a entrare in contatto con la propria vera interiorità (quindi, con il proprio senso di vuoto e inadeguatezza, con la vergogna di sé); l’Altro, se si rivela come sorgente autonoma di volontà, carattere, individualità, gusti, propensioni, viene percepito come minaccioso, evoca sensazioni di paura e soffocamento (antiche ferite) che np tenta di evitare con qualsiasi mezzo.
    Intorno a queste necessità fondamentali (mantenere alta la propria autostima al servizio del proprio Sé fittizio e impedire all’Altro di essere un individuo autonomo), si sviluppano, in sintesi, i nuclei patologici del DNP (spesso del tutto inconsci), cioè veri e propri schemi relazionali disfunzionali (antichi copioni di difesa, schemi mentali operativi e preconsci che attuano istintivamente, basati sull’interiorizzazione precoce di precise modalità relazionali: in sintesi: o attacco, come l’antico genitore che mi ha distrutto – o sono attaccato, come l’antico bambino terrorizzato che sono stato):
    – Necessità continua di conferme esterne per autovalidazione ma difficoltà a entrare nell’intimità delle relazioni per paura che si disveli la loro fondamentale inadeguatezza e per paura di incontrare veramente l’Altro (fonte di angoscia)
    – Necessità costante di controllo dell’ambiente umano
    – Crinale costante tra vittoria e scacco (di fuori la maschera del trionfo, dentro il tarlo dell’impotenza e dell’inadeguatezza)
    – Necessità di incorporare l’Altro come estensione di Sé (promuovere la fusione per non riconoscerlo), quindi divorarlo, oppure (se l’individualità dell’Altro resiste, o quando l’Altro è svuotato completamente e non ha più energie da offrire) espellerlo, rifiutarlo
    – Blocco totale dei sentimenti in quanto svelerebbero la propria condizione di dipendenza e di bisogno dell’Altro, vissuti come mortificanti e terrorizzanti (lo schema interiorizzato inconscio è: se mi abbandono a qualcuno, costui mi deprederà, mi userà, mi abbandonerà, mi umilierà, etc.: previsioni inconsce negative sulle reazioni altrui che guidano i suoi schemi)
    – Costante reattività e scarsa riflessività
    – Sulla cattiveria di np: ha necessità di sentirsi sia cattivo sia buono. In parte, non può non essere consapevole quando il gusto di ferire è chiaro sul suo volto: qui c’è l’intenzionalità del ferire. Ma, contemporaneamente, NP vive (e anche verso la stessa persona!) pure la dimensione della bontà: avendo incorporato l’Oggetto, stravolge i termini della dipendenza e vede solo la dipendenza dell’Altro da Sé e non la sua (che invece esiste), per cui l’abuso è giustificato nella sua mente addirittura dalla volontà stessa della vittima. Arriva a sostenere, a dispetto del piano di realtà, che l’abuso è stato curativo: qui percepisce addirittura di essere buono! Giustifica invece la sua svalutazione di una individualità che resiste e si difende, con il meccanismo della proiezione: sente che è l’Altro ad attaccarlo, lui si sta solo difendendo: qui si sente buono.
    – Essendo l’esperienza del narcisismo soprattutto quella di non voler incontrare un Altro da Sé, domina in np il desiderio di avere accanto solo uno specchio che rifletta un’immagine perfetta (fittizia) di Sé. Non appena questo specchio non funziona più bene, si appanna, o anche in previsione che questo accada, NP agisce attaccando: comunque vada, comincia a predisporre psicologicamente che il fallimento debba essere attribuito all’Altro (o perché non all’altezza delle aspettative, quindi debole, o perché stronzo)
    – NP è posseduto da fantasmi interiori (modelli operativi interni preconsci, schemi maladattivi copionali compulsivamente operanti): in ogni caso, le relazioni sono di potere (o attacco o sono attaccato): np attacca sempre, ma può attaccare da una posizione di potere o da una posizione di debolezza: nel primo caso, si tratta di abusare l’Altro con lo scopo di tormentarlo, e così autoalimentare la propria fantasia di onnipotenza, in un quadro in cui NP sa che l’Altro non si staccherà da lui (è totalmente in suo potere, si è fuso con lui rinunciando ai propri bisogni): la svalutazione parte qui come necessità di conferme della propria potenza: qui è più facile che si esplichi la cattiveria consapevole (NP qui è abitato, maniacalmente, dal fantasma del genitore cattivo e fa sentire l’Altro come quel bambino terrorizzato che è stato lui, un tempo: ha bisogno di sentirsi anche cattivo, per alimentare appunto il senso di potere sull’altro che gli dà i brividi di piacere); nel secondo caso, si tratta di provocare l’Altro sempre con lo scopo di tormentarlo, ma in un quadro in cui l’Altro non ha accettato di fondersi con NP o si è addirittura (!) difeso con efficacia dagli abusi di NP: qui si sente minacciato da questa misteriosa e pericolosa Entità Altra da Sé, tanto più quanto più ne subisce il fascino, e allora inizia soprattutto a svalutarla in modo che l’Altro sia costretto a misurarsi con le categorie imposte da NP e risulti ostacolato nell’esprimere la sua individualità autonoma: NP innesca dinamiche su dinamiche svalutative e competitive per impedire che l’Altro si esprima autonomamente, è un modo per evitare l’incontro reale con l’Altro da Sé e una estrema ratio per ricondurlo nel suo alveo di fusione dove non si sente minacciato (in questa modalità NP si sente minacciato e identifica, paranoicamente, l’Altro con il genitore cattivo, mentre lui torna ad essere il bambino terrorizzato)
    – Il nucleo malato del narcisismo è saper vivere solo questa dualità: o si è abusati (quando l’Altro si rivela) o si è abusanti (quando l’Altro soccombe e si fonde all’interno di np). Perciò, in ogni caso, la distruttività sarà perpetrata perché, nella sua mente, NP funziona solo o come tiranno abusatore (fantasma della madre cattiva) o come vittima che contrattacca (fantasma del bambino terrorizzato). In ogni caso, ha necessità di colpire la cosa che “ama”. O perché deve indurre nell’Altro quei sentimenti di dipendenza dolorosa che ha vissuto (modalità fusionale) o perché deve difendersi dai sentimenti di dipendenza che affiorano in lui stesso (quando la modalità è separante, cioè l’Altro non smette di essere se stesso). Non può starsene lì buono a interconnettersi con l’Altro, vedendo che ne viene, com’è normale nelle relazioni. No. Deve determinare il destino. Attaccare o essere attaccati. Previsioni negative inconsce. Quindi, prevenire attaccando.
    – L’esperienza del narcisismo è esperienza di paura (che l’Altro si riveli nella sua individualità, che si sveli l’inadeguatezza interiore di Sé) e quindi di autodifesa e rabbia: la distruttività viene espressa con la grande o piccola svalutazione, il disprezzo, l’allontanamento maligno, l’ostentazione della propria capacità di attacco, la triangolazione, le modalità passivo-aggressive, la negazione dell’evidenza, lo stravolgimento della realtà. La paura non viene percepita razionalmente ma agita: diviene disprezzo, collera, allontanamento, fuga. Tutte queste cose sono i meccanismi di difesa di np, non il nucleo sostanziale della patologia.
    – L’esperienza del narcisismo è esperienza di piacere (che l’Altro si fonda in lui, che si faccia divorare), sadismo e autocompiacimento (per la propria capacità di potenza)
    – Un narcisista patologico non conosce né gratitudine né rimorso: non la gratitudine, perché implicherebbe riconoscere il valore dell’Altro, di esserne in debito (forma di dipendenza, per np inaccettabile); non il rimorso, perché implicherebbe di sentirsi in colpa verso l’altro mentre il narcisista conosce solo la vergogna (di non essere all’altezza della situazione)
    – Noi non possiamo aiutare np a guarire: in primo luogo perché egli non vuole (pensa di stare bene, è egosintonico), in secondo luogo – pure se volesse – sarebbe compito di un terapeuta esperto nel settore dei disturbi di personalità, non certo nostro.

    Questo è, più o meno, tutto quello che so del DNP, documentandomi, studiando, leggendo e rileggendo durante giorni interminabili di sofferenza e preoccupazione. Il quadro interpretativo mi sembra del tutto coerente con l’esperienza che ho vissuto con il mio fantastico np. Ci sta tutto. E basta così.
    La necessità di comprendere il disturbo, le sue cause e la sua fenomenologia, è una tappa per noi necessaria: non per affrontare un np con successo né per guarirlo, ma per dare un senso all’esperienza vissuta, com’è umano che sia.

    NOI STESSI. Molto più difficile è stato, ed è, interpretare me stessa. Ma, credetemi, solo quando l’oggetto di osservazione smette di essere np e diventiamo noi stessi, solo in questo momento una luce si apre nel tunnel. Prima di questo, ogni pensiero, anche legittimo di comprensione del disturbo, rischia di essere un rimuginare su np, uno stare ancora stretti nella morsa della dipendenza, un alimentare il legame stesso con np pure se siamo in no contact.
    Np è quello che è (una persona piccola piccola, in fondo, che si nutre della distruzione altrui), ma noi, come siamo? Esternalizzare il nostro problema non ci aiuta a capire perché siamo intrappolati dove siamo. Loro sono certo un problema per chiunque li incontri, ma quello che ci deve interessare è comprendere quali nostre caratteristiche hanno permesso a questi individui di essere il NOSTRO problema.
    Dico subito che,senza una buona PSICOTERAPIA non ce l’avrei fatta né a capire meglio qualcosa di me stessa né ad affinare gli strumenti per uscire dal vortice-np.
    Non sempre tutte le terapie vanno a buon fine né tutti i terapeuti sono adeguati alle nostre esigenze. A volte occorre provarne più di una, più di uno. Ma quando si incontra lo psicoterapeuta adatto, quando si ingrana, una chiave apre le porte. Non magicamente, ma le apre. Si matura la capacità di vedere le cose da ottiche differenti e, piano piano, si fa strada la sensazione di farcela (che è quasi più importante del farcela in sé, o, meglio, è la precondizione per salvarsi: il cessare di quella sensazione di essere intrappolati per sempre in una materia vischiosa che ci impedisce di vivere…).
    A volte il terapeuta serve in primo luogo per comprendere chi abbiamo di fronte. Io avevo già maturato questa consapevolezza, e, avendo già delle idee sulla mia dipendenza affettiva, avendo soprattutto un approccio molto razionale alla realtà, mi sono rivolta a una psicoterapia junghiana per lavorare principalmente in altro senso, sui nodi inconsci con metodo analogico (i sogni, le associazioni di idee, la creatività, le espressioni artistiche) e questo metodo sta funzionando. Attraverso la terapia sto liberando energie positive, sto aumentando il mio motore interno, la percezione della mia unicità e validità al di là del riconoscimento altrui. Molti nodi sono venuti al pettine. Alcuni che già intuivo, ma anche altri che non sospettavo che esistessero.
    In sintesi, questo ho imparato di me stessa e della mia dipendenza affettiva:
    – possiedo un nucleo narcisistico originario molto forte (pur senza malignità), soprattutto per ciò che attiene alle difese nelle difficoltà relazionali: razionalizzazione, repressione dei bisogni emotivi, ansia di perfezione
    – ho la necessità della validazione esterna: cioè, per riconoscere me stessa ho bisogno di essere accettata e confermata da qualcuno che non sono io
    – ho la pretesa di trasformare gli altri: anche con np, la sfida che ho intrapreso è stata quella di modificarlo (per salvarlo dalla sua patologia e, con lui, me stessa!)
    – ho la coazione a ripetere un certo copione in materia di relazioni sentimentali: essere affascinata da un uomo difficile e “costringerlo” nemmeno a cominciare ad amarmi, ma a riconoscere l’amore che certamente egli già prova per me ma che non vuole ammettere (io non dico: non mi ama ma lo farà in virtù della mia eccezionalità, ma: quest’uomo, per quanto spinoso che sia, sarà costretto ad ammettere l’amore che già prova senz’altro per me)
    – dietro questo copione ci sono le figure di attaccamento primario, soprattutto mio padre per quanto riguarda l’amore verso gli uomini: un padre difficile, anaffettivo, non disposto ad amore incondizionato, irraggiungibile (la recente morte di mio padre è stata una tragedia, una sofferenza enorme per me, ma, contemporaneamente, in piena terapia, l’occasione per stabilire con lui un contatto inusitato, di espressione di amore reciproco mai manifestato prima, e mi sono sentita chiedere scusa per la sua durezza)
    – dietro questo copione c’è tutta la disfunzionalità di una famiglia inadeguata ai miei bisogni infantili, e non solo mio padre (una madre inconsistente, una sorella più grande narcisista maligna che mi ha vessato): il risultato è un rapporto difficile anche con le donne, con le quali divento facilmente amica ma con aspettative troppo alte che vengono costantemente deluse; aspettative, in generale, troppo alte verso gli altri, che riescono sempre a ferirmi
    – scarsa capacità di difendere i miei spazi di libertà: mi faccio invadere, do a profusione la mia energia, i bisogni degli altri prevalgono sui miei: qui si profila non altruismo, ma la necessità di essere preziosa e perfetta per essere riconosciuta
    – sensazione costante di essere invasa, soffocata, violata dagli altri, a cui permetto però questa violazione, ne consegue rabbia soprattutto verso me stessa (spesso trasformata in rabbia verso gli altri quando sento di essere fagocitata)
    – costante necessità di dare una spiegazione razionale alle cose, arrovellamento sull’interpretazione, non concedendomi mai la sospensione della valutazione e l’accettazione dei miei limiti umani
    – necessità di vincere tutte le sfide, al di là del buonsenso e della sana evidenza della realtà: arrivare sempre al fondo delle cose, delle relazioni, invece di prendersi pause e tempo
    – estrema reattività ad ogni atto altrui

    Come si può vedere, magari sorprendentemente, c’è molta somiglianza con i “difetti” di np. Ma se c’è qualcosa di importante che ho imparato è che il dipendente affettivo e il narcisista patologico nascono dalle medesime disfunzionalità originarie, che compensano però in modo molto differente, praticamente opposto. Qui certo c’è l’incontro fra il contesto ambientale (disfunzionalità familiari) e le proprie caratteristiche direi innate (la propensione all’affermazione di se stessi o la tendenza all’empatia). Ma le disfunzioni sono similari, similari le origini.
    Riconoscere le cause della mia DIPENDENZA AFFETTIVA, e soprattutto la sua fenomenologia, mi spiega la ragione dei tanti squilibrati che hanno attraversato la mia esistenza, da sempre. E mi offre strumenti per difendermi in modo più sano dalle dinamiche copionali che mi caratterizzano. Mi concede la speranza di evitare in futuro incontri ravvicinati del terzo tipo con certi individui insani. Mi dà la possibilità di vivere bene il mio stato attuale di single. In breve, mi offre la preziosa opportunità di riconoscere la mia necessità umana di essere in collegamento con gli altri esseri umani, ma non a qualsiasi prezzo.

    Tanto è il cammino fatto e tanto ancora da fare. Ma sto cominciando a eliminare zavorre, imparando a riconoscere le persone fidate da quelle che mi parassitano (anche amici e amiche, non solo gli uomini che mi attraggono sentimentalmente!). Sto soprattutto imparando ad allontanarmi quando avverto che la dinamica in atto mette a repentaglio il mio percorso di salvaguardia e di benessere, senza necessariamente convincere nessuno, senza la pretesa di salvare tutto e tutti, solo rispettando i miei bisogni emotivi e i miei tempi.

    Un abbraccio a tutte e tutti, vi voglio bene. Un abbraccio particolare ad alcuni compagni di blog con cui il confronto è stato costante e prezioso: Gianni, Spirito Libero e, naturalmente, Claudileia con il suo grande impegno nel creare questo spazio di confronto così bello.

    Buona Pasqua!

    Blume

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    1. Carissima Blume, questa tua testimonianza è un vero editoriale qui nel blog. Ti ringrazio enormemente per questo contributo che sono certa sarà utile per tante persone che si affacciano ora, anche perché contiene un riassunto importante dei temi che abbiamo trattato fin qui. Ti abbraccio fortemente. GRAZIE ANCORA. Buona Pasqua anche a te!!!

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    2. Carissima Blume, intanto ti sono vicino per la perdita del tuo papà, e sono sinceramente felice per te nell’aver letto che sei riuscita ad avere con lui uno scambio di parole e amore che non avevi mai avuto. Sono cose che credo ti rimarranno come grande tesoro.
      Hai fatto un’analisi del NP e delle dinamiche relazionali che lo accompagnano che definirei perfetta e approfondita; non avrei veramente nulla da obiettare ne da aggiungere.
      L’analisi della complementarietà mi trova assolutamente d’accordo, sia nelle dinamiche che nella spartizione delle responsabilità; cioè in sintesi se stiamo con un np è perchè noi siamo fatti in un certo modo, principalmente a causa dei nostri vuoti affettivi primari, ma non siamo in nessun modo responsabili dei loro abusi.
      Allo stesso modo, anche se magari poi la tua analisi personale si differenzia per qualche aspetto dalla mia per ovvie differenze di esperienze vissute, la parte su sè stessi è pienamente condivisibile.
      E allo stesso modo rimarco la necessità di un approfondito passaggio di psicoterapia, col terapeuta giusto, per riuscire a capire sè stessi e i motivi che ci hanno spinto verso np.
      Per tutti quelli che sono ancora nella fase della necessità di capire cosa stia succedendo, definirei il tuo intervento uno degli scritti più esaustivi e comprensibili che abbia letto in questi anni. Anche in questo mi ritrovo accomunato con te, cioè nella necessità di razionalizzare a parole tutta una serie di sensazioni e impressioni. E tu l’hai fatto egregiamente.
      Ti ringrazio di avermi considerato un interlocutore “privilegiato”, perchè, vista la profondità delle tue analisi, mi dai ulteriore conferma di aver probabilmente capito bene il meccanismo tritacarne in cui sono capitato.
      Un grande abbraccio e buona Pasqua anche a te!

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    3. Aggiungo le condoglianze per tuo papà, cara. Ci sono passata molto recentemente e ho condiviso qui nei commenti alcune delle mie riflessioni. So che sono momenti particolarmente impegnativi dal punto di vista emotivo e sono certa che lui getterà i suoi fasci di luce sul tuo percorso di guarigione ancor di più da lassù. Abbraccio forte.

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  33. ..Grazie Blume…il tuo messaggio l’ho salvato ..è davvero un’analisi molto completa delle dinamiche, situazioni, “percorsi” e punti di partenza. Si legge del tuo cammino ancora “in corso”, ma con la consapevolezza di quello che è stato e dei famosi confini sani. Grazie per aver condiviso tutto ciò…per chi come me è ancora nel mezzo (reagendo male, internamente ma male, al riavvicinamento-scarto con punizione, per non essere stata “coinciliante”) è davvero un aiuto…un “ci può essere una via fuori”. Inoltre un grande abbraccio per tuo papà, sicuramente questa tua consapevolezza di tante cose e dinamiche è stata d’aiuto anche in questo momento, nonostante il passato. Un abbraccio

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    1. Cara Eva, è dura durissima, lo so e lo sappiamo tutti qui, per esperienza. Ma ce la possiamo fare. Uscendone non solo bene, ma più consapevoli e forti. Più belli. Quando stai nel mezzo, è terribile: ti sembra di impazzire, il cervello martella con gli stessi pensieri ossessivi, non hai pace, al pensiero di np si sommano anche l’angoscia e il timore di non farcela, di non riuscire a vivere più. Ma non è assolutamente così.
      Np non può far altro che ripetere se stesso, per sempre, in eterno, ed eventualmente solo peggiorare. Noi, invece, in virtù di una sofferenza che non rifiutiamo di attraversare, abbiamo la meravigliosa facoltà di trasformarci in qualcosa di meglio. Vogliamoci bene e autoassolviamoci. Se non sei in terapia, ti consiglio di andare al più presto. Certe volte abbiamo oggettivamente delle difficoltà economiche tali che è difficile inserire nel bilancio familiare anche questa voce. Ma io domando sempre: se tu avessi una malattia organica, non ipotecheresti tutti i tuoi beni per curarti, se il servizio sanitario pubblico non offrisse aiuto?
      😉
      Un abbraccio, e coraggio!

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      1. Cara Blume….scusami è passato un po’ di tempo. Come dicevi tu: “Quando stai nel mezzo, è terribile: ti sembra di impazzire”. Il ritorno, nonostante la comunicazione sia stata prevalentemente per messaggio, è stata esattamente questo. Tra l’altro ha portato a notevoli peggioramenti con i comuni collaboratori, visto che è emerso anche come quello che ha provato a tornare. Cosa ha insegnato l’esperienza…che metterlo davanti alla distinzione “fatti/parole” (“ho fatto questo per te…blabla..” e al massimo era per sé stesso, per risolvere il suo problema sulla sessualità, ma niente davvero rivolto a migliorare le cose tra noi, anche ad un livello di comunicazione civile con gli altri) ha portato ad una fuga da verme (“ti dimostrerò che ci tengo” -> due giorni dopo era già immerso in nuove attività, dove il suo “io, io, io” ha prevalso). L’ultimo mese è stato un black out mentale, facendo cose per pura sopravvivenza. Purtroppo non posso permettermi una terapia, mi sto barcamenando tra lavori precari e soprattutto alloggio (in città non mia). Cerco di far mio un punto che ho ritrovato in video etc, ovvero che dopo la fase di conocenza della situazione etc, c’è da lavorare da sola sul superamento (ad oggi, di notte ho crisi d’ansia..come se quel gioco delle promesse “ti dimostro” e poi il nulla davanti, creasse un vero e proprio blocco dentro..C’è un suo modo di giocare con le aspettative che è puro sadismo. Proprio lo scorso anno si era verificato un episodio che mostrava questo tratto…Ovviamente da bravo covert, riesce a far passare agli altri l’immagine che lui, stella, ci ha provato a esserci. La parola chiave di queste trappole è “futuro”. La prospettiva che in un futuro tutto si aggiusti. Ad oggi, l’aver ipotecato il futuro con lui, qualche mese fa, andando a casa sua, ha portato alla situazione più precaria, economicamente e lavorativamente, affrontata in tutta la mia vita.PEr paradosso, l’esempio del medico ci sta..e, infatti, la prima spesa medica saranno delle analisi, per una cosa fisica legata allo stress. Grazie per l’incoraggiamento. Sapere che voi ci siete riuscite/ci state riuscendo a sollevarvi è un esempio motivante.

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  34. Cara Eva, purtroppo ogni ritorno di np è una pugnalata, una scudisciata. Covert o overt che siano (io poi non credo a una classificazione così rigida, secondo me possono passare dall’uno all’altro stato, soprattutto da overt a covert, questo lo desumo da scritti teorici su di loro ma anche dalla mia esperienza personale col mirabolante soggetto).
    Ti dirò che imprimono il segno anche quando tu stai un pezzo avanti nel percorso di liberazione, anche quando il tuo stato d’animo è uscito fuori dal vortice impressionante che caratterizza il post scarto.
    Va certo decisamente meglio se, ormai, hai accettato veramente (non solo razionalmente, ma nel sentire sensibile) di considerarli dei soggetti inguaribili, hai introiettato una diversa idea di loro (non gli individui eccezionali che millantano di essere e che ti sono sembrati, ma dei malati cronici che non possono fare altro che ripetere all’infinito le stesse modalità relazionali), quando cioè le aspettative su di loro si sono assolutamente affievolite. Però combinano guai lo stesso. Averci a che fare è sempre una cartaccia, pure se ormai hai incontrato l’amore vero della tua vita (non un np!) e sei partita in un viaggio di nozze da favola! Figuriamoci se sei solo in lenta ripresa…
    Io ti consiglio di concentrarti al massimo su te stessa e, se stai continuando a informarti sul disturbo, di passare almeno da: “il narcisista è e fa…” a: “il dipendente affettivo è e fa…”. Insomma, se proprio non riusciamo a staccarci col pensiero dall’esperienza vissuta, rivolgiamo almeno l’attenzione su di noi!
    Un abbraccio

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    1. “Averci a che fare è sempre una cartaccia, pure se ormai hai incontrato l’amore vero della tua vita (non un np!) e sei partita in un viaggio di nozze da favola”
      ….sei riuscita a strappare un sorriso. Esatto…Ho superato la fase informazione, anche se so che ci sarebbe tanto altro da imparare (soprattutto per tenere a bada il genitore così). Mi ha sorpreso però il fatto di essere molto più stanca ora che dopo la chiusura. Forse perché in quel momento il problema “alloggio da trovare, senza lavoro” era così schiacciante da dover stare su a forza. Come capiterà a chi di voi ci deve interagire per figli e lavoro, la stanchezza è anche dovuta al rapportarsi con le persone comuni, perché da battute, mezze frasi e cambi di atteggiamento che qualcosa è stato detto alle spalle si sente addosso. Trovare e affermare la propria integrità è la cosa più difficile. E l’impazzire di prima è legato anche al vedere lui andare avanti e gli altri sostenere quest’immagine. Più che il pensiero su di lui, il pensiero va al tenere presente che parte di quei cambiamenti positivi che gli altri vedono, sono legate a cose che gli altri non sanno (terra terra..che il tempo dedicato ora ad alcune cose è quello che prima era usato tra prostitute e pornodipendenza). Ma hai ragione, devo lavorare su me stessa…perché lo stato di quest’ultimo mese (dove sono arrivata a pensare che davvero quasi meglio lui che cade sempre in piedi, rispetto a me che sembro fare un passo avanti e dieci indietro) è stato il peggiore da quando ci siamo lasciati mesi fa. Hai ragione sul fatto che bisogna sentire a livello sensibile, non solo razionale, che sono un caso perso o, comunque, persone per noi tossiche. Grazie Blume.

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  35. Ma che ti frega, scusa, di quello che gli altri possono pensare? Poi, chi sono questi altri? Amici comuni? Conoscenti? Meglio metterli nel conto di ex anche loro, allora, perché rischiano di essere più che altro le cosiddette scimmie volanti. Guarda, io ho provato ad essere amica di una ex di np, si mostrava assai amica e io pensavo che l’essere state nello stesso vortice, addirittura con lo stesso np!, potesse cementare legame. Non è stato così. I veri amici si contano sulla punta delle dita e non hanno bisogno di tante spiegazioni per starti vicino, sanno per chi parteggiare e chi sostenere nel momento del bisogno, non hai bisogno di spiegare loro l’abc dei vincoli della vera amicizia. Ti assicuro, poi, che sempre dipende dal nostro stato d’animo, non c’è nulla di oggettivo (tantomeno le chiacchiere…). Questi mormorii ci feriscono solo se siamo deboli. Quando riacquistiamo forza, ce ne freghiamo, e semmai pensiamo a quanto sono imbecilli nei loro vacui trastulli.
    Anche a me, al momento, dà molto fastidio questa ex amica che, ovviamente, da quando l’ho allontanata (per vari atteggiamenti egoisti e menefreghisti), si è buttata di nuovo addosso a np, il quale, altrettanto ovviamente, la utilizza per tentare di colpirmi. A lei ho fatto certe confidenze, mi infastidisce che possa riportarle a lui, che possa riferire ad altri le mie cose, e via dicendo.
    Ma sai che c’è? Sti c . . . i! Lei è a mio parere disturbata parecchio, quindi se sparla, se tenta di ferirmi, se entra in competizione con me, questo è e deve essere un suo problema, non mio. Si tenesse pure np, cioè un cetriolo niente male nel di dietro! Mi sottraggo al loro fantastico spettacolo, li lascio al loro brodo, mi sembrano ridicoli e non me li filo. E sai cosa magicamente succede di fronte alla mia indifferenza? Lei continua a buttarglisi addosso perché sta fuori controllo, a lui va anche bene perché al momento non ha risorse e quindi va bene tutto pur di sostenere la propria vacillante autostima, ma continua a inseguire me e non lei! Il mio problema, al momento, è sottrarmi a questa stupida sfida, non cedere alla tentazione di vendicarmi con nessuno dei due, mantenere la barra del distacco che, pur se a fatica, sono riuscita in qualche misura a raggiungere.
    Un abbraccio

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    1. Blume, intanto buona domenica a te e alle altre/i. Ehm amica di una ex..c’hai avuto coraggio. Perché ormai sappiamo bene che varie ex restano nell’orbita del ripescaggio. E restare nell’orbita vuol dire cedere alla dissonanza cognitiva. Poi boh, per la scenata che mi ha fatto l’altra sua ex, credo che chi di loro (ex) si fa ripescare ha notevoli problemi di autostima (quella della scenata, in fondo, si sentiva superiore a me perché comunque lui cercava lei). Ma su questo sono abbastanza consapevole da non aver mai cercato la competizione con lei, perché era una dinamica malata evidente dall’inizio. Le persone di cui “mi frega” sono quelle con cui organizziamo corsi ed eventi. Purtroppo, proprio ad un corso con un altro docente, c’è stata una sua scenata davanti a delle partecipanti (perché avevo osato contraddirlo su una cosa davanti a un paio di ammiratrici). Sono passata per la gelosa di turno. Il docente che organizzava il corso, un paio di mesi fa, prima mi aveva chiesto di aiutarlo. Poi, visto che non mi aveva più dato notizie, gli ho chiesto se era ancora valida la proposta e ci sono state risposte vaghe, che avrebbe trovato il tempo di salutarsi ..per farla breve, ha messo il narc e una delle partecipanti dell’altro corso come assistenti.Questa cosa si è verificata per l’organizzazione di altre attività e quando è ricomparso il narc mi ha proprio detto di aver parlato con un altro che gestisce un progetto comune, perché era preoccupato per me (….) e, in sostanza, ha deciso lui dove piazzarsi e dove relegare me. Il brutto è che queste persone con cui collaboriamo erano anche il mio unico riferimento sociale in questa città. C’è poi una scimmia volante, sempre di questo cerchio, che ovviamente lo scusa (anche sulla pornodipendenza, perché poverino non dev’essere semplice….), ma lì è chiaro, capisco che con questa persona (scimmia volante) ci sarà sempre un muro/filtro nella comunicazione e ormai mi limito a parlare degli aspetti organizzativi. Ci sarebbero altre cose da dire, ma ho provato a spiegare un po’ perché per me il rapporto con gli altri è tra i punti più tristi (e con conseguenze) di questa storia (oltre che fa restare il tizio nell’aria).

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      1. Ciao Eva, colgo anche io l’occasione per augurare a tutte una buona festa della mamma.
        Anche il mio secondo narcisista è un insegnante, l’ho visto “all’opera” per breve tempo e quello che ho constatato in ambito lavorativo è che devono assolutamente farsi notare da tutti. Lui si aggirava per i corridoi parlando ad alta voce, faceva battute a suo dire scherzose anche quando doveva solo firmare un foglio, rimproverava pubblicamente gli alunni indisciplinati…ricordo ancora quando si sedette nel mezzo del corridoio con un ragazzino e rimase per più di mezzora a sgridarlo, in posizione strategica di modo che chiunque lo potesse vedere e sentire. Io lavoravo nell’ufficio amministrativo e siccome c’era sempre viavai avevamo la porta aperta e lo vedevo benissimo…penso che lo abbia fatto anche per farsi notare da me, e francamente ho trovato tutto ciò alquanto ridicolo infatti un paio di giorni dopo gli ho mandato un video di un film di Verdone, quello della famosissima scena del professore che fa la predica al figlio dei fiori…stesso atteggiamento e tono di voce :))
        Ovviamente da buon narcisista non ha colto l’ironia…
        Fortunatamente non ci ho avuto a che fare molto sul lavoro, ma mi ha raccontato di un’altra scuola in cui ha lavorato dove a suo dire una tizia si era invaghita di lui al punto di perseguitarlo come una stalker impazzita….e questo gli aveva causato molti problemi al punto di chiedere di essere mandato altrove.
        Che dire…sono straconvinta che sia stato lui a portarla a tanto, seducendola e poi ignorandola apposta o flirtando apertamente con altre colleghe…in ambienti con molte donne non possono fare a meno di essere i “galli del pollaio”.

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      2. Cara Spirito Libero, i capelli mi si raddrizzano quando so che hanno un ruolo che implica il dovere di prendersi cura della psiche, della salute, della formazione dei futuri uomini e donne… Conforme la professione che hanno scelto, molto spesso sulla base del pubblico che possono avere, i danni si ripercuotono sull’intera collettività come una bomba. L’esempio che hai fatto è lampante: quel ragazzino si ricorderà per tutta la vita l’umiliazione di essere sgridato in pubblico e lo detesterà. Da bravo n.p., probabilmente gli avrà dato una pacca sulla spalla più tardi e gli avrà detto che ha fatto tutto per il suo bene. Chissà se non diventerà “amico” del ragazzino, comportandosi “da padre severo” quando in realtà ha solo usato la povera vittima per farsi grande… secondo i suoi criteri assolutamente deviati!

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      3. Hai ragione Claudileia….credo anche io che persone così siano altamente dannose in ambienti educativi (come in qualunque altro luogo di lavoro)…sembrano amici di tutti ma sotto sotto mettono contro tra di loro i colleghi per poter emergere, e soprattutto creano danni ai ragazzi che come dici tu si ritrovano ad avere a che fare con una figura adulta altamente contraddittoria.
        Fortunatamente lui non è un docente di ruolo e per quanto ne so le sue supplenze sono sempre abbastanza brevi. Tuttavia, con i tanti pensionamenti in arrivo nel settore scolastico temo che prima o poi riuscirà ad ottenere una cattedra da qualche parte….
        Fortunatamente io non lo incontrerò più perché l’anno scorso sono scaduti i termini per rinnovare la domanda e io purtroppo non lo sapevo, quindi sarò lontana dai suoi giri.
        Un abbraccio

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      4. Purtroppo é così cara Claudileia, e mi dispiace per i suoi futuri allievi.
        Sono anche convinta che lui ci provi un pò con tutte quelle che ha a tiro….colleghe, mamme…non oso pensare ad allieve.
        Un abbraccio

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      5. Se si tratta di un n.p. o di uno psicopatico i limiti sono molto labili su tutto. Il fare seduttivo è automatico, il che vuol dire che generalmente si convincono che le donne che hanno di fronte “ci stanno” conforme il loro metro di valutazione. Un metro che non ci è dato sapere la misura. Quanto più disturbati sono, più l’età delle prede si abbassa perché avvertono che il tempo sta passando per loro e non lo vogliono accettare. Il loro modo di combattere contro l’età che avanza è molto spesso abbassando l’età delle prede che prendono di mira. E’ agghiacciante, ma è così. Con questo non sto dicendo che tutti gli n.p. o psicopatici siano potenzialmente pedofili, ma che sono persone che odiano QUALSIASI tipo di limite, quindi…

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      6. É molto inquietante si cara Claudileia…guarda, secondo me lui con le ragazzine ci sta più attento perché è terrorizzato all’idea dello scandalo e quindi di poter perdere sia il lavoro che il mantenimento dalla convivente..probabilmente si limiterà a proporsi come confidente “amico” o cose del genere…per loro il semplice fatto che una ragazzina li cerchi e li ammiri é già di per sé una fonte enorme di nutrimento…mentre con donne adulte come dici tu non si pongono limiti di alcun tipo, ogni occasione é buona per evadere dalla “noia” esistenziale che li pervade. Abbracci

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      7. Avete toccato entrambe il punto davvero cruciale e più disturbante della storia del narc con cui ho avuto a che fare. Premessa: la docenza per lui è un lavoro secondario, lavora per prima cosa nel sociale. I corsi con lui e altre persone sono corsi privati. Quindi quando c’è stata la scenata a quel corso organizzato da un altro docente è stato potenzialmente ancora più distruttivo perché soprattutto nel privato, dopo essere tagliata fuori vuol dire ciao a quella rete di collaborazione, soprattutto in città non mia. L’essere ammirati, il giocare ad essere al centro dell’attenzione per loro è naturale, soprattutto da’ la possibilità di far passare me, nel mio caso, altre in altri casi per gelose…Come lo si spiega a chi non ci è passato che per loro la soddisfazione è prima di tutto quella di essere al centro dell’attenzione? Spirito ha fatto l’esempio della scuola…ed è già devastante, immaginate con soggetti -per lo più femminili- deboli. In realtà me l’ha posta anche come sfida, quella di raccontare cosa era successo il giorno della scenata, confidando nel fatto che non avrei avuto il coraggio di rivelare alcune cose. Ad oggi, anzi proprio oggi, c’è in ballo l’organizzazione di un altro corso e mi ritrovo nella stessa situazione..mezze frasi da parte di chi collabora con lui in altri progetti, consapevolezza che qualcosa ha detto, ma non sapere bene cosa. Le ragazzine per loro sono linfa vitale, soprattutto quando nel reale hanno grossi problemi a vivere una sessualità normale. Ed è anche questa anormalità a far capire che non c’è niente di recuperabile nel rapporto con loro. Ma crea internamente un’enorme disagio e schifo.

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      8. Cara Eva, dici molto bene, le loro deviazioni sono tali per cui è inevitabile che siano attratti da giovanissime…inesperte della vita ma abbastanza malleabili da un uomo più adulto, forse anch’esse desiderose di essere “viste” da qualcuno, dato che l’adolescenza è spesso un’età molto complicata. E chi meglio di un abile narcisista, per di più se insegnate, può fingersi capace di capire i “turbamenti” di una giovane, rendendosi ai suoi occhi come l'”unico che la capisce” e quindi predisponendola a fidarsi al solo scopo di ottenere quello che ben sappiamo e obbligarla poi a mantenere il segreto più totale su tutto magari con la minaccia della vergogna se si venisse a sapere…
        Magari queste si sentono pure fighissime all’idea di aver “conquistato” un tale “Uomo”…
        Non oso pensare a queste cose ma so che è possibile, anzi molto probabile.
        Io sono più grande del narcisista, porto bene i miei anni ma sono consapevole che di fronte a certe fresche “attrattive” non potrei proprio competere e nemmeno mi sogno di farlo….lo lascio volentieri a queste cose….
        Spero che il tipo non ti crei problemi sul lavoro…inutile dire che bisogna diffidare altamente di tutti/e coloro che fanno le scimmie volanti o che cercano di carpire da te informazioni, fai attenzione perchè loro usano le persone come veri e propri strumenti per arrivare ai loro scopi più assurdi.

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      9. Cara Spirito,
        spunto a tratti ma riprendo il discorso…i danni li ha già fatti, da gennaio in poi. Perché essendo un covert dall’aria “ma io non ho fatto nulla”, passando per quello lasciato che, però, si sta impegnando in più cose per migliorarsi, passa per il buono. Mi è capitato d’incontrarlo la scorsa settimana, dopo che già il suo “rispescaggio” ad aprile è finito in una fuga da verme, perché l’avevo messo di fronte ad una bugia (e lì proprio si vede l’assurdo..”sono cambiato” e davanti l’ennesima bugia, invece di ammettere e via..fuga, per poi comportarsi come nulla fosse successo appena mi ha vista di persona). Ma mentre lui si è “sistemato” nei progetti e laboratori fighi, soprattutto nel mese che ci siamo lasciati e ho lasciato casa sua penso di aver mandato cv in qualsiasi settore e vederlo di persona riporta in mente tutto ciò. TRa l’altro, per la prima volta, l’ho visto per quello che è..uno che ha passato la quarantina, poco lontano dai cinquanta che può vantare un viso da ragazzino (e si veste come tale), ma pronto ad autogiustificarsi su qualsiasi cosa e senza una reale percezione del quotidiano, visto che la madre ancora gli prepara i pasti e pulisce casa. Ovvio che un tipo così, giovanile, fa presa sulle ragazzine.
        Blume diceva: “come docente devi un po’ mettere da parte te stesso per sintonizzarti sui bisogni specifici degli studenti”
        …eh. C’è però il mirroring. Un tipo giovanile, alla mano, le mette a loro agio. Se poi c’è quella sorta di tensione sessuale e gioco di attrazione, per una ragazza giovane è anche un qualcosa in più avere uno adulto che mostra interesse. Lo schifo, per me, è stato quando questo tipo di “tensione” è messa in campo con quelle fasce deboli che hanno un livello cognitivo più basso del normale. Ma un covert è un covert e ovviamente aver notato questa cosa è stata fatta passare per: “sei gelosa”. No, a disagio. Ma è un disagio che non si può neanche esporre, se non a chi è passato per queste dinamiche. Per gli altri è solo una persona “dedicata”. Il limite del mirroring è, però, la mancanza di sentimenti autentici di base..ma chi ci lavora insieme..non vuole problemi. Quello che ho imparato in questi mesi.

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  36. Cari tutte/i,
    come educatori sono proprio il peggio del peggio che si possa concepire. Io pure sono un’insegnante e sappiamo bene che qui le doti indispensabili per agire con correttezza ed efficacia, senza fare danni agli studenti, sono capacità di osservazione e sensatezza…quello che proprio manca agli np! Perché non vedono che se stessi, l’Altro non esiste proprio. In qualche modo, per agire bene, come docente devi un po’ mettere da parte te stesso per sintonizzarti sui bisogni specifici degli studenti, che sono essenzialmente PERSONE che necessitano di essere viste e apprezzate, spesso bisogna lavorare per ristabilire autostime vacillanti, per far loro riconoscere il loro valore e la loro unicità, per farli entrare in contatto con i loro stessi sentimenti ed emozioni che mai come in questi tempi rischiano di non essere riconosciute. Cioè, il lavoro è esattamente di segno inverso al modo d’essere e di agire dei np…
    Non voglio poi pensare alle conquiste seduttive delle studentesse… Ma qui penso – o mi auguro – che vadano coi piedi di piombo, perché obiettivamente rischiano, soprattutto in questi tempi, in cui non è facile ottenere con certezza il silenzio da parte di studenti fragili come non mai.

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    1. Carissima Blume… Amare il fattore “rischio” è ciò che porta un narcisista perverso o psicopatico a compiere quei passi che una persona affetta da un livello di narcisismo meno grave probabilmente non farebbe mai, seppur coltivando nelle sue fantasie il flebile desiderio di farlo. Ora, è chiaro che le fantasie non possono essere controllate e che nascono nel profondo. Ognuno di noi ha un’ impronta che determina il tipo di persona o di situazione che più combacia con le nostre fantasie più intime e che ci fa sentire “a casa”. La sessualità è materia talmente delicata che non mi avventuro più di tanto su questo campo. C’è chi si sente a casa quando si fida dell’altro ciecamente e chi si sente a casa quando c’è di mezzo il fattore rischio. Tutto ciò che posso dire in materia di psicopatia/narcisismo perverso è che questi soggetti trovano appagamento sessuale QUASI SEMPRE con la sopraffazione psicologica e/o fisica del partner, di modo a farlo regredire allo stato infantile per meglio abusare OPPURE attraverso l’infrazione delle regole morali o della legge OPPURE quando c’è un flirt con la morte e la malattia. Come ci spiega Marietán in uno dei suoi articoli, lo psicopatico si chiede sempre: “Ma chi ha detto che è sbagliato fare questo e quello, due o tre vecchi?”. Ragiona così perché l’unica legge che conta è la sua e se nella SUA legge una ragazzina di 15 anni sa perfettamente ciò che vuole ed è emotivamente matura per avere un rapporto sessuale con lui (che potrebbe essere suo padre o nonno) possiamo stare certe che il limite imposto dalla legge alla quale l’intera società è tenuta ad ubbidire, sarà varcato da lui. Se è quella la sua impronta, non avendo una coscienza e quindi tantomeno regole morali da rispettare, lui metterà in atto un opera faraonica di seduzione che avrà il compito di garantire il silenzio della o delle minori prima di perpetrare l’abuso. Ecco perché i fatti di cronaca ci insegnano che gli abusi sui minori vengono scoperti dopo anni o decenni. Non è possibile comprare il silenzio di tante vittime soltanto con la minaccia di una punizione esemplare, ma con un processo seduttivo complesso in cui i sensi di colpa delle povere vittime giocano un ruolo fondamentale.

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    2. Care Blume e Claudileia, le cose che vengono fuori da questi discorsi sono molto angoscianti, ora il dubbio è quasi certezza visto che ultimamente mi aveva detto “hai il seno di una quindicenne”…che potrebbe sembrare pure un bel complimento per una donna che ha quasi 50 anni e allattato, ma ora alla luce di quanto detto mi suona come qualcosa di sinistro. Come fa a sapere com’é il seno di una quindicenne? Le ipotesi sono solo due, ed entrambe aberranti: o guarda video con minori (e magari ne scambia pure con altri pervertiti) o lo ha proprio visto di persona.
      Non so se il suo grado di narcisismo sia di un livello tale da portarlo ad un rischio simile, ma considerando che anche il nostro rapporto è sempre stato basto quasi tutto sul fattore rischio, temo che quanto ipotizzato da Claudileia sia molto probabile.
      Ora che in qualche modo si sono un pò ristabilite le distanze riesco ad analizzare le cose con maggiore lucidità ed in effetti ho proprio la sensazione che questa persona abbia una miriade di rapporti occasionali con donne di ogni età, dalle più giovani alle più mature…questo probabilmente per dire a sè stesso che è “sessualmente valido”, infatti ho potuto constatare molta insicurezza da parte sua, sia riguardo alle sue “dimensioni” che sulla prestazione sessuale in genere.
      Non a caso ha preso le distanze dopo il primo nostro vero rapporto completo in cui non si può certo dire abbia “brillato”…io non gli ho detto nulla di negativo, ma non è stupido e sa benissimo che la sua non è stata una prestazione per così dire “memorabile”. Evidentemente ora deve ricaricarsi altrove per ristabilire l'”immagine” offuscata. E a scuola la platea di possibili prede è enorme: alunne, colleghe, mamme che vede ai colloqui, impiegate, bidelle…e chi più ne ha più ne metta.
      Grazie per le vostre opinioni, resto sempre dell’idea che più stanno/stiamo alla larga in tutti i sensi e meglio è per tutto…

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  37. Per Eva: rispondo qui perché sopra non me lo fa fare. La descrizione del tuo np é e identica a quella del mio secondo np. La novità recente è che lui ha preso le distanze dichiarando di essere troppo agitato per la “situazione” tra noi e teme possa creargli problemi per i troppi rischi che corriamo. Da premettere che é lui che ha voluto questo tipo di rapporto….basato incontri pazzi e senza regole. Ora tutto ciò sembra essere un problema….chissà come mai? 😉
    Anche lui giovanile nell’aspetto, sembra molto più ragazzino dei suoi 35 anni. Immagino che per lui sia molto più esaltante a livello di ego fare il figo a scuola con le ragazze…per cui ovviamente ora ha bisogno di “tempo per sé’.
    Gli ho detto che può prendersi tutto il tempo che gli serve……io andrò avanti con la mia vita a prescindere.
    Sono contenta di essere fuori dai suoi mille casini…..alla fine capisci che con loro il gioco non vale mai la candela…siamo solo passatempi per loro….oggi gli vai bene tu perché sei donna e domani invece vuole la carne acerba.
    Purtroppo c’è sempre il nocciolo della dipendenza mentale da superare ma si lavora anche su quella…forza e coraggio!
    Ti abbraccio

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    1. “problemi per i troppi rischi che corriamo.”
      eh?? …si, riconosco la scusa e ci sta la tua analisi. 35 non è grandissimo…quando realizzi che quello avanti a te ne ha poco meno di cinquanta..Ovviamente il fatto che neanch’io sia giovanissima e ancora precaria gli da’ un asso nella manica. Grazie per l’incoraggiamento, ne ho bisogno…ora economicamente non posso e non riesco (precariato e cambi casa sono stati devastanti) ma il mio obiettivo sul medio termine è di riuscire a lasciare questa città e quindi lui, la flying monkeys e le persone che, loro malgrado, sono state coinvolte. Tanto anche a livello di lavoro non posso più collaborare con loro.
      Un abbraccio a te e davvero ma che scuse assurde.

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      1. Proprio così cara Eva…scuse assurde…
        E’ il loro modo di confonderti e tramortirti: ti danno la legnata con un bastone foderato di velluto.
        Che dire…io ho preferito contrapporre un atteggiamento soft (certo…vai pure, ci risentiamo) per non dargli il gusto della reazione emotiva in cui forse lui sperava … avrei voluto mostrarmi più indifferente, ma non sono ancora a quei livelli.
        Spero di cuore che potrai presto prendere le distanze da tutto questo, io sto cercando di farlo coltivando ogni giorno un pezzettino di serenità lontana dall’influenza tossica…gli ho detto delle cose che dovrebbero tenerlo lontano per un pò (si spera). Vorrei dire che sono del tutto fuori dal pericolo di ricaduta ma purtroppo non è ancora così, una parte della mia mente ancora elabora e rimacina e cerca risposte. Ci vuole tempo e pazienza, non scoraggiarsi mai e andare avanti. Teniamo duro.

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    2. Ah sì. care Spirito ed Eva, anche il mio uguale. Sembra un ragazzino, l’estetica ha un ruolo in lui, e ha 45 anni. Può pescare fra le donne più grandi (anche di 10 anni, e ancora piacenti) o con le giovani giovani (sui 25-28 anni). Alle mature fa pesare di essere appunto tali, con le giovani decanta i vantaggi della maturità.
      So’ fatti così… che ce volemo fa’?

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  38. Il mio caro np è di tipo overt in tutto e per tutto (mai far vedere una debolezza, guai!), ma con la pelle sottilissima: nel senso che si offende per pochissimo, qualsiasi cosa può “ferirlo” (nel senso narcisistico di rappresentare una ferita di autostima), anche un accento di voce. I più schermati sono anche quelli più potenzialmente a rischio di cadere, stanno sempre paurosamente sul crinale e proprio per questo alzano il tiro della loro superbia (necessità della costruzione difensiva solida, per non rischiare veramente di far vedere nulla, non rappresentandosi mai debole), secondo me più grandioso è elaborato il Sé esteriore, più c’è superbia cioè, e più è instabile l’autostima, più precario il nucleo interno. Per questo le loro reazioni a una ferita (vera o presunta che sia) possono essere molto estreme.

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  39. E’ vero Blume. Io ho notato una grande fragilità alla base di tutto il comportamento compulsivo e disordinato di np2, all’inizio sembrava essere lui a dirigere i giochi, poi la sua dipendenza dal sesso unita alla mia resistenza alle manipolazioni lo ha portato a non saper più gestire le cose, era sempre lui alla fine a chiedermi di vederci…io a volte accettavo a volte tiravo fuori scuse, non ero completamente disponibile come lui avrebbe voluto. Insomma, alla fine il gioco lo ha stancato…
    Ma per loro il problema non si pone…nel momento in cui un gioco non li diverte più perchè non riescono a vincere facile o semplicemente vogliono provare delle nuove “emozioni” perchè si stancano in fretta, hanno già l’alternativa, anzi, le alternative pronte…anche io come te pensavo “come potrà fare a meno di questa cosa pazza tra noi, è troppo intensa per rinunciarci” e invece alla fine, per preservare il loro nucleo che deve essere tassativamente protetto da ogni minaccia di perdita di controllo, decidono che possono farne a meno. Cioè, non è una decisione razionale ma una difesa preventiva “Con te perdo il controllo ergo rischio di distruggermi, quindi ti allontano”.
    Poi magari se la prendono a morte perchè tu non li cerchi, dopo che ti hanno detto che è meglio stare lontani, eh. Tutto e il contrario di tutto, naturalmente.
    Ecco, io ora cerco di resistere alla tentazione di cercarlo e credetemi non è semplice ma se lo facessi gli darei un tale potere che temo stavolta mi metterebbe sotto come un tir. Fortunatamente la mia paura del rifiuto è più forte di ogni altra cosa, ora non potrei mai farcela sapendo che, con molta probabilità, ha la nuova preda tra le mani ed è in pieno love bombing. Sarei carne da macello, ecco. Se lo cercassi magari mi terrebbe lì in sospeso facendomi sbavare settimane o anche mesi per un misero incontro (come già tante volte fece il primo np) e francamente questo tipo di trattamento non mi va più. Almeno a questo ci sono arrivata…quando spariscono meglio sparire del tutto dai loro radar.
    Tengo stretto questo vantaggio del silenzio, almeno ora posso respirare, vivere le giornate senza l’ansia delle sue apparizioni improvvise…per ora, devo dire, il beneficio è maggiore della mancanza dell’adrenalina. Vedremo con il passare delle settimane. Speriamo di riuscire davvero a fare a meno di tutto questo.
    Un abbraccio

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    1. Buongiorno,
      e un grazie per le riflessioni…

      Riprendo quanto dice Blume: I più schermati sono anche quelli più potenzialmente a rischio di cadere, stanno sempre paurosamente sul crinale e proprio per questo alzano il tiro della loro superbia

      Esatto. L’altro giorno, dopo mesi, parlavo con una delle ragazze presenti alla scenata al corso, perché gli avevo dato indicazioni su come fare una cosa. Era stupita perché lui che è sempre così carino, pacato, quindi in sostanza la sua doveva essere una reazione giustificata da qualcosa che avevo detto io. Per me quelle scenate erano normali, era anche il suo modo di comunicare sempre con uno dei genitori, ma chi li vede sono in pubblico non sa che quelle scenate sono il pane quotidiano.
      Superbia ed ego, quello che veramente mette Ko è la capacità di girare le cose, proporre mezzi racconti (saputo da un altra persona con cui hanno un laboratorio che s’era giocato la carta di quello che si sarebbe fatto da parte per me e ovviamente questa persona l’ha incoraggiato a non farsi da parte. Al che, visto che ora sono un po’ di mesi, ho fatto notare a questa persona che nei fatti negli ultimi mesi è il narc che sta partecipando a tutti i progetti più fighi e/o pagati meglio. Fatti contro parole.Ma è stancante..

      Spirito: serenità e risposte…
      Praticamente la risposta l’hai data qui: “Ma per loro il problema non si pone…nel momento in cui un gioco non li diverte più perchè non riescono a vincere facile o semplicemente vogliono provare delle nuove “emozioni” perchè si stancano in fretta, hanno già l’alternativa, anzi, le alternative pronte…”

      Che vuoi dire di più…hai detto tutto. Nella sua fase di ripescaggio, quando gli è stato detto che manco un gesto per riavvicinarsi ha fatto, ne ha fatto uno..d’apparenza, una cosa che poi comunque dovevo essere io a cercarlo. Soprattutto nel parlarne era sul gesto (mezzo) che aveva fatto, non sul risultato, su una vera comunicazione. Il gesto, perché l’ha fatto lui.
      Se penso che questo va pure da uno psicologo..è davvero triste.
      Per Blume, a proposito, no..per ora non riesco ad andare ..posso fare una serie di piccoli passi per volta e il dove stare (e come starci ..) ha la priorità.

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      1. Cara Eva, fortunatamente abbiamo la capacità di comprendere i limiti strutturali di questi soggetti. Loro non cambieranno mai, ma fintanto che sono in qualche modo nella nostra vita (anche solo come pensieri) sarà inevitabile subirne l’influenza. Io ora vorrei davvero essere capace di provare a non parlarne sempre anche qui sul blog. Mi viene ancora difficile perché scrivere mi aiuta a superare l’ansia. Quando scrivo mi rendo conto di cose che i soli pensieri non riescono a razionalizzare. E se lascio andare i pensieri a briglia sciolta sono fregata. Mi aiuta leggere anche le vostre esperienze per avere conferma dei loro comportamenti stereotipati. Grazie anche a te.
        Un abbraccio

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      2. “scrivere mi aiuta a superare l’ansia. ”
        Già. Ansia. Nei primi mesi di no contact con lui, già solo quando parlavo con gli altri organizzatori dei corsi e si capiva che qualcosa era stato detto alle spalle lo stato d’ansia non lasciava. Poi la ricomparsa e la sparizione perché l’evidenza di una bugia, a fronte dei “sono cambiato” era difficile da gestire per lui. Ma le promesse dei “farò”, creano ansia ancora perché, di fatto, non so davvero cosa può fare (ovvio, non gesti che mostrano un cambiamento), con chi può parlare e quale altro progetto può “accaparrarsi” e con quale scusa. La sola difesa che ho, dopo mesi, è iniziare a mostrare le sue incoerenze con esempi concreti, questo almeno l’ho imparato. Il resto …mi chiedo davvero cosa racconta al suo psi, per riuscire a tenere così integra la sua facciata. E l’altra cosa che genera ansia è che qualsiasi cosa ha a che fare con lui, riporta l’attenzione solo su lui. Ma questo lo sapete bene.

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      3. Anche io trovo incredibile come riescano a vendersi bene negli ambienti di lavoro…ma loro studiano come comportarsi dalla mattina alla sera per avere il massimo beneficio ovunque. Solo chi ha avuto la sfortuna di conoscerli intimamente sanno come sono in realtà. Posso solo dirti che lui è arrivato a scriversi i commenti professionali positivi su linkedi… come l’ho cpaito? Semplice…lo stile di scrittura è il suo. Perchè mai un collega o una collega dovrebbe scrivere un commento sulla sua bravura e capacità di affrontare problemi in gruppo e risolvere le situazioni ecc ecc…è chiaro che se lo è fatto da solo.
        Devono sempre apparire al meglio. Apparenza è la parola che li descrive. La sostanza non c’è…diciamo che solo nel tempo appaiono delle falle nei loro comportamenti anche sul lavoro ma sono bravi a crearsi alleati, come anche dicevi tu a convincere le persone a fare cose contro chi non gli sta bene, sono artisti della manipolazione e su questo purtroppo può batterli solo un narcisista più stronzo di loro.

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      4. Già…ma intanto che si lascia il campo è una perdita economica, di tempo, di salute. Almeno nel mio caso è stato questo…almeno serve di lezione, sul quando ci sono rapporti di lavoro con loro e terze persone. Ma la stupidata più grande era stata anche quella di andare a stare da lui. Mancanza di lucidità totale. Vedremo che altro dirà alle spalle.

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      5. Non hai sbagliato Eva….non sapevi chi era e hai agito in buona fede. Io ho sbagliato….avevo capito chi era ma non so perché mi sono messa in testa di poterci avere a che fare comunque. Ma anche a me tutto questo è servito…lo considero un “danno necessario”, per quanto sarebbe meglio non aver mai conosciuto lui e il suo degno predecessore….ma senza loro non avrei nemmeno conosciuto voi tutti che siete delle gran belle persone, quindi bene venga anche il danno se poi mi ha regalato tutto questo… Spero di cuore che ne usciremo tutti al meglio e più forti di prima. Come dicevo più su, loro questa chance non ce l’hanno e ci penserà la vita a punirli quando da vecchi si renderanno (forse) conto di avere solo macerie alle loro spalle e di non aver mai costruito nulla di autentico con nessuno. Anche in quel caso comunque la colpa sarà sempre di qualcun’altro, del destino avverso, di chi gli ha voluto male, del governo, del maltempo. Baci🌼

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      6. “del maltempo” 🙂 esatto. Comunque cadono sempre in piedi. Per te, dai, è lo strano meccanismo di controllo e l’idea che si può far fronte, in realtà far fronte vuol dire comunque avere a che fare con loro. Per me ..seriamente rischiato di trovarmi in strada e non son ancora tranquilla, meglio di dicembre, ma non da potermi permettere di stare male (com’è capitato in questi giorni post incontro). Quindi, forza ad entrambe e un abbraccio

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  40. Per S.W.A.
    Dici che la cosa che ti spaventa è il love bombing, se dovesse ricominciare. Certo, il love bombing è molto insidioso.Però ha i suoi lati ridicoli, diciamolo. Soprattutto dopo aver vissuto tutto il resto (svalutazione, scarto perpetrato o indotto). Soprattutto dopo aver assaggiato la cattiveria. Qui, c’entra pure la nostra testa: possiamo credere a quel teatro per la seconda volta, nello stesso identico modo? Può darsi, anzi certamente, ci farà effetto, ma secondo me sono altre le cose che rischiano di riattirarci nella loro rete, e tutte dentro di noi (dipendenti da noi, non da quello che fanno loro): l’idea di poterli cambiare, in primo luogo. Secondo me, almeno secondo la mia esperienza, è questo l’ostacolo più grande sul cammino di liberazione. Pensarli e pensarli ancora e ancora come individui normali, che sbagliano di brutto, sì, ma, per quanto cocciuti, possono imparare dall’esperienza. E’il dare loro queste chanche che ci frega, il pensarle possibili. L’idea più difficile da accettare è la loro condizione di irrecuperabilità. Perché non appartiene al nostro vissuto umano.
    La tua urgenza si misura con questa tua speranza interiore, secondo me, e non con lei…

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    1. I ripescaggi…argomento scottante…
      Cosa li fa accettare , talvolta, nonostante si sia capito il soggetto?
      Per me non è il desiderio di cambiarlo. Loro non cambieranno mai la loro struttura di base. Se si vuole averli comunque in qualche modo nella propria vita ci si deve aspettare che ci siano e non ci siano, che oggi ti vogliano e domani no, che la loro vita proceda su un binario parallelo che solo raramente si congiunge al tuo. Nessuna certezza, nessuna garanzia per il domani. Terze persone. Strane sorprese.
      Per me sarebbe, in caso, aggiungere un tassello al percorso di conoscenza, un approfondimento di quei nostri lati oscuri che ci siamo confidati, andando ad esplorarli meglio insieme.
      Ma poi mi dico: ma chi me lo fa fare?
      Di fatto a lui ho raccontato delle cose che non direi nemmeno al confessore in punto di morte. Lui mi ha detto delle cose che non direbbe mai ad anima viva. Si è creata, volenti o nolenti, una complicità psichica particolare.
      Questo distacco attuale non è avvenuto con la classica svalutazione becera e pretestuosa perchè dall’inizio alla fine c’è stata onestà intellettuale tra noi. Gli avevo detto di non dire cose che non sentiva e di non prendermi per i fondelli con promesse inutili. Lo ha fatto.
      Stronzo è stronzo e sempre lo sarà, me l’ha sempre detto e l’ho sempre saputo su questo non ci sono ombre di dubbi. Non vorrei mai essere la sua donna perchè lui riconosce di essere un dipendente sessuale.
      Per cui non so, se mai dovesse rifarsi vivo più avanti credo che mi manterrò neutra e piedi a terra.
      Se lo farà, lo farà solo per sapere se ancora è nei miei pensieri, altro non ci potrà mai essere perchè lui ha la sua vita e io non gliela voglio cambiare.
      Non ho speranze e non ho illusioni. So solo che quella che ero con il primo np è morta e sepolta e mi va bene così. Forse ora sono più solida in me stessa, meno bisognosa, più consapevole e meno ingenua e tutto questo mi è servito a corazzarmi ma senza rendermi arida o sfiduciata.
      Io comunque andrò avanti a prescindere che lui si rifaccia vivo o meno. E’ stata una parentesi e forse mi è anche servita a capire che un narciso può anche capitare nella vita, puoi anche averci a che fare, e puoi anche salutarlo e augurargli buona vita (se mai sarà capace di averla) senza rabbia o rancore.
      So che l’eredità che mi lasciano queste due esperienze è pesante e dolorosa (specie la prima, che per me è stata la fine dell’innocenza) ma anche fonte di riflessione su di me, sui limiti che ho oltrepassato, sul senso dell’amore e della vita.
      Direi che ad oggi va bene così, e alla fine, sono contenta del mio percorso.
      Un abbraccio

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      1. Il tuo np2 è molto simile al mio.
        Anche io ho vissuto con lui una vicinanza psichica piuttosto forte. Sono capitati momenti in cui c’è stato un “giù la maschera”, credo reciproco: e mi ha rivelato il suo stesso narcisismo in poche battute: “io so far girare la sfera dell’energia ma tenere ferma quella emotiva”: è una definizione perfetta del meccanismo narcisistico. Oppure: “non mi vergogno più di non vergognarmi”, altra definizione di meccanismo narcisistico ben consapevole (perché è l’ammissione della più assoluta mancanza di scrupoli). Ci siamo detti cose delicate. Siamoanche arrivati al puntodiridere di certe nostre meschinità. Anche lui si riconosce essere un dipendente sessuale,per cui nemmeno io mai pensato di fidanzarmi con lui. Anche il sesso,sempre bene fin quando è stato.
        Anche io con lui ho avuto la sensazione di poter conoscere meglio anche me stessa, attraverso il suo riflesso: ad es.,una volta, ballando il tango, uno che ballava vicino a noi e che conosciamo, a fine tango, gli dice (a np):”ehi! riprenditi! stai co’ la lingua de fori! t’è piaciuto il tango,eh?”: un modo certo fastidioso, perché volgare, ma io ho letto in faccia a np il terrore di essere stato colto in una manifestazione emotiva da lui non prevista né controllata (si stava lasciando andare, nel ballo,cedeva sovranità), quindi si è immediatamente ricomposto (io cercai di riacchiapparlo,nel tango, attraverso un appello al buon senso, del tipo: dai,è stato volgare ma non è brutta la cosa che ha detto,ti stavi appassionando,che malec’è?,naturalmente subito rifiutato da lui,mi ha respinto,non è più nemmeno stato in grado di portarmi,nel ballo, per il resto della serata),ma a parte lui io ho visto il mio riflesso in lui non per compiacerlo,ma per capire di me stessa che anche io ho vergogna dei miei sentimenti, che disconosco nel mio io profondo: questo mio sentimento non lo avevo mai percepito con questa chiarezza fin quando non l’ho visto riflesso in lui.
        Ma in me sempre si agita la pulsione (narcisistica) a volerlo sfidare, trasformandolo (la stessa pulsione dopotutto ha lui su di me, anche se io avrei l’obiettivo di trasformarlo in un uomo adulto, lui me invece una larva senza vita). Su me questa sirena ha sempre funzionato. E lui lo sa. A un certo punto,la sirena si aggancia a me. Sono sempre ricaduta in questo tranello. Forse per sopravvalutazione anche di me stessa, oltre che di lui. Questo aspetto,per una come me, è molto pericoloso.

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      2. Forse Blume cara dobbiamo solo accettare che le persone siano quelle che sono. Vorremmo noi essere cambiate da qualcuno? Probabilmente no.
        I cambiamenti devono sempre venire da dentro…ma loro purtroppo un “dentro” non ce l’hanno.
        Assolutamente emblematica la scena del ballo, del tuo np che per un pò abbassa le difese e si lascia andare…notato da altri si sente “smascherato” in quello che più temo (le emozioni) e subito rimette in piedi l’impalcatura difensiva.
        Anche io a volte, rarissime volte, ho vissuto con entrambi di questi momenti in cui effettivamente non avevano le barriere alzate. Soprattutto np1. Con me parlava del tutto normalmente, non manipolava, era sereno quando eravamo insieme. Solo dopo, staccandoci per tornare a casa, usciva il suo mostro che lo portava a negarsi. Perchè non poteva accettare di essere stato così bene e sereno.
        Ho sofferto come un cane per questo, mi sono data mille colpe ma purtroppo loro sono così: appena stanno bene con sè stessi e un’altra persona devono distruggere tutto, riprendere il controllo, estrometterti.
        Cioè io non ho mai capito come si possa rifiutare una persona con cui STAI BENE senza bisogno di artifici e finzioni. Eppure è così.
        Np2 la sua corazza l’ha sempre mantenuta alta, ma anche lui ha avuto momenti di verità, subito ben soffocati dalla sua impellente fretta di tornare alla sua vita finta ma rassicurante.
        Non ce la possono proprio fare. devono vivere la finzione per sentirsi sicuri che nulla potrà andare male e turbarli.
        secondo me hanno ancora più terrore di noi di perdere qualcosa che può essere bello, e allora la distruggono prima.
        Noi non possiamo farci nulla purtroppo ma accettare che questa è la loro natira, possiamo cercare di comprenderli ma mai fino al punto di permettere loro di manipolarci e annullarci. Mi sembra che questo lo sappiamo fare e di questo ce ne hanno anche dato atto.
        Ora come dicevi prima, bisogna spostare il focus da loro a noi forti di queste nuove conoscenze.
        Chissà che forse proprio i narcisi non ci abbiano fatto l’unico dono vero in tutto questo: una maggiore comprensione delle nostre stesse ferite e la possibilità di superarle.
        Ti abbraccio

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      3. Mi ero persa un po’ questi vostri discorsi. Dove, in parte, il tizio sembra avere una consapevolezza di quello che è, salvo poi non riuscire ad affrontarSi, affrontare i propri limiti. Nel caso del narc della mia storia..no, a parte che più che dipendenza sessuale, c’era dipendenza da una sessualità virtuale, quindi il processo di svilimento è doppio, perché l’intimità reale era una tragedia. Messo davanti a questa cosa, ovvio che doveva finire. Ma a distanza di mesi è come se avesse costruito una maschera ancora più forte e potente. Qualsiasi cosa è giustificata. Non c’è neanche quella complicità mentale, forse solo quella di un segreto meschino condiviso. Cosa porta allora a non fuggire subito al ripescaggio? le parole di Blume aiutano a ripensare, l’esempio del tango anche, alla base ci sono due persone che qualcosa condividono..una sorta di censura di sé.

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      4. Cara Eva hai centrato un punto corretto. Come si diceva con Blume, purtroppo con queste persone si é creato una sorta di dialogo. Sbagliato, malato, e tutto quello che si vuole ma resta il fatto che le menti hanno comunicato. Si fa fatica a pensare che una persona con cui hai condiviso una parte di te, magari particolare, di punto in bianco non comunichi più. Il problema è che loro non riescono a sostenere un confronto che li spinga ad indagare troppo a fondo dentro sé stessi, perché facendolo dovrebbero ammettere che la loro maschera fa acqua da tutte le parti e questo non é possibile per la loro stessa sopravvivenza psichica.
        Anche np2 amava molto il sesso virtualizzato. Sostanzialmente, loro sono dei mega insicuri sessualmente, per cui preferiscono fare i “grandiosi” nel virtuale dove possono spacciarsi per mega amanti e creare in te un forte desiderio.
        Peccato che spesso poi nella pratica…haha, stendiamo un velo. 😉
        Ecco, nel mio caso credo sia anche stato questo uno dei fattori che hanno scatenato la crisi interna di np. Non essere all’altezza di tutto quello che mi scriveva e sapere che io sono troppo educata per far notare certe cose, ma non essendo stupido lo capiva da solo che le sue performance erano quantomeno “da rivedere”. A me piaceva lo stesso il suo contatto, perché comunque eravamo presi in quei momenti. Per una come me che veniva da una lunga storia senza passione, la sua voglia così “folle” era comunque gratificante e potevo tranquillamente passare sopra a certi “problemini”, diciamo.
        Ma purtroppo spesso anche lì interpretano un copione…anche in quei momenti non riescono ad essere autentici al 100%.
        Per loro essere deludenti in qualunque ambito é una sconfitta troppo grossa, se si tratta di sesso poi, ancora di più….
        per cui alla fine preferiscono buttare via sia il bambino che l’acqua sporca e trovarsi una nuova preda per validare le loro “capacità amatore”.
        Un abbraccio

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  41. Ho letto i post sulla questione se potremo mai liberarci dalla condanna di incontrare sempre np o se potremo mai raggiungere una dimensione nostra differente.
    Io al proposito penso che non ci trasformeremo mai in persone completamente differenti da come siamo. Io non credo che mi troverò mai completamente soddisfatta in una relazione con un uomo completamente orientato su di me, a vegliarmi, preservarmi dal male. E’ vero che non bisogna mai dare limiti alla provvidenza, ma ai miracoli non credo.
    Però penso fermamente, insieme a Gianni, che non siamo condannati all’inferno eterno. Possiamo almeno modificare i nostri schemi copionali disfunzionali. Penso che possiamo agire sulla coazione a ripetere.
    La luce che dobbiamo fare di più è su noi stessi, questovogliodire. Su np, dai, sappiamo abbastanza tutto: per esperienza diretta, per cultura di necessità. A me non sembrano tanto complicati. Una volta che hai la chiave di lettura corretta di quello che, vivendolo, almeno all’inizio, era sembrato del tutto oscuro (perché l’ambiguità è il loro modo eletto: creare dissonanza cognitiva, in primo luogo, sempre e comunque, in modo che in noi rimanga sempre un varco sentimentale: se non è solo stronzo ma anche buono, se è cattivo ma conosce pure la bontà, allora farò leva su questo lato buono, ci proverò, lo salverò dalla sua parte tanto cattiva!: è per questa nostra risposta l’amo dell’ambiguità), una volta che hai capito il giochetto, dai, tutto diviene chiaro e pure prevedibile per quanto li riguarda. Sotto questo aspetto, anche il successivo love bombing diviene tanto prevedibile da eliminare del tutto la possibilità, anche da parte di gente come noi, di riviverlo con la stessa intensità e ingenuità perduta della prima volta. Almeno per gente come noi (dipendenti affettivi) che sta qui sul blog (che serve a darci lucidità per fronteggiare le nostre crisi interne collegate a fughe e ritorni di np).
    I complicati, invece, siamo noi.
    Voglio dire che meno chiare ci sono le nostre dinamiche interne. Così come gli np, anche noi siamo persone con una nostra soggettività, propensioni,vissuti differenti. Il fatto che condividiamo questa dimensione non significa che siamo fra noi fotocopie. Sfuggiamo da una categorizzazione standardizzata che possa spiegare tutti i nostri tratti: siamo dipendenti affettivi e per questo tendiamo tutti a dare la nostra energia non preoccupandoci che non ci venga restituita in modo di gratitudine.Questo ci rende molto affini, ma ognuno di noi realizza/ha realizzato questo obiettivo in modi differenti, a seconda della nostra personalità. Perché noi, per il fatto di essere empatici,tendiamo ad averla una personalità più definita di np: a differenza di np (sempre uguali a se stessi,ma rigidi nella loro fissità riflessa), noi un carattere ce lo abbiamo, ed è proprio nostro: noi possiamo annullarci nello specchio di np, ma una coscienza cel’abbiamo maggiormente: perché manteniamo un’etica,o almeno sappiamo farlo, lo si vede dal fatto che non faremmo male e, quando c’è qualcuno che soffre, siamo noi. Quindi, siamo molto diversi tra noi.
    Il lavoro da fare su noi stessi, secondo me, deve essere sotto quali forme per noi si realizza il circolo malato del dipendente affettivo. La dipendenza affettiva come struttura base ce l’abbiamo uguale, ma non le forme. Ad ognuno le sue, qui le variabili sono molte.
    Io ho l’impressione generale che qui,sul blog, spesso (me compresa, eh!) su noi stessi non abbiamo una conoscenza profonda, e sicuramente molto meno che su np.
    In parte questo è l’effetto-np: la loro patologia “ci addestra” a pensare più a loro che a noi stessi, e questo ci sta. Ma è anche vero che guardare dentro se stessi è una fatica enorme. Si scoprono cose di se stessi tanto meschine da venire i brividi. Io però pensoche veramente curativo sia andare a vedere queste nostre “brutture”, e metto le virgolette perché, se guardandole non moriamo (e NON moriamo),alla fine impariamo a perdonarci di non essere perfetti o di non essere come vorrebbe che fossimo qualcun altro (cioè, ci sganceremo, almeno un po’,dalla condizione di dipendenti affettivi, che è sempre quella di dover essere accettato dall’altro). Quando di quelle tue vergogne arriveremo a provare tenerezza, potremo dire di aver lavorato veramente per la nostra liberazione,non da np ma da quelle noi stesse che permettevano anp di essere significativo per noi.
    La psicoterapia mi sta aiutando parecchio in questo senso. Dopo aver già maturato pienamente la mia condizione di dipendente affettiva, rischiavo di essere ad un punto morto circa ulteriori passi per proseguire a curarmi, una psicoterapia junghiana mista aiutando a capire meccanismi miei di cui non avevo ancora coscienza. Sono riuscita a dare nome a un’emozione che non ero mai riuscita a definire prima, sepolta in un mare di vergogna. Sto andando in una via che è quella di riconoscere e restituire dignità ai miei sentimenti. E’ tanto: perché i dipendenti affettivi hanno sempre,per qualche motivo, elementi legati a lesioni di autistima (bassa). Questo mi tutelerà da un futuro np (a questo qui attuale che c’è non ci voglio proprio pensare!)? Non lo so, ma non so vedere altra via da attraversare per ridurne almeno la probabilità.

    Concludo dicendo che, collegato all’ultimo discorso che ho fatto, non concordo con chi dice che il dipendente affettivo è solo uno che è stato trattato male, maltrattato in senso stretto,o lo presuppone deducendone che le prede vere di np (tipo noi: mesi,anni…) non sono solo dipendenti affettive ma anche altri tipi umani. Non è necessario il maltrattamento evidente e brutale. Sono le dinamiche psichiche tra genitori e figli, anche se il genitore è amorevole. Anzi, se è così caritatevole col figlio, e non è parimenti di polso,finisce per non dare regole,per farsi manipolare: può nascere qui il manipolatore narcisista. Ma se il carattere del bambino è per sua natura empatico, qui può nascere il dipendente affettivo che è stato amato ma non apprezzato per il suo talento vero, che magari non è comprensibile alla famiglia non per cattiveria ma per ignoranza culturale,ad es.. Si tratta sempre di un intreccio tra le tue caratteristiche personali e il contesto storico e familiare in cui sei nato,e qui c’è pure la sfiga. Voglio dire, c’è anche la dipendente affettiva M.me Bovary, che si butta nelle braccia del primo approfittatore ingannatore che incontra perché lavora di fantasia: da una famiglia non che non l’avesse amata, anzi al contrario, ma che non l’aveva mai svegliata dai sogni incantati del principe azzurro…

    Scusate la lunghezza,ma parecchi interventi erano stimolanti.

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    1. Cara Blume, ho risposto idealmente sopra alla tua approfondita riflessione che condivido…come dici tu queste esperienze devono portarci oggi a indagare meglio noi stessi, visto che ormai di loro sappiamo praticamente tutto e riusciamo quasi a prevenirne le azioni presenti e future. Quindi ben venga questa cosa se ci spinge a comprenderci meglio.
      Io ho scoperto dopo gli np di non essere più dipendente dal bisogno di avere un uomo accanto, il che per me è una cosa pazzesca. Ultimamente ho detto di no a diverse situazioni perchè non ero convinta, in passato invece avrei iniziato delle relazioni pur avendo dubbi, anzi i dubbi non me li ponevo nemmeno: dovevo avere una storia a qualunque costo. Oggi non è più così.
      Forse avevo proprio bisogno di due campioni di stronzaggine assoluta per arrivare a questa verità che ad oggi mi fa sentire più centrata in me stessa e non una che vale meno perchè non ha l’uomo fisso.
      Hai citato Madame Bovary…immagino anche tu ieri sera abbia visto il film su Cielo.
      La storia di Emma, è incredibilmente emblematica, non riesci a dare un giudizio alla fine…non sai dire se è vittima o carnefice, sicuramente è vittima di sè stessa e del suo BISOGNO DI EMOZIONARSI…emblemaitca la scena di quando è a casa da sola con l’orologio che ticchetta e lei non sa che fare della sua vita, e pur avendo tutto le manca tutto.
      Ecco, a noi alla fine non manca nulla, siamo persone di cultura, abbiamo un tetto sulla testa, la salute, eppure sentiamo quello stesso vuoto emozionale di Emma.
      Lei si getta incoscientemente tra le braccia di questo e quello. Il marito, buon uomo senza colpe, nulla può fare per lei.
      Lei è vittima non del marchese o del poetucolo di provincia che l’abbandonano senza pietà nel momento del bisogno dopo averla sedotta, ma solo e soltanto di sè stessa. Non indaga sul motivo del suo dolore, sul perchè non è felice. La sia fine è triste ma inevitabile.
      Io credo che a noi non sia destinata una fine simile, ma una possibilità di scegliere un vita che sia finalmente basta sul rispetto che dobbiamo imparare ad avere di noi, dei nostri confini personali che nessuno deve travalicare con mancanze di rispetto.
      Cara Blume, non saremo mai delle perfette donne di casa, delle compagne che abbozzano pur di non perdere l’altro, saremo sempre strane, particolari, complesse e difficili. E quindi non potevamo che essere attratte da uomini così.
      Ora abbiamo capito che loro non possono proprio darci quella completezza per loro natura, ma alla fine non ne abbiamo nemmeno bisogno perchè siamo complete di nostro, anche se forse continueremo ad avere quel profondo bisogno di sentirci validate, di avere due occhi che ci GUARDANO e non ci vedono soltanto…il narcisista non lo può fare perchè il suo sguardo è rivolto solo su sè stesso. Se ti guardano vogliono solo vedere un riflesso di ciò che desiderano. Loro non vorranno mai andare così tanto a fondo, come invece vogliamo noi, e di questo hanno paura.
      Chissà se esiste un uomo che non abbia paura di questo, che sia complesso senza essere malato e abbia voglia di esplorare l’isola selvaggia che siamo, io lo vorrei conoscere uno così ma sono anche consapevole del fatto che potrei non incontrarlo mai. E allora, mi impongo di godere di ciò che ho oggi, la mia consapevolezza accresciuta anche grazie a questo percorso accanto al male, di come sono rimasta curiosa e appassionata della vita, nonostante tutto.
      Un abbraccio

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  42. Mi sembra un buon approccio. Non neghi nulla delle tue distorsioni, ma necessiti di perdonarti. Per questo hai meno bisogno della validazione altrui e puoi stare pure sola. Mi sembra una buona conquista se hai sofferto di questo. Importante è lavorare su se stessi. E se np in qualche misura ci hanno pure “aiutate” (loro malgrado) e non solo depauperate, questa è una nostra rivalsa sana (e non sogni malati di vendetta tremenda vendetta) direttamente su di loro (della serie:tu mi volevi uccidere, ma io invece non solo sono sopravvissuta,ma ti ho usato come chiave di conoscenza di me stessa, è una delle poche possibili “vittorie” su un np!) …

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    1. Esatamente Blume..
      Purtroppo per tante persone Narcisismo ha significato solo dolore, abuso e distruzione…io sto cercando di trarne un insegnamento concreto, una dura ma necessaria lezione di vita che non mi porti a chiudermi del tutto ma rappresenti un’occasione per capire i miei errori nel relazionarmi agli uomini in generale. Ho passato metà della mia vita in storie sbagliate solo per il mio bisogno di essere in coppia ora ho visto che posso farcela a prescindere e questo mi dà molta fiducia.
      I narcisisiti, con i loro comportamenti disfunzionali mi hanno fatto capire che nessun essere umano può colmare un vuoto, che ho il dovere di prendermi cura di me stessa e che non posso a mia volta curare chi non vuole. Siamo i capitani della nostra nave e del nostro destino.
      Penso che mi prenderò una pausa per riflettere ancora e mettere a frutto tutto questo e magari tornare a raccontarvi più avanti di questo percorso….ormai parlare sempre dei narcisisiti, di cosa sono, di cosa fanno o non fanno per me non ha più molto significato. Sappiamo chi sono, sappiamo che se vogliamo possiamo farne a meno, e uscirne comunque con dignità e onore.
      Un abbraccio grande 🌼

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  43. Sì, Spirito, è questa la cosa più difficile per me da digerire, accettare quel che il narcisismo patologico di fatto è: il distruggere, preventivamente, anche ciò che si prospetta positivo, anzi soprattutto quello che si prospetta così, per due motivi: per non essere in grado di affrontare il rischio della sconfitta e per avere una previsione inconscia negativa degli eventi (diffidano dell’altro, a livello anche inconscio, replicando uno schema copionale deprivato della fiducia verso gli altri): autosabotarsi, dunque, per questo. Lo psicoterapeuta Di Maggio (che io stimo) dice che, a dispetto della loro facciata perfetta e dei sogni ad occhi aperti dei narcisisti, il narcisismo è, nel fondo psichico, una esperienza fondamentalmente di rinuncia e di sconfitta (che non ci faranno mai vedere): stare per fare un esame e non andare, voler vedere una donna/uomo e rinunciarci, volersi iscrivere all’università e alla fine non farlo, non riuscire ad avere o mantenere un lavoro: questa può essere l’esperienza comune di un np, che agli altri non diranno mai. Il narcisista medio, può essere questo. Non mi ricordo chi diceva che il narcisismo senza un vero talento è una maledizione. Come dire: Picasso, forse, può essere stato un np felice veramente. E forse neanche, soprattutto perché l’invidia, grande motore del narcisismo, impedisce di godere veramente di ciò che hai. Il mio np ce lo vedo bene, in tutto questo: non perché mi abbia parlato dei suoi meccanismi (anzi, sempre avvolti in un’aura di mistero: i loro racconti sono sempre senza fabula, senza narrazione vera, sono monadi che galleggiano prive di un prima e di un dopo, prive di una vicenda che effettivamente si svolga, avete notato), ma perché collego queste cose di cui parla Di Maggio a dei frammenti della sua vita che sono emersi qua e là: non è mai riuscito a laurearsi, non è riuscito a mantenere il lavoro, come si comporta con le donne che in qualche modo gli interessano di più (o con le quali gli capita di abbassare un po’di più le difese, o con quelle dalle quali non riesce a prescindere del tutto se presenti, quelle con cui succede insomma qualcosa di anomalo che si differenzia dal solito meccanismo narcisistico che replicano), come si comporta con queste donne dicevo, lo vedo bene da sola (fugge, svilendo più o meno pesantemente prima, inscenando la sua assoluta capacità di fare a meno di te e la tua intercambiabilità, e in effetti poi fa veramente a meno di te).
    Tutto questo lo dico per la descrizione del fenomeno, non si tratta di alleggerire le loro responsabilità, sia sempre chiaro. E, anzi, sono convinta che questa pulsione profonda di np ad autosabotarsi da solo sia l’elemento più ostativo alla loro possibilità di cambiamento, una vera e propria pietra tombale direi: se il tuo obiettivo di fondo è non raggiungere la tua propria felicità e per far questo sei disponibile a fare macerie morti e feriti, e se poi ti diverti pure a fare questo, se si tratta proprio di questo fenomeno, non c’è davvero nulla da fare. E ritorno alla tua riflessione iniziale: dobbiamo farcene una ragione,sì, accettare che le persone siano quello che sono, certo. E’ per me un aspetto molto difficile, questo. Fra i miei tratti narcisistici, c’anche questo, purtroppo.
    Un abbraccio

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  44. É così come dici Blume…per quanto ci sia stata una sincera volontà da parte nostra di comprendere a fondo queste persone al punto di esserci addirittura messe a usare il loro stesso “linguaggio”, abbiamo compreso che nulla si può di fronte alla loro furia autodistrutriva che ad un certo punto fa terra bruciata del bello e del brutto, indistintamente.
    Io ho proprio visto np in completa crisi dopo il famoso ultimo incontro, si é reso conto che il giocattolo gli è esposto in mano, non solo non é riuscito a manipolarmi rendendomi uno straccio ma si é anche reso ridicolo con la sua compulsione sessuale incontrollata….vedersi in quel modo, in balia di un desiderio ingestibile deve averlo fatto sentire un cretino senza speranza sedotto da una donna che non é riuscito a piegare né mentalmente né emotivamente. Questo è il motivo del distacco. Una resa, alla fine.
    Di certo non posso dire “ho battuto un narcisista”, con loro non si vince mai nulla ma come dicevo su si impara e anche tanto….
    A me oggi non importa se ha già trovato un’altra vittima con cui sentirsi forte e potente, mi basta sapere che io sono forte in me stessa e che non é riuscito a rendermi un fantoccio. Lo stesso puoi dire anche tu Blume. Alla fine il tuo np non é riuscito a gestirti e allora non gli è rimasto altro che vendicarsi…le altre, la ragazzina, la ex….tutti suoi tentativi di farti vedere che lui può avere chi vuole….ma alla fine, come tu stessa hai detto, ti cerca sempre.
    Questo deve darti la misura della loro intrinseca debolezza strutturale….si sentono forti solo quando ti rifiutano, e così impediscono a loro stessi d vivere emozioni profonde, di vivere insomma. É triste tutto ciò ma è la LORO scelta.
    Noi invece abbiamo scelto d vivere ed emozionarsi, e per questo oandiamo avanti, anche senza di loro.
    Baci

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    1. “Questo deve darti la misura della loro intrinseca debolezza strutturale”

      m’inserisco in questo discorso perché, fondamentalmente, la chiusura di prima di Natale è dovuta proprio all’aver esposto il lato più malato della sessualità del narc con cui ero in casa. Ci sta tutto quello che avete detto, incapacità totale di “affrontare” una persona reale, di sapersi rapportare, esporsi, confrontarsi. Reazione? bugie, insulto, fuga. Annullamento totale (non era la prima volta ed era questa la nota “stonata” all’inizio del rapporto) di me dopo le prime discussioni. Semplicemente nei giorni successivi..non esistevo. Come non esistevo appena era preso da qualcuna/qualcosa d’interessante da fare. E’ un qualcosa che è difficile comunicare a terze persone. E poi svilimento. Oggi lui che si è piazzato nei progetti e nei corsi..ripete cose imparate da me, ma gli do’ atto che ha una maggiore capacità di “rivendersi”. Sul lavoro..ecco, li non so..mi sembra invece che riescono a “radicarsi” e proporsi come indispensabili quando “azzeccano” un ramo che gli è congeniale (ma guai a fargli fare qualcosa che non vogliono). Anzi..questa marcata capacità di proporsi come indispensabili a me, almeno, ha portato a sensi di inferiorità (pur avendogli insegnato diverse cose). Forse di tutta questa storia quello che mi ha lasciata molto perplessa con me stessa è il chiedermi quando c’è di ferita narcisistica anche in me, come reagisco io. Ma su una cosa sono sicura…offendere, svilire una persona per l’interesse del momento (che sia un evento, che sia un’altra persona) è un qualcosa che non ho mai fatto, né ho visto fare in situazioni “normali”. Questo è il limite oltre il quale restare equivale perdere il rispetto di sé stesse/i. Per lui..beh, gli è scappato, non voleva dirlo, bisogna capirlo perché in quel momento era agitato. In questo credo che l’accondiscendenza continua della madre, che continua a lavargli roba e cucinare (e lo faceva anche con me in casa) è totalmente deleteria.

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      1. Hai evidenziato un punto cruciale Eva, ovvero che a loro è permesso di “perdere la pazienza”, insultarti e mancarti di rispetto , farti sentire “invisibile” solo perchè hanno la luna storta o fuori piove. Loro giustificano sempre tutto quello che li riguarda e si scusano solo se capiscono che questo può dare un vantaggio, non perchè capiscano di aver sbagliato o offeso.
        Questo è dovuto proprio alla loro struttura interna che non permette di immedesimarsi nell’altro, se non in funzione di sè stessi.
        L’accondiscendenza della madre: assolutamente, loro hanno in mente questa figura che alla fine odiano perchè ne sono sempre rimasti dipendenti, visto che non hanno sviluppato una corretta affettività, che deve rendere liberi nell’amore.
        Loro hanno solo imparato le manipolazioni, e ne hanno fatto il loro stile di vita.
        Molte madri purtroppo hanno grosse responsabilità nello sviluppo di maschi egoisti, non solo narcisi ma anche cosiddetti “normali”, che poi normali non sono perchè chi non sa emanciparsi da una figura materna, tanto più se disfunzionale, non potrà mai avere una relazione sana con nessuna donna al mondo. Io sono stata vittima in passato di questa situazione, otto e mezzo in una storia dove la “madre” era la figura più importante e per carità, una madre E’ sempre importante ma se il legame con il figlio (complice il figlio) è malsano e basato sul ricatto affettivo non si va da nessuna parte.
        Un abbraccio

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      2. Le madri…si potrebbe davvero aprire un capitolo. La sua credo agisca totalmente in buona fede, ha sto figlio che vive da solo, si preoccupa, lo “aiuta”. Ma se anche quando c’ero io in casa si mette a cucinare, lavargli le maglie…Risultato: il tizio, pur pagandosi il mutuo (o meglio lo paga quasi per intero il suo co-inquilino) non sa fare una spesa. In famiglia i figli maschi, con mio genitore narc (very narc) sono i golden childs, però totalmente compromessi nella loro autonomia. Risultato: più di trent’anni, chi gli lava casa e tutto. Avere una quotidianità con loro, fatta di cose normali come spesa e risparmio, è quasi impossibile…se la prendono bene diventa un gioco e fanno la loro parte. Ovviamente nelle giornate che gli “pesa” è tutta una rottura di scatole. Il tutto prende un’altra dimensione quando si ricorda che davanti c’è un uomo di una certa età e non lo studente fuori sede di vent’anni. Sugli insulti…a volte è così stupido il motivo, solo perché magari si è rischiato d’intralciare qualcosa che ritengono importante, che la sproporzionalità insulto-motivo annulla. Poi, beh poi passato ilmomento bisogna capirli. Quello che mi chiedo è davvero il suo psi non ha capito il gioco? ma sono affari suoi, questo lo so. Un abbraccio anche a te…e studiamoci prima le mamme e i genitori la prossima volta 🙂

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      3. Il suo psi come fa a non capire? Secondo me lo ha capito benissimo ma appunto, sapendo che il narcisista non va intralciato (pena essere mollato professionalmente) se lo “gestisce” finché può per guadagnarci sopra….
        Sulle madri, io credo che non insegnare ad un figlio ad essere autonomo sia un errore gravissimo, ma spesso molte madri vogliono proprio essere come la mamma del tuo np perché é l’unico modo per renderli dipendenti da loro a vita….forse la signora nel tuo caso non lo fa apposta, ma mi sembra molto indicativo il suo gran da fare mentre tu eri presente in casa….un pò come “marcare” il territorio e lanciare il messaggio al figlio “vedi, se non c’è la mamma nessuno si occupa di te”. Sono dinamiche molto sottili, mascherate da “amore materno”, che però non é amore ma volontà di possesso e controllo.
        Hai ragione, in futuro cerchiamo di capire bene da dove vengono, prima di ogni coinvolgimento….
        Un abbraccio

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      4. A proposito della tua chiusa: sì, si diventa narcisisti per molte vie, anche per quelle di una madre che ti copre in tutto, non ti dà i limiti,e soprattutto non ha polso. Quelle che si fanno manipolare, nel senso di quelle più esposte ai suoi rischi, per debolezza e troppo amore insieme. Bambini che già di loro non sono empatici, che non sono sensibili ai sensi di colpa, andrebbero indirizzati verso l’etica e le regole, decisamente. Invece prendono il sopravvento loro nella relazione con l’adulto…

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  45. PER SPIRITO
    Sì, mi stai facendo riflettere, concordo con la tua analisi, nel senso che mi ci ritrovo in gran parte.
    Sono stata sinceramente interessata a capire np, al punto di usare lo stesso linguaggio, mostrando almeno di averne capito il codice. Ma fanno terra bruciata intorno,sempre e comunque. Nulla vale, la pulsione distruttiva è troppo forte.
    Anche per il mio, una resa alla fine: il motivo del distacco è sempre l’impossibilità/l’incapacità di affrontare un desiderio istintivo, ingestibile, nei confronti di una donna che non è riuscito a piegare né mentalmente né emotivamente. Non è riuscito a rendermi un fantoccio, una larva umana,e lui per questo perde energia vitale, deve dunque staccarsi da me.
    Non per questo l’ho battuto, per nulla. E’ tale e quale nella sua psicopatia.
    Ma,in bene, anche io posso dire di aver fatto di lui uno strumento per capire meglio me stessa. Tu hai acquisito una forza,di essere capace di star sola. Io sto recuperando consapevolezza di forza con la terapia, utilizzando in vario modo anche le dinamiche con np.
    Anche a me non frega nulla di cosa fa oltre a me,non mi è mai fregato particolarmente, e ora meno che mai.

    Ma questa, dici giustamente, è la loro scelta, e vorrebbero condurti dentro il giardino incantato della insanità mentale. Rimangano invece nel loro deserto affettivo, noi abbiamo diritto all’emozione,è una buona chiusa.

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    1. Poprio così Blume, con noi hanno avuto un dispendio eccessivo di energie nel cercare di renderci malleabili, ma per loro sfortuna hanno trovato pane (molto duro) per i loro denti.
      Noi li volevamo aiutare a tirare fuori i loro lati migliori, loro volevano vederci sottomesse. Siamo state il loro più grande fallimento.
      A noi l’onore di averci almeno provato…
      Mi piace pensarla cosi, oggi, che siamo reduci da una grande battaglia in cui abbiamo superato i nostri limiti, e ora raccogliamo la nostra spada e la rimettiamo nel fodero. Non ci sono e non ci saranno mai vinti nè vincitori in questa folle guerra…ma siamo vive, siamo in piedi e con un pò di saggezza in più. Questo conta.
      Un abbraccio

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    2. Blume: “Non è riuscito a rendermi un fantoccio, una larva umana,e lui per questo perde energia vitale, deve dunque staccarsi da me.
      Non per questo l’ho battuto, per nulla. E’ tale e quale nella sua psicopatia.”
      …non reggono un dialogo, un confronto, neanche quando è fatto per cercare un incontro su due possibili modi diversi di vedere le cose. E’ uno scontro contro un muro di gomma. Le frasi che tu scrivi sono la stessa dinamica della fuga del narc lo scorso mese (poi va beh, lo incroci per strada ed è come nulla fosse successo) ..bugia-smascheramento-fuga post insulto. E’ veramente una perdita di energia tanto spiegare quanto per loro esser messi davanti a un comportamento che distrugge un rapporto/relazione. Praticamente si va avanti solo con incensamenti, peccato che qualsiasi relazione umana di questo tipo o è talmente superficiale da non poter essere certo una base per un rapporto di coppia o è di sottomissione totale. Forse fra due narc sarebbe di interesse reciproco.
      Sulla madre, grazie..da quel po’ che so c’è un motivo, l’assenza del padre per un periodo di lavoro durata un po’..ma poi una volta adulti diventa come dice Spirito una forma di controllo. Questi saranno problemi suoi.
      Per Spirito…grazie per la risposta sullo psi, diretta e pragmatica: ore di studio ->soldi. Me l’ero spiegata più che altro come un non voler dare un’etichetta. Ma ormai direi che tutti i fatti messi insieme ricompongono il mosaico e etichetta o meno quello che ho davanti è chiaro.
      Il finale è quello di Blume…ma nel processo di autodifesa del Sé, le persone con cui collaboriamo sono diventate lo strumento dell’autoprotezione e svalutazione mia.
      Grazie ad entrambe per aiutare a riflettere

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      1. Sì, Eva, vanno avanti solo a incensamenti, ma poi, guarda, se il rapporto si stringe non va bene neanche questo, perché l’impulso è di distruggere ogni cosa, sempre, e forse i complimenti, quando sinceri e autonomamente prodotti dall’altro, li sanno accettare anche meno della sfida (subito si insospettiscono). Non c’è niente da fare, stanno bene solo quando l’incensamento è da loro indotto, quando è sotto il loro controllo pure questo aspetto, cioè. E’ triste ma è così.
        L’incontro tra due narcisisti maligni? Non lo vedo funzionare: tranne che nel caso della coppia psicopatica, difficilmente un np ricaverà piacere e nutrimento da un altro da cui non ci si può aspettare una risposta emotiva. In generale, hanno bisogno dei caritatevoli, degli empatici, cioè di noi.

        Un abbraccio

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      2. …mi basterebbe iniziare a venirne fuori e ritrovare un minimo di stabilità economica e logistica e mettere le basi per poter andar via da questa città. Avere anche una piccola rete sociale fa la differenza e qui sono a chilometri da quelle poche amicizie vere.
        Vi ho lette e ..e alla fine è tutto un caos. Sia che si provi ad essere autentiche, sia che no. Hai ragione Blume..anche l’incensamento è indotto. Ad oggi penso che con il 1narc, di anni fa, uno consapevole c’era almeno quel dialogo che dite voi, malsano, ma con rari sprazzi di cadute del muro. Nell’ultimo caso direi di no, perfino la sessualità virtuale era vissuta in modo molto deviato. E le autogiustificazioni ed piccoli esempi di sadismo troppo contrastanti con la facciata del buono per poter far anche solo incrinare quel muro.
        Spirito …il narcimondo si spera che prima o poi resti una cicatrice e basta, se ti ha insegnato un percorso per trovare l’equilibrio allora almeno ha portato qualcosa di utile nella tua vita. Un abbraccio grande

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      3. Cara Eva spero di cuore tu possa trovare una soluzione sia lavorativa che ligistica per uscire da tuo narcimondo e cominciare una nuova vita. Anche io ti confermo che mi ha sempre impressionata la diversità di np2 nei messaggi rispetto a come di pone nella vita reale o sui social. A me piaceva quel Daniele, ma mi ha propinato quello perverso. Ora che ha preso le distanze da tutto quel sesso un pò eccessivo sinceramente a me sta più che bene. Ho accettato certi scambi molto spinti, nonostante non siano nelle mie corde, sostanzialmente perché mi piaceva molto e volevo vederlo e quello era l’unico modo. Di persona infatti, anche nei momenti passionali, non era volgare come nei messaggi. Quelli non mi mancano proprio, grazie al cielo e suppongo che ora li stia propinando alla nuova. Gli ho anche detto, a scanso di equivoci, che considero chiusa quella fase….semmai gli venisse in mente di riprovare a cercarmi. Ho esplorato con lui un mio lato più “trasgressivo” diciamo, e va bene così. Ora dobbiamo guardare avanti Eva. Loro comunque nella loro vita mettono in campo questa recita delle persone tutte d’un pezzo e serie sul lavoro e in società perché capiscono che gli dà dei vantaggi. Di fatto sono un’ accozzaglia di cose che nemmeno loro capiscono né tantomeno sanno gestire, infatti rovinano tutte le loro relazioni prima o poi.
        Si…spero che la pausa dal narcimondo mi aiuti a consolidare le mie nuove consapevolezze e a proseguire più forte….lo stesso auguro a te a tutti.
        Un abbraccio

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      4. Grazie Silvia,
        non so se già hai smesso di leggere. Ma buon percorso. Se non altro, una volta aperti gli occhi su alcune cose, poi richiuderli è impossibile.
        Vi sento parlare di loro difficoltà a reggere le emozioni.
        Stanotte, l’ultima discussione, buona parte di persona, è finita alle tre. Nel mezzo lui che sghignazzava con l’altra ex a telefono, quella della scenata di quest’estate e che, in teoria, non sentiva più da tanto.
        Quando si dice che il tempo successivo tra ripescaggio e scarto è sempre più corto è vero. Ma credo dipenda anche dal fatto che le prime volte si è totalmente inconsapevoli di quello che è il meccanismo.
        Cosa ho visto…Una persona che, di nuovo, due settimane fa voleva recuperare etc etc. Messa davanti al fatto che dopo le bugie di aprile (…) e, fondamentalmente, una serie di gesti che affermavano solo il contrario del volere una coppia, è riuscita la parte più sadica.
        E questa volta c’è voluto molto, ma molto poco. Perché nel mezzo del mio precariato lavorativo e vari lavoretti, la tolleranza è stata zero e al contrario, è stato molto chiaro il meccanismo di provocazione delle mail.
        Se si prova a parlare con loro, come esseri umani normali, provando a spiegare che un certo atteggiamento è solo una provocazione, ma dimostra nei fatti il contrario del loro “voglio riprovare”….il risultato è un aumentare di quel comportamento.
        Se c’è di mezzo uno psicologo, quello che dice diventa un’arma a favore. L’ultima, da manuale, “tutti hanno un ego”, “sono molti quelli che mentono”.
        Se una bugia è smentita con un fatto, si rovescia l’accusa (salvo, poi, evitare un confronto con una terza persona testimone, perché potrebbero perdere la faccia). A tenere testa all’accusa, riportando il discoso sui fatti..l’essere cambia argomento.
        Se, una volta tanto, hanno detto la verità, non c’è quell’umanità che fa dire “guarda, vedi che questa volta era diverso”. C’è un arroganza e scherno. PEr quella volta su dieci. A questo punto via d’insulti, perché accumulano potere.
        C’è sempre, poi, un futuro e una possibilità che gli deve essere data. E’ una pretesa, non qualcosa da discutere. Tanto, quello che è successo ha sempre una giustificazione.
        Soprattutto…guai a mostrare una debolezza. Un’insicurezza personale è qualcosa che poi è usata per screditare, ma soprattutto -e li si vede il sadismo- per giocare ad aumentarla. Come guai a dire di avere qualcosa da fare (soprattutto se è nel suo campo), fare di tutto per rovinarla è un imperativo.
        E in questi giorni è tornato in mezzo un tema che a volte vedo poco affrontato nei discorsi sugli abusi e narcisismo sui media. Si parla sempre di fidanzati gelosi, che il controllo è un abuso. Si parla pochissimo delle provocazioni per far ingelosire. Per far scattare dubbi e giocarci.
        E potrei continuare. Credo che l’unico antidoto sia ricordarsi di quelle che son relazioni positive, sapere che stanno proponendo una sottomissione emotiva.Questo però evidementente, almeno a me non basta ancora per riuscire a essere distante. PEr non evitare di “spiegare” e voler provare a spiegare, anche quando è evidente in tutti i modi che qualsiasi fatto o discorso è strumentalizzato, cambiato o usato a piacimento (e per distruggere).

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      5. Cara Eva, non sto commentando i nuovi articoli al momento…sono in una fase di “elaborazione” ma mi arrivano le notifiche ai vecchi commenti e quindi ti rispondo volentieri, anche perché sollevi un argomento molto spinoso, ovvero le provocazioni continue riguardo altre donne/relazioni che loro intrattengono a prescindere da come vanno le cose tra te e loro.
        Io ormai su questo mi sono “messa il cuore in pace”, nel senso che ormai si sa che, per come sono strutturati a livello psicologico, NON POSSONO ASSOLUTAMENTE FARE A MENO di avere più di una relazione parallela. Anche se non lo dicono stai certa che mentre vedono te sentono e vedono anche altre. I ripescaggi purtroppo sono spesso per loro una ghiotta occasione per triangolare a manetta…proprio come ha fatto il tuo np mettendosi a chiacchierare con la ex (che non lo é) in tua presenza.
        Anche il mio primo np ha fatto della triangolazione la sua arma preferita per ferirmi, insieme alle sparizioni e ai silenzi, al punto che si è fatto vivo dopo ben otto mesi di mio no contact solo per vedere le mie reazioni al fatto che si fosse nel frattempo “fidanzato”. Fortunatamente in quegli otto mesi mi ero rinforzata molto, ricordando anche tutte le volte che lui si era messo a scrivere messaggi ad altre in mia presenza, addirittura subito dopo l’intimità.
        Per me la misura era colma, ho raggiunto grazie al cielo il punto di rottura e per fortuna con me lui ha chiuso per sempre perché so benissimo che ogni volta che é tornato lo ha fatto solo per umiliarmi.
        Con il secondo le cose sono un pò diverse, visto che con lui la mia posizione di amante era chiara da subito. A differenza del primo non ha mai triangolato in modo eccessivo, tranne in due o tre occasioni parlandomi di quello che faceva con la sua donna: viaggi ecc..sapendo che io da tempo non ho un compagno con cui fare queste cose.
        Nell’ultimo confronto ha parlato di avere la necessità di potersi gestire con tranquillità “persone e questioni”….il che mi ha fatto capire che oltre a me e alla sfortunata che lo mantiene ci sono anche altre tizie….
        Probabilmente sperava che dicendomi questo io lottassi di più per non perderlo e farlo divertire nel tenermi in attesa…invece io mi sono tirata indietro, ma purtroppo senza una vera e propria chiusura netta da parte di nessuno dei due…che alla fine era quello che voleva.
        Purtroppo non sono ancora abbastanza forte da eliminarlo del tutto, forse perché con non ho ancora toccato il punto di rottura come è stato con il primo.
        Fondamentalmente, questi rapporti vanno avanti finché le vittima (o complice a seconda dei casi) mantiene in vita quel filo…
        Per liberarsi l’unica è smettere di nutrire loro e la nostra ferita, il nostro demone interiore, che ci spinge a volere questo legame.
        Ad oggi sto cercando di lavorare su questo….non é facile spezzare quel filo ma fortunatamente tutto quello che ho letto e studiato mi sta aiutando, almeno razionalmente, ad avere il consapevolezza di ciò.
        Ti abbraccio

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  46. Sì, assolutamente. Basta con queste stupide contese, che non vinciamo maicome sappiamo. Ti abbraccio,Spirito. Ho letto che conti di assentarti un po’ dal blog. Lo capisco, ma mi mancherai.

    Ti abbraccio

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    1. Cara Blume, si , credo di aver bisogno di stare un pochino fuori dal “narcimondo”, per quanto sia meraviglioso confrontarmi con voi…ne ho bisogno perchè devo far sedimentare le mie attuali consapevolezze, frutto di tante riflessioni. Ci sono giorni migliori e giorni meno, ma credo di essermi in certo senso “trovata”, e sono contenta di questo. Mi importava soprattutto arrivare ad un punto di questo percorso senza provare odio e rancore per nessuno.
      Diciamo che la ferita np1 non si è ancora rimarginata, proprio per la modalità di chiusura, per la sua mancanza di un qualunque confronto onesto su di noi.
      Una cosa che ancora oggi non riesco a perdonargli è di non aver rispettato i miei sentimenti. Sapeva quanto tenessi a lui eppure non si è mai fatto scrupolo di mollarmi più e più volte sparendo senza spiegazioni. Ma anche quello passerà…
      Con il secondo…diciamo c’è stato almeno un confronto, sebbene loro cerchino comunque di annebbiarti con i loro discorsi inconcludenti dove dicono tutto e il contrario di tutto …alla fine provo pena, perchè veramente si vede che è vittima di sè stesso e delle sue compulsioni, che non riesce a gestirsi. Almeno si è fermato prima di creare danni troppo grossi, è l’unica cosa che gli riconosco, oltre al fatto di non avermi mai fatto credere fischi per fiaschi, il che non è poco, se vogliamo, visto che i danni più grossi in queste storie sono conseguenti ai loro falsi love bombing. Almeno si è mostrato da subito per come era, e posso dire in tutta onestà che è stata una mia scelta volere la relazione con lui, sapevo di rischiare, non mi sono mai “illusa”, e va bene così.
      Ora credo che devo fare tesoro di tutta questa esperienza, guardare tutto da una prospettiva più alta, capire che che ogni incontro della vita ha un senso, anche se a volte lo capiamo solo nel tempo.
      Ti abbraccio anche io cara Blume. Sicuramente parleremo ancora, quando avrò trovato le altre risposte che cerco.
      TVB

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  47. Approfitto del commiato di Silvia-ex Spirito (che ho avvertito fin da subito come sorella, per alcuni elementi molto simili nel nostro vissuto con np, avendo anche a che fare con np simili), che mi ha spinto molto a riflettere su alcuni elementi che mi erano fra le mani ma che non ero ancora riuscita a decifrare con chiarezza, ne approfitto, dicevo, per fare anche io un bilancio del mio percorso di liberazione da np ad oggi (tempo totale, fra la relazione,la sua fine ed oggi: quasi 2 anni; tempo della relazione: 7 mesi; fate voi il conto del tempo speso a riprendermi: molto più della relazione stessa!).

    Anche io, come Silvia, sono entrata nella relazione con np sapendo che era affetto da questo disturbo. Entrata nella relazione, mi sono poi dovuta documentare molto ma molto meglio, ovviamente, sia circa l’origine sia per la fenomenologia del DNP, ma avevo individuato subito il problema. Perché ci sono entrata? Oltre al fatto che decisamente mi piaceva fisicamente, posso dire del mio stato d’animo: ero come esaltata dalla sfida di sedurre un uomo di questo tipo, difficile. E ho iniziato con lui,e lui con me, una battaglia che, alla fine,ha certo esaurito più me che non lui. Avevo certo commesso un errore di valutazione, sopravvalutando la mia intelligenza empatica e sottovalutando la sua capacità di separarsi dalla sua sfera emotiva. Questo l’ho imparato dopo.

    Come anche Silvia, sono stata in qualche modo avvantaggiata dalla mia consapevolezza delle dinamiche del suo disturbo: costretta in strategia continua, sono stata in grado di fronteggiarlo efficacemente nei suoi momenti peggiori (triangolazioni, dialettica fumosa, svalutazione, proiezione, fuga, rimozione dei ricordi, scissione, distacco dalle sue stesse emozioni,etc.): raramente gli ho dato i rifornimenti richiesti, ho contrattaccato, non mi sono fatta ridurre a un fantoccio, non l’ho mai controllato, non l’ho mai inseguito e mi ha sempre dovuta cercare lui. Certo, a prezzo di grande fatica e solo ingigantendo i miei tratti narcisistici,che, in verità non sono elementi positivi, almeno non per me (il mettere da parte le emozioni più autentiche, il difendersi attraverso l’indifferenza e il sarcasmo, etc.).

    In virtù di questi assetti, delle sue e delle mie caratteristiche personali nello sfondo melmoso del suo disturbo, la relazione è stata con lui basculante fra due estremi. Quando eravamo soli, abbassava le sue tipiche difese narcisistiche: emergeva un parlare normale (senza manipolazioni attive), un aprirsi anche a “confessioni” scomode (anche quelle relative all’ammissione del suo stesso narcisismo), una forma di legame intimo, con me in piena accoglienza. Si può certo pensare che,trattandosi di un np che va a specchio, ha fatto tutto questo per “compiacermi” e per legarmi: sì, ma che comunque ci fossero sue cose in gioco me lo ha sempre dimostrato la sua collera successiva, immancabile anche se non era successo nulla (ma proprio perché eravamo stati bene), la sua stessa necessità immediata di negare il valore messo in campo. Con le ex addomesticate o benfunzionanti, è invece sempre molto magnanimo (una cattiveria ogni tanto, certo, ma nulla al confronto del potenziale distruttivo diretto contro di me).

    In tutta questa giostra, le cose che decisamente mi facevano più male erano la svalutazione del vissuto insieme e, poi, la fuga completa, il fare totalmente a meno di me, l’estromettermi completamente dalla sua vita, non riuscendo a reggermi. Qui, interrotta la sfida di cambiarlo in meglio, ho vissuto in pieno tutti i sintomi della dipendenza affettiva: mi è mancato totalmente, mi è sembrato di impazzire.
    Qui è cominciato il mio “studio matto e disperatissimo” prima del fenomeno DNP (tra cui, anche la frequentazione di questo blog per non impazzire del tutto) e poi lo studio del vissuto dei dipendenti affettivi (ho faticato a riconoscermi come tale). Ho vissuto in questo stato per almeno 5 mesi dopo la fine della relazione.

    Ma prima di arrivare alla chiusura e alla sua scomparsa per mesi e mesi, durante la relazione avevo potuto assistere come testimone oculare alle sue dinamiche più interne, ai suoi incartamenti interiori: non sto parlando dei mezzucci usati per difendersi (i soliti), ma del suo decostruirsi, del fondo delle sue ferite: ho visto come non fosse capace di reggere il confronto con me, ho visto la sua vergogna, ho visto l’invidia, la paura e la necessità di coprirsi di un’armatura difensiva, ho visto la sua dipendenza malata dalla validazione esterna, ho visto le sue rinunce e le sue sconfitte al di sotto del manto regale, ho visto la sua necessità di distruggere per primo anche le cose positive per non vedere la sua stessa distruzione, per non intaccare l’armatura patologica costruita. Credo di aver visto davvero, nudo e crudo per quale è, il nucleo malato profondo del narcisismo: il non sapersi mettere in gioco, il ritrarsi quando c’è questo rischio, lo stare sempre in postura difensiva, il non fidarsi né di se stesso né degli altri, l’autosabotarsi per non vedere i fallimenti (dati psicologicamente e inconsciamente per scontati), la rinuncia alla felicità: il loro capolavoro: la grandezza del Sé al servizio della propria personale autodistruzione.

    Quando è riapparso, mesi dopo, stavo molto meglio: la psicoterapia cominciava a dare i suoi frutti, il no contact mi aveva dato respiro, avevo conosciuto un altro che mi interessava (finita male, ma vabbè), ero più forte. Quando mi sono liberata pure di un’amicizia femminile tossica (pure lei una sua ex), sono stata ancora meglio. Lui è riapparso,ha cercato di triangolare con l’ex (sia sua, sia mia). Questo all’inizio mi ha infastidito, ma, anche grazie al vostro supporto, ho saputo ben reagire: non meditando strategie, ma semplicemente allontanandomi dal loro teatrino: come Claudileia mi aveva predetto, senza i miei occhi a guardarli sono durati ben poco nei termini della teatralità, e lui, non vedendo i risultati sperati, è tornato a cercarmi.

    Ma veniamo all’oggi: anche io,come Silvia, sto piano piano accettando che np non può cambiare. Questo va di pari passo con la prosecuzione della psicoterapia, attraverso cui sto acquisendo forza e consapevolezza del mio valore umano indipendentemente dalla validazione altrui. Questo è per me un passaggio cruciale, perché la dinamica che mi ha sempre fregato di più è questa smania di salvarlo, un’illusione, perché di illusione si tratta.

    Ma, la cosa importante è anche che, proprio attraverso np, ho imparato a guardare più a fondo in me stessa: come di rimbalzo, le sue mancanze mi hanno fatto riflettere sulle mie, e mi sono scoperta, nelle mie ferite, molto più simile a lui che ad altre persone che sono state per me modello: il sentirsi nel profondo indegni di amore, il sentimento della vergogna di me e delle mie emozioni (che non avevo mai compreso), il tipo di difese che metto in campo e anzi la mia predisposizione difensiva di fronte al sentimento, legata alla paura del rifiuto. Non sono simile a np per malignità e desiderio distruttivo delle cose belle, ma in lui ho anche innegabilmente visto me stessa, e questo mi è servito parecchio. L’occhio si è spostato da lui a me, questa la chiave di volta: ma non più per vedermi come un animale ferito che ha pena per sé e paura degli attacchi esterni, ma come un animale che è stato usato suo malgrado per i combattimenti e ora, con tutte le sue cicatrici, pensa a un riscatto della sua dignità e individualità, perché è prezioso nel mondo anche lui, e finalmente lo sa.

    Non sono più arrabbiata, da tanto tempo. E allora anche per me, come a Silvia, mi piace immaginare di essere stata impegnata in una terribile battaglia senza vincitori ma con tutti perdenti (compreso np, che non sa fare altro che affacciarsi e ritrarsi senza mai cambiare e senza mai arrivare da nessuna parte), ma che ora è più che mai necessario, utile e bello abbandonare questa guerra, mettere la spada nel fodero e dire amen.

    Un abbraccio a tutti.

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    1. Certo che ci sentiremo ancora cara Blume…e sarà come sempre un piacere confrontarmi sui vari progressi, ma anche su eventuali passi indietro che possono capitare in questi casi.
      Prima di chiudere, le ultime considerazioni: ho letto con interesse tutta l’evoluzione della tua storia con np, e sicuramente alla fine quello che emerge è che il legame tra noi e loro è forte e difficile da spezzare perchè basato su ferite simili, e i simili si comprendono…ma mentre noi non abbiamo disattivato la parte emotiva loro lo hanno fatto.
      Credo che loro vorrebbero in fondo sapersi emozionare ma non riuscendo a farlo, o meglio, riuscendo solo a provare emozioni momentanee (mai elaborate perchè necessariamente soffocate sul nascere) hanno bisogno di persone emotive intorno che diano loro l’illusione di sentirsi vivi.
      Bisogna immaginarli in una stanza vuota con tanti specchi. Fuori c’e’ la vita, loro sono dentro con la loro immagine che gli si riflette da ogni angolo. A ben pensarci è orribile ma questo è il loro mondo interiore. Se qualcuno tenta di entrare nella stanza, rompere gli specchi e tirarli fuori, non possono accettarlo perchè se accadesse non saprebbero più chi sono. Loro vedono il mondo là fuori come “ostile e minaccioso”.
      La collera del tuo np era evidentemente la sua reazione a vedersi tirato fuori dalla sua stanza, a non sapersi riconoscere nelle emozioni forti che gli provocavi.
      Credo sia stato lo stesso con il mio np2.
      Da lontani, lui funziona molto bene come narciso autoreferenziale…sa tenere le distanze, dosa bastone e carota ecc…mentre da vicini, con tutte le sensazioni fisiche e mentali dovute al contatto e al confronto, la sua splendida corazza va in malora. Da qui l’essere sempre “di corsa”, “pieno di problemi” ecc ecc. Paura della troppa vicinanza, dell’intimità, che per loro è altamente pericolosa, poichè temono ancor più di noi l’abbandono, e quindi ti lasciano prima che possa farlo tu.
      Se si capiscono questi meccanismi si comprende quanto per loro sia difficile affidarsi a qualcuno, per loro il controllo è tutto…figuriamoci quando hanno a che fare con qualcuno che non riescono proprio a manipolare.
      Le persone empatiche sono delle affascinanti creaturine per loro, basta pigiare due o tre tastini giusti e danno tante belle cose! 🙂 Purtroppo però le persone non sono dispositivi, non sono come i computer che funzionano pigiando il tasto A e B, e quando ciò accade tutto diventa molto complicato per loro, per cui è meglio distruggere la creaturina e cercarne una che funziona meglio, almeno per un pò…
      Loro inanellano decine di relazioni fallimentari perchè non si soffermano mai a riflettere sugli errori che fanno, semplicemente quando una persona non “funziona” più come dicono loro, la cambiano. O la mettono provvisoriamente in stand by per momenti successivi.
      La loro completa mancanza di volontà nel comprendere meglio sè stessi e gli altri è la loro condanna a ripetere ossessivamente i loro schemi.
      Ecco perchè è inutile continuare a combatterli…non se ne cava un ragno dal buco…
      Accettare la loro natura non significa giustificarli, tantomeno compatirli. Significa solo capire che più in là non si può andare, senza odio nè rancore ma con consapevolezza della loro intrinseca natura.
      Loro sicuramente non chiuderanno mai una relazione che può dare anche solo un 1% di nutrimento, quindi sta a noi scegliere per il meglio, mettendo prima noi stesse e il nostro diritto di essere davvero amate e rispettate. Se np2 dovesse un giorno ricontattarmi sarò me stessa, educata se educato, e non collaborativa se sarà ostile o manipolatorio. E’ l’unico modo per non farsi sopraffare, per farsi rispettare, non solo da loro, ma da tutti.
      Per chi ha ancora più coraggio (io non ce l’ho ancora) un bel no contact duro con cambio di numero e via.
      Grazie ancora Blume per questo bel tandem che abbiamo creato!
      A risentirci.
      Con affetto,
      S.

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      1. Cara Spirito Libero, ti ringrazio per l’enorme contributo che hai dato a tutti noi. Ora stai andando verso il vero distacco, spesso nato dall’assuefazione all’informazione e voglia di totale detox. C’è una frase di Sant’Agostino che mi piace molto: “La tribolazione è un fuoco: se sei oro ti purifica, se sei paglia ti riduce in cenere”. Tu qui hai dimostrato di essere oro. Ora hai solo bisogno di crederci per continuare a risplendere lontana da qualunque cosa t’annerisca il cuore. Un abbraccio fortissimo e buon detox!!!

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      2. Carissima Claudileia, spero veramente di essere sulla buona strada per una vita “narcissist free” anche se, come ho appena detto ad Eva, sento di non aver ancora raggiunto il punto di non ritorno con il secondo narcisista, come invece è accaduto con il primo…
        Tuttavia, dopo quattro anni e mezzo di relazioni narcisistiche ho compreso che la mia vita non può essere legata a quella di queste persone, che non c’è modo di relazionarsi a loro in modo sano, nemmeno se li si sente o li si vede una volta ogni tanto.
        Quindi sicuramente l’attuale distacco dalla situazione con np2 ora mi aiuta a disintossicarmi e a rinforzarmi…inevitabilmente ogni tanto torna nei pensieri ma nel complesso ora che non ci vediamo mi sento più serena e questo mi aiuta molto, visto che ormai i nostri incontri non mi davano più nemmeno quell’adrenalina degli inizi a causa dei troppi problemi per vedersi e delle sue paranoie per la paura di essere scoperto.
        Ti abbraccio cara e ci risentiremo magari dopo l’estate così vi aggiorno sul percorso…auguro a te a tutti delle ferie serene con i vostri cari.
        Con affetto,
        Silvia

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  48. Cara Silvia, sì, anche secondo me la sua collera era il respingere emozioni non sopportabili. E sì, anche il mio np è bravo più da lontano o in situazioni sociali, quando è solo diventa più esposto.
    Per affrontarmi, deve approfittare della lontananza o della triangolazione pubblica.
    Poveraccio.

    Un abbraccio ancora e, come si dice, buona vita.

    Piace a 1 persona

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