La testimonianza di Guglielmo: “Grazie, con gli occhi bagnati, le mani che tremano e nessuna vergogna.”

Ricordo che era una mattina di marzo di cinque anni fa; telefonai a Sara chiedendole aiuto. “Ho una confusione enorme dentro di me, non riesco a capire più nulla, ho paura”, le dissi. Eravamo cresciuti insieme, Sara, io e i nostri fratelli; le vicende della vita ci avevano allontanato per decenni ma da poco mi era capitato di incontrarla casualmente in strada e sapevo che aveva seguito il proprio sogno ed era diventata counselor. Lo racconto perché è l’inizio pratico del mio percorso di salvezza. Negli incontri con lei ho potuto vedere la mia dipendenza, ho cominciato a riacquistare un barlume di autostima e di sicurezza in me stesso, ho sciolto i primi piccolissimi nodi della rete che mi imprigionava. Questo mi ha consentito di riprendere piccole attività che avevo abbandonato e che ancora oggi mi danno grande soddisfazione. A casa dissi di questi incontri, dissi che avevo bisogno di parlare con persone che non si voltassero sulla schiena per evitare un confronto; Lei mi rispose che questa spesa non ce la potevamo permettere, non serve aggiungere altro.

Ricordo una sera d’estate di tre anni fa; Messa alle strette dalle mie richieste di spiegazioni mi disse che forse sentiva che era attratta da un altro uomo, che frequentava solo per lavoro e col quale non c’era mai stato nulla di più. Ricordo i due mesi successivi, il limbo in cui mi ero cacciato da solo in attesa di una sua decisione definitiva che non arrivava e non sarebbe mai arrivata, fino alla mia consunzione totale. Persi quindici chili e ogni forza di agire. Ricordo che provò a prendersi i figli con la scusa che io non ero in condizione di accudirli. In realtà lo faceva solo per poi chiedere il mantenimento. Su questo punto non ho mai ceduto; i ragazzi sono ancora oggi con me a settimane alterne e sono stati in parte la mia salvezza, con il loro amore incondizionato mi hanno spinto a trovare il meglio di me in fondo al pozzo.

Ricordo quando nacquero; piango di gioia ancora adesso, mentre scrivo, per l’immensa gratitudine che provo per averli visti nascere e crescere. Ricordo anche i messaggi di grande amore ed orgoglio che mandavo a Lei mentre era in ospedale, ai quali rispondeva con freddezza e richieste pratiche, distacco e assenza emotiva.

Ricordo che scrivevo i miei pensieri già 12 anni fa, sotto forma di poesie o brevi canzoni; cercavo di capire cosa mi accadeva, il motivo dei suoi reiterati comportamenti. Erano richieste d’amore e di attenzioni , lasciate lì sulla libreria con la speranza che dessero frutti.

Ricordo di aver dormito male per anni; mi svegliavo di notte sognando di cadere da un palazzo, da una montagna, da un aereo. Di conseguenza ero sempre stanco, lavoravo con fatica, a fatica riuscivo a mantenere l’attenzione su ciò che stavo facendo.

Ricordo i rifiuti e i silenzi; rifiutava gli abbracci, le carezze e le attenzioni sessuali, rifiutava ogni tipo di confronto a meno che non fosse lei a cominciare la discussione. Ricordo le mie lunghissime passeggiate notturne e solitarie, era il mio modo di reagire all’ennesimo rifiuto, al suo voltarsi di schiena nel letto come a chiudere ogni canale di comunicazione. Quando rientravo dormiva e la mattina seguente non c’era tempo di affrontare il discorso per risolvere qualcosa; c’erano i ragazzi presenti, poi i mille impegni di lavoro e di altra natura che, ora so, lei prendeva anche per evitarmi di proposito, per lasciarmi sempre senza una spiegazione o un chiarimento. Io lasciavo correre quasi sempre, sapendo che ogni tentativo di approccio mi avrebbe procurato dolore.

Ricordo le infinite menzogne, rivelatesi tali man mano che si diradava la nebbia nella mia mente.

Ricordo  frasi come “sei pesante”, “per me i figli possono vivere anche nella merda” (ero quasi sempre io a pulire la casa, stirare, sistemare il giardino, fare la spesa, cucinare), “non abbiamo soldi” (per indurre in me sensi di colpa, quando io lavoravo e guadagnavo più che bene mentre lei era sempre impegnata col lavoro ma contribuiva forse per un dieci per cento alle spese familiari), “io sono fatta così” (quando le dicevo che avevo bisogno di un abbraccio, di tenerle la mano, di un sorriso sincero), ricordo di non averle mai sentito dire “ti voglio bene” e ricordo i lunghi silenzi punitivi che scattavano ogni volta che io stavo meglio e un briciolo di ritrovata energia avrebbe potuto spingermi verso una indipendenza emotiva.

Insisto molto sul ricordo perché sono convinto che sia impossibile dimenticare tutto questo e il molto altro che ho vissuto. Tuttavia è indispensabile farne tesoro e tenersela come esperienza, come promemoria per non commettere più gli stessi errori, per non accettare più determinati comportamenti da parte di chicchessia.

Io ricordo, dunque. Ricordo anche il giorno in cui ebbi la forza di lasciarla definitivamente, la sensazione di essere libero e leggero, per quanto di fronte ad un muro apparentemente invalicabile.

Poi di nuovo Sara, un percorso di gruppo per riacquistare autostima, un altro per imparare a comunicare in modo assertivo, un altro ancora sulla comunicazione nella vita di coppia, nuove amicizie nutrienti e sincere (ché le vecchie amicizie in comune si sono dileguate tutte), una lunga terapia personale che prosegue ancora oggi, tantissime letture e informazioni sul narcisismo e tutti i temi ad esso correlati; il muro, piano piano, lo sto valicando eccome. Guardando ora gli ultimi tre anni della mia vita, ringrazio quella persona nei cui occhi ho visto tanta cattiveria e la volontà di ferire; tutta questa strada ho potuto percorrerla solo quando lei si è svelata, per quanto costretta a farlo. La ringrazio perché io oggi sono una persona migliore, ho ritrovato le mie buone caratteristiche che si erano sopite e ne ho acquisite di nuove, so di aver compiuto una evoluzione. Ora sento i campanelli di allarme e ne tengo conto, ora mi fido delle mie sensazioni ed intuizioni.

Ricordo anche la ricerca ossessiva sul web, che mi ha portato a l’arte di salvarsi. Evito sviolinate, esprimo solo profonda gratitudine per chi lo ha creato e per chi vi interagisce in modo onesto, pulito, non giudicante, protettivo, accogliente.

Grazie, con gli occhi bagnati, le mani che tremano e nessuna vergogna. Grazie.

52 pensieri su “La testimonianza di Guglielmo: “Grazie, con gli occhi bagnati, le mani che tremano e nessuna vergogna.”

      1. ciao lalla sei una persona in gamba piacere io sono nuova di qui ma vi leggo da sempre, un abbraccio a te e a claudileia, mi ha colpito molto come scrivi nei commenti carissima

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  1. Caro Guglielmo, le sensazioni che descrivi sono le stesse che ho vissuto anche io; la differenza è che per me sono state concentrate in 2 o 3 anni, in maniera massiccia, dopo 15 anni di, solo apparente, tranquillità.
    Così come rivivo allo stesso modo la rinascita e la scoperta di me stesso attraverso un supporto psicologico, le letture sul web e la frequentazione di questo magnifico spazio che è l’artedisalvarsi.
    Bravo per essere riuscito ad uscirne, soprattutto salvaguardando il rapporto con i tuoi figli.
    Un abbraccio.

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    1. Caro Gianni, ti ho letto spesso e ci siamo scambiati spesso opinioni. Come per te, anche per me mantenere un saldo legame con i figli è sempre stata una priorità. La mia attuale preoccupazione è che la madre non faccia troppi danni; quando i ragazzi sono con me e parlano al telefono con lei, sento quasi esclusivamente lei che parla, per lo più per dare loro indicazioni e/o ricordare impegni e scadenze. Ho preso con me stesso l’impegno di indagare sul loro rapporto con la madre; lo farò appena possibile. A presto.

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      1. Caro Guglielmo, per fortuna i miei figli sono ormai grandi, talmente grandi che quando finalmente riuscirò a staccarmi materialmente non si porrà più nemmeno il problema legale dell’affidamento.
        Ho già avuto modo di scrivere che per adesso, a parte qualche aspetto caratteriale che un po’ mi preoccupa ma che potrebbe essere anche solo un passaggio adolescenziale, non vedo manifesti tentativi di condizionamento. E’ vero però che per adesso sono ancora in casa e si fa la finta del tutto bene; aspetto a vedere quando potrò allontanarmi fisicamente; immagino che una certa dose di scarico di responsabilità sul sottoscritto (bene che vada), la dovrò mettere in conto e fronteggiare, almeno nei loro confronti.
        Tu fai bene a tenere la situazione sotto controllo, se non ricordo male i tuoi figli sono più piccoli e quindi più manipolabili.
        La cosa migliore in questo caso credo sia comunque sempre l’esempio, e tu sicuramente non avrai problemi a darne uno positivo. Su quello che arriva dall’altra parte purtroppo non puoi fare niente per modificarlo, ma puoi appunto monitorarlo. Poi i figli sono in grado di capire, non temere.
        A presto.

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  2. Almeno due paragrafi avrei potuto scriverli io. Per questo, credo, non ho ancora consegnato la ia testimonianza: leggo già la mia storia nelle vostre e spesso scritta molto meglio di quanto sarei in grado di fare io. Accidenti, che esperienza del mondo che ci fa fare, quel brutto incontro per cui siamo qua. E quanta gratitudine, però, si riesce a provare per chi si racconta così!

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    1. Sono convinto che quando scriverai ti stupirai in prima persona. Nella tua storia troveremo tutti molte similitudini con le nostre e molti nuovi spunti e dettagli. Ti aspettiamo, quando vuoi.

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    1. Dopo quasi tre anni, alcune settimane fa ho realizzato quanto questa fase della mia vita sia, nonostante tutto, bella e fruttuosa. Lo ho visto all’improvviso ed ho sorriso.

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  3. Ciao Guglielmo,
    la tua storia ha dell’incredibile, nel senso che non si vorrebbe mai credere che una madre, possa fare tanti danni senza curarsi di proteggere i suoi stessi figli… le sue parole sono agghiaccianti, mi impressiona sinceramente la tua gratitudine nei suoi confronti per averti in qualche modo imposto di prenderti cura di te.
    E’ troppo lontano da quello che sento e che forse sentirò mai, però ti ammiro, per essere riuscito a ricostruirti, a mantenere una relazione amorevole con i vostri figli e a superare tutto il male ingiusto e insensato che hai subito.
    Complimenti sinceri. Storie come la tua danno la forza di sperare di uscirne, non solo sopravvissuti ma migliorati. Grazie.
    Babi.

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    1. Se provare dolore ha un senso, se tutto il lavoro svolto ha un senso, se la terapia e lo studio hanno un senso, quel senso è sicuramente evolvere, uscirne migliori e migliorati, come scrivi tu. Io ho spesso a che fare con bambini, anche per lavoro; a loro, oltreché ai miei figli, voglio regalare semi di gioia, di serietà, di affetto. L’obiettivo del lungo percorso può solo essere quello di diventare (o ri-diventare) capaci di contribuire alla serenità di chi ha relazioni con noi, secondo me. Da qui viene la mia consapevolezza del ruolo che ha svolto la mia ex; in ogni caso la contatto il minimissimo indispensabile per via dei figli. Ora che so cosa è, la evito e la tengo a distanza cercando di intossicarmi meno possibile; inoltre, tento di vigilare sui ragazzi, anche se è molto molto complicato. Ti auguro buon cammino. Un affettuoso grazie.

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  4. Caro Guglielmo, non ti conosco ma percepisco dal tuo racconto una grande profondità d’animo che, sono sincera, non ho mai percepito in nessun uomo con cui ho avuto una relazione.
    Quando racconti dei rifiuti che hai subìto ti comprendo benissimo, anche io ho sopportato i rifiuti, i silenzi, il mio np quando lo abbracciavo si irrigidiva, proprio perché loro non provano NIENTE.
    Anche la frase “sei pesante” mi è familiare, me la ripeteva sempre.
    Complimenti per la forza che hai avuto nel lasciarla.

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    1. L’abbraccio più doloroso era per me quello in cui lei metteva le mani sulla mia pancia e le lasciava lì, come a mantenere una distanza. Rimanevo allibito, lo dicevo e la risposta era “sono fatta così”; un grande classico. Ora se qualcuno mi abbraccia (si fa per dire) così, ascolto la vocina interiore e scappo. Lasciarla è stato, a vederlo oggi, puro istinto di sopravvivenza: un barlume di lucidità in un mare di confusione. Grazie per le tue parole così nutrienti, fanno proprio bene.

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      1. Le mie parole nutrienti sono il minimo che io abbia potuto scrivere a te che sei una persona dall’elevato e raro spessore.
        Comprendo il tuo dolore nell’aver ricevuto quel doloroso abbraccio, ho ricevuto anche io abbracci di distanza (che orribile ossimoro) ma credimi che ci sono persone che ti abbracciano sinceramente perché le persone di cuore ti vogliono bene e basta, non ti fanno penare come questi esseri.

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  5. Ciao Guglielmo,
    mi hai fatta commuovere.
    Anche io provo quel sentimento di strana gratitudine verso chi mi ha costretta a guardarmi dentro con più intensità, anche se con molto dolore… comprendo profondamente ciò di cui parli.
    Quella era davvero l’unica via d’uscita, e ci viene da ridere se pensiamo che su quella via sapevamo che avremmo trovato solo un grande e invalicabile muro ! Ma l’abbiamo percorsa comunque.
    Anche x me il senso di vergogna è stato un cardine su cui tante dinamiche distorte hanno potuto agire.
    Sorridevo mentre leggevo del tuo sollievo nel sentirti finalmente libero quando hai deciso di scrivere la parola “fine” su questo rapporto… anche io ho provato da subito una sensazione di liberta e leggerezza quando l’ho fatto.
    Sapevo anche che nei giorni successivi avrei sofferto, pentendomene, ma il ricordo di quel giorno mi ha sostenuta e dato forza per i momenti in cui, come previsto, mi son pentita del passo fatto e avrei voluto tornare indietro.
    Ho scoperto da poco l’esistenza di questo luogo virtuale, ogni giorno di più mi rendo conto che è frequentato da persone di vero valore.
    Un abbraccio.

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    1. Siamo vivi e quindi ci emozioniamo; bellissimo. Quando torniamo a lasciarci andare, ad essere liberi di esprimerci senza timore del giudizio altrui proprio come sanno fare i bambini, allora siamo tornati in carreggiata, secondo me. La vergogna non esiste, è un condizionamento sociale che serve da freno inibitore. Mentre ti scrivo mi torna in mente una frase che mi ha detto mio figlio pochi giorni fa, “è bellissimo avere un papà così mattacchione e giocherellone”. Ridevo e piangevo contemporaneamente, mi sono rivisto perso e poi ritrovato, in un secondo ho ripassato tanti anni di vita. Ricambio il tuo abbraccio, Passiflora.

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  6. Caro Guglielmo, é bella questa storia di rinascita, anche se proviene da un dolore così grande.
    Parli della tua ex senza acrimonia ed é una cosa molto bella, significa che hai elaborato il tutto senza odio, e non è cosa da poco.
    Non parli degli inizi della vostra storia ma immagino che, come tutti noi, avrai creduto di aver trovato una persona degna di costruire insieme una vita di coppia.
    Ti chiedo solo….come è quando sono cambiate le cose? É stato il suo un distacco graduale o repentino? É sempre stata poco affettuosa o lo é diventata nel tempo?
    Purtroppo con i narcisisti/e si hanno sempre brutte sorprese, prima o poi la loro natura si rivela sempre e purtroppo quando ormai il coinvolgimento è forte. I più fortunati se ne accorgono dopo poco tempo mentre in tanti altri casi come il tuo o come quello di Gianni possono passare anche molto anni prima che la patologia esploda in tutta la sua devastante gravità.
    Un abbraccio e sinceri auguri per il tuo cammino di rinascita 🌸

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    1. 25 anni, gli ultimi 15 dei quali di convivenza; sono tanti. Di sicuro il distacco è stato graduale e, alla fine, ha riguardato anche me; avevo perso ogni speranza che si potesse continuare a costruire qualcosa, sapevo che un solo esito era possibile. Ho tirato a campare, forse a causa della mia dipendenza affettiva, di sicuro per non perdere il rapporto quotidiano con i figli, forse perché non avevo gli strumenti per leggere i suoi assurdi comportamenti. Non è mai stata affettuosa, se non quando era giovane e vedeva in me un ragazzo tranquillo, maturo e forte. Io ora sento di essere stato sfruttato in tutto e per tutto, tanto da aver davvero perso la bussola per molto tempo. Ti assicuro che l’ho odiata, potrei dire che ha saputo farsi odiare ma voglio prendermi la responsabilità del mio sentimento; la ho odiata eccome, fino a che ho capito che anche quello alimentava il suo ego (tanto enorme quanto ben celato) e, soprattutto, intossicava me; io non voglio vivere odiando, voglio portare nel mondo il meglio che posso, fosse anche poco.
      Grazie, auguro anche a te una vita gioiosa.

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      1. 25 anni sono una vita in pratica…è terribile come certi rapporti possano durare così a lungo e in modo così devastante. Ma ne sei uscito e questo conta.
        Loro riescono a fare grossi danni anche dopo pochi mesi di relazione purtroppo, e nulla può restituire indietro il tempo loro dedicato. Tuttavia, poter anche solo aiutare e dare conforto con una testimonianza come la tua dà molto coraggio a chi si ritrova in queste situazioni…e dona una grande speranza, ovvero che se ne può uscire anche dopo tanti anni di abusi.
        Grazie ancora a auguri sinceri

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  7. grazie infinite claudileia per tutto il lavoro immenso che fate tu e gabriella maddaloni per noi vittime di narcisismo patologico perverso maligno e psicopatia. sono stata anchio una complementare. grazie per il tuo libro, per le vostre traduzioni e per tutto il lavoro che ce dietro. grande mamma e grande donna. anchio vittima di madre narcisista maligna perversa e di conseguente psicopatico. grazie ancora immensamente claudileia. adoro le traduzioni in particolare di: JOE NAVARRO, MELANIA TONIA EVANS, SAM VAKNIN, INAKI PINUEL, MARIETAN. grazie per avermi informato e fatto conoscere un mondo. grazie ancora a te abbracci infiniti e tanti baci a te e a i tuoi meravigliosi figli, tripla mamma modello

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  8. Caro Guglielmo, come operatrice in kinesiologia emozionale sono commossa nel vedere un maschile così connesso con se stesso e consapevole di avere e di aver avuto bisogno di aiuto per capire. Non accade spesso purtroppo. Ti auguro ogni bene.

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    1. Ti ringrazio. Lo so, lo dite in molti, voi esperti; immagino sia in parte dovuto al condizionamento della vergogna di cui si parlava più su, tra i commenti. Devo dire che dopo tanto tempo di mancata connessione, ora che sto tornando a sentirmi me la godo tutta. Ricambio il tuo augurio.

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  9. Ciao Guglielmo e benvenuto. Dal tuo scritto traspare una grande forza, si sente che sei una persona buona. Non la odi nemmeno, addirittura la ringrazi per averti fatto diventare una persona migliore, la ringrazi per averti dato degli splendidi figli… Beh, non posso aggiungere altro. A questo punto penso che il destino ti abbia fatto trovare un angelo sulla tua strada, la tua amica Sara.
    Una donna che non prova amore per un figlio che ha sentito crescere dentro di sé per nove mesi, io che ho pianto appena il ginecologo mi disse “vuole sentire il cuore? Ed era grande come un fagiolino… Lo ricordo ancora. Non provano nulla, zero emozioni, vuoti a perdere.Non sa cosa si è persa e mai lo saprà. E tu invece lo sai ed è questa la differenza tra noi e loro… Un abbraccio e una buona serata a tutti.

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    1. Ho imparato che nulla avviene per caso; si dice spesso con superficialità e invece è davvero così. Ogni singolo avvenimento va solo come deve andare e serve a qualcosa; spesso è addirittura un piccolo miracolo, anche se troppo spesso non sappiamo vederlo. Sara è rientrata nella mia vita dopo 25 anni non a caso, è stata la mia porta verso la consapevolezza. Della madre dei miei figli, beh, non posso dire che non provi alcun amore per i figli, forse è troppo, tuttavia di sicuro non sa esprimerlo, di sicuro è stata trattata da bambina come un essere da crescere nelle cose pratiche ma senza troppe smancerie ed affettuosità, e questo l’ha segnata (a meno che non evolva, solo che per farlo ha bisogno di aiuto e non lo chiederà mai, è roba da deboli, nella sua visione).
      Grazie Lalla, a presto qui sul “nostro” blog.

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  10. che bellissime parole hai scritto sara complimenti ed anche a te guglielmo, siete proprio delle belle persone, attendo i commenti e la mia risposta del mio commento sopra di claudileia vi auguro tante cose belle e che tutti i vostri sogni si realizzino siete persone meravigliose siamo empatiche è cio che ci caratterizza e differenzia da loro. io sono nuova di qui, ma vi leggo da oltre un anno, sono in no contact da quasi due anni

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  11. Ciao Guglielmo, ho letto il tuo racconto in tarda mattinata e sono rimasta profondamente colpita. Ho pensato a qualcosa da scrivere a riguardo ma avevi già detto tutto e perfettamente bene. Non mi sono venute altre parole da aggiungere che esprimessero il mio dolore così bene come l’hai espresso tu parlando del tuo.
    Spesso e volentieri sono le donne a parlare di abuso e maltrattamento psicologico ma so che sono coinvolti anche molti uomini. Ma sentire in un uomo questa grande profondità d’animo, questa grande sensibilità e spessore umano infonde a me, come donna che tanto ha patito per mano di un uomo, fiducia e speranza.
    Quindi concludo prendendo in prestito le tue parole per dirti “Grazie Guglielmo, con i miei occhi bagnati, le mie mani che tremano e nessuna vergogna”.
    Un abbraccio di cuore

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    1. Che parole belle che hai utilizzato per me, grazie davvero. Ci provo, diciamo; provo ad essere uomo in un modo certamente atipico per questa società. Proprio per questo apprezzo le donne atipiche per questa società. Ho avuto anche io il mio periodo di rifiuto per il genere femminile, poi è passato. Non è il genere che fa la persona, va da sé. Un grande abbraccio a te.

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      1. Ciao Guglielmo, le mie sono parole sentite e vere. Ho apprezzato moltissimo la scelta di rispondere personalmente e singolarmente ad ognuno, dimostra ancora una volta una grande sensibilità d’animo, tanto rara quanto preziosa. Lo dimostra nel gesto più che nelle parole, esprime un garbo e una gentilezza che personalmente ricerco nelle persone. Penso che oggi ci sia bisogno di gentilezza, io almeno ho bisogno di gentilezza. La gentilezza che sta nelle piccole cose, nei piccoli gesti, nell’accortezza, nel modo, nel tono. I tuoi figli sono fortunati perché sei loro d’esempio e niente insegna di più.
        Di nuovo grazie, ti auguro il meglio

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  12. Ciao a tutti,

    “ Io sono Francesco “, è un brano musicale scritto da Tricarico nel 2000 , ho pianto molto sulle sue note allora, ero in piena crisi,
    causata da un amore non corrisposto, fu una esperienza del genere” luttuosa “ che durò qualche anno ma che mi servì a cambiare, capire la mia vita vissuta fino
    ad allora, avevo 36 anni.
    Io sono Francesco, erano le urla del bambino che è in me che chiedeva giustizia, amore, energia e speranza.
    Appartengo ad una famiglia disastrata, distrutta emotivamente, mio padre n.p., mia madre schiava catturata che era ancora bambina, io, mio fratello e mia sorella vittime.
    Gli articoli, le esperienze, le anime, che danno vita al blog racchiudono il racconto della mia vita che se anche ogni individuo è unico, la presenza di un n.p. l’appiattisce su
    una linea di sofferenza più o meno uguale per tutti.
    La crisi di allora, attraverso la fede mi riappacificò con me stesso ed il mondo, attraverso la ragione mi diede l’occasione di cogliere il bene ed il male di quella esperienza, ma non fino in
    fondo, i contorni non erano ancora ben definiti.
    L’anno scorso una malattia sopraggiunta a mio padre n.p, ha innescato una nuova crisi, mi sentivo depresso, stanco , sofferente, morto.
    Pensavo che passasse, non capivo il perchè perdurasse, fino ad un paio di mesi fà quando esausto decido di mettermi a cercare la ragione di questa sofferenza ed ecco il blog l’arte di salvarsi :
    il vaso di pandora è scoperto.
    Adesso tutto è più chiaro, il mostro è ancora li ( è stato sempre li ), dentro di me vuole la mia vita.
    Ma ora le intuizioni che non riuscivo ad inquadrare, ora hanno un nome, un perchè, una certezza, sono le mie armi.
    Una tra tutte : se non conosco mio padre, sono come lui ( a cui non riuscivo a rispondere ), ora rispondo : conosco mio padre , non sono come lui.
    Adesso ho 54 anni, cerco di scoprire fino a che punto mi sono identificato in mio padre, di ricostruirmi un futuro , una identità, consapevole che non sono solo le urla del bambino che è in me a chiedere giustizia, amore, energia e speranza, ma sopratutto le urla dei miei figli.
    Grazie a Claudelia e a tutti voi.

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    1. Ciao Bakkos. Mentre leggevo ciò che hai scritto pensavo a quanto utile sarebbe imparare le dinamiche relazionali quando si è ancora giovani, ad esempio a scuola. Ne abbiamo scritto più volte anche qui sul blog; salverebbe molte persone, a mio avviso. Tuttavia, a prescindere dall’età in cui ci si addentra in questi temi, la volontà di ricerca è già in parte salvifica da sé. Buon cammino, dunque. Mi auguro che tu possa trovare la serenità che cerchi e poi la voglia di condividere le conoscenze acquisite con chi ami, così da contribuire alla diffusione di consapevolezza.

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  13. Ho voluto rispondere ad ognuno di voi come piccolo gesto di affetto e gratitudine per il vostro calore. Avevo scritto via mail a Claudileia e, chissà perché, pensavo mi rispondesse via mail prima di pubblicare; magari per correggere qualcosa, magari per dirmi che non le piaceva lo scritto (la mente, che scherzi che fa). Oggi sono tornato nel blog e mi è quasi preso un colpo; la foto bellissima, il titolo emozionante, ho riletto le mie parole commosso e poi ho scoperto che quella frase la avevo scritta io stesso, vi assicuro che lo avevo dimenticato, e poi più sotto i vostri contributi che trasudano accoglienza e amore. Sono felice e mentre lo scrivo sorrido; felice di condividere con voi un pezzetto di vita. Grazie, ancora una volta. Grazie, Claudileia.

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    1. Caro Guglielmo, ti rispondo qui pubblicamente: sono molto molto fiera del percorso che hai fatto e onorata di averti pubblicato qui sul blog. Sei una bellissima persona, un grande uomo e padre. Chi ti ha seguito qui con me sin dall’inizio può solo testimoniare il tuo enorme spessore. W te!

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  14. Ciao Guglielmo e perdonami se approfitto del tuo spazio… Intanto buongiorno a tutti, ma dopo aver scoperto il narcisista, sopportando diffamazione, adesso mio padre ha avuto un ictus, ma scusate il buon Dio che c@&€# di progetti ha per me? No perché scusate sono parecchio incazzata al momento con il mondo intero, ecco mi vedo un po’ come Carrie lo sguardo di Satana film che ho sempre adorato peraltro… Grazie e buona giornata. Un abbraccio forte a tutti.

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    1. Forza Lalla, la vita purtroppo ci mette di fronte a tante difficoltà, anche io ne ho superate tante, 13 anni di malattia di mia madre poi morta 6 anni fa, la morte improvvisa di mio padre 4 anni fa.
      Ho 38 anni, sono senza genitori, ho alle spalle una storia di 7 anni finita due anni fa con un bas***** che mi ha tradita e in 3 mesi si è sposato con un’altra mentre stavamo acquistando casa assieme e infine ho avuto la sfortuna di incontrare il np di cui parlo sempre qui, quel depravato che va con le prostitute in Thailandia.
      Sei una persona forte e determinata, con una grande ironia, molto simpatica, usa tutta la forza che hai per stare vicino a tuo padre, ti abbraccio forte 🙂

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    2. Purtroppo pure io sto affrontando problemi di salute in famiglia. Ma proprio queste cose tanto spaventose, gravi e importanti mi hanno fatto realizzare che se la mia narcy fosse ancora malauguratamente al mio fianco, non potrei prendermi cura dei miei, non riceverei alcun conforto e anzi, come è accaduto di fronte ad altre tribolazioni e lutti del passato, troverebbe il modo per peggiorare la mia situazione emotiva. Non dico che ci sia necessariamente un lato positivo delle sfighe, ma soltanto che in qualche modo queste ci costringono ad identificare le nostre priorità. Ecco, di fronte a queste cose, il n.p. del caso è molto, molto meglio averlo perso. E in alcuni momenti di tensione o angoscia è chiaro. O no?

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      1. Hai assolutamente ragione. Un n.p. doc ti molla proprio nei momenti più critici: malattia in famiglia oppure tua, crisi economica, problemi con i figli, licenziamento… Oppure ti sta accanto molto superficialmente mentre spara cose come: “Uffa, ma come sei pesante. Che palle. Non esiste solo il tuo padre morente, ci sono anche i miei cani da accudire. E basta con tutto questo pianto!”. Il punto è che non provano nulla per nessuno, per questo risulta impossibile capire la nostra dedizione a una persona cara. Tutta la tua attenzione e la tua energia, se non ruotano attorno a loro, diventa un problema grave per ‘la coppia’. Si sentono trascurati anche nei funerali, quando l’attenzione va al morto. In pratica non vedono l’ora che stia sotto terra per riprendersi tutti i riflettori o scappare via indispettiti.

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      2. Cari Lalla e SWA, a proposito di questo discorso…non dimenticherò mai la sua reazione quando gli comunicai che mio padre aveva un cancro inoperabile. Siccome si era già dovuto sorbire il mio, di cancro, mi guardò con aria scocciata dicendo: “Non posso occuparmi anche di lui”, come mai si fosse occupato di altri che non fossero se stesso o la madre idolatrata.
        All’epoca ero in piena confusione, capivo che c’era qualcosa in lui che non andava – nulla sapevo del narcisismo -, ma la sua risposta fu un piccolo campanello d’allarme.
        Un altro segnale me lo diede mio padre. Quando morì l’orologio del np si fermò esattamente all’ora del decesso. Anche in quel caso non avevo collegato… ma era un modo di farmi capire che dovevo chiudere con lui.

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  15. Questo spazio è di tutti, Lalla, quindi anche tuo. Mi dispiace per le tue vicissitudini. Sai che ciò che accade va affrontato, con forza e tenacia. Ti abbraccio.

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  16. w te claudileia e tutto il lavoro che fate per noi tu e gabriella maddaloni grande mamma modello di 3 splendidi gioiellini un caro e forte abbraccio a tutti voi da parte mia sono ale la mia storia la conoscete

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  17. Grazie ragazzi del conforto, è così difficile dividersi tra lavoro, famiglia, scuola e ospedale… E sono appena all’inizio. Confermo tutto, ogni tanto penso che se avessi distrutto la mia famiglia per lui a quest’ora mi sarei trovata a fare tutto da sola… Swa non so cosa tu stia affrontando adesso ma ti sono vicina,ricordo quando stavo male io mi mandava il messaggio “passerà” indipendentemente da quello che sentivo al momento… Quindi si confermo :’la fortuna è non averli vicino.Avanti tutta e motori alla massima potenza. Nel frattempo due amiche sparite… Mmmm…non che avessi chiesto aiuto pratico ma comunque è una cosa che fa pensare. Nella sfiga totale diciamo che le energie sono tutte incanalate qui e quindi nessun pensiero di là… Vi leggo sempre ma è un periodo incasinato della mia vita e come dicono gli np “passerà”… Un abbraccio a tutti

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