La testimonianza di Daniela: “Rendiamoci testimoni di un percorso di libertà”

Ho 66 anni e sono figlia di genitore narcisista perverso e traditore seriale e di una madre devastata e depressa. La cosa più terribile della sua dipendenza patologica è che non ha mai cercato di difendere i propri figli.

Ho scoperto dopo 20 anni di convivenza che il mio compagno è un bugiardo e un traditore seriale, con doppie vite, MENTIRE PER LUI È ESSERE.

Quello che mi ha portato a scoprirlo è stato lottare contro il suo modo narcisistico, onnipotente di trattare i suoi figli, come se fossero immagini del suo ego. Questo non lo potevo sopportare, perché mi ricordava come mio padre trattava mio fratello. Così, con questa lotta, è iniziata la mia presa di coscienza: lui si è visto smascherato e questo ha scatenato la sua violenza cieca ma anche il crollo di tutte le sue bugie.

Sono stata malissimo sul punto di perdere la ragione, ma ora con grande sofferenza cerco di riprogettare la mia vita, pensando che la cosa più importante è la responsabilità verso me stessa.

James Hillman in uno dei suoi scritti afferma che la nostra epoca è caratterizzata dalla psicopatia, dal narcisismo, dall’anaffettività e dalla mancanza di empatia. I mass media veicolano comportamenti narcisisti, la moda, i giornali, il cinema e la TV fanno un unico spot per l’egomania.

Ci sono donne che pensano che la loro femminilità si misuri in numero di orgasmi ed è in questo terreno innaffiato dall’atavico mito del principe azzurro e dell’amore romantico, basato essenzialmente sull’intesa erotica, che lo psicopatico fiorisce.

Lo psicopatico è sempre meno un caso isolato. È diventato uno stile di vita. Lo stile di vita che esalta l’uso della cocaina, dell’estasi, DEL LUSSO. Lo psicopatico è il maestro che ti porta sicuramente nel hotel a 5 stelle, ma perché sa come adescare le sue “vittime”. Se abbiamo, invece, valori diversi, incontreremo persone diverse.

Se mi innamoro di un narcisista bastardo… ecco, questo mi deve far pensare.

Viviamo in un mondo dove lo psicopatico è un re. Basta pensare a tanti politici, al mondo dell’economia e della finanza per comprendere che sono esemplari nel modo di carpire la fiducia assoluta dell’altro per poi tradirla.

Ho parlato con mia madre che ha 86 anni ed è paralizzata.

Mamma è molto malata ma mai come ora è stata così lucida sul discorso della sua dipendenza affettiva.

L’argomento era la tumulazione delle ceneri di mio padre.

Per la prima volta in vita sua si è espressa: “non voglio che sia tumulato vicino a me, che vada nella tomba della sua famiglia, io andrò altrove.”

Meglio tardi che mai la libertà, la fine dell’attaccamento, l’indipendenza – anche se ci vuole sempre compassione per tutti noi esseri umani, così bizzarri e pronti a rovinarci la vita preziosa che ci è stata donata.

Penso che il nodo “femminilità” sia veramente centrale, almeno per la mia storia.

Nel rapporto fra mia madre e mio padre percepivo solo la parte esteriore, ovvero la violenza.

Violenza che si riversava su tutta la famiglia.

Mia madre la vedevo come una povera vittima da salvare.

Quello che non percepivo, o meglio, quello che è diventato il “rimosso” era l’eros primitivo e potente che i due vivevano. C’era il piacere che mia madre provava e che fondava la sua dipendenza affettiva. Ecco, questo legame erotico io non lo vedevo. Lei, come una drogata, era disposta a tutto pur di tenersi il suo LUI.

Io per lei ero un problema: “mamma scappiamo, lascialo!”… Ecco il tipo di esortazione che mi metteva in una luce problematica.

In tutto questo, per proteggermi da questo Eros devastante, avevo calpestato e negato la mia femminilità. Ero diventata goffa, punitiva, una foca monaca, come mi aveva soprannominato mia sorella. Lei che, invece, esibiva un’ipersessualità distruttiva e seduttiva aveva imboccato la via del narcisismo perverso.

Mi viene una tristezza cosmica se penso a quante energie sono bloccate in questi rapporti devastanti.

L’empatia, a mio parere, è un altro aspetto fondamentale. Direi che è l’asse portante della comunicazione fra due persone.

La troppa attenzione può essere simbiosi: aderire co/narcisisticamente al desiderio dell’altro.

Nella prima fase, quella dell’adescamento, lo psicopatico ti cattura mostrandosi capace di esaudire TUTTI i tuoi desideri, anche sessuali. Poi inizia una fase di svalutazione, di sadismo. Allora siamo noi che ci prodighiamo per farlo felice. In pratica facciamo di tutto per ritornare nell’Eden… è così che ci troviamo in un rapporto di simbiosi perversa e di “empatia diabolica”.

Ecco l’inferno dove inizia.

Mi sento di consigliarvi di leggere questo libro: Etty Hillesum Diario 1941 -1943.

È un libro commovente, che racconta la storia di una dipendenza affettiva straziante, nello stesso tempo va al di là di tutto il dolore e dell’amore disperato.

È un confronto con l’erotismo, questa forza primitiva che nel dare piacere crea dipendenza. Tutto questo è talmente straziante che il momento storico così tragico, la seconda guerra mondiale e l’olocausto, passano quasi in secondo piano rispetto alla tragedia personale. Ma noi donne riusciremo mai a vivere non per un solo uomo, ma per la vita, per il mondo, per la gioia di esserci?

Non basta sopravvivere, dobbiamo VIVERE.

Non dobbiamo “farci internare” da un’identità ‘forte’, estrema, che paradossalmente intensifica la vita, ma ci esclude da un orizzonte sereno, di quiete.

Il nostro ruolo è quello di essere testimoni di questo cammino di libertà.

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Trad. Madredeus – Paradiso: Sono salita sulla scala di cartone/immaginata/ invocazione/ Non ci porta a niente/ No, non ci porta/ E’ soltanto una scala di cartone/ C’è un altro ingresso nel Paradiso/ più stretto/ di più, sissignore./ E’ stato inventato da un nano/ ed è custodito da un drago./Conosco soltanto questo cammino del Paradiso.

21 pensieri su “La testimonianza di Daniela: “Rendiamoci testimoni di un percorso di libertà”

  1. Sì, pare che l’aspetto narcisistico degli individui sia invitato ad uscire allo scoperto e che ora abbia tutti i mezzi (di pubblicazione, di pervasitività mediatica, di esposizione) che in passato erano riservati alle persone di spettacolo: siamo tutti protagonisti dei 15 minuti di celebrità promessi o minacciati da Warhol. Tuttavia, pensare che la questione del narcisismo patologico sia culturale (o immaginare, come fanno in America, che possa essere ridimensionato come disturbo in onore alle statistiche) non rende giustizia all’inferno delle vittime. Il np vero non è semplicemente esibizionista o accentratore. È un mostro anempatico: un serial killer che non uccide fisicamente, ma che opera con la stessa freddezza, consapevolezza, serialità. Certo, l’aspetto sessuale è importante, ma credo che il mostro abbia mille altre vie. Il love bombing è sempre studiato ad personam, un meccanismo perfetto e calibrato, una trappola che non lascia scampo. Solo dopo interviene la codipendenza. Mi sono fatto l’idea che – se da un lato riconoscano le potenzialità della vittima, dall’altra operino battute di caccia su vasta scala, valutando in un secondo momento chi continuare a torturare. Ci va tempo per liberarsi dal pungiglione velenoso che ci lasciano nell’anima, anche dopo che siamo riusciti a sfuggire alle loro chele ripugnanti. Il narcisista dentro di noi è peggiore di quello che abbiamo incontrato sul nostro sventurato cammino. E anche quello, disgraziatamente, torna. Continuo a credere che sia necessario l’incontro con qualcun altro per realizzare la consapevolezza della pace possibile. Coraggio: possiamo farcela. Bene o male, siamo vivi e siamo qui a raccontarcelo. Grazie Daniela!

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    1. Caro S.w.a, concordo sul fatto che il love bombing viene studiato molto attentamente. Nello specifico all’inizio ci offrono qualcosa di molto personale, magari la dimostrazione di una certa fragilità… una dose calibrata di tormento emotivo… Ecco, deve esserci un ‘qualcosa’ che ci porta ad abbassare le difese. Non basta la sola lusinga per farci capitolare sentimentalmente, ma la dimostrazione che abbiamo di fronte una persona come noi. Certo che riconoscono le potenzialità della vittima, ma questa riconoscenza dura un soffio: ci sarà sempre qualcuno migliore di te PROPRIO perché le battute di caccia, come fai bene a sottolineare, vanno eseguite nei più svariati ambienti e in larga scala. Ora, il mondo è pieno di persone interessanti… la questione è il livello di insoddisfazione cronica del/la n.p. che lo/la porta ad essere sempre alla ricerca. Se lui o lei non fossero perennemente alla ricerca, perché soddisfatti della persona che hanno accanto e della vita che conducono assieme a lei, nessuno al mondo apparirebbe più coinvolgente ed eccitante dei loro stessi partner, giusto? Siccome non riescono ad ammettere la propria superficialità, ci appioppano difetti su difetti. Come ci comportiamo noi quando capiamo che la persona che abbiamo accanto non è mai soddisfatta? E’ qui che entra il ‘narcisista che è in noi’, colui che ha bisogno di ‘vincere’ per dimostrare a se stesso che VALE. Il “narcisista che è in noi” viene azionato dalla nostra fantasia di piegare una mente disturbata al soddisfacimento del nostro bisogno di affetto, di amore, di comprensione, di calore umano, di riconoscenza, ecc. Quando capiamo che non c’è niente da fare e che nessuno al mondo potrebbe far funzionare un cervello sprovvisto dei meccanismi ELEMENTARI che lo rendono umanamente decente o degno di essere amato, ecco, solo allora “il narcisista che è in noi” si ritrae. Finché vige la fantasia che noi o qualcun’altro potrebbe rendere felice chi è felice unicamente con la sopraffazione altrui, restiamo imprigionati nei nostri stessi ingranaggi mentali, in veste di salvatori. Abbracci a te, caro!

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  2. Daniela cara,
    il tuo racconto fornisce uno spunto di riflessione interessante, l’eros “primitivo” e “potente” invisibile e pervasivo, fondamento della dipendenza affettiva, a cui sono stati sacrificati (in un certo senso) persino i figli.
    Ecco credo che la sperimentare una connessione di tale intensità, anche se neppure agita, costituisca un vincolo formidabile per tutti, di più per chi di amore ne ha ricevuto poco quando sarebbe stato necessario.
    Però sarebbe da considerare che la risposta erotica intensa potrebbe essere scatenata anche da protocolli di sopravvivenza ancestrali.
    In altre parole il meccanismo che crea e mantiene il vincolo erotico e la dipendenza potrebbe essere di mera sopravvivenza, riconosciuto il predatore, la vittima reagisce rendendolo sessualmente appetibile/indispensabile a se stessa al solo fine di non essere immediatamente distrutta.
    E sono d’accordo anche che si spiega meglio al femminile che di preferenza sceglie istintivamente il protocollo tend&befriend (va incontro all’altro e cerca di mediare il conflitto).
    Forse è una spiegazione contorta e mi manca il tempo per raffinarla ma potrebbe essere un meccanismo innato e primitivo che il femminino instaura per sopravvivere a una minaccia concreta di vita.
    E’ roba antichissima, non sono affatto convinta che il narcisismo patologico sia un fenomeno recente, forse di recente è noto (il che secondo me non è un male anzi) ma temo che nei tempi passati fosse addirittura endemico complice l’arretratezza e la miserabile condizione femminile generalizzata.
    Comunque il love bombing aggancia la preda anche attraverso l’erotismo e la risposta della stessa ne determina il grado di abuso e la durata dello stesso… credo di averlo già scritto, le donne con partner np hanno più figli della media quindi il sesso c’entra eccome.
    Un abbraccio e tanti auguri di buona Pasqua a tutti.

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    1. Cara Babi, non ho dubbi che si tratta di un meccanismo di sopravvivenza. Gli esperti in Sindrome di Stoccolma lo sanno bene. Il problema è la confusione che si crea quando molte delle vittime vengono etichettate “masochiste” anche negli studi terapeutici. Qui c’è di mezzo l’annullamento della persona e il suo tentativo di salvaguardare la propria esistenza rendendo sopportabile la brutalità alla quale viene sottoposta, altroché piacere masochistico. Quindi, è giusto parlare di un “eros primitivo” in cui l’animalità e non la dimensione affettivo-sentimentale predomina in questa coppia. Dopodiché c’è un’altro punto: i figli che assistono a queste scene e che vengono esposti alla violenza interna alla coppia. Su questo sono radicale: meglio l’allontanamento dei bambini finché la donna non comprende la gravità degli atti dell’aggressore. Se lei giustifica le botte che riceve del maltrattante, allora giustificherà anche quelle ricevute dai figli. È vero che molte volte è la violenza sui figli che la porta a reagire, ma non sempre…

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      1. D’accordo su tutta la linea cara Claudileia, anche io ho moltissimi dubbi sulla ‘facile’ diagnosi di masochismo e, come sai, anche di dipendenza affettiva e complementarietà indiscriminata.
        In moltissimi casi è mera sopravvivenza a un terribile predatore e tirarsene fuori è uno sforzo titanico che non tutti sono capaci di sostenere.
        Ovviamente non costituisce in alcun modo alibi né giustificazione, soprattutto quando ci sono figli di mezzo che subiscono sicuramente la violenza fisica ma intuiscono perfettamente anche la violenza psicologica e il legame ‘animale’ che unisce i genitori. Figli che andrebbero tutelati ad ogni costo allontanandoli dalla fonte di tossicità prima possibile.
        Un abbraccio e ancora auguri.

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  3. grazie claudileia come sempre per il tuo prezioso lavoro. adoro sempre moltissimo leggere le bellissime parole e poche righe che scrivi per noi. ti abbraccio forte sono ale, non vedo l ora di veder pubblicata qui fra di voi anche la mia testimonianza un saluto cara

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  4. È  proprio così! Per me, dal momento della consapevolezza,  è stato un’analisi giornaliera  del perché continuassi a stare lì a rimbalzare su un muro di gomma. Poi mi sono resa conto  che   era diventata una sorta di  sfida, “il narcisista che è in noi”….dovevo riuscire a piegarlo e  dimostrargli che si stava perdendo qualcosa di bello nella sua vita, lui doveva ridarmi quello che mi aveva mostrato all’inizio, non poteva non capire  l’evidenza, sarebbe stata la sua “guarigione” a quello stato di insoddisfazione perenne, alla compulsiva ricerca del meglio, io avevo tutto quello che stava cercando e non lo vedeva……
    Poi la resa, si è distrutti, stanchi, non hai più un millimetro di spazio per tollerare un solo altro secondo della sua follia,  il riflettore si spegne, lo guardi e vedi, finalmente, la sua incapacità del ” sentire” di emozionarsi, un uomo che si  accartoccia su se stesso, rigido,  banale, scontato, superficiale, un essere umano difettoso, sprovvisto di un “pezzo”,  incompleto.
    Ti allontani, riesci ad escluderlo dalla tua vita.
    Allora vorresti improvvisamente  dimenticare le sue sembianze, la sua voce, le sue abitudini, le cose dette, le cose fatte, vorresti cancellare tutto come il gesso sulla lavagna, come al risveglio di un brutto sogno,  invece no, bisogna attraversare il dolore che lasciano, medicare con pazienza l’anima, aspettare con rassegnazione che passi il tempo, quello che serve, nella speranza di ritrovare  la pace dentro di noi.
    Oggi và così, è passato un anno esatto dall’ultimo suo ritorno e se penso al mio stato emotivo  di allora rabbrividisco, quasi non mi riconosco,  relazionarsi con questi soggetti ti cambia i connotati, ti plagia la mente, annullano completamente la tua personalità, riescono a farti vivere in loro funzione senza rendertene conto.
    Quanto mi è chiaro adesso e quanto sono felice, seppur ferita e dolorante, di essermi divincolata dal mostro.
    Un abbraccio a tutti.

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  5. Buongiorno a tutti e tutte.
    Io invece penso che il narcisismo, nella sua forma patologica e nella sua marca psicopatica, sia un fenomeno come minimo amplificato nei nostri tempi; il suo ambiente di naturale espressione, secondo me, è la società industriale avanzata e postmoderna. Perché non basta una cultura maschilista e/o patriarcale a fare np. Ci vuole proprio la misoginia perversa, che non è la stessa cosa. Ci vogliono famiglie disfunzionali, madri egoiche, padri assenti che hanno abdicato al loro ruolo, madri sole che se ne sono dovuti assumere due oltre a quello lavorativo. Terreno fertile per il DNP è la famiglia monoatomica frammentata in modo da sganciare proprio la bomba atomica. Terreno fertile è la solitudine o lo sfascio delle relazioni in un mondo in cui le (legittime) rivendicazioni femminili post ’68 e oltrefemministe (postfemministe) non si sono ben armonizzate con la risposta maschile a questa (legittima) messa in discussione del loro ruolo di padri-padroni.
    Purtroppo la (legittima) messa in discussione dei ruoli ha (legittimamente) sfasciato il vecchio modello senza però che se ne sostituisse un altro valido, soddisfacente sia per il maschile che per il femminile: intorno, vediamo per lo più il fallimento delle relazioni sentimentali (quante coppie durano? Io sono insegnante, ho perlomeno la metà dei miei studenti con i genitori separati, e il fenomeno aumenta esponenzialmente di anno in anno).
    In queste condizioni, in cui si genera inevitabilmente una “guerra” nella relazione tra i sessi (perché il legittimo conflitto non sa essere vissuto in modo costruttivo da nessuno), prolifera il DNP: perché si nutre della militarizzazione delle relazioni, della disfunzione nei ruoli, della sovraesposizione delle madri e della retrocessione dei padri, dell’esasperazione degli esseri umani. Le figure maschili e femminili sono confuse e tali appaiono ai figli. La stessa figura tra figlio/a e padre/madre appare spesso confusa, si altera: a volte per le madri e i padri il ruolo coi figli si stravolge al punto da rovesciarsi (i bambini li fanno loro). Gli uomini spesso, a dispetto delle oro dichiarazioni di voler essere liberi dal controllo femminile (quindi liberi di avere più donne), spesso scappano dai sentimenti, scappano da donne autonome, che accettano veramente la sfida di vivere una relazione libera, che dovrebbe assomigliare a quella fantasmagorica idea che spesso gli uomini hanno di sé specie dopo i 50 (“va bene il sesso con te, ma voglio essere libero, non voglio una relazione stabile”: tu dici “ok” e veramente ci provi, pensi che la relazione può avere successo perché dovresti corrispondere ai loro desideri, appunto, visto che ti metti in gioco e accetti il loro desiderio di libertà, invece poi questo castello implode, e rapidamente, perché quello che vale per te non vale per loro: non appena ti vedono con un altro uomo (con cui puoi andare, visto che si è all’interno di una relazione “libera” e loro per primi si comportano così), si ingelosiscono, mentre stanno benissimo nella loro parte quando stanno loro con un’altra donna!: a me è capitata spesso questa dinamica, sono single e non una ragazzina: non sono i due pesi e due misure del DNP? Sicuramente gli uomini potranno testimoniare delle follie femminili, io sono una donna e riporto la mia esperienza, ma certo presuppongo – e anche vedo – una schizofrenia diffusa di uomini e donne che non sanno come comunicare all’altro i propri bisogni senza creare un terremoto…).
    In tutta questa confusione, c’è una sovrabbondanza di emozioni, anche ambivalenti (es: la mamma punitiva che si fa coccolare), un doppio legame che, l’Io non riesce a decodificare bene e soprattutto a introiettare come Super-Io (freudianamente parlando), quindi non c’è la coscienza di Sé e dei propri limiti, dunque c’è un Ego che troneggia senza contesto, un totale analfabetismo affettivo proprio in una condizione di surplus di emozioni. Una situazione contraddittoria e ambivalente, che invoraggia l’espressione di DNP.
    Insomma, ci sono delle condizioni storico-culturali favorevoli al fenomeno, questo voglio dire. Pure se np è sempre esistito, in tutte queste confusioni, a cui se ne potrebbero aggiungere altre, la psicopatia non può che proliferare esponenzialmente.

    Pure se è sempre esistito… anche su questo in realtà non sono pienamente d’accordo. E’ vero che già i greci hanno elaborato il mito di Narciso, ma il serial killer di prostitute, lo psicopatico vero quale lo conosciamo, è frutto dei nostri tempi (i romanzi con questi soggetti non esistono prima della fine dell’ ‘800: serve la società industriale avanzata, la città buia e anonima). Riguardo ai greci… non so, tendo a pensare che hanno già detto tutto loro! sono un caso a parte nella storia del pensiero umano, ci trovi sempre qualcosa che avevano già impostato loro…

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  6. Ciao ho letto con molto interesse questa testimonianza, e anche gli scambi intercorsi tra Babi e Claudi sulla sessualizzazione estrema che caratterizza i rapporti tossici: al di là della disamina antropologica sui motivi sottostanti, è esperienza comune dei professionisti psi constatare quanto il legame forte da rompere tra i due sia proprio quello erotico.

    Quanto al masochismo dell@ complementare, c’è in America chi inizia a chiamare i/le co-dipendenti o complementari con l’acronimo SLDD (Self Love Deficit Disorder): gli assunti sottostanti sarebbero due, provo a riassumere.

    1) Nessun@ dotato di sufficiente amore per se stesso, nessuno che abbia fatta esperienza in età formativa di amore incondizionato, tirerebbe avanti anni o decenni a sopportare di tutto, o a far sopportare di tutto ai propri figli. E qui il senso ce lo trovo eccome: sappiamo come spesso figli di genitori inadeguati crescano conoscendo un solo modo di stare al mondo, ovvero compiacendo gli altri a scapito di se stessi (i SLDD); oppure, al contrario, compiacendo se stessi a scapito degli altri (i NARCI).
    Eppure sappiamo anche che, a volte, anche persone cresciute in famiglie sufficientemente buone restano vittime di relazioni assurde (e qui io tirerei in ballo la complessità degli incastri: come e quanto un deficit latenti si incastri con altri deficit più o meno eclatanti. Siamo tutti sfumature di qualcosa, e dunque infinite possibilità sono possibili); ma io trovo che il costrutto fondamentale dell’incastro magnetico e iper-sessualizzato di due anime che non conoscono il proprio vero sé, in generale regga.
    (E qui mi sento coinvoltissima: per alcuni anni io ho colluso con il padre di mia figlia; non la menava, certo, né ha mai menato me. Ma come dice Claudia, lei pur non avendo vissuto insieme a noi sotto lo stesso tetto, respirava un clima di silenzi, litigi e riappacificazioni sessualizzate. Per cui mi chiedo, ora che nei prossimi tre mesi ci convocheranno tutti in TM: dovrei dirglielo al Giudice che dieci anni fa avrebbero dovuto toglierla a entrambi, metterla in una casa famiglia-lager (come lo sono quasi tutte), invece di affidarla ai SS con collocamento presso di me e ampie frequentazioni paterne? Se non sapessi come vengono trattati i minori in comunità, purtroppo, sarebbe onesto da parte mia esporre questo ragionamento.
    Perché è vero quello che dice Claudia su questi figli e la loro prognosi. Fino a quando ho colluso con lui (pur non vivendoci insieme prima, pur non standoci insieme dopo, MA c’era sempre nell’aria questa subliminale modalità eroticizzata di interagire tra noi, quasi di tenerci bordone per non dispiacere all’altro sin nelle micro-minchiate (A SCAPITO DEI REALI BISOGNI DELLA MINORE, TALVOLTA) dopo tutto il male e la strumentalizzazione che abbiamo agito in quattordici anni di conoscenza, genitorialita’ e lotte per l’affidamento).

    2) Il punto è complesso e ve lo sottopongo. La tesi di base sarebbe che quando un ex-bambino invisibile si rende finalmente conto di esserlo stato, e da sempre, fin dalla nascita, egli tende ad analizzare – da solo o in terapia – il suo caso scusando prima e sempre il genitore che, ai suoi occhi, ha sofferto di più nel rapporto di coppia. E spesso, ai suoi occhi, il genitore che ha sofferto di più è la madre; anche per ragioni culturali secondo cui la madre ricopre da sempre il ruolo della più debole, empatica, accudente e affettuosa. Ma anche perché agli occhi del bambino, chi faceva la voce grossa, chi si incazzava di più e tirava un pugno al muro, chi il bambino ricorda meno presente è il padre. E quindi si convince che i suoi problemi derivino da un padre sicuramente non buono, ma siamo sicuri sia l’unico “non buono” in famiglia? Questa ipotesi di lavoro ci suggerisce che spesso, sotto la Father Wound che questi ex-bambini in difficoltà pensano di dovere elaborare, ce ne sta un’altra ben più perniciosa seppure invisibile quanto lo furono loro: la Mother Wound. Ovvero: siamo proprio sicuri, dicono alcuni esperti, che non sia stato il comportamento narc e ben nascosto (da cultura e da bisogno di credere di essere stati amati almeno dalla propria mamma, un pensiero illusoriamente salvifico), tenuto dalla madre a determinare il controllo e il destino di tutta quanta la famiglia, marito debole e submissivo oltre a figli utili a darle senso e lustro, tutti inclusi?
    Cioè: il pensiero che entrambi i genitori (quello narc e quello complementare o SLDD) non ci abbiano mai amati per chi noi siamo – mai, da quando ci hanno pensato in fase pre-concepimento a quando ci hanno messo al mondo a quando ci hanno sempre manipolato – è davvero perturbante ovvero: NESSUNO DEI MIEI CARE GIVERS MI HA MAI DATO NE’ MOSTRATO AMORE!
    Con il risultato che l’ex bambino in analisi porti il suo vissuto negativo, di disagio, paura etc unicamente verso il padre ma taccia quello con la madre (o viceversa, a seconda di chi ha ricoperto il ruolo specifico di narci e chi quello del complementare). Così da rimanere sempre intrappolato in questa illusione che il cattivone sia sempre stato solo uno dei due, non entrambi! Quale invece spesso è, appunto, il caso.
    (Mia esperienza: anni fa incolpavo mio padre di tutto, i disagi, i silenzi, gli scoppi d’ira. Poi di recente ho iniziato a vedere attraverso mia madre, capendo che la narci che ha sempre portato i pantaloni in casa è lei, ben nascostamente; così ho pensato: ok, mio padre per quanto iroso, sempliciotto etc NON è malvagio come lei, è più in grado di stare sul dato di realtà rispetto alla moglie MA non è stato capace di prendere le mie difese a discapito della moglie, non ne aveva gli strumenti.
    Invece oggi, giorno prima di Pasqua 2019, mi rendo dolorosamente conto che lei è una narci in piena regola, essendosi riprodotta per avere una piccola miniatura argentea di se stessa da lucidare quando le serviva (io credo, anzi sono certa, avendo anche scritto il racconto di un episodio ben preciso e ahimé e ahilei, ben poco romanzato, che abbia subito violenze durante la guerra, essendo del ’40, violenze che l’hanno forzata a rinchiudersi dentro la sua armatura di anaffettivita’ e dipendenza patologica dal lavoro per sopravvivere). E oggi mi rendo anche conto che mio padre è un Senza Amor Proprio (che palle ‘sti acronimi americani, italianizziamo così valà), uno debole complementare che non ha saputo/voluto/potuto/ notare le bizzarrie emotive della moglie, che non ha saputo fare argine, e che alla fine esattamente quanto lei, non mi ha aiutato a diventare altro da loro.
    Io fino a poco tempo fa ero loro o uno di loro alternativamente, capite? Io oggi sì che lo capico: Lucia non è mai autenticamente esistita, fino a poco tempo fa.

    E dunque? Dunque la nota perpetuazione generazionale dei mali del mondo. Dunque anche io ho sentito magnetismo immediato ed assolutizzante per il mio ex, perché era la declinazione adulta di un disamore che ben conoscevo da sempre. Dunque anche io son stata la complementare non tutelante della nostra bambina. Dunque, forse riuscirò e forse non riuscirò a diventare mai me stessa, dopo 47 anni di denso velo mayesco. L’altro giorno, in uno dei tanti momenti di sconforto – é inevitabile, per quanto facciamo di buono per noi stessi – io suono, canto, danzo, scrivo, studio, traduco, quei momenti ci sono sempre -, sono arrivata a pensare che va bene, io sono così, la mia natura E’ DIVENTATA questa cosa qui molti decenni fa, e allora perché non assecondarla? Sono arrivata a pensare, in quel momento di totale sconforto in cui non riuscivo più a vedere un motivo di vivere (a parte non lasciare i miei figli) PER ME, di chiamare il solito stronzo sposato che mi fa il filo da anni, e per cui provo da sempre moti di iper-erotismo con cui risuono tantissimo come il polo opposto di un magnete; mi sono detta perché no? Tanto a quasi 50 anni le ho provate tutte o così credo io, ma sempre un’avanzo di banchetto rimango e mi sento, quindi perché non tirarmi su due ore con una delle poche cose che mi faccia sentire viva per me stessa (lo sguardo incantato di un bell’uomo che mi attrae in quel modo lì, invece dello sguardo mite e comprensivo e aggraziato e supportante, MA COSI’ PALLOSO mi vien da dire a volte, dell’uomo che sto provando a frequentare da qualche mese)?
    Poi non l’ho fatto, ma il dubbio che io sia irreparabilmente legata a queste dinamiche mi resta.
    Scusate la lunghezza, la franchezza, la stanchezza. Di cercare, elaborare, salvare. E poi alcuni di noi, io credo, un riscatto non l’avranno mai. Nella storia ci sono vinti e vincitori, io continuerò a provarci, e nessuno mi tolga l’illusione che potrei farcela.
    Ma nessuno mi tolga neppure la realistica opzione che potrei anche non farcela; e che il karma di generazioni venute prima di me avrà, alla fine, la meglio su di me.

    Buona Passione, buona Pasqua, buona Resurrezione (?).

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    1. Complimenti per la lucidità.. si vede che hai lavorato molto su te stessa.. la consapevolezza non basta purtroppo a cambiare ma senza non si parte neppure .. oltre ci vuole la pazienza, la pietà per sé stessi e anche per questi altri.. A loro volta vittime forse indolenti o forse cieche di karmi, come si possono chiamare, di generazioni precedenti.. buona Pasqua… di morte e di resurrezione.. di resurrezione nella morte. Alessandra

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    2. Gli aspetti bestiali, pulsionali, sono parte essenziale dell’uomo, e ne faranno parte per sempre, in tutti i luoghi e tutti i tempi. In ogni tempo e in ogni luogo gli esseri umani hanno cercato di addomesticarne di incanalarne di controllarne la forza, evitando di farla esprimere in bruta volontà di potenza.
      Quello che dovrebbero fare gli adulti con i bambini, con i giovani, è dargli la capacità di integrare, armoniosamente, questi aspetti animaleschi della nostra umanità con quelli superiori, con la parte logo-etica del nostro essere.
      Il progetto, luminoso, dovrebbe essere formare essere umani che voglio essere il più possibile belli, cioè il più pienamente espressi, nella psospettiva di costruire rapporti belli, e reciprocamente potenzianti, con gli altri esseri umani. Vivere un rapporto armonioso e integrato , e sempre più autonomamente determinato, delle nostre componenti interne( stare bene ) nell’ottica di vivere rapporti reciprocamenti rafforzanti, riapetto alle difficoltà che inevitabilmente Ananke ci pone di fronte, e donatori di gioia con gli altri ( essere felici ).
      Viene prima il 2 dell’ 1. Non è il 2 la somma di due 1, ma l’1 un 2 cui è stato sottratto un altro 1.
      Non è data identità del singolo senza relazione con l’altro, e non il contrario. Ciascun essere umano è una relazione meno l’altro termine della stessa. Senza relazione noi non esistiamo; basti pensare a quanto sono stati determinanti nella costruzione della nostra identità i rapporti primari di ciascuno di noi. Nostra madre, nostro padre.

      La manicomiale tarda modernità in cui viviamo non fa che accentuare, incoraggiare, foraggiare, gli aspetti più bestiali degli esseri umani, il loro ES, contro il loro super io, volendo usare il lessico, peraltro rimasticatura di antropologie vecchie, e rimpastate in infiniti modi, di tremila anni, del signor Freud.
      Perchè meno ci amiamo e meno amiamo gli altri, meno rispettiamo la nostra dignità meno rispettiamo quella degli altri, meno esercitiamo una reale autonomia, che è amore di se, e della verità, e del coraggio e della bellezza, meno consentiamo agli altri che lo facciano.
      Perchè più siamo animali più siamo soli.
      Tanti piccoli Pinocchio con le orecchie d’asino che non sanno come uscire dal mondo dei balocchi.
      Più siamo soli e più siamo disperati. E più siamo disperati più consumiamo merci e servizi inutili. Inutili a noi singoli esseri umani, ma il cui consumo è utilissimo a chi vendendocele accumula ricchezze faraoniche, con le quali potrà condurre perfette vite disperatamente vuote e informate alla più sfrenata bestialità.

      Io ho amato una donna che non ha mai fatto esperienza di libertà reale, ma solo di inconsapevole pulsione erotica, di desiderio, vissuta in un’ ottica ri reciproca reificazione con gli uomini che ha incontrato e che hanno accettato quella logica. Il tutto con un impeccabile veste di civiltà, di estenuata compostezza potremmo dire.
      Una donna che non è stata educata all’autonomia, perchè l’autonomia e la libertà l’avrebbe sottratta alla volonta di potenza, sfigata e da nani mentali, che i suoi genitori potevano esercitare ed esprimere solo con la loro bambina, laddove il mondo esterno li avrebbe sbriciolati.

      La preghiera è lontana dalla mia sensibilità culturale, diciamo così, ma se fossi capace di pregare, il buono e insieme terribile Dio che è il tutto, lo pregherei di sprofondare nel nulla la miserabile, vigliacca, demente e ignobile cultura della violenza e dell’inganno, vissuta da molti esseri umani su gli altri, e su se stessi.
      Su se stessi e sugli altri, che sono una sola cosa.

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      1. Ciao Federico, mi è piaciuto molto il tuo commento e le riflessioni su come dovrebbero essere i rapporti tra i sessi improntati al sano rispetto di sè e dell’altro.
        Hai descritto la persona narcisista da te conosciuta che è esattamente simile al mio secondo narcisista. Persona socialmente “impeccabile”, perfino troppo seria rigida, ma completamente in balìa delle proprie pulsioni nel modo di intendere i rapporti e la sessualità, a parte qualche raro segno di intimità che comunque è sempre artefatta, nel senso che è strumentale a mantenere il legame e non vissuta a livello emotivo.
        Per chi intende i rapporti come vero scambio e ricchezza, come dono di sè all’altro nella reciprocità e mai nella manipolazione, l’esperienza con un partner narcisista è devastante perchè arriva spesso a mettere in crisi la tua stessa scala di valori. Di fronte a certe situazioni si dovrebbe semplicemente dire “no grazie, non fa per me”. Eppure si iniziano storie, relazioni e perfino matrimoni con questi soggetti.
        Si è vero, spesso sono abili inizialmente e ci si fa abbindolare in piena buona fede. Ma quando cade la maschera eppure si continua, ecco, lì la logica viene meno per me.
        Subentrano altri fattori, che sono stati molto ben descritti nei commenti.
        Ma lo stesso resta la domanda sul perchè spesso si sceglie consapevolmente di restare con queste persone pur comprendendone chiaramente la perversità.

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  7. Lucia tocca dei punti cruciali.
    Per quanto riguarda il primo, la nuova definizione di complementare (come deficitari dell’amore verso se stessi), mi sembra una buona alternativa: rende ragione più dei processi interni che della condizione di fatto (il permettere in qualche modo l’abuso), e quindi coglie il senso del tendere verso la conoscenza di se stessi più che la descrizione della propria condizione. Il sesso, o meglio l’erotizzazione estrema della relazione, senza la quale non ci si può riconoscere perché è – di fatto – l’unico cemento materiale dei due, gioca un ruolo fondamentale, crea le condizioni dell’attrazione fatale e della sottomissione agli abusi (nel minimizzarli, nel non riconoscerli, nel subirli con lucidità ma riscattandosi nel sesso non potendone uscire…). Nel sesso con un np possiamo riconoscere e disvelare una potenza anche in noi, perché np ti riflette te stesso ammaliato sembrando lui stesso ammaliato di te, e anche tu (da vera SLDD) lo compiaci restituendogli a specchio la vertigine, creandosi così un legame di una forza eccezionalmente intensa, perché si rimanda continuamente in un gioco di specchi, specchi, specchi….
    Riguardo al secondo punto proposto da Lucia, molto interessante, mi vengono delle cose da dire, ma ho poco tempo e mi riservo di farlo. Comunque, a occhio e croce, penso che ci siano spunti molto interessanti. Anche io ho percepito sempre mio padre come “il modello malato originario”, l’unica causa della disfunzionalità delle mie relazioni sentimentali, invece c’è pure il ruolo di mia madre (che sta venendo ora a galla dalle profondità del mio inconscio, in terapia), vera SLDD doc, ad avermi/ci condizionato.
    Buon sabato a tutti

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  8. Che bella sorpresa di Pasqua, era tantissimo che non vi leggevo, mi sono commossa. Siete sempre nel mio cuore pieno di gratitudine per voi .
    Cara Claudiléia grazie.
    Daniela

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  9. Finalmente leggo dei commenti densi e corposi…grazie. Mi fa un immenso piacere vedere quante di noi, pur nella sofferenza per i vissuti e per vicende ancora in corso, studiano approfonditamente questa materia per capirla fino in fondo…non solo denunce (giuste e doverose) sugli abusi ma anche autoriflessione, ricerca dei nostri stessi lati oscuri che permettono a certe relazioni di durare non solo nel tempo e contro ogni evidenza ma addirittura di continuare ad influenzarci anche dopo che sono state chiuse ed “elaborate”…anche se temo che esperienze del genere ci faranno elaborare di continuo perchè vanno a scavare proprio alle origini della nostra affettività.
    Il legame erotico con il narcisista è sempre molto forte e duro a morire, io ho avuto una fortissima dipendenza fisica con il mio primo np ma ancor più forte è stata la dipendenza mentale dal secondo, un erotismo mai sperimentato prima, con scambi di fantasie, ossessioni, confessioni reciproche di lati oscuri e mai svelati ad altri…al punto da pensare “cazzo lui è l’unico che capisce questa parte di me”. Si creano legami molto forti, che vanno al di là della nostra stessa concezione di quanto sia lecito o meno, ci si sente quasi gemelli nei pensieri…e non sto parlando dell’anima gemella romantica, ma di quella erotica, quella che alcuni chiamano “twin flame” e che così pericolosamente caratterizza certi legami con narcisisti.
    Così, mentre magari hai a che fare con un brav’uomo che vorrebbe relazionarsi a te nella normalità, sotto sotto si continua a desiderare quel brivido proibito, a struggersi per quelle sensazioni ancestrali e sanguigne che solo con il narciso riuscivi a provare. Tuttavia, come è stato giustamente detto, era solo un gioco di specchi in cui lui ci faceva sentire intensamente desiderate per farsi intensamente desiderare, e così avviene l’incastro inevitabile tra i due bambini che volevano le attenzioni di una figura primaria (madre o padre o entrambi) assente e anaffettiva.
    Le nostre attenzioni esclusive di cui nutrirsi….questo era quello che il narciso voleva da noi davvero quando mostrava di desiderarci follemente. Non ha mai pensato che fossimo le amanti più incredibili dell’universo…se così fosse stato non avrebbe nemmeno lontanamente pensato di avere altre tresche in giro (e ne hanno sempre più d’una) o scegliere altre come “fidanzate” (magari la brava ragazza con cui lo fanno poco ma che è rassicurante) lasciando a noi quel senso di amaro in bocca. Perchè si, loro diventano, volenti o nolenti, il centro dei nostri pensieri e desideri mentre noi siamo solo una delle varie comparse del loro vasto harem in continua evoluzione.
    Forse a momenti sembri essere la sua preferita, ma si può star sicuri che ne arriverà prima o dopo una che ha qualcosa di diverso da te, che gli piace e che tu non gli puoi dare.
    Mentre tu quello che avevi con lui non riesci più a trovarlo in nessuno.
    E così può accadere che si resti a lungo invischiate in questa “cosa” (non saprei come altro definirla), anche dopo parecchio tempo che se ne sono comprese le dinamiche.
    Un abbraccio a tutte

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    1. Aggiungo questo: il narcisista ci fa vedere, o meglio rispecchia, il nostro Daimon, ovvero il demone che segna e guida il nostro destino.
      Ne parlavano già Socrate e Platone.
      Il senso di appartenenza e quasi di predestinazione che si crea nella relazione con i narcisi è un nucleo potentissimo che spiega come questi rapporti possano durare veramente molto a lungo nonostante le evidenze di abusi più o meno abilmente inflitti. A me come sapete il concetto di “vittima-carnefice” non è mai bastato a spiegarmi certe cose. Capire qual’è il nostro Daimon personale è molto importante perchè ci può aiutare a comprendere esattamente dove il narcisista è andato a rispecchiarsi e quindi a colpire con sicurezza.

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  10. Sì, sono d’accordo con questa visione tratta da Platone. Il problema è conoscere sto Daimon che ci informa di sé.
    Il sesso è arma potentissima, vero allaccio nefasto con np, questa è una costante di tutte le relazioni patologiche che raccontiamo, mi sembra, pur nelle loro mille differenze.
    Il fatto è che con np non c’è né può esserci molto altro. Perché l’altra forte fonte di emozioni sono i sentimenti, che np non può veramente provare. Quindi l’allaccio sessuato è spinto al massimo, per creare fusione, connessione e legame. Per quanto riguarda gli np maschi eterosessuali, trovano secondo me rispondenza e terreno fertile nella tendenza, tipicamente femminile, di interessarsi ad un partner alla volta, a farci il nido. Mentre np sfruttano la tendenza maschile a ricercare l’harem (stereotipi ma anche archetipi).
    Mi sembra di capire che pure con np donna ci sia una estrema sessualizzazione del rapporto, ma con la tendenza femminile a far sentire il partner, su questo terreno, insufficiente, a castrarlo. Np uomini, invece, mi sembra che tendano a far perdurare l’impressione, nelle donne, di grandi performance indimenticabili, per poi procurare la dissonanza cognitiva che con altre va anche meglio (e tu lì a lacerarti: ma non ero io la migliore?).
    Io ho avuto con il mio più recente np un’attrazione sia fisica sia mentale, molto forti entrambe. L’impressione che vi fosse una telepatia di corpo e anima. Il problema era la svalutazione che interveniva immancabilmente, ma sempre dopo i momenti insieme (in cui la soddisfazione reciproca non è mai venuta meno, io nella mia esperienza personale con np non registro la tendenza, pure attestata, di un progressivo svilimento del rapporto fisico). Per mio esaurimento di energie, a un certo punto, dopo l’ennesimo tentativo di svalutazione di tutto quello che succedeva fra noi, ho avuto la forza di mollarlo. Lui non se lo aspettava e ha tentato di recuperarmi, sebbene non con estrema convinzione (nel frattempo davvero stava trovando una nuova fonte di energia). Ma il peggio, per quanto mi riguarda, è venuto dopo: quando se n’è andato veramente, ho sperimentato sulla mia pelle tutto il vuoto dell’universo, il sentirsi privi di volontà e di qualsiasi forza, e questa è la dipendenza affettiva. Il terrore, dentro, di essere condannata al pensiero perpetuo di lui, l’angoscia di non farcela. E una domanda, assillante, martellante, nel cervello: come fa a non aver bisogno di me? Finché la domanda non si è trasformata in: come faccio io ad aver bisogno di lui? Come posso barattare la mia dignità e tutti i miei bisogni di persona normale, amabile, che vuole amare e vuole farsi amare, con uno sguardo ogni tanto, una manciata di attenzione, un tirarmi provvisoriamente giù dalla mensola? Sono certa di aver bisogno di questo?
    Arrovellata intorno alla prima domanda (sbagliata) ci sono stata per mesi (da marzo ad agosto dello scorso anno, per precisione). Poi, ho cominciato a pormi le altre domande. La necessità, a quel punto, diventa, appunto, l’incontro col proprio Daimon.
    Lentamente, mi sono staccata dal pensiero di np e mi sono orientata verso la mia personale autocentratura.
    Non è successo il miracolo e non mi sono magicamente trasformata in una persona diversa. Ma sto imparando a rispettare maggiormente i miei bisogni. Devo sempre fare un’operazione che mi risulta complicata: debbo chiedermi: ma davvero questa cosa mi va di farla, mi è utile, o sto obbedendo a un copione? O sto solo cercando di controllare la situazione? O sto solo gestendo con strategia i bisogni altrui? Insomma, mi pongo le domande che dovrebbe porsi pure np se volesse riflettere su se stesso! Ma che, ovviamente, non si pone.
    Verso novembre, mi sono imbattuta in un altro uomo strano, complicato. Non un np, piuttosto sul versante del dipendente affettivo, comunque sempre uno che ha paura di se stesso e dei suoi sentimenti. Dopo varie notti molto belle, piene di attrazione e di connessione, fugge lontano, rifugiandosi in un rapporto con una donna molto più grande di lui (anche se con anni ben portati), dove non è coinvolto e non rischia nulla (per sua stessa ammissione), perché è lei a rischiare (essendo innamorata o comunque desiderosa di esclusività). Non senza avermi fatto una bella scenata di gelosia (vedendomi ballare appassionatamente con un altro uomo – balliamo il tango, proprio mentre lui mi offriva lo spettacolo della sua nuova fidanzata!). Una contraddizione totale, un uomo che non ha nessun coraggio. Eppure mi ha affascinato, per l’ennesima volta, un uomo indisponibile e difficile da trattenere. Siamo un po’ alle solite. Ma, la differenza, ora, è la capacità di mollare prima, di abbreviare i tempi della mia sofferenza.
    Un abbraccio.

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    1. Cara Blume, il tuo Daimon forse risiede nella forte attrazione verso qualcuno che é o si rende indisponibile…probabilmente lo stesso demone che ho io.
      Andando a scavare a fondo capiamo di aver sviluppato nell’infanzia quello che ib alcune branche di psicologia viene definito “schema maladattativo precoce”, ovvero lo sviluppare un attaccamento disfunzionale verso una figura primaria (care giver) insufficiente. Questa cosa rende la nostra affettività incompleta e riconosciamo nel partner narcisista quell’unica forma di non amore che abbiamo assorbito da piccole. Infatti chi più di un narciso non é in alcun mod in grado di amare? Ed ecco che vien fuori il nostro inconscio senso di sfida verso questa realtà drammatica, pensiamo di essere adulti e capaci di amare e di far sì che l’altro ci ami, ma non facciamo altro che ripercorrere quel sentiero antico con tutto il dolore e la frustrazione che ne conseguono.
      Non tutti forse cadono nella rete dei narcisi avendo queste specifiche ferite, ma in molti casi é così.
      Capire che nel rapporto con un narcisista vi sono limiti invalicabili dovuti alla sua specifica struttura psichica (nata a sua volta da una forma speculare di maladattamento) é dura ma va fatto necessariamente.
      Il massimo che si può avere da un narcisista é un parziale coinvolgimento mentale, comunque labile e soggetto a mutamenti dovuti alla loro necessità di approvvigionarsi da più fonti per non rischiare l’abbandono, che da loro è vissuto in modo ancor più destabilizzante per la fragile architettura dell’Ego che si ritrovano.
      Ovviamente tutto ciò non giustifica in alcun modo soprusi e abusi ma capire questo passaggio é di fondamentale.
      Anche per dare pace a sé stessi nella consapevolezza che non si poteva fare nulla per cambiare le cose.
      I narcisisti sono condannati a vivere sempre a metà, avendo rinunciato precocemente allo sviluppo di una sana affettività. Per loro amare significa soffrire e lo rifuggono con tutto il loro essere. Ho parlato di questo una volta con il secondo np. Loro ne hanno la consapevolezza ma non sanno evitare di far del male e manipolare perché é l’unico modo di relazionarsi che conoscono. Probabilmente da piccoli hanno dovuto impararlo per sopravvivere.
      Penso che nessuno nasce affettivamente dipendente o narcisista, ma purtroppo ci si diventa.
      Questi legami sono disperati e dolorosi. Vanno compresi andando a scavare molto a fondo e questo può fare male perché riapre vecchie ferite ma va fatto.
      Per quanto io sia stata ferita nei miei rapporti con np in particolare con il primo, non penso di avere avuto a che fare con un “mostro” crudele e insensibile ma con un malato.
      Chiaramente non riesco a provare compassione per chi mi ha presa e gettata più e più volte come se fossi un oggetto ma comprendo che non poteva comportarsi diversamente da così.. Sta a noi scegliere per noi stesse di salvaguardarci cercando di riconoscere per tempo, come tu hai fatto nella tua successiva conoscenza, il potenziale negativo di un rapporto.
      Per questo mi rifuarda io continuo a sentirmi insicura nel fare conoscenze….al momento non mi sento ancora pronta a rimettermi in gioco, ma credo sia normale e fisiologico dopo tanto tempo passato in rapporti così pesanti da gestire emotivamente. Amore dovrebbe essere pace e serenità. Io ho visto solo dei grandi buchi neri e mi considero fortunata ad esserne fuori senza aver perso il lume della ragione.
      Un abbraccio

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  11. Cara Spirito, sì, il nostro Daimon è proprio questo, purtroppo… Ci dirigiamo verso partner indisponibili, questo è il copione, e questo è anche purtroppo ciò che ci è noto nel nostro vissuto, anche per questo semplice fatto fatichiamo a staccarcene.

    Np sono quello che sono, non c’è niente da fare con loro e per loro. E sì, anche io li considero dei malati, non dei mostri. Perché di malati si tratta, anche per lo più inconsapevoli di se stessi. Non si giustificano così gli abusi, ma la prospettiva di considerarli malati, malfunzionanti, difettosi, aiuta a capire cosa è successo e anche ad autoassolverci: di fronte a un malato grave, niente si può fare.

    Assumendo questa prospettiva, si può anche imparare a guardarli con compassione. Scesi dal piedistallo (in cui anche l’elevazione a mostri del male li fa restare), si rivelano per quello che sono: esseri umani piccoli piccoli, meschini, impossibilitati ad accedere alle bellezze della vita.

    Io, oggi, ho questo sentimento per il mio np. Dopo la rabbia, mi fa pena. Non ho desideri di vendetta, mi sento a un livello umano superiore. Incontrandolo spesso in luoghi sociali comuni, non l’ho mai bloccato, per non dargli la possibilità di compiacersi di nulla. A volte si fa vivo, mi cerca, io lo ascolto senza reagire, a volte lo prendo in giro, a volte lo cestino, faccio quello che mi viene, senza preoccuparmi delle strategie, senza aspettarmi nulla da lui: né che capisca, tantomeno che si ravveda. Se lo avverto ostile, declino. Se sembra normale, appaio cortese. Costituisco sempre un suo eventuale obiettivo polemico (se sto facendo qualcosa, tende a copiarmi, per dimostrarsi superiore), ma sta imparando pure lui a regolarsi sulle mie prese di distanze, quando capisce che non c’è niente da fare, che non riesce a colpirmi, smette automaticamente. Va altrove. Va bene così. Non è più il mio pensiero fisso, non mi interessa che pensa, e questa è la mia vittoria su un malato mentale inguaribile.
    Tutti i miei sforzi, oggi come oggi, sono indirizzati a immunizzarmi verso altri futuri squilibrati di cui io possa avvertire il fascino.

    Un abbraccio

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  12. Sono contenta che tu abbia trovato un equilibrio relativamente a np cara Blume, sicuramente lo studio e le riflessioni unite alla terapia hanno contribuito come tu dici a ridimensionarlo e a provarne perfino compassione.
    Io ho compassione per il bambino che è stato np1, e ho compreso le modalità che ha sviluppato per emergere da una situazione di svalutazioni reiterate.
    Non riesco ancora a farmi andare giù la facilità con cui lo stesso np1 adulto mi ha messa da parte più volte con mentre ora sta in una relazione fissa. Ma mi passerà anche questa e forse un giorno riuscirò a vedere tutto con occhio più sereno. Forse il mio è soprattutto orgoglio ferito…
    Tuttavia il fatto di non aver più sentito la necessità di contattarlo quando ho sentito il famoso click quasi un anno e mezzo fa mi fa sentire meglio perché mi sa ben sperare di aver messo fine ad una dipendenza.
    Con np2 le cose sono andate diversamente nel senso che non essendomi mai coinvolta così a fondo sono riuscita come te a neutralizzare le sue negatività prendendo prontamente le distanze quando vedo che inizia a manipolare…sostanzialmente sfuggo al controllo seminando incertezza sulla mia presenza o meno, lui ovviamente non sa che io so, e mi guardo bene dal svelarglielo. Sapere come funziinano è un vantaggio non da poco con questi soggetti. Anche io come te ho preferito non bloccare nessuno perché ho notato che spesso il blocco non serve ed anzi può essere perfino controproducente se non si blocca il narcisista prima a livello emotivo e mentale.
    Sono persone malfunzionanti, vanno tenute a debita distanza senza demonizzarli né idealizzarli.
    Forse la mia esperienza è meno drammatica di quella di chi ha condiviso una vita con loro, matrimonii figli ecc ma sento che questo modo di vedere le cose con un certo distacco e analizzando le cause psicologiche sia decisamente migliore del risentimento e dell’odio.
    Un grosso abbraccio

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  13. Cara Daniela, di corsa e un po’ stanco dopo qualche settimana molto intensa sotto molti punti di vista; solo per un abbraccio! Ti sono vicino.

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