Da una donna narcisista in terapia: “Il mio primo impulso resta manipolare. Non c’è cura, solo autocontrollo.”

Trad. dal russo by Nadia Plamadeala
Testo originale https://www.wonderzine.com/wonderzine/life/experience/242907-narcissistic-disorder)

Il disturbo narcisistico di personalità raccontato da una narcisista

“Non sono così pericolosa come sembra”

 I narcisisti ci fanno paura. Sono soggetti di libri e di gruppi online. Sappiamo tutti che sono inclini alla manipolazione e raramente mostrano empatia. Ma pochi sanno cosa pensano di se stessi.

Tania ha trentasette anni. Un anno fa ha scoperto di avere il disturbo narcisistico di personalità e ha deciso di provare a cambiare vita. Scrive dei suoi successi in un canale Telegram in russo chiamato “Narcisismo atipico”. Abbiamo parlato della sua esperienza con la psicoterapia e di cosa significhi per lei vivere con questo disturbo.

“Prima non immaginavo nemmeno di essere una di quelli che vengono chiamati narcisisti. Al contrario, come tutti, ero diffidente nei confronti di queste persone, le biasimavo. Ho cercato di stare lontano da loro. Ricordo quando ho appreso la storia di una mia amica che ha vissuto a lungo con un partner a cui è stato diagnosticato il disturbo narcisistico.

Da fuori sembrava andasse tutto bene nella loro coppia. Ma poi si è scoperto che la maggior parte della relazione era nascosta a tutti. In effetti, il partner cercava sempre di controllarla, limitava la sua comunicazione con altre persone, la faceva vivere secondo le regole determinate da lui. Il loro rapporto è peggiorato quando si sono trasferiti all’estero insieme. Lei era totalmente dipendente da lui – sia finanziariamente che dal punto di vista sociale.

Lui ha iniziato a stabilire divieti, a provocare liti, a ricorrere alla violenza fisica, agli abusi morali – in questa storia il peggio del rapporto tra un uomo e una donna c’era tutto. Quando si sono lasciati ho rassicurato la mia amica. Le ho detto che il suo ex era un animale e ho condannato aspramente il suo comportamento. Ero sicura che ogni narcisista fosse un mostro. E davo per certo che non fossi affatto come l’uomo che tormentava la mia amica.

Circa un anno fa ho scoperto di avere io stessa un disturbo di personalità narcisistico. Me ne ha parlato il mio psicoterapeuta. I narcisisti vanno raramente in terapia. Di norma, riteniamo di essere più ragionevoli degli altri, pensiamo che la nostra opinione sia l’unica corretta. Se c’è qualcuno che ha bisogno di lavorare con uno specialista, di sicuro non siamo noi. Se un narcisista ha un problema o una situazione di conflitto, gli altri sono da biasimare. Avrei potuto continuare con queste convinzioni per tutta la vita e non arrivare mai a capire quanto la mia immagine del mondo fosse distorta. Tutto cambiò quasi per caso.

Per quanto ricordi, tutte le mie relazioni con il sesso opposto erano state piuttosto malsane. Potevano svilupparsi solo in due scenari. Il primo è che trovavo i posti vulnerabili di un uomo, lo colpivo lì, iniziavo a manipolare, poi mi annoiavo e infliggevo un colpo decisivo dove faceva più male. Questa situazione l’ho vissuta tantissime volte. L’uomo diceva: “Non ti darò a nessuno”. Allora cominciavo a tradirlo e poi rigiravo la situazione per fare in modo che il mio partner incolpasse se stesso perché, dopotutto, era lui ad “avermi persa per un altro”.

Ci separavamo in modo che sembrassi vittima in ogni situazione del genere.

Il secondo scenario funziona così: incontro una persona che sappia manipolare meglio di me, in cui c’è ancora meno empatia e che non riesco a schiacciare per quanto ci provi.  Quest’uomo, però, inizia a torturarmi. È così che ho iniziato ad uscire con un sociopatico diagnosticato e la mia vita si è trasformata in un incubo.

“Ho iniziato a ricordare e ad analizzare le mie azioni passate. Alcune mi hanno fatto inorridire”

Non ho mai saputo riconoscere le mie emozioni – non distinguevo la tristezza dall’ansia, il risentimento dalla paura. Fino a venticinque anni non sapevo nemmeno come piangere. Un giorno, un mio caro amico morì investito da un’auto mentre stava venendo a casa mia l’8 marzo. Non ho pianto nemmeno allora. Sembrava che non conoscessi il dolore, o almeno lo sentivo attutito.

Quindi, nella relazione con il sociopatico non mi rendevo conto di quanto quella persona mi facesse male. Ma, anche se non riuscivo a notare le mie emozioni e ad analizzarle lo poteva fare il mio corpo. Mi sono ammalata, ho avuto i sintomi fisiologici degli attacchi di panico. Ho cominciato ad avere dei tic, ho perso l’appetito. Ho girato tutti i dottori e non hanno trovato niente. Mi hanno consigliato di contattare uno psicoterapeuta.

La mia prima terapeuta era una donna che aveva qualche problema con suo marito. Sebbene gli psicoterapeuti di solito non raccontino ai pazienti di se stessi, sono rapidamente riuscita a chiederle tutto ciò che mi interessava e a trovare il suo tallone d’Achille. Temeva che suo marito l’avrebbe lasciata e che sarebbe rimasta sola. Ho iniziato a mettere un po’ di pressione su questo, per portarla all’idea che le sue paure si sarebbero avverate. L’ho fatto per tutta la vita – solo per vedere la reazione dell’altro. Come se conducessi esperimenti sulle persone.

Dopo un paio di mesi mi sono resa conto che non potevo continuare a lavorare con questa dottoressa: come può aiutarmi se la sto manipolando? Sono andata da un nuovo psicoterapeuta e con lui le cose andarono diversamente. Al primo incontro mi ha chiesto: “Indossi gli occhiali in modo da non comunicare con gli altri? Pensi che non siano degni di te?”

Mi affrettai ad obiettare, dicendo che non ero affatto così. In cuor mio però avevo capito: aveva ragione lui.

Ho provato a sondarlo ulteriormente. Ad esempio, cercando di portare la conversazione sui suoi colleghi. Ho capito molto tempo fa che le persone che dubitano della loro professionalità iniziano sempre a criticare i loro colleghi. Ma il mio nuovo psicoterapeuta non ha reagito alla provocazione. Anche quando gli ho detto: “In realtà, penso che tutti gli psicologi siano un po’ stupidi”, è rimasto calmo.

Fin dai primi incontri mi ha guidato attentamente per rendermi consapevole della mia particolarità. Ad esempio, elencandomi i sintomi tipici di un disturbo narcisistico: il senso della propria esclusività, la dipendenza dall’ammirazione degli altri, l’abitudine alla manipolazione. Mi ha chiesto di pensare quali dei miei conoscenti avevano questi tratti caratteristici. Mi proponeva test di personalità, articoli sul tema. Solo allora ho compreso che si trattava VERAMENTE di me. Lui me l’ha confermato.

Certo, all’inizio ho negato tutto. Ho pensato: “Ora è solo una moda sospettare il narcisismo in tutti.” Poi ero arrabbiata con il mondo intorno a me: “Siete voi quelli sbagliati, è per questo che sono diventata così”. Poi caddi nell’apatia. Dopo aver attraversato tutte le fasi dell’accettazione ho iniziato a ricordare e ad analizzare le mie azioni passate. Alcune mi hanno fatto inorridire.

“Ancora non capisco cosa sia l’empatia e non posso sentire il dolore degli altri”

Per esempio mi sono ricordata come da studentessa uscivo con un ragazzo che aveva il padre piuttosto autoritario. È stato molto importante per me far uscire suo padre dalla sua vita, affinché smettesse di averne un ruolo importante. All’inizio, ho insistito sul fatto che dovevamo convivere. Poi feci in modo che lasciasse l’azienda di famiglia. Non è che il papà del mio partner non mi piacesse o ostacolasse la mia vita. Volevo solo controllare completamente quel ragazzo, assicurarmi che non avesse nulla e nessuno tranne me.

Il controllo è generalmente molto importante per le persone come me. Tutto nel mondo deve andare come vogliamo noi. Ciò che non possiamo controllare, ci spaventa – per quanto qualcosa ci possa spaventare. Ad esempio, ho paura di volare – dopotutto, su di un aereo la mia vita non dipende da me e non posso farci niente.

Più andavo in terapia, più capivo il mio passato e le mie relazioni con gli altri. Mi sono resa conto che ho sempre manipolato i miei amici e conoscenti senza neanche pensarci su. Per me era l’unico, il più naturale modo di interazione. Per esempio, all’inizio della relazione con un ragazzo, sparivo intenzionalmente per un po’ da tutti i radar. Se lui mi cercava, voleva scoprire le ragioni, mi chiedeva di tornare, allora lo potevo manipolare, era mio. Questa reazione mi soddisfaceva completamente. Se invece smetteva di cercarmi, capivo: non è così vulnerabile, non ce la farò a tenerlo in pugno.

Anche in amicizia, dovevo essere l’unica e la più importante per quella persona. Ero terribilmente gelosa di ciascuno dei miei amici o delle mie amiche, volevo che questa persona non comunicasse con nessuno tranne me. Se un amico non voleva comportarsi secondo i miei standard, lo punivo con il silenzio: facevo l’offesa e scomparivo. Facevo di tutto affinché quella persona si sentisse in colpa, affinché capisse quanto mi avesse offeso e mi avesse fatto soffrire, per fare in modo che si pentisse, che cominciasse a inseguirmi e a chiedere scusa. Dopo queste punizioni molti iniziavano a comportarsi in modo diverso – come volevo io. Con quelli che non le superavano, l’amicizia non andava avanti.

Non mi è mai stato detto che io manipoli le persone e che io mi comporti in modo disonesto. Nessuno avrebbe potuto farlo, intorno a me c’erano solo persone che mi ammiravano, mi vedevano come un ideale.

Uno dei problemi principali dei narcisisti è che non accettano la loro parte “cattiva”. Possono tradire ma continuare a considerarsi “buoni”. Lo credono sinceramente: non sono loro i bugiardi, non hanno affatto abusato della fiducia di un’altra persona. Sono stati semplicemente spinti dall’altro a farlo. Le cose funzionano così: sono i loro partner ad averli condizionati ad agire in un certo modo. In tutto ciò che accade il mondo intero è colpevole, chiunque, tranne loro. Questo è il motivo per cui la maggior dei narcisisti non va mai mai in terapia e quando ci va non rimane per molto tempo.

Sono stato fortunata: ho avuto la forza e il coraggio di fare introspezione. Mi sono resa conto che il mio comportamento non corrisponde alle mie convinzioni. Manipolare, condizionare le persone non è giusto e mi piacerebbe cambiare. Sfortunatamente, il disturbo narcisistico della personalità non si cura. Quando incontro una persona nuova, il mio primo impulso è ancora di trovare il suo punto dolente. Ancora non capisco cosa sia l’empatia e non posso sentire il dolore degli altri. Ma qualche cambiamento c’è stato.

Noi narcisisti vediamo molto bene i complessi degli altri. Prendiamo l’esempio di una ragazza etichettata come grassa. Lo sentiva sin da piccola dai genitori e dalle persone più vicine. Supponiamo che sia cresciuta e che abbia incontrato me. Comincio a sondarla e a buttare qualche scherzetto sulla sua forma fisica. Se la ragazza si è fatta un’armatura, se ha lavorato su questo problema e ha costruito dei confini interni, molto probabilmente sorriderà e si allontanerà da me. Al contrario, una persona vulnerabile dopo il mio commento offensivo si avvicinerà di più. Vedrà qualcosa di conosciuto e intimo – il coltello nella piaga che ha già sperimentato. Riderà per le mie battute offensive e sceglierà me. Se una persona ha almeno un problema psicologico sul quale non abbia ancora lavorato prima o poi lo troverò. Più una persona ha vulnerabilità del genere, più rischia di diventare una vittima.

Dall’inizio della terapia ho iniziato a prestare più attenzione a come metto alla prova gli altri. Ad esempio, di recente un mio collega ha gettato un pezzo di carta non centrando il cestino e gli ho detto: “Non verresti ammesso in NBA”. Non reagì: sorrise per educazione e si fece i fatti suoi. Dopo aver analizzato il mio comportamento ho ammesso che non si è trattato solo di uno scherzo. Sono andata da lui e gli ho chiesto scusa.

“Le persone che posso controllare non sono interessanti per me. Le persone che possono controllarmi sono pericolose”

Non so come sia nato il mio disturbo narcisistico. Forse è dovuto al fatto che ci trasferivamo spesso quando ero piccola e non riuscivo a farmi degli amici. Forse la mia psiche ha inventato un meccanismo adattativo che mi abbia aiutato a sopravvivere separatamente dagli altri. Ma forse è dovuto a qualcosa che è accaduto prima ancora e che non ricordo. O forse è solo una caratteristica che mi è capitata nella lotteria genetica. Probabilmente non troverò mai la causa. Anche se non sono nemmeno sicura di doverla cercare. L’importante è cercare di comportarmi diversamente.

Quando ho deciso di iniziare a cambiare la mia vita mi è stato molto difficile smettere di manipolare le persone. Semplicemente non sapevo come spiegare all’altra persona ciò di cui avevo bisogno senza manipolarla. Ho avuto attacchi d’ira, mi sono sentita impotente. A volte mi sembrava di diventare troppo morbida, una vera rammollita. Volevo anche abbandonare la terapia. Ma sono rimasta.

So che il desiderio di sondare il terreno è un sintomo, una parte della mia diagnosi. Molto probabilmente, sarà sempre con me. Ma posso imparare a controllare le mie azioni, iniziare a comportarmi in modo più etico. Lo sto già facendo. Anche se non ho imparato l’empatia, ora so come capire se una persona ha bisogno di sostegno, cosa devo chiedere e cosa dire per rendere le cose più facili in quella situazione. Agli altri viene naturale, come qualcosa di ovvio, io devo farlo seguendo uno schema, razionalmente. Tuttavia, vedo che gli altri si sentono più a loro agio con me. Ho anche fatto una scoperta incredibile: prima, le persone non si sedevano accanto a me sui mezzi pubblici, non mi chiedevano indicazioni per strada. Come se l’istinto di autoconservazione allontanasse la gente da me. Forse notavano qualcosa nelle mie espressioni facciali. Nell’ultimo mese invece le persone mi si avvicinano. Di recente, nella folla, una donna ha scelto me per chiedere indicazioni.

Imparo anche a riconoscere le mie emozioni. Ho sempre saputo di avere delle difficoltà in quest’ambito. Ma non me lo spiegavo col narcisismo. Credevo di avere una logica “maschile” e ne ero orgogliosa. La misoginia ha alimentato ancora di più il mio senso di esclusività: “Le altre sono solo donne e io sono una regina”. Inoltre, lavoro nel settore IT (“Business and Technology Consulting”, n.d.T) –  il che è ideale per persone come me. Ti senti superiore, come se capissi più degli altri.

Finora, sono riuscita solo in una cosa: ho imparato a definire l’ansia. Ho un cerchio di cartone con lo spettro delle emozioni – di quelli che si usano per sviluppare l’intelligenza emotiva nei bambini. Ogni volta che mi sembra di provare qualcosa, lo guardo e penso: “Ho una sensazione piacevole o spiacevole? È collegata a un evento del passato o del futuro?” Così, molto lentamente, trovo l’emozione giusta. È un lavoro difficile. Ma ora so: l’ansia è quella strana sensazione che mi viene mentre guido verso il quartiere del mio ex ragazzo.

Poco dopo l’inizio della terapia, ho cominciato anche il mio canale Telegram. All’inizio, l’ho fatto per me stessa, per consolidare il successo e ricordare meglio di cosa abbiamo parlato con il terapeuta. Ma poi ho avuto lettori e feedback. È diventato una sorta di sfogo. Oggi i narcisisti sono degli spauracchi. Tutti sanno che è meglio starne alla larga, che possono rovinare la psiche delle persone che li circondano. Dire ai tuoi amici che sei un narcisista è come fare coming out se hai una famiglia patriarcale conservatrice. Provocherai shock, rifiuto, paura. Mi piace avere un canale di sfogo in cui posso parlare delle mie peculiarità, forse anche trovare altri narcisisti riflessivi che stanno attraversando una cosa del genere.

Le persone tendono spesso a vedere un narcisista in ogni bastardo. Pensano che se un maschio picchia la moglie, ha certamente un disturbo narcisistico. È privo di significato e ingiusto. Una persona potrebbe essere un bastardo ma non un narcisista. E potrebbe essere un narcisista, ma non un bastardo. Anche se ci sono probabilmente poche persone veramente gradevoli tra di noi.

Molti hanno dei tratti narcisistici. C’è chi piace manipolare gli altri, chi cerca l’ammirazione o mente per attirare l’attenzione. Ma né tutte le persone incline al narcisismo sono disturbate. È possibile parlare del disturbo narcisistico di personalità solo se questi tratti prevalgono nella vita, la condizionano e se il comportamento narcisistico è difficile da controllare.

C’è chi mi scrive e mi chiede di determinare se ha un disturbo narcisistico. Ma non posso fare una diagnosi sulla foto – posso consigliare cosa cercare. Per saperlo di certo devi andare in terapia. Inoltre, ho notato che molte persone mi scrivono che sospettano che i loro partner, amici o genitori siano narcisisti. Ma pochi si fanno la domanda: ho questi sintomi? Non manipolo le persone? Mi considero speciale?

Sebbene abbia il canale Telegram, non dico a molti dei miei amici e conoscenti le mie peculiarità. So che mia madre non mi prenderebbe sul serio e direbbe che si tratta di una sorta di “esagerazione” o che lo psicoterapeuta “mi abbia convinto”. Molto probabilmente alcuni dei miei amici si allontanerebbero da me dopo una  confessione del genere. Eppure ci sono alcune persone alle quali mi sono aperta. Ho un’amica che mi sostiene in tutto, mi aiuta a riconoscere le emozioni. Lei mi chiama “il suo piccolo fiore”.

Ho ancora difficoltà a trovare un partner. Le persone che posso controllare non sono interessanti per me. Le persone che possono controllarmi sono pericolose. Decidemmo con il terapeuta che per qualche tempo sarei rimasta single. Ma in futuro spero di scoprire cosa si prova ad essere uguale al tuo partner, non cercare di cambiarsi a vicenda e accettarsi come si è.

Inoltre non capisco molto bene cosa sia l’amore. Sì, ho sentimenti positivi nei confronti degli altri. Ma sono più simili alle emozioni di un bambino che ha ricevuto un nuovo giocattolo. Gli piace, è felice che l’oggetto gli appartenga e sarebbe molto nervoso se qualcuno cercasse di portarglielo via. Ma non avrebbe rifiutato un altro giocattolo, uno migliore e più nuovo, soprattutto perché si potrebbe stancare di quello che già ha. Tuttavia, ci sono persone nella mia vita che mi sono care e che vorrei mantenere. Trovo difficile descrivere le mie emozioni nei loro confronti. Sarebbe più preciso dire che con loro la mia vita è decisamente migliore che senza di loro.

Un post del canale Telegram di Tanya:

Il numero totale di persone con disturbo narcisistico di personalità sul pianeta è di circa l’1%. Significa poco più di 70 milioni di persone sulla Terra.

Da dove veniamo?

Non si sa per certo perché una persona sviluppi un disturbo narcisistico di personalità. I pochi risultati ottenuti con la risonanza magnetica mostrano piccole differenze neurologiche in persone come noi.

Di tutti i narcisisti che conosco, ai genitori (entrambi o uno solo) è stata diagnosticata la psicopatia. Ciò significa che durante l’infanzia non abbiamo mai avuto abbastanza di ciò di cui un bambino aveva bisogno. Non abbiamo ricevuto amore, non abbiamo ricevuto cure. I nostri sentimenti ed emozioni non interessavano a nessuno e alla fine furono soppressi come superflui. Tutto ciò che avevamo era un letto per dormire e cibo per mangiare. Siamo cresciuti e abbiamo imparato a vedere il mondo come dei vestiti che possono essere indossati. Come oggetti che possono essere usati. Siamo cresciuti e non sappiamo più vivere diversamente. Ma per tutta la nostra vita cerchiamo inconsciamente ciò che non abbiamo ottenuto: l’amore materno incondizionato. Accettazione e approvazione. Indipendentemente da ciò che facciamo diciamo sempre “Mamma, ho bisogno di te! Guardami e accettami come sono! Per favore!”

Rileggete il paragrafo sopra una volta ancora e pensate a ciò che sentite.

Che emozioni vi dà?

Provate pietà? Avete voglia di abbracciare questo bambino e rassicurarlo dicendo che adesso andrà tutto bene? Avete voglia di mostrargli che il vero amore esiste? Volete dimostrare di essere migliori di tutto ciò che ha avuto prima di voi? Pensate di poterlo guarire con il vostro amore?

Piacere! Sei tu la mia prossima vittima.

Oppure avvertite una certa paura da qualche parte nel profondo? Rifiuto? Forse anche disgusto? Avete voglia di aiutare questa persona ma allo stesso tempo qualcosa dentro di voi vi dice “non farlo”?

Complimenti! Siete immuni. Forse perché vi siete già imbattuti in uno noi. Forse siete uno di noi (sì, riconosciamo i nostri simili e raramente ci uniamo a quelli come noi). In ogni caso ricordatevi di questa reazione. Seguitela: non vi tradirà mai.

Tenete bene a mente: al momento non si conosce alcun trattamento del disturbo narcisistico di personalità.

Sì, c’è la terapia. Ma i narcisisti ci vanno molto raramente. Questo perché non vediamo problemi in noi stessi. Incolpiamo sempre gli altri per tutti i nostri problemi. I genitori sono la causa del fatto che siamo cresciuti così e la società è colpevole se incontro sempre vittime e persone dipendenti. Se io sono apposto così, cosa esattamente dovrei trattare? Non ho problemi.

Ma anche quei narcisisti che per miracolo arrivano in terapia raramente vi rimangono. E fanno anche meno progressi.

Semplicemente ci rifiutiamo di cambiare noi stessi. Dopotutto, il problema non è in noi. Sono le persone intorno che non ci capiscono!

E nessun “amore incondizionato” ci aiuterà se non abbiamo nessuna voglia di aiutare noi stessi.

Quindi lasciateci perdere!

E abbiate cura di voi.

 

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47 pensieri su “Da una donna narcisista in terapia: “Il mio primo impulso resta manipolare. Non c’è cura, solo autocontrollo.”

  1. “Incolpiamo sempre gli altri per tutti i nostri problemi”

    In questa frase è riassunto tutto il mio dolore e il mio calvario. La colpa che loro ti riversano addosso può essere fatale. Può davvero portare chi li ama alla disperazione più totale.
    Tutto questo è inaccettabile. Dovrebbero fermarsi. Non si può torturare qualcuno per anni solo per lavare la loro coscienza marcia.

    Grazie infinite per questo articolo. Davvero. Per me è raccapricciante sentire certe cose.
    Praticamente per lui dopo l’idillio iniziare ero il cestino dei rifiuti. Solo che il cestino non soffre. Io ci ho quasi perso la vita.

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    1. Leggo una grande mancanza di consapevolezza di sé nella frase con la quale la donna esordisce: “Non sono così pericolosa come sembra”. Man mano che leggiamo questo articolo tradotto dal russo dalla nostra Nadia Plamadeala ci accorgiamo che si tratta di una vera processione di morti e feriti che si susseguono, ma siccome lei ammette di non provare emozioni o sentimenti (nemmeno quando muore un amico che veniva a trovarla!) è evidente che per lei la questione va vista come una sua ‘particolarità’. Lei non soffre, ma è nella fase in cui vuole capirsi meglio. Lo psicologo che lei non è riuscita a manipolare la consiglia di restare single per un po’ (un bravo professionista sa che si tratta di un consiglio inutile, ma prende tempo nella speranza che ‘qualcosa si smuova’ nell’intimo estremamente danneggiato di una persona affetta da DNP a questi livelli). Non c’è niente da fare, cara Bea: ogni interazione con gli altri nasconde il subdolo tentativo di manipolarli, esattamente come viene descritto. Gli schemi sono noti, ma difficilmente troviamo il/la narcisista che racconta come funziona la terapia per loro e quali sono i metodi utilizzati dai professionisti per cercare di sviluppare un Sé adatto “alla convivenza umana”, diciamo. Un abbraccio a te, carissima. Come ben specificato, possiamo solo metterci al riparo il quanto prima e restare alla larga FOREVER.

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      1. Carissima come ben sai il mio diceva di andarci in terapia, e usava anche questa scusa per attaccarmi brutalmente.
        Buonismo.
        Pochi giorni dopo aver scoperto chi era veramente, lui pubblica sui social il risultato di un test della personalità da 2 soldi.
        Il test lo definita buono, generoso ed altruista!!!
        Io ero a pezzi, lui si definiva come un missionario ancora un po’.
        Lutti.
        Proprio in questi giorni la sua famiglia ha subito l’ennesimo lutto. E’ il quarto in un anno.
        Io ho pianto. Lui neanche dico cosa ha detto perchè mi vergogno.
        Eppure la donna dell’articolo dice che tiene a delle persone nella sua vita. Mi domando chi possano essere visto che si stufano di tutti e non provano sentimenti.

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      2. Già. Infatti l’unica cosa che riesce a identificare dopo tutto ciò che ha scoperto di se stessa è l’ansia. La prova perché si è imbattuta in un sociopatico. Per le persone che le stanno vicine cosa prova? Nulla. Dice solo che la sua vita funziona meglio con loro ma non si sbilancia su particolari sentimenti positivi… Perché non prova alcunché per coloro che vogliono il suo bene. La capacità di sentire non può essere impiantata con la terapia e questo deve essere chiaro a tutti noi che ci siamo imbattuti in personaggi del genere, ma soprattutto alle ex prede che credono che tali soggetti possano cambiare per mano di una nuova donna. Non esiste.

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  2. Stupendo scritto (se si può usare questa parola per questo orrore), te lo rubo e lo ricondivido anche nel mio blog perchè, anche se prendo sempre con le molle le “testimonianze” dei NP in terapia, ci sono moltissimi punti su cui riflettere. Grazie Cla!

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  3. L’ha ribloggato su l'indorata pillolae ha commentato:
    Quando i narcisisti patologici riflettono e posano lo sguardo su di sè, sono momenti rari, anche se poco duraturi, e offrono un punto di vista esclusivo di cui fare sempre tesoro. Condivido questo scritto dal blog “Arte di salvarsi”, il top assoluto in materia. Buona lettura e buona riflessione! Mel

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    1. Grazie mille, bella mia!!! Concordo con te, nel suo orrore capiamo che se tutto dipende dello sviluppo di sentimenti (e da dove dovrebbero estrarre codesta materia fine un terapeuta che si prende la briga di trattare un paziente affetto da questo disturbo???), identificazione delle emozioni e AUTOCONTROLLO, è evidente che il lavoro da fare è talmente duro che è preferibile (per loro, i narcisisti patologici!) continuare con i soliti schemi manipolatori mettendo nel sacco pure il terapeuta.

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      1. Ahahah, diciamo che ogni terapeuta/terapia ha successo fintanto che il paziente continua ad andarci, ma la vedo dura sviluppare dei sentimenti dove manca proprio l’organo, al massimo puoi dirgli “Ecco, quella si chiama tristezza, devi agire così e cosà” oppure “Quello invece è dolore, devi dire questo e quello” ma quanto dura un NP che si espone (e si lascia esporre) ai suoi demoni? La stessa NP della traduzione lo dice: “agisco per schemi appresi, non perchè riconosco le emozioni”. Per la mia esperienza TUTTI ma proprio tutti i NP che conosco, si sono seduti in terapia per momentanea depressione acuta o gravi crisi esistenziali, decisi ad affinare le loro tecniche per non soffrire e se ne sono andati non appena trovata la falla dell’umano terapeuta, mentre restano anche anni se lo stesso terapeuta si invischia con loro in una sorta di “Dai, aiutami a manipolare”.

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      2. Cara Claudileia, purtroppo molti professionisti i sanno bene che il narciso non si cura ma il business è business purtroppo…ho visto online un sito di una dottoressa (non faccio il nome, ma le iniziali sono AZ…a buon intenditor!) che “accoglie” con grande benevolenza le testimonianze dei narcisi…secondo me lo fa per ingraziarsi nuovi clienti e garantirsi entrate a vita in quanto sa benissimo che queste “terapie” non finiscono mai.
        Allo stesso tempo, questa dottoressa che “incoraggia” i narcisisti verso la terapia, dice che purtroppo per le vittime è quasi impossibile uscire dalla loro condizione di codipendenti se non con un lunghisismo percorso terapeutico, specie se hanno superato la quarantina. Della serie “se hai più di quarant’anni purtroppo sei un caso disperato…ma io ti aiuterò!”.
        In questo modo spinge anche queste ad “affidarsi” a lei per un “iter” di riabilitazione.
        Ecco, io credo che chi agisce così sia in competa e totale malafede …incoraggiare gli uni e “scoraggiare” gli altri per ottenere lo stesso scopo è direi, una cosa altamente poco professionale, per non dire altro.
        Un abbraccio

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      3. Cara Spirito Libero, ho presente di chi si tratta e in tutta onestà concordo che è un business molto proficuo ma decisamente poco etico: farsi manipolare per soldi dai narcisistici. Sanno perfettamente che è così che funziona e non credono minimamente di poter fare alcunché per questi soggetti. Certo che i narcisi amano “sentirsi capiti” e non hanno alcuna intenzione di andare da chi dica apertamente: “Non c’è una cura per il tuo disturbo, dipenderà della tua capacità di controllarti. Vogliamo lavorare ESCLUSIVAMENTE su questo?”. Dopodiché c’è un altro particolare: per cominciare a comportarsi bene, di modo a non ferire gli altri, dovranno imparare a identificare e anche simulare all’occorrenza tutte quelle emozioni e sentimenti che non hanno. Ovvero… quand’è che il teatro finisce? La risposta è MAI. Possono simulare di provare gioia per il tuo compleanno, perché in terapia hanno imparato che possono ferirti se fanno finta di niente, ma il nucleo freddo e asentimentale resta intatto.

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      4. Proprio cosi Claudileia: i narcisisti sanno perfettamente come fare per ottenere ciò che vogliono, anche sembrare “umani”, “comprensivi”, e persino “altruisti”…(il che da loro è la una completa contraddizione in termini), ti dico solo che il tipo nel prendere le distanze “momentaneamente” ha detto: “Sappi comunque che ci sono per te se dovessi avere bisogno”. Come no, certamente.
        Ovviamente un narcisista non ci sarà MAI per te in caso di bisogno, ma ci sarà solo in caso di “suo bisogno”….tuttavia hanno capito, tramite i vari esperimenti che fanno nel corso della vita (imparano dagli errori solo se ne hanno un tornaconto) che se dicono certe “frasi ad effetto” ottengono di farti restare agganciata mentre loro si fanno i beneamati altrove.
        Abbracci

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      5. Esatto. Loro ‘ci sono e ci saranno sempre’, ma basta una chiamata tua per comprendere che la loro disponibilità è pari allo zero, che hanno sempre qualcos’altro da fare e che ti stanno facendo un favore immenso per il solo fatto di rispondere al telefono. Per questo andare in terapia per loro implica l’aumento esponenziale delle loro abilità manipolatorie. Se c’è qualcuno che ti insegna che per ‘far contenta la gente’ e alla fine non perdere le persone che contano per te (spesso quelle che economicamente o in termini di immagine ti sei abituato a sfruttare meglio,) basta imparare a recitare determinate emozioni in forma di comportamenti appresi e meccanici, è ovvio che ti recherai da loro e userai la tua terapia per dire al mondo: “Vedete come sono capace di mettermi in gioco?”.

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  4. Ciao a tutti…ho letto con interesse questa testimonianza perchè ho sempre avuto molta curiosità su cosa pensino davvero i narcisisti di sè stessi.
    Premesso che le diagnosi competono solo agli specialisti, non saprei dire se chi scrive sia realmente una narcisista o solo una persona con problemi di affettività bloccata, i narcisisti raramente hanno una tale capacità di indagarsi a fondo e volersi migliorare…però dice delle cose che si avvicinano molto al loro modo di essere.
    Solitamente i narcisisti non vanno in terapia perchè capiscono di fare del male agli altri gli altri e vogliono imparare a non farlo (a loro di come si sentono gli altri non importa nulla, se non in relazione a loro stessi), ma perchè sentono angosciosamente il vuoto della sua anima che lo porta ad inanellare continui fallimenti relazionali e sociali.
    La frase chiave è: “Le persone che posso controllare non sono interessanti per me. Le persone che possono controllarmi sono pericolose”.
    Ecco, sto riflettendo molto ultimamente su questa cosa.
    Come sapete ho avuto di recente un confronto con np2 e mi ha detto di sentire che le cose “sfuggono al suo controllo” e che deve prendere le distanze.
    Credo che per loro l’incapacità di manipolare completamente qualcuno e vedere che questo qualcuno che pur non essendo narcisista è a sua volte capace di neutralizzare i loro comportamenti e riuscire anche a fare lo stesso con loro li destabilizza enormemente.
    Ho capito che avere a che fare con un narcisista senza farsi distruggere implica necessariamente essere capaci di comportarsi come loro perchè loro capiscono solo il linguaggio manipolatorio, essendo incapaci di interagire sulla base di emozioni ed empatia.
    Per cui negli 8 mesi della nostra relazione io ho volutamente agito in modo narcisistico rispecchiando i suoi comportamenti e proteggendo la mia parte emotiva…i suoi tentativi di manipolare non hanno hanno avuto molto successo. Ha provato a sparire, a triangolare, a somministrare il trattamento “hot and cold” ma non è mai riuscito ad ottenere da me una risposta emotivamente significativa che potesse nutrirlo e dargli certezze.
    Per loro manipolare è tutto, se non riescono a farlo iniziano a dubitare di loro stessi e delle loro capacità di controllare le persone. In sostanza, li disattivi.
    Certo nell’interagire si rischia comunque, non si è mai immuni dalle loro abilità di mostrarsi diversi per indurti ad abbassare le difese, per questo bisogna mantenersi sempre lucidi e consapevoli che avere a che fare con loro è avere a che fare con un soggetto completamente anempatico (la loro “empatia” è solo di tipo cognitivo e usata in modo strumentale) che cercherà sempre di avere sempre il controllo su di te e sulla relazione, per cui se le cose non vanno secondo i loro piani, sono sempre loro a decidere di andarsene, devono comunque dimostrare a sè stessi che sono loro ad avere il controllo, anche quando falliscono.
    Un abbraccio e buon inizio settimana a tutti *

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  5. Il np una volta mi disse, se mi chiami devo risponderti subito, metti che sei in pericolo? Devo poter correre subito ad aiutarti. Qualche settimana prima, non rispose alle mie chiamate, bloccandomi. Altra frase “Io non ho bisogno di nessuno, perchè ho te, che sei tutto il mio mondo, non sarò mai solo con te” qualche settimana dopo “ti lascio perchè mi sento solo accanto a te” Poi ho scoperto che questa frase “mi sento solo accanto a te” era la motivazione per cui un suo amico stretto in quel periodo lascio’ la sua ex. Cosa capisci da questo? Che le loro sono tutte frasi di repertorio, dette senza provare i sentimenti che dovrebbero accompagnare dichiarazioni del genere. Anni fa’ quando non conoscevo questo disturbo, mi arrovellavo a cercare di capire la motivazione razionale, dicevo “una motivazione ci deve essere” adesso sò che il loro è un copia incolla di frasi sentite, nulla di ciò che buttano fuori, appartiene a loro. Anche questa testimonianza, potrebbe essere un copia e incolla di libri che ha letto di frasi di psicologi… non puoi mai sapere se sono sinceri o no, perchè non lo sanno neanche loro.

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  6. Grazie Claudileia articolo davvero utile e sottoscrive ogni singola frase che mi ha detto il mio ex np quando è crollata la maschera. Coincide ogni parola o pensiero.
    Concordo con quanto ha scritto Spirito libero ci sono troppe persone inesperte che addirittura parlano di quanto poverini pure loro soffrono! Queste persone fanno più danni dei narcisisti perché fanno traballare i No Contact e vanno ad intaccare la nostra struttura già abbondantemente colpita da inutili sensi di colpa indotti e non…non è così anzi se e quando soffrono è solo per il loro crollo esattamente come descritto benissimo in un articolo di questo blog. Per mia esperienza il crollo del np è una cosa durissima da vedere: iniziano a chiudersi sempre di più in una rabbia spaventosa. Diventano delle iene e maltrattano tutti ma…non potendo nemmeno sopportare di provare dolore o il crollo si spostano su altro buttando nel cesso tutti quelli che gli stanno accanto. Questo finché non gli passa perché onestamente poi tornano esattamente come prima appena trovano il modo di andare oltre questi sentimenti. E nel frattempo lavorano solo per eliminare da loro stessi queste fastidiose sensazioni che ovviamente gli sono state procurate dal mondo esterno perché non sono mai colpevoli.
    I testimoni oculari, se non colpevoli ma vicini a loro vengono distrutti in quanto non servono. Forse gli rimandano la sua immagine questo non posso capirlo essendo sana di mente.
    Un abbraccio

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    1. Giustissia osservazione Eris, loro non sopportano nemmeno in minima parte che gli si rimandi un’immagine negativa, piuttosto che mettersi in discussione gettano tutto nel cesso come dici tu..anche per cose minime, salvo poi magari fare clamorose marce indietro perchè si rendono conto che senza un minimo di strategia esistenziale restano soli o rischiano la cosa che più temono in assoluto: essere abbandonati da tutti, ma proprio tutti, e che nessuno si importi di quello che fanno e viva benissimo la sua vita lontana da loro.
      Ecco perchè finiscono anche loro dagli psicologi, come è stato ben detto nei commenti sopra lo fanno solo per riuscire ad “adeguarsi” meglio alle persone e avere una vita più o meno accettabile e senza troppi spargimenti di sangue.
      Una delle cose che mi ha detto np nell’ultimo dialogo in cui si è mostrato “vittima” è stato: “Mi sento tirato da tutti per il bavero…come è difficile avere a che fare con le persone!”.
      E si…che gran fatica vivere quando passi la gran parte delle giornate cercando di usare e manipolare gli altri…a volte ti va bene ma a volte anche no, a volte trovi anche chi ti rimette con i piedi a terra e ti fa capire che sei una nullità. Spesso si smascherano malamente sul lavoro perchè chi non è sensibile alle loro manipolazioni capisce ben presto che dietro la facciata c’è il nulla. Purtroppo nelle relazioni umane le cose gli vanno meglio (si fa per dire) perchè lì si scelgono con grande accuratezza le persone che sanno di poter riuscire in qualche modo a manipolare e che non li metteranno mai in discussione….la loro “corte dei miracoli”….gli amici Charlie Brown, le “amiche ” sempre pronte a correre in loro soccorso, i colleghi che alleandosi a loro sperano di vivere della loro luce riflessa.
      Un abbraccio

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  7. Sono sopravvissuta ad una madre narcisista, una sorella narcisista (entrambe di una cattiveria incredibile), un ex marito narcisista…..sono passati molti anni, ma mi sto rialzando.
    Ciao a tutte!
    Paola

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  8. Ciao a tutte/i.
    Ho letto questo intervento con attenzione.
    L’unica affermazione sulla quale sono d’accordo è scritta alla fine: “Lasciateci perdere”.
    Non credo assolutamente al fatto che una narcisista possa essere anche minimamente consapevole del suo disturbo. Perché? Semplicemente perché è la sua natura e non ci si può far nulla. Chi è ancora sotto l’influsso malefico di questi esseri leggendo l’articolo può riporre qualche speranza in un cambiamento che però non avverrà mai.
    Quel rabbrividente Triangolo Nero composto da narcisismo, disturbo borderline e machiavellismo è un Sole nero o buco nero che tutto attrae e distrugge.
    Lontani!

    Ciao

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    1. Caro Kolish, ho pubblicato tempo fa qui sul blog la traduzione di due articoli che ho fatto, tratti dal The Journal of American Psychoanalytic Association. Sono molto tecnici e forse per questo sono passati quasi inosservati. Il tema è la totale incapacità di cambiamento dei narcisisti patologici perversi o psicopatici quando la posta in gioco è il miglioramento della loro persona. Sarebbero disposti a cambiare soltanto se c’è un vantaggio economico, una diminuzione della pena nel caso dei carcerati, una manipolazione del partner che vuole abbandonarli, ecc. Non possiamo negare, però, che che ci sono livelli di narcisismo, altrimenti qui facciamo disinformazione e non possiamo nemmeno confondere narcisismo con psicopatia. Per la psicopatia e il narcisismo perverso concordo pienamente con te: non c’è niente da fare. Un bravo terapeuta manco ci prova. Ci sono casi, però, che un terapeuta ‘ci prova’ convinto di poter fare qualcosa, prendendola come una sfida professionale oppure interpretando erroneamente il livello di narcisismo del paziente come ‘non così grave’. I migliori ammettono che i risultati sono molto scarsi e che non possono durare granché. Metto i link degli articoli già pubblicati, https://artedisalvarsi.wordpress.com/2018/02/22/nemmeno-i-migliori-terapeuti-riescono-a-capirmi-larroganza-narcisistica-in-sede-terapeutica-e-lidealizzazione-svalutazione-del-curante e https://artedisalvarsi.wordpress.com/2018/02/27/nemmeno-i-migliori-terapeuti-riescono-a-capirmi-parte-ii/ Abbracci a te, caro!

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      1. Ciao Claudileia!
        “Considerando che studiamo le psicopatie, lo psicopatico è una persona che … beh è troppo definirlo persona … però è un ESSERE dalle caratteristiche molto particolari …” Tratto da una intervista a Hugo Marietan facile da trovare nel web con sottotitoli in italiano.
        Secondo me la differenza tra psicopatia, narcisismo perverso, narcisismo, è che spesso i disturbi che li contraddistingiono sono molto simili e le differenze talmente lievi da non riuscire a capire a quale categoria appartengono. E’ questo il reale pericolo. Quindi meglio scappare senza chiedersi tanti perché.

        Un abbraccio anche a te!

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  9. Ciao a tutte/i.
    Sinceramente, non so se credere alla veridicità di questa testimonianza. Tendo ad essere d’accordo con Kolisch, mi appare poco probabile che un np (come si qualificherebbe essere questa donna, perché ha manipolato e distrutto persone) diventi consapevole di sé. Che vada in terapia perché comprende che sta male a causa di qualcosa che non va di se stesso. Quando ci vanno, se ci vanno, è sempre per malesseri che riguardano se stessi, sì, ma che non sanno spiegarsi, o perché qualcun altro li spinge loro malgrado. Magari, soprattutto invecchiando, provano un senso di vuoto, di ansia, un senso di fallimento generale che però sempre proiettano all’esterno, spiegano con cause esterne. Può darsi pure che, se la terapia va avanti, se np sta in un punto vicino al baratro (magari perché non ha più il successo di un tempo…), se lo psicoterapeuta è bravo, se è esperto di disturbi della personalità, se è capace di spuntare le armi manipolatorie di np, , può pure essere che possa condurre np a riflettere in qualche misura su se stesso, ma la letteratura scientifica non parla di percentuali alte, anzi tutt’altro. Più spesso vanno via, si sottraggono: il processo di una autoriflessione è talmente doloroso (noi lo sappiamo bene!) da non essere sopportabile per un np, anche perché np si autoprotegge dalla sofferenza attraverso la riconferma inconscia della propria patologia, distorcendo cioè la realtà e proiettando all’esterno la propria malattia, sa fare solo questo: non solo non sa avere cognizione dei suoi stati mentali, ma non sa nemmeno mantenere per un momento una sospensione del giudizio, né sugli altri né su se stesso: ha un immediato bisogno di far tornare i conti e ristabilire la propria autostima nei modi che conosciamo. Figuriamoci poi se incappa in uno psicoterapeuta inefficace e manipolabile, come è accaduto a questa donna: non credo che penserebbe “non mi è utile, si lascia manipolare, ho bisogno invece di qualcuno capace di smontarmi!”, ma immediatamente ne concluderebbe, generalizzando, che tutta la categoria degli psicologi è demente e che lui è superiore pure a tutti loro.
    Ma, soprattutto, mi appare del tutto improbabile che un np si vada a legare a un altro manipolatore perverso e che da lui si faccia distruggere a tal punto da dover ricorrere a una psicoterapia, anzi che questa sia la situazione che proprio lo spinge in terapia. E’ soprattutto questo che non mi convince. Può anche essere, anzi spesso accade, che un np si senta attratto da una persona con tratti narcisistici, con cui può ingaggiare una sfida infernale (vediamo chi vince!), ma per sua propria natura non arriva mai a legarsi veramente e a subire gli abusi, non può proprio sopportare qualcuno che gli restituisca un’immagine non dico penosa ma anche solo sminuita di se stesso, si offende e si arrabbia per pochissimo, figuriamoci poi abboccare al laccio di uno psicopatico! Non mi sembra proprio credibile questa dinamica sentimentale.
    Perché se è vero che “le persone che posso controllare non sono interessanti per me”, il fatto che “le persone che possono controllarmi sono pericolose”, in sé vero, esclude a priori la possibilità per un np di potercisi affidare. Le fuggono, anzi direi che non ci accostano proprio, e se per sbaglio le approcciano scappano a gambe levate. I tratti narcisistici possono interessare un np, perché nelle sfide si buttano trionfalmente, ma non a costo di perdere, non a costo di soffrire. Non conoscono la sofferenza perché non sono disponibili a viverla, tantomeno se determinata da un Altro da Sé, è proprio la patologia che non lo consente. Hanno tanti e tali difese interiori che non si pongono mai, in partenza, in questa condizione. Eliminerebbero immediatamente dal proprio orizzonte di interesse un soggetto con caratteristiche psicopatiche superiori alle proprie.
    Il resto, può anche apparire credibile: che non può comunque provare sentimenti, che non sa dare ad esse un nome, che non diventa empatico e può solo aspirare a un maggiore autocontrollo delle proprie pulsioni e comportamenti.
    Leggendo alcune testimonianze dello psicoterapeuta G. Di Maggio, alcuni casi da lui trattati con un certo successo (ma non sono molti, lo dice chiaro e tondo) implicano solo questo, una qualche dose di autocontrollo, uno spazio alla volontà razionale di rinunciare alla manipolazione perversa, una qualche capacità acquisita di godere anche di piaceri semplici e di sopportare qualche frustrazione, ma non la trasformazione in una personalità differente. Difficilmente potranno fermarsi in una relazione stabile con soddisfazione. Potranno acquisire una qualche sfumatura di tolleranza per l’Altro, ma non accederanno mai all’empatia. Questo è credibile.

    Concordo, in ultimo, con quanto dice Kolisch: questa testimonianza contiene un pericolo per il riverbero che può avere su di noi: non deve farci illudere che possono cambiare gli np con cui abbiamo o abbiamo avuto a che fare. Poniamo pure che ci sia, nel mondo, qualche np che si accosta a una psicoterapia efficace, per qualche ragione, e qualche piccola modificazione dentro di lui avviene. Non illudiamoci però che sarà il nostro. Il nostro, consideriamolo irrecuperabile. E, quindi, per quanto ci riguarda, concordo assolutamente: LONTANI!

    Un abbraccio

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    1. Sono belli i diversi punti di vista danno molti spunti. In effetti la vostra interpretazione era da portare in evidenza perché nel mio caso, leggendola, tutto mi è venuto da pensare tranne che potesse trarre in inganno. Questo è sicuramente dovuto al fatto che ora ho la lucidità di leggere quello che scrive questa np su se stessa riportandola nella mia realtà in cui ho potuto sentire con le mie orecchie tale testimonianza. A me già solo il fatto di sentirmi dire mi dispiace ma io non soffro e non soffrirò mai se perdo una donna perché non sento la sofferenza, mi ha aiutata a capire di più ciò che non potevo/volevo/riuscivo a vedere.
      La stessa np dichiara che pur usando le tavole dei sentimenti li identifica ma non li avverte. Sapere che non soffrono come noi da un certo punto di vista è un aiuto perché aiuta noi a capire che tutta sta sofferenza va smantellata alla svelta perché si soffre dietro al vuoto e al nulla di valori e sentimenti. Si capisce il ruolo che si aveva e si elabora con la coscienza di chi ha capito che non c’è più niente da fare e che l’illusione si può e si deve ora distruggere.
      Un abbraccio

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  10. Ho letto con molta circospezione e molto sospetto.
    Se questa persona ha fatto veramente il percorso che dice probabilmente non è un NP; sarebbe una contraddizione in termini: un NP non può riconoscere il suo disturbo, quindi chi lo riconosce non può essere un NP. Oppure è un NP che dissimula di aver capito di esserlo, in questo modo manipolando chiunque legga? Non so ma poco importa.
    Però lo scritto descrive molte dinamiche che purtroppo conosco bene, molte “tecniche” di controllo dell’altro e anche le paure che probabilmente assillano un NP e che spesso lo spingono ai suoi comportamenti.
    Un giorno il mio terapeuta, quando ancora io mi affannavo a trovare una soluzione e cercavo le cause del comportamento di mia moglie nel tentativo di salvare lei, il mio matrimonio e me stesso, mi ha detto: “chissà che all’improvviso sua moglie non faccio il suo insight, ovvero la sua introspezione e presa di coscienza”: era forse per darmi una speranza o più probabilmente non ero pronto a sentirmi dire cose diverse.
    L’insight non c’è mai stato, e mai potrà esserci, perchè lei è un NP o qualsiasi cosa ci assomigli, anche se riesce a dissimularlo e spesso la cosa rimane latente.
    Ho letto volentieri perchè, veritiero o meno, è la descrizione di una NP femmina, ed è molto rassomigliante, un vero orrore!
    Un abbraccio a tutti!

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    1. Caro Gianni, intanto bentrovato e spero che tutto proceda al meglio…
      Dici benissimo : in tanti di noi hanno avuto il dubbio che la persona non fosse narcisista ma come dici tu invece questa é la loro enorme abilità di fingere anche quando sembrano “riflettere” profondamente su loro stessi. Non é così, ma fregano lo stesso gli altri e mi sa che anche questa qui c’è riuscita bene.
      Il mio secondo np é maestro in questo: con me in più di una occasione ha dichiarato di sentirsi “pazzo”, “malato”, con un problema da risolvere. Sembra davvero essere consapevole, non dico del Narcisismo, ma di non fuzonare bene.
      Ho sperato fosse uno spiraglio per poter iniziare un dialogo, ma non ha mai voluto spendere più di un minuto ad approfondire la questione.
      Loro “intuiscono” che qualcosa non va ma non vogliono guardare nel pozzo nero. Troppo angosciante, troppo faticoso ammettere la voragine che hanno dentro di sé.
      Meglio indossare una maschera e andare avanti alla bell’e meglio.
      Curiosamete, è un appassionato di speleologia. Chi lo sa, forse ha spostato la sua curiosità per gli anfratti bui della terra per evitare di sondare i propri!
      Un abbraccio

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      1. Ciao Cara Silvia, tutto bene anche se è un periodo molto incasinato sotto tanti punti di vista; scrivo poco e segue per quello che riesco.
        Questo articolo mi ha incuriosito ma come ho scritto mi ha anche lasciato dubbioso.
        Loro sono incapaci di vera consapevolezza e se anche ne acquisiscono un po’ la usano in maniera strumentale.
        Sondare i loro stessi abissi li terrorizza e quindi si guardano bene dal farlo e preferiscono concentrarsi sulle buche degli altri.
        A questo proposito mi viene in mente che lei è riuscita a vendersi alla sua terapeuta come persona molto profonda, anche se il senso che ne dava lei era sicuramente auto-celebrativo; ricordo che, nell’accusarmi velatamente di non essere io sufficientemente profondo rispetto a lei, si era paragonata (o erano parole della sua “terapeuta”, non ricordo) a un pozzo di petrolio in rapporto ad una pozzanghera. Adesso lo vedo come un paragone calzante: parliamo sempre di profondità ricolme di materie non proprio pulite…..
        Un grande abbraccio!

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      2. In effetti caro Gianni il paragone mi sembra proprio azzeccatissimo 😄👍
        La loro “profondità” presunta é solo un’ulteriore facciata per adescare meglio le prede.
        Ho già raccontato in altre occasioni che il secondo np ha un profilo facebook in cui, oltre ai mille titoli che dice di avere, si definisce anche “filosofo”. Pubblica storielle zen (evidentemente scopiazzate altrove) che firma a suo nome.
        In una alla fine ha anche scritto “solo due cose sono infnite: l’universo e l’amore”. Cioè…..renditi conto che senso può avere una tale frase per un narcisita che non sa nemmeno lontanamente cosa sia l’amore…ma loro fingerebbero qualunque cosa pur di attirare prede nella ragnatela….
        Se le fan del “filosofo sapessero in che modo mi ha parlato delle sue ex e leggessero i suoi “elegantissimi” messaggi probabilmente scapperebbero a gambe levate! 😄
        Forza e coraggio caro Gianni, almeno noi sappiamo chi sono e con noi quella maschera non può più funzionare.
        Ti abbraccio

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    2. Caro Gianni, ciò che mi interessava davvero in questo articolo era il percorso terapeutico descritto dalla narcisista in questione. Fino adesso non c’erano articoli così chiari sul tipo di lavoro che viene fatto dai professionisti quando s’imbattono in un paziente altamente manipolatore e con tutte le carte in regola per essere definito “narcisista patologico”. Al contrario di ciò che possa sembrare ci sono narcisisti che si recano da un terapeuta quando manifestano sintomi che possono bloccare il loro “operato”, come l’ansia, la depressione o l’impotenza negli uomini. Tanto l’ansia quanto la depressione possono colpire questi personaggi inventati quando subentra l’elemento “crisi”, spesso collegato alla perdita della loro “gallina dalle uova d’oro” o del vigore fisico. Secondo Sam Vakin, i narcisisti possono inventarsi delle crisi di sana pianta e conforme il livello di noia. Afferma che sono persone talmente instabili che vivono in uno stato di dissonanza cognitiva perenne rispetto a tutto ciò che vogliono: oggi sono e vogliono una cosa, domani sono e vogliono un’altra e così fino alla tomba. E’ qui che conviene sottolineare la differenza tra narcisisti patologici e psicopatici. Lo psicopatico è colui che mai e poi mai arriverà in terapia, così come il narcisista nella modalità PERVERSA. Entrambi lo farebbero solo in galera, se questo costituisse una diminuzione della loro pena. Concordo con te che l’insight non può arrivare in un quadro così compromesso. L’unica cosa che la narratrice ammette di identificare è l’ANSIA. Perché l’ansia? Perché l’ansia danneggia lei stessa, impedendola di funzionare nel modo che ha sempre fatto. Abbracci a te.

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      1. Cara Claudileia, sai che del percorso “terapeutico” di mia moglie ho già parlato, esprimendo tutte le mie perplessità e tutta la poca stima che ho nella sua terapeuta.
        Quello che emerge da questo articolo, vero o falso che sia, è, come dici tu, che loro eventualmente vanno in terapia per affrontare un momento di crisi loro, non certo per mettersi in discussione. Così è stato anche per mia moglie: io ho mancato in parte ai miei doveri di sostegno e rifornimento (almeno secondo lei), per cui è entrata in crisi.
        Ma per quanto ne so io, ogni volta la sua psicologa si sia anche minimamente avvicinata all’affrontare la sua vera natura e problematicità, la terapia si è interrotta o l’attenzione è stata spostata su qualcos’altro. A quel punto secondo me la terapeuta è stata completamente sviata o del tutto manipolata, o forse ha semplicemente capito che non c’era possibilità di andare da nessuna parte, o forse è una di quelle che ritiene che il NP non esista e che ognuno è semplicemente fatto a modo suo; fatto sta che non ha fatto altro che solidarizzare con mia moglie non mettendola mai veramente di fronte ai suoi limiti.
        Ansia? Sì, ne ho vista tanta da parte sua, sempre verso sè stessa, mai in rapporto alla nostra relazione.
        Un grande abbraccio!

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  11. Quando l’np è uscito allo scoperto e non aveva più bisogno di mentire, il vuoto orribile che ho visto nei suoi occhi mi ha fatto rabbrividire… non riuscivo a decodificarlo, mi sembrava un automa, uno zombie.
    Sono macchine senz’anima e questa testimonianza ne è una prova.
    Non vivono senza manipolare: è questa la certezza che ci deve far correre lontano, costruire muri di protezione dalla loro cattiveria e tagliare ogni ponte per non essere più catturati da loro. Come non si può aver pena per noi stessi e comprensione per le nuove vittime?
    Gli NP avvicinano solo quando ci sono delle ferite, le percepiscono come gli squali percepiscono il sangue. Triste essere stati loro prede, ma orgogliosi di aver compreso ed esserne sopravvissuti.

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  12. Buongiorno a tutti. Dopo i famosi ‘aug’ pasquali a cui non ho risposto, è passato un mese e stavo bene. Fino a ieri. Ricevo un messaggio da una persona che ci conosce entrambi (conosce più lui perché sono amici) e che non sentivo da più di un anno. Dopo i soliti convenevoli (come stai? Sto bene. E tu?) mi dice quando vieni da queste parti così andiamo a salutare Mister X (cioè il narc)?.
    Sono rimasta senza parole, non me lo aspettavo. L’ho liquidato in fretta con un ‘a presto’, ma sta cosa mi ha destabilizzata. Possibile mi chiedo che basti così poco per vacillare? O forse sono io che sono così poco stabile? Uff

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    1. Cara Aria, le scimmie volanti lavorano sodo per il narcisista/psicopatico. Azzardo dire che Mister X era proprio accanto al suo “amico” per sentire la tua risposta. Perché l’ha fatto? Un n.p. doc non può accettare che una preda scappi, che sia lei a decidere di abbandonare la nave e scomparire. Avrà detto alla sua scimmia: “Questa qua è innamorata di me. Sono in pena per lei perché non si fa più sentire. Potresti chiamarla solo per sapere come sta?”. Cerca di capire la grande fregatura che c’è dietro questa pseudo preoccupazione nei tuoi confronti: UNICAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE CURIOSITA’ di sapere se stai sopravvivendo lontana dalle sue catene. Una volta confermato che stai benone lui tornerà alla sua solita vita con l’orgoglio leggermente ferito (sensazione transitoria perché presto avrebbe altro a cui pensare). Se, invece, tu fossi caduta nella trappola di parlare male di lui o piangere disperata perché hai deciso di non farti più viva, sappi che avresti soltanto RINVIGORITO Mr. X con il tuo dolore. L’avresti nutrito alla grande. Il suo amico inconsapevolmente ha fatto il lavoro sporco per lui e probabilmente ha pensato: “Oh, quanto è bravo, si preoccupa per questa povera ragazza innamorata!”. Ecco perché consiglio il cambio di numero. E’ l’unico modo di evitare qualsiasi tipo di chiamata manipolatoria, tanto da questi soggetti quanto dai loro “inviati speciali”. Tu stessa affermi in questo commento: IO STAVO BENE! Questa è l’unica cosa che conta. Cambia prospettiva: tu non sei ‘destabilizzata’ ma hai avuto indirettamente un contatto con una persona altamente tossica, di modo che ora accusi i sintomi del veleno che ti hanno spruzzata. Abbraccio grande a te e buona giornata!!

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    2. Cara Aria intanto complimenti ancora per aver ignorato a pasqua quel ridicolo messaggio, il prodotto penoso della mente stitica di np scritto solo per presenziare nei tuoi pensieri in quei giorni di festa.
      Confermo che si sta bene quando si trova la forza di non subire gli abusi ma allo stesso tempo basta una frase, una persona, o anche solo una canzone sento a alla radio per caso che ci ricorda quel periodo a destabilizzarci.
      È normale, per fortuna non siamo robot come loro. Superiamo il distacco ma la ferita resta. Resterà sempre ed é un bene che sia così : é il monito a non ricadereci più.
      A me è successo dopo ben 8 mesi di non contact l’anno scorso quando il primo narcisista ha fatto un cucù all’improvviso una sera chiedendomi come stavo. Io ero sdraia sul divano a guardare la TV, sono stata colta di sorpresa (per loro il fattore sorpresa é essenziale quando tentano il ripescaggio) …la mia reazione immediata é stata di sconcerto, ho provato incredulità e rabbia insieme per la sua faccia tosta…le volte precedenti ero felice quando si faceva vivo dopo le sparizioni, ma stavolta avevo il cuore a mille e la pressione alle stelle, ho dovuto lasciare un messaggio vocale ad una mia amica per sfogarmi, urlando letteralmente al telefono. La mia povera amica avrà pensato che fossi pazza da legare 😄
      Gli risposi senza far traspare quell’ammasso indistinto di emozioni e fui molti neutra nella mia risposta.
      Lui provò a scrivere qualcosa per agganciarmi ma grazie al cielo trovai la forza di non rispondere più. Da allora é sparito e per fortuna non l’ho sentito più.
      Quellq volta mi sono sentita destabilizzata per un giorno solo fortunatamente. Quel cucù non ha intaccato la mia volontà di proseguire il no contact ma ho compreso quanto possono continure ad essere dannosi anche dopo molto tempo.
      Ti abbraccio

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  13. manipolazione sempre e comunque. Se non riesco in questo modo, se rischio di perdere il controllo, lo farò nell’altro, quello della simulata umiltà. “la gente si rivolge a me, ho vinto la loro diffidenza” L’apoteosi, il 110 e lode in narcisismo.

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  14. PER ARIA
    La penso come Claudileia. Che l’amico comune sia stato spinto da Mister X- (ad Aug non hai risposto!) a contattarti, attraverso qualche frottola raccontata per mostrarsi altruista, in realtà solo per controllarti e, se possibile, farti ancora del male. Fa parte della strategia manipolatoria. Il piacere è anche, per lui, fantasticare sull’idea che tu possa star di nuovo a macerarti sul suo ricordo mentre lui certamente se la spassa altrove, puoi star sicura. Anche solo il pensiero che può essere così lo alimenta.
    E’ del tutto normale che tu ti senta un po’ vacillante, ma ha ragione Claudileia: hai ricevuto un piccolo morso dallo scorpione, ma solo piccolo e indiretto, quindi ora c’è un po’ di gonfiore ma passerà, senz’altro. Non colpevolizzarti per il fatto che ancora non sei superiore a queste meschinità. Ci vuole il tempo, ci vuole il percorso: siamo umani, non possiamo staccare il cervello come spegnere il pc, a differenza di loro. Anche io ti dico: ricordati che stavi bene e bene potrai tornare a stare.

    Un abbraccio

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  15. Ho molto apprezzato questo articolo, ma ho dovuto leggerlo almeno due volte. A una prima lettura, mi è parso che non fosse scritto da una vera narcisista, perché mi pareva singolare che una persona affetta da tale disturbo usasse certi termini che per lei dovrebbero essere l’equivalente di concetti astratti lontani dall’esperienza personale (un po’ come un non vedente che parli dei colori). Poi ho apprezzato la lucidità e sorriso amaramente nella parte del trabocchetto, che ancora funziona, su di me: sono sempre una vittima potenziale, stringerei e rassicurerei la bambina poco amata dalla madre. Infine, mi sono reso conto che l’intero articolo è… manipolatorio! Ci mette nella condizione di provare empatia per il narcisista, in un certo senso. E anche con la parziale ammissione di responsabilità, lo schema è quello di indurre la nostra empatia a fare la propria parte. Purtroppo è una guerra in cui non possiamo permetterci di aver pietà, dico bene?

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    1. Caro S.w.a., anche io leggendolo ho avuto l’idea di una manipolazione.
      Cioè: io sono narcisista, so di esserlo, me l’ha detto anche lo psicologo, ma continuo imperterrita a mettere in atto le mie tattiche, di cui adesso sono consapevole; eventuali rimorsi di coscienza si fermano al dirsi che si sa come si è fatti; anzi questa ammissione suona come un’auto assoluzione, ma non salva un’eventuale nuova vittima che è, come dici tu, indotta all’empatia verso la poverina sofferente.
      Mia moglie stessa, che non arriverà mai a dirsi che è una narcisista o che ha qualche problema di quel tipo, ha secondo me utilizzato a suo favore la comprensione di qualche meccanismo che alla fine tutto sommato la sua psicologa le avrà anche spiegato; peccato la terapeuta abbia alla fine solidarizzato con lei invece di segarle le gambine, come invece sembrerebbe essere riuscito almeno in parte a fare il terapeuta della narcisista “consapevole” dell’articolo (ma sarà poi vero?).
      Abbraccio.

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    2. Sono bravissimi a vendere le loro storie di “sofferenza”, il mio secondo np giustificava le sue “stranezze” con un suo imprecisato “malessere” interiore..a volte sembrava anche prendere del tutto le distanze da quel che faceva, sicché mi veniva da pensare che il suo vero sé era quello cosciente dei danni, invece quella era solo la maschera. Bisogna stare molto attenti a non confondere la maschera con la loro vera natura….questo purtroppo è un inganno potente in cui tutti purtroppo, almeno all’inizio (quando non sapevamo chi sono) siamo caduti.
      Penso anche io a volte a quel bambino che si è trovato a dover costruire una corazza per proteggersi, é triste e doloroso anche solo pensare che un bambino si ritrovi, più o meno consciamente, a fermare del tutto lo sviluppo affettivo….e qui entra in gioco l’empatica che è in me. Il primo np con la storia tristissima che da piccolo a scuola lo deridevano per la sua difficoltà a leggere mi straziava il cuore, lo vedevo proprio umiliato e solo nel suo banco e avrei voluto essere lì vicino a lui e dirgli che non doveva sentirsi solo, che qualcuno era accanto a lui.
      La verità purtroppo è che loro esagerano volutamente le loro “ferite” o i loro “malesseri interiori” proprio per andare a stimolare la nostra empatia. Pensiamo di aver trovato qualcuno da comprendere e che ci possa comprendere a su volta (altra grossa illusione).
      Se noi infatti andiamo a parlare delle nostre ferite ti accorgi che 1) Non gliene importa nulla 2) Se fingono di importarsene é solo per poterti far abbassare le difese e attaccarti in un secondo momento.
      Quindi concordo assolutamente con SWA: mai fidarsi e alla larga.
      Abbracci a tutti

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  16. Caro S.w.a.: dici benissimo nella conclusione del tuo intervento!
    Purtroppo, come te, anche io sono sempre a rischio di cadere nel medesimo trabocchetto: tendo a voler rassicurare il bambino fragile e non amato, anche se in verità, pur essendoci effettivamente stato nella notte dei tempi ‘sto pargolo ferito, ora riposa in un sonno incantato nel profondo più buio della coscienza, sotto il peso di una creatura molto differente… Ma a me si rappresenta, mentalmente, questo benedetto bambino, non riesco a prescinderne nel mio vissuto, tendo a immaginarmi come il dottor Frankenstein nei confronti della Creatura (in “Frankenstein junior”) o San Francesco nei confronti del lupo (!: che presunzione però, se ci pensiamo bene…).

    Anche quando, di fronte ai suoi abusi e alle sue pretese, ho colpito duramente il mio fantastico np, contrattaccando (la soddisfazione di vederlo destrutturato, annaspando, ma solo per un momento, nulla più: rapidamente sanno riprendere la loro forma patologica… ), in me c’è sempre stata la disponibilità ad accogliere il bambino sfortunato, a cercare di far vibrare quei nuclei profondi dell’anima che io ho sempre pensato debbano appartenere per forza a tutti gli esseri umani. Questo mi ha sempre fregato.

    Potenziali vittime, noi, sì, sempre. Per empatia. Per filantropia. Per humanitas. Per ingenuità. Credendo di aiutare noi stessi a guarire.

    Abbracci.

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  17. Anch’io l’ho colpito-tempo fa-avevo la fissazione di dovergli far pagare le ingiustizie e a detta sua ero riuscita a fargli venire l’ansia! veramente ci ho creduto pochissimo -subito. Claudileia avevi ragione tu,aveva finto un tumore al rene del quale mi avevi detto di dubitare,sta benissimo. Non hanno veramente nulla dentro ,della sua malattia e morte vicina lo aveva raccontato anche ad un mio amico che sta male veramente e che veramente ha poco da vivere ed è veramente una situazione straziante! A parlare di psicopatici si parla di niente o al massimo di gas puzzolente

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  18. Secondo me siamo di fronte ad una narcisista esibizionista, immagino che le due “qualità” possano convivere. Questa testimonianza puo’ essere vera ma è dettata dalla vanità, non dal desiderio di aiutare. Vanità di far parte dell’1%, di avere potere, di “lasciare il segno”, di essere incurabile. Ricordo una mia compagna di università che dopo la diagnosi di PN di una terapeuta da cui era finita causa somatizzazioni da ansia mi diceva con fierezza “capisci, sono un genio del male, un genio, e nemmeno il più bravo specialista potrà aiutami. La mia psi comunque mi capisce e mi ammira, mi ha detto che con una terapia d’urto di tre ore a settimana nel giro di qualche mese imparerò’ a gestire l’ansia e tornerò più potente di prima”. Insomma, una complice ben ricompensata.

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