La testimonianza di Ilaria: “Per abbandonare l’inferno da soli ci vuole un coraggio inaudito”

Sapere di non essere gli unici ad aver vissuto un’esperienza simile è una sorta di liberazione, un alleggerirsi dal fardello del pensiero di essere gli unici folli ad aver elemosinato briciole di affetto da qualcuno. Se vi può aiutare, vorrei dirvi che si guarisce…anche dopo anni e anni (quasi 6 nel mio caso) in cui si è stati invischiati in una relazione univoca, così atrocemente assurda che, ancora oggi – e sono passati tre anni dalla fine – stento a credere di esserne stata parte. Ancora oggi provo sensazioni di vergogna per tutto quello che ho fatto, dato e mai ricevuto. Provo ancora il senso di colpa di essermi comportata io come una pazza e non lui. Quello che posso dirvi è che ci vorrà tempo e fatica. Fatica per tornare ad essere quelli di prima. Fatica nel riuscire a non essere più l’ombra di quello che si era. Questa infatti era la mia sensazione alla fine di questa relazione: ero diventata l’ombra di quella che ero. Poi, piano piano, quest’ombra si è dissolta; quella coltre nera di cui mi sentivo avvolta si è fatta sempre più leggera. 

Da quando gli scrissi l’ultimo sms in cui lo “ringraziavo” di avermi rovinato la vita e di avermi fatto diventare l’ombra di quella che ero, tornai a sorridere solo due anni dopo.  Quando lui smise di essere l’unico pensiero fisso ed ossessivo nella mia testa tornai a mangiare senza provare nausea, ricominciai a dormire e a vivere, anche se la “macchia nera” che sciupava in qualche modo il bilancio della mia vita era ancora lì, non se ne andava.

Facevo davvero molta fatica a trovare in uomo una parvenza di sensibilità. Per me gli uomini erano simili a colui che mi faceva implorare di concedermi qualche minuto, di chiamarmi; era quello per il quale guidavo 500 km in macchina da sola decine di volte senza che mi telefonasse per sapere se fossi arrivata a casa sana e salva, era quello che diceva “ti voglio bene ma se non ci sei non mi manchi”, era quello che però non voleva che non ci vedessimo più, era quello che mi abbracciava teneramente tutta la notte stringendomi a sé e facendomi sentire la persona più felice al mondo per poi sparire per settimane, era quello che non si faceva sentire neanche quando sono stata ricoverata in ospedale per una malattia. Come scriveva Primo Levi, “Se questo è un uomo”….no, quello non era un uomo e poco importa se ad adottare tali modalità disfunzionali sia un maschio o una femmina.

Soltanto dopo 6 anni di questa vita sono riuscita a vomitare tutto l’odio e l’amore tossico che provavo per lui, mettendo io la parola fine (che lui non avrebbe mai messo per continuare a nutrire il suo ego smisurato), il tutto avvenuto in modo traumatico e violento – come se non bastassero tutte le altre violenze che avevo subito. L’unica cosa di cui vado fiera di me in questo capitolo lunghissimo della mia vita, è l’esserne uscita e risalita da sola.

Inghiottendo i pianti, passando giornate senza mangiare niente, prendendo permessi a lavoro per non farmi vedere con gli occhi irriconoscibili gonfi di pianto, dormendo di giorno imbottita di sonniferi e stando sveglia di notte per l’insonnia, aspettando invano delle scuse mai arrivate, fingendo con i miei familiari che fosse tutto a posto per non far preoccupare nessuno, piangendo disperata con le amiche più care che invece sapevano tutto. Ma ne sono uscita da SOLA, e questa credimi è la nostra, magari unica, ma grandissima forza e che ci deve far capire che non siamo solo dei deboli inetti manovrati da dei mostri. Già. Perché per uscire da questo inferno bisogna essere delle persone, degli uomini e delle donne con un coraggio inaudito.

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13 pensieri su “La testimonianza di Ilaria: “Per abbandonare l’inferno da soli ci vuole un coraggio inaudito”

  1. Cara Ilaria, il tuo racconto è un’emozione unica sai? Parli solo di emozioni fortissime intense e dolorose. Sei riuscita a trasmettere tutto il dolore che si prova sia dentro la storia che nel momento in cui si decide di andare via. È molto toccante è molto vero è un viaggio nelle emozioni quello che descrivi. Mi è arrivato al cuore.
    Grazie cara sono felice averla letta
    Resta indelebile la tua ultima frase: per uscire da questo inferno bisogna essere persone con un coraggio inaudito….

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  2. Cara Ilaria, avendo seguito la tua storia sono felice e commosso per te nel leggerti finalmente serena, per quel che si può.
    Brava!!!
    Un grande abbraccio!

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  3. Carissima Ilaria, una delle cose che ho spesso notato è che quando si ha a che fare fisicamente con il narcisista si è sotto una specie di “incantesimo”: la voce, il corpo, il profumo, una parola…tutto contribuisce a creare quella sorta di legame così difficile da spezzare anche se poi, di fatto, loro dimostrano CHIARAMENTE che non vogliono starti accanto in nessun modo.
    Ti chiami come la ex del mio primo np e per questo provo tenerezza. Quella povera ragazza con il tuo stesso nome si era ridotta veramente male, era diventata persino anoressica e non credo lo fosse prima di conoscerlo. Lui mi diceva che lei aveva un “fisico imperiale” e che pesava 45 kg…ecco, io credo che una donna NORMALE non può pesare così poco, questo è il peso di una tredicenne. Eppure anche in questo lui voleva sottolineare al differenza tra me e questa sua ex …io sono una donna con i suoi bei chili e le sue belle forme e mi vado bene così ma da allora ho sempre pensato che a lui piacessero quelle magre con il fisico da bambina. A letto mi desiderava ma poi come nel tuo caso non lo sentivo più per settimane. Nessuna risposta se gli scrivevo, silenzio assoluto se gli dicevo che non riuscivo più a proseguire in quel modo.
    Poi, ricompariva dal nulla, e io, che ne ero fisicamente ed emotivamente dipendente ci ricascavo sempre, con resistenze sempre più deboli.
    Dobbiamo imparare a non dare più così tanto per avere così poco in cambio, tu ti facevi addirittura centinaia di km per andarlo a trovare, pensa che uomo…ma lui? Ha mai fatto lo stesso per te? Si è mai preoccupato se stavi bene, se stavi male?
    A letto sono tutti bravi (oddio…non proprio tutti), ma un vero uomo si vede da come si comporta prima durante e soprattutto dopo, non solo dalle performance sotto le lenzuola. Anche il mio primo ex np era molto “prestante” a letto, ma di fatto era un donnaiolo incalllito, e pure con la pretesa di trovare “il grande amore” pur dichiarando di voler restare single a vita. Ovvero, “voglio ogni donna che posso avere e voglio anche avere una fidanzata devota”. Se non è un delirio di onnipotenza questo…
    Ad un certo punto, non ce l’ho fatta più alla sua ennesima provocazione, e quello è stato il giorno della mia salvezza. Non ne troverò più uno capace di farmi provare quelle sensazioni? Pazienza. Mille volte meglio sole che umiliate dai loro continui và e vieni, dalle triangolazioni, dalle loro mancanze di sensibilità e rispetto.
    Quello che di lui ti manca è la tua proiezione di amore che lui ha rispecchiato per un pò, giusto il tempo di catturarti nella tela. Dopodichè, ha succhiato tutte le tue energie fino a svuotarti. E’ così che va con loro, purtroppo. Non c’è niente che si possa fare, tranne, appunto, dire basta e abbracciare la bambina ferita e portarla via, prendersi cura di lei, amarla e proteggerla.
    Un grosso abbraccio

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  4. Dottoressa Claudilea Lemes Dias, la prego mi aiuti a capire!!! Ho letto la testimonianza di Ilaria ed inevitabilmente sono scappata le lacrime. Ammiro la forza di questa donna, ma purtroppo ancora una volta mi sento smarrita! Il motivo è che io non ho patito: l’assenza, il rifiuto, l’ approvvigionamento del suo ego per poi rivolgersi altrove, il suo scarto, i Ti amo, ma se non ci sei non mi manchi! Io, a 6 mesi dall’allontamento fisico( mi sono trasferita in un’altra regione e cosa più importante averlo denunciato per stalking e violenza) vivo: i messaggi, gli squilli anonimi e quando ” prende coraggio ” con il suo numero visibile, i….” non voglio più niente, non mi interessano le altre donne, l’unica che voglio, sei tu e i tuoi figli! Io, vivo la devastazione, il dolore grande, perché anche io ” non voglio più niente ” anche io voglio solo lui, il grande AMORE della mia vita, quello che mi ha fatto conoscere l’ Amore in tutte le sue forme e che dopo( un matrimonio fallito, perché è andato via di casa senza un vero motivo o forse perché come mi dicono tutti è gay; una relazione durata un anno con un uomo che mi ha preferita ad un’altra( perché ” dice lui” la distanza era diventato un ostacolo) non ha mai avuto occhi che per me! Allora, mi spieghi, per avere un po’ di pace e rassegnazione, perché non possiamo più stare insieme
    Grazie. Vanessa

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      1. cla ti ho scritto su mail per favore rispondimi cara al piu presto un grosso abbraccio da parte mia bella

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      2. Sì, Claudelia, ha usato più volte la violenza con me( schiaffi, calci, mani al collo) finché una sera mi ha picchiata nel bagno di un ristorante davanti a mio figlio di 11; motivo per cui ho deciso di lasciarlo e dopo qualche giorno di farmi refertare le lesioni al pronto soccorso. Se potessimo sentirci, potrei raccontarti nei minimi dettagli. E lei potrebbe indicarmi la strada da seguire. Le anticipo che nel mio matrimonio ho fatto tanti anni di psicoterapia e sono davvero molto molto stanca. Grazie di cuore. Vanessa

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      3. Cara Vanessa, nonostante ciò continui ad affermare che lui è stato il grande amore della tua vita ed è questo ciò che causa in te un’enorme dissonanza cognitiva: “mi ama ma mi picchia, com’è possibile?”. Nella mente di un uomo violento la donna è come un oggetto posato nel posto in cui vuole lui. Gli oggetti non si muovono, ecco perché ogni tua mossa può scatenare la sua ira. La donna dovrebbe comportarsi “come se fosse morta” all’esterno e “vivere” soltanto per lui. Nel momento in cui la donna capisce di non essere un robot telecomandato, il violento si scatena e il resto è fatto di cronaca. Da quanto capisco, nonostante tu sia scappata con i tuoi figli avete ancora contatti telefonici, il che è molto pericoloso per la tua incolumità psichica e quella dei tuoi figli. Non so se il tuo bimbo sa che ancora hai dei contatti con questo individuo, perché se così è potrebbe provare per te un enorme senso di tradimento: “Perché mamma si sente con quest’uomo che la maltratta”?. Lui, essendo un maschietto potrebbe anche sentirsi impotente: “Non riesco a proteggere mamma da quell’uomo”. La prima cosa che un figlio prova quando assiste alle scene di violenza a casa (ed io sono stata testimone dell’aggressività assurda di mia madre nei confronti di mio padre) è: “cosa posso fare per salvare mamma o papà da tutto ciò? Perché non scappiamo?”. Cresciamo con un enorme senso di impotenza e alla fine diventiamo i genitori dei nostri genitori, come se fossimo nati per consolare e salvare chi non vuole essere salvato. Tu l’hai abbandonato e ora sei protetta assieme ai tuoi bambini, ossia, hai fatto l’unica cosa che potevi fare per salvarsi/salvarvi da una persona che prima o poi avrebbe fatalmente dato un seguito ancora peggiore ai maltrattamenti che stavi subendo. Lo so, mi dirai: “Non è detto che un uomo che mi ha picchiato due o tre volte possa uccidermi. Perché tu credi che non possa cambiare con un valido trattamento psicoterapeutico, Claudileia?”. Perché mi attengo ai dati sui femminicidi che mi dicono, secondo l’Istat, che ogni 2 giorni muore una donna per mano dal proprio marito, fidanzato o compagno. Un’altro dato che quasi nessuno ricorda è che la maggior parte dei bambini di questo Paese viene ucciso dal proprio padre o dalla propria madre, alcuni mentre provavano a difendere la propria mamma dalla violenza paterna. So, però, che quando sei dentro una relazione violenta vorresti credere di essere l’eccezione alla regola e che tutto per te andrà bene, che la persona che ami ti tratterà come una principessa ora che ha imparato che tu puoi scappare, che avrà un’enorme paura di perderti e che quindi farà l’impossibile per sottostare alle regole di una famiglia felice… L’uomo violento ahimè NON RAGIONA COSI. L’uomo violento quando sa che tu sei in grado di scappare e di riprendere in mano la tua vita cerca di offrirti una serie di doni vampireschi che includono tutto ciò che hai sempre sognato, sopratutto l’amore incondizionato. A quel punto si comporta bene per un periodo che potrebbe essere relativamente lungo (tant’è che molte donne fanno un figlio con l’uomo violento) prima che l’ira nuovamente si scateni, di solito durante la gravidanza o alla nascita del povero bimbo. Questo perché una volta certificata che la preda è totalmente a sua disposizione non ha più senso continuare a investire le proprie energie nella relazione OPPURE, nel caso della psicopatia, la preda viene risucchiata nella rete di abusi per essere PUNITA per il suo tentativo di scappare da un “dio”. Non so se tu sei in una casa protetta in questo momento, se sì ci sono professionisti che possono orientarti molto meglio di me. Ho conosciuto gente davvero in gamba e che fa con molto amore il loro mestiere, prendendosi cura delle donne come se fossero le loro madri, amiche, sorelle… Ho avuto l’opportunità di conoscere una donna meravigliosa, Oria Gargano, fondatrice della Be Free, una cooperativa che svolge un lavoro fantastico con le donne vittime di violenza. Puoi anche scrivermi a artedisalvarsi@libero.it. Mi piacerebbe, però, che tu condividessi le tue sensazioni qui con noi affinché altre donne si rispecchino nella tua storia e perdano la paura di parlare. Ecco il sito della Be free http://www.befreecooperativa.org/. Il tuo cervello ora è condizionato da tutto ciò che hai subito, anche dalle tue storie pregresse. Ora, è come se ti dicesse “Vanessa, torna indietro, è questo ciò che meriti perché hai sempre sofferto e subito… ti sei sempre accontentata di certi sprazzi di felicità, come mai ti ribelli ora? Tutto ciò per te è normale.” Carissima, la normalità è un diritto che abbiamo tutti, ma non può essere dissociata dalla serenità se vogliamo essere veramente felici. E’ solo che non siamo abituati a riconoscere nella normalità/serenità gli stessi valori che riconosciamo in chi ci ha ferito. Crediamo che chi ci ha ferito VALGA la rinuncia alla normalità/serenità e nel mentre ci lasciamo la pelle. All’inizio la normalità ci sembra strana, piatta, moscia, banale… ma la normalità va coltivata come una piantina piccola piccola che cresce conforme il nutrimento che diamo noi: se la nutriamo con l’adrenalina della violenza o dei maltrattamenti psichici, la normalità dentro di noi non riuscirà a crescere fino a diventare l’auspicata serenità e, subito dopo, la consapevolezza che ci porta alla liberazione da ogni forma di sopruso. Ti abbraccio, così come ai tuoi bimbi, con tanto ma tanto affetto. Da figlia so cosa si prova. Nessun dono vampiresco al mondo merita il vostro sacrificio.

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    1. Riconosci qualcosa di te in questa testimonianza? “Alla madre di suo figlio frantumò un braccio in una lite e mandò in terapia intensiva un tipo perché lo aveva ipoteticamente aggredito. Aveva un modo suadente e incantevole ma alcune volte faceva paura, alla fine ero terrorizzata. Sfondò la porta del bagno quando mi rifugiai una volta, ero come impazzita, dubitavo della mia sanità mentale. Lui mi faceva sentire una squilibrata che s’inventava dei film quando presentavo le prove delle sue bugie e misfatti. Negava sempre tutto, girava la frittata e seminava il dubbio. Era un mistero come ci riusciva: se lui mi avesse detto che le vacche volavano giuro che mi sarei affacciata alla finestra per ore pur di veder passare almeno una. Mia famiglia era sconvolta, si accorgeva che la mia intera esistenza si era trasformata in isteria e ansia permanente; vivevo in attesa di lui e seguivo ciò che faceva 24 ore al giorno quasi senza dormire, lo pedinavo, mi appostavo per dimostrare ciò che era palese. Lui mi aveva soprannominata “la piccola cornuta” ed io lo inseguivo sempre di più. In tutta questa follia lui ha cominciato a darmi ciò di cui avevo bisogno per credere di essere qualcuno: mi ha presentato alla sua famiglia, sua madre, la sorella, il padre, i suoi zii… Siamo andati in chiesa per verificare se potevamo sposarci. Nessuno, in realtà, ha voluto credere alla nostra ipotetica unione e allora litigai con tutti, per me erano tutti cretini che remavano contro di noi, lo trasformai in una vittima. Lui mi racconta, come una barzelletta, che quando aveva 5 anni aveva mandato un compagno di banco della scuola in ospedale dopo avergli sferrato un calcio ai testicoli; il bambino era entrato in coma. Un’altra volta mi disse di essersi lanciato dalla finestra di un autobus in movimento perché il conduttore non aveva voluto fermarsi dove voleva lui, anche in questo caso aveva circa cinque o sei anni. La famiglia lo considera un iperattivo, tanto che oggi ringrazia suo padre per averlo “corretto” con la cintura. Racconta tutto ciò con spiazzante freddezza. Credevo fosse malato per il dolore di un’infanzia difficile, pensavo che la sua patologia avesse a che fare con tutto ciò, ma la realtà è che della sua infanzia non gli è mai importato granché.”. Se la risposta è sì prenditi un po’ di tempo per leggere l’integra dell’articolo e commentarlo qui con noi. https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/10/solo-lui-mi-fa-sentire-viva-il-concetto-di-partner-complementare-di-hugo-marietan/

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  5. Proprio pochi giorni fa mi sentivo dare del poco intelligente e poco colto per aver appena suggerito l’ipotesi che dietro molti “sto bene da solo”, “sono la persona più importante della mia vita”, “imparo ad amarmi e non mi mancherà più nessuno” ci fosse in verità l’epilogo della storiella sulla volpe e l’uva, che nessuno è davvero fatto per stare solo, che i proclami altisonanti sono patetici tentativi di autoconvincimento e che chi si ritiene la persona più importante di tutte… forse dal narcisista ha preso qualche difetto. Ciò accadeva su un gruppo dedicato all’argomento. Ora, io posso anche essere poco intelligente, ma non sono così ignorante e non mi pare nemmeno di scegliere scorciatoie. Al contrario, si parla con una superficialità inaudita sia di quanto sia brutto stare con un narcisista, sia di quanto sia necessario riappropriarsi di parti di sé che parevano essere andate distrutte nella lotta tra il desiderio e la realtà, tra l’amore e la dipendenza, tra il mostro dentro di noi e quello fuori. Storie come questa, raccontate in questo modo, ci riportano coi piedi a terra, la testa sul collo, ad abbracciare la forza senza negare la debolezza. Sei anni: ci va tempo. E sebbene io credo che la solitudine sia una condizione dai doni inaspettati, penso lo stesso che sia in un rapporto che ci si specchia e migliora. Quindi voglio considerare la solitudine un percorso, un momento, non un approdo. Solo il narcisista può credere di essere emotivamente autosufficiente… eppure, proprio lui, non fa che cercare contatti e rapporti, perché solo non è nulla, è un attore senza spettatori, un carnefice senza vittima, un boia senza testa da tagliare. Ma noi, da soli, che cosa siamo? Spero che i sei anni siano bastati e che con la consapevolezza e la forza di questo lungo periodo di riflessione la nostra Ilaria possa essere pronta a un nuovo amore. E spero che l’amore, che da qualche parte potrebbe anche esistere – sebbene non sia più così facile crederlo – voglia trovarla o farsi trovare. Altrimenti il narcy avrà vinto. E lui solo non sarà sicuramente.

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  6. Ciao Ilaria,
    sii fiera di te per esserne uscita. Vincere una dipendenza richiede grande forza d’animo e un percorso di riflessione che nel demolire false certezze rafforza lo spirito, che nel rendere consapevoli restituisce la libertà smarrita.
    “Nessuno al mondo è tanto importante al punto tale da essere rincorso. Al limite rincorrete un aquilone, un autobus o un treno che scende verso il mare. Ma mai qualcuno che non vuole restare. E’ il primo passo per amare noi stessi. Per amarsi forte”. P. DELTON

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  7. Ciao.
    La cosa quasi incredibile, almeno per quanto mi riguarda, quando si esce dalla relazione tossica e si vedono chiaramente i fatti avvenuti, lascia increduli. “Come posso essere caduto come uno scemo in una trappola così semplice?”. Già, perché gli psicopatici usano metodi molto subdoli ma estremamente efficaci per ottenere quello che vogliono. La domanda fondamentale è secondo me: “Ma allora perchè si sta così male? Perché c’è sempre quel velo nero che ci avvolge?”. La risposta è di una disarmante facilità. Perché come persone adulte sane di mente ragioniamo come se avessimo di fronte una persona normale. NON LO E’! Hanno la mente di un bimbo e giocano. Cosa incomprensibile in un adulto. E così ci sintonizziamo involontariamente sulla loro lunghezza d’onda. Per questo non ci capacitiamo dei loro atteggiamenti. Quando si capisce come ragionano, per modo di dire, li si vede per quello che sono. Sacchi vuoti.

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