Per alcuni psicologi anglofoni gli “ecoisti” sono gli specchi dei narcisisti

Fonte: https://inews.co.uk/inews-lifestyle/wellbeing/echoist-meaning-explained-narcissism-abuse-uk-support-echo-society/
Trad. C. Lemes Dias

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C’è una nuova parola nel mondo della salute mentale: ecoismo.

Considerato l’opposto del narcisismo, riguarda persone che perdono il loro senso di sé mentre cercano costantemente di “sostenere” quelli con l’Ego più gonfiati che appaiono nelle loro vite.

Gli psicologi sostengono che il numero di casi di ecoismo è in aumento. Esiste persino un gruppo di supporto dedicato a livello nazionale. Co-fondato dalla counsellor Arlo McCloskey, si chiama The Echo Society UK, e può vantare un team di 10 terapisti che offrono consulenza, seminari e “programmi di recupero degli abusi narcisistici”.

Mentre il narcisismo è definito da un estremo egoismo, con una visione grandiosa dei propri talenti e una brama di ammirazione, l’ecoismo è il rovescio della medaglia: la persona ha paura di sentirsi speciale e si concentra sugli altri a spese dei propri bisogni, afferma la psicologa Dr Jane McCartney, sostenendo l’aumento dei casi. Il podcast che ha realizzato sull’argomento è stato di gran lunga il più commentato.

Sono persone che vogliono piacere agli altri, ma trovano difficoltà ad accettare le lodi

Gli ecoisti sono spesso persone piacevoli che trovano difficile accettare lodi o complimenti, che ascoltano sempre i problemi degli altri ma non ne parlano mai dei loro fatti, spiega la Dr. McCartney. Tendono ad odiare essere al centro dell’attenzione, non chiedono mai favori e spesso si incolpano quando le cose vanno male, indipendentemente dal fatto che sia colpa loro oppure no.

“I narcisisti in genere cercano persone che certifichino la loro “importanza” e quindi sono sempre alla ricerca di qualcuno che abbia questo tipo di vulnerabilità e necessità”, aggiunge. “Nel frattempo, gli ecoisti hanno imparato a sopravvivere facendo da eco ai bisogni di qualcun altro.”

Spesso queste relazioni iniziano con il narcisista che indossa i panni del salvatore – sapete quella persona che incontrate quando siete appena usciti da una relazione chiusa male o quando siete stati ignorati dalla vostra famiglia la vita intera?, continua l’esperta. “All’improvviso compaiono sul loro cavallo bianco e dicono vedrai che con me tutto andrà per il verso giusto. Ma mentre l’inizio è fantastico, dopo arriva il conto. Ovviamente non è tutto così palese! Tant’è che alcuni ecoisti si circondano di amici narcisisti anche senza avere un partner narcisista – questo perché fondamentalmente quando parliamo di ecoisti parliamo di un modello di comportamento.”

Gli ecoisti sentono di dover dare tutto

Spesso gli ecoisti sono cresciuti con almeno un genitore o un’altra figura di riferimento della famiglia affetta da DNP. Il risultato è che hanno imparato a reprimere i propri sentimenti identificandosi maggiormente con persone con le quali potevano ripetere questa dinamica, afferma lei. Per sentirsi amati, sentono di dover dare tutto e accettare il meno possibile.

Gli ecoisti non sono però dei zerbini. Tendono ad essere gentili e solidali, ma ciò non significa che siano ingenui o deboli. Anzi, molti hanno una spiccata intelligenza e successo nella vita, il che potrebbe confondere le persone che incroceranno.

Essere ecoisti non vuol dire essere introversi. “Gli introversi tendono ad essere più tranquilli, più propensi a passare il tempo a riflettere, a rimuginare, a meditare sulle cose, mentre gli ecoisti tendono ad essere introversi perché hanno imparato che non è sicuro esprimersi, secondo una ricerca pubblicata dallo psicologo  Dr Craig Malkin, professore della Harvard Medical School e autore del libro Rethinking Narcissism, dove il termine ecoista emerge per la prima volta.

Il narcisismo può essere sano?

Malkin sposa la visione più sfumata del narcisismo – lo spettro narcisistico – sottolineando che sono in molti ad avvertire un profondo bisogno di considerarsi in qualche modo speciali. Il narcisismo in cui le persone sono empatiche, ambiziose, sicure e capaci di dare e ricevere aiuto è, in realtà, una forma di narcisismo sano. È solo quando le persone sono manipolatrici, polemiche, in cerca di approvazione e soffrono di un’autostima fluttuante che diventa estremo e tossico. La terza categoria sarebbe l’ecoista.

Ecoismo: La risposta silenziosa al narcisismo

by Donna Christina Savery

Donna Christina Savery, autrice del libro Echoism: The Silent Response to Narcissism, afferma “Non credo che l’ecoismo sia una condizione che si trova nello spettro narcisistico, ma che si tratti di un fenomeno a sé stante.”

Smettere di echeggiare è possibile?

Non tutti sono convinti dalla teoria dell’ecoismo. La psicologa clinica Linda Blair, ad esempio, non è del tutto convinta:

“Non mi piace l’idea dell’ecoismo. In primo luogo, non c’è nulla nel manuale diagnostico e statistico – usato da medici e psichiatri per diagnosticare malattie psichiatriche. Non mi sono mai imbattuta in una diagnosi di “a” (narcisismo), corrispondente a “b” (ecoismo). In secondo luogo, vedo un’enorme sovrapposizione con altre tre condizioni correlate: bassa autostima, timidezza e forse disturbo paranoide della personalità.
Terzo, non sono molto soddisfatta della terapia per il cosiddetto ecoismo, che sembra orientata verso il “dovette uscire da questo rapporto”. Il mio modo di lavorare in uno scenario come questo è quello di concentrarmi prima su aiutare il paziente a costruire l’autostima.”

Un concetto fondato sulla mitologia

Continua la Savery “Il mio concetto di ecoismo risale al noto mito di Narciso, che in realtà è chiamato il mito di Eco e Narciso. La parte di Eco viene spesso sfumata o dimenticata o – a mio avviso – messa a tacere. Potrebbe essere tradotta per ciò che provi dentro te stesso quando sei con un particolare amico o partner piuttosto narcisista. Sembra che tu non esisti e che tutto riguarda lui/lei.”

Mentre alcuni affermano che gli ecoisti hanno la stessa probabilità di essere maschi o femmine, secondo lei “molti degli ecoisti con cui ho lavorato sono giovani donne e, in particolare, donne che hanno avuto genitori narcisisti”.

19 pensieri su “Per alcuni psicologi anglofoni gli “ecoisti” sono gli specchi dei narcisisti

  1. articolo molto interessante ed illuminante mia cara claudileia, ti ringrazio per tutto il lavoro che fate per noi, mia cara, e colgo l occasione di augurarti una buona serata con affetto bene e massima stima per te e per l ottimo lavoro che svolgi sempre al meglio, ma soprattutto per riuscire a trovare il tempo di ritagliarti questo spazio, essendo tu tripla mamma e moglie

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  2. Mi sembra che il concetto di eco possa un po’ rappresentare il concetto di specchio. Cioè noi facciamo da specchio ai NP, che proiettano su di noi idealizzazioni e poi, nel momento dello scarto, tutta la loro negatività, addossandocela.
    Mi pare che l’articolo ipotizzi che a certi livelli questo fare da eco possa rappresentare anche una sorta di “patologia” a sè stante.
    Non saprei; certo che almeno una predisposizione a fare da specchio (o a rimandare l’eco) ce l’abbiamo, altrimenti non saremmo qui a parlarne.
    Sicuramente però questo non giustifica in alcun modo il male che NP ci fa, e su questo secondo me non ci sono teorie da mettere in discussione.
    Poi il lavoro su sè stessi è in ogni caso fondamentale, perchè, che sia una semplice predisposizione, una vera patologia, o semplicemente una sfortunata evenienza dettata dall’azione di NP, se non rinforziamo noi stessi e la nostra autostima non ne usciamo in ogni caso.
    Abbraccio, e grazie come sempre a Claudileia per gli spunti di approfondimento su noi stessi.

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  3. Articolo interessante.
    Mi sembra di capire questi psicologi inglesi fanno una distinzione tra empatici positivi ed empatici negativi (ecoisti), laddove i primi sarebbero dotati di una sufficiente autostima che impedirebbe loro di cadere in situazioni di abuso (o comunque li rende meno vulnerabili) mentre i secondo sarebbero i candidati ideali a rapporti abusanti perchè la loro empatia è tutta dedicata a soddisfare i bisogni dell’abusante a discapito dei propri.
    Non so se definirmi ecoista, sinceramente sono una persona che tende ad aiutare il prossimo (spesso a scapito di sè stessa) ma ho anche la capacità di staccarmi quando vedo che il mio essere di aiuto non viene apprezzato fino in fondo o gli altri ne approfittano.
    L’ecoista se ho capito bene, non riesce invece a ribellarsi e resta invischiato in situazioni abusanti.

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  4. Nulla da eccepire sull’articolo ma a me pare che se andiamo ad analizzare troppo profondamente la persona che ha avuto una relazione con un narcisista rischiamo di impelagarla in un situazione ancora più complessa. Dopo aver vissuto più o meno a lungo nella dissonanza cognitiva che è un grande condizionamento, non ci si può permettere di rovistare ancora nella pancia. Sto uscendo di casa ma lo sto facendo a rilento, non ho molta energia. E’ faticoso pensare al silenzio. Sono arrabbiata perché quell’andarmene non può essere conquista e anche questo è faticoso da accettare. Non me lo sono meritata. Nel contempo mi tornano pensieri fastidiosi, quelli iniziali, quelli della colpa: “se avessi fatto, se avessi detto”. Poi mi dico no, stai attenta, resta salda. Ero ecoista? Probabilmente. Per vocazione, per destino, per incapacità o per conseguenza? Non mi serve saperlo. Se sposto il baricentro rischio di cadere o di retrocedere. Mi tengo solo la certezza degli abusi del passato e dell’inferno che ho attraversato in questi lunghi terribili anni. Sarà quel che sarà, non sono diventata di pietra, per fortuna. Per la cronaca, cara Claudileia, ho quasi pulito tutto. Posso cominciare a portare un po’ di roba. Buonanotte a tutti. Baci.

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    1. Carissima Daniela, concordo in pieno con le tue considerazioni. Al di là della validità o meno della teoria dell’ecoista, una volta superata la fase dell’autocolpevolizzazione, non ha senso porsi troppe domande sul perché o per come.
      Tirare dritto senza voltarsi, o voltandosi indietro il meno possibile. Trasformare la rabbia in qualcosa di propulsivo. Guardare avanti con tutta la positività che la situazione concede.
      Tu lo stai facendo, con molta e giustificata fatica, ma col sano orgoglio di chi sa di non aver ceduto.
      In bocca al lupo per la tua nuova vita. Ti invidio in questo momento la nuova casa. Spero di poterti imitare al più presto.
      Un grande abbraccio.

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    2. Cara Daniela, ti capisco molto bene quando dici che staccarsi fa comunque male, perchè per una persona “empatica” (anche io preferisco non dare toppe connotazioni alle vittime, è già bastato esserlo) ogni chiusura è una ferita, visto che per nostra natura amiamo sentirci connessi alle persone in modo profondo.
      La cosa che a lungo mi ha condizionata era pensare che un mio distacco potesse dispiacere ai narcisisti da me conosciuti…cioè la mia preoccupazione era per come potessero sentirsi loro dimendicandomi che se ero arrivata quel punto voleva dire che ero stata abusata pesantemente, e di certo loro non si sono preoccupati minimamente di come potessi sentirmi io.
      Questo non fa delle persone empatiche dei deboli o dei perdenti, anzi, le persone empatiche sono indispensabili al mondo perchè lo rendono umano e vivibile.
      Questo i narcisisti lo capiscono molto bene ed è per questo che scelgono persone come noi per riuscire a vivere. Ci scelgono con la stessa empatia con cui il parassita sceglie l’ospite da cui trarre nutrimento e sostentamento. Una cosa puramente opportunistica e senza coinvolgimento affettivo, anche se a volte lo fingono.
      Tuttavia, noi non siamo tenuti a sacrificarci per permettere a loro di esistere, visto che questo significa dover sopportare abusi verbali o fisci, mancanze di rispetto, umiliazioni e svalutazioni.
      Le nostre energie dobbiamo darle a chi sa apprezzarle, a chi ci valorizza e ci dona serenità…tutte cose che i narcisisti non fanno.
      Quindi non sentirti sconfitta ma sii orgogliosa per aver detto “no” a un abusante e un “si” a te stessa.
      Un abbraccio

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      1. Carissima Silvia, hai perfettamente ragione: noi ci preoccupiamo ancora di non “ferire” loro nel momento di un nostro distacco, e loro magari ce lo fanno anche pesare.
        Ma quando tocca a loro lasciarci di punto in bianco, allora non hanno scrupoli, di noi se ne fregano altamente. Ci è voluto tanto a capirlo, anche perchè ammettere di essere stati tanto tempo con una persona così è un po’ ammettere una sconfitta, ma ogni giorno che passa non fa altro che aprirmi gli occhi.
        In questo momento lei sta facendo “la belle vita” sulle mie spalle, senza nessuna remora; io lavoro il doppio di lei e lei va a spasso con chi vuole e quando vuole.
        L’unico mio pensiero in questo momento è di troncare definitivamente e formalmente il più presto possibile. E l’unico cruccio che ho sono i figli.
        Ma anche in questo caso mi sembra che lei non si faccia scrupoli. Io almeno quando sono via per lavoro, avrei ipoteticamente la possibilità di non farmi “vedere” dai figli, e potrei gestire la mia vita come voglio. Lei sta evidentemente frequentando qualcuno, rientra tardi molto spesso e in genere nessuno sa dove sia; il tutto a quanto pare apertamente in faccia ai figli.
        Avanti….. Ormai non ho più parole per descrivere la totale mancanza anche della minima stima che ho per quella che un tempo era l’unica fonte della mia vita.
        Beh, meglio tardi che mai!
        Un grande abbraccio!

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      2. Carissimo Gianni, nessun sentimento sincero e vissuto fino in fondo è mai una sconfitta…chi perde è chi non ha saputo valorizzarlo ed apprezzarlo, quindi non darti pena e sii orgoglioso di aver cresciuto i tuoi figli trasmettendo loro i tuoi valori e la tua dignità che saprai dimostrare anche in futuro.
        Dispiace aver dato tempo ed energie preziose a chi non ha mai creduto nel nostro sentimento…nel mio caso mi riferisco in particolare a Np1, di cui ero sinceramente e profondamente innamorata, al punto di accettare di essere anche solo una “scopamica” occasionale pur di poterlo avere in qualche modo mia vita, accettando così implicitamente che lui potesse andare con donne oltre me e si sentisse libero di apparire e scomparire come meglio gli aggradava…oggi so di aver sbagliato, di aver dato un’immagine penosa di me come quella che accetta tutto, ma alla fine la dignità e il rispetto per quello che sentivo ha avuto la meglio e me ne sono andata.
        Fortunatamente con Np2 non è accaduto tutto ciò ma lo stesso chiudere due settimane fa dopo un anno di relazione è stato comunque pesante, soprattutto per aver compreso quanto poco mi tenesse in considerazione rispetto alla sua compagna, che sicuramente non ama e non rispetta, ma che si tiene stretta perchè la facciata per questi individui è tutto.
        Sono consapevolezze che lasciano dell’amaro…ma è molto più importante aver ritrovato l’orgoglio per noi stessi e il nostro valore, restando quelli che siamo senza permettere a loro di svalutarci ulteriormente.
        Ti abbraccio forte

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  5. Sì, l’articolo è interessante perché si focalizza su chi ha subito l’abuso e non su np: condivido molto la scelta di Claudileia di affrontare questo versante.
    Come considerare chi si è interrelato con np non è materia facile (e per questo sono sorti tanti dibattiti qui sul blog, anche accesi): vittima e preda? codipendente? dipendente affettivo? oppure, ora, ecoista?
    Non lo so. Forse nessuna definizione è, in sé, esaustiva. Quel che mi sembra certo è che tutte le persone che sono rimaste invischiate con un np sono senza dubbio molto empatiche: perché np non è certo attratto né disposto a interrelarsi con chi non lo è, per ovvie ragioni. Ma la capacità empatica non è sufficiente, a mio giudizio, a spiegare l’incartamento e, soprattutto, l’insistenza direi caparbia (se non ossessiva) a voler modificare (in meglio) qualcuno che non ne ha affatto né la predisposizione nè l’intenzione, e lo dimostra continuamente.
    L’empatia è caratteristica umana: normalmente, tutti almeno un po’ lo sono: la capacità di comprendere gli stati mentali ed emotivi degli altri, e compatirli, è un carattere umano: tutti ce l’hanno, chi più chi meno (np per nulla, ma vabbè). Però secondo me non è la predisposizione empatica a spiegare il motivo (o i motivi) per cui si accetta/subisce di rimanere con np o ci si ostina a volerlo modificare, soprattutto dopo che si è scoperta la sua vera natura, ma anche prima (volerli trasformare in mezzo a una marea di abusi che si ripetono anche se non sappiamo definire chi abbiamo di fronte). Ci sono condizioni culturali che incartano, come è specificato nell’altro articolo (sul mito dell’amore romantico): l’idea del “principe azzurro” e/o dell’amore che trionfa su tutto e ci salva tutti (compresi np); l’idea (più tipicamente femminile) che la realizzazione della persona sia principalmente nell’amore e nella genitorialità; l’idea che ci siano ruoli marcati legati al genere (per cui gli uomini sono naturalmente egoisti e le donne naturalmente altruiste) e che la cura delle relazioni sia soprattutto compito femminile…stereotipi culturali che fregano. Ma spesso ci sono (e secondo me sono di fondamentale importanza) le condizioni psicologiche e la struttura profonda della persona esposta a lungo agli abusi: non è un caso, testimoniato anche qui sul blog, che molti di noi siano a loro volta figli di genitori np o disturbati di vario tipo, e che quindi hanno strutturato un sistema di sopravvivenza legato al prendersi cura dell’altro lasciandosi invadere e trascurando i propri bisogni. Questa sorta di rinuncia a vivere se stessi, questa incapacità di vivere se stessi, a mio parere non c’entra molto, in sé, con la capacità empatica. Perché è la tendenza all’abnegazione e all’annullamento di sé in favore dell’altro, mi sembra proprio un’altra cosa. Si può essere super-empatici ma non per questo essere disposti a far calpestare i propri bisogni. Si può non cadere amaramente nelle grinfie di np anche essendo empatici. Secondo me, le principali motivazioni dell’incartamento con np da parte del soggetto abusato sono di natura psichica: ci vuole empatia sì, ma soprattutto una autostima non ben stabile o addirittura vacillante (soprattutto nel versante delle relazioni umane); una necessità di specchiarsi nell’altro per sentirsi validati e importanti; una tendenza a considerare i bisogni dell’altro più significativi dei nostri, o più urgenti, o più importanti, o più determinanti; una necessità di trovare all’esterno i motori delle energie interne (la famosa agency che pure fa sorridere o irritare qualcuno).
    Questo non significa che siamo responsabili degli abusi, come detto mille volte. Ma solo per capire le ragioni del nostro personale incartamento (quelle di np sono più che chiare, probabilmente più studiate dalla letteratura scientifica, e a mio parere anche più semplici nella loro dinamica). Questo non significa che siamo uguali tra noi: abbiamo personalità e propensioni e anche reattività differenti allo stesso tipo di abusi. Ma secondo me tutti noi (almeno quelli che hanno sofferto parecchio e che si ritrovano sul blog) abbiamo la tendenza a voler capire le ragioni dell’altro, a volerlo aiutare, e a voler essere riconosciuti nel nostro valore dall’altro, ostinatamente e spesso al di là di ogni ragionevolezza ed evidenza di realtà, perdendo (o rinunciando) il contatto con le nostre emozioni. Non è un caso che una delle difficoltà maggiori, in sede terapeutica, è quella di dare un nome alle nostre emozioni: magari abbiamo compreso bene gli impulsi psichici ed emotivi di np, ma con i nostri abbiamo più difficoltà (e comunque questo mi è successo anche nel difficile percorso di autorecupero dal fallimento del mio matrimonio: e mio marito non era np, però era comunque un uomo anaffettivo e molto autocentrato). Uno dei maggiori ostacoli, per me, nella psicoterapia, è stato questo: non saper rispondere alla domanda: “sì, ok np, ma a lei cosa piace?”. Il cosa mi piace l’ho dovuto ricostruire lentamente, molto lentamente, e partendo dalle sottrazioni operate da np negli abusi: cioè, per contrasto con la sofferenza. Collegato a questo c’è anche il disperato aggrapparsi ai ricordi belli con np e la minore attenzione alle brutture: almeno nelle prime fasi del distacco, e a volte molto a lungo, succede questo: io non saprei spiegarlo altrimenti che con la tendenza a non sintonizzarsi col proprio benessere (oltre che con la dissonanza cognitiva: ma anche la dissonanza cognitiva ha ripercussioni differenti collegate alla propria struttura psicologica).
    Capisco poi certamente la priorità di fuggire da np e la stanchezza di dover spiegare troppe cose di questa relazione che in tutta sincerità vorremmo dimenticare al più presto. Ma certi nodi vanno affrontati, altrimenti c’è il rischio che la nostra incapacità di percepire noi stessi ci invaderà ancora (con o senza np nei paraggi).

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    1. Cara Blume, condivido pienamente il discorso che fuggire o chiudere con un Np (evento comunque importante e fondamentale per la guarigione) non è assolutamente sufficiente e bisogna lavorare molto sui motivi che hanno portato a legare con una persona tanto disturbata.
      Spesso ho notato 8anche su di me) che ci si ferma alla fase delle accuse al narcisista (che comunque è necessaria perchè loro FANNO MOLTO MALE) e si resta bloccate là senza andare avanti, barricandosi dietro al dolore (che talvolta è IMMENSO, si ma si può superare) e passando anni e anni a rimuginare su questo stronzo e quanto è stato stronzo (si, è stato MOLTO STRONZO, ma nessuno ci ha messo un coltello alla gola per starci insieme o frequentarlo, manipolatore o no).
      Quello che dici sull’empatia è vero: l’essere umano (narcisisti e altri disturbati simili a parte) è naturalmente empatico verso il suo prossimo, non tanto perchè l’essere umano si naturalmente “buono” (non lo è purtroppo) ma per un fatto di sopravvivenza della specie perchè senza aiutarci e prenderci cura l’un l’altro moriremmo tutti in breve tempo. Poi chiaramente vi è stata anche un’evoluzione del pensiero, l’etica, la morale, la religione ecc che hanno portato a “fare il bene” come qualità dell’individuo.
      Quindi come mai alcuni empatici cadono nella rete dei narcisisti e altri no?
      Gli psicologi inglesi hanno coniato questo termine “ecoista” per individuare un empatico a basso funzionamento rispetto all’empatico che riesce a dosare la sua empatia senza farsi sopraffare…ma se devo essere sincera a me il termo “ecoista” non piace , un pò perchè tutto ciò che termina con -ista o -ismo è generalmente associato a qualcosa di negativo, suona come “egoista” anche se il significato è diametralmente opposto (ovvero persona troppo altruista a discapito di sè stessa).
      Io preferisco definire la persone empatiche che come noi sono entrate nelle trame dei narcisisti come “Superempatiche”, che non è affatto una connotazione negativa, anzi, è a mio una qualità eccezionale, probabilmente propria di quelle persone che nella storia hanno realizzato cose da tutti ritenute impossibili credendo a quello in cui nessuno credeva.
      Il rovescio della medaglia è che purtroppo il superempatico ha la caratteritica di buttarsi in quelle che normalmente sono definite “cause disperate” (a volte con risultati sorprendenti) ma quando tale qualità eccezionale viene applicata ai rapporti con i narcisisti andiamo purtroppo a sbattere contro un muro, perchè in questi casi, come p stato ampiamente dimostrato da studi ed esperienze cliniche, non c’è possibilità di cura o guarigione o miglioramento: l’unica cura per il narcisismo è il trapianto di cervello, ma nessuno, sfortunatamente, ancora ci è mai riuscito.
      Sull’incartamento: credo sia normale e umano dare una o più possibilità a qualcuno di migliorare aiutandolo, e diciamo che fare anche uno o due tentativi pur avendo capito di cosa soffre è altrettanto umano…come dico sempre, mai andarsene con il dubbio di non aver fatto tutto il possibile.
      L’incartamento vero secondo me non è quando diamo una o anche due (facciamo anche tre, via, siamo generosi) possiblità all’altro ma quando non ci vogliamo arrendere all’evidenza e insistiamo ad oltranza….lì subentra altro, forse come dici tu una ferita non rimarginata che ci porta a ripetere quel tipo di rapporto perchè ricalca modelli assorbiti nell’infanzia e quindi “noti”…ecco perchè è tanto importante lavorare su questo.
      Un grosso abbraccio

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  6. Grazie, Gianni e Spirito Libero, per il sostegno. L’empatia secondo me è una caratteristica umana, più o meno sviluppata. Non saremmo in grado di essere figli, genitori, amici di nessuno se in qualche misura non la possedessimo. Perché restiamo? Perché non sappiamo di quel problema e loro simulano e mentono, perché abbiamo vincoli (figli, mutuo, religione, cultura), perché non ci aspettiamo che vivere sia frequentare il Paese dei Balocchi, perché abbiamo una propensione alla fiducia e all’onestà. Perché gli altri non possono capire? Per gli stessi motivi e anche perché a loro non è capitato, non perché siano più meritevoli o più capaci. L’analisi di me la sto facendo, diventa inevitabile. La faccio a mia madre, a mio padre morto ma che devo dire? Hanno fatto quello che sono stati in grado di fare, a un certo punto si diventa maggiorenni e bisogna prendere in mano le redini della propria vita. Quel marito non l’ha fatto, la colpa è mia, lui è la vittima per antonomasia di tutto, di tutti. Incurabile. Quando ho detto a mio nipote più grande che vado via ha pianto. Io con lui ma ho cercato di mitigare un po’ il dolore dicendogli che è una pausa che prendo, che nulla è definitivo, che lui non è in discussione e che nulla cambierà il nostro rapporto. E’ empatia? E’ voler bene. Mia figlia? Mi ha chiesto solo dove vado. Ho risposto in quale quartiere. Fine. Il silenzio totale come in tutti questi anni, anzi in altra occasione ha affermato che fra tre anni porterà le bimbe a scuola qui così potranno venire a mangiare da me!!. Ho fatto la nonna (e la madre, quindi) quotidianamente, ho aiutato economicamente. Andavo anche a pulirle casa a volte o mi portavo cose da stirare. A me diceva “tu vali” e poi.. “per me siete uguali”. Non demonizziamo l’empatia che si occupa e preoccupa, o quantomeno spinge a non danneggiare.

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    1. Carissima Daniela, grazie a te per aver parlato della tua esperienza…la tua storia è un grande esempio di dignità e forza e dimostra che hai saputo preservare te stessa prendendo le distanze fisiche dal narcisista e allo stesso tempo hai continuato ad essere madre e nonna e a dare aiuto in famiglia.
      Purtroppo non in tutti i casi lasciare il tetto coniugale è semplice da attuare ma secondo me il tuo percorso è esemplare e dimostra come essere empatici (avere a cuore gli altri) non significa essere deboli o poco determinati, anzi, i veri deboli sono proprio i narcisisti perchè mentre noi, pur a fronte di grande dolore e sofferenza, riusciamo a fare a meno di loro, loro non possono fare a meno di avere qualcuno da sfruttare e manipolare sempre.
      Per questo io non ho nemmeno mai amato moltissimo il termine “vittima”, cosa che nei mesi scorsi è stata oggetto di accese ma costruttive discussioni nel blog, non certo per negare i loro abusi malati, ma perchè in tutte le nostre storie io ho visto donne e uomini veramente forti e capaci, non certo sprovveduti o ingenui…vero è che purtroppo il narcisista ha saputo coglierci in momenti della vita particolari e fragili o ha saputo “vendersi” talmente bene da ingannarci a lungo sulle sue “presunte” qualità al punto da essere riuscito in certi casi a creare famiglia, ovviamente non per merito suo ma grazie alle qualità di chi aveva a fianco.
      Un abbraccio forte

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  7. io credo che si sia frainteso il significato del termine “vittima”. essere delle vittime dei narcisisti non significa affatto essere degli sciocchi, degli sprovveduti e degli ingenui. significa solo che ci si è imbattuti in un manipolatore o in una manipolatrice ( oppure come me si è nati in una famiglia patologica ) e si è perseverato in quei rapporti alimentando false speranze perchè non si avevano gli strumenti e le conoscenze per contrastare efficacemente questo fenomeno. non è un caso se tutti quelli che riescono a svincolarsi dai narcisisti senza soffrire o senza faticare più di tanto, è perchè hanno raggiunto quel livello di consapevolezza che permette di analizzare con lucidità tutta la questione e di lasciarsi tutto alle spalle senza troppi rimpianti. una persona non patologica e in buona fede, e che non sa nulla di narcisismo e di psicopatia ( se non quello che superficialmente e “mitologicamente” viene trasmesso in maniera superficiale dalla cinematografia o dal volgo comune ) come fa a pensare che certi comportamenti siano deliberati e creati apposta per provocare dolore nell’ altro al solo scopo di rifornirsi di carburante narcisistico? sono cose a cui una persona comune NON ARRIVEREBBE MAI se non si documenta adeguatamente, come qui abbiamo fatto noi! men che meno se il narcisista è un tuo familiare e presupponi – anche per un fatto culturale – che voglia solo il tuo bene.
    Non c’è assolutamente nulla di male a riconoscere di essere stati delle vittime. io lo sono stata, come tutti noi che scriviamo qui. e non me ne vergogno affatto e non mi sento una stupida per questo. mi sento anzi una persona che ha dovuto affrontare situazioni difficilissime, esasperanti e dolorose e alla fine ne è uscita vittoriosa.

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  8. Mi rendo conto di essere diventato un ecoista dopo aver avuto a che fare con una persona del genere. Anzi venivo accusato e mortificato proprio perchè all’inizio mi “rifiutavo” di assumere un ruolo del genere

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    1. Non ho capito bene che vuoi dire, Red Rip (noi donne saremo anche eccessive per la ricchezza dei dettagli con cui inondiamo, ma certo voi uomini esasperate per sintesi! 😉
      Era np ad accusarti o l’ambiente intorno (mi pare che nella tua vicenda c’era un contesto umano intorno a far da pubblico,come nel caso mio e di Eva e, anche, di Alice) ? E in che forma ti rimproverava? Te lo chiedo perché usano in genere le manipolazioni più che le richieste esplicite (che sarebbero indicibili: mica possono dire la verità, che risuonerebbe: voglio trattarti come un oggetto e che tu mi faccia da schiavo tipo come nell’antica Roma), quindi nessuna richiesta verbale di azzerbinaggio: anzi, in genere qui usano la dissonanza cognitiva (a parole tanto rispetto, nei comportamenti l’opposto: credo che anche con le donne np facciano lo stesso).

      Se ti va di essere un po’ più preciso… 😉

      Ti parlo con affetto

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  9. haha ciao blume grazie del messaggio. in pratica mi sono reso conto che quando uscivo con le persone mi ritrovavo a stare in silenzio ad ascoltare anche per tutta la sera, a mostrarmi interessato a cose di cui mi fregava nulla, a fare domande anche se magari ne sapevo più di chi parlava o ad annuire anche se mi rendevo conto che diceva una palese stupidaggine. tanto ormai pensavo, e lo penso ancora credo, che alle persone non interessa ciò che pensi, non interessa avere uno scambio, gli interessa solo che gli dai sempre ragione, che li segui nei loro discorsi e che li fai sentire intelligenti, importanti e “fighi”. Poi far parlare gli altri e non dire nulla era anche un metodo sicuro per non essere attaccato o evitare possibili polemiche per cui…cmq dopo un po’ che andava avanti così ho smesso gradualmente di frequentare persone e di uscire in compagnia. Ed è iniziata con quel tizio…ti faccio solo un esempio piccolo. mi aveva fatto sentire della musica, io ingenuamente, senza volerlo offendere, gli avevo detto che non mi piaceva (solo questo) e aveva iniziato a farmi battute velenose del tipo “ah già dimenticavo che tu sei un macho” , ” tu ascolti solo musica virile” (era fissato con sta cosa della mia virilità, me la tirava fuori spesso e non capivo perchè e cosa ci fosse di male in me, cioè se mi sfotteva o cosa), “tu sei l’uomo che non deve chiedere mai” e cose del genere. E poi, il giorno dopo (!), mi beccavo la gente (soprattutto le sue “girls”, le sue “amiche” premurose, tra cui c’era anche la mia ragazza di allora…!) che veniva a dirmi che dovevo essere un buon amico con lui, che non lo dovevo offendere (io!), che non dovevo sempre fare il macho (sempre? ma perchè? e come poi), ecc… in pratica mi sono accorto che l’idea che gli altri avevano di me non dipendeva da come ero o da cosa facevo ma da quello che diceva quel tizio su di me, e non so nemmeno cosa raccontava…potevo solo intuirlo. e altri ancora che sembravano divertirsi a vedermi incasinato con questi a stare sempre lì a spiegarmi, a chiedere che avevo fatto di male ecc…e cmq tutto questo solo per una canzone. ti lascio immaginare in circa un anno intero di presunta amicizia. cose che mi ricordo ancora e che non sono ancora riuscito a digerire.

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  10. rep rip, so fin troppo bene quello che vuoi dire… esprimere onestamente ciò che si pensa ed essere schietti e diretti equivale il più delle volte a rimanere isolati.. o peggio ad essere al centro di accese polemiche perchè si vanno involontariamente a toccare dei fragili equilibri. Come dici tu dopo un pò si finisce – per quieto vivere – con il rinunciare a discutere o con il far finta di assecondare. Se c’è una cosa utile che i narcisisti ci possono lo malgrado “insegnare”attraverso il trattamento che ci riservano, è non sprecare le nostre energie e le nostre parole con chi non è in grado di comprenderle e non è aperto a un vero dialogo, preservando la parte più preziosa di noi solo per le cose davvero importanti. Non occorrono tante moine per “capirsi”, ma solo uno scambio sincero. E non è cosa da tutti, purtroppo…
    Un saluto.

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  11. Cara Claudileia, ti ringrazio molto per i tanti articoli che stai pubblicando focalizzati sulla guarigione, ma in particolare per questo.
    Sì: colpita e affondata…
    “…la persona ha paura di sentirsi speciale e si concentra sugli altri a spese dei propri bisogni…”: è proprio così, mi è difficile persino accogliere apprezzamenti nei miei confronti.
    Sento di non meritarli, o di poter dire cose che mi facciano fare solo una gran figuraccia una volta che grazie agli apprezzamenti altrui il riflettore dell’attenzione degli altri per un attimo si è posato sulla mia persona (“…gli ecoisti sono spesso persone… che trovano difficile accettare lodi o complimenti…”)
    Questo è un meccanismo importante che governa il mio nucleo interno più profondo… ho sviluppato negli anni molti modi per aggirarlo, ma è sempre lì, e soprattutto nella sfera degli affetti mi provoca i maggiori danni.
    Effettivamente in questi anni ho cercato di lavorare molto sull’autostima, come suggerisce anche l’articolo, ed è così che sono riuscita a rimettermi in piedi e a dire la mia ad NP.
    Perchè alla fine è pur vero che comunque non mi ritengo ingenua o debole.
    Per quanto riguarda Eco, già qualche anno fa mi sono soffermata io stessa su questo mito, sentendo che Eco aveva a che fare con me.
    Un essere senza voce, ma che la voce, anche se fioca, ha provato a usarla.
    Fino a morirne, a furia di non essere ascoltata nè “vista”, fino a ridursi a ripetere solo parole altrui.
    Infine, oltre a bassa autostima e timidezza, qui si dice che forse c’è anche disturbo paranoide della personalità.
    Non me ne intendo molto, ma forse questo non mi appartiene. Sono forse fin troppo aperta e disponibile, sempre disposta a scommettere sulla parte buona delle persone: in questo senso sono anche molto ottimista, e a volte gli altri hanno confermato la mia fiducia in loro.
    Ovviamente con un narcisista invece è stata tutta fiducia mal riposta, e la mia mancanza di diffidenza è stata usata contro di me.
    Mi spiace di non poter scrivere qui molto spesso.
    Ma devo tenere nascosto tutto ciò che mi è successo, quindi non trovo molte occasioni per scrivere liberamente.
    Ho un compagno, lui non sa nulla di ciò che mi è successo con NP.
    E non posso parlargliene, perchè non capirebbe.
    Vi abbraccio tutti.
    Non sapete quanto avrei avuto bisogno di leggere tutte queste cose anni fa.
    Ho dovuto affrontare tutto da sola.

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  12. Adesso so di essere un’ecoista. Consapevolezza amara di cui mi vergogno. Il fatto è che mi viene spontaneo soccorrere chi sta male e antepongo i bisogni altrui ai miei. È anche vero che i complimenti mi imbarazzano e non vedo l’ora che i riflettori si spengano su di me quell’attimo che si sono accesi. Non ne comprendo bene la ragione. Forse temo ripercussioni negative. Ho ancora molto da scavare prima di riuscire a comprendere certi meccanismi. So di certo che comportamenti volti a mettermi in conmpetizione con altri quando non lo desiderabo affatto mi ha fatto rinunciare da ragazzina a non palesare certi miei talenti e a coltivarli di nascosto.

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