Perché i narcisisti scelgono voi: come s’innesca l’invidia patologica

Fonte: https://narcwise.com/2019/08/14/why-narcissist-chose-you/
Trad. C. Lemes Dias

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Vi siete mai chiesti perché i narcisisti hanno scelto voi? Certamente sì. Si tratta di una domanda contro la quale la maggior parte dei sopravvissuti andrà a scontrarsi ad un certo punto. Si tratta di un percorso naturale nel tentativo di trovare un senso e provare a capire ciò che avete vissuto.

All’inizio della guarigione, a causa degli effetti dell’abuso narcisistico, tendiamo a inquadrare la questione come una rappresentazione negativa di noi stessi: “Come sono finita con una persona come questa? Cosa c’è che non va in me? Pensavo di essere una persona forte/intelligente! Forse mi ha scelto perché in realtà sono scema/stupida!”, ecc.

Il mio scopo principale in questo articolo è quello di capovolgere questo modo di pensare.

Nel vostro percorso di ricerca o tramite la terapia, l’idea che i bersagli dei narcisisti siano generalmente persone intelligenti, attraenti, realizzate e/o forti è stata probabilmente messa nel piatto.

So che è proprio così che siete fatti. E so anche con quanto vigore e velocità molti di voi respingerete questa prospettiva. Molte volte pensiamo che si tratti dello sforzo di una persona che sta bene di sollevare le anime dei sopravvissuti tutte le volte che si sentono storditi dal martellamento psicologico subito per mano di un/a narcisista.

Ma che cosa succede se queste caratteristiche sono in realtà quelle che meglio vi descrivono al posto di tutte quelle in cui il/la narcisista vi ha fatto credere?

Pensate sia probabile?

È importante comprendere una cosa essenziale: queste qualità non sono semplicemente ‘belle cose che le persone dicono per sollevare i vostri spiriti’. La ricerca scientifica dimostra che queste ed altre qualità altamente preziose e positive sono attivamente ricercate dai narcisisti patologici nelle relazioni intime. Infatti, alcuni si spingono al punto di affermare che i narcisisti, siccome si considerano superiori/perfetti, sono attratti da qualità simili a quelle che credono di avere (Campbell, 1999; Lange, Crusius & Hagmeyer, 2016)…ergo, ad un/a narcisista facevate dannatamente bene.

Certo, forse non sarete perfetti, ma senza dubbio il motivo per cui hanno scelto proprio voi è perché avevate tantissimo da dare.

Cercherò di aiutarvi a trovare un modo di ricordare che avete tantissime cose che vanno bene. In realtà, valete oro.

ORO PURO.

Riconosco che accettare le scoperte scientifiche secondo le quali i narcisisti cercano persone con attributi positivi quando siete all’inizio della guarigione può essere una vera impresa. Dopo tutto, siete stati programmati per credere il contrario attraverso l’abuso narcisistico.

La mia idea è quindi quella di convincervi in modo circoscritto. Immagino che riconoscere il comportamento del narcisista sarà più facile che, a questo punto, soffermarvi sulla vostra bellezza.

Domandando “perché il narcisista vi ha scelto?” e dimostrando che valete oro, applicheremo la lente di ingrandimento sull’invidia insita nei loro comportamenti. Perché se non avete niente da dare, non dovrebbe esserci nulla da invidiare, giusto?

Andiamo avanti.

IL SÉ DIVISO DEL NARCISISTA

Per prima cosa, un ripasso sulle basi.

Il narcisismo patologico può nascere dalle interruzioni dello sviluppo nella prima infanzia, dove un concetto di sé coeso, o identità, non è mai stato pienamente realizzato. Attraverso la ‘scissione’, viene a crearsi un sé diviso, che comprende il Vero Sé e il Falso Sé (per saperne di più sulla scissione nei narcisisti leggete From ‘soul mate’ to worthless: What’s behind the narcissist’s 180? How the narcissist hooks you: Hoovering & baiting).

Il Vero Sé viene rifiutato e al suo posto un Falso Sé viene fabbricato, così da proteggere il/la narcisista da ciò che psicologicamente non è in grado di ammettere: di avere dei difetti come il resto di noi.

Questo Falso Sé comprende quei tratti di superiorità, onnipotenza e diritto. Per la mente del narcisista patologico, assumendo queste caratteristiche, i tratti meno desiderabili dell’umanità – che inevitabilmente risiedono in tutti noi – risultano annullati, poiché il bene e il male non possono coesistere nel loro schema.

A parte il fatto che la loro perfezione è palesemente ridicola e contraria alla condizione umana, mantenere in piedi questo Falso Sé si rivela un lavoro infernale.

Volete sapere perché?

Perché la sopravvivenza psicologica del narcisista è subordinata all’ottenimento della convalida esterna, attraverso un nutrimento narcisistico che confermi che la loro perfezione mitologica È LA REALTÀ. Chiaramente si tratta di un gran bel problema, essendo un risultato irraggiungibile, come tutto il resto. Da questa condizione di insoddisfazione perenne derivano i modelli comportamentali che compongono il disordine.

MANDANDO AVANTI LA MACCHINA DELLA FOLLIA

Per far funzionare la macchina della follia, essi inseguono all’infinito la prova provata che sono “migliori” di tutti gli altri (il resto di questo articolo si soffermerà su quei tratti narcisistici che riguardano la necessità di essere “più di” – per saperne di più su questo concetto leggete Proof the narcissist abuses you intentionally and will never change).

Il punto è che “essere più di”, richiede un punto di riferimento.

Senza un confronto con gli altri, “essere più di” non può sussistere.

Ed è per questo che il/la narcisista ha scelto voi. L’integrazione del nutrimento dell’Ego narcisistico passa per il confronto sociale: siete stati scelti come punto di riferimento da un/a narcisista.

L’invidia patologica è stata la calamita che vi ha individuato e ha dato il via all’idealizzazione. Allo stesso modo, però, l’invidia porta inevitabilmente anche alla svalutazione e, infine, allo scarto.

Ecco come funziona.

RICONOSCERE L’INVIDIA DURANTE L’IDEALIZZAZIONE

IL VUOTO

Il/la narcisista vi ha scelto perché attratto/a dalle vostre qualità, giusto? Come per ogni relazione, qualunque cosa avevate di speciale è ciò che li ha attirati.

Ed è qui che finisce il parallelo con le relazioni emotivamente sane.

Per i narcisisti patologici le relazioni hanno uno scopo funzionale in quanto si riferiscono all’essere “più di”. Sono una strategia di auto-miglioramento, e “un’opportunità per aumentare la positività del concetto di Sé”. (Campbell, 1999, p.1256).

Identificandosi con voi e con i vostri speciali doni, rafforzano la visione preferita di se stessi, rinunciando con successo a quel Vero Sé sempre presente (in un primo momento).

Fatto sta che al di là del complicato paesaggio interno fatto di fumo e specchi, dentro i narcisisti patologici regna il vuoto. Abbandonando i loro Veri Sé e adottando il Falso, nel loro cuore sperimentano l’abisso.

Come ho già detto, la sopravvivenza psicologica del/la narcisista dipende dalla convalida della veridicità di quei tratti che costituiscono il suo Falso Sé. Avendo negato il Vero Sé, la sua identità, al di là del semplice essere “più di” è, nella migliore delle ipotesi, limitata.

Quindi, oltre a rifiutare il Vero Io – il che provoca il vuoto – ciò significa che attraverso il bisogno ossessivo di dimostrare a se stessi che valgono “più degli altri”, la loro identità in un dato momento è significativamente definita dalle persone di cui si circondano.

COSTRUENDO L’IDENTITÀ SULLA VOSTRA PELLE

Nella scelta della vostra persona, stanno anche selezionando la prossima evoluzione della loro ‘identità’, dato che le relazioni per i narcisisti patologici appartengono in parte alla costruzione di un Sé desiderato. (Morf & Rhodewalt, 2001).

Ecco come stanno le cose.

Il vuoto che sperimentano e lo scarso senso di identità, non sono dovuti solo a mettere da parte i loro Veri Sé. Si tratta anche di mancanza di profondità e ampiezza di gamma emotiva.

Inconsciamente oppure no, il narcisista patologico annuserà i bersagli che possiedono ciò che è assente in lui: empatia, compassione, forza, coraggio, gentilezza, ecc. e punterà dritto alla loro conquista.

E voi, cari lettori, lo so fino al midollo delle mie ossa, avete delle belle qualità da sfoggiare come un dono naturale.

Purtroppo, come senza dubbio oramai sapete, i narcisisti si sentono attratti da questi attributi non certo per il gusto di valorizzarli come parte del vostro splendido sé, ma solo per appropriarsene distruggendovi.

Avevate la funzione di rispecchiare per loro ciò di cui avevano disperatamente bisogno di credere di avere in sé. Fondendosi con voi e rispecchiando le vostre qualità, hanno rafforzato il loro fragile sistema di credenze e creato l’identità che desideravano avere.

Non siete ancora sicuri?

Cercate di riflettere su quel torrente frenetico che una volta vi diceva “siamo fiamme gemelle, siamo fatti dalla stessa pasta, tagliati dallo stesso legno, metà della stessa mela, anime gemelle, ecc….”.

(sul love-bombing andate su The narcissist’s ‘soul mate’ effect: How & why they do it e Narcissists love boundaries: Exposing the truth).

Vi dicevano tutto questo con le labbra sulle vostre orecchie, ma erano solo tentativi di convincere non solo voi, ma anche loro stessi, che eravate davvero molto simili.

LE RELAZIONI COME STRATEGIA PER AUTOREGOLARSI

Quello che abbiamo appena verificato attraverso l’auto-miglioramento e l’auto-costruzione è il motivo per cui le relazioni sono strategicamente utili per un/a narcisista.

Sono un modo di regolare il suo caos all’interno. Finché una relazione offre abbastanza nutrimento, ovvero, li fa sentire “più di”, si sentono psicologicamente OK.

La loro rabbia interna è in pausa. Sopprimono temporaneamente la bestia dell’invidia.

Ed è per questo che hanno premuto l’acceleratore per ‘mettervi nel sacco’ attraverso il love bombing e l’idealizzazione.

RICONOSCERE L’INVIDIA NELLA SVALUTAZIONE E NEGLI SCARTI

Quando la bestia si sveglia…

Quindi, cosa succede attraverso questo processo di paragone sociale in cui siete visti come un punto di riferimento? Cosa succede quando il sentirsi “più di” viene compromesso?

Quando i sussurri di ciò che sta alla radice della loro natura polarizzata si insinua oltre la loro negazione, l’invidia, che durante l’idealizzazione era meno consapevole, diventa più palpabile… e la bestia si sveglia: “un’emozione dolorosa nasce nell’invidioso grazie alla mancanza delle qualità, della realizzazione o dalla mancanza di ciò che l’altro possiede” (Lange, Delroy & Crusius, 2018 p.601).

All’inizio, i vostri tratti speciali miglioravano la loro immagine di sé. Fino a quel punto, attraverso l’identificazione con voi, erano riusciti a illudersi che eravate “tutt’uno”. Se invece siete superiori, allora anche loro DEVONO esserlo.

L’INFERIORITÀ INENARRABILE PORTA ALLA RIVALITÀ

Voi però non vi sentivate superiori. Non vi siete mai sentiti. E mai vi sentirete.

E la vostra bellezza è così ostinata che anche la forza della svalutazione del narcisista HA INIZIATO A SCONTRARSI.

Attraverso un processo comparativo incorporato nel loro DNA e la persistenza delle vostre qualità, il loro senso di inferiorità è stato attivato. Improvvisamente, la sensazione di essere ‘meno di’ è stata suscitata, questo perché lo standard che si sono impostati sin dall’inizio è diventato una minaccia.

Siccome possedete tratti e qualità che non hanno, avete messo a repentaglio direttamente il loro concetto di sé, quel Falso Sé al quale si aggrappano con tutte le loro forze. Per combattere questo e la possibilità di riaprire vecchie ferite narcisistiche attraverso sentimenti di inferiorità insostenibile, il/la narcisista è diventato/a il/la vostro/a rivale.

Per un narcisista si tratta di un grande livellamento, l’unico modo che conosce per ristabilire un equilibrio. Questa è, naturalmente, l’autoregolazione in atto ancora una volta. Questa volta, però, a pagare il prezzo eravate proprio voi.

SCHADENFREUDE

Per riconquistare il loro equilibrio attraverso la supremazia è che siete stati svalutati, invalidati e maltrattati.

La “malattia narcisistica” consiste nel fatto che il miglioramento di sé avviene al costo della svalutazione degli altri. Per correggere il disagio provocato, essi devono livellare le differenze (Lange et. al., 2016; Zlatan & Johar, 2012).

Entrano in modalità schadenfreude: autoregolamentazione attraverso il sabotaggio doloso e intenzionale del bersaglio dell’invidia.

È il piacere che deriva dal dolore di un altro. Sapete quel sorriso che appariva sui loro volti ogni tanto, quando la maschera cadeva, sempre che avevano colpito un vostro tasto dolente? Ecco cosa significa schadenfreude.

Messo diversamente: la vostra sfortuna li fa sentirsi meglio.

Mischiate rivalità e schadenfreude in una grande pentola di auto-regolazione narcisistica velenosa e cosa otterrete? Odio allo stato puro.

Otterrete TUTTE le tattiche di invalidazione che conoscete così bene. Stiamo parlando di controllo, proiezione, intimidazione, ricatto emotivo, gaslighting, campagne di diffamazione, menzogne, violenza, manipolazione, isolamento, stonewalling, trattamento silenzioso, ghosting, proiezione ecc. ecc. ecc. ecc. ad infinitum.

Sì.

Non c’è un solo elemento che non conoscete, giusto? Avete vissuto proprio tutto. E siete sopravvissuti.

PERCHÉ I NARCISISTI HANNO SCELTO VOI?

Riconoscere l’invidia patologica dei narcisisti durante l’idealizzazione, la svalutazione e lo scarto è un passo che va fatto.

Non siete stati scelti a caso. Vi hanno scelto perché SIETE tutto ciò che non saranno mai. E avete tutto ciò che nessuna persona su questo pianeta può portar via.

Splendete, con il vostro cuore generoso, caldo, gentile, affettuoso, dolce, divisi tra cuore e anima; e questa vostra bella mente, quella che vuole credere nella bontà essenziale di tutte le persone deve rimanere tale.

Non date al/la narcisista un’altra oncia di potere nel prolungamento del distacco da chi siete veramente e le cose che si inventa.

Ricordatevi di chi siete.

Recuperatevi.

Festeggiatevi.

Valete oro.

RIFERIMENTI & BIBLIOGRAFIA

  1. Campbell, W. K. (1999). Narcissism and Romantic Attraction. Journal of Personality and Social Psychology, 77(6), 1254-1270.
  2. Campbell, W.K., & Foster, C.A. (2002). Narcissism and commitment in romantic relationships: An investment model analysis. Personality and Social Psychology Bulletin, 28, 484-495.
  3. Campbell, K.C., Reeder, G.D., Sedikides, S., & Elliot, A.J. (2000). Narcissism and comparative self-enhancement strategies. Journal of Research in Personality, 34, 329-347.
  4. Cichocka, A. (2016). Understanding defensive and secure in-group positivity: The role of collectivism narcissism. European Review of Social Psychology, 27(1), 283-317.
  5. Grijalva, E., & Zhang, L. (2016). Narcissism and self-insight: A review and meta-analysis of narcissists’ self-enhancement tendencies. Personality and Social Psychology Bulletin, 42(1), 3-34.
  6. Lange, J., Crusius, J. & Hagmeyer, B. (2016). The evil queen’s dilemma: Linking narcissistic admiration and rivalry to benign and malicious envy. European Journal of Personality, 30, 168-188.
  7. Lange, J., Delroy, L.P., & Crusius, J. (2018). Elucidating the dark side of envy: Distinctive links of benign and malicious envy with dark personalities. Personality and Social Psychology Bulleting, 44(4), 601-614.
  8. Morf, C.C., & Rhodewalt, F., (2001). Unravelling the paradoxes of narcissism: A dynamic self-regulatory processing model. Psychological Inquiry, 12(4), 177-196.
  9. Neufeld, D.C. & Johnson, E.A. (2015). Burning with envy? Dispositional and situational influences on envy in grandiose and vulnerable narcissism. Journal of Personality. DOI: 10.1111/jopy.12192
  10. Portr, S., Bhanwer, A., Woodworth, M., & Black, P.J. (2014). Soldiers of misfortune: An examination of the Dark Triad and he experience of schadenfreude. Personality and Individual Differences, 67, 64-68.
  11. Van Dijk, W.W., & van Koningsbruggen, G. M., (2011). Self-esteem, self-affirmation, and schadenfreude. Emotion, 11(6), 1445-1449.
  12. Wurst, S. N., Gerlach, T.M., Dufner, M., Rauthmann, J.F., Grosz, M.P., Kufner, A. C. P., Denissen, J. J. A., & Back, M.D. Narcissism and romantic relationships: The differential impact of narcissistic admiration and rivalry.Journal of Personality and Social Psychology, http://dx.doi.org/10.1037/pspp0000113
  13. Zlatan, K., & Johar, O. (2012). Envy divides the two faces of narcissism. Journal of Personality, 80(5), 1415-1451.

172 pensieri su “Perché i narcisisti scelgono voi: come s’innesca l’invidia patologica

  1. Claudileia, riguardo alla tua fede puoi andare tranquilla e non avere ripensamenti. Ti garantisco che le ingiustizie e la disparità dei ruoli tra uomo e donna non sono stati creati da Dio. LUI NON VUOLE TUTTO QUESTO. Queste sono invenzioni degli uomini e dei loro sistemi fallaci tesi a mantenere un ordine sociale. Dio non si trova tra le cattedrali rivestite d’ oro dove presenziano i vescovi e i sacerdoti blasonati. Si trova dove hai detto tu, nei luoghi dove i riflettori non arriveranno mai, tra i più sfortunati, tra gli emarginati, oppure tra le prostitute e tra i rinnegati. Volete vedere Dio? Cercatelo lì, tra queste persone. E non tra la gente perbenista e altolocata. Ogni epoca ha i suoi farisei, e io mi tengo bene alla larga da costoro.

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  2. PRIMA: “ti guardo dal basso verso l’alto”
    DURANTE: “Il nostro rapporto è atavico”
    DOPO: “”ti guardo dall’alto verso il basso”

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  3. Ciao Alfredo. Un pò schematico 🙂 ma rende bene l’ idea. Ogni loro mossa è frutto di un calcolo, nulla in loro è spontaneo. Ecco perchè in presenza di un np hai sempre la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro che aleggia nell’ aria, qualcosa che l’ altro ci nasconde e che non ci vuole dire. Avevo sempre questa sensazione che non mi abbandonava mai ogni volta che interagivo con i miei genitori o con i miei ex e conoscenti np. All’ epoca pensavo di essere io troppo fissata e paranoica o eccessivamente sensibile. Oggi ho capito che era solo il mio istinto che mi “avvertiva” di qualcosa.

    Quando i discorsi e i commenti che ti rivolgono sono positivi ( di solito avviene solo quando ti vogliono riagganciare ), difficilmente i loro gesti e i loro sguardi corrispondono alle loro parole. Ti lasciano sempre nel dubbio, nel dover pensare: “l’ avrà detto sul serio”? A volte secondo me lo fanno proprio apposta a non far coincidere il loro linguaggio verbale con quello facciale o gestuale, così da farti lacerare nell’ insicurezza e così da renderti tutto teso a cercare di compiacerli perchè ti viene da chiederti dove mai puoi aver sbagliato qualcosa.

    io consiglio di prestare attenzione sopratutto all’ espressione degli occhi di una persona. Più che alle sue parole, fate caso a questo, a come vi guarda. LO SGUARDO NON MENTE MAI.

    Se una persona vi dice cose gentili o neutre ma il suo sguardo tradisce indifferenza o peggio ancora disprezzo, non sottovalutate mai questo aspetto. Spesso il narcisista o lo psicopatico sfoggiano gli sguardi più inquietanti proprio mentre sorridono o mentre sembrano rilassati.

    C’è ad esempio un noto politico, un uomo di grande successo ( di cui preferisco non fare il nome ) che ha quasi sempre il sorriso stampato in faccia nelle sue apparizioni pubbliche ma i suoi occhi sono “famelici”, “arrabbiati”.

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    1. Cara Grazia,
      bisogna partire da un presupposto molto importante.
      Gli/le NP mentono SEMPRE! SEMPRE! Non importa su cosa ma mentono.
      Io ho avuto la disgrazia di vedere dipinto sul suo viso il famoso ghigno narcisista. Una cosa orribile. Come un grido di vittoria. Certo è vero aveva vinto, ma una battaglia. La guerra, il colpo finale, l’ho dato io con la più totale INDIFFERENZA!

      Ciao

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  4. Lo conosco bene quel ghigno Kolish… lo vedevo spesso nel mio ex storico, in mio padre durante certe nostre discussioni, in mia nonna paterna, che voleva che la andassi a trovare malgrado mi detestasse ( perchè odiava mia madre e di riflesso odiava anche me ). Ho imparato a riconoscere quel ghigno all’ istante. Mi capita ancora oggi di vederlo sui volti di persone che so essere disturbate, ma da cui posso per fortuna tenermi sufficientemente alla larga non facendo loro direttamente parte della mia vita.

    Quel ghigno significa: “Lo vedi, ti ho messo nel sacco un’ altra volta! tu hai ragione e le tue argomentazioni sono ineccepibili ma con la tua ragione ti ci sciaqui i cosiddetti, perchè non sei scaltro come me. Quindi zitto e buono mio piccolo schiavo e continua ad obbedire!”

    E’ proprio così infatti: la fuga e l’ indifferenza sono per loro colpi mortali. Quando mi allontanavo e non li consideravo più scattava la loro furia oppure la loro disperazione. Mia nonna gridava allo scandalo di avere una nipote così ingrata. Mio padre e il mio ex tornavano piangendo e supplicando. E io purtroppo ci sono cascata fino all’ ultimo.

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  5. Bello anche questo articolo come gli altri. ogni volta quando leggo ci ritrovo interi pezzi delle mie esperienze. durante l’amicizia con quella persona, nonostante le tante parole di rassicurazione di amicizia e di stima nei miei confronti, l’unica cosa davvero percepibile, forte e in ogni situazione, era l’invidia. quel godimento a cercare di mettermi sempre in imbarazzo o in cattiva luce. però sembrava che la vedessi solo io, sembrava che fossi solo un paranoico che non si rendeva conto che non c’era niente di male e stava male per stupidaggini. bah…e pensare per quanti anni dopo ho continuato ancora a starci male… alla fine mi sono perso e mi sono perso la mia vita

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    1. Caro Rep rip, quando il dolore si protrae troppo a lungo penso sia necessario capire quali meccanismi si sono innescati (e inceppati) nel nostro cervello per farci tornare “sempre lì”. C’è un articolo molto bello di uno dei massimi esperti sul trauma a livello mondiale, Bessel A. van der Kolk, che ho tradotto qui https://artedisalvarsi.wordpress.com/2019/01/02/le-fondamenta-biologiche-dei-legami-traumatici-la-dipendenza-biochimica-dal-dolore/. Menziono solo una piccolissima parte “durante l’abuso, le vittime tendono a dissociarsi emotivamente. Provano un senso di incredulità: l’episodio sta davvero accadendo? Di seguito avviene la tipica risposta post-traumatica dell’intorpidimento e della costrizione, con conseguente inattività, depressione, auto-colpa e sentimenti di impotenza.” Se hai ricevuto un’educazione secondo la quale manifestare il proprio dolore o rabbia “pareva brutto” o era cosa che “non si faceva”, allora hai introiettato una quantità enorme di energia negativa derivata dalla repressione dei tuoi sentimenti sin dalla tenera infanzia. Ti pregherei di fare particolare attenzione alla sezione “I COSTI DEL PIACERE E I BENEFICI DEL DOLORE” e le seguenti, perché ci spiegano con molta chiarezza e scientificità come mai restiamo intrappolati nel trauma. Un forte abbraccio a te!

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      1. ciao grazie della risposta. in realtà a farmi venire il complesso che manifestare la rabbia fosse sbagliato è stata proprio quella persona, è stato uno dei modi in cui ha iniziato a farmi sentire sbagliato ed iniziai anche a pensare di essere stato educato male, di essere “cresciuto male” e che anche la mia famiglia fosse sbagliata (perchè molti atteggiamenti che avevo alla fine li avevo assorbiti o “copiati” dalla mia famiglia). diciamo che era un complesso suo che in qualche modo è diventato anche mio. alla mia famiglia semplicemente non è interessato molto capire cosa mi fosse successo fuori dalle mura domestiche e perchè stavo cambiando in quel modo. adesso oltre al problema di cercare di recuperarmi dopo anni di abbandono mi trovo anche a chiedermi come accettare o sopportare il dolore per gli anni, la salute, le opportunità e la vita persi perchè non ci stavo più con la testa. è la cosa che mi fa soffrire di più ora come ora, è un po’ come addormentarsi ad una una certa età e poi svegliarsi molti anni dopo, guardarsi attorno e trovare tutto in malora

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      2. “dopo anni di abbandono mi trovo anche a chiedermi come accettare o sopportare il dolore per gli anni, la salute, le opportunità e la vita persi perchè non ci stavo più con la testa”

        come ti capisco rep rip. Credo che questo sia uno dei passaggi più difficili, uno di quelli che ti generano più rabbia e sui quali bisogna davvero lavorare tantissimo perchè ti senti “violentato”, depredato, TRUFFATO. Questi predatori ( e non solo dell’ anima secondo me MA DI TUTTO ) ti mettono i bastoni tra le ruote anche a livello pratico ma lo fanno in modo estremamente subdolo, fanno passare per “buone azioni” e interesse per il tuo bene quelle che altro non sono che manipolazioni per farti rimanere sotto il loro controllo. Ecco perchè è difficilissimo smascherarli se non si è informati anche “accademicamente” su questa materia!

        Tu avverti che “qualcosa non va”, ma ti dici “vabbè ma forse sarò io.. forse lo fanno per responsabilizzarmi… forse loro hanno ragione e io ho torto e le mie idee sono assurde e senza costrutto..”, e via dicendo. Le trappole mentali sono talmente tante che potremmo star qui all’ infinito ad elencarle. Quello che occorre capire è che se non si mettono determinati tasselli e non ci liberiamo una volta per tutte di alcune sovrastrutture legate al nostro stesso ego ( devo dimostrare agli altri che “valgo”, che non sono il fallito che pensano ), tutti gli step che potremo eventualmente fare ( trovarsi un lavoro, rendersi indipendenti, pensare in positivo, migliorarci ) verranno automaticamente invalidati dall’ influenza nefasta dei condizionamenti di questi individui.

        NO. NON DOBBIAMO DIMOSTRARE NULLA A NESSUNO. NEMMENO AI NOSTRI PARENTI, GENITORI, CONIUGI, FIGLI, PARTNER, AMANTI, INTERLOCUTORI VIRTUALI, E TUTTO QUELLO CHE VOLETE.

        Tutto quello che dobbiamo fare è VIVERE. secondo coscienza, onestà, secondo QUELLO CHE SIAMO non secondo quello che gli altri si aspettano da noi. E in questo caso si, uso il verbo “si deve” perchè lo ritengo più che adeguato!

        E’ l’ unico messaggio che mi sento di lasciare in eredità a chi mi legge e verrà “dopo di me”: NON FATEVI ANNULLARE E DEPREDARE. VOI SIETE UNICI E VALETE PER QUELLO CHE SIETE.

        Chi ci denigra senza motivo, ci triangola, ci svaluta o non si fida di noi sulla base di un suo preconcetto NON MERITA LA NOSTRA ATTENZIONE, LA NOSTRA SOFFERENZA E IL NOSTRO SACRIFICIO. FINE!

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    2. Caro rep rip,
      come tutti qui sanno ci sono passato anch’io. Ti posso dire, per mia esperienza, come dovresti affrontare la situazione considerando quanto segue.
      Gli/le psicopatiche NP, sono attori, nel nostro caso attrici incredibilmente abili, bisogna assolutamente prenderne atto. Mentono senza fare una piega e ti fanno passare per una persona problematica, quando invece le malate serie sono loro. E’ indubbio che posseggono uno charme e uno strano potere quasi ipnotico. Questo è, secondo me, dovuto al fatto che la persona che hai conosciuto in realtà non esiste. E’ una farsa. Quando ti sarai liberato degli effetti negativi e la vedrai per quello che è, ti chiederai, stupito: “Ma come ho fatto a perdere tanto tempo dietro ad un essere così infame?”. Ce lo siamo chiesto tutti (perlomeno chi ne è uscito). E’ una (triste) esperienza di vita, e come tutte le esperienze non è stato tempo perso, anzi. Dalla profonda negatività e dal dolore vissuto nascerà una persona nuova, migliore, molto migliore di prima. A me è successo così.

      Una stretta di mano.

      Kolisch

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      1. Kolish, si . Sono attrici e attori formidabili ( in genere portano la maschera di persone perbene e rispettabili ). Ma ho scoperto un metodo infallibile per smascherarli: usare la logica. Usare argomentazioni ineccepibili, possibilmente comprovate dai fatti. Davanti a questo perdono completamente le staffe, vanno su tutte le furie perchè a quel punto i loro giochini non reggono più. Certo, bisogna disporre di valide argomentazioni a sostegno del tuo punto di vista, ed esporlo possibilmente con calma educazione e pacatezza ( anche questo li manda in bestia ). Non è che si possa semplicemente dire: “tu stai bluffando perchè sei in malafede”. Ne tantomeno bisogna alterarsi. I narcisisti/e e gli psicopatici/che sono creature con una pelle incredibilmente sottile, davanti a qualsiasi opinione e affermazione discordante con il loro assetto non riescono a mantenere la lucidità, vedono tutto ciò come un attacco personale ( e non un semplice confrontarsi come è naturale e normale tra persone adulte ).
        Quando ti troverai di nuovo ad interagire con qualcuno presta attenzione a questi aspetti. Sono chiari indicatori di una personalità tossica.

        Un saluto.

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      2. Esatto Grazia. Anche il mio psichiatra (purtroppo nel frattempo deceduto. Il suo aiuto è stato un toccasana) mi aveva detto di non alzare mai la voce, non controbattere aggressivamente ma essere passivi. Vorrei aggiungere che siccome sono bugiarde fino all’osso, quando si ha questo tipo di scambio, sbagliano date, luoghi, persone. E allora tu che ti ricordi perfettamente i vari fatti e sottolinei che certe sue affermazioni fanno acqua da tutte le parti, ti trovi confrontato con la bestia feroce che sono. Danno in escandescenze. Sono stati SMASCHERATI! Devo dire onestamente che ho provato un certo piacere nel vedere queste falsità venire a galla. La verità su questi esseri aveva trionfato.

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      3. Non credo che la verità trionfi su di loro perché la verità PER LORO è sempre relativa. Se vogliono credere di aver ragione, allora andranno tronfi fino alla tomba convinti di avere la verità in tasca. Non è un caso se i migliori psichiatri al mondo ci dicono di scappare e affermano che nessuna terapia funziona: vuol dire che psicopatici e co. non hanno alcun contatto con la realtà, altrimenti ci direbbero di affrontarli con la nostra verità che “prima o poi” sarebbero in grado di comprendere…

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      4. Cara Grazia, adorano anche sedurre, provocare zizzania e scompiglio per godere della destabilizzazione che seminano. Ti danno un pugno e poi dicono: dai, mica ti ho fatto così male, no? Oppure si giustificano SEMPRE dopo aver ucciso, massacrato, stuprato o seminato il terrore…

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  6. Personalmente credo che loro sappiamo benissimo dove sta la verità e dove sta la menzogna ( o comunque quale sia la versione riadattata che a loro torna comoda ). Ma si rifiutano di ammettere le cose per come sono, perchè questo significa ovviamente doversi rimettere in discussione e per un narcisista questo è inaccettabile. Rappresenta una ferita intollerabile per il loro ego.

    Si esatto Kolish, è frequente che sbaglino date, luoghi, avvenimenti, nomi di persone, ecc.. non hanno una buona memoria, sono confusionari e ciò credo sia dovuto proprio al loro disturbo. Viene spiegato molto dettagliatamente anche in uno degli articoli di questo blog.

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    1. Il fatto che siano confusionari e parlino attraverso “puntini sospensivi”, mezze verità, apparenti dimenticanze e omissioni non vuol dire SEMPRE memoria corta, ma anche deliberata volontà di confondere gli altri avendo sempre le spalle coperte. A volte significa solo gettare sabbia negli occhi dell’interlocutore attraverso un modo di comunicare decisamente perverso.

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      1. Insomma, ricapitolando tutto quannto scritto in questo Blog, abbiamo avuto a che fare con degli esseri diabolici. Una volta quando una persona dava in escandescenze in pubblico, veniva prelevata e rinchiusa in manicomio. Al giorno d’oggi non è più possibile perché prima vanno fermati, analizzati e poi vengono sempre rilasciati perché non esistono chiare prove di aver a che fare con dei pazzoidi micidiali, che si astengono dal colpire in pubblico le persone (mica sono scemi). Colpiscono e devastano l’anima invece. Riguardo al Sasso Grigio io al contrario, concordo con chi lo consiglia. Se, come successo a me, NP abitava due piani sopra nello stesso condominio, come difendersi se non ignorandola? In qualche modo bisogna salvaguardare la propria salute fisica e mentale. L’avessi conosciuta in Nuova Zelanda sarebbe stato un altro paio di maniche. Ma era qui, vicina. Da un anno e mezzo ha traslocato. Evviva. La lontananza aiuta molto perché non c’è più quel terrore dei primi tempi di incontrarla. Non è facile trovare ua soluzione. Ogni caso è a sé stante. Per esempio chi è sposato cosa deve fare? Se chiede il divorzio bisogna portare prove concrete sul perché si vuole lasciare questa persona e siccome sono molto furbi hanno già preparato il terreno. E non ti mollano più. Deve essere terribile vivere così. Alla fine una soluzione non esiste, se non quella di una totale indifferenza, anche se non fa parte del nostro modo di vivere e agire.

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  7. Claudileia, infatti una delle loro frasi più comuni è: “ma io stavo solo scherzando, mica penserai che dicevo sul serio”. Oppure: “Ho detto/fatto quelle cose perchè mi hai fatto uscire dai gangheri”. Ma una persona non patologica non ti aggredisce e non ti offende mai in quel modo, nemmeno per scherzo e nemmeno se si irrita per quello che esprimi.

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    1. Lo psicopatico è quasi sempre molto freddo e distaccato. Il suo obiettivo primordiale resta quello di scioccare e destabilizzare persone, gruppi, intere comunità. Se non riesce ad ottenere questo risultato allora si arrabbia e va su tutte le furie, posando da vittima. Questo accade di rado perché quasi sempre raggiunge l’obiettivo di destabilizzare chi vuole e quando vuole. C’è da dire che anche la sua furia è teatrale: non sente alcunché e vuole solo divertirsi in mezzo al caos. Per questo la vendetta psicopatica è fredda, ben pianificata e strategicamente molto destabilizzante per chi non riesce a capire di che pasta sono fatti. Non ho mai difeso la tecnica del sasso grigio perché richiede dalle persone comuni la freddezza tipica degli psicopatici, il che secondo Lowen implica reprimere e anestetizzare il proprio sentire. Per questo ribadisco che affrontare uno psicopatico o narcisista perverso tenendo ben salda la nostra verità è un’operazione inutile e controproducente. Meglio contare sul nostro coraggio di andare avanti, lasciandoli soli con i loro giochini di potere.

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  8. Buongiorno ai mattutini del blog.
    Per quanto mi riguarda la tecnica del sasso grigio funziona, nel senso che consente di tenere una distanza mentale quando non si può avere una distanza fisica. Ma è dura ed è di fatto una contromanipolazione, quindi può essere messa in atto solo dopo la consapevolezza e solo per periodi brevi, altrimenti si rischia di diventare come loro.
    E confermo che fanno spesso confusione su date e sequenza degli eventi.
    Ma il più delle volte fingono anche su quello. Se la data o l’evento servono a mettere in difficoltà te se lo ricordano benissimo.
    Un abbraccio.

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  9. Buongiorno a tutti e buona settimana!
    In realtà io non parlavo del sasso grigio, ma della modalità di affrontare queste personalità quando ci troviamo OCCASIONALMENTE ad interagire con qualcuna di esse ( cioè una tantum ). Anch’ io penso che un narcisista e uno psicopatico non siano gestibili per una qualsiasi persona normale, in nessun modo. Nemmeno per chi non ha un’ empatia particolarmente intensa. L’ unica è prendere le debite distanze e, se il totale non contatto non fosse possibile, comunicare con loro solo per questioni urgenti e solo tramite lettera scritta o terze persone. Quello che io insomma chiamo “protocollo”.

    Convengo anche sul fatto che sono emozionalmente distaccati, che anche quando sembrano arrabbiati o oltraggiati in realtà non provano vero dispiacere e sincera sofferenza. La loro è più una furia da orgoglio ferito, che quando si placherà rimarrà allo stato latente, sedata dalle macchinazioni che mettono costantemente in atto per avere il controllo sui loro bersagli.

    Del resto se fossero genuini e sinceri, dopo una sfuriata dovuta a un presunto torto che avrebbero subìto, non cambierebbero immediatamente di nuovo faccia come se nulla fosse, tornando all’ improvviso le persone apparentemente amabili gentili e composte che di norma mostrano essere.

    Non sono invece d’ accordo sul fatto che avendoci a che fare diventi come loro. Finisci per impazzire, questo si. Ma non nel senso che diventi uno psicopatico freddo, sadico e manipolatore.

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    1. Cara Grazia, non ho scritto che diventi uguale, ma che questo comporta la repressione del sentire di una persona comune, il che la porta ad un livello di stress tale che prima o poi si ammalerà a forza di provare a contro manipolare una belva. Se chiediamo alle donne che hanno provato ad andare avanti con un narcisista perverso o psicopatico con la tecnica del sasso grigio scopriamo che non ha mai funzionato, perché il livello di tensione provocato dal soggetto anche con dei silenzi punitivi era fin troppo elevato da poter resistere senza esplodere (andando dalla parte del torto!). Nel caso di Kolisch, la donna è andata via, per fortuna. Gianni sta provando ad andar via… Cioè, alla lunga nessuno regge il tipo di pressione che comporta fare il sasso grigio senza subire pesanti conseguenze a livello psicofisico. Se hai un capo psicopatico e dipende da quel lavoro per sopravvivere oppure se i tuoi genitori sono narcisisti perversi, puoi pure conviverci facendo il sasso grigio, ma la tua personalità viene alterata completamente: o ti anestetizzi sentimentalmente, o t’ammali oppure cadi in depressione.

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      1. Confermo. Io devo averci a che fare in quanto padre dei miei figli. Ho sempre il terrore delle ritorsioni, anche contro-manipolando oramai con una certa “perizia”. Se si può evitare del tutto, è meglio. Quando non si può, ci si tiene quel tot di stress, equivalente a una multa o al dover andare all’Agenzia delle Entrate. Non è proprio come una grandinata, o come inciampare in una pietra. Un po’ personale e umiliante resta, c’è poco da fare.

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      2. Cara Anna, infatti non ho mai creduto che sia possibile contro manipolare personaggi che nascono con il ‘dono’ di farlo. In ogni caso passeresti per un processo di depersonalizzazione. Una cosa è il contatto minimo obbligato per chi ha dei figli in comune o il linguaggio assertivo il più possibile, un’altra è la contro manipolazione. Abbracci a te!

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  10. Claudileia, in realtà stavo rispondendo a Gianni perchè se ho letto bene è lui che sosteneva che il sasso grigio ti fa diventare come i narcisisti e gli psicopatici. Per quanto mi riguarda condivido il tuo stesso assunto al riguardo: non si può in nessun modo tentare di contromanipolare una personalità altamente tossica senza uscirne danneggiati. Non solo mentalmente ma anche fisicamente.

    Anche per questo in passato ho contestato certe affermazioni di chi sosteneva di poter tener testa all’ np senza necessariamente allontanarsi del tutto. Poi certo capisco che quando si tratta di una persona che ha rivestito il ruolo di nostro partner o di nostro amante ( e quindi da cui siamo state attratte a livello passionale ) , il distacco può richiedere un tempo maggiore rispetto ad altre situazioni.

    Sul discorso “capo” la vedo molto complicata e non me la sento di dare suggerimenti specifici in questo caso. io non credo che ce la farei, anni fa ho definitivamente abbandonato il mondo del lavoro dipendente per mettermi in proprio appunto per non rischiare di incorrere nuovamente in certe situazioni di cui risentivo pesantemente a livello emotivo. Poter lavorare in un clima sereno per me è fondamentale.

    Immagino che per chi lo vive in prima persona e non può andarsene dev’ essere molto dura, mi dispiace davvero.

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    1. Cara Grazia, la mia affermazione era un po’ generica, e forse male interpretabile.
      Credo anche io che non si diventi come loro nel senso di diventare dei NP a nostra volta. Però il rischio di cominciare a seguire i loro comportamenti e magari anche ad adattarsi ad uno stile manipolatorio, per quanto solo di difesa, è a mio parere concreto se si è costretti a fare il sasso grigio troppo a lungo.
      Nel mio caso per mia fortuna vivo parecchi giorni fuori casa per lavoro e in quei giorni evito per quanto possibile qualsiasi contatto, anche solo telefonico, e quindi la necessità di adottare tattiche di difesa è limitata al periodo in cui devo giocoforza dividere lo spazio fisico.
      Ciò nonostante, come sottolineato da Claudileia, sto cercando una soluzione pratica ed economicamente sostenibile per arrivare ad una separazione definitiva, perchè già questa condivisione ormai ridotta all’osso è troppo, ed è faticosa e impossibile da procrastinare all’infinito, e soprattutto perchè ho voglia e necessità di vivere una vita finalmente serena.
      Abbracci!

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    2. Sul saper tenere testa a un Np: non si tratta di voler esaltare la contromanipolazione come mezzo efficace nè tantomeno vincente per relazionarsi, ma di attuare un meccanismo di difesa efficace quando non puoi staccarti dal narcisista per vari motivi (sei sposato/a, ti piace, ci lavori, è un parente ecc).
      Chiaramente non averci a che fare per nessun motivo è senza dubbio la cosa migliore in assoluto: lontani dalle scatole, lontani dal cuore. tuttavia non per tutti ciò è possibile.

      Cito uno spezzone da un articolo autorevole:

      “La contromanipolazione è quella strategia verbale e non verbale di autoprotezione adottata per difendersi. E’ un meccanismo di tutela e difesa che possiamo utilizzare al fine di proteggere la nostra persona e non permettere al manipolatore di attaccare la nostra autostima e denigrarci. Rendersi insensibile al suo potere di creare emozioni destabilizzanti, infatti è il modo migliore per indurlo a interrompere il processo di manipolazione”.

      Io aggiungo personalmente che il modo migliore per interrompere questo processo è staccarsi mentalmente e sottrarsi al suo gioco, nel senso di non raccogliere alcuna loro sfida o provocazione. In pratica, lasciarli al proprio destino.

      Questo dovrebbe fugare una volta per tutti l’idea completamente errata di chi ritiene che qui si sia fatta promozione delle contromanipolazioni a fini diversi da quello difensivo, fermo restando che niente è davvero efficace a fermare la volontà distruttiva di un Np se non la sua stessa morte.

      Sfortunatamente tali soggetti godono spesso di un’ottima salute, in quanto vampirizzano l’energia positiva altrui per alimentarsi. Motivo in più per allontanarli con decisione dalla propria vita.

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      1. Non sempre godono di buona salute, cara Spirito! Ne ho visto di genitori anziani narcisi che hanno letteralmente massacrato i propri figli prima di partire verso l’ignoto. A volte l’umanità di un figlio viene messa a dura prova… Riflettevo a questi casi mentre vi leggevo e credo che più che contromanipolare, un figlio sottoposto a questo tipo di perversità relazionale prova più che altro a sopravvivere con i mezzi psichici deficitari che ha alle aggressioni gratuite di chi lo ha generato. Per contro manipolare alla grande, come ci insegnano in alcuni studi terapeutici serve fin troppo sangue freddo, il che non sempre è compatibile con ciò che sta accadendo nella vita reale. Alcune tecniche possono funzionare in ambito lavorativo, non lo nego, ma quando ci sono di mezzo sensi di colpa terrificanti difficilmente riusciamo a ragionare con la freddezza necessaria a mettere in atto le tecniche prescritte da un terapeuta. Abbraccio grande a te!

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      2. Ma perché, c’è ancora qualcuno che ritiene che qui si è promossa contromanipolazione di np con leggerezza, così, tanto per il gusto di tenergli testa e con il fantastico obiettivo di batterlo? Il dibattito su questo nodo è stato affrontato, in modi complessi e profondi… se ne può sempre parlare, certo, ma andando avanti però, non riportando indietro le lancette del dibattito laddove è stato sviscerato… Io in certi momenti della mia vicenda con np ho assunto forme di contromanipolazione: per autodifesa, per non farmi schiacciare, utilizzando le conoscenze maturate sul dnp, sfruttando alcune mie capacità di difesa che ho indipendentemente da np… E non me ne pento, sono stata meno peggio di come sarei stata senza difendermi. Ho battuto np? Lo ripeto ancora, visto che sorprendentemente sembra ce ne sia ancora bisogno: NO. Np vacilla, si incazza, e poi trova altre strade per abusare, dunque affrontarli sul loro stesso terreno può aiutare sul momento ma non serve a niente rispetto a un obiettivo di controllo generale su np e alla lunga ti depriva anche questo sforzo contromanipolativo, perché ti costringe ad essere come non sei. Ed è per questo che non serve, non certo perché possiamo rischiare di trasformarci a nostra volta in np! Questo ovviamente non può accadere… E proprio perché non può accadere, l’unica è staccarsi del tutto dalla interazione con np. Su questo siamo tutti d’accordo, mi pare non ci sia bisogno di doverlo ripetere continuamente, almeno non su questo blog dove si è intervenuto su questo più e più volte. Altrimenti non saremmo qui ma a farci azzerbinare da np. Ma se alcune persone hanno la sfortuna di doversi per forza relazionare a np (parenti, coniugi con figli, ambiente di lavoro, etc.) sarà anche bene che imparino a difendersi nel modo migliore, a depotenziare le cattiverie di np, a togliergli margini, a evitare le ripercussioni peggiori su di noi, per trovare ad es. una via di tutela per i figli o per le proprie attività, che vanno protetti proprio perché sotto attacco di np. In alcune situazioni specifiche non possiamo semplicemente rispondere: chiudi tutti i contatti! Se questo no contact totale di prossimità fisica non può essere perseguito, sarà bene puntare soprattutto su quello mentale: non solo nel senso di non pensare più alla persona np (se ti mette i bastoni fra le ruote con i figli o le attività lavorative, come fai?), ma soprattutto nel senso di imparare a non cedere alle provocazioni rispondendo con efficacia e utilità a fini esclusivamente autoprotettivi (se devi rispondere, per via dei figli o altro, meglio rispondere nel modo meno pericoloso per se stessi). È chiaro che si tratta di azioni da mettere in campo quando la relazione risulta inevitabile. Non certo per mettersi a stanare i vari np, ma per tutelare i propri sacrosanti diritti e interessi in certe situazioni, e per proteggere gli altri a noi collegati (tipo i figli e le nostre attività). Nell’ottica di disfarsi di np, certo, ma ponendosi il problema contingente di come gestire se stessi, più che loro (che sono e rimangono ingestibili), di fronte ai loro abusi distruttivi a 360°.

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      3. Concordo con te, cara Blume. Mi sembra che su questo argomento ognuno ha già detto la sua e quindi si va avanti nel rispetto reciproco condividendo le nostre esperienze, il nostro sentire e offrendo la nostra mano a chi si avvicina al blog per la prima volta. Notte e buona serata a te!

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      4. Care Silvia, Blume e Claudileia, concordo chiaramente col punto imprescindibile che nessuno vuole o ha voluto “sfidare” un NP sul suo campo, e che l’unica cosa possibile è il distacco, materiale se possibile e nella misura possibile, altrimenti mentale.
        In quest’ultimo caso la “contromanipolazione” è spesso necessaria, o perlomeno tecniche di depotenziamento di NP. E’ bene però non abusare di queste tecniche, perchè altrimenti si rischia di abituarsi o di assuefarsi al metodo e soprattutto si rischia un esaurimento o comunque ci si ammala.
        Un abbraccio!

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      5. Gli unici casi in cui non si possono tagliare completamente i ponti con np ( intendendo con ciò una cancellazione totale dalle nostre vite ) sono se si hanno genitori anziani che necessitano di assistenza medica, e se si hanno dei figli con un/una np. In qualsiasi altra circostanza il totale no contact è assolutamente attuabile, fermo restando che ognuno ha i suoi tempi. Ovvio che se non ci si stacca anche attraverso il blocco, il processo di presa di distanza mentale POTREBBE ( E SOTTOLINEO IL CONDIZIONALE ) risultare molto più lungo. Ma questa non è una contestazione verso chi non applica il blocco ( o non lo applica subito ), ma solo un dato di fatto.

        Nella mia ultima esperienza con un np il prolungare i tempi un pochettino più del dovuto ( mentre applicavo strategie di difesa psichica quando interagivo con lui ) è servito solo a confermare definitivamente le mie sensazioni che mi mettevano in allarme sulla sua personalità, quindi quando sono arrivata al no contact definitivo ero “pronta”, lui mi era scaduto del tutto e a quel punto non mi sarebbe stato più possibile rivalutarlo in nessun modo; non è che mi sono dovuta sforzare, insomma.

        E’ chiaro che quando non ci si può sottrarre dal contatto ( che sia per motivi familiari o “fortuiti”, ad esempio perchè ci si trova a frequentare gli stessi ambienti ) la contromanipolazione è necessaria per difenderci e tutelare noi stessi e su questo penso che siamo tutti d’ accordo. E’ una tattica di “emergenza”, ma non può essere un modus vivendi come invece lasciano intendere molti promotori del sasso grigio. La discussione verteva su questo.

        Ciò detto, anche per me il discorso sulla “gestione dell’ np” è stato già ampiamente affrontato e non c’è necessità di riaprirlo.

        Buona serata a tutti.

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  11. Gianni tranquillo, sicuramente sono io che ho male interpretato.

    Secondo me ( ma forse potrei sbagliarmi ) per una persona non patologica il rischio del sasso grigio protratto – come diceva anche Claudileia – è quello di ammalarsi psicologicamente e poi fisicamente, diventando estremamente vulnerabile e provata. E non tanto quello di rispecchiare il manipolatore. Dico questo perchè l’ esperienza accanto a questi soggetti mi ha insegnato che hanno un codice morale completamente diverso dal nostro, una diversa scala di valori. In realtà non hanno proprio alcuna morale ( e non parlo di abitudini sessuali ). Agiscono esclusivamente per ragioni opportunistiche. Ed è il motivo principale per cui a noi altri riesce difficile pensare e concretizzare certe macchinazioni che sono tipiche degli np. Ti faccio un esempio pratico: a me ( Grazia ) potrebbe venirmi voglia di vendicarmi di qualcuno impartendogli una lezione, nel momento in cui mi sento ferita e colpita da quella persona. Ma non potrei farlo del tutto gratuitamente, cioè al solo scopo di nutrirmi della sofferenza di un’ altra persona che si è sempre e solo prodigata per me.

    Penso che tutti noi, in qualche misura, abbiamo un qualche tratto narcisistico e qualche ferita narcisistica. La differenza sta nel fatto che la sofferenza che il narcisista maligno infligge è del tutto premeditata, è sadica e crudele proprio perchè immotivata, proprio perchè nasce “dal nulla”. Che è cosa del tutto diversa da quella dei soggetti non perversi ( che agiscono spinti da un sentimento passionale/emotivo ).

    Ovviamente una persona emozionalmente disconnessa che agisce con fredda premeditazione avrà sempre la meglio su chi invece magari è anche in grado di controbattere e di reagire, ma lo farà sempre comunque sull’ onda di un “sentimento” tradito. Quindi di UN IDEALE.

    I narcisisti patologici e gli psicopatici NON HANNO ALCUN TIPO DI IDEALE. Questo vuol dire che non hanno alcun limite, potrebbero arrivare a fare di tutto se si sentono minacciati e questo li rende praticamente “imbattibili” se ci si mette a “giocare” con loro.

    Complimenti per gli sforzi che stai facendo per gestire una situazione difficilissima.. So che serve a molto poco ma hai tutto il mio sostegno.
    Abbracci a te!

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    1. Cara Grazia, intanto grazie veramente del sostegno!
      Per me il rischio di emulare alla fine una modalità manipolatoria e magari vendicativa, ha riguardato solo il rapporto diretto con NP, nel senso che ad un certo punto mi sono ritrovato a rendere pan per focaccia. Da un certo punto di vista era necessario per non soccombere, ma alla lunga non poteva diventare una mia modalità (e per fortuna); in questo certamente la tua disamina sulle differenze di ideale e sulle capacità di provare eventualmente rimorso è corretta, ed è quello che per fortuna differenzia il nostro narcisismo “sano” da quello malato e smisurato di NP.
      Con altri, intesi come il resto della popolazione sana, al contrario credo di aver aumentato la mia capacità empatica, lo dico senza presunzione.

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      1. Sì, ci si ritrova a contrattaccare per autodifesa e anche con senso vendicativo. E’ una modalità che serve anche, per non rimanere schiacciati, dovendo affrontare np, o perché ancora invischiati nella relazione, o perché ci sono figli, lavoro, attività comuni etc.: ci sono tanti casi diversi, non ce n’è solo uno ad imporre la circostanza di doversi interfacciare con np. Ci sono tanti casi e tante situazioni differenti, stare dunque a sentenziare su dove o come o in quali casi si può fare questo o quello è veramente privo di senso e anche piuttosto inutile: non serve veramente a nessuno. Inoltre, il contrattacco e la contromanipolazione non sono necessariamente il “sasso grigio”, su cui peraltro facemmo un lungo discorso qui sul blog e che mi ricordi nessuno si è mai espresso a favore di questo sasso. Io,per es., non ho mai fatto nessun sasso grigio, non mi corrisponde, non potrei. Ho fatto tutt’altro, ma se qualcuno riesce a fare ‘sto sasso e gli fa bene per distaccarsi da np, va certo benissimo. I miei contrattacchi sono stati invece mirati con molta energia proprio alle debolezze di np, qui ho colpito duro proprio per colpire, perché conosco quali sono le maggiori falle del dnp: so che sono invidiosi, possessivi, insicuri, proiettivi e che la loro autostima è fragile: sono capace anche io di pigiare sulle falle altrui, saremmo capaci tutti con un po’ di applicazione e malizia che normalmente non abbiamo. Con np l’ho fatto. Per vendetta, anche, quando eravamo nella relazione. Ho assestato lì per là anche dei bei colpi, l’ho fatto veramente incazzare (lui che non si incazza mai e accoltella col sorriso): ma poi np, fluido com’è, si riprende immediatamente, resetta e si ricarica altrove, mentre tu rimani a riprenderti dallo sforzo strategico, con un pungo di mosche in mano: la vendetta è da evitare completamente, dunque. La contromanipolazione è poi invece un’altra cosa: si tratta di conoscere le tecniche di manipolazione usate da np e di depotenziarle: io ho usato soprattutto la chiusura completa del canale comunicativo nel momento in cui diventa stronzo (non si tratta della punizione del silenzio, è un’altra cosa), la comunicazione assertiva dovendo fronteggiare i suoi sproloqui inquinanti e le sue proiezioni, l’ironia di fronte alle sue cattiverie e bizzarrie e capricci, il mantenere l’indifferenza e l’autocontrollo rispetto alle sue provocazioni, l’essere educata ma non passiva, evitare del tutto l’aggressività: sono le modalità che uso anche con i ragazzi a scuola quando capricciosi e manipolativi e stronzi (e ce ne sono, fra gli adolescenti: figli di famiglie disgregate e disfunzionali, sempre più in aumento), le uso dunque anche per professione. Tutto questo serve a depotenziare l’aggressività di np quando sei fuori dalla relazione ma sei costretto ad incrociarlo, e in gran parte funziona davvero, qui per autodifesa intendo (e non per formazione, come con gli studenti). Queste modalità le uso ancora oggi se mi capita di interagirci: per non consentirgli gli affondi ai miei danni, per mettere una barriera protettiva tra me e lui. Tutto questo non ha nulla a che vedere col sasso grigio né con la volontà di modificare np. E’ solo AUTODIFESA, del tutto legittima, per non farsi trascinare nel gorgo delle emozioni negative o della rabbia o dell’autosvalutazione. E certo sono modalità che si possono attuare solo in situazioni limitate, dunque non quando sei nel bel mezzo della relazione con np, ma quando sei costretto a incontrarlo per tempi brevi. Stancano anche queste e, in più, non ci appartiene una modalità strategica autodifensiva perenne, preferiremmo essere autentici nelle relazioni umane (e per fortuna).
        Io penso che su un blog come questo sia necessario dialogare a mente aperta e non esprimere pareri in astratto con affermazioni-verità che inevitabilmente prescindono dai casi concreti in cui le persone che soffrono si dibattono e soffrono e cercano di trovare le loro strade per uscirne. Non c’è una via più vera di altre, più autentica di altre, più sicura di altre, “più” di altre. Non ci sono casi in cui si deve reagire così piuttosto che cosà, non ci sono situazioni standard che obbligano necessariamente a questo piuttosto che a quest’altro. Ci sono indicazioni di buonsenso ma non verità tascabili, purtroppo non c’è il Bignami della perfetta guarigione: ci sono solo i casi umani, ognuno con la sua fisionomia, le sue sfaccettature, ognuno con le sue criticità. Bisogna trovare strade di liberazione da np che corrispondano autenticamente sia alle condizioni oggettive in cui si è immersi sia alle nostre configurazioni psicologiche particolari, che sono di loro natura complesse perché complesso è l’essere umano: anche se conosciamo a memoria i criteri del DSM per definire i disturbi, bisogna ricordare che si tratta di linee-guida generali e di massima che non esauriscono le personalità neanche dei disturbati che pure hanno in comune tanti comportamenti standardizzati. Non è un aiuto l’affermare quello che si DEVE fare per essere bravi a disfarsi di np. E’il verbo “dovere” che non va bene. La nostra esperienza non è necessariamente estendibile all’universo mondo né tutti gli np sono identici: possiamo solo narrare le vicende che ci riguardano, metterle a confronto con quelle altrui, sperare che possano aiutare e che quelle altrui possano aiutarci. L’aiuto è sapersi mettere nei panni degli altri senza pretendere di sapere già tutto dell’esperienza altrui solo perché conosciamo il dnp. L’aiuto non è mostrare a qualcuno che sta sbagliando tutto e svalorizzare il suo percorso personale, ma semmai offrire una visione alternativa delle cose, porre domande, invitare a riflessioni, riflettere costruttivamente anche sulle situazioni degli altri, accoglierli con delicatezza anche quando ci sembrano sviare del tutto e autoinfliggersi dolori o difficoltà aggiuntivi. Con comprensione e cortesia, senza arroganza, senza essere costretti a dover spiegare ogni virgola delle proprie affermazioni come se si fosse in un’aula di tribunale o in una disputa accademica. Tutto qui.

        Un abbraccio. E sì, la terribile esperienza con np o serve ad aumentare la nostra capacità empatica verso il mondo, oppure forse hanno vinto loro pure se non li vediamo più neanche in cartolina.

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      2. io penso che tutti noi qui ci esprimiamo liberamente a mente aperta, secondo quella che è la nostra personale esperienza, il nostro stile, il nostro modo di interagire e il nostro sentire. e non vedo perchè il modo di comunicare di qualcuno debba essere ritenuto riduttivo ed eccessivamente accademico rispetto a quello di qualcun altro che invece tende ad andare più nel dettaglio di vicende personali e ad essere un pò più prolisso ( che NON VUOL DIRE SBAGLIATO ). Francamente anche a me pesa un pò dover sempre sottolineare e spiegare ogni cosa, oppure dosare ogni singola parola, per timore che ciò che scrivo venga completamente frainteso. Credo anche che avere empatia e sapersi mettere nei panni altrui esclude l’ attaccare gratuitamente un commentatore, come invece ho letto qui in più occasioni nel momento in cui quello che l’ altro diceva non risultava gradito. secondo me se ci sentiamo “colpiti” da determinate opinioni e punti di vista ( che proprio perchè “in astratto” non dovrebbero far sentire nessuno tirato in causa ), è un problema nostro di insicurezza, e non un problema dell’ altro che ha solo affermato la prospettiva da cui vede le cose. Onestamente la vedo così.

        Finchè si mantengono toni educati e non si lede la dignità altrui, non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di esporre i propri interventi. Poi ovvio, con qualcuno ci troveremo più in sintonia, con altri meno. Ma non credo che questo debba svalorizzare i contenuti scritti da coloro verso cui non si avverte particolare affinità. E’ questione di essere obiettivi. E comunque nei miei commenti non credo di aver mai usato il verbo “SI DEVE”, assolutamente non era questo il senso che intendevo dare. Anzi non avevo proprio un fine “didattico”, non sarei nemmeno la persona più indicata per questo. Sono qui per confrontarmi, come tutti gli altri che partecipano a questo blog. E questa “libertà” implica anche a volte esprimere cose/idee che non a tutti possono piacere, è normale. Non vedo però in questo un fatto necessariamente negativo, può essere anzi un’ occasione per crescere. io ho solo esposto quello che ho appreso sull’ argomento sia attraverso i miei studi ma SOPRATUTTO attraverso la mia esperienza umana, che ho descritto molto ampiamente su queste pagine. E ho detto quello che penso – ad esempio – sull’ istituzione matrimoniale di per se, NON su coloro che tra noi si sono sposati.

        Ho raccontato la mia storia. Quindi, non solo “astrazioni” ma VITA VISSUTA. Credo che questo abbia un significato, aldilà delle personali simpatie/antipatie che – come in tutti i gruppi sociali – possono svilupparsi anche in uno spazio virtuale. E’ giocoforza però arrivare a definire dei “punti cardine” nell’ affrontare i soggetti con il DNP, proprio perchè tutti loro agiscono con modalità e schemi simili anche se cambiano i luoghi, le persone, le circostanze, ecc…

        Per quanto riguarda la partecipazione al blog, la mia impostazione è di non lasciarmi condizionare da aspetti interpersonali e di lasciare che il dialogo verta su altre cose e vada OLTRE, le polemiche e i battibecchi fini a se stessi non mi interessano assolutamente e non sono in competizione con nessuno. E anche chi interagisce con me non deve dimostrare nulla, ne tantomeno in uno spazio come questo.
        Semplici osservazioni soggettive “senza pretese”.

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  12. Carissimo Gianni, il mio personale narcisismo invece non lo definirei ne sano e ne perverso, ma semplicemente “maldestro” 🙂 Non potrò mai competere con un np-psicopatico doc, questo è certo. E non è che la cosa mi dispiaccia eh!

    Anch’ io avevo riservato colpi bassi al mio np storico come risposta al male ricevuto. Il fatto che queste persone tirino fuori il peggio di noi è quasi scontato in ogni rapporto con loro. Del resto la loro manipolazione è improntata sopratutto a questo: degradarci – attraverso i maltrattamenti che ci infliggono – così poi da farci reagire in maniera inopportuna e poter dire a tutti: “avete visto? che vi dicevo.. è pazza/o!”. Solo così possono illudersi di essere superiori agli altri e di avere valore. Se giocassero onestamente emergerebbe tutta la loro immensa inadeguatezza e questo li farebbe sprofondare nella disperazione totale. La vera vendetta credo sia proprio lasciarli semplicemente al loro misero destino.

    io non saprei se ho accresciuto il mio grado di empatia. Quello che è sicuro è che ho imparato a controllare maggiormente la mia emotività dirompente e le mie emozioni ( sia quelle troppo entusiastiche che quelle negative ), e a gestire le varie situazioni con maggior razionalità e cognizione di causa. Lavorare su questi aspetti nel mio caso era fondamentale.

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    1. Ciao Grazia.
      Sai, secondo me il grande problema è che ognuno di noi ha vissuto la propria storia in maniera diversa. La fortuna è poter esprimersi in questo Blog. Storie completamente differenti, con al centro un essere disturbato. Credo che la situazione più dura da affrontare sia quella di essere sposati, magari con figli, con un/una NP. In questi casi, purtroppo, il pallino in mano ce l’hanno loro. Che fare? Non ho risposta. Però chi si trova in questa posizione ha tutto il mio appoggio. Posso dare solo qualche consiglio, null’altro. Per me è stata una storia differente. Eravamo entrambi liberi. Quindi, forse, sbarazzarsi della mia NP è stato più facile. La sofferenza piano piano passa e ci si rende conto che la vita continua. Ma vivere ogni giorno, forzatamente, a contatto con questi esseri deve essere davvero una tortura. La mia NP ha un figlio, avuto da uno degli esponenti del suo Harem. Lui lo ha riconosciuto. A distanza di anni adesso è riuscita ad ottenere un assegno di mantenimento, retroattivo anche per gli anni passati. Sto povero disgraziato, che lavora in un garage, oltre alla moglie e ai figli avuti in seguito deve versare anche parte dello stipendio alla NP. Insomma in alcuni casi rovinano per davvero l’esistenza. E non si riesce mai a provare che lei è una persona disturbata, cattiva e profittatrice. Per questo, secondo me, nasce spontaneo un desiderio di rivalsa, In qualche modo bisogna pure sfogarsi dato che nessuna tecnica è efficace. Mi spiace davvero, dal profondo del cuore, per chi sta vivendo momenti simili. Ti attirano in trappola e quando ti accorgi di essere stato bellamnete fregato, è troppo tardi.

      Un abbraccio forte alle donne e una stretta di mano agli uomini.

      Kolisch

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      1. Kolish, quello che io infatti contesto del matrimonio è il rischio di trovarsi in queste situazioni che descrivi, e null’ altro. Ma questo dipende proprio da come l’ “assetto” – chiamamolo così – di questa istituzione è preimpostato. Non critico assolutamente chi decide di sposarsi e non lo liquido come ingenuo e credulone o peggio ancora come opportunista. Niente affatto! Io proponevo il guardare le cose da una certa prospettiva, che consideri non solo gli aspetti romantici del “sogno” ma anche le cose nella sua realtà oggettiva, e il mio messaggio era rivolto più che altro a chi questo passo non lo ha ancora fatto. Perchè è naturale che chi oggi sembra amarci con tutto se stesso, domani potrebbe cambiare completamente registro ( anche in questo caso il condizionale è d’ obbligo ). E questo indipendentemente che il nostro partner sia un np o no. Tra l’ altro, non solo gli uomini sposati, ma capita anche a tantissime donne di trovarsi in posizioni penalizzanti dopo un matrimonio andato male, situazioni che bloccano la vita sia da un punto di vista umano-emotivo sia da un punto di vista pratico-materiale. Non credo che mettere in evidenza questi aspetti comporti che tutti coloro che hanno contratto matrimonio debbano sentirsi “toccati” e urtati. Alcuni saranno stati fortunati, o avranno fatto scelte mirate per quanto riguarda l’ optare per QUELLA persona che hanno a fianco. Come ci sono situazioni in cui il matrimonio è un passo necessario per scavalcare grossi ostacoli burocratici ( il ricongiungimento con un partner in un’ altra nazione, due persone – ma sono casi limite – entrambe rinchiuse in carcere e che stanno insieme e vorrebbero potersi incontrare più spesso, e via dicendo…). Insomma c’è caso e caso, chiaro che ogni storia è a se, ma se non possiamo mai parlare di nulla perchè c’è chi si “se la prende”, capite che il dialogo non può evolvere.

        A me quello che più mi ha fatto “maturare”, diciamo così, è stato il confronto con persone che mi hanno fatto vedere le cose da un’ altra prospettiva rispetto a quello cui ero da sempre abituata, questo mi ha permesso di liberarmi di tantissime false credenze che mi ostacolavano. Anche lo “scontro” in certi casi si è rivelato per me molto utile, forse ancora più utile dell’ essere d’ accordo su tutto, perchè in quei casi ho scoperto lati di me che erano solo allo stato potenziale e che così ho avuto modo di far emergere e sviluppare: l’ assertività, l’ imparare a esprimermi non sull’ onda emotiva ma usando l’ analisi logica, l’ imparare ad argomentare senza attaccare l’ altro, e così via. Insomma è stato per me un passaggio chiave.

        Detto ciò, nel tuo caso specifico bisogna SECONDO ME fare quello che si farebbe con un genitore, un familiare o un vicino di casa molesto: cioè interrompere ogni comunicazione diretta, usare il “protocollo” ( comunicare solo tramite lettera o tramite terzi e SOLO per eventuali cose urgenti ) e non permettere in nessun modo di farci influenzare dall’ altro emotivamente. Praticare anche il totale no contact mentale quindi, anche se so che all’ inizio non è assolutamente facile. Per provare i loro comportamenti in sede giudiziaria occorre avere delle prove tangibili ( audio che contengono minacce o ingiurie, video riprese di comportamenti molesti, o qualsiasi altro riscontro oggettivo ). Il guaio è che il nostro sistema giuridico ancora non riconosce adeguatamente l’ abuso psicologico e in molti casi è la vittima che passa dalla parte del torto, nelle dispute condominiali per esempio questo succede praticamente di continuo.

        Sono d’ accordo con te che sfogarsi magari non serve a risolvere il problema nei suoi aspetti pratici ma senza dubbio può far stare meglio. Anche per questo non si dovrebbe mai etichettare nessuno qui bollandolo di “pesantezza”, è qualcosa di scorretto.

        Però poi oltre allo sfogo bisogna anche studiare i passi necessari per sapere come arrivare a una risoluzione fattuale del problema e certi consigli vertono su questo, non ad essere i “primi della classe”. io poi ho sempre preferito stare negli ultimi banchi, figuriamoci!…

        E comunque questi esseri ti rovinano la vita pure se non te li sposi e pure se non ci fai figli. A parte il mio ex storico di quand’ero più giovane, che mi aveva annientata psicologicamente creandomi anche una grave depressione altamente invalidante ( passavo intere giornate stesa sul letto incapace di fare qualsiasi cosa ), con il mio ultimo convivente ( che è un borderline fuori controllo ) ci ho rimesso la macchina, che ho dovuto vendere perchè lui non contribuiva ne a pagare le bollette ne l’ affitto, e ho dovuto traslocare lasciando la città in cui mi ero stabilita con tanti sforzi ( Roma ) pur di potermi sottrarre a un rapporto che oltre che malato e malsano stava diventando anche violento ( violento anche sul piano fisico intendo ).

        Un abbraccio.

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    1. Grazia,
      nemmeno io critico chi decide di sposarsi, ma detto francamente ti deve andare di culo. Ho visto troppi amici divorziare o separarsi quando al momento del fatidico “SI” sembravano davvero fatti l’uno per l’altra. E’ già difficile convivere (specialmente nel mio caso con un orso quale sono), figuriamoci firmare un “Contratto” per la vita. Anche da noi è un casino l’eventuale divorzio.

      Per quanto riguarda la mia NP, ho fatto il Sasso Grigio per mesi quando ci incrociavamo. E lei a stuzzicarmi di continuo, con messaggi mielati, oppure offese velate e via dicendo. L’ha smessa un giorno che, uscendo di casa lei rientrava. Mi fa: “Oh toh, chi si vede!” …”Ma guarda l’orso esce anche di casa” … “Mio figlio domanda sempre di te” (bastardata tipica delle psicopatiche). Allora non ne ho potuto più. Mi sono girato e le ho detto: “Ma perché una buona volta non vai affan****?”. Sarà stato per il modo in cui l’ho detto, la faccia o altro, ma si è quietata e un paio di mesi dopo ha traslocato.

      Se hai ricevuto delle critiche su parte di quello hai scritto in precedenza, non prendertela. Ricordati che chi frequenta questo Blog ha subito un severissimo abuso.

      Un abbraccio anche da parte mia.

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      1. Ciao Kolish e buongiorno a tutti. Il mio discorso infatti è improntato su questi elementi che tu metti in evidenza e che sono collegati al rischio. Che è un’ ipotesi sempre plausibile in situazioni di questo tipo e questo non ha a che vedere con il senso di responsabilità o la capacità di discernimento di chi si sposa. Anche perchè se si incappa in un vero e proprio manipolatore, come ha detto anche Claudileia i primi tempi può essere davvero difficile riconoscerlo come tale.

        Il fatto che si sia quietata dopo che che hai avuto quella reazione è normale. Aveva ottenuto il suo nutrimento e a quel punto poteva procedere tranquillamente con le sue cose e la sua giornata. Se tu fossi rimasto indifferente, calmo e impassibile sarebbe andata in escandescenze o avrebbe provato qualche altra mossa.

        Ho subìto anch’ io abusi severissimi. E comunque prendo certi attacchi per quello che sono, non gli do il minimo peso. Ci tenevo solo a chiarire certi aspetti.

        Un abbraccio.

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