Le strategie più utilizzate dai sopravvissuti per andare avanti senza terapia

Fonte: http://www.inmujer.gob.es/areasTematicas/estudios/estudioslinea2012/docs/Recuperando_control.pdf
Trad. C. Lemes Dias

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Quando prendono la decisione di abbandonare il rapporto con un maltrattante e la mettono in atto, le persone maltrattate compiono una serie di azioni volte ad essere e a vivere per se stesse (Matud, et. al., 2009). Tali decisioni, che permetteranno loro di controllarsi e di decidere per conto proprio, provocano l’aumento dell’autostima e del benessere psicologico dei maltrattati. Le abbiamo chiamate strategie di empowerment.

Esse emergono durante il processo di rottura oppure subito dopo.

Comprende: (1) rimanere attivi, (2) affermarsi in opposizione ai maltrattanti, (3) scoprire e riempire il vuoto, (4) ricomporre le reti sociali e recuperare le relazioni, (5) ascoltarsi e volersi bene.

3.4.1 MANTENERSI ATTIVI

Una delle questioni importanti spesso menzionata dalle donne intervistate fa riferimento alla necessità di mantenersi attive e consapevoli nel tentativo di mantenere il controllo e l’autonomia.

Elena:Bisogna sopportare psicologicamente tutta la pressione e tutti… i maltrattamenti… di modo che mentalmente non riescano a distruggerti oltre a un certo punto affinché nessun giudice possa mai sentenziare che sei effettivamente distrutta dalla situazione… perché questo significa legalmente non essere in grado di stare con i tuoi figli o prendersi cura di loro. Insomma, io in tutta quella situazione dovevo continuare a lavorare e a andare avanti… senza perdere la mia bussola… con tutti gli impegni lavorativi che avevo… le conferenze e tutto il resto, perché in nessun momento qualcuno potesse dirmi che non ero in grado di… di gestire una casa.

In questo tentativo di rimanere “vigili” a qualunque costo molte ci hanno raccontato di come hanno smesso di prendere degli ansiolitici.

Rosa: “(…) prendevo 4 o 5 pasticche tutti i giorni, ma ho smesso con le pasticche da sola. La notte che sono andata via di casa le ho ancora prese, ma il giorno dopo mi sono levata due pasticche, soltanto due, l’altro giorno, ancora altre due, così facevo, da sola… piano piano senza andare dal medico e senza andare da nessuna parte ho smesso di prendere le pasticche…”.

Il lavoro è un’altra delle attività che affermano le ha aiutate a sentirsi vive.

Elena: “Più lavoro, più lavoro… Volevo sempre più lavoro e molto tempo lontano da casa.”

3.4.2 SCOPRIRE E RIEMPIRE IL VUOTO

Le donne riferiscono di aver svolto attività volte a sentirsi bene con se stesse e con la propria vita, comprese le attività ricreative:

“Devono fare qualcosa che li riempie (riferendosi ad altre donne che cercano di uscire da una relazione violenta). Io mi sono dedicata alla fotografia. Le persone devono cercare qualcosa che le piace e che non sono state in grado di fare o non sono state autorizzate a fare per sentirsi bene con se stesse, questo è molto importante. Per esempio, continuo ad andare al parco e a mettermi sulla stessa panchina per godermi la natura, che è incredibile.”

Una di loro ci racconta di come si è vista costretta ad andare in vacanza:

Patricia: “Vivendo in… vado in ufficio nel mio giorno libero e cerco la ragazza (delle risorse umane, n.d.t.), tenendo P. per mano. Mi siedo e le dico “Devo andare in vacanza” e scoppio a piangere. La ragazza, quando mi vide con il bimbo e piangendo a dirotto, disse soltanto: – “Vai, vai”. Avevo in tasca 200 Eur e qualcosina, ma sono andata in vacanza lo stesso.

Lola: “Lasciarli ha il suo momento negativo perché è quando ci si sente davvero sole e bisogna guardarsi dentro, ma è come quando ci chiudiamo in una stanza e si apre una finestra e… improvvisamente entra l’aria fredda e si muore di freddo fino al midollo osseo. Ma se lasciamo la finestra aperta per un po’ l’aria si rinnova e poi non vogliamo che si chiuda mai più.

3.4.3 AUTOAFFERMAZIONE IN OPPOSIZIONE ALL’AGGRESSORE

Alcune donne affermano di aver iniziato a fare tutto ciò che i maltrattanti avevano impedito loro di fare una volta che la relazione è stata definitivamente chiusa.

Maria: “Non mi lasciava tingere i capelli… beh, diventai bionda. La bionda più bionda che si vedeva in giro ero io. Non mi lasciava portare i tacchi, ebbene passai a portare i tacchi più alti che trovavo. Vestiti attillati? Mai indossati. Passai a usare i vestiti più stretti del mondo. A tutto, tutto quello che lui diceva di “no” passai a dire “sì”! Forse domani mi stancherò e quindi mi tingerò nuovamente i capelli di nero. Il ragazzino non voleva che io studiassi, allora mi mise a studiare e arrivai fino all’università! Evvai!”

3.4.4.4 RISTABILIRE UNA RETE DI SUPPORTO E RECUPERARE LE RELAZIONI

Così come cercano di ricostruire le loro vite e di riempirle di nuove attività, le donne commentano di essersi aperte al mondo esterno nel tentativo di recuperare le relazioni perdute o di trovare nuove reti di supporto.

Elena: “Andavamo sempre insieme e ridevamo tantissimo, ci raccontavamo delle cose, ma soprattutto ci aiutavamo a vicenda”.

Monica: “Avevo un nuovo appartamento che stavo sistemando con grande entusiasmo, mio figlio è venuto a vivere con me, perché i miei figli vivevano ognuno con la sua compagna. Questo figlio, però, si è lasciato con la sua compagna ed è venuto a vivere da me. Ero felice e anche lui. Abbiamo affittato una stanza a un ragazzo cileno. Ho bisogno di farlo finanziariamente perché questo mi aiuta con le spese. Lui vive con noi da tre anni, è molto carino. Ho amici, ho il mio gruppo escursionistico, sono tornata all’escursionismo, al teatro, al cinema, alla musica, ho la mia libertà, la mia vita e la mia tranquillità”.

3.4.5 ASCOLTARE SE STESSI E AMARE SE STESSI

Infine, osserviamo che una delle strategie che mettono in atto è anche quella di ascoltare se stessi e generare pensieri volti a mantenere l’autoaffermazione e l’autostima. Questa donna ci racconta di come ha parlato a se stessa e delle cose che si è detta:

Mary: “Tu sei una donna molto importante, M. tu sei una donna molto importante, per amor di Dio non accettare mai più questa roba”.

Le donne che hanno partecipato a questa ricerca lottano per aumentare la loro autostima e per mantenere su se stesse una prospettiva diversa da quella che l’aggressore ha portato loro a credere.

Carolina: (…) ho scoperto me stessa e poi sono arrivata ad una condizione in cui non volevo più una situazione in cui mi dicevo: “Ma se cerco di rimanere a gala proprio come lui, lavoro proprio come lui, bado ai miei figli e mi prendo cura della mia casa proprio come lui, come faccio a sopportare una persona che arriva, mi picchia, mi insulta o abusa di me? Una che ti dice ‘tu non vali niente’ quando io stessa mi guardavo allo specchio e tutti mi dicevano ‘guarda che sei una ragazza che vale molto’?

Rosa: C’è qualcosa dentro di me che dice: “No, tu non sei così, non puoi credere a quello che ti dice lui” e questo è tutto e io vado avanti.

Una delle strategie che appare nella metà delle interviste è quella di guardarsi allo specchio per riaffermarsi e riconoscersi.

Elena: Guardarsi allo specchio e amarsi. Ho imparato a farlo (…) mi ha aiutato molto l’Istituto della Donna. Mi ero fatta una… una lista di tutte le caratteristiche meravigliose che avevo. Mi alzavo la mattina, mi mettevo davanti allo specchio quando mi lavavo i denti e mi dicevo: “Beh, sono sana, ho due figli, ho tanta di voglia di vivere, inoltre sono meravigliosa, benvoluta da tutti.” Allora sfilavo tutta la lista delle cose meravigliose che riconoscevo in me e poi mi dicevo…

“È ARRIVATA l’ORA DI USCIRE, RAGAZZA, SALI SU QUEI TACCHI E AVANTI TUTTA!”

10 pensieri su “Le strategie più utilizzate dai sopravvissuti per andare avanti senza terapia

  1. Ebbene si, ho fatto esattamente così, all’inizio per forza di inerzia, per non pensare. Poi, pian pianino, molto lentamente ho iniziato a trovare piacere in tutto quello che facevo. Il dolore mi toglieva il fiato. Il sonno, la fame, la voglia, la passione, il piacere. Ero annullata. Mi aveva deprogrammata, non sapevo più camminare da sola.
    Ho tolto gli ansiolitici e ho ripreso in mano il mio lavoro, quell’anno ricordo di avere fatto un sacco di cose incredibili. Non avevo energia, avevo solo rabbia e dolore che ho canalizzato.
    Oggi so di essere tornata al comando della mia vita, ma mi è costato lacrime, sudore, fatica … so di dire una cosa scontata, ma vorrei vederlo stare male così come lo sono stata io. Non si può essere così crudeli e passarla liscia. Sono passati quasi quattro anni, ma vedo la cicatrice.
    Lui invece all’inizio ha evitato di incontrarmi, poi ha cambiato sede di lavoro e non l’ho più visto fino a poco tempo fa.
    Ora “mi guardo allo specchio e mi dico che sono sana, ho tanta di voglia di vivere, inoltre sono meravigliosa, benvoluta da tutti.” E sfilo tutta la lista delle cose meravigliose che riconosco in me e poi mi dico…
    “È ARRIVATA l’ORA DI USCIRE, RAGAZZA, SALI SU QUEI TACCHI E AVANTI TUTTA!”
    Ora ci riesco … ora … un abbraccio.

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    1. Carissima Saretta, hai utilizzato un concetto importante, quello della deprogrammazione del cervello delle prede. Gli psicopatici, soprattutto, ti mettono in una condizione di non dover pensare a niente, SOLTANTO a loro. Nel mentre ci pensano LORO a gestire tutti gli aspetti della tua vita. Oggi leggevo un libro interessante, “Il cervello in amore” di G. Attili, publicato dal Mulino. Secondo l’autrice, che ci fornisce una miriadi di informazioni sulle ultime ricerche legate ai sentimenti di uomini e donne, tendiamo ad innamorarci di soggetti che hanno qualcosa di simile a una figura che il nostro cervello ha memorizzato nella sua fase più plastica, ovvero, durante la tenerissima infanzia. Non necessariamente avrebbe qualcosa della nostra madre o padre, ma ci sarebbe almeno un elemento familiare: per esempio gli occhi, la bocca, i capelli di qualcuno rimasto nel passato… Un passato in cui eravamo plasmabili, quindi programmabili. Christine Louis de Canonville, che qualche volta ho pubblicato qui, parla di una vera regressione verso l’infanzia quando veniamo feriti da queste persone e quando cerchiamo l’attaccamento ad ogni costo. Voglio dire, tutto combacia per farci pensare che c’è in effetti una deprogrammazione della preda, che dovrà poi ricostruirsi da capo su nuove basi, molto più solide delle reminiscenze dell’infanzia. Un abbraccio grande a te!

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  2. Per me chiudere la relazione con il secondo narcisista un mese fa è stato un atto di ribellione e di orgoglio, scaturito senza alcuna premeditazione ma attuato con forza e determinazione, di cui sinceramente non mi ritenevo capace.
    Come ormai sapete tutti ho avuto due relazioni con narcisisti, nella prima non sapevo nulla del problema e ho subito tutto fino alla fine, andandomene in punta di piedi e con il cuore spezzato, da lì ho capito che dovevo assolutamente fare luce su quello che mi era successo per non trovarmi mai più in una situazione di così grande sofferenza emotiva.
    Purtroppo invece sono incappata in un secondo narcisista, che però ha avuto la “sfortuna” di trovarmi molto più preparata, certo ancora molto sensibile alla tipologia di rapporto, ma con molte armi in più per affrontarlo.
    E devo dire che stavolta chiudere i giochi mantenendo orgoglio e dignità mi ha dato una grande forza…ho capito di aver vinto non sul narcisista ma sulla mia stessa paura di non essere capace di affrontare una persona che comunque mi attirava molto e verso la quale sentivo di avere una forte co-dipendenza.
    Ecco, se aver scritto così tanto qui in questi mesi ed essermi confrontata con il dolore e l’esperienza di tutti è servito a questo allora ne sono felice e lo considero il tempo speso meglio dell’ultimo anno.
    Sicuramente c’e’ stato anche in questo in questo caso il contraccolpo nelle prime due settimane: difficoltà a dormire (la sensazione di essere comunque braccata da Np in modo invisibile) senso di vuoto (loro riescono a monopolizzare tutte le tue attenzioni anche se non te ne rendi contro, distogliendole da resto) e ovviamente anche il dover lasciar andare quelle cose che in quel rapporto mi avevano dato adrenalina ed euforia e di cui indubbiamente il mio cervello ha patito sicuramente la mancanza, ma ci sto lavorando pian piano giorno per giorno.
    Ora va meglio, nessun ripensamento e nessun desiderio di sapere come prosegue la vita dell’NP (non vado a guardare il suo profilo facebook da sei mesi ormai)…insomma, siamo sulla buona strada.
    Ma tutto questo sarebbe stato impossibile senza il blog e quello che ha significato per me e tanti altri che combattono questa guerra per liberarsi da rapporti tossici, per cui mi sento ancora una volta di ringraziare tutte le persone che mi hanno ascoltata e supportata anche quando sono stata ripetitiva e noiosa.
    Un abbraccio a tutti e a Caludileia in particolare che ha reso questo blog uno spazio di vita e speranza per ognuno di noi.

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  3. un abbraccio a te mia cara spirito libero e anche a tutti voi carissima Claudileia, siete veramente formidabili qui, un punto di riferimento, articolo molto incisivo e molto bello da incorniciare, bellissima la frase finale cossi mettiti i tacchi e vai, andiamo

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  4. grazie mille come sempre Claudileia per l immenso lavoro che svolgi per noi vittime di narcisismo maligno perverso e relazioni tossiche manipolative, ti volevo ringraziare personalmente, ci tengo moltissimo, poichè riesci sempre a ritagliarti nonostante tutti i tuoi impegni da tripla mamma, un po di tempo per noi grazie

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  5. Grazie mille inazitutto per il blog! L’ho scoperto ieri sera per caso…se il caso esiste… ero presa da mille sensi di colpa per lasciare il rapporto con i miei suoceri a un rapporto di convenienza e non farli entrare nella mia vita…. e non permettergli piu’ di dire che non va bene niente di quello che faccio, che non faccio bene cucinare, che non ho scelto la casa giusta, che mangio troppo, che delle gambe grosse, che non va bene come mi vesto.
    Adesso veramente BASTA! Mi stanno rovinando la vita i loro giudizi e le loro intromissioni… Quello che gli devo non gli devo piu’ è ME STESSA!
    Adesso sono in cura da una psicologa e sto prendendo dei psicofarmaci ma non mi ferma piu’ nessuno a ritrovare me stessa e a piacermi per come sono fatta veramente io !
    Grazie grazie ancora per questo blog! E’ veramente di grande aiuto in questo momento per me!
    Un caro saluto
    Veronica

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