La lotta contro il Disturbo Post Traumatico da Stress: psicoterapia, farmaci, droghe e realtà virtuale

Fonte: https://www.verywellmind.com/ptsd-treatment-2797659
Autore: Matthew TULL è professore associato e coordinatore della ricerca sui disturbi dell’ansia presso il Centro di Medicina dell’Università del Mississippi (Dipartimento di Psichiatria e Comportamento Umano). Il Dr. Tull ha condotto numerosi studi che esaminano come i modi in cui gestiamo le nostre emozioni influenzano lo sviluppo e il protrarsi dei disturbi legati all’ansia, come il DPTS. La sua ricerca attuale si concentra sull’identificazione e una migliore comprensione dei fattori alla base dell’abuso di sostanze tra gli individui affetti da DPTS.
Trad. C. Lemes Dias

__________________________________

  • Farmaci
  • Psicoterapia
  • Terapie complementari e alternative
  • Trattamenti innovativi
  • Come cercare un trattamento

Quando le persone cercano un trattamento per il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS), spesso si chiedono se quel tipo di trattamento funzionerà.

Esistono numerosi trattamenti efficaci per il DPTS, come varie tecniche terapeutiche, nonché prove che i farmaci possono essere utili per le persone che lottano contro i sintomi più invalidanti.

I metodi di trattamento che menziono in questo articolo vengono utilizzati per ridurre al minimo o addirittura eliminare le caratteristiche più angoscianti sperimentate da persone colpite dal DPTS.

I FARMACI

Sebbene non esistano farmaci specificamente progettati per il trattamento del DPTS, alcuni si sono dimostrati efficaci nel trattamento di altre condizioni psichiatriche, come i disturbi dell’umore e dell’ansia, pertanto utili nella gestione dei sintomi del DPTS.

SSRI

Gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina, comunemente chiamati SSRI, sono un tipo di farmaco generalmente prescritto per combattere i sintomi della depressione e dell’ansia.

I SSRI prescritti comunemente e che possono essere utilizzati nel trattamento del DPTS sono:

  • Sertralina (Zoloft)
  • Paroxetina (Paxil)
  • Fluoxetina (Prozac)

I due attualmente approvati dalla Federal Drug Administration (FDA) per il trattamento del DPTS sono lo Zoloft e il Paxil. Anche gli altri farmaci si sono dimostrati efficaci, ma sono considerati off-label[1] se usati per il trattamento del DPTS.

SNRIs

Si noti che gli SSRI sono di solito la categoria comune di farmaci indicata dai professionisti nel trattamento del DPTS. Tuttavia, in alcuni casi è possibile utilizzare anche un SNRI. SNRI sta per Inibitore della Ricaptazione della Serotonina-Noripinefrina. Tali farmaci vengono spesso utilizzati per il trattamento della depressione, questo perché fino al 50% delle persone con diagnosi di DPTS soddisfa anche i criteri per la diagnosi del Disturbo Depressivo Maggiore.

Un SNRI come la venlaxafina (Effexor), si è dimostrato particolarmente efficace nel trattamento del DPTS.

ALTRI AGENTI

Non di rado, altre categorie di farmaci come gli antipsicotici atipici e la prazosina alfabloccante antiipertensiva possono essere usati per ridurre i sintomi di DPTS.

Ricordo che ogni persona risponderà in modo diverso rispetto alla tolleranza e all’efficacia percepita dei farmaci usati. A volte ci vuole tempo per trovare la soluzione migliore. La parte terapeutica del trattamento dovrà essere attentamente monitorata e gestita da un medico qualificato.

Se vi accorgete che voi stessi o la persona colpita dal DPTS sperimenta quanto segue durante l’uso dei farmaci prescritti, informate il vostro medico, poiché alcuni degli effetti collaterali dei suddetti farmaci possono includere:

  • Sonnolenza
  • Nausea
  • Insonnia
  • Diarrea
  • Nervosismo
  • Agitazione
  • Vertigini
  • Mal di testa
  • Disfunzioni sessuali

PSICOTERAPIA

Esistono varie tecniche di psicoterapia che possono essere utilizzate nel trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress. Qui menziono soltanto quelle che sulla base delle prove ottenute da svariate ricerche hanno dimostrato la loro effettiva efficacia.

Una volta trovato un professionista della salute mentale, pensate a cosa vi piacerebbe discutere con lui/lei compresi i vostri pensieri, sentimenti, sintomi e altro ancora. I vostri racconti forniscono preziose informazioni al terapista, che solo così potrà aiutarvi a capire e a gestire al meglio i vostri sintomi.

TERAPIA DI ELABORAZIONE COGNITIVA

La terapia di elaborazione cognitiva è un tipo specifico di terapia cognitiva comportamentale che si concentra su come viene percepito l’evento traumatico e su come tendete ad affrontare la parte emotiva e mentale della propria esperienza. Questo processo include l’educazione sugli elementi della terapia cognitiva comportamentale e sottolinea il quanto voi con il vostro terapeuta costituite una squadra: dovete lavorare insieme, come un team.

Insieme collaborate nell’elaborazione dell’evento traumatico, soffermandovi specificamente sui vostri “punti di blocco”. I punti di blocco sono alcuni pensieri relativi al trauma che impediscono il vostro recupero[2]. Questo metodo terapeutico può essere condotto in forma individuale o in gruppo.

EMDR

Eye movement desensitization and reprocessing è più comunemente chiamata EMDR.

Si tratta di un tipo di psicoterapia spesso utilizzata con i sopravvissuti a traumi, in particolare quelli che sperimentano sintomi di DPTS. Questa tecnica utilizza input sensoriali bilaterali come i movimenti oculari laterali per aiutarvi a elaborare ricordi difficili, pensieri ed emozioni legate al vostro trauma.

Come descritto dall’Istituto EMDR (USA), “A differenza della terapia tradizionale, le intuizioni che i pazienti traggono dalla EMDR non derivano tanto dall’interpretazione clinica, ma dai processi intellettuali ed emotivi accelerati del paziente stesso. Nella terapia EMDR, il passato, il presente e il futuro sono tutti affrontati utilizzando un consolidato approccio terapeutico in otto fasi.”

TERAPIA COGNITIVA COMPORTAMENTALE

La Terapia Cognitiva Comportamentale (TCC) si concentra sulla relazione tra pensieri, sentimenti e comportamenti. La TCC prende di mira i sintomi e i problemi attuali. Di solito dura da 12-16 sedute e può essere fatta in un formato individuale o di gruppo.

Insieme al terapeuta, lavorerete per identificare distorsioni o schemi inutili nei vostri pensieri e sentimenti relativi al trauma. L’obiettivo della TCC è quello di aiutarvi a ritrovare la speranza, sentire un maggiore senso di controllo nei vostri pensieri e comportamenti, così come aiutarvi a ridurre i comportamenti di fuga o di evasione.

TERAPIE COMPLEMENTARI E ALTERNATIVE

TRAUMA-SENSITIVE YOGA[3]

Lo yoga ha dimostrato di offrire meravigliosi effetti benefici in molte culture, con dei riscontri interessanti nell’ambito della salute mentale.

È ampiamente conosciuto come un metodo valido per il sollievo dallo stress.

Per le persone colpite da DPTS, il trauma-sensitive Yoga può essere un toccasana.

David Emerson, l’operatore che ha coniato il termine trauma-sensitive Yoga, ha lavorato su un progetto di ricerca diretto dall’esperto in legami traumatici Bessel van der Kolk. Le loro ricerche hanno dimostrato che questo particolare stile di yoga ha contribuito a ridurre significativamente i sintomi del DPTS nei partecipanti. Rispetto ad altri stili di yoga, il trauma-sensitive Yoga si concentra su movimenti più dolci del corpo e un minore utilizzo delle mani.

AGOPUNTURA

Questo metodo di guarigione è una pratica energetica della medicina cinese che prevede l’inserimento di aghi sottili in alcune zone del corpo per aiutare a prevenire o alleviare i problemi di salute. Negli USA è considerato come trattamento di medicina complementare e alternativa approvato per il DPTS. Le ricerche hanno dimostrato che l’agopuntura è sicura e può apportare benefici.  I feedback dei pazienti includono una significativa riduzione dei sentimenti di stress e ansia.

TRATTAMENTI INNOVATIVI

Esiste una varietà di trattamenti di ultima generazione molto promettenti per quanto riguarda il trattamento del DPTS.

VIRTUAL REALITY EXPOSURE

La terapia dell’esposizione si è dimostrata efficace nel trattamento di molti disturbi legati all’ansia, in quanto aiuta i pazienti ad affrontare gli aspetti più significativi del trauma con meno paura. In sintesi stretta, lavora per desensibilizzarli sull’impatto emotivo delle loro esperienza.

La Virtual reality exposure therapy (VRET) utilizza la tecnologia per esporre gradualmente il paziente alla situazione traumatica, lavorando a stretto contatto con un medico specializzato.

Le situazioni visive vengono manipolate dal clinico e discusse insieme. La continua esposizione all’evento traumatico fa sì che col tempo l’impatto emotivo della situazione traumatica sui pazienti sia sempre minore. Come ha dichiarato un veterano di guerra sottoposto a questa terapia: “Si ripete la storia più e più volte. Mi sono talmente annoiato della mia stessa storia che alla fine non suscitava su di me alcun tipo di reazione”.

INFUSIONE DI KETAMINA[4]

Originariamente approvata dalla FDA per l’anestesia, l’infusione di ketamina sta emergendo come opzione per condizioni di salute mentale resistenti al trattamento, incluso il DPTS. La terapia con ketamina viene somministrata per via endovenosa a dosi molto basse, che la rendono sicura per il trattamento ambulatoriale senza produrre effetti collaterali di rilievo. La ricerca ha dimostrato che un solo trattamento della durata di 40 minuti (flebo) può portare ad una rapida riduzione dei sintomi del DPTS.

L’infusione con ketamina viene inserita in una serie di trattamenti nell’arco di poche settimane. Le infusioni vengono somministrate solo da personale medico qualificato e autorizzato a somministrare questa forma di trattamento.

Sono in corso ricerche su come sfruttare al meglio questo trattamento per risultati durevoli nel tempo.

TERAPIA ASSISTITA CON MDMA[5]

Il MDMA è comunemente conosciuto come “ecstasy”, una droga da sballo. Tuttavia, sempre più la ricerca si impegna a esplorare l’uso dell’MDMA nel trattamento di alcuni condizioni di salute mentale, incluso il DPTS. Durante le sessioni di terapia assistita con MDMA, le memorie traumatiche vengono vissute come meno minacciose man mano che si elabora l’impatto della propria esperienza traumatica con il terapeuta.

In questo tipo di terapia lo stile non è direttivo, in quanto il terapeuta offre uno spazio tranquillo perché il paziente elabori le sue esperienze senza timore di giudizio o pressione. Con l’aiuto del MDMA, i ricercatori pensano sia possibile accedere ai propri ricordi traumatici senza sentire una minaccia imminente o paura, rendendo più facile elaborare i pensieri negativi e le emozioni legate all’evento.

Sono in corso ricerche che esaminano i rischi e i benefici di questo trattamento alternativo.

COME CERCARE UN TRATTAMENTO

Come abbiamo visto sono disponibili diverse opzioni terapeutiche. Con l’avanzare della ricerca, tecniche nuove e di ultima generazione stanno dimostrando la loro efficacia.

La chiave per cercare il giusto trattamento sta nel riconoscere QUALI risorse potrebbero essere utili a voi o alla persona che intendete orientare.

Chi lotta contro un DPTS spesso prova sentimenti di vergogna e paura, trovando difficile iniziare a cercare aiuto da solo.

Non è raro isolarsi dal mondo con la speranza che i sintomi scompaiano da soli.

INTERNET

Internet può essere una risorsa preziosa per connettersi alle realtà locali. I siti online, come la PTSD Alliance (USA) possono offrire aiuto e guida per trovare programmi di trattamento nella vostra zona[6].

IL VOSTRO MEDICO DI BASE

Il rapporto con il proprio medico di base può essere un buon punto di partenza, se preferite parlare con qualcuno di persona per cercare le opzioni di trattamento migliori a livello locale. Molti medici e altri operatori sanitari appartengono a una rete che indica i professionisti più adatti al trattamento di determinate condizioni, come potrebbe essere il DPTS.

Se avete sperimentato un evento traumatico e soffrite di sintomi del DPTS, è molto importante cercare un aiuto.

Se siete alla ricerca di un professionista specializzato, ci sono un certo numero di siti web utili che possono trovare chi fa per voi.

Nella ricerca di un professionista ricordatevi di essere non solo pazienti, ma anche consumatori.

Non abbiate paura di cambiare scelta se ritenete che qualcun altro possa soddisfare al meglio le vostre esigenze di benessere psicofisico.

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[1] I farmaci off-label sono registrati e approvati, ma per indicazioni terapeutiche diverse rispetto a quelle per cui vengono invece prescritti. I farmaci di cui si può fare un utilizzo off-label sono principi attivi largamente impiegati già da tempo, per i quali le evidenze scientifiche suggeriscono un loro razionale utilizzo anche in situazioni cliniche non espressamente e ufficialmente approvate.

[2] I punti di blocco (stuck point) possono manifestarsi come distorsioni cognitive come la negazione (per esempio, nel caso di una molestia sessuale potrebbe essere “Lui non l’ha fatto apposta, l’ho provocato vestendomi così”), auto biasimo (“Non dovevo andare in giro a quell’ora, me la sono cercata”) e ipergeneralizzazione (“Le donne sono tutte opportuniste, se non hai dei soldi non ti calcolano.”)

[3] https://www.istitutobeck.com/trauma-sensitive-yoga-per-il-trattamento-del-trauma

[4] https://www.news-medical.net/news/20140403/13564/Italian.aspx

[5] https://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/08/31/news/ecstasy_contro_il_disturbo_postraumatico_da_stress-174293845/

[6] https://www.istitutobeck.com/disturbo-post-traumatico-da-stress

23 pensieri su “La lotta contro il Disturbo Post Traumatico da Stress: psicoterapia, farmaci, droghe e realtà virtuale

  1. Il mio costante contatto con narcisisti patologici mi aveva anche portato a sviluppare una gastrite da reflusso che poi è degenerata in un’ ulcera. Consiglio quindi di non sottovalutare i disagi e il malessere che avvertite dopo essere stati a contatto con persone per voi deleterie, e a rivolgervi subito al vostro medico di fiducia allo scopo di intraprendere un’ eventuale percorso terapeutico come illustrato nell’ articolo. Questo, dopo aver ovviamente preso una distanza netta dal manipolatore/aggressore psichico, altrimenti è tutto inutile…

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  2. DPTS me lo sono beccato per intero con tutta la sintomatologia relativa. Non vi nego che più volte ho pensato di voler morire. Ricordo in particolare uno dei primissimi giorni in cui ancora non avevo capito che fosse lui il malato mentale, che ero a letto, non riuscivo a fare neanche la lavatrice, era domenica mattina, sentivo il mio corpo come gonfiare, io ero estranea al mio corpo. Avrei voluto essere felice e mi ritrovavo un rottame. Che inferno era il mio dolore. Non c’era una parte del mio corpo che stesse bene. Quel giorno aspettavo solo di volare in cielo. Senza di lui.
    Per tre anni e mezzo un dolore che si placava così lentamente che mi spazientivo. Volevo tornare a vedere i colori e invece vedevo nero. Ho buttato otto anni con lui e tre ne ho persi a curarmi. Terapia cognitivo comportamentale e tanta lettura, ma tantissima. Come potrei mai perdonarlo? No, lascio andare per decorrenza dei termini, ma non perché frutto di perdono. Aspetto la giustizia divina. Un saluto a tutti.

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    1. Carissima Saretta, purtroppo questo stato di prostrazione a causa degli effetti degli abusi narcisistici/psicopatici difficilmente viene compreso da chi ci circonda ed è proprio per questa ragione che ci vediamo costretti a cercare un professionista adatto al nostro caso. Etichettare una persona come “depressa” perché “non riesce a superare la fine di un rapporto” o perché vive sotto bombardamento dentro casa sua è troppo facile per chi non approfondisce un bel niente sulla complessità dei legami traumatici. L’approccio terapeutico per superare una relazione tossica deve essere multidisciplinare, perché tali “personaggi inventati”, con le loro azioni malvagie, colpiscono una dopo l’altra tutte le caratteristiche della nostra personalità a noi più care. Alla fine viene colpita la nostra capacità decisionale, il che andrà a danneggiare tutti gli ambiti della nostra vita: non rendiamo più al lavoro, non riusciamo più a socializzare e neanche a prenderci cura dei nostri stessi figli. Dico sempre che l’obiettivo perverso è quello di renderci sterili, morte dentro. Finché non raggiunge questo obiettivo si sente “infelice” e quindi continua a generare infelicità. Ora ti stai liberando con fatica delle ultime vestigia di tossicità che ti ha lasciato il soggetto. E’ sempre bene sottolineare il tempo che impieghiamo, perché è variabile da persona a persona, ma pur sempre parliamo di ANNI. Quando avrai superato tutto comprenderai che la giustizia avviene proprio qui, su questa Terra. Non c’è libertà per chi si rende schiavo dello sguardo altrui. Penso che questa sia una condanna peggiore di essere in galera, perché implica un tale spreco di energia che nel mentre la vita stessa perde il suo senso. Non possiamo confondere la maschera che ostentano con ciò che sono. Un abbraccio grande a te!!!

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      1. – Etichettare una persona come “depressa” perché “non riesce a superare la fine di un rapporto” o perché vive sotto bombardamento dentro casa sua è troppo facile per chi non approfondisce un bel niente-

        parole sante

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  3. Passato almeno un anno, forse un anno e mezzo in una situazione traumatica conclamata, con tutta la sintomatologia possibile e immaginabile.
    Come descritto da Saretta, la cosa sconvolgente, a pensarci adesso, è il pensiero ricorrente di voler morire, nonchè il tempo necessario (almeno per me) anche solo per cominciare ad uscirne.
    Nella mia esperienza, al di là dell’uso molto limitato di qualche farmaco nei momenti di vere e proprie crisi acute che avevano pesanti conseguenze fisiche, la salvezza è stata la psicoterapia, onestamente non saprei nemmeno dire con precisione secondo quale metodo.
    Un abbraccio!

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    1. Caro Gianni, se ci pensi il metodo non è tanto importante. L’articolo che ho tradotto è di un ricercatore abbastanza rinomato che giustamente parla con dei dati scientifici in mano e un signor curriculum. Tuttavia molto dipende dal professionista che hai trovato e della sua umanità anche perché le terapie, tanto per il DPTS quanto per il trauma derivato dagli abusi narcisistici, sono tuttora molto esperimentali e intuitive. Solo ora le neuroscienze stanno dimostrando che effettivamente chi subisce maltrattamenti domestici manifesta gli stessi sintomi dei veterani di guerra, il che onestamente ci fa comprendere il quanto l’ambiente familiare possa essere stressante e distruttivo quanto vivere sotto bombardamento. Sono contenta per il professionista che hai trovato. Abbraccio grande.

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      1. Carissima Claudileia, concordo assolutamente con quello che dici, anche nella risposta a Saretta.
        Nel caso del terapeuta per me la differenza l’ha fatta proprio la sua umanità, oltre che la sua competenza, e la sua totale comprensione e, se possibile, anche la vera e propria condivisione del livello di sofferenza che stavo provando.
        Un abbraccio grande a te!

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  4. La mia psicoterapeuta, che ancora oggi vedo, mi ha da subito dato la comprensione che cercavo, mi ha immediatamente fatto vedere l’abuso che stavo subendo. La cattiveria nel suo lasciarmi, la mostruosità deliberata. Mi ha fatto conoscere le varie disabilità mentali. Mi si è aperto il mondo.
    Ma quel punto della mia vita in cui è iniziato il dolore, quel dolore … non si cancella. Rimane lì a testimoniare e, forse, a segnalare un confine tra quella che ero e quella che sono … buon pomeriggio ragazzi.

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    1. Cara Saretta, ci sono professionisti che ci salvano la vita. Non ho dubbi che molti svolgono la loro attività con dedizione. Ne abbiamo proprio bisogno di una bella dose di competenza e gentilezza quando affidiamo il nostro prezioso cervello a qualcuno…

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  5. Mia sorella è morta ha avuto un infarto poche ore fa-non ha retto ad una vita con uno psicopatico-anche lei! Tante volte mi diceva:sembrano figli della stessa madre

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  6. Il disturbo post traumatico da stress è qualcosa di estremamente serio e da non sottovlalutare mai, spesso pensiamo che il problema sia quando siamo in relazione ai narcisisti e che chiudere sia sufficiente a liberaci…ma poi ci accorgiamo che il “bello” deve ancora venire. A volte infatti si soffre di più dopo la fine del rapporto che durante lo stesso (poichè gli abusi sono abilmente dosati con la tecnica del bastone e carota e rinforzi intermittenti che danno speranza alla vittima).
    Sintomi fisici come quelli descritti (nel mi caso, dermatiti mai avute prima e disturbi nel ciclo), difficoltà a dormire, senso di vuoto, mancanza di motivazione, incubi, ansia, depressione…cose che a volte fanno rimpiangere il periodo cosiddetto d'”oro” con gli Np e spingono talvolta ad interrompere il no contact, ma è una trappola mentale pericolosa perchè tutte le nostre esperienze e testimonianze dimostrano che ogni ritorno nel gioco del narcisista corrisponde ad un’ulteriore picconata al nostro equilibrio ed autostima.
    Come ho detto altre volte io non ho seguito una psicoterapia ma credo che in certe circostanze, quando il disturbo arriva a minare pesantemente il nostro funzionamento nella quotidianità, sia assolutamente necessaria, sperando di trovare un/una terapeuta davvero preparata in questo campo. Un lavoraccio, duro ma indispensabile, i cui frutti forse non si vedono subito ma nel tempo e con costanza.
    Un abbraccio a tutti

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    1. Cara Spirito, il “dopo” è difficile da gestire forse perché narcisisti e co. sono abili illusionisti. È come se ti vendessero un sogno, a volte quello di una vita intera. Non importa il tipo di relazione che hai avuto e la durata perché con lo sguardo e le allusioni buttate qui e lì possono prometterti il mondo che sogni. Più della persona il dolore si concentra sulla perdita di ciò che si credeva possibile e irripetibile con qualcun’altro, il che non corrisponde al vero. Nel tuo specifico caso NP2 ti ha fatto credere di essere sui generis, data la tua apertura mentale. Alternava momenti in cui ti faceva inconsciamente credere di essere la sua compagna ideale, proprio perché mentalmente diversa dalla sua, con altri in cui ti faceva sentire inferiore per le stesse identiche ragioni. Questo andirivieni è talmente destabilizzante da inquinare la nostra mente per tantissimo tempo. La maggior parte delle ex prede ritornano sui loro passi perché disinstallare questo meccanismo, cioè, sbarazzarsene in via definitiva della dissonanza cognitiva sembra un compito impossibile. Abbraccio grande a te!

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      1. Hai descritto perfettamente il meccanisimo abusivo di Np2 Caludileia. Non ci avevo mai riflettuto in questi termini, ma è esattamente come dici tu.
        Questa dissonanza è stata molto forte per me in effetti….da una parte esaltava dall’altra svalutava per lo stesso motivo.
        Questo è anche il segno del loro perenne caos interiore, volto a idealizzare e demolire le persone in modo costante poichè solo così riescono a non crollare loro stessi.
        Questa sera il mio pensiero va a Melisenda e a sua sorella che purtroppo non ha retto anni di abusi e maltrattamenti. Questo mi addolora profondamente.
        Con queste persone intorno si perde veramente la salute, sia mentale che fisica. Bisogna davvero continuare a denunciare sempre questo fenomeno per sensibilizzare sempre più persone e aiutarle a proteggersi.
        Un abbraccio

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  7. Era una persona affascinante bella molto intelligente, ginecologa per anni è andata in chiapas a spese sue per formare infermiere-abbiamo una foto di lei piccola esile sorridente in mezzo a uomini con il volto coperto, un’altra dove insegna a ragazze fotografate di spalle, era bellissima ed è stata distrutta da uno dei più feroci pezzi di merda anaffettivi – siamo una famiglia di tutte donne e come abbiamo sempre fatto nei momenti più duri stiamo assieme ma senza di lei è terribile-Claudileia Grazia Gianni Spirito i vostri abbracci li ho proprio sentiti

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    1. E’ tremendo Melisenda, mi dispiace tantissimo, anche oggi mentre ero in giro ho ripensato a questa vicenda, davvero. Auguro a questo verme strisciante le cose peggiori, anche se mi rendo conto che sarebbe una magrissima consolazione. Ti siamo tutti vicini. Ti abbraccio di nuovo tanto.

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    2. Carissima Melisenda, oramai sappiamo che quanto più luminosa è la personalità di una donna o di un uomo, più l’ira perversa si abbatte su di lei o su di lui. Immagino che tua sorella rappresentasse con la sua forza e il suo coraggio tutto ciò che fa impallidire i veri miserabili di questo pianeta. Mi conforta molto pensare che esista un piano superiore a questo che ci accolga e ci avvolga, donandoci tutta la pace e la gioia che fin troppe volte ci è mancata in vita. Non vado oltre con le parole perché so che in questi momenti nulla conforta più dei nostri abbracci. Mi commuove sapere che li stai avvertendo da tutti noi. Grazie per averci permesso di stare vicini a te e di poter esprimere il nostro affetto sincero.

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    3. Carissima Melisenda, ti sono vicino.
      Tua sorella, come dicono quelli di montagna, “è andata avanti” ma ti accompagnerà e proteggerà sempre.
      Una preghiera per lei e un abbraccio forte a te.

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