Perdono e auto perdono, quando è auspicabile e quando vi danneggia ancor di più

Fonte: https://www.verywellmind.com/how-to-forgive-yourself-4583819
Trad. C. Lemes Dias

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Il perdono è spesso definito come una decisione deliberata di lasciar andare sentimenti di rabbia, risentimento e vendetta nei confronti di qualcuno che vi ha fatto del male.

Il perdono è di solito ritenuto una buona cosa.

Mentre si può essere abbastanza generosi per quanto riguarda la nostra capacità di perdonare gli altri, spesso siamo molto severi con noi stessi.

Tutti commettono errori, ma imparare da questi errori, lasciarli andare, andare avanti e perdonarci si è dimostrato cruciale in molti casi per la nostra stessa salute e benessere.

Scopriamo di più sul perché l’auto perdono può essere utile ed esploriamo alcuni passaggi che potrebbero rivelarsi importanti su questo front.

UN COMPITO COMPLESSO

Dunque, cosa rende talvolta difficile il perdono di sé?

Perché le persone spesso continuano a punirsi e rimproverarsi per errori relativamente minori?

Impegnarsi in azioni che non sono in linea con i nostri valori o le nostre convinzioni personali può portare a sentimenti di colpa e rimpianto, o peggio, di odio verso noi stessi.

Un articolo fondamentale sul tema del perdono di sé lo definisce come “una volontà di abbandonare il risentimento di sé di fronte al proprio obiettivo riconosciuto sbagliato, promuovendo nel contempo compassione, generosità e amore verso se stessi”[1].

Tuttavia, ci sono una serie di ragioni per cui il perdono di sé a volte può diventare molto difficile:

  1. Le nostre emozioni

Una difficoltà sta nei sensi di colpa che proviamo per le nostre azioni; possiamo provare vergogna per i nostri pensieri e sentimenti. Desiderare che gli altri si ammalino o che succeda qualcosa di brutto, ad esempio, potrebbe far sentire in colpa persone molto empatiche. Rabbia, invidia, desiderio e avidità sono anche emozioni che possono provocare sensi di colpa o rimorso.

Perdonarci per tali pensieri può essere in parte difficile perché a volte non siamo pienamente consapevoli di provare una gamma molto più vasta dei sentimenti che spesso esterniamo.

  1. Ruminazione

Alcune persone sono naturalmente più inclini alla ruminazione, il che può rendere più facile soffermarsi sui sentimenti negativi. Il fatto che il perdono di sé implichi il riconoscimento di comportamenti poco nobili e l’ammissione di dover cambiarli può rendere il processo più impegnativo.

Le persone che non sono ancora pronte al cambiamento possono trovare più difficile perdonarsi in via definitiva. È più facile impegnarsi in una sorta di pseudo-perdono semplicemente trascurando o giustificando il proprio comportamento, anziché cercare l’accettazione di sé e la volontà di cambiare.

BENEFICI

L’assioma standard all’interno della psicologia è che il perdono sia una buona cosa, perché porta a una serie di benefici, tanto per chi abbia sperimentato una forma lieve di rancore, quanto per chi abbia odiato molto più a lungo. Ciò include sia il perdono degli altri che quello legato a noi stessi.

Il perdono può avere un forte impatto sul benessere mentale.

In uno studio del 2016 pubblicato sul Journal of Health Psychology, i ricercatori hanno scoperto che lo stress, il benessere psicologico e il perdono condividono potenti interconnessioni. La ricerca ha dimostrato che le persone con livelli di stress elevati durante la vita subiscono un peggioramento della loro salute mentale. Questo studio ha rivelato che coloro che hanno ottenuto punteggi elevati nelle misure di perdono hanno anche mostrato di avere una migliore salute mentale, anche se i livelli di stress erano comunque elevati.

  1. Salute mentale

I ricercatori suggeriscono che il perdono può avere una serie di benefici psicologici tra cui la riduzione dei sintomi di depressione, ansia e altre condizioni psichiatriche. Uno dei maggiori vantaggi deriva dall’abbandono della rabbia, il che porta a una riduzione dello stress. Le persone che sono in grado di abbassare i livelli di stress godono di una migliore immunità e, di conseguenza, più energia.

  1. Salute fisica

Le persone che perdonano potrebbero avere meno probabilità di manifestare alcuni sintomi negativi sulla salute fisica, il che riduce i tassi di mortalità. I sentimenti di rabbia e ostilità sono stati collegati a risultati negativi sulla salute. Ad esempio, ci sono studi che dimostrano un’associazione tra rabbia e ostilità e una maggiore incidenza di malattia coronarica.

  1. Relazioni

Rabbia, senso di colpa, rimpianto e risentimento possono creare scompiglio nelle relazioni, di modo che essere in grado di perdonare può fare molto per migliorare la vita familiare e le amicizie. Gli studiosi ipotizzano che la capacità di perdonare è una componente fondamentale di relazioni sociali di successo. Essere in grado di stringere stretti legami emotivi con altre persone è importante, ma lo è anche la capacità di riparare quei legami quando diventano pesanti o si deteriorano.

È chiaro che essere in grado di perdonare gli altri è essenziale per intraprendere relazioni sociali sane, ma essere in grado di perdonare noi stessi ha un suo peso nel modo in cui interagiamo con le persone che fanno parte della nostra vita. Quando il risentimento è diretto interiormente, ci porta all’isolamento dai nostri cari o persino a proiettare sentimenti negativi su di loro, le persone a cui ci teniamo di più.

Essere in grado di perdonarsi può migliorare la visione di mondo di una persona, così come la sua capacità di relazionarsi con gli altri in modo positivo.

POTENZIALI SVANTAGGI

Mentre il perdono di sé è generalmente considerato un’azione positiva che può aiutare a ripristinare il senso di sé, ci sono anche ricerche che indicano che può avere effetti dannosi in certe circostanze.

Attenzione: l’auto-perdono può diventare disadattivo di fronte a determinati comportamenti disfunzionali.

Nel caso della dipendenza, ad esempio, NON PERDONARE il proprio comportamento può effettivamente aumentare la motivazione al cambiamento.

In uno studio condotto su giocatori d’azzardo, i ricercatori hanno scoperto che tra quelli compulsivi L’AUTO PERDONO AVEVA RIDOTTO LA LORO DISPONIBILITÀ AL CAMBIAMENTO.

FRAINTENDIMENTI

Perdonare non significa semplicemente ignorare un problema.

Quando ci auto perdoniamo non stiamo soltanto lasciando alle spalle il passato per meglio andare avanti. Stiamo anche accettando ciò che ci è successo e dimostrando compassione per noi stessi.

Essere in grado di perdonarsi non è segno di debolezza. La capacità di estendere l’empatia e la comprensione quando capiamo che ci stiamo facendo del male non è mai facile. In molti casi garantire il perdono di sé è molto più difficile che lasciarsi crogiolare dalla rabbia o dal rimpianto.

L’auto perdono non significa nemmeno lasciar passare tutto. L’atto di perdono, tanto quanto perdoniamo noi stessi, quanto qualcuno che ci ha offeso, non suggerisce che stiamo perdonando il comportamento incriminato. Significa che accettiamo che quel fatto/azione è accaduto e che siamo disposti a superarlo per andare avanti con la nostra vita, SENZA RIMUGINARE SU EVENTI PASSATI CHE NON ABBIAMO IL POTERE DI CAMBIARE.

COME PERDONARE ME STESSO?

Proprio come con qualsiasi caratteristica umana, alcune persone sono naturalmente più indulgenti di altre. Se avete, invece, una bassa autostima e la tendenza ad incolparvi quando le cose vanno male, potete trovare molto più difficile concedervi clemenza.

Un approccio terapeutico all’auto perdono suggerisce quattro azioni chiave che potrebbero esservi utili.

LE 4 R DELL’AUTO PERDONO

  1. Responsabilità
  2. Rimorsi (pietà)
  3. Riparazione
  4. Rinnovamento

1. Responsabilità: accettare la responsabilità delle proprie azioni. In un articolo pubblicato sul Journal of Counselling and Development, i ricercatori Cornish e Wade suggeriscono che assumersi la responsabilità delle proprie azioni è il primo passo verso l’autentico perdono di sé. Assumendo la responsabilità e accettando di aver intrapreso azioni che hanno ferito gli altri (o danneggiato voi stessi), è possibile evitare emozioni negative come il rimpianto e i sensi di colpa eccessivi.

2. Rimorsi: permettetevi di provare rimorsi. La colpa non è sempre una brutta cosa. Essa vi consente di pensare alle conseguenze, provare empatia per gli altri e cercare modi per migliorarsi. La chiave è permettersi di provare rimorsi senza soffermarsi su una colpa malsana.

3. Riparazione: sapere riparare le proprie azioni. Un modo per superare la colpa è agire per correggere gli errori commessi, saper chiedere scusa e cercare modi per andare avanti a prescindere delle nostre ferite.

4. Rinnovamento: trovare azioni positive che ci aiutino a voltare pagina. Come potete emergere da una esperienza negativa diventando una persona migliore? Quali passi potete intraprendere per prevenire gli stessi comportamenti in futuro? Perdonarsi spesso richiede di trovare un modo per imparare dall’esperienza e crescere come persona.

LIMITAZIONI ALL’APPROCCIO

E’ importante riconoscere che ci sono persone che spesso provano sensi di colpa, rimorsi e auto recriminazione anche senza aver commesso alcun tipo di offesa.

Le persone che hanno subito abusi, traumi o lutti possono provare vergogna e sensi di colpa per eventi sui quali non hanno avuto alcun controllo.

IL MODELLO DI PERDONO DELINEATO SOPRA NON PUÒ APPLICARSI A OGNI INDIVIDUO E OGNI SITUAZIONE.

Questo è particolarmente vero soprattutto verso quelle tipologie di persone che sentono di aver dovuto essere in grado di prevedere un risultato negativo (noto come il pregiudizio delcol senno di poi’), allevate a provare forti sensi di colpa per non essere riuscite a modificare le loro azioni. Le vittime di crimini o traumi, ad esempio, spesso si convincono di aver dovuto essere in grado di prevedere cosa sarebbe loro accaduto ‘solo se’. La verità è che non avevano alcun modo di prevedere il risultato negativo.

ALTRI METODI

Quindi cos’altro possono fare le persone per favorire il perdono di sé?

  1. Smettere di razionalizzare o giustificare l’accaduto.

Affrontare ciò che avete fatto o ciò che è accaduto è il primo passo verso l’auto perdono. Se avete inventato delle scuse per rendere accettabili i vostri comportamenti, è tempo di affrontare e accettare ciò che avete fatto. Si tratta di un passaggio che vi consente una sana assunzione di responsabilità, portandovi ad ammettere che ciò che avete fatto era sbagliato, inaccettabile o offensivo (per voi stessi o per gli altri).

  1. Cercare di capire le motivazioni.

Prima di poter perdonare voi stessi, è necessario capire perché vi siete comportati in un determinato modo e perché vi sentiti in colpa per le azioni che avete compiuto. Ad esempio, forse avete fatto qualcosa che ha violato le vostre convinzioni morali. Capire perché l’avete fatto può aiutarvi a comprendere il quanto perdonarsi sia così importante.

Questo passaggio può anche aiutarvi a imparare come evitare tali comportamenti in futuro.

Cercate di riunire informazioni sulle forze che modellano le vostre scelte, perché questo vi darà l’opportunità di trovare sbocchi più accettabili.

  1. Riconoscere la differenza tra colpa e vergogna.

Sentirsi male quando si fa qualcosa di sbagliato è del tutto naturale e può servire come trampolino di lancio per cambiare. La vergogna, d’altra parte, comporta spesso sentimenti di inutilità. Commettere errori e sentirsi in colpa non ci rende cattive persone o mina il nostro valore intrinseco. L’esperienza del rimorso è naturale e ci consente di accettare la responsabilità per meglio andare avanti. È la vergogna e l’autocondanna a tenerci ancorati nel passato.

  1. Concentrarsi sulla costruzione dell’empatia per coloro che sono stati danneggiati.

Una delle potenziali insidie quando ci auto perdoniamo è che a volte questo diminuisce l’empatia per coloro che sono stati feriti dalle nostre azioni. Spesso, il perdono di sé può portare a una maggiore compassione per gli altri. Tuttavia, a onore del vero, troppa attenzione interiore può rendere più difficile l’identificazione con gli altri. È possibile evitare che questo accada restando consapevoli del meccanismo che si innesca e continuando a dare la nostra empatia a tutti coloro che sono stati colpiti dalle vostre azioni.

  1. Considerare modi di perdonare noi stessi

Cosa guadagniamo perdonando noi stessi? Proprio come perdonare gli altri l’auto perdono può portare a una serie di benefici, come abbiamo visto. Offrirci questo stesso perdono può migliorare la nostra salute e il nostro benessere. Lasciar andare il passato e offrirci il ​​perdono che meritiamo giova alla salute mentale e migliora anche la nostra auto immagine.

  1. Pagare il prezzo

Fare ammenda è una componente importante del perdono, anche quando la persona che stiamo perdonando siamo noi. Cosa potete fare per sentire come se aveste guadagnato il vostro stesso perdono? Le azioni riparative spesso implicano fare qualcosa per una persona che abbiamo ferito.

  1. Concentratevi sull’apprendimento dall’esperienza

Ogni singola persona commette errori e ha cose per le quali si sente dispiaciuta o rammaricata. Cadere nella trappola della ruminazione, dell’odio verso se stessi o persino della pietà può essere dannoso e rendere difficile mantenere l’autostima e la motivazione. Di fronte a un problema legato alle nostre azioni o sentimenti, è necessario concentrarci sulla ricerca di qualcosa di positivo in mezzo al caos.

Sì, potete aver sbagliato, ma è stata un’esperienza di apprendimento che può aiutarvi a fare scelte migliori in futuro.

LA NOSTRA CONCLUSIONE

Perdonare le persone che ci hanno fatto del male può essere una sfida, ma perdonarci risulta altrettanto difficile.

È importante ricordare che imparare a perdonarci non è una regola universale.

Non è mai semplice o facile, tuttavia si può lavorare su questa forma di auto compassione per portare alla serie di possibili benefici per la vostra salute.

Oltre a ridurre lo stress, la depressione e l’ansia, l’auto perdono può anche avere effetti positivi sulla salute fisica e sulle relazioni future.

Trad. Trocando em miudos, Chico Buarque 

Ti lascio il nastro del Signore di Bonfim/ non mi è servito/ Però mi tengo il disco di Pixinguinha, d’accordo?/ Il resto è tuo/ Facendo bene i conti, puoi tenerti/ i resti di ciò che chiamano casa/ I fantasmi di ciò eravamo/ I segni dell’amore tra le nostre lenzuola/ I nostri migliori ricordi/ Ah, quella speranza che tutto si sistemasse/ Puoi scordartela/ La fede matrimoniale, puoi impegnarla/ o farla fondere/ Ci tengo a dirti che non ti darò/
L’enorme piacere di vedermi piangere/ e nemmeno ti farò pagare i danni/ del mio cuore così distrutto/ A proposito/ accetta un aiuto dal tuo futuro amore/ per l’affitto/ Dammi il Neruda che mi hai fregato/ E non hai mai letto/ Chiudo il portone senza fare rumore/
Porto via la carta d’identità/ Un ultimo bicchiere, molti rimpianti/ E la leggera impressione/ di aver atteso già troppo per andarmene.

[1] https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/j.2161-007X.1996.tb00844.x

28 pensieri su “Perdono e auto perdono, quando è auspicabile e quando vi danneggia ancor di più

  1. Articolo molto interessante.
    Però io non ho nulla di cui perdonarmi e nemmeno perdono la NP. Semplicemente, dopo essere venuto a conoscenza che esistono persone con questo disturbo, ho accettato la situazione e continuato a vivere. Non dico di non aver sofferto, tutt’altro. Ma è stata una esperienza di vita.

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    1. L’articolo specifica che ci sono casi e casi. Molte persone non riescono a perdonarsi per “non aver capito prima”, il che significa non aver compreso che si trattava di un disturbato/disturbata oppure non aver detto o fatto questo e quello. Conveniamo che si tratta di un problema che molto spesso appare nei commenti. Il punto è che molti terapeuti consigliano il perdono dell’altro come se questo fosse sempre possibile oppure giovasse all’anima più di qualsiasi altro approccio, senza specificare che nel caso di narcisisti perversi/psicopatici, chiedere a una persona traumatizzata di perdonare tali soggetti genera l’aggravamento delle sue condizioni. Dopodiché un altro aspetto molto interessante – e anche molto trascurato – è che non sempre l’auto perdono è utile ed efficace come misura di empowerment personale. Se prendiamo uno alcolizzato che si auto perdona ad ogni bicchiere è evidente che finirà per morire di cirrosi epatica! Lo stesso vale per i narcisisti patologici, che sviluppano meccanismi talmente indulgenti verso loro stessi che a prescindere della gravità dei loro comportamenti si auto perdonano in continuazione. Quindi, direi che c’è molta superficialità quando non specifichiamo che l’argomento “perdono” va preso con le pinze. Per quanto mi riguarda ho chiesto perdono alle persone amiche che mi avevano messo in guardia ma che sono state ignorate o addirittura tagliate fuori dalla mia vita. Quando sei nel circuito perverso, a maggior ragione se sei reduce da una lunga convivenza, difficilmente ragioni al punto di dire “be’, non ho nulla da perdonarmi perché ho sempre preso decisioni giuste”. Anche le persone che si sono trovate nella condizione di amanti si sentono in colpa magari verso i figli del narcisista patologico o della propria famiglia/figli trascurati… Onestamente, io non vado fiera di molte delle decisioni che ho preso nel pieno del love bombing. Ok, posso pure perdonarmi, ma di danni ne ho fatti e riconoscerli mi rende anche capace di chiedere perdono alle persone e di correre ai ripari. Per me è stato importante comprendere che non ho soltanto fatto del male a me stessa, ma anche alle persone che mi amavano davvero. Un abbraccio e buona giornata a te!

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  2. Io ho passato anni a chiedere scusa e perdono per qualsiasi cosa mi venisse imputata, ma questo fa parte del meccanismo di svalutazione e controllo da parte di NP. Questo non rientra per me nel perdono o nell’autoperdono, ma solo nella patologicità della relazione.
    Diverso invece il percorso che ho fatto in merito alle mie fragilità e ai miei punti deboli, affrontato in terapia: errori ne ho fatti, come tutti, nella mia vita, anche nel rapporto, ma la perfezione non esiste.
    Se arrivare a capire che non si può essere perfetti (cosa richiesta da NP e in parte autoimposta da solo per indole o forse per insicurezza) e che quindi se si fanno degli errori si può sopravvivere, possibilmente chiedendo scusa alle persone che da questi errori possono essersi sentite ferite, se tutto questo significa autoperdonarsi, allora mi sono autoperdonato.
    Ciò non significa che io adesso mi conceda tutto autoassolvendomi ogni volta, ma semplicemente che, mantenendo saldi i miei principi fondamentali, è accettabile sbagliare qualche volta.
    Poi c’è l’altro aspetto: perdonare gli altri, in particolare NP……
    Credo che perdonare gli altri faccia bene in primo luogo a noi e soprattutto fa bene alla relazione che abbiamo con l’altro; quindi evitare il protrarsi del rancore è positivo per noi, perchè il sentimento di rabbia e rivalsa è comunque qualcosa che ci tiene legati in maniera sbagliata alla persona che ci ha fatto soffrire. Ma questo è un discorso che vale in generale con chiunque.
    Peccato che la relazione con NP esca da qualsiasi schema di normalità, e quindi io onestamente non saprei nemmeno dire so ho perdonato o meno mia moglie, semplicemente ho fatto un reset completo della mia esistenza con lei, e quindi tutto quello che è avvenuto è solo un capitolo della mia vita che mi ha lasciato un’esperienza.
    Il perdono lo concedo alle persone con le quali voglio continuare la mia relazione, di qualsiasi tipo sia.
    In questo caso il distacco mentale è tale da non permettermi di pormi il problema del perdono. Sono talmente distante e affettivamente indifferente da non aver nemmeno voglia di pensare se ho perdonato o meno.
    Un abbraccio!

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    1. Caro Gianni, come scritto a Kolisch, non credo proprio che chiedere perdono a narcisisti, psicopatici e manipolatori in generale sia una cosa sana e mi fa senso pensare che un terapeuta decente lo consigli ai suoi pazienti perché possano sentirsi meglio. Penso, però, che chiedere scusa alle persone che abbiamo ferito quando eravamo accecati (drogati, è la parola migliore), immersi fino al collo nella nebbia narcisistica, sia importante non solo per noi ma anche alle persone che si sono sempre dimostrate amiche e che abbiamo, per motivi che ben conosciamo, ritenuto opportuno allontanare dalla nostra vita quando hanno cercato di farci ragionare. A volte abbiamo nascosto tutto dalle persone che ci volevano bene per paura del loro giudizio o abbandono. Cioè, credevamo davvero di poter risolvere tutto da soli, DISPENSANDO il loro aiuto come se fossero inutili per noi? Quasi sempre le donne riconoscono di aver trascurato i bisogni affettivi dei loro figli mentre inseguivano un partner narcisista, ad esempio. Ecco, appartiene al processo di guarigione e di miglioramento di sé dire a un figlio “mi dispiace, scusami, perdonami, tu sei importante per me, come ho potuto pensare di morire, di sparire della tua vita e lasciarti solo?”. Le persone che abbiamo eventualmente trascurato o ferito nel processo hanno bisogno di ascoltare questo da noi, a maggior ragione quando hanno offerto il loro aiuto e l’abbiamo rifiutato oppure quando hanno subito i nostri stati d’animo sui generis, mettiamola così. Non vedo niente di male, anzi, trovo strano il contrario. Ogni rapporto tossico ci porta ad agire di modo controproducente per noi stessi, ma non basta comprendere questo passaggio per andare avanti. E’ necessario chiedere SE abbiamo anche noi svalutato qualcuno mentre eravamo nel girone perverso e SE non è il caso di chiedere perdono affinché il legame svalutato, calpestato o tenuto fuori dalla nostra vita non meriti una ripartenza su basi più profonde e pulite. Per questo ho trovato molto interessante questo articolo. Un abbraccio a te.

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      1. Cara Claudileia, tocchi il punto per me ancora dolente, quello del chiedere perdono ai miei figli per quello che gli ho (che gli abbiamo) fatto passare e per quello che hanno dovuto vedere e sentire.
        In parte l’ho già fatto, scusandomi ogni volta che mi rendevo conto di aver superato il limite; e in quelle occasioni mi sentivo pure il rimprovero di mia moglie che mi diceva “troppo facile chiedere scusa ai tuoi figli dopo, potevi evitare di dare di matto…” (la cosa si commenta da sola; come se io dessi di matto per gli affari miei e non perchè portato allo stremo da lei).
        Ancora oggi non sono riuscito a chiedere loro scusa fino in fondo: probabilmente so che esplicitare le mie colpe in questo senso, ma anche chiarire a loro le dinamiche che le hanno provocate, scatenerebbe una reazione di mia moglie che si sentirebbe (e ci mancherebbe pure il contrario) fortemente chiamata in causa per le sue responsabilità in tutto questo. E evidentemente non sono pronto a sostenere nuove tensioni. Ma prima o poi dovrò delle spiegazioni e delle scuse più profonde ai miei figli.
        Una persona a cui invece sono riuscito, anche se in maniera un po’ difficoltosa, a chiedere perdono, è mia mamma; l’ho accusata di essere la causa di tutti i miei problemi (in parte è anche vero), e l’ho trattata molto duramente specie durante il periodo di crisi con mia moglie, che riversava su mia mamma tutte le colpe del nostro fallimento; lei con me non è stata certo tenera, ma alla fine ci siamo chiariti e il nostro rapporto è sensibilmente migliorato.
        Per quanto riguarda invece gli amici, devo dire che mi considero proprio fortunato; ad esempio, proprio questo we, sono uscito a bere un bicchiere con un mio carissimo amico, ci conosciamo da sempre; a lui avevo raccontato poco della mia vicenda, e lui mi ha detto di aver colto da parte mia e di mia moglie una poca voglia di frequentare la sua famiglia; la cosa era vera e dipendeva in primo luogo dall’isolamento imposto da mia moglie, specie durante la fase distruttiva, della quale evidentemente non doveva trapelare niente all’esterno. Beh, lui, come tanti altri amici, hanno inteso che in quel momento c’era un problema, hanno rispettato la mia difficoltà, e adesso mi tornano ad offrire la loro amicizia; mi hanno fatto capire che non ho niente da farmi perdonare. Cercherò di ripagarli con un’amicizia sincera.
        La stessa che trovo sempre qui.
        Un abbraccio!

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    2. Affettuosamente, Gianni: i narcisisti non vogliono che tu sia perfetto, ma lo pongono e te lo fanno porre come obiettivo prioritario della relazione, solo per mostrarti che non lo sei… poi, tutto secondo i loro standard, ovviamente, che come sappiamo possono anche cambiare repentinamente e addirittura rovesciarsi nel loro contrario, il problema della coerenza ovviamente per loro non si pone, tutto è strumentale, tutto è solo relazionale, e lo scopo è quello di avere il controllo emotivo della relazione, sempre. Vogliono dunque la dimostrazione della tua imperfezione, invece, per potersi dare da soli l’alibi che devono cambiare amante per ricercare appunto la perfezione che tu non hai (vergognosamente!) e per farti provare al loro posto (in modo proiettivo) la vergogna di non essere perfetto (in modo da liberarsene: se sei tu l’imperfetto, non sono certo loro!
      ;-), queste le loro principali priorità psico-emotive nl rapporto con l’altro (chiunque esso sia).

      Un abbraccio forte e ti comprendo bene: deve essere stato terribile stare a lungo nella condizione di doverti scusare di colpe non tue. Ho visto, dall’esterno, mia sorella np all’opera con i 2 mariti: faceva esattamente questo, mettendoli crudamente in questa condizione castrante e da castrati: ho l’impressione che le narcisiste patologiche, più che gli uomini, fanno questo, mentre gli uomini puntano di più sulla tendenza competitiva fra donne per farti ammattire, e poi gli uomini non chiudono mai del tutto la dimensione sessuale (questo però delle donne np non lo so bene…bisognerebbe vedere dal buco della serratura, e io non dispongo di queste informazioni neanche circa mia sorella).

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      1. Carissima Blume, le tue analisi sono sempre minuziose e approfondite; sicuramente alla fine la sua richiesta di perfezione è stata usata per massacrarmi alla prima imperfezione. In ogni caso le sue richieste di infallibilità erano sempre sottintese, mentre le sue critiche, seppure velate per i primi 15 anni, sempre piuttosto dirette.
        Non so se ci sia una differenza uomo/donna in questo, ma posso assicurarti che la mia esperienza è stata estenuante, anche se lo dico solo adesso e allora lo accettavo come normale. Quello che facevo non era mai abbastanza, le attenzioni che le riservavo non erano mai abbastanza, l’impegno nel risolvere il problema (più suo che mio) del rapporto con la mia famiglia non era mai abbastanza, i soldi che portavo a casa (magari facendo due lavori) non erano mai abbastanza.
        E io chiedevo scusa per non essere abbastanza…..
        Che follia…. a vederla adesso!
        Un abbraccio!

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      2. Sì, anche ai mariti di mia sorella sembrava normale, e infatti è durata sempre anni… Tutti e due erano persone profondamente sensibili e generose, inclini ad accudire l’altro, e in entrambi i casi non si trattava della tipologia seduttori-casanova, ma forse uomini anche con delle insicurezze col genere femminile. Il tipo che se incontri la donna non np che ama essere protetta e rispettata, sarebbero faville.
        Ancora un abbraccio

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  3. grazie moltissimo claudileia per questo articolone molto interessante. trovo molto belli questi spunti. grazie anche a te caro gianni. vi leggo sempre con molta premura quando ho la possibilità, ci illumini claudileia, buona serata e buone cose un abbraccio a tutti voi spirito libero, oliver e swa

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  4. Sebbene abbia potuto leggere l’articolo solo velocemente, trovo alcuni spunti veramente interessanti. Per quanto riguarda la mia esperienza, il nodo principale per poter cominciare a parlare di perdono nell’ambito di una esperienza col fenomeno dnp è l’autoperdono. Il problema di perdonare o meno il narcisista secondo me ha un senso porselo solo dopo perdonato se stessi per i modi in cui siamo stati (o trascinati ad essere) nel rapporto interno col np. E’ molto complesso perdonare se stessi. Finché accumuliamo rabbia verso il np, finché questa rabbia resta al nostro interno, secondo me il problema è in gran parte verso se stessi. Per cosa? Per aver permesso quello che abbiamo permesso al np verso di noi: qualunque cosa sia, mentre siamo rimasti dentro la relazione abbiamo permesso ciò che non è sano, ciò che è perverso. Ad es., aver accettato la condizione imposta da np di chiedere perdono per colpe che non abbiamo (Gianni), o aver continuato a vederlo anche dopo palesi offese (triangolazioni, mancate promesse, svalutazioni: questo è il mio caso, e quello di molti altri qui sopra, o aver accettato rapporti fisici abusanti, etc.), non importa cosa: importa il sentimento che proviamo noi adesso mentre cerchiamo di uscire dalla tossicità di np: la condizione di aver permesso a np di violare noi stessi, di esserci violati noi stessi pure da soli: di aver sopportato di essere posti da np in una condizione di minorità, dipendenza, soggezione, inferiorità. Secondo me, tanto della rabbia contro np si nutre della rabbia verso noi stessi. Anche il fenomeno della ruminazione ha a mo parere un aggancio con queste condizioni emotive.
    Questa rabbia verso noi stessi può colorarsi di emozioni di differente tipo: dei sensi di colpa, se ne siamo sensibili, ma spesso anche della vergogna, che spesso confondiamo con la colpa, mentre invece non sono affatto la stessa cosa: nella colpa ci sentiamo responsabili per qualcun altro diverso da noi, nella vergogna siamo soli con noi stessi: semmai, ci sentiamo in colpa verso noi stessi (cioè, non ci accettiamo per quello che siamo, e ne proviamo per questo vergogna: nella vergogna ci sentiamo sbagliati dentro).
    Io, attraverso l’esperienza con np e lo studio del fenomeno, ho compreso di essere molto vulnerabile al meccanismo della vergogna, cosa che prima non mi era chiarissima. Volendo estendere anche a np il ragionamento, la vergogna è l’emozione a cui sono esposti maggiormente anche gli np, che non conoscono il senso di colpa per ovvie ragioni (perché non riconoscono nessun altro diverso da loro). E, del resto, la vergogna è un tratto non solo narcisistico, ma proprio di tutte le personalità caratterizzate da problemi di regolazione dell’autostima (anche i dipendenti affettivi, dunque).

    Grazie, Claudileia.

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    1. Cara Blume e caro Gianni, per me è stato fondamentale il perdono della mia primogenita, oggi 25enne. Ho chiesto scusa per tutte le volte in cui lei, anche senza dirmi niente, mi ha vista profondamente infelice e ha creduto di non essere abbastanza per me. È stata la conversazione più dura della mia vita, in cui le ho pregato di dirmi chiaramente se ogni tanto la facevo sentirsi in colpa per qualsiasi cosa. Le ho detto che ero sua madre, che avrei dovuto proteggerla dalle mie problematiche con suo padre, ma che avevo fallito totalmente. La sua reazione è stata il pianto e il tentativo di dirmi che non era vero. So, però, che le cose erano andate così, che quando giocavo con lei la mia mente maltrattata era altrove e che quando la mettevo al letto e raccontavo una favola il mio unico desiderio era fuggire dalla nostra dura realtà senza sapere bene come. Non so se ho ricavato qualcosa, ma credo che abbia servito ad entrambe, perché dopo questa conversazione, avvenuta circa 5 anni fa, l’ho vista molto più rilassata su tanti aspetti che prima viveva con una certa severità caratteriale. Credo che questo tipo di conversazione debba avvenire con i figli non solo per la questione “perdono” ma anche per dare un messaggio chiaro: sono tua madre/padre, sono imperfetta, ho sbagliato con te e NON VOGLIO PIÙ commettere gli stessi errori. Ho chiesto a mia figlia di dirmi chiaramente come avrei potuto riparare il mio danno e lei mi ha risposto: “Mamma, basta parlare con me, abbracciarmi.” Ripeto la difficoltà dell’operazione, perché io all’epoca facevo tante cose con lei senza rendermene conto che “fare cose con un figlio” non vuol dire necessariamente dialogare ed essere presenti. Credo di aver maturato molto grazie alle lunghe conversazioni come queste in cui ho avvertito l’amore vero di un figlio, di mio padre (Gianni, come ti capisco su questo aspetto!), di amici che davo per dispersi per mea maxima culpa, ecc. L’auto perdono totale resta per me un traguardo importante che spero di raggiungere “prima o poi”. Sono sulla buona strada ma… Che fatica e quante emozioni! Abbraccio enorme a voi!!

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  5. Cari tutti,
    oggi per me è stata una giornata di riflessione, devo dire che quello che è successo alla sorella di Melisenda mi ha toccata profondamente.
    Non conosco la sua storia nei dettagli ma se il suo cuore, sicuramente grande, ha ceduto significa che ha perdonato molto, al punto tale che è arrivato a spezzarsi.
    Come tanti di noi, credo, sono cresciuta con dei valori e chi ha questi valori sa che il perdono è uno degli insegnamenti più forti, forse quello difficile in assoluto.
    Amare il prossimo si può fare, ma perdonare chi fa del male deliberatamente a te o a una persona cara senza nemmeno chiedere scusa (cosa di cui nemmeno gli interessa)…come si fa?
    Volevo dirvi che questa scomparsa prematura di una donna che ha sicuramente amato tanto mi ha colpita e mi ha motivata ancora di più a non volere più abusi nella mia vita.
    Quindi cara Melisenda, dì alla tua sorellina che la sua morte non è stata vana…e non lo sarà.

    Perdonare il narcisista non ha secondo me una grande utilità perchè appunto il perdono presuppone un riconoscimento di colpa da parte di chi ha fatto il male e una volontà di superare quel male da parte di chi perdona, ma il narcisista non sente mai di avere colpa, quindi se lo perdoniamo, gli permettiamo di continuare a fare del male deliberatamente.

    Poichè la nostra vita è sacra e non ne abbiamo una di ricambio, e per quanto io sappia che quel che dico va contro i miei stessi valori, io non perdono il narcisista o chi mi ha fatto del male intenzionalmente. Perdono invece chi mi tende la mano con sincerità, cercando un dialogo vero, per crescere insieme. Ma queste cose un/una narcisista non le concepisce nemmeno, quindi è tempo perso.

    Io ho perdonato molte volte Np1 e ho solo ricevuto schiaffi, Np2 l’ho perdonato una volta dandogli una seconda chance, perchè una possibilità va sempre data (tutti possiamo sbagliare), alla seconda l’ho mandato fuori dalla mia vita.

    Oggi ho detto una preghiera nel mio cuore per la sorella di Melisenda e lascio qui per lei questa bellissima poesia di Fida Khalo, che dedico anche a tutti noi:

    Poi ho capito,
    ricordando ciò che non avevo mai saputo:
    che per i grandi cuori
    che muoiono nel corpo
    ma che continuano a battere
    nel respiro della notte,
    non ci sono canoni o bellezze regolari,
    armonie esteriori,
    ma tuoni e temporali devastanti,
    che portano ad illuminare
    un fiore nascosto
    di struggente bellezza.

    Un abbraccio a tutti

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    1. Che belle riflessioni, cara Spirito! Concordo con te che perdonare chi non si pente ed è sicuro di aver ragione è un lasciapassare per subire ulteriori abusi, almeno così viene interpretato da questi disturbati. Io non avverto alcun bisogno di perdonare i maltrattamenti che ho subito nell’infanzia per un fatto di principio: perché dovrei farlo quando mia madre continua a sostenere che grazie a lei sono diventata ciò che sono? Tutto ha un suo limite. Il mio cuore soffrirebbe troppo e quindi lo preservo da diventare un perdonatore compulsivo. Non sono una martire e non ho il complesso di Dio, quindi… Abbracci a te!

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      1. Cara Claudileia,
        per la mia educazione, vivevo il non perdonare quasi come una colpa, poi tempo fa, dopo aver chiuso i ponti con una presunta “amica” (cosa che mi è dispiaciuta, così come anche allontanare i due np), ho letto un articolo che parlava del perdono che diceva che noi non siamo assolutamente tenuti a perdonare qualcuno e a tenerlo nella nostra vita solo perchè perdonare è bene o perchè è un padre o un figlio o un marito (o come nel tuo caso una madre)…possiamo anche dire alla persona che non la odiamo e le auguriamo buona vita ma che non desideriamo averci a che fare, e questo senza sentirci in colpa, perchè il nostro benessere e serenità viene prima di ogni cosa.
        Nessuno ci obbliga a restare con qualcuno che ci fa del male.
        Dalla tua esperienza con tua figlia capiamo il rischio di ulteriori danni che può ricevere una terza persona per il male che noi stessi riceviamo…e questo non mai va permesso perchè quando mettiamo al mondo un figlio siamo i primi responsabili del loro benessere….e tu hai pensato a questo e hai fatto bene ad andartene da quella situazione che metteva a rischio entrambe.
        Hai fatto benissimo a parlarle a distanza di tempo.. sono certa che ti ha capita e il vostro affetto ora è più saldo che mai.
        Un abbraccio

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      2. Cara Spirito, non ci sono dubbi che mettere le cose in chiaro con i nostri ragazzi abbia un effetto benefico per il rapporto. Devono sentirci dire che il nostro ruolo l’abbiamo svolto alla meno peggio per un periodo e che non c’era niente che potevano fare per noi perché erano bambini da proteggere. Dopo un duro lavoro su me stessa il mio terrore era quello di aver tramandato a lei il desiderio di salvare un uomo da se stesso e quindi la molla che mi aveva spinto ad avere questa non facile conversazione era in primo luogo salvaguardarla e poi i miei stessi rimorsi di coscienza. Se un domani le capiterà di trovare “il bello” da proteggere e da rendere felice (facciamo mille corna!) spero che le venga in mente quanto ci siamo dette e il modo come ci trattiamo a casa, senza dover andare a ripescare le impronte che io, mio malgrado, devo aver lasciato nella sua tenera infanzia. Il lavoro è questo, quello di decostruire e poi riparare. Funzionerà? Oddio, spero di sì! ❤️

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      3. Facciamo mille corna , si, che la tua ragazza non debba mai incontrare il bello e impossibile da redimere o un prosivendolo come il Duccio del tuo libro 😉
        Mio figlio purtroppo vedo che ha preso da me, nel senso che tende ad aiutare gli altri al punto che questi ne approfittano, sto cercando di fargli capire che aiutare è bello ma deve esserci anche una reciprocità da parte di chi viene aiutato, non solo prendere.
        Comunque sono felice che non sia un egoista, questo è poco ma sicuro, i suoi insegnanti mi dicono che è una bellissima persona che aiuta gli altri oltre che un bravo studente e questo mi rende orgogliosa.
        Speriamo che la vita sia buona con loro…

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  6. L’articolo che ho citato era di Paolo Crepet, devo dire che non sempre sono d’accordo con tutto quello che dice ma in questo caso ho trovato molto corretta la sua riflessione, mi ha liberata da un peso che avevo dentro, ovvero il senso di colpa per aver chiuso con delle persone a cui ero stata legata da vincoli importanti di amicizia o affetto ma che in qualche modo mi avevano ferita o delusa o con cui il rapporto per vari motivi non poteva più proseguire senza disagio.
    Un abbraccio

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  7. Per quanto mi riguarda, io sono riuscita a comprendere quello che mi è accaduto, ma non a PERDONARE le persone che si sono rese responsabili degli abusi emotivi che ho subìto. Quando ancora non conoscevo nulla di narcisismo e di psicopatia ( aldilà delle accezioni comuni che vengono attribuite a questi termini ) da un lato provavo una rabbia distruttiva verso queste persone, una rabbia che facevo davvero fatica a controllare e che ho finito per riversare su me stessa, autosabotandomi. E dall’ altra, tutto ciò mi ingenerava profondi sensi di colpa perchè ero poi portata a pensare che la “sbagliata” ero io se provavo queste cose e che forse in me c’era qualcosa di malato.

    Oggi so che quella rabbia era del tutto naturale, era una reazione fisiologica alle macchinazioni e alle prevaricazioni che mi venivano riservate e che l’ unica vera vendetta efficace contro gli abusanti è regalar loro la più totale, asettica e gelida indifferenza. Questa consapevolezza, unita alla capacità che nel frattempo ho sviluppato – non senza impiego di tempo e fatica – di concentrare i miei pensieri su cose positive e appaganti ( come suggerisce anche Speranza in un altro articolo ) adesso mi permette di stare abbastanza bene e di rielaborare completamente il mio accaduto. A volte non lo nego mi assale di nuovo la rabbia, il senso di impotenza per tutti gli anni persi a sentirmi inadeguata e a cercare di decifrare inutilmente il comportamento di chi mi demoliva. Ma non è più un malessere continuamente latente, pervasivo e invalidante come lo era prima. Non è più un qualcosa che mi impedisce di andare avanti.

    Cerco di usare la mia rabbia residua in modo “creativo”. Forse sarà questo il vero smacco verso le persone tossiche.

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  8. Credo che il perdono sia un movimento “a due”, respingersi e cercare di ritrovarsi. Con loro non si può. A un certo punto, dentro gli ultimi quindici anni di cui dieci orrendi, ho pensato che avrei dovuto perdonare il mondo perché mi sono sentita sola. Invece no, ho soltanto bisogno di ritornare nel mondo. Di capire come fosse difficile per gli altri stare vicino a me che ero diventata un’altra. Il perdono a me? Ho avuto tanti scrupoli all’inizio, sapete cosa succede. Se avessi, se fossi stata, se… se.. Poi mi sono resa conto che non sarei mai stata sufficiente qualunque cosa avessi fatto, qualunque meraviglia fossi stata. Avevo il torto di essere umana. Il rimorso? Le cose che non ho dato a chi ne aveva diritto. Al papà che poi è morto e che ha fatto in tempo a vedere e a sapere.. Aver dato una finta serenità ai miei nipotini, un clima cattivo. Non c’è stato un gioco con loro che non fosse amaro, io che prima sapevo divertirmi con i bambini. Rimorso perché era tragica ogni tenerezza, provarla ma viverla sporcata da un rancore che mi consumava. Il mio obiettivo? Non voglio perdonarmi se non nella misura in cui ne abbiamo bisogno tutti. Non voglio sentirmi un esemplare raro di un genere sconosciuto. Sono una persona. Voglio ritrovarmi. Andarmi incontro e accogliermi semplicemente. Con i buoni pensieri e quelli in ombra. Come si fa con gli amici a cui siamo sinceramente affezionati anche se ne conosciamo i difetti. E tornare a ridere, se posso. Mi sembra di non saperlo più fare. Penso che il miglior perdono sia questo. Buonanotte e grazie.

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  9. Ciao Daniela. Beh a volte non è che ci si “sforzi” ad essere un “esemplare raro”. Semplicemente così ci si nasce, anche se spesso gli altri pensano che lo fai “apposta”. E comunque anche i “numeri primi” ( o per meglio dire coloro che sono percepiti come tali ) hanno vita difficile, tranquilli.

    Un abbraccio e buon proseguimento di percorso!

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  10. Adesso ho tanta paura, non poterla più chiamare! Smarrimento che non è solo mio ma anche della sua più cara amica – ieri sera dopo essere rimaste assieme tutto il giorno siamo rimaste al tefono per un’ora e mezza cercando di consolarci e chiedendoci come è stato possibile che una persona così intelligente non sia riuscita a riprendere la vita e che abbia permesso a quel lupo di abbatterla-pochi mesi prima la figlia di mia sorella assieme al suo bambinetto aveva incontrato il padre che aveva finto di non sapere chi fossero accompagnando il tutto con un gesto di fastidio – è stata l’ultima porcheria che è riuscito a farle ma che le ha tolto le ultime forze-adesso ho la testa carica di pensieri e anche di rimorsi per le volte che l’ho sgridata, proprio io che ho contezza di chi siano questi mostri e di quanto pericolosi-per quel che riguarda il perdono sono convinta che si possa perdonare solo chi vuol essere perdonato chiedere perdono alle persone che hanno subito da noi comportamenti che non dovevano essere è faticoso, l’ho fatto con i miei figli e siamo stati meglio-Spirito vorrei poterti raccontare la mia gratitudine ma è quasi impossibile descrivere i sentimenti siete stati e siete persone preziose!

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    1. Cara Melisenda, ti sono molto vicina e non ho parole per esprimere la mia tristezza nel leggere l’episodio che hai raccontato sulla figlia di tua sorella, spero che questa ragazza trovi la forza di superare la perdita della mamma e il rifiuto aberrante dell’individuo che non voglio nemmeno chiamare padre.
      Ti abbraccio forte

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    2. Cara e dolce Melisenda, quando di mezzo c’è la difesa delle persone che amiamo difficilmente riusciamo a pensare con freddezza per tendere la mano nel modo giusto. Lei vi ha lasciato qualcuno da amare e che è stato parte di lei, una figlia, un nipote… Ci sono altri figli? Direi di concentrare tutto il vostro amore in questa sua discendenza come lei avrebbe fatto se fosse ancora in vita. Avranno bisogno della vostra forza, visto che non possono contare con un padre/nonno all’altezza del compito. Un abbraccio immenso a voi.

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  11. aveva ragione il dottor Marietan in un suo video su youtube, quando affermava mia cara Melisenda e Spririto Libero, che non è un Padre, é un GEnitore, il padre è un altra cosa…. e l NP non potrà mai essere un padre, ma solo una figura genitoriale che strumentalizza e si serve del proprio figlio per i suoi comodi, W Claudileia E W il dr Marietan

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  12. Sì, auto-perdonarsi fa bene ma il punto secondo me non è quello.
    Un ostacolo grosso all’auto-perdono è quando ti trovi circondato da una o più persone che non ti perdonano nulla: non ti perdonano gli errori, non ti perdonano i difetti, non ti perdonano per il fatto di essere quello che sei e a volte addirittura trasformano cose normali in difetti/errori che non hanno intenzione di perdonarti.
    E un secondo problema è quando la propria capacità o abitudine di auto-perdonarsi viene considerata essa stessa come un difetto imperdonabile e diventa un motivo di rimprovero. cioè avere a che fare con persone che ti “convincono” che auto-punirti è una cosa giusta e ti rimproverano o ti sfottono perchè ti auto-perdoni.
    Magari per qualcuno inizia tutto da lì, secondo me non è che uno si diverte ad autoflagellarsi.

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  13. rep rip, il problema è che viviamo in una società che fin da bambini ci insegna a dipendere dal giudizio altrui, ed è in questa nostra enorme crepa che si insinuano bellamente narcisisti, psicopatici, vampiri energetici e altri manipolatori di vario tipo. Loro sanno che noi faremo letteralmente di tutto per non apparire persone deprecabili e in questo modo ci manovrano alla grande. Nel momento in cui spezziamo la catena invisibile che ci teneva legati a questo meccanismo perverso ( cioè quando riusciamo a prendere coscienza di noi stessi e a diventare liberi e indipendenti da qualsiasi influenza esterna ), riusciremo a vedere i nostri aguzzini in tutta la loro pochezza e miserevolezza. E impareremo anche a individuare molto più facilmente tra coloro che si affacciano per la prima volta nella nostra esistenza, quali sono le persone che è meglio tenere alla larga.

    Le persone benevole non sono MAI invidiose delle qualità degli altri, non cercano di farti sentire in colpa perchè ti distingui e perchè “brilli”, oppure perchè non sei come loro. Dobbiamo sempre tenere a mente questo segnale indicatore.

    Un’ altra cosa che ci fa capire che siamo in presenza di una persona tossica è il senso di ansia persistente che questa ci trasmette, spesse volte anche senza un apparente motivo. Il disprezzo altrui si può celare anche dietro a modi gentili e belle maniere, ma facendo un attimino più di attenzione non è difficile captare certi sguardi, quei toni nella voce e quelle espressioni “un pò così” che, nella migliore delle ipotesi, sono il segnale che ci troviamo alla presenza di un covert.

    Quando ho dei dubbi su me stessa e sui miei atteggiamenti ho imparato a pormi questa domanda:” io al suo posto avrei reagito così, mi sarei posta in quella maniera, avrei detto quelle cose”? Bene, se la risposta è NO, significa che è l’ altro ad aver esagerato e non io, e quindi ne concludo che forse non devo necessariamente sentirmi in colpa per come sono fatta, per ciò che esprimo, o perchè non riesco sempre a indovinare magicamente quello che l’ altro vorrebbe da me ( il dialogo.. questo sconosciuto ).

    Il mio suggerimento è di tenervi care solo le persone con cui potete VERAMENTE dialogare ed essere VOI STESSI. Con gli altri, se proprio non potete evitarli del tutto, limitatevi a rapporti distaccati e formali.

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