La fabbrica del compiacimento: come un genitore narcisista patologico alleva i futuri codipendenti

Libro: The human magnet syndrome: why we love people who hurt us. Ed. Pesi Publishing Media, p.167-171.
Autore: Ross Rosenberg, psicoterapeuta con più di 30 anni di esperienza in codipendenza, rapporti traumatici e disturbi di personalità. Fondatore del Self-Love Recovery Institute e della Clinical Care Consultants (Chicago).
Trad. C. Lemes Dias

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I genitori patologicamente narcisisti si aggrappano alla fantasia che, avendo un figlio, la loro vita si trasformerà completamente. A causa del loro narcisismo intrinseco, credono che il modo in cui cresceranno il loro bambino – che si convincono sarà il perfetto cherubino – dimostrerà ai loro amici e alla loro famiglia che i giudizi critici e ingiusti nei loro confronti erano sbagliati. Se loro allevano il bambino “perfetto”, vuol dire che sono genitori “perfetti” e che quindi finalmente il loro valore e dignità saranno dimostrati al mondo.

Poiché i narcisisti patologici hanno una base di vergogna e di disgusto di sé e sono desiderosi di essere amati e apprezzati, si affidano al figlio per sentirsi capaci e preziosi. Pertanto, il bambino è oberato dalla responsabilità di convalidare e riaffermare il genitore narcisista. Di conseguenza, questo bambino è privato dello sviluppo di una sana identità, in quanto è costretto a diventare un’estensione dell’ego danneggiato del genitore. Il bambino diventa allora il balsamo per le ferite emotive del genitore narcisista patologico.

Il genitore patologicamente narcisista crede erroneamente che, al portare al mondo una nuova vita, sarà capace di sanare le sue stesse ferite dell’infanzia e correggere gli errori del suo passato traumatico. Pertanto, di modo irrealistico, il bambino viene sovraccaricato della responsabilità di disfare e guarire l’infanzia psicologicamente compromessa del padre o della madre. Nonostante un narcisista patologico creda di essere in grado di offrire a un figlio l’appoggio e la protezione che non ha mai avuto per sé, si trova incapacitato di farlo in virtù del suo disturbo. Malgrado questo padre o questa madre creda nella fantasia unidimensionale che l’amore, di per sé, basti e avanzi per crescere un figlio sano, la sua stessa mancanza di introspezione e di capacità psicologiche stronca sul nascere questa possibilità, di modo che il sogno di diventare un genitore capace di affermare, nutrire e amare si scontra con la realtà. Paradossalmente, questo padre o madre trasferisce, senza rendersene conto, il proprio passato oscuro, insicuro e instabile al figlio innocente e non protetto.

Conseguentemente, l’onere artificiale di comportarsi in modo che il genitore si senta bene con se stesso è posto sul figlio del narcisista patologico.

Poiché è impossibile per qualsiasi bambino soddisfare i bisogni e le fantasie genitoriali narcisistiche, esso sarà naturalmente soggetto a stress e ansia fin dai primi anni di vita. Per affrontare emotivamente il genitore narcisista, il figlio cercherà di adattarsi allo stile di interazione e alle esigenze emotive che non sono né naturali né adeguate al suo stadio di sviluppo. Se si adatterà con successo al narcisismo del genitore, allora sarà percepito come il bambino compiacente e disponibile che lo aiuterà a realizzare la fantasia di essere bravo.

In definitiva, la codipendenza è forgiata dagli sforzi del bambino per assicurare in modo indipendente l’amore e l’attenzione condizionale, accontentando il genitore narcisista mentre interpreta il ruolo irrealistico che gli è stato ingiustamente affidato alla nascita. Il bambino capace di far sentire bene il genitore narcisista con se stesso e che si conforma alle sue fantasie è probabilmente il destinatario della lode e dell’amore condizionale, mentre il bambino che non può o non vuole conformarsi alle esigenze narcisistiche del genitore patologico sarà sottoposto a un trattamento molto più severo ed eventualmente abusivo. Ciò che fa sì che si sviluppi la codipendenza al posto del Disturbo Narcisistico di Personalità è semplicemente la capacità del bambino di far sentire il genitore narcisista al top.

Alice Miller, nel suo libro Il dramma del bambino dotato (1979), descrisse il legame emotivo unico del bambino con il suo genitore narcisista patologico. La Dott.ssa Miller usò il termine “bambino dotato” per descrivere i bambini che sono in grado di affrontare l’educazione egoista, egocentrica e reattiva del genitore narcisista sviluppando strategie di coping intricate ma efficaci. Secondo la Dott.ssa Miller, il genitore narcisista è un individuo emotivamente immaturo e psicologicamente danneggiato che usa pratiche genitoriali condizionali e manipolative per soddisfare i suoi bisogni egocentrici ed egoistici di attenzione, convalida e accettazione.

Alcuni figli di genitori narcisisti sono sopravvissuti alla dura realtà dei loro anni formativi assecondando la loro fantasia unidimensionale del rapporto genitore-figlio. Il bambino “dotato”, che potrebbe convincere il genitore narcisista a prendersi cura di lui, verrebbe accudito in modo adeguato. I bambini intuitivi, o “dotati” come li chiamava Alice Miller, si adattano con successo all’educazione condizionata e dannosa dei loro genitori narcisisti sviluppando risposte protettive accurate e automatiche.

Poiché i genitori, soprattutto la madre, sono l’unica fonte di sopravvivenza per il bambino, egli si sforza di compiacerla per paura di essere disapprovato o abbandonato. I ruoli sono invertiti e il bambino spesso si assume la responsabilità del genitore di essere il custode emotivo. Questo impedisce la crescita della vera identità del bambino e spesso si traduce in una “perdita di sé”. Il bambino si adatta non “sentendo” i propri bisogni e sviluppa antenne finemente sintonizzate, concentrandosi intensamente sui bisogni dell’altro, che diventa l’unico importante (Jana L. Perskie).

La Dott.ssa Miller ha descritto come, sin dall’infanzia, il figlio di un genitore narcisista capisce intuitivamente e si adatta alle esigenze e alle aspettative narcisistiche. Il bambino impara a relegare i propri bisogni in secondo piano, nella sua mente inconscia, per mantenere un senso artificiale di equanimità psicologica. Impara ad avere una sensibilità e un adattamento agli alti e bassi idiosincratici e imprevedibili della sua madre o del suo padre narcisista ed emotivamente instabile. Per questo motivo è in grado di creare un senso di prevedibilità, sicurezza e, in ultima analisi, autosufficienza emotiva. Sebbene a questo bambino vengano essenzialmente negati i suoi sentimenti fondamentali di sicurezza e protezione – poiché le esigenze del genitore narcisista sono sempre più importanti delle sue – egli beneficia comunque di forme condizionate di amore e di apprezzamento che gli vengono date.

IL FIGLIO COMPIACENTE DEL NARCISISTA

Imparando ad essere un bambino compiacente o dotato, il bambino assicura almeno le briciole di attenzione positiva da parte dei genitori. Poiché questo bambino suscita un’attenzione positiva da parte degli altri, servirà a far provare ai genitori gioia e orgoglio. A lungo andare, questo bambino è incorporato nell’ego del genitore, poiché tutto ciò che fa ha una ricaduta su quest’ultimo. Invece di essere un bambino meraviglioso e degno d’amore semplicemente perché esiste, diventa un’acquisizione preziosa o una sorta di trofeo che dimostra agli altri il valore e l’importanza del genitore.

Poiché il bambino è considerato un’estensione del suo genitore narcisista, non c’è molta differenza tra i complimenti che il narcisista riceve per il suo aspetto, un gioiello, la sua auto o il suo adorabile e dotato figlio. Tutti sono trattati come oggetti del narcisista patologico, per cui l’individualità del bambino compiacente viene assorbita dall’insaziabile bisogno del narcisista patologico di attirare l’attenzione su di sé.

Il bambino destinato a diventare codipendente è probabilmente un bambino docile, che si comporta automaticamente e costantemente in modo tale da far sentire il genitore patologicamente narcisista pieno e capace. Quel bambino, destinato a diventare codipendente, impara molto presto che l’amore condizionato è meglio di nessun amore. Impara anche che c’è il rischio intrinseco di deludere e far arrabbiare la madre o il padre e quindi di diventare un destinatario della rabbia narcisistica del genitore.

La scelta tra l’amore e l’adulazione del genitore contro la sua rabbia e i maltrattamenti è chiara per questo bambino. Ha investito molto per perfezionare le sue “piacevoli” qualità. I futuri codipendenti sviluppano un istinto di comportamento per essere percepiti come bambini esemplari. Imparano rapidamente i vantaggi di rimanere fedeli ai personaggi gradevoli e di talento che hanno creato. Diventano i bambini sempre compiacenti o gentili al momento giusto. Tuttavia, per mantenere il costume con l’identità del bambino perfetto in ordine, è necessario tradire se stessi. Per esempio, sorridono quando vogliono piangere, rimangono calmi quando hanno paura, obbediscono quando vogliono ribellarsi e si comportano in modo amorevole quando sono arrabbiati e risentiti.

FERITE NARCISISTICHE

Per il bambino compiacente/dotato, molto dipende dalla sua capacità di rispondere in modo veloce e appropriato alla rapida fluttuazione degli stati emotivi del genitore narcisista patologico. Se questo bambino fa un errore di calcolo e delude o addirittura mette in imbarazzo il genitore, molto probabilmente sarà ferito dal narcisista e di conseguenza sarà testimone o vittima della sua rabbia.

Dopo il disastro dell’esplosione d’ira di una persona con un disturbo narcisistico della personalità, essa spesso prova un estremo risentimento nei tuoi confronti per averla fatta perdere il controllo. Può anche escluderti per un periodo di tempo, rifiutandosi di parlare di nuovo dell’incidente. (Payson, 2002, p. 24).

La rabbia narcisistica si manifesta in un continuum che va dall’allontanamento a espressioni di lieve irritazione o fastidio fino a gravi scoppi d’ira, compresi gli attacchi violenti (Malmquist, 2006)

Per evitare di innescare una ferita narcisistica e di diventare successivamente il bersaglio della rabbia narcisistica del genitore patologico, il bambino compiacente/dotato sviluppa un radar finemente sintonizzato che capta rapidamente e accuratamente le situazioni emotive potenzialmente pericolose. Si tratta di un sistema di tracciamento straordinario perché è sintonizzato con una tale precisione da rilevare i più sottili cambiamenti nelle emozioni o nell’umore di un narcisista patologico – da quelli appena individuabili o nascosti, all’indignazione o alla rabbia. Predire gli stati emotivi dei genitori, identificare le loro cause scatenanti e passare inosservati previene l’umiliazione, la privazione emotiva e il potenziale danno. Imparerà che le sue esigenze non saranno mai così importanti come quelle del genitore patologicamente narcisista e degli altri narcisisti che eventualmente si affacceranno nella sua vita.

Per imparare a passare inosservato e a sopravvivere emotivamente ai suoi genitori narcisisti, il bambino deve imparare a separarsi dai suoi sentimenti. Senza questa separazione, il bambino arriverebbe alla certezza emotiva che non è degno di amore incondizionato e che gli manca l’importanza e il valore intrinseco.

Sperimentare tutta la portata dei suoi sentimenti, come l’umiliazione, la paura di un danno aggravato, la rabbia o la disperazione, sarebbe un colpo troppo forte per la sua giovane e fragile mente. Quindi, spingendo quei sentimenti, pensieri e ricordi nella mente inconscia, o reprimendo gli eventi emotivamente evocativi, la psiche del bambino si difende da ciò che non è in grado di gestire o elaborare.

La repressione è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa che protegge la mente o il cervello umano dagli effetti dannosi del trauma.

24 pensieri su “La fabbrica del compiacimento: come un genitore narcisista patologico alleva i futuri codipendenti

  1. La esatta copia della mia parente stretta.Una persona adulta ;robotica, fredda e calcolatrice di un cinismo mascherato da brava e dolce buonista.Una covert maligna.
    Da piccola adulata dalla madre,la perfezione Dio in terra.Non era sola aveva una sorella,il capro espiatorio ,la pecora nera che non era povera vittima.La regola in quella famiglia era due pesi e due misure.Una svalutata continuamente,diventata una persona seppur con i suoi difetti resiliente,sofferente per avere avuto questa persona descritta esattamente nel tuo post;come familiare stretta.Arida di sentimenti e molto competitiva nel farsi adulare dai genitori tanto da riuscire per interessi personali ha far allontanare dalla famiglia l’altra sorella,facendola passare per un intrusa.Il diavolo veste Prada non c’è definizione più giusta per descriverla.Il suo vuoto cosmico lo colma con il lusso.Un saluto Caudialeia.

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  2. Buona festa della donna carissima Claudileia, grazie come sempre per i tuoi preziosi articoli e auguri a tutte e a tutti gli uomini che amano le donne e le trattano con delicatezza e rispetto sempre.
    Un abbraccio

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  3. Ho letto e riletto questo articolo… Mi spaventa quello che leggo.
    Cerco di capire i limiti. Cerco di individuare il mio ruolo…
    …ma più penso a questi ultimi anni e alla mia stanchezza e ai miei errori e ai miei bambini, più mi rendo conto che nella cura dei figli, se non si prendono le dovute distanza dal narcisista, non c’è un vero confine tra un genitore e l’altro…

    Si fa male insieme e si è responsabili quanto l’NP…

    Sono esplosa contro l’NP quando li ha aggrediti o offesi, generando litigi esplosivi…
    Li ho spesso rimproverati ansiosa affinché mettessero in ordine prima che arrivasse “Brontolo”, per evitare le sue aggressioni…
    Sono scappata di casa per evitare di litigare con lui…
    Mi sono sentita stanca e sopraffatta ed ho pianto come una disperata anche in loro presenza…

    E se ci penso, potrei fare una lunga serie di comportamenti sbagliati, che comprendo e giustifico e che ho cercato di non avere, ma che restano tali e sicuramente hanno fatto danni…

    Io so cosa significa sintonizzarsi “con una tale precisione da rilevare i più sottili cambiamenti nelle emozioni o nell’umore di un narcisista patologico – da quelli appena individuabili o nascosti, all’indignazione o alla rabbia” perché “Predire gli stati emotivi dei genitori, identificare le loro cause scatenanti e passare inosservati previene l’umiliazione, la privazione emotiva e il potenziale danno”…
    …non voglio questo per loro.

    …ma relegare l’NP in un luogo dal quale non può più raggiungermi ed avere fiducia che i bambini siano abbastanza forti da farlo anche loro, che io sia abbastanza forte anche per loro, può essere una soluzione possibile?

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    1. Carissima Francesca, tutti noi che abbiamo avuto figli con un n.p. abbiamo agito esattamente come te. Non c’è scampo a questo stato delle cose. La dinamica che s’innesca è sempre la stessa: rincorriamo lo stato d’animo di un’altra persona per sentirci bene con noi stesse e crediamo fermamente che se il soggetto n.p. si sentirà più sicuro e amato allora FINALMENTE amerà la famiglia che ha messo in piede con noi. Il punto è che siamo empatiche e sensibili, ma non siamo perfette e possiamo quindi sbagliare per mancanza di conoscenza -non solo di ciò che è scritto nei libri e manuali sul narcisismo patologico, ma anche e sopratutto di noi stesse. C’è anche un’altro aspetto da considerare: quando ci svegliamo per davvero siamo più che disposte a riparare i danni e rivedere gli errori commessi affinché i nostri comportamenti compiacenti MAI PIU’ facciano del male alle persone che amiamo, come i nostri bambini. Convivere con questi disturbati mette a dura prova l’equilibrio psicofisico di CHIUNQUE. Tu non eri una macchina, un robot incapace di provare emozioni, e quindi era naturale e umano che ogni tanto crollassi davanti ai tuoi bimbi senza pensare ai loro sentimenti. Non è egoistico o crudele, ma perfettamente umano sentirsi sopraffatti dai costanti attacchi alla nostra autostima e benessere psicofisico. Ora però sei con i tuoi figli mentre narciso è a chilometri di distanza da voi. Goditi questa bolla d’amore che si è creata tra te e i tuoi bimbi perché è troppo preziosa in questo momento cruciale della vostra vita. Non lasciare che questa bolla di affetto venga “bucata” dai comportamenti capricciosi e crudeli di un narcisista patologico, anche se è il padre dei tuoi figli. Non meritate. Ti abbraccio fortissimo, così come le tue fantastiche creature. Coccola i tuoi cuccioli e TE STESSA con tutto l’amore di cui sei capace.

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      1. Grazie, Claudileia… devo trovare un equilibrio quanto prima… le videochiamate serali mi destabilizzano più di quanto vorrei, perché ora vorrei solo il silenzio e la certezza che non scenderà come ha fatto l’altro weekend mettendo a rischio di contagio tutti… vorrei essere libera e non sentirmi addosso la pressione del “collaborare per il benessere dei bambini” che tutti hanno continuato a chiedermi per mesi… come se quel “non ti libererai mai di me!” fosse reale… come se avrà per sempre il potere di rovinarci la vita con il suo egoismo…
        La clausura non mi aiuta. Il coronavirus ancora meno…
        Un abbraccio virtuale a te e a chi come noi ha anziani in casa e ha paura per loro.

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      2. Carissima Francesca, purtroppo i trucchi che i narcisisti patologici usano in questo periodo semplicemente PER USCIRE includono anche la strumentalizzazione di anziani e bambini. Possono non aver esercitato il diritto di visita ai figli per lunghi periodi, ma siccome c’è il coronavirus e dobbiamo restare tutti a casa, provano piacere e adrenalina uscendo più volte con la scusa di visitare i figli e portare la spesa a un genitore anziano abbandonato da una vita. Lo so che l’espressione “collaborare per il benessere dei bambini” è ridicola se applicabile a chi ha sempre dato il massimo per il benessere dei propri figli anche a costo di inghiottire amari bocconi. Del resto, comprendo anche le difficoltà nel gestire i bimbi in questo periodo, perché giustamente hanno bisogno di socializzare più di noi adulti e quindi hanno un’energia difficilmente scaricabile quando rinchiusi tra le mura domestiche. L’ansia per i genitori anziani è una batosta in più per molti di noi, costretti a giostrarsi emotivamente tra grandi e piccini per alleggerire i pensieri e l’ansia di uni e l’eccesso di energia non consumata degli altri. Fatto sta che non siamo delle macchine, cara Francesca, e quindi anche il silenzio è un BISOGNO inalienabile dell’uomo che condivido con te. Perciò ti abbraccio con tutta la comprensione dell’universo e ti sto vicina! Ce la faremo, anche se dobbiamo lavorare insieme per gestire il tempo presente e quello futuro, non meno preoccupante, giacché il trauma collettivo che stiamo vivendo richiederà il suo tempo di metabolizzazione e di elaborazione.

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      3. Semplicemente e sintetizzando il pensiero di tutti noi che siamo qui… GRAZIE di esserci, grazie per tutto e… grazie grazie grazie…

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    2. Cavolo!!! Io mi trovo in identica situazione, ma dal lato maschile. Già, da sé, è un casino iperstancante “giocare il gioco” del narcisista per avere un poco di pace per se… ma quando le tue mosse non riguardano soltanto procurare pace per te, ma anche procurare pace, salute, educazione, ecc. per i tuoi figli piccoli nella certeza dei rischi che affrontano… è un terrificante incubo. Il gioco non ha chance di essere vinto…. e come maschio non trovo supporto, da chi farmi aiutare…
      Ringrazio a tutti, le testimonianze e claudileia tutto quanto, perché è un aiuto e un riferimento

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  4. A volte, non so,non impazzire pare un miracolo e pare una rarità incontrare persone come si suol dire “risolte” “compensate”. In molti custodiamo un inizio vita turbolento e l’unica cosa che mi viene da dire, vista per lo più la giovane età in cui certi meccanismi s’ innescano, è che ognuno cerca di fare ciò che può. Con questo non condivido scelte,azioni o comportamenti volti a distruggere l’altro per garantirsi la propria sopravvivenza.
    Certo che no. Ma è una realtà qs presenza. Bram Stoker nella prefazione al suo romanzo Dracula scrive “VOGLIO CHE CREDETE IN COSE CHE NON POTETE CREDERE”. Ne prendo atto.
    Ma… cosa fa sì che io imbocchi la strada della co-dipendenza anziché quella del narcisismo, fa una bella differenza. Ho avuto la fortuna (mi viene di chiamarla così) di guardare alle mie vicissitudini sempre con occhio “critico”, quando ho deciso di chiedere aiuto ho avuto il DONO di condividere il bello e il brutto con persone straordinarie. Le porto nel cuore.
    Mi sono domandata mille volte se non fossi io a fraintendere, esagerare, confondere nella mia ultima relazione. Il bisogno di capire e di avere un quadro di contenimento è umano; tutto il tempo a capire chi ho avuto di fronte a me, oggi mi porta qui: la mia ferita così antica qual è? Come la guardo? Come ne ho cura? Circolano un sacco di frasi su internet, quella che sento per me oggi è questa “SII PER TE STESSO IL GENITORE CHE AVRESTI VOLUTO”.
    Ed è proprio vero che fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo!!☺
    Buonagiornata a tutti e a tutte :)!

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    1. Carissima Sara, tu scrivi “tutto il tempo a capire chi ho avuto di fronte a me, oggi mi porta qui: la mia ferita così antica qual è? Come la guardo? Come ne ho cura?”. Molti esperti affermano che occuparsi delle ferite di un narcisista è una manovra di distrazione. Diciamo che è un po’ come aver bisogno di una CAUSA per la quale combattere. La spinta individuale ad andare avanti amandosi sempre di più, e che dovrebbe basarsi nel vivere serenamente, non fare del male a nessuno e trovare nella semplicità della vita quotidiana (la famigerata routine!) la sua linfa e le sue migliori energie e opportunità viene deviata e seppellita sotto una coltre di cura nei confronti di uno o più soggetti disturbati. L’addestramento al compiacimento c’è ed è innegabile, ma varia da persona a persona ed è questo ciò che rende interessante il confronto continuo perché man mano che ci sveliamo agli altri senza più paura o vergogna riusciamo a intravedere dove e quando ci siamo ‘persi’. Immedesimandoci nel dolore altrui andiamo a fondo anche sul nostro. Ognuno di noi ha i suoi flash, quei luoghi della memoria in cui un unico sguardo giudicante è stato capace di catapultarci nella vergogna e nell’umiliazione perenne. Non aver mai fretta di scoprire qual’è la tua ferita originale perché lei si rivelerà man mano che passerai a nutrire il tuo cervello con le giuste cure informative, affetto e buone compagnie. Trovata la ferita, il PROCESSO di cura inizia con prepotenza. Arduo, ma pieno di piacevoli colpi di scena, che possono essere semplicemente stati mentali che ci fanno intravedere com’è la vita oltre il trauma. Pian pianino questi stati mentali diventano sempre più costanti al punto di superare i momenti di malinconia in cui la tendenza a tornare sui nostri passi ci sfida a buttare nel secchio le nostre scoperte. Non demordere. Un abbraccio enorme a te!

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  5. Spesso mi chiedo quale sia il comportamento di una figlia codioendente e narcisista quando diventa lei stessa madre. Secondo te farà lo tesso con i suoi figli?

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  6. Ciao,io oggi sto comprendendo che sono stata una figlia di 2 narcisisti una loro estensione,ho soppresso tutto, ero la brava bambina che faceva fare sempre bella figura…ed ora sono in relazione con un narcisista, come fare per guarire quelle ferite e prendersi cura di se stessi? Grazie per le tue pubblicazioni, molto utili.

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    1. Ciao Stella, certe ferite più che guarire completamente debbono diventare, da ferite vive, solo cicatrici: nel senso che ciò che è stato non si può cancellare, ma le ferite debbono diventare il ricordo razionale del dolore e non più la sua infinita rievocazione emotiva: non è la stessa cosa. Come fare? Ognuno ha il suo percorso e delle difese interne più utili di altre, conformi alle proprie configurazioni e struttura di personalità: ogni arma è legittima, non esiste una ricetta universale valida per tutti. Io, personalmente, consiglio sempre un percorso di psicoterapia di supporto, perché da soli, a fronte di sofferenze profonde e tanto antiche, non è facile leggersi dentro e affrontare la via più efficace di risalita.
      Ma anche raccontare è, in sé, terapeutico: se ti va di dire qualcosa di più della tua storia, qui è un buon posto: siamo tutti passati per esperienze analoghe e non c’è né inconsapevolezza (chi non ha passato certe esperienze, stenta a crederci) né giudizio morale di fronte agli errori (tutti ne abbiamo fatti, a contatto con questi disturbati).
      Ad esempio, tu parli di due genitori entrambi narcisisti: anche se non impossibile, non è tuttavia facile che due np (narcisisti patologici) si mettano insieme o durino a lungo, perché entrambi hanno gli stessi obiettivi (controllare e distruggere l’altro, ricavarne sofferenza con cui alimentare il proprio Falso Sé), difficilmente dunque saranno utili reciprocamente allo scopo… E’ più frequente invece che a un genitore np si accompagni un genitore dipendente affettivo completamente manipolato dall’altro al punto da “servirlo” a 360°, cioè accondiscendere ai suoi scopi, compreso il non tutelare i figli e di conseguenza permettere di fatto all’altro l’abuso generale in famiglia. Quali dinamiche erano effettivamente presenti in famiglia? Se ti va di parlarne, siamo qui.

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  7. Ciao, grazie del tuo aiuto…mio papa’ con tratti narcisisti e mia mamma forse con dipendenza affettiva ma verso me entrambi erano esigenti,volevano fossi un loro prolungamento, la brava bambina che non doveva avere bisogni idee e modi di fare diversi da loro,e quando era così mi guardavano con disappunto con frasi tipo possibile che sei mia figlia ma non sei come me? Allora sei venuta male, sbagliata e poi venivo punita con un distacco affettivo, quindi ho imparato col tempo a reprimere me stessa…per me loro erano perfetti inareivabili ed oggi all’età di 40 anni e’ doloroso scoprire che invece non lo erano… ora sono in relazione con un uomo che ha gli stessi schemi, temo un narcisista, non riesco a lasciarlo, ed ho paura dell’ abbandono…sono un po’ demoralizzata perché ho fatto già anni fa, dopo la separazione, un percorso di psicoterapia, ma mi ritrovo in una relazione tossica quindi probabilmente non ho ancora risolto i miei problemi…il tuo articolo è illuminante in tante parti leggo me grazie ancora.

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  8. L’articolo rispecchia a pennello quella che purtroppo é stata la mia vita di figlio di un narcisista. Solo adesso, grazie a una bravissima psicologa, sono riuscito a guadagnare stima e rispetto per me stesso, dopo un’esistenza passata a cercare di soddisfare le esigenze degli altri in una rincorsa senza fine dell’approvazione e dell’amore di chi, in realtà, non mi voleva. Ma posso testimoniare che anche chi é vittima di simili mostri in età infantile, con un aiuto qualificato, può guarire.

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    1. Sì, da “dipendenti affettivi” (una vita passata a “cercare di soddisfare le esigenze altrui”…) si può guarire: perché si sente tutto il peso del dolore, e non si vive bene: questo, sulla propria pelle. La sofferenza, la consapevolezza di stare male, è la prima spinta per orientarsi verso il sostegno di una psicoterapia. Purtroppo per loro, i np non possono avvalersi della medesima opportunità: dato che hanno rimosso l’intera sfera dei sentimenti, non sentono neanche il dolore della loro condizione inautentica, non avvertono di essere disturbati perché non soffrono, cioè non sentono di soffrire, quindi non andranno mai in psicoterapia, su questo non c’è speranza. Ma la cosa non dovrebbe riguardarci, naturalmente. Solo per chiarezza sul disturbo di cui si tratta nel blog.

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  9. La mia infanzia é stata così purtroppo.
    Le ” fini antenne” si sono poi mantenute attive nella vita adulta ( forse é a quello che si riferiscono molte persone quando parlano della mia ” eccessiva sensibilità “?). E i narcisisti che ho incontrato pareva percepissero questa mia sensibilità e paura, sfruttandola a loro vantaggio. Fortunatamente con gli anni, e grazie all’aiuto di una valida psicologa, sto facendo chiarezza in me stesso e sto imparando a riconoscere e venire in contatto con le mie emozioni. Grazie anche a questo blog che trovo utilissimo, con articoli chiari e accessibili anche a un pubblico non specializzato.q

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  10. Mi ritrovo molto in ciò che è scritto nell’articolo, e non posso negare che la cosa mi ferisce in modo profondo e lancinante. Ogni tanto mi chiedo se sarei stata meglio a non realizzare il contesto che mi circonda, visto che ancora ci vivo dentro e non posso uscirne. Ho un padre narcisista e una madre che, nonostante si sia sempre opposta alla sua violenza psicologica e emotiva, su lei stessa, su di me figlia e su mio fratello, non riesco a non incolpare per non averci portato via quando avrebbe potuto, di non essersi allontanata. Vivo ancora con loro, perché studio all’università e non sono economicamente indipendente per potermene andare di casa, e non passa giorno che non pensi di potermene andare, il sollievo che proverei a fare la valigia e scappare lontano. La cosa peggiore, che più mi atterra, è il non riuscire a capire come un genitore possa far vivere volontariamente al proprio figlio una cosa del genere, comportarsi in modo tanto egoista e cattivo. Alle volte vorrei anche odiarlo, odiarli entrambi per tutte le cose orribili che ci hanno fatto vivere, per tutte le volte che mi sono dovuta consolare da sola, per tutte le volte che ho pensato che non ne sarei mai uscita, che questa sarebbe stata la mia vita per sempre, ma non ci sono mai riuscita. Durante il periodo universitario pre-Covid ero una studentessa fuori sede, lontana centinaia di chilometri da loro e tornando a casa solo per le feste, e con questa esperienza ho realizzato completamente la situazione che avevo vissuto per diciotto anni. Mi ricordo che una delle prime volte che tornavo al mio appartamento che condividevo con altre ragazze, provavo pura gioia nel tornare a casa e nel chiamarla così, e non vedevo l’ora di poter condividere con loro la mia giornata a tavola, il pensiero mi ha sconvolto così tanto che quando sono effettivamente arrivata all’appartamento mi sono messa a piangere. A casa dai miei non mi era mai successo, abituati al silenzio religioso o alle urla continue, non volevo arrivasse mai il momento di tornare a casa, di tornare al mio incubo personale. Ho vissuto dei periodi stupendi con le mie coinquiline, le consideravo e le considero ancora la mia seconda famiglia, e mi sono resa conto lì che potevo essere felice davvero, che non ero sbagliata. L’intera situazione mi ha regalato una nuova consapevolezza, ma una volta ritornata a casa dai miei definitivamente a causa Covid, ho passato dei mesi orribili, pieni di risentimento, di ansia continua, di attacchi di panico e pianti. Non sono più riuscita a riadattarmi alla mia vita “precedente”, non ci riesco più. E’ come se di ogni cosa che ho adesso davanti, smascherassi immediatamente la bugia sotto la facciata. Aspetto di poter tornare a respirare, di poter andarmene via di nuovo, ma allo stesso tempo non so quanto riesco a resistere in questa situazione che mi sembra non abbia via d’uscita. Ringrazio chiunque legga questo mio sfogo, e anzi se avete consigli sono molto ben accetti.

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  11. Ciao Giuditta, ben trovata.

    Personalmente credo che la tua iniziale domanda in merito alla preferibilità della mancata coscienza della situazione che ti trovi a vivere abbia un risposta retorica, e che tu ne sia conscia.
    Conoscere è sempre preferibile ad ignorare, anche se molto spesso il carico emotivo e di responsabilità che questo comporta eguaglia – quando non supera – il peso della semplice constatazione degli eventi e il tentativo di arginarli in modo estemporaneo.

    Ciò che fa la differenza, come è facile immaginare, è l’esito delle due opportunità: nel secondo caso si è destinati ad una battaglia già persa in partenza, in eterna posizione difensiva, negandosi ogni cambio di scenario.
    Nel primo, il compenso per quel carico di sofferenza ulteriore viene scontato in occasioni di rivalsa, o nella semplice constatazione che allontanarsi da certi contesti sia la sola soluzione praticabile.

    Penso non sia necessario indicare quale delle due opportunità risulti preferibile, anche perché tu stessa per prima ne hai espresso consapevolezza, e verificato sulla tua pelle la convenienza, per quanto non priva di implicazioni essa stessa, e di costi elevati in termini esistenziali.
    È straziante, anche dall’esterno, prospettare scenari del genere senza poter far nulla di praticabile per consentire proprio quegli sviluppi che si considerano necessari, e che questo debba avvenire sulla pelle di una persona giovane e ancora bisognosa, in qualche modo, di affiancamento e di tutela da parte della propria famiglia, così come si può dire di te.

    Purtroppo temo non ci siano grandi soluzioni alternative, da parte tua, se non cercare di minimizzare i danni e tener duro fino a quando non sarai in grado di garantirti l’autonomia per poter separare il percorso di vita tuo da quello dei tuoi genitori, investendo tutte le risorse pratiche ed interiori su questo obiettivo.
    Ed è proprio allora la coscienza lucida e precisa della condizione che stai vivendo che dovrà supportarti in questo progetto, come in fondo ti ha concesso di fare finora, assicurandoti indipendenza di pensiero, se non di decisione.

    Nel frattempo cerca di trovare in qualsiasi modo appoggi esterni sicuri e sinceri, che ti possano affiancare e confortare nel percorso da affrontare, che siano degli amici fidati, o magari dei professionisti in grado di affrontare questo genere di problemi – anche se temo che ciò richieda un’esposizione economica e di fatto che forse non sei in grado di sostenere – e anche, perché no, il ricorrere a spazi come questo in cui stiamo scrivendo.
    Vedrai che ti scoprirai meno sola e singolare di quanto credi, e sapere anche solo questo non è poco.

    Un abbraccio.

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  12. Grazie mille per le tue parole, Marco. Non nascondo che mi hanno un po’ commossa, sia perchè hai in un certo senso confermato quello che già sapevo, ovvero che questa non è una situazione che io posso risolvere attivamente ma solo tenere duro e uscirne il prima possibile, sia perchè sicuramente adesso mi sento meno sola e incompresa e so che il mio vissuto è valido e non mi invento situazioni che non esistono. Pensa che quando ero piccola vivevo costantemente nella paura di non essere abbastanza, di non essere voluta perchè non soddisfacevo le sue aspettative interamente e non capivo perchè l’affetto di mio padre era sempre condizionato da ciò che facevo o quanto gli davo ragione. La cosa che senza dubbio in questo periodo mi ha lasciata più sconvolta è come il suo approccio nei miei confronti sia cambiato in poco tempo: l’anno scorso ero entrata in una spirale di ansia e attacchi di panico a causa dell’università e di alcuni esami che avevo bocciato più di una volta, non facevo che piangere e mi ricordo che una volta è successo davanti a lui e sembrava quasi che in qualche modo si fosse “impietosito” delle mie condizioni, cercava anche di essere comprensivo, per quanto uno come lui possa esserlo. Io mi sentivo orribile, inutile, non degna di niente, cercavo di punirmi isolandomi dai miei amici e da qualsiasi piacere perchè credevo di non meritarlo se non riuscivo ad essere una studentessa modello. Adesso invece, a distanza di un anno, che sto sto passando uno dietro l’altro gli esami che mi servono per laurearmi e ho trovato un tirocinio curriculare, lui ha cominciato ad ignorarmi quasi completamente. Non mi chiede mai come va con l’università, le poche volte che io mi sono sentita di condividere qualcosa con lui, sembra quasi che lui non voglia darmi soddisfazione di proposito. Non è felice per me, ormai riesco a percepirlo, perchè nella sua ottica di cose io gli sto “sfuggendo di mano” e non può più avere controllo su di me, almeno da un punto di vista emotivo. Purtroppo la strada è ancora lunga, visto che comunque non sono ancora indipendente economicamente, e lui è sempre lì in agguato a ricordarmelo quando può e immagino che immensa soddisfazione gli dia saperlo. Ma io adesso so anche che questa è una situazione temporanea, e che a costo di uscire di casa e andare a vivere da sola farei qualsiasi cosa e non può fermarmi. Purtroppo non posso ancora chiedere aiuto ad uno/a specialista perchè ciò significherebbe mettere mio padre a conoscenza della cosa e dover sottostare a lui anche in questo visto che dovrebbe darmi i soldi. Ma sono sicura che una volta uscita di casa le cose cambieranno, e potrò dedicarmi meglio a me stessa. Finalmente comincio ad essere positiva e mi sembra pian piano di uscire dal tunnel in cui sono entrata, e sicuramente devo ringraziare anche voi, e questi articoli, che mi hanno regalato una consapevolezza che davvero non ha prezzo.

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