Cosa i governi possono fare per mitigare le conseguenze psicologiche della quarantena

Titolo originale: The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence
Autori: Samantha K Brooks, PhD; Rebecca K Webster, PhD; Louise E Smith, PhD; Lisa Woodland, MSc; Prof Simon Wessely, FMedSci; Prof Neil Greenberg, FRCPsych et al.
Fonte: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30460-8/fulltext
Trad. C. Lemes Dias

(…)

In caso di gravi epidemie di malattie infettive, la quarantena può essere una misura preventiva necessaria.

I ricercatori ammoniscono che la quarantena è spesso associata a un effetto psicologico negativo.

Durante il periodo di quarantena tale effetto psicologico non è una novità. L’aspetto preoccupante evidenziato, tuttavia, è che l’effetto psicologico della quarantena può ancora essere rilevato molti mesi o anni dopo – anche se gli studi sono ancora pochi –  il che suggerisce la necessità di garantire l’attuazione di misure di mitigazione efficaci nell’ambito del processo di pianificazione della quarantena.

A questo proposito sottolineammo che i nostri risultati non forniscono una forte evidenza del fatto che particolari fattori demografici aumentino il livello di rischio su alcuni dei risultati psicologici ottenuti alla fine del periodo di quarantena, così da richiedere un’attenzione specifica. Aggiungiamo che lo storico della malattia mentale dei singoli individui sottoposti alla quarantena è stato esaminato come fattore di rischio soltanto in una di queste ricerche a livello mondiale. La letteratura precedente suggerisce che una determinata condizione psichiatrica può essere il frutto di un disagio psicologico subito dopo un trauma oppure legato a un disastro: ciò significa che molto probabilmente le persone con una salute mentale precaria abbiano bisogno di un sostegno supplementare durante la quarantena. Sembra anche che ci sia un’alta prevalenza di disagio psicologico negli operatori sanitari in quarantena, anche se ci sono controversie sul fatto che questo gruppo sia a più alto rischio di disagio psicologico rispetto al resto della popolazione messa in quarantena. Per gli operatori sanitari, il sostegno dei dirigenti è essenziale per facilitare il loro ritorno al lavoro., I dirigenti dovrebbero essere consapevoli dei potenziali rischi per il personale messo in quarantena, in modo da intervenire precocemente per salvaguardare la loro salute mentale.

UNA QUARANTENA PIÙ BREVE POSSIBILE

Una quarantena più lunga è associata a risultati psicologici più complessi, il che non sorprende. È ragionevole pensare che i fattori di stress segnalati dai quarantenati possano avere un effetto maggiore se confinati più a lungo. Limitare la durata della quarantena a quanto è scientificamente ragionevole, data la durata nota dei periodi di incubazione, e non adottare un approccio eccessivamente precauzionale a questo proposito ridurrebbe al minimo l’effetto sulle persone. Le ricerche testimoniano l’importanza che le autorità rispettino la durata di quarantena da loro raccomandata e non la prolunghino. Per le persone già in quarantena un prolungamento, per quanto piccolo, rischia di esacerbare il senso di frustrazione o demoralizzazione.

Imporre un cordone all’infinito su intere città senza un chiaro limite di tempo (come si è visto a Wuhan, in Cina) potrebbe essere più dannoso delle procedure di quarantena strettamente applicate e limitate al periodo di incubazione.

DARE ALLE PERSONE QUANTE PIÙ INFORMAZIONI POSSIBILI

Le persone che vengono messe in quarantena spesso temono di essere infettate o di infettare gli altri. Spesso hanno anche valutazioni catastrofiche di qualsiasi sintomo fisico sperimentino durante il periodo di quarantena. Questa paura è un evento comune per le persone esposte a una preoccupante malattia infettiva, e potrebbe essere esacerbata dalle informazioni spesso inadeguate che i partecipanti tante volte riferiscono di ricevere dalle autorità sanitarie, lasciando loro poco chiari la natura dei rischi che corrono e il motivo per cui sono stati messi in quarantena. Garantire che le persone in quarantena abbiano una buona conoscenza della malattia in questione e delle ragioni della quarantena dovrebbe essere una priorità.

FORNITURE ADEGUATE

I governi devono anche garantire che le famiglie in quarantena abbiano scorte sufficienti per le loro necessità di base e, cosa importante, queste devono essere fornite il più rapidamente possibile. Il coordinamento per la fornitura dovrebbe idealmente avvenire in anticipo, con piani di conservazione e di riassegnazione stabiliti per garantire che le risorse non si esauriscano, cosa che purtroppo potrebbe accadere.

RIDURRE LA NOIA E MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE

La noia e l’isolamento causano disagio; le persone che vengono messe in quarantena debbono essere informate su cosa possono fare per evitare la noia, accedendo a consigli pratici sulle tecniche di gestione dello stress. Avere un telefono cellulare funzionante è una necessità, non un lusso. Chi scende da un lungo volo per entrare in quarantena va accolto con risorse tecnologiche adatte a comunicare con il mondo esterno, un carica batterie o un adattatore.

Accedere ai social network, a prescindere della quarantena, non è solo una priorità fondamentale per ridurre la sensazione di isolamento: l’impossibilità di farlo è associata non solo all’ansia immediata, ma anche al disagio a lungo termine.

Una ricerca ha suggerito che avere una linea telefonica di supporto, gestita da infermieri psichiatrici e creata appositamente per le persone in quarantena potrebbe essere efficace nel fornire loro una rete di sostegno importante. Anche la capacità di comunicare con la propria famiglia e con gli amici è essenziale. In particolare, i social media potrebbero svolgere un ruolo importante nella comunicazione con le persone lontane, permettendo a chi è in quarantena di aggiornare i loro cari sulla propria situazione e di rassicurarli sul fatto che sta bene. Pertanto, fornire alle persone in quarantena telefoni cellulari, cavi, prese per la ricarica dei dispositivi e robuste reti WiFi con accesso a Internet consente loro di comunicare direttamente con i propri cari e riduce i sentimenti di isolamento, stress e panico.

La quarantena domestica diffusa e volontaria è difficile da gestire, di modo che è possibile forzare la quarantena con delle leggi. Tuttavia, i paesi che impongono la censura sui social media e sulle applicazioni di messaggistica potrebbero non garantire linee di comunicazione tra le persone in quarantena e i loro cari.

È anche importante che la sanità pubblica stabilisca linee guida chiare con le persone in quarantena, che debbono sapere cosa fare in caso di sintomi. Una linea telefonica o un servizio online creato appositamente per le persone in quarantena e gestito da operatori sanitari in grado di fornire istruzioni su cosa fare in caso di sviluppo di sintomi della malattia, contribuirebbe a rassicurare le persone sul fatto che saranno assistite. Questo servizio dimostrerebbe a coloro che sono in quarantena che non sono stati dimenticati e che le loro esigenze sanitarie sono importanti. I benefici di una tale risorsa non sono stati studiati, ma è risaputo che le rassicurazioni possono diminuire sentimenti come la paura, la preoccupazione e la rabbia.

Alcune ricerche suggeriscono che gruppi di sostegno specifici per persone in quarantena a casa, nel corso di epidemie, possono essere utili. Uno studio ha scoperto che avere un tale gruppo e sentirsi legati ad altri che vivono la stessa condizione può essere un’esperienza di convalida collettiva che dà forza e fornisce il sostegno di cui hanno bisogno.

GLI OPERATORI SANITARI MERITANO UN’ATTENZIONE PARTICOLARE

Gli stessi operatori sanitari sono spesso messi in quarantena e questo articolo suggerisce che essi, come il pubblico in generale, sono influenzati negativamente da atteggiamenti stigmatizzanti da parte di altri. Nessuno degli studi inclusi in questo articolo si è concentrato sulle percezioni dei loro colleghi, ma questo sarebbe un aspetto interessante da esplorare. È anche possibile che gli operatori sanitari messi in quarantena possano preoccuparsi di causare una carenza di personale sul posto di lavoro, sovraccaricando i loro colleghi, di modo che la percezione del loro ambiente potrebbe essere particolarmente importante da studiare. Essere separati da un team con cui sono abituati a lavorare a stretto contatto potrebbe aumentare la sensazione di isolamento per gli operatori sanitari quarantenati. Pertanto, è essenziale che si sentano sostenuti dai loro immediati colleghi. Durante le epidemie di malattie infettive il supporto organizzativo si è rivelato un toccasana per la salute mentale del personale sanitario in generale. I dirigenti sanitari dovrebbero adottare misure per garantire che i membri del loro staff siano di supporto ai colleghi messi in quarantena.

L’ALTRUISMO È MEGLIO DELLA COSTRIZIONE

Forse a causa delle difficoltà di progettazione di uno studio appropriato, non è stata trovata alcuna ricerca che verifichi se la quarantena obbligatoria rispetto a quella volontaria abbia un effetto differenziale sul benessere. In altri contesti, tuttavia, la sensazione che gli altri possano trarre beneficio dalla decisione di isolarsi può rendere le situazioni stressanti più facili da sopportare e sembra probabile che ciò sia vero anche per la quarantena domiciliare. Rafforzare che la quarantena aiuta a mantenere gli altri al sicuro, anche quelli particolarmente vulnerabili (come i giovanissimi, gli anziani, o con gravi condizioni mediche preesistenti), e che le autorità sanitarie sono sinceramente grate a loro, non può che contribuire a ridurre l’effetto sulla salute mentale in coloro che sono stati messi in quarantena.

In particolare, l’altruismo ha i suoi limiti se si chiede alle persone di mettersi in quarantena senza un’adeguata informazione su come tenere al sicuro le persone con cui vivono. È inaccettabile chiedere alle persone di mettersi in quarantena per il beneficio della salute della comunità, quando nel farlo potrebbero mettere a rischio i loro stessi cari.

COSA NON SAPPIAMO

La quarantena è una delle varie misure di salute pubblica per prevenire la diffusione di una malattia infettiva e ha un notevole impatto psicologico per le persone colpite. In quanto tale, ci si chiede se altre misure di salute pubblica che impediscono la necessità di imporre la quarantena (come l’allontanamento sociale, l’annullamento di raduni di massa e la chiusura delle scuole) possano essere più favorevoli. La ricerca futura è necessaria per stabilire l’efficacia di tali misure.

Le raccomandazioni da noi formulate si applicano principalmente a piccoli gruppi di persone in strutture dedicate e, in una certa misura, in auto isolamento. Anche se sospettiamo che molti dei fattori di rischio – per le conseguenze psicosociali – possano essere gli stessi per i processi di contenimento più grandi (come intere città), è probabile che ci siano differenze nette in tali situazioni, il che significa che le informazioni presentate su questo articolo vanno lette con cautela. Inoltre, è necessario prendere in considerazione le potenziali differenze culturali.

Ci sono anche diversi limiti nella letteratura recensita che vanno sottolineati: una sola ricerca ha seguito i partecipanti nel tempo, le dimensioni dei campioni sono generalmente piccole, pochi studi hanno confrontato direttamente i partecipanti in quarantena con quelli non in quarantena, le conclusioni basate su alcune popolazioni oggetto di studio (ad esempio, gli studenti) potrebbero non essere generalizzabili al grande pubblico, e l’eterogeneità dei risultati tra i diversi studi rende difficile fare confronti diretti tra le ricerche analizzate. Vale anche la pena sottolineare che una minoranza di studi ha valutato i sintomi dello stress post-traumatico utilizzando misure adatte a valutare il disturbo da stress post-traumatico, nonostante la quarantena non sia stata qualificata come trauma nella diagnosi del DPTS nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5.

CONCLUSIONE 

Nel complesso, questa ricerca suggerisce che l’impatto psicologico della quarantena è ampio, sostanziale e può essere di lunga durata. Ciò non significa che la quarantena non debba essere utilizzata, anche perché gli effetti psicologici del mancato utilizzo della quarantena e del fatto di permettere la diffusione delle malattie potrebbero essere peggiori.

Tuttavia, privare le persone della loro libertà per il bene pubblico in generale è spesso controverso e deve essere gestito con attenzione. Se la quarantena è essenziale, allora i nostri risultati suggeriscono che i governi dovrebbero prendere ogni misura per garantire che questa esperienza sia il più tollerabile possibile per le persone. Questo può essere ottenuto dicendo alla gente cosa sta succedendo e perché, spiegando quanto tempo durerà, fornendo attività significative da svolgere durante la quarantena, fornendo una comunicazione chiara, assicurando la disponibilità di forniture di base (come cibo, acqua e forniture mediche) e rafforzando il senso di altruismo che la gente dovrebbe, giustamente, sentire. Il personale sanitario incaricato di attuare la quarantena, che per definizione resta in servizio e di solito con una ragionevole sicurezza del posto di lavoro, deve anche ricordare che non tutti si trovano nella stessa situazione. Se l’esperienza della quarantena è negativa, i risultati di questa ricerca suggeriscono che ci possono essere conseguenze a lungo termine che riguardano non solo le persone in quarantena, ma anche il sistema sanitario che ha amministrato la quarantena, i politici e gli addetti responsabili della sua corretta esecuzione.

7 pensieri su “Cosa i governi possono fare per mitigare le conseguenze psicologiche della quarantena

  1. Cara Caludileia,
    questo è un momento difficile e ai governi spetta il compito di proteggere la nostra salute e garantire cure adeguate a tutti e sicurezza a chi lavora per darci le cure, e speriamo che la collaborazione tra stati superi gli egoismi nazionali.
    Forse proprio noi “sopravvissuti” abbiamo una marcia in più in queste situazioni di privazione e sofferenza e, nel nostro piccolo, oltre a rispettare le regole imposte per il bene di tutti possiamo essere di aiuto agli altri che magari non hai mai sperimentato cosa significa non essere più liberi.
    Sappiamo bene cosa significa essere privati della libertà, e abbiamo lottato a lungo per riprenderci in mano la nostra vita…spesso senza nemmeno l’aiuto e il supporto di cui avremmo avuto bisogno…se non lo straordinario incoraggiamento che ci siamo dati qui.
    Oggi è il momento del coraggio e della responsabilità per tutta la nazione, così come noi abbiamo fatto per noi stessi.
    Noi abbiamo scelto il lock down personale per salvarci dal virus degli abusi narcisistici e delle violenze psicologiche…nessuno ci aveva detto quanto sarebbe stato difficile e pieno di dolore questo percorso, ma in tanti ce l’abbiamo fatta, e ce la faremo anche stavolta…forti della nostra esperienza.
    Ancora una volta, aver passato quello che abbiamo vissuto ci ha resi più forti e più capaci di resilienza verso le avversità terribili come quella che ci sta capitando.
    Quindi ancora una volta forza e coraggio a tutti noi! Andrà tutto bene!
    Un abbraccio

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    1. Cara Spirito Libero, la mia riflessione va non solo al momento di oggi ma anche alla gestione del dopo, visto che i tempi per lo sviluppo di un vaccino sono lunghi: come gli edifici scolastici si adegueranno al fattore distanza? I lavoratori indosseranno guanti e mascherine per un anno intero? E anche tutti quanti per strada finché non si trova un vaccino? La scelta del governo italiano è l’unica via, ma le persone hanno bisogno di risposte chiare per fronteggiare l’emergenza con più fiducia nel futuro. Se ci viene tolta la fiducia nel mondo intero e se ci viene risposto “be’, non sappiamo quando si tornerà a vivere!” il risultato è un’angoscia collettiva che finirà per aggravare la condizione psicologica di coloro che non hanno la nostra forza e nemmeno delle risorse tecnologiche ed economiche per fronteggiare un emergenza che potrebbe rivelarsi più lunga del previsto. Il numero dei morti e dei contagiati non ci lascia spazio per pensare a un ritorno alla normalità nel giro di un paio di mesi perché il Paese sarà tutto da ricostruire, incluso il sistema sanitario. Le struggenti immagini della processione di bare portate dall’esercito per essere cremate lontane dai loro affetti rimarranno a lungo nell’immaginario collettivo. Dobbiamo insieme pensare a come trasmettere agli altri la nostra resilienza e la nostra forza perché sarà un lavoro durissimo ripristinare a livello collettivo una minima parte della fiducia nel mondo che avevano prima di tutto questo orrore. Ti abbraccio forte, cara.

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      1. Cara Claudileia, io credo che adesso, più che preoccuparci del “dopo” (concordo in ogni caso con tutto quel che dici) dobbiamo occuparci di quello che accade qui ed ora.
        Io purtroppo vedo ancora troppe persone che vivono questo momento drammatico nell’egoismo, senza preoccuparsi di comportamenti che possono danneggiare non solo sè stessi ma anche e soprattutto i più deboli e chi lavora in prima linea mettendo a rischio la propria stessa vita.
        Vedo in giro persone che fanno jogghing parlando allegramente tra loro o al telefonino o portano a spasso il cane senza la mascherina (i padroni dico)…io capisco i bisogni degli animali ma non capisco chi se ne frega del prossimo. Chi deve uscire e non ha la mascherina (grande dramma di tutti) si può attrezzare in altro modo…io quando esco mi metto due foulard intorno a bocca e naso, magari faranno poco, ma sempre meglio di niente. E comunque il cane si può anche tenere in casa per due settimane, non muore nessuno e i bisogni dell’animale uno li raccoglie in giardino o in terrazza.
        A me è questo che preoccupa, la mancanza di rispetto per il prossimo, il non voler modificare di una virgola la propria vita, atteggiamento che fortunatamente appartiene solo ad una minoranza.
        Ma lascia senza parole. Veramente.

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      2. Carissima Spirito Libero, proprio perché persistono questi comportamenti assolutamente lesivi per la salute di loro stessi e altrui sembra che il governo metterà di mezzo l’Esercito per le strade. La soluzione non è bella, ma ancora una volta non ci sono alternative. D’altronde pare sia stata la soluzione adottata in Cina, anche se sappiamo bene come funzionano le cose in una dittatura. Quindi, la soluzione per ciò che è visibile si trova, anche se dolorosa e anti democratica. Sapete bene: io mi concentro su ciò che non si vede, sui drammi sommersi… nel mio piccolo cerco di prevenire qualcosa con i miei articoli, per questo è naturale che mi ponga un po’ di problemi che oggi sembrano lontani perché tutto sta accadendo molto velocemente. Il dramma lo sto vivendo anche a casa mia. L’altro ieri hanno portato la bombola di ossigeno per mio suocero in caso di necessità. La piccina di 10 anni ha chiesto se il nonno stessi morendo e il piccolo di 3 voleva giocarci. Mio suocero ha pianto ricordandosi della moglie, morta 2 anni fa: anche a lei avevano portato l’ossigeno poco prima dell’ultimo e fatale ricovero. Questo non è niente nei confronti di quei familiari che sono andati a controllare i loro cari e hanno trovato corpi senza vita. Concordo con te che andare a fare jogging in barba al dramma altrui è una vergogna e che se l’Esercito è la soluzione diamo il benvenuto ai soldati. Il dopo però non va sottovalutato, perché se c’è un dopo vuol dire che c’è speranza. Una persona che non vede il futuro e la fine di un dramma può scegliere la via più drastica in assoluto. I governi debbono saper rassicurare la popolazione sulla vita post quarantena e qui vedo un po’ di tentennamenti un po’ dovunque. Anch’io sono tra i milioni rimasti senza mascherina e l’ultima volta che sono uscita è stato 10 giorni fa. Sotto casa mia, però, vedo fin troppe macchine in giro e mi chiedo se effettivamente tutti stanno andando a lavorare e non possono farlo da casa…

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  2. Io sono a casa, quella di una volta. Ho fatto avanti e indietro per le necessità, scuole chiuse, ecc. Quando è arrivata la chiusura di tutto ho sentito il diritto di stare qui dove c’è gente che conosco, che posso salutare se esco sul terrazzo. La convivenza è diventata meno importante della paura, delle mani che a volte tremano davanti a quei numeri, a quelle immagini. Ho distacco e non mi fermo a riflettere che in qualche modo ho ceduto. La gravità di quello che ci circonda è tale da superare ogni dolore. Ho visto mia figlia dal terrazzo , lei in giardino, e in qualche maniera ho preso atto di quanto mi ha portato via il pensiero ossessivo, il dolore, lo schifo. Non valeva la pena. Che farò? Non lo so. Mi lascio il tempo perché aggiungere solitudine a quella che già avevo mi è sembrata insopportabile dentro il trauma di questa incertezza collettiva. Vedremo dopo. So che non è bene ma non è necessariamente cedere. In fondo è pensare a me. Spero che passi il più in fretta possibile, è una tragedia immane. La mia personale disfatta conta meno e gli affetti, quelli che in qualche modo ho trascurato, sono invece la parte vitale. Quell’uomo non è niente, a volte ho pietà, ma non è più qui, non ha sostanza e la rabbia è andata via quasi del tutto . Non c’è più inganno. Tanti auguri a tutti voi, a questo nostro mondo fragile che ha bisogno di speranza. Baci.

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    1. Carissima Daniela, penso che lui tema molto per se stesso in questo momento e mi auguro davvero che diversamente da quanto sta accadendo in molte famiglie costrette all’isolamento la tua pace e serenità non vengano intaccate durante e quando tutto finirà. Capisco il tuo bisogno di voler almeno salutare tua figlia da lontano e sapere che stanno tutti ben. È umano e comprensibile. Ti abbraccio forte. Coraggio!

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