Isolamento e violenza domestica: il silenzio preoccupante delle vittime

Fonte: https://time.com/5803887/coronavirus-domestic-violence-victims/

Trad. C. Lemes Dias

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«Mio marito non mi fa uscire di casa», dice la donna per telefono a un rappresentante della National Domestic Violence Hotline. «Ha avuto sintomi simili a quelli dell’influenza e mi accusa di voler infettare gli altri, rimproverandomi di voler portare a casa qualcosa come il COVID-19. Mi sento come se fosse solo un tentativo di isolarmi».

Il suo maltrattante l’ha minacciata: nel caso in cui iniziasse a tossire l’avrebbe cacciata di casa. Diceva che il suo destino era quello di andare a morire da sola in un letto d’ospedale. La donna temeva che uscendo di casa avrebbe trovato le porte sbarrate dal marito al rientro.

Per le persone che subiscono violenza domestica, l’isolamento obbligatorio per frenare la diffusione del COVID-19 (la malattia causata dal nuovo Coronavirus) le ha intrappolate nelle loro case con i loro maltrattanti. Oggi sono più isolate dalle persone e dalle risorse che potrebbero aiutarle.

Negli Stati Uniti, dove 5.218 persone sono state infettate dal Coronavirus, la National Domestic Violence Hotline riferisce che un numero crescente di vittime che ora chiamano affermano che i loro maltrattanti stanno usando il COVID-19 come un mezzo per isolarli ulteriormente dai loro amici e familiari. «Molti maltrattanti minacciano di cacciare in strada le loro partner auspicando che si ammalino», racconta a TIME Katie Ray-Jones, l’amministratore delegato della National Domestic Violence Hotline. «Ci arrivano anche denunce di sottrazione di risorse economiche o di divieto di chiedere assistenza medica».

Dall’Europa all’Asia, milioni di persone sono state messe in isolamento, poiché il Coronavirus ha già infettato più di 183.000 persone.

Anita Bhatia, la vicedirettrice esecutiva delle United Nations Women, conferma a TIME che «la stessa tecnica che stiamo usando per proteggere le persone dal virus può avere un terribile impatto sulle vittime della violenza domestica». Secondo lei «se da un lato sosteniamo assolutamente la necessità di seguire queste misure di allontanamento e di isolamento sociale, dall’altro riconosciamo che esse offrono ai maltrattanti l’opportunità d’oro di sfoggiare tutta la loro violenza».

L’11 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il COVID-19 una pandemia a causa degli oltre 118.000 casi di malattia in più di 110 paesi e territori in tutto il mondo, lanciando un allerta sul rischio reale di un’ulteriore diffusione globale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre al mondo subisce violenze fisiche o sessuali nel corso della sua vita, il che la rende la più diffusa, ma tra le meno denunciate, violazione dei diritti umani. Anche gli uomini subiscono la violenza domestica, ma sono le donne a costituirsi la maggioranza delle vittime. Non scordiamoci anche della popolazione LGBTQ, anch’essa costretta ad affrontare elevati tassi di violenza domestica. In tempi di crisi – come i disastri naturali, le guerre e le epidemie – il rischio di violenza di genere aumenta. In Cina, secondo l’Axios, il numero di casi di violenza domestica denunciati alla polizia locale è triplicato a febbraio rispetto all’anno precedente. Gli attivisti affermano che si tratta del risultato della convivenza forzata.

«Sappiamo che la violenza domestica è radicata nel potere e nel controllo», afferma Ray-Jones. «In questo momento, tutti noi sentiamo la mancanza di controllo sulle nostre vite e un individuo che non riesce a gestirlo se la prende con la sua vittima». Le denunce di abuso potrebbero non aumentare durante la crisi del Coronavirus, ma le persone che si trovavano già in una situazione di abuso potrebbero ritrovarsi a dover affrontare una violenza più estrema senza poter sfuggire andando al lavoro o vedendo gli amici.

La crisi attuale rende anche più difficile per le vittime cercare aiuto. Mentre le strutture mediche di tutto il mondo si affannano a rispondere al Coronavirus, i sistemi sanitari si stanno sovraccaricando, rendendo più difficile alle vittime l’accesso alle cure mediche o ai terapisti. «Nelle migliori delle circostanze, le donne hanno già difficoltà a farsi sentire», ricorda Bhatia.

Per molte donne, anche la paura di contrarre il Coronavirus impedisce loro di cercare cure mediche dopo aver subito abusi fisici.

«Ho ricevuto la chiamata di una donna in California che si stava auto-isolando per proteggersi dal COVID-19 a causa dell’asma», racconta un avvocato della National Domestic Violence Hotline «Il suo partner ha provato a strangolarla stasera. Quando ho parlato con lei sembrava che avesse delle ferite molto gravi, ma aveva paura di andare al pronto soccorso perché terrorizzata anche dal COVID-19».

Molte vittime temono di non poter più cercare rifugio a casa dei genitori per paura di esporre i più anziani al virus. Per alcune le restrizioni di viaggio possono limitare la loro capacità di stare con i propri cari. Anche i rifugi per le donne possono essere sovraffollati durante questo periodo o chiudere le porte se il rischio di infezione è ritenuto troppo alto.

La crisi del Coronavirus, che dovrebbe spingere l’economia mondiale in una recessione, potrebbe anche rendere più difficile per le vittime abbandonare le relazioni abusive. Ray-Jones considera che lasciare un partner violento spesso comporta avere un salvataggio economico, il che sarà più difficile se le vittime iniziano a perdere il posto di lavoro.

Anche molti servizi sociali per le vittime di violenza domestica subiranno tagli di bilancio in un periodo di recessione. «Speriamo che i nostri sforzi filantropici non ne risentano», dice Ray-Jones. «Ma sappiamo che sarà più difficile raccogliere fondi».

Gli operatori in prima linea contro la violenza domestica consigliano le vittime – anche quando non sono ancora in quarantena – a cercare aiuto il quanto prima. Nel frattempo, le organizzazioni che si occupano di violenza domestica, come la National Domestic Violence Hotline, stanno sviluppando nuove strategie per sostenere le vittime in isolamento. Ray-Jones afferma che il contatto digitale con le vittime sarà molto importante durante questo periodo, ma che sarà difficile per le vittime chiamare mentre sono a casa con i loro maltrattanti. La hotline offre servizi tramite chat online o SMS, rendendo più facile per le vittime cercare aiuto mentre sono a casa.

Bhatia, delle United Nations Women ha anche chiesto ai governi di ideare programmi che assistano economicamente le donne che non avranno uno stipendio durante il periodo della quarantena al fine di consentire a coloro che affrontano la violenza domestica di mantenere l’indipendenza economica dai loro maltrattanti. Aggiunge anche che la risposta della pubblica sanità dovrà restare sensibile alla questione di genere affinché le donne conservino il loro potere decisionale nonostante la quarantena.

I blocchi e le quarantene legalmente obbligate presentano sfide senza precedenti per le persone che combattono la violenza domestica. Si tratta di uno scenario che non hanno mai affrontato. Come dice Ray-Jones «Siamo in territori inesplorati in termini di ciò che i sopravvissuti sperimenteranno durante e quando tutto finirà».

3 pensieri su “Isolamento e violenza domestica: il silenzio preoccupante delle vittime

  1. Se penso allo scorso anno e alla sensazione di impazzire, alla paura e al senso di impotenza… vorrei avere coraggio e competenze per salvarle tutte!
    Vorrei poter cacciare di casa ogni psicopatico e liberare ogni vittima prima che sia troppo tardi… perché ci sono ferite da cui ci si riprende solo dopo lungo tempo o forse non si guarisce mai e in quaranta (e forse più) lunghissimi giorni passati rinchiusi come insetti ad aspettare che qualcuno apra una finestra troppi potrebbero non trovare più la forza o il coraggio anche solo di sperare…o l’autostima per sognare di meritare qualcosa di più… si può morire dentro per sempre.

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