Le differenze tra gaslighting e lavaggio del cervello e la complessità di aiutare le vittime in isolamento

Libro: The human magnet syndrome: why we love people who hurt us. Ed. Pesi Publishing Media, p. 145-149
Autore: Ross Rosenberg, psicoterapeuta con più di 30 anni di esperienza in codipendenza, rapporti traumatici e disturbi di personalità. Fondatore del Self-Love Recovery Institute e della Clinical Care Consultants (Chicago).
Trad. C. Lemes Dias

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SINDROME DELL’ABUSO NARCISISTICO

Ultimamente un numero sempre maggiore di libri, articoli, blog, video su Youtube e pagine sulle reti sociali stanno trattando il tema della Sindrome dell’Abuso Narcisistico (SAN), conosciuto anche come Sindrome della Vittima del Narcisista. Como la maggior parte dei fenomeni psicologici o relazionali recentemente riconosciuti e studiati, lo sviluppo di dati descrittivi e diagnostici si rende necessario affinché possano essere accettati nei circuiti che si occupano della salute clinica/mentale a livelli più ampi. Più studiamo e scriviamo a riguardo, maggiore sarà la probabilità che trattamenti effettivi e servizi più efficaci siano sviluppati e offerti. Nonostante occupi pochi paragrafi in questo libro, la sua importanza e rilevanza riguardo al concetto della Sindrome del Magnete Umano è significativa.

La Sindrome dell’Abuso Narcisistico e la Sindrome del Magnete Umano non sono relazionate tra di loro e presentano poche somiglianze. La SAN ha come caratteristica preponderante un modello di abuso perpetrato da un narcisista su di una vittima codipendente. La Sindrome del Magnete Umano nella sua forma più semplice, spiega perché le personalità opposte si attraggono, e perché tali rapporti persistono anche quando una o entrambe le parti sono infelici.

A prescindere delle differenze, stimo che almeno il 75% dei codipendenti esperimentano una forma qualsiasi di SAN nei loro rapporti. La SAN è un modello rigido di abuso fisico, emotivo e/o sessuale perpetrato da un narcisista patologico su persone rese deboli o già vulnerabili. Perché le vittime della SAN generalmente mancano di fiducia, autostima e una rete di appoggio sociale, sono propense a cadere nella trappola del perpetratore dell’abuso.  La sensazione di sentirsi intrappolate può essere il risultato di una corretta valutazione oppure il risultato di una narrativa meticolosamente impiantata, conosciuta anche come gaslighting. Le vittime della SAN, anche se possono avere storie di vita molto diverse, quando si sentono intrappolate credono di poter controllare o mitigare l’abuso, oppure credono realmente di meritarselo. Sono codipendenti o soffrono del “disturbo di deficit di amor proprio.”

La SAN è una condizione CRONICA dovuta alla Sindrome del Magnete Umano. Le complesse dinamiche psicologiche e relazionali di questa sindrome sono responsabili della formazione e della manutenzione del rapporto tra il perpetratore dell’abuso e la vittima, e dell’incapacità di porre termine al vincolo creatosi. Le vittime della SAN, i codipendenti, non sono in grado oppure credono di non essere in grado di porre fine all’abuso e/o alla relazione per le seguenti ragioni:

  1. Incertezza sulla pericolosità della vera natura del maltrattante;
  2. Paura delle conseguenze reali;
  3. Paura delle minacce di dover subire rappresaglie;
  4. Paura del rifiuto sociale e familiare, così come dell’isolamento (generato dai complici del maltrattante);
  5. Sono fisicamente impedite di muoversi;
  6. Sono economicamente impedite di muoversi;
  7. Subiscono diverse forme di coercizione e manipolazione attiva, passiva o subdola;
  8. Manifestano sintomi di astinenza della dipendenza o codipendenza, in particolare sintomi di solitudine patologica.

Come narcisisti patologici, i perpetratori della SAN possono essere affetti non solo dal Disturbo Narcisista della Personalità, ma anche possono manifestare una personalità limite o antisociale, oppure un tipo di disturbo ossessivo. Minore l’empatia del perpetratore della SAN, maggiore è l’efficienza nel controllo e nel dominio della preda codipendente. Tali individui mantengono il potere e il controllo delle loro vittime vincendo o esaurendo le loro risorse affinché disimparino come difendersi oppure desistano di cercare protezione o aiuto.  Le diverse forme di manipolazione e aggressione diretta, passiva o occulta garantiscono che la vittima rimanga nel rapporto, forzandola, da codipendente, a non difendersi per non esporre il maltrattante.

La trappola maggiore della SAN proviene da una campagna micidiale di lavaggio del cervello e/o gaslighting, creato da un narcisista patologico che è, in realtà, un sociopatico (Disturbo Antisociale della Personalità) oppure manifesta tratti sociopatici. Perché una spiegazione più approfondita della SAN va oltre l’obiettivo di questo libro, raccomando le conferenze in video nelle quali tratto esattamente questo tema.

IL FIUTO DEI PEDOFILI

Esattamente come i pedofili (che abusano sessualmente dei bambini), i perpetratori della SAN hanno un fiuto per le vittime codipendenti che sono naturalmente incapaci di riconoscere il meccanismo perverso e i metodi altamente manipolatori. Come un pedofilo in un parco giochi, la loro visione laser traccia e identifica le persone meno consapevoli delle loro intenzioni nefaste e meno capaci di difendersi.  Gli abusanti che causano la SAN possiedono un’abilità fuori dal comune per distinguere se le vittime potenziali sono patologicamente sole o in balia di credenze, reali o percepite, di impotenza e fragilità.Traggono profitto di qualsiasi persona che in una moltitudine appaia isolata dagli altri o alla quale i propri cari, nonostante i bei discorsi sulla cura e sull’amore, non sembrano essere mai stati veramente interessati oppure erano totalmente assenti. La vittima perfetta della SAN ha imparato che è inutile lottare, giacché farlo peggiora le cose.

Questi astuti abusanti, che quasi sempre sono sociopatici, generano intenzionalmente la Sindrome del Magnete Umano nelle loro vittime perché credano di essere perdutamente innamorate di loro. Avvolti nella “nebbia dell’anima gemella”, i codipendenti invitano gli individui malintenzionati nelle loro aree più vulnerabili, tanto fisiche quanto emotive. Risultato: i narcisisti patologici calcolatori si installano di modo permanente in queste aree.

COME AVVIENE IL LAVAGGIO DEL CERVELLO

Lavaggio del cervello e gaslighting sono solo alcune delle molteplici tattiche di controllo mentale usate nella SAN. La principale differenza tra i due è che il primo è basato su strategie di controllo mentale forzate e ovvie, mentre il secondo è accuratamente occultato e avviene in modo subdolo.

Una definizione di gaslighting che mette d’accordo gli studiosi delle università di Cambridge, Oxford e la Merriam Webster è questa:

  1. Far sì che le persone credano soltanto a ciò che vuoi che credano affermando continuamente cos’è vero ed evitando che altre informazioni arrivino alle loro orecchie;
  2. Far pressione su qualcuno perché passi ad adottare credenze radicalmente opposte alle sue con l’utilizzo di mezzi sistematici e il più delle volte coercitivi;
  3. Persuadere attraverso la propaganda e l’arte di saper vendere.

IL LAVAGGIO DEL CERVELLO È CONTROLLO MENTALE

Il lavaggio del cervello impiega strategie psicologiche segrete, ma molto efficaci, con il proposito di cambiare il sistema di credenze, le percezioni, le decisioni e le capacità analitiche di una persona. Con la ripetizione e la confusione deliberata, l’intimidazione e una campagna propagandistica molto bene organizzata, le vittime rinunciano inconsciamente alla loro versione (percezione e valutazione) della realtà per accettare una versione forgiata.

Si tratta di un sistema metodico e controllato per introiettare un insieme di credenze specifico che, prima del lavaggio del cervello, NON ERA SOSTENUTO DALLA VITTIMA. Il lavaggio del cervello si consolida con l’applicazione sistematica dell’isolamento, l’abuso verbale e fisico, così come tecniche che confondono la mente, come la privazione del sonno e dell’alimentazione per ridurre i livelli di comfort e stroncare sul nascere la possibilità che la vittima abbia la speranza di porre fine ai maltrattamenti. I cambiamenti continui che variano dalla crudeltà all’apparente preoccupazione altruista generano instabilità psicologica e livelli maggiori di incertezza, disperazione e mancanza di speranza. Il risultato è l’adozione di un insieme forzato di idee, punti di vista e credenze. Il lavaggio del cervello ha luogo quindi in un clima di isolamento, il che significa che tutti i punti di riferimento sociale “normali” non sono più disponibili. Spesso evidenziamo la presenza di una minaccia costante di infliggere un male fisico, il che aumenta la difficoltà per la vittima di elaborare un pensiero critico e indipendente (Leighton, 2017).

IL GASLIGHTING

Il gaslighting è un metodo INSIDIOSO di controllo mentale che i narcisisti patologici sociopatici utilizzano di forma OCCULTA per rendere vulnerabili le prede codipendenti. Scelgono persone che credono nel loro falso altruismo, affetto e promesse di protezione. I gaslighters ottengono un successo maggiore quando affermano di essere leali, devoti e decisamente dediti a difendere e prendersi cura delle loro vittime.

I gaslighters manipolano sistematicamente l’ambiente dei codipendenti, perché si trasformino in persone incapaci di difendersi, isolati da qualsiasi altro essere umano in grado di aiutarli, convinti di essere inadeguati e indegni di amore oltre alla meticolosa coreografia del rapporto, falsa però realistica, con il perpetratore.

Impiantano narrative o versioni modificate e distorte della realtà per indebolire la vittima, neutralizzare le sue difese e far sì che la sua mente stessa l’attacchi pesantemente. L’intrigante gaslighter crea un problema che non esisteva oppure era un qualcosa di minimo, di irrilevante, di lieve o moderatamente preoccupante, del quale la vittima era già consapevole dell’esistenza. Il gaslighter studia con cura la coreografia e la esegue meticolosamente attorno alla vittima perché provi ripetutamente il problema messo in scena.

Che sia “nuovo” o preesistente, il gaslighter gode e sfrutta questi momenti di messa in scena di un problema per impiantare una narrativa che porti la vittima a sentirsi in colpa per ciò che ha fatto e a provare vergogna per ciò che è diventata sviluppando, inoltre, la convinzione di non riuscire a controllare “il problema” da sola.

Con il tempo questo scenario porta la vittima a diventare INSICURA e PARANOICA.

Il bombardamento metodico delle false narrative circa il problema che non esiste, la sua incapacità di controllarlo o risolverlo e l’impatto di questo “suo problema” sull’altro o gli altri, si manifesta con pensieri e sensazioni di sfiducia, impotenza e cronicizzazione del nucleo di vergogna preesistente. Tutto ciò consolida il suo desiderio di isolarsi dentro del sicuro mondo abitato soltanto da lei stessa e dal rapitore della sua mente.

Il gaslighter non solo rende la vittima codipendente inaccessibile per chiunque la possa proteggere e riscattare, come la convince che queste persone non la vogliono bene, non la amano e non apprezzano la sua compagnia. Ecco perché le vittime passano a difendere in modo assoluto che una sola visita agli amici e parenti abbia costi elevatissimi per la sua psiche, senza recare alcun tipo di beneficio. Nei casi più gravi di gaslighting, la vittima difenderà il gaslighter e denuncerà a lui tutti coloro che cercheranno di offrire consigli per salvarla dalla relazione tossica. La persona vittima del gaslighting non solo difende queste nuove versioni su se stessa, ma prova un senso di lealtà estremo verso il gaslighter, che vede come il suo “amato” e “protettore”.  Queste percezioni sbagliate, assieme al senso di lealtà e gratitudine, impediscono alla vittima di accettare l’aiuto degli altri. Nel mentre, il gaslighter si adopera per disseminare informazioni false su di lei ai suoi cari, con l’unico proposito di tenerli lontani e rompere definitivamente i vincoli affettivi della sua preda.

Come abbiamo visto in precedenza, i codipendenti hanno una predisposizione al gaslighting dovuta al loro trauma infantile legato all’attaccamento, il che genera un modello malsano di relazione affettiva, un deficit di amor proprio e in alcuni casi disturbi legati alla percezione di sé. Purtroppo, l’esperienza dei bambini “trofeo” o “prodigio” predispongono le basi perché diventino vittime una volta adulte, identificandosi con le storie impiantate nei loro cervelli su chi sono, come si sentono, cosa pensano e se sono – oppure no – valorizzati e amati dagli altri e quanto poco potere hanno per risolvere da sole i loro problemi.

14 pensieri su “Le differenze tra gaslighting e lavaggio del cervello e la complessità di aiutare le vittime in isolamento

  1. Fatemi vedere se ho capito: il gaslighter vuole convincerti che sei violento ed inizia a ritoccare gli episodi del passato e la spintarella che puoi aver dato diventa uno spintone o uno schiaffo, e cose simili.

    I litigi li hai sempre iniziati tu senza motivo, spesso sei manesco.
    Niente di tutto questo è vero, o è ingigantito o è inventato di sana pianta, ma tu finisci per crederci davvero?
    Ma come è possibile?

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    1. E’ possibile proprio per il carattere insidioso del gaslighting. Non è mai chiaro dove il gaslighter vuole arrivare con le sue insinuazioni, che appartengono al suo piano occulto di avere sempre le spalle coperte qualunque cosa accada. Ti faccio un’esempio: io ti sferro un pugno e ti faccio un occhio nero. Rischi di perdere la vista, ma fortunamente riesci a guarire. Subito dopo averti dato un pugno dico che ANCHE LA MIA MANO fa malissimo. Il tuo viso guarisce ma io continuo a sostenere che la mia mano è distrutta, che mi sono rotta un dito e che per colpa tua lavoro al computer con grosse difficoltà perché le mie articolazioni fanno malissimo dopo il pugno che tu mi hai costretta a darti. Vado a lavoro tutti i giorni ma di notte dico che non riesco a dormire perché la mano mi fa davvero male. Per convincerti della mia verità comincio a prendere degli antidolorifici e a rinfacciarti l’episodio ogni santo giorno. A quel punto ti senti talmente in colpa che la mia violenza diventa esclusivamente tua e colpa tua: a causa del TUO comportamento ti ho dato un pugno (roba da niente!) che ha generato IN ME delle conseguenze. L’occhio nero (perché guarito) viene accantonato e resta il mio dolore alla mano (finto) ma molto efficace per la buona riuscita del gaslighting. Considera che senza un vincolo affettivo forte il gaslighting non fa strada.

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    2. Ciao Giovanni e ciao a tutti/e, bella domanda. Come è possibile? Me lo sono chiesta anche io tante volte guardando indietro: come è stato possibile? Ma lo è stato, è successo senza che me ne accorgessi, proprio perché tu della persona che ti sta sottoponendo al gaslighting ti fidi ciecamente, è la persona che sai ti proteggerà e ti amerà per sempre, è la persona con cui vorresti invecchiare. E sei troppo dentro alla nube tossica per renderti conto di quello che sta succedendo e non ascolti le persone che realmente ti vogliono bene, vedono il tuo cambiamento e cercano di ritrovare la persona che eri prima di questa storia. Fu mia sorella la prima volta a mandarmi un articolo sul gaslighting, dopo l’ennesimo pomeriggio passato da lei a sfogarmi, a piangere e a ripetere parole che lei non credeva sarebbero mai uscite dalla mia bocca: faccio schifo, sono una brutta persona, non riesco a controllarmi, quello che sta succedendo con lui è solo colpa mia perché sono aggressiva, non riesco a ascoltare gli altri, non controllo le mie emozioni. La sua frase preferita era: Mi fai paura. E io credevo a ogni singola parola e non capivo che era una manipolazione costruita ad arte, così come erano costruite ad arte le situazioni che in alcune occasioni mi hanno fatto perdere il controllo (non ho mai fatto niente di grave intendi, magari ho alzato la voce, sbattuto una porta), così come era lungo e pianificato il percorso di svalutazione che lui stava preparando per me, con tanto di triangolazione e ovviamente campagna diffamatoria e l’immancabile scarto indotto (un vigliacco fino alla fine) con immediata sostituzione. A mia sorella comunque risposi: ma che dici? Lui è buono, non lo farebbe mai, ma per colpa mia adesso è in depressione e ha gli attacchi di panico. Guardando indietro ora che ho una consapevolezza maggiore vedo tutto con chiarezza, so che tutto quello che mi diceva in realtà rispecchiava quello che è lui. Un esempio concreto comunque della confusione mentale in cui ti ritrovi: un giorno andammo dalla psicologa insieme (bellissimo il suo teatrino nelle sedute sarebbe da scriverci un libro, ma per fortuna ho trovato, senza saperlo, una professionista preparatissima proprio in questo tipi di abusi) e lui impostò tutta la seduta sul mio carattere, sul fatto che facevo paura e che ero aggressiva…disse: mi ha anche picchiato. Ovviamente mai successo ma io non sono riuscita a aprire bocca, ho passato tutta la seduta a pensare a quando fosse successo. Ora lo so, non era mai successo. Ma in quel momento non sarei stata in grado di dirlo con certezza. Ero completamente offuscata. Così come so che quello aggressivo è sempre stato lui, non solo per il silenzio che usava ovviamente come arma potentissima, ma anche fisicamente…alla fine lui, non io, mi aveva spaccato il cellulare (e non era colpa mia che stavo cercando di telefonare alla donna con cui mi tradiva dopo l’ennesima scoperta), lui aveva spaccato il telecomando ( e non era colpa mia solo perché stavamo discutendo in modo un po’ acceso), lui con una botta mi ha fatto uscire il sangue dal naso, che mi ha fatto male per 10 giorni ( e non era colpa mia perché gli ho toccato un braccio per trattenerlo dal suo scatto di andarsene mentre stavamo affrontando un discorso importante). Se ripenso che un anno fa ero nel pieno di questa situazione mi vengono i brividi. Non so cosa mi ha dato la forza per uscirne, sicuramente le persone intorno a me…e a un certo punto mi sono chiesta: ma chi mi vuole bene di me si è sempre fidato, tutti vengono a sfogarsi con me, fanno affidamento su di me, nessuno mi ha detto che faccio paura, che sono aggressiva. Chi sbaglia? Lui o tutte le altre persone? E per la prima volta ho iniziato a mettere in discussione lui prima di me stessa. Questo forse il più grande insegnamento che si ricava da un’esperienza devastante come questa. Quando qualcuno ti fa dubitare di te stessa, allontanati, anche se pensi di amarlo ancora. Grazie come sempre a tutti voi per esserci.

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      1. Mi dispiace molto che la tua esperienza sia stata simile al mio esempio. Ti chiedo scusa, io non volevo essere sprezzante delle sofferenze di nessuno, lo dico davvero, volevo solo capire meglio perché di gente che manipola le situazioni ne ho incontrata, alcuni saranno anche narcisisti, ma quello di cui si parla nell’articolo è qualcosa di completamente diverso rispetto a quanto ho visto io.

        Mi pare di capire che dopo desse la colpa a te dicendo “mi hai toccato il braccio”, “la discussione era accesa”, etc etc etc. Se ti può aiutare, io credo fermamente che ognuno di noi sia padrone delle sue azioni e delle sue reazioni, si può agire e reagire in mille modi diversi ed ognuno di noi sceglie come. Abbiamo dei limiti e spesso sbagliamo, gli altri possono anche perdonarci, ma l’errore resta comunque nostro, mai di chi lo subisce. Anche quando ti dicono “Me l’hai tirata fuori dai denti/dalle mani”, la colpa è (perlomeno) anche dell’incontinente. Questa logica della “giusta punizione” non regge, le punizioni le si danno ai bambini, non agli adulti, e anche quando le si da ai bambini ci sarebbero delle parentesi da aprire su quanto lo fai per educarli e quanto, talvolta, ci godi a farlo.

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      2. Carissima Leila, grazie infinite per questa descrizione PERFETTA del gaslighting. Come hai ben sottolineato solo le persone che tengono una buona distanza dalla coppia, dai genitori, fratelli o capo maltrattante/gaslighter o conoscono l’argomento riescono a comprendere esattamente ciò che sta accadendo. Ricordo la testimonianza di una modella brasiliana che all’apice della carriera veniva fisicamente aggredita e umiliata dal marito, un attore di successo in quel periodo. Il gaslighting attuato su di lei è stato talmente grave che ad un certo punto gli avvocati chiamati dalla famiglia di lei, preoccupati per la sua anoressia e gli evidenti ematomi sulle braccia, le hanno detto: “Se lui ti ucciderà, lui andrà in galera. Bene, sappiamo che tu lo ami, è questo che vuoi per lui? Tu devi uscire da quella casa, perché altrimenti lui finirà i suoi giorni in prigione.” Praticamente gli avvocati consigliati da due psicologici hanno trovato la chiave per convincerla ad uscire di casa con le sue gambe, sfruttando la sua preoccupazione per il marito e non per lei stessa. Contava soltanto lui, perché la sua vita valeva meno di zero. Solo quando è uscita di casa e dopo un duro lavoro ha compreso tutte le umiliazioni che aveva subito, incluso lavare il pavimento di casa a mano, non avere il diritto di mangiare un biscotto, essere lasciata in mezzo alla strada in piena notte perché “guidava male” e non riusciva ad evitare le buca (era diventata la sua autista personale), derisa, triangolata, tradita, spintonata, ecc. Il gaslighting è una realtà terribile che può indurre al suicidio. Tua sorella è stata bravissima e tu ancor di più. Un abbraccio gigantesco!!!

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      3. Cara Leila, leggendo le tue parole mi sono venuti i brividi perché tanti dei fatti che racconti sono ESATTAMENTE IDENTICI a ciò che è successo a me. Bisogna essere grate, infinitamente grate a noi stesse di essere arrivate a questo grado di consapevolezza e aver smesso di permettere loro di perpetrare tutto questo male. Io ho una bimba con lui ed è un incubo, anche perché, per quel che mi sembra di capire facendo il mio percorso, la legge non è di grande aiuto nel riconoscere la gravità di queste patologie sui figli. Peró è su noi stesse che dobbiamo fare affidamento. Sulle nostre percezioni prima e azioni poi. Riprendiamoci il nostro pieno potere che abbiamo ceduto per troppo tempo a loro, possiamo farlo!!! Questo genererà inevitabilmente una tempesta e reazioni orribili da parte loro (io sono nel pieno adesso) ma se resistiamo e non gli cediamo nemmeno un briciolo di quel potere, io sono convinta che si stancheranno. Non so quanto ci vorrà. So solo che questa è l’unica via. Un caro abbraccio

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  2. …io pensavo lo facessero per sottrarsi alle brutte figure, invece si divertono a distruggere. Sono come i cattivi di quei film di serie b in cui pensi “il cattivo è troppo cattivo per essere reale”…e invece esistono.

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  3. Claudileia, avrei preferito non essere in grado di fornirla una descrizione così precisa, ma visto che ormai é successo spero possa essere di aiuto a chi sta passando la stessa cosa e cerca di capire l’incomprendibile, così come voi tutti siete stati e siete importanti per me nel mio lungo e difficile percorso, da cui non sono ancora fuori, nonostante siano passati tanti mesi .
    Per Giovanni…nella mia risposta ho cercato di spiegare cosa succede per dare parole al mio vissuto, non ho mai pensato che la tua domanda insinuasse che certe cose non possono accadere…
    Un abbraccio a tutti

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  4. Sono molto addolorato che le persone possano subire queste truffe emotive così spietate. Ti auguro di trovare la serenità che meriti e di poter rivedere tutto alla luce di quanto lui fosse una bestia. Un abbraccio.

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  5. e Che dire di una persona che di sera, a letto, ti sussurra delle frasi assolutamente prive di senso per poi, a fronte della domanda “ma cosa hai detto”, risponde prima con un’altra domanda “perchè tu cosa hai capito” per poi dire “ma no… avevo detto…” e cambia totalmente versione?
    uno dei comportamenti, oltre al ribaltamento pressochè sistematico delle cose…

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