Strategia di superamento dei maltrattamenti psicologici n. 1: il potere del discorso inverso

Libro: Power – surviving & thriving after narcissistic abuse, p. 169-179 (Thought Catalog Books, New  York, 2017)
Autrice: Shahida Arabi
Trad. C. Lemes Dias

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Come ben sappiamo i rapporti con persone narcisiste, sociopatiche o psicopatiche sono grandi sceneggiati che ci portano al fallimento emotivo.

Quei limiti che si spostano costantemente, quelle parole contraddittorie e quei complimenti intercalati con dosi elevate di crudeltà e insensibilità sono deliberatamente messi in scena per farci credere che i nostri successi, le nostre vulnerabilità e la nostra intera esistenza al di fuori dei loro domini appartengano a una falsa realtà, quando è vero l’esatto contrario.

Ad essere del tutto falsa è la “realtà” che avete vissuto o che tuttora vivete nella relazione con un tale partner perché basata sul gaslighting, sulle proiezioni e sulle menzogne atte a sottrarvi l’equilibrio, sottomettervi al loro controllo e farvi lottare fino allo sfinimento e costantemente per avere la loro approvazione. Questo fa sì che ad ogni ciclo di abuso tali disturbati aumentino il loro potere su di voi, presentandosi come i burattinai che gestiscono ogni vostra mossa e portandovi a dubitare del vostro istinto e delle vostre emozioni mentre – giustamente – vi sentite sempre più impotenti, indeboliti, depredati e al limite.

È necessario vedere quei love bombing, quella fretta di avervi e le promesse fasulle che vi facevano come una ripida salita verso un panorama inesistente, una strada senza uscita, un massacro psicologico al posto di una celebrazione della vita. Erano solo MOLTEPLICI FINALI AL POSTO DI UN INIZIO DECENTE, giacché hanno avuto come conseguenza la fine della vostra fiducia nel mondo, la fine della vostra percezione di un futuro assieme a qualcuno, la fine della vostra speranza nell’umanità e la fine di ogni forma di ingenuità e innocenza che avevate con cura custodito. Si trattava dello sterminio della vostra personalità per portarvi a sposare l’idea di un mondo pieno di truffatori, di farabutti e sfruttatori in attesa del momento opportuno per prosciugarvi ogni energia e risorse.

I narcisisti lavorano sodo per decostruirvi e per portarvi a investire nel tour degli orrori che hanno creato per voi. Era ovvio che non dovevate accorgervene che si trattava di una via sicura verso il fallimento emotivo.

La comunità terapeutica sa della sceneggiatura alla quale siete stati arruolati per svolgere una funzione alla quale non avresti mai fatto volontariamente un provino se solo fosse chiaro che l’obiettivo unico del “regista” era quello di trasformarvi in una fonte di nutrimento narcisistico affidabile. Siete stati arruolati da qualcuno che poteva usarvi, abusare di voi, maltrattarvi, rimproverarvi e distruggervi ogni volta che aveva voglia gettandovi a intermittenza briciole di affetto e convalida per farvi auspicare qualcosa che non era in grado di essere: un partner sano in un rapporto decente.

La relazione con un/a narcisista viene descritta come un terribile cataclisma perché rende tangibile l’idea che le persone raramente sono ciò che dicono di essere.

Trasformarla in conoscenza, in esperienza, in intuizione e saggezza è un compito arduo – forse del tipo che preferivamo non avere!

Possiamo anche trasformare l’accaduto in un “capitale sociale” che ci permette di navigare nel mondo di forma molto più consapevole e con più discernimento di prima, perché passiamo a vedere ciò che gli altri non vedono e impariamo a riconoscere i nostri limiti e il nostro valore. A questo punto passiamo ad apprezzare di più le persone autentiche, quelle dal cuore grande e che sprizzano integrità al posto di sfruttare tali qualità negli altri.

Non pensate che sia stata una “perdita di tempo” aver vissuto questa esperienza, anche se è chiaro il quanto sia stata dolorosa. Ribadiamolo forte: nessuno dovrebbe mai attraversarla! Quando avete vissuto un’esperienza orribile come questa come minimo avete come frutti la saggezza e l’impulso che vi dà nel chiudere definitivamente con coloro che sanno soltanto imbrogliare.

NESSUNO È PIÙ FORTE DI UN SOPRAVVISSUTO CHE ATTINGE AL SUO POTERE. NESSUNO È PIÙ POTENTE DI UN SOPRAVVISSUTO MOTIVATO A RAGGIUNGERE IL SUO MASSIMO LIVELLO DI SUCCESSO, DI AUTO SVILUPPO E DI AMORE PER SE STESSO NONOSTANTE LA CATTIVERIA DI CHI HA PROVATO A SABOTARLO.

Sopravvivere è risvegliarsi all’emergere del vostro Vero Sé, superare traumi, guarire ferite profonde e avere uno scuotimento nelle vostre convinzioni fondamentali. Sopravvivere è la misura della vostra resilienza e della vostra vera forza – non importa il quanto vi sentite ancora deboli: state sopravvivendo e andrete oltre a questa modalità. Sopravvivere non è costringersi a guarire rapidamente per cancellare cos’è successo o tentare di nutrire una forzata compassione per chi vi ha ferito rinunciando a qualsiasi senso di gentilezza e comprensione nei confronti di voi stessi.

La chiave per andare avanti non è diventare perfetti ma prendere la strada dell’evoluzione. Non importa il quanto i vostri progressi possano sembrare inizialmente piccoli, giacché l’obiettivo è quello di una crescita che arriva per restare, per trasformare.

Per avere successo nel percorso di guarigione bisogna riconoscere il proprio potere e allo stesso tempo riconoscere di essere stati impotenti. Superare può anche significare riconoscere il vostro attuale stato di impotenza mantenendo ferma la fede che le cose cambieranno perché siete capaci di una vita diversa da quella che state vivendo ora. Si tratta di convalidare il vostro dolore cercando di incanalarlo in un modo costruttivo. Si tratta di rivalutare le credenze malsane che vi sono state instillate e sposarne di nuove, più sane, pronte ad esplodere. È un portale verso i vostri doni nascosti e la vostra autentica vocazione. È un’esperienza che può essere usata e canalizzata per guarire e per incoraggiare altri a prendere la vostra stessa direzione. È un invito a convalidare altri sopravvissuti, altri figli di genitori narcisisti, altri esseri umani oggetto di maltrattamenti e con decenni di esperienza in materia di narcisismo maligno.

Quando viviamo in una zona di guerra la nostra prospettiva è molto diversa da quella di chi viene nutrito con dei cucchiai d’argento. Ci vediamo costretti a sviluppare la fede in noi stessi, una fede forte che può superare qualsiasi cosa, anche i peggiori maltrattamenti. Abbiamo voglia di sopravvivere e lottiamo per ciò che è basico ed essenziale. Non è scontato dipendere dagli altri e quindi impariamo a fare affidamento soltanto su noi stessi, altrimenti rischiamo la morte o l’alienazione.

Cerchiamo di imparare il quanto sia degno il nostro tempo e a smettere di sprecarlo con persone indegne. Impariamo l’importanza della cura di sé, della compassione di sé, del discernimento e dell’intuizione. Impariamo ad ascoltare la voce interiore della nostra anima, piuttosto che le voci oscure che parlano al nostro Ego.

Tutto è molto più facile quando si naviga nella vita con un partner empatico e comprensivo o con dei genitori solidali (e questo è il tipo di “facilitazione” che ognuno di noi merita di avere). Stare con un narcisista è una sfida al di là di quanto le mie parole possano illustrare, lo so: è molto dolorosa, è meglio evitarla, è incredibilmente ingiusta, può causare sintomi di traumi complessi, può essere debilitante, esige uno sforzo mentale eccessivo ed è un’esperienza talmente dura che chi ce la fa può diventare talmente ispirato da spingersi a raggiungere vette più alte che mai.

Ribadisco ancora: non avete mai meritato quello che avete vissuto. Avete tutto il diritto di non credere che quel dolore avesse uno scopo più nobile. Avete tutto il diritto di non sposare o abbandonare l’idea che era necessario attraversarlo per rendersi più forti. Sappiamo che nulla di tutto ciò sarebbe dovuto accadere ma visto che è successo – ed è innegabile! – usare questa esperienza per andare oltre e rafforzarsi è un toccasana per la mente.

Avete tutto il diritto di essere vittoriosi, invece. Il dolore di questa esperienza vi dà un ulteriore incentivo a vivere, sopravvivere, prosperare e andare avanti con una missione.

È un dolore che mi ha cambiato: ora voglio assicurarmi che altri esseri umani evitino il mio stesso dolore o almeno che inizino a guarire da esso. Sono così profondamente legata alla mia vita e al mio vissuto che il dolore degli altri sopravvissuti è diventato anche il mio. Lo capisco da una profondità che chi non c’è passato potrebbe non conoscere mai.

Il vostro dono di questa esperienza sta nell’empatia e compassione che ora siete in grado di estendere a voi stessi e a tutti coloro che hanno bisogno di guarire da traumi simili ai vostri. La vostra capacità di riconnettervi con quella parte di voi che vuole sopravvivere, lottare e prosperare può diventare un dono per il mondo che vi circonda. Meritate che la vostra voce si alzi a testimoniare, come un balsamo curativo che lenisce il vostro dolore e quello degli altri. Meritate non solo la vostra auto compassione, ma anche dosi massicce di gentilezza e affetto.

“Non sono dove vorrei essere, ma ci arriverò in qualche modo. Dove c’è una forte volontà c’è un modo preciso per arrivarci. Sopravvivrò. Mi sforzerò. Ce farò ad arrivare dove voglio perché sono la fonte del mio potere”, ecco cosa significa essere gentili con noi stessi.

Anche se ora siete a terra, incerti sul futuro, incerti sul farcela o meno e anche se ora vivete per coltivare un ideale di giustizia che pare spostarsi sempre più in là, sappiate che ad un certo punto imparerete a vivere per la vostra vita stessa, a prosperare per voi stessi e senza il dovere di dimostrare qualcosa a qualcuno. Vi renderà più potenti che mai non abbandonare la speranza e non aver paura di cercare attivamente un aiuto tanto professionale quanto nella comunità di sopravvissuti.

Meritate la vostra convalida e il sostegno di persone gentili.

Trovo che sono quattro i principali poteri attinti dai sopravvissuti quando superano gli abusi narcisistici o si riprendono totalmente da essi.

Ora mi piacerebbe condividerli con voi nella speranza che queste fonti di energia non vi abbandonino ogni volta che vi sentite sopraffatti.

IL POTERE DEL DISCORSO INVERSO

Il potere del discorso inverso riguarda il tema della rifrangenza. Foucault ha fatto riferimento per la prima volta al discorso inverso nel contesto della sfida ai discorsi storici della società sul genere e la sessualità. Ho adattato quest’idea per applicarla a tutto ciò che possiamo riformulare per recuperare il nostro potere, il nostro organismo e il controllo della nostra vita.

Ho vissuto una vita di bullismo e maltrattamenti familiari eppure sono riuscita a sconfiggere questi demoni più e più volte grazie al potere del discorso inverso. Ecco quattro modi in cui attualmente lo pratico:

(1) “rispondendo” a chi prova a maltrattarmi;

(2) sostituendo una parola usata per disincentivarmi con una nuova affermazione positiva;

(3) riassegnando alle parole degradanti nuove connotazioni positive che servono per rafforzarmi e;

(4) incanalando ogni cosa terribile che qualcuno dice verso qualcosa di più alto e mirato al bene dell’intera società.

  1. “RISPONDENDO” MENTALMENTE A CHI MI MALTRATTA

Non si tratta di rispondere letteralmente, ma piuttosto di rispondere alle voci sull’abuso nella propria mente. Come molti sopravvissuti ai maltrattamenti sanno l’abuso verbale non finisce con la sparizione del/la maltrattante ma continua nella mente dell’abusato suonando come un vecchio disco rotto che non smette di girare. Trovo ancor più liberatorio “rispondere” a un/a maltrattante nella mia mente perché non c’è censura da nessuna parte. Mi prendo tutta la libertà del mondo anche per scrivere le risposte a questi “echi”.

Si spera che la scrittura serva come un luogo sicuro e privilegiato dove poter sfogare liberamente le proprie frustrazioni senza le conseguenze di un contatto diretto. Sentitevi liberi di sfogare la vostra rabbia sulla pagina. È a questo che serve, e di sicuro batte la ricerca di una vendetta letterale che potrebbe avere conseguenze nella vita reale. In relazione a questo, potete anche scegliere di creare delle liste che sfidano apertamente tutte le dichiarazioni negative che le persone tossiche hanno fatto su di voi. Creare questo “discorso inverso” significa scrivere le realizzazioni concrete o i feedback positivi che altri vi hanno dato per contrastare commenti sprezzanti o abusivi su cui vi trovate a rimuginare.

Se siete bloccati in questa modalità, ecco alcune idee sull’uso del discorso inverso:

Cominciate ad elencare tutte le brutture che hanno detto di voi. Hanno detto che non eravate tanto attraenti? Scrivete tutto ciò che hanno di brutto e poco attraenti, non solo esternamente ma anche internamente.

Dicevano che i vostri sogni non sarebbero mai stati realizzati perché non eravate tanto capaci? Scrivete che non siete nati per realizzare I LORO OBIETTIVI ma I VOSTRI e che competono soltanto a voi decidere quali siano: alla fine le grandi idee non sono adatte a persone dalla mente piccola come la loro!

Hanno detto che non eravate abbastanza intelligenti? Dite loro che siete abbastanza intelligenti da smettere di sprecare il vostro tempo con loro. Che cercassero altri burattini!

Sì, quando ho detto sincerità, intendevo gioco duro. Sfogatevi. Duramente. Smettetela di censurare la vostra rabbia. Il/la narcisista non vi sta sentendo, quindi sentitevi liberi di esprimervi senza censure almeno a voi stessi! Connettetevi con il vostro autentico Io, la vostra autentica rabbia e il vostro atteggiamento da combattente. Finché non agirete in base a questi pensieri o non interromperete il contatto zero inviando loro una qualsiasi parte di questo nuovo discorso, potrete liberare la vostra rabbia in modo sano. Infatti, secondo Beverly Engel, LMFT, nel suo articolo, “Quando è meglio non perdonare?”, cercando di soffocare la vostra rabbia – mentre vi costringevate a perdonare il vostro maltrattante sempre e qualunque cosa vi facessi – state in realtà impedendo il processo di guarigione.

  1. SOSTITUZIONE DI PAROLE O FRASI

Per la seconda componente del discorso inverso, potete sostituire le parole abusive che avete sentito con nuove parole o frasi ogni volta che vi vengono in mente o vi trovate a rimuginarci sopra. Il modo in cui le usate dipende da voi e dalle vostre esigenze personali. Alcuni sopravvissuti potranno sentirsi turbati dalla parola/frase sostitutiva, quindi per loro potrebbe essere necessario iniziare in piccolo, cioè, cominciare a usare parole positive in cui è più facile credere. Sarà questo alla fine a portarli a credenze più grandi che meritano di avere per se stessi.

Una sopravvissuta che è stata criticata per il suo aspetto può trovare più conforto nel sostituire la voce che l’ha ferita con qualcosa di piccolo come: “Sono imperfetta, ma l’imperfezione è bella”, piuttosto che dire subito: “Sono meravigliosa!” senza crederci. Coccolatevi sui vostri punti dolenti con le parole che vi fanno sentire più a vostro agio – non forzatevi agli estremi se non siete pronti.

Altri sopravvissuti, tuttavia, possono trarre vantaggio dagli estremi. Personalmente ho trovato utile portare all’estremo la parola o frase positiva giacché da sopravvissuta agli abusi ero abituata a sentire l’estremo negativo di me stessa. Per esempio, se il maltrattante attaccava costantemente la vostra intelligenza sostituite ogni frase abusiva che veniva usata contro di voi con “Sono intelligente come nessuno mai!” o “Sono veramente brillante!”. Il bonus extra di questo esercizio è che non solo inizierete a mettere a tacere la voce del maltrattante nella vostra testa, ma comincerete a dare voce a un metodo di contrasto ancora più potente che potrebbe davvero spalancare la vostra strada al successo e alla fiducia in voi stessi.

Può anche essere utile aggiungere una frase che restituisce la proiezione al vostro maltrattante. Ad esempio: “Io sono intelligente e tu sei soltanto triste di non essere come me”, è un ottimo modo per disinnescare attivamente il potere del maltrattante mentre attiviamo il nostro. A prescindere di come usate questo metodo, assicuratevi che si adatti a come vi sentite personalmente: vi porta a sentirvi più a vostro agio? Usatelo senza freni. Si tratta di un processo di guarigione e quindi non c’è un modo giusto o sbagliato di farlo.

  1. DATE UNA CONNOTAZIONE POSITIVA ALLE PAROLE CHE IN PRECEDENZA VI HANNO FERITI E RIDISEGNATE IL LORO SIGNIFICATO.

Nella nostra società parole come “stronza” sono state “depotenziate” con connotazioni più positive che si riferiscono all’essere una donna potente. L’esempio più famoso è il nuovo uso della parola nel libro di Sherry Argov, “Gli uomini preferiscono le stronze”. Non c’è una regola che dice che non possiamo applicare lo stesso principio alle parole degradanti. Se c’è una frase che avete bisogno di “rimodellare” in modo utile e sentite che potete usarla per disattivare qualche innesco doloroso, trasformatela con lo scopo di rinforzarvi.

Per esempio, quando una narcisista prova ad “evirarvi a parole” dicendo cose come: “Non sei un vero uomo, sei troppo sensibile” e questo pensiero continua a tornarvi in mente ancora e ancora, provate a rimodellarlo così: “Se essere un vero uomo significa ascoltare scemenze passivamente, certo, NON SONO LA TUA DEFINIZIONE DI CIÒ CHE SIGNIFICA ESSERE UN VERO UOMO: sono infinitamente meglio!”. Rinforza riconoscere che mentre le parole possono essere distruttive ai massimi livelli, possono anche essere riadattate, ricostruite, riscritte e rimodellate per aumentare il nostro potere personale.

  1. INCANALATE OGNI COSA TERRIBILE CHE DICONO DI VOI E TRASFORMATELE IN DONI PREZIOSI CHE FATE A VOI STESSI E ALLA SOCIETÀ

Fatelo sempre. Se qualcuno insulta la vostra intelligenza, semplicemente guardate l’insulto da un’altra prospettiva: è la dimostrazione che sono loro ad avere torto, non voi. Se qualcuno vi dice che non siete capaci di fare qualcosa, date il meglio di voi non solo per ottenerla, ma per andare oltre alle vostre stesse aspettative. Usate le parole che usano per disincentivarvi come strumenti per potenziarvi e successivamente donare ciò che avete imparato agli altri.

Potete anche usare questo aspetto del discorso inverso per offrire il vostro contributo alla società. Per esempio, le testimonianze delle vittime di maltrattamenti in famiglia, bullismo e ignoranza possono diventare una spinta per denunciare – anche con la creazione di un blog – i fattori che le tengono inchiodate alle parole dei loro maltrattanti. Io, personalmente, ho realizzato dei video che smantellano gli stereotipi sui sopravvissuti agli abusi e ho reso pubbliche le ricerche che dimostrano che a subire molti di questi abusi sono le persone più forti e resilienti.

Ricordate, usate il discorso inverso solo in modi che vi dia potere e solo se vi fa stare bene.

Il discorso inverso si basa sull’interruzione dei soliti schemi di pensiero per riprendere il controllo del linguaggio un tempo utilizzato contro di voi. Serve a depotenziare gli effetti dei maltrattamenti psicologici, portandovi a recuperare il vostro personale potere. Usatelo in un modo costruttivo, significativo e che funziona per voi.

Le parole hanno un potere. Trasformatele con metodologia e amore per voi stessi. Fatele lavorare per voi, non contro di voi.

 

 

 

 

 

13 pensieri su “Strategia di superamento dei maltrattamenti psicologici n. 1: il potere del discorso inverso

    1. Ciao a tutti,
      mi sono imbattuto in questo blog un po’ per caso e devo dire che le letture dei vari articoli e commenti mi hanno risollevato e fatto capire che poi non sono così pazzo.
      Sono uscito da qualche mese da una storia con una persona che presenta tutti i tratti np e che mi ha devastato totalmente con le sue bugie e triangolazioni, roba che se non la vivi in prima persona stenti a credere che possa esistere per davvero.
      Ho notato che la maggior parte delle persone che hanno subito questo tipo di abuso sono delle donne ma vi assicuro che una donna np del tipo che ho conosciuto io è veramente una persona capace di tutto e, visto che noi uomini siamo di meno su questo blog, magari può essere utile il racconto della mia/nostra esperienza.
      Adesso mi trovo in una fase in cui ho realizzato tutto e smascherato con fatti inconfutabili le menzogne e le triangolazioni che ho subito ma mi accorgo che non basta e che a giorni la forza per andare avanti è poca purtroppo.
      Ho bisogno di raccontarmi e di leggere delle vostre esperienze riprendendo in mano la mia vita sapendo che le persone buone esistono e non sono poche.
      Spero di venire accolto qui dentro con affetto, vi abbraccio virtualmente tutti quanti 🤗

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      1. Benvenuto, caro! Certamente. Le testimonianze maschili purtroppo mancano, ma le abbiamo sempre ricevute e pubblicate perché siamo consapevoli che tanto il narcisismo quanto la psicopatia colpiscono entrambi i sessi. Un saluto e attendiamo la tua testimonianza!

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      2. A me personalmente ha fatto bene leggere le storie di Gianni, S.w.a. e dei pochi uomini che sono nel blog…
        Il mio NP aveva un suo modo sottile di rimarcare le fragilità umane come “femminili”… con quel tono di sufficienza e quel ghigno che lascia intendere che una certa sensibilità, certe pretese, un certo tipo di attaccamento alla prole, il bisogno di sincerità o condivisione siano mancanze o difetti intrinseci all’essere donna che io ero incapace di superare in quanto viziata e immatura…
        Ritrovare in un uomo la mia stessa sofferenza e le mie stesse pretese, la stessa difficoltà ad accettare e allo stesso tempo reagire… è una sorta di strategia del “discorso inverso”.
        Quindi il benvenuto mi viene dal cuore… è bello sapere che ci sono uomini che se la sentono di essere qui!

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      3. Io ringrazio moltissimo entrambe, purtroppo credo che a questo punto sia un problema per tutti e due i sessi senza distinzione…magari gli uomini si vergognano maggiormente nel confidare cosa hanno passato, io stesso ci ho pensato parecchio anche perché nella prima fase dopo lo scarto non ci ho capito nulla perché avvenuto da un giorno all’altro.
        Posso solo dire che nel mio caso specifico ero una persona che veniva da una relazione sana durata 16 anni e finita in maniera normale perché di fronte avevo una persona normale, ero sicuro di me nella vita come nel lavoro..adesso dopo il passaggio di np sono un rottame praticamente, mi guardo allo specchio e non mi riconosco, ho perso 15 chili in due mesi con tanto di ansia e depressione…una sola cosa posso dire, il mio istinto mi aveva avvertito così dal nulla quando le cose andavano solo bene e io non l’ho ascoltato, quando ho letto degli articoli del blog riguardanti questo aspetto mi ci sono ritrovato in toto.
        Scriverò la mia testimonianza con tutti i dettagli del caso sperando che sia di aiuto a tutti voi.

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      4. Francesca non penso assolutamente che quelli che hai elencato tu siano ‘difetti’ e non capisco come una persona possa definirli tali o attribuirli a un genere, a me personalmente è stato detto di tutto in maniera molto sottile e velata anche perché di solito sono uno che si fa rispettare e certe cose non le tollero ne verso di me ne verso chiunque…ma lei mi ha studiato bene ed è riuscita a colpirmi nelle mie debolezze come mai prima d’ora mi era capitato e io inerme.
        Quelle che hai descritto tu sono piuttosto qualità che sarebbe bene avessero sia gli uomini che le donne e caratterizzano una persona matura a mio parere a prescindere dal sesso, purtroppo sappiamo che questi soggetti qui mirano alla distruzione e umiliazione altrui e possono dire e fare le cose più impensabili convinti anche di avere ragione.
        Io ad un certo punto mi sono trovato solo e lei aveva fatto in modo che io mi convincessi che il mondo funzionasse secondo le sue regole, mi sono sentito smarrito e umiliato nei miei valori che sembravano non avere più senso per nessuna delle persone che mi circondava in quel momento…poi ho ritrovato qualche amicizia che mi ha riportato nel mondo delle persone normali e questa pagina che tutt’ora seguo tutti i giorni e che mi ha fatto aprire gli occhi definitivamente.

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      5. “Io ad un certo punto mi sono trovato solo e lei aveva fatto in modo che io mi convincessi che il mondo funzionasse secondo le sue regole, mi sono sentito smarrito e umiliato nei miei valori che sembravano non avere più senso per nessuna delle persone che mi circondava in quel momento”… credo che ad un certo punto tutti noi che siamo qui ci siamo trovati in quello stato mentale… poi abbiamo trovato un sorriso e finalmente siamo arrivati qui, abbiamo dato un nome a quello stato: “dissonanza cognitiva” e piano piano ne siamo venuti fuori… dalla dissonanza ovviamente, perché la sofferenza ti rimane attaccata addosso…
        Io per esempio fatico a lasciare andare il senso di “vergogna” per non aver capito, per avergli permesso tanto…

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      6. Anche io Francesca, rabbia e vergogna…posso dire di sentirmi così.
        A nessuna avrei permesso tanto, ma non credevo di potermi trovare in una tale sensazione di dubbio da concedere tutto così, è come se mi avesse catapultato in una dimensione dove esisteva un ‘me’ totalmente inerme e capace di subire di tutto.
        Sarà il fatto che lei fosse più grande di me e che quindi certi comportamenti non te li aspetti nemmeno dai ragazzini, figuriamoci da una di 40 anni, io questo non lo so…ancora non me ne capacito ma cerco di reagire…la triangolazione è un abominio che non auguro nemmeno al mio peggior nemico, il peggio del peggio, una cosa che io non sarei neanche capace di immaginare, figuriamoci farla…orribile.
        Aver subito questo mi umilia sia come uomo che come essere umano considerando anche che andava tutto bene e non c’erano motivi per una tortura del genere, qualora ne possano esistere anche se le cose non vanno in maniera idilliaca.

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      7. Caro Liam, da uomo non posso che dirti che capisco esattamente cosa hai provato, anche il senso di vergogna, che è più difficile da esprimere proprio perchè uomo. Io il tutto l’ho subito da mia moglie, madre dei miei figli, all’improvviso dopo 15 anni apparentemente idilliaci (poi ho capito che erano tutt’altro, ma quello è stato effetto della dipendenza affettiva….).
        Ora sono riuscito finalmente ad uscirne, lavoro lontano e sto per la maggior parte del tempo via da casa e rientro pochi giorni al mese per rivedere i miei figli, che sono comunque grandi. E chiaramente la separazione legale, che sto valutando da un po’ e che ha le sue complicazioni economiche che mi trattengono, è la conclusione naturale.
        Dopo anni di lavoro su me stesso mi sono recentemente innamorato, e mi sono soprattutto permesso di innamorarmi, di un’altra donna, che credo sia, come si dice “quella giusta” (lo dico con la certezza di saper riconoscere un’eventuale altra np o simile), ma è una storia complicata e non so se la potrò veramente concretizzare in un rapporto stabile e finalmente felice come vorrei.
        Ed in questa situazione di dubbio si stanno riattivando meccanismi indotti dalla mia relazione precedente, legati non alla persona che questa volta ho di fronte, con la quale ho feeling totale anche a parlare apertamente di queste dinamiche, ma alla situazione di incertezza in cui mi trovo in questo momento. E ti assicuro che non è gradevole: i danni provocati dall’esposizione a certe dinamiche sono difficili da sanare completamente, lasciano ferite che fanno presto a sanguinare di nuovo, e fanno male.
        Per cui l’invito è a lavorare su te stesso, e frequentare questo blog, anche se a stragrande maggioranza femminile, è un ottimo lavoro.
        Quindi in bocca al lupo e sappi che se ne esce, anche se poi è dura lo stesso.
        Un abbraccio a tutti!!!

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    2. Ciao anche a te caro Gianni, posso capire che sia tanto difficile ma ti auguro tantissimo di poter concretizzare questo tuo nuovo rapporto è che ti porti tanta felicità 🙂 in proporzione con tutta quella che ti ha tolto tua moglie.
      Da parte mia credo che ora mi prenderò una bella pausa per lavorare su me stesso e rimettermi in carreggiata nella vita, realizzare nuovi progetti e concretizzare quelli vecchi.
      La mia storia per fortuna è durata solo un anno ma è stata comunque pesantissima a livello emotivo e di più credo non avrei potuto resistere.
      Il primo passo per uscirne è stato proprio il ricordo di come funzionassero le cose nella mia lunga relazione sana con una persona stupenda che mi ha insegnato tanto…ho ricordato semplicemente il suo modo di relazionarsi a me e agli altri, la tranquillità che vivevo quotidianamente e pure il finale che, per quanto dolorosissimo, è stato vissuto in maniera corretta da due persone che si sono amate tanto e che semplicemente non erano più innamorate.
      Questa cosa mi ha scioccato semplicemente perché non avevo idea potessero esistere persone capaci di tanto e soprattutto non credevo potesse capitare proprio a me.
      Mi ha fatto passare proprio la voglia di tutto e considerando che comunque sono ancora abbastanza giovane e che faccio un lavoro dove sono sempre a contatto con la gente, questa cosa mi spiazza alla grande e mi fa stare male…se in un solo anno mi sono ridotto così non oso immaginare cosa possa succedere e come si possa stare in una relazione lunghissima come la tua 😱
      Ti auguro tutto il meglio e credo che qui dentro ci si possa in qualche modo aiutare l’un l’altro.
      Un abbraccio

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  1. e’ tutto molto molto vero. mi ricordo quando ho capito che il profondo senso di fallimento esistenziale e di incompetenza non erano miei, ma di mia madre. erano reali, certo che lo erano, c’era un enorme buco di fallimento e di incompetenza, ma non nella mia vita, nella sua! è questo il cardine. col barlume di consapevolezza che hanno vedono il male, ma lo estroiettano automaticamente sulla persona che hanno più vicina, è più forte di loro. mia madre ora dice che “ha un brutto carattere” e si meraviglia che prenda le sue telefonate una volta su cinque e che mi veda per 2 giorni una volta l’anno.. e io che mi chiedo se il no contact non sarebbe meglio, ma la verità è che mi fa una pena profonda. più divento consapevole del male reale che mi ha fatto, più mi fa pena. credo che uno zombie sia più umano di lei, povera cosa

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