La testimonianza di Mary: “Mi sarei aggrappata e qualsiasi cosa, pur di  lenire la mia sofferenza”

Mio figlio ha iniziato ad abbracciarmi con una spontaneità inaspettata solo ad otto anni.

Prima di allora, qualsiasi gesto di affetto da parte sua nei miei confronti, probabilmente gli creava un senso di colpa verso suo padre.

Si avvicinava a me di rado e, quando lo faceva, si guardava attorno guardingo. Mio marito, secondo il bambino, non doveva vederci. “Mamma…ma c’è papà …!” mi disse impaurito una volta in cui cercai un suo abbraccio.

Fino a pochi mesi fa, vivevo in un imbuto. Ci ero finita dentro senza riuscire più a risalire. Un imbuto o, se volete, un vortice, un buco nero.

Più di dieci anni, tra convivenza e matrimonio, un marito controllante, spigoloso, svalutante.

Subito dopo la gravidanza, le critiche, anche spietate, erano all’ordine del giorno. Qualsiasi mia “mancanza” era motivo ed occasione di scherno. Dal “sei stupida” al “non sai fare la  madre”, passando per il “sei una fallita”, “sei una misera, una poveretta”… e un’infinità di offese che non è il caso di riportare qui, per decenza. Non reagivo, sembravo un’ebete, sempre più debole.

Lui i primi anni di matrimonio lavorava fuori zona. Le giornate si susseguivano seguendo ritmi frenetici, tra stanchezza e tante rinunce anche sul piano lavorativo.

 Il suo “non sei buona a niente” era diventato ormai, inconsapevolmente, il mio triste “leitmotiv”.

Potrei scrivere all’infinito. Potrei dirvi che l’uomo che ho sposato dall’esterno è una persona tranquilla e stimabile. Potrei dirvi che non mi hanno creduto subito quando ho raccontato che non ce la facevo, che a momenti mi mancava il respiro, avevo attacchi d’ansia e l’autostima distrutta.

La gestione della quotidianità mi  sembrava a momenti un’impresa colossale per le poche energie che avevo, eppure tiravo avanti, come un automa, ormai per forza di inerzia e per i figli.

Potrei dirvi che, più io crollavo, più mio marito appariva irritato, quasi disgustato.

La comunicazione negli ultimi anni era diventata difficile,  eccetto che per discorsi dai  contenuti leggeri  e superficiali, come le vacanze  estive o la programmazione del week-end.

Potrei dirvi che piangevo tanto e non sapevo di avere un esaurimento nervoso sfociato in un (per fortuna) lieve disturbo ansioso depressivo.

Potrei anche aggiungere che, lungo questi mesi, la mia fragilità, il mio star male con me stessa, mi avevano ridotto ad uno straccio.

Mi sarei aggrappata e qualsiasi cosa, pur di  lenire la mia sofferenza.

E di quel vuoto, di quelle crepe sottili dell’anima, bisogna prendersi cura immediatamente perché sono un terreno fertilissimo per un narcisista patologico, come il soggetto che ho avuto la sfortuna di incrociare in questi mesi di profonda crisi. Lui, proprio come uno squalo, ha saputo annusare il mio dolore, il mio disagio affettivo, stordendomi con la sua abilità di manipolatore incallito e cercando di infierire su una ferita già aperta. Incurante, perché senza coscienza, del dolore, del caos e della devastazione che la sua follia avrebbe seminato nella mia vita e sul mio cammino, già tortuoso.

Chi mi ha salvato?

Mia madre, una cara amica, la psicoterapia e il vostro blog.

E queste mie parole sono per ringraziarvi, a cuore aperto, di avermi aiutata.

Grazie Claudileia. Oggi so che il percorso è ancora lungo, cammino sulle macerie ma mi sento miracolata. Avete lenito il mio dolore, aiutandomi nel delicato lavoro di autoanalisi.

Oggi so che la mia empatia, dovrà essere gestita come risorsa, sono consapevole di me stessa come non lo ero stata mai prima. Ho spezzato i fili che mi tenevano legata come un burattino alla volontà di personalità controllanti e tossiche, non solo nei rapporti sentimentali, ma anche nelle amicizie.

Ho capito, pagando per questo un prezzo altissimo, che nei momenti di fragilità, siamo noi a permettere a certe persone di penetrare nelle nostre crepe, di maltrattarci, qualche volta di annientarci.

Grazie infinite, per il lavoro che svolgete. Non potete immaginare quanto, ogni singola parola, ogni commento, ogni vostro articolo, possano essere d’aiuto per chi come me, ha attraversato il buio con la speranza di ritrovare la luce.

7 pensieri su “La testimonianza di Mary: “Mi sarei aggrappata e qualsiasi cosa, pur di  lenire la mia sofferenza”

    1. Sono felicissima che sei riuscita a liberarti. Ho passato le esperienze simili anche io e soffro per quelli che stanno male come stavo io. È bellissimo sentire quando qualcuno scappa dalla sofferenza.

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  1. Ciao a tutti,
    mi unisco al tuo ringraziamento verso questo blog, un aiuto prezioso per uscire da questi devastanti abusi.
    Dalle esperienze come questa, in cui leggo che si è rimasti intrappolati per anni in una relazione tossica e in cui si hanno in comune i figli, il bene più prezioso, con questi soggetti… mi ritengo fortunata …la mia storia è stata relativamente breve in confronto (tre anni e mezzo) anche se il mio investimento è stato comunque altissimo avendo deciso di convivere e mettendo quindi in gioco me stessa e i miei figli, i suoi figli (in comune nessuno)
    Dici bene ..il percorso è lungo e anche io non ne sono completamente fuori e su questo a volte mi chiedo..ma quanto tempo ci vuole per rinascere completamente, per raggiungere la fase 3 che hai descritto in cui torna completamente la voglia di vivere che si aveva prima?
    Io sono esausta , è passato quasi un anno dalla fine di tutto e ancora a volte piango, ma quanto tempo deve passare ancora?
    Scusate lo sfogo ma sto attraversando un momento particolare , un nuovo cambiamento che mi ha riattivato delle emozioni negative…e mi sento tanto stanca…

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    1. Anche per me è passato quasi un anno e anch’io la mattina appena mi sveglio, stanca come se non avessi dormito, mi chiedo dov’è finita tutta la voglia di vivere…

      Da due settimane videochiama i bambini mentre va a fare l’aperitivo da qualche parte e sua madre è passata da casa mia per portare ai bambini le ciliege del loro giardino…
      Leggo, scrivo, rispondo su questo blog e ricordo per non pensare… per non entrare nel tunnel dei pensieri che portano alle lacrime…

      Claudileia nella “Terza tappa” dice “Scoprite che anche un trauma può insegnare, le sue lezioni occulte e i doni che potete utilizzare in qualunque momento per aiutare gli altri”…ma…
      Io aspetto con ansia quel …”Provate una sensazione di leggerezza nella vostra vita quotidiana. Non avvertite più il peso del vostro passato. Camminate come se un carico enorme vi avesse abbandonato;”

      Leila, io credo che quando la nostra quotidianità sarà organizzata in modo che sia densa di abitudini positive piano piano torneremo piene di energia…

      …aggiornaci su come stai…

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      1. Grazie Francesca,
        anche io spero che appena riuscirò a ricostruire una mia quotidianità che anche per altri motivi per adesso non ho….mi sentirò meglio e potrò dire di essere veramente felice…per ora non è così ma vado comunque avanti anche se sento ancora tutto il peso del passato ..ma ce la possiamo fare!
        A presto

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  2. testimonianza molto toccante, mi sono emozionata non poco nel rileggerla svariate volte. come sempre tantissimi complimenti a Claudileia per l abnorme lavoro che svolge nel suo piccolo qui sul blog. grazie ancora assai . ci tenevo come lettrice assidua del blog da anni, nonchè incallita commentatrice, a inviare i miei piu cari e sentiti saluti estivi a tutti voi del blog, : Spirito libero, Swa, Oliver, Speranza, Melisenda, Mirna, Gianni, ecc… scusate se ho scordato qualcuno ma siete davvero in troppi per fortuna qui per menzionarvi tutti. Buona estate a tutti voi miei cari salutoni a Claudileia e alle traduttrici da parte mia con tanto affetto bene e stima

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  3. Forza sicuramente oggi dopo d’aver sperimentato le più terribile sofferenze causate d’una persona in quale ti fidavi e sentivi d’avere un sostegno emotivo, potrai rinascere e capire veramente quanto capace sei, quanta forza hai, e senza dubbio di quelle cenere che hanno rimasto nascerà una persona più bella e molto più capace che prima. Un forte abbraccio

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