Elaborazione mentale e azione: elementi per un piano di fuga destinato a vittime di maltrattamento domestico

Mentre le statistiche sulla violenza domestica sono spesso inferiori alla realtà a causa del numero insufficiente di denunce, si ritiene che 1 donna su 4 sia vittima di violenza in famiglia.

«La famiglia e la coppia, nella loro veste patologica, oggi uccidono più della mafia», afferma il presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani, Dott. Gian Ettore Gassani.

Le relazioni tossiche hanno un impatto anche sugli uomini, poiché le statistiche indicano che 1 uomo su 7 può diventare vittima di violenza domestica.

Abbandonare una relazione tossica sembra in apparenza una cosa semplice, ma per molte persone che subiscono maltrattamenti fisici, emotivi e sessuali, accettare di essere all’interno di un rapporto intriso di elementi di assoluta rilevanza penale, non è affatto scontato.

In un’ambiente di normalità alterata e di totale squilibrio nei rapporti, come far capire alle vittime di maltrattamento il valore della vera normalità?

È necessario, quindi, parlare un linguaggio diverso, comprensibile e FATTIBILE.

Non basta dire: “ok, adesso vai e denuncia tutto immediatamente alla polizia, perché altrimenti mi arrabbio!”

Ahimè non funziona così.

I numeri sono terrificanti, ma la violenza dei partner nell’intimità può essere ancora più intensa di quella che emerge da un occhio nero, soprattutto quando per ripararsi dalla pandemia del COVID-19, la coppia si isola più che mai. La svalutazione dell’altro in camera da letto, la sua freddezza, le sue menzogne, i suoi paragoni, la sua insoddisfazione perenne, le sue frasi umilianti, le sue richieste sessuali perverse, le sue frasi offensive e sarcastiche, le sue battute sul fisico o il suo rifiuto costante… ecco, tutto ciò diventa il pane quotidiano per migliaia di donne che si trovano a dover affrontare lunghi periodi di confinamento con dei partner maltrattanti. Partner che vorrebbero stare da tutt’altra parte.

La violenza domestica si sta rivelando una malattia opportunistica che andrebbe considerata in tutti i pacchetti governativi atti a tutelare la salute delle donne e dei bambini, in questo periodo così duro.

Secondo i dati svelati dalla National Coalition Against Domestic Violence ci possono volere fino a sette tentativi di andarsene prima che le vittime di maltrattamento domestico riescano ad abbandonare con successo i loro maltrattanti. Indipendentemente dallo status socioeconomico e anche dalle risorse familiari, lasciare la propria casa richiede un piano che mantenga la vittima e gli eventuali bambini al sicuro sia dal punto di vista emotivo che fisico.

In questi tempi turbolenti di pandemia, la necessità di un piano di fuga è essenziale.

Prima di muovere le gambe è necessario lavorare la mente.

Come sapete bene, io qualcosa ne so.

I piani delle vittime spesso vengono vanificati dalla mancanza di risorse, dalla mancanza di supporto esterno o dalla mancanza di consigli su come lasciare in sicurezza il proprio maltrattante.

Come godersi una vita relativamente normale senza alcun sostegno economico o emotivo? Ecco la domanda che ci blocca in condizioni terribili.

Pubblico qui un elenco di azioni, strumenti e risorse utili per sviluppare una strategia sicura per voi che siete in una condizione di soggezione psicologica tale da non riuscire a denunciare i vostri carnefici. Molti di voi che mi state leggendo siete stati consigliati più volte a farlo da persone che vi volevano bene o da professionisti del settore, senza riuscire a compiere quei passi mentali che potrebbero traghettarvi verso la libertà.

Essendoci passata, molto spesso la luce arriva quando ci rendiamo conto del punto di non ritorno al quale siamo arrivati, ma non deve necessariamente essere così:

  1. IDENTIFICATE SEMPRE UNA PERSONA DI FIDUCIA IN GRADO DI CUSTODIRE DOCUMENTI IMPORTANTI.

Molte volte le vittime di maltrattamento domestico hanno prove schiaccianti del loro quotidiano orrore e si confidano con qualcuno. Spesso, però, per istinto di sopravvivenza o quando il livello di manipolazione è alto, scelgono di distruggere o accantonare tutto ciò che giuridicamente le aiuterebbe a posteriori. A volte lo fanno per paura che il partner maltrattante scopra ciò che sanno; altre, perché preferiscono credere che l’abuso mai più accadrà o che in fondo hanno meritato lo schiaffo, il pugno, la spinta, l’essere trascinate per i capelli lungo i corridoi di casa, i piatti rotti addosso e così via.

Nei momenti di orrore, che tanto possono manifestarsi con la violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, un partner maltrattato raramente reagisce con il blocco totale, ma conserva quel po’ di lucidità che gli permette di aggrapparsi alla voglia di vivere.

La volontà di agire, tuttavia, è flebile. Questa volontà di andarsene va, quindi, RAFFORZATA CON AZIONI CONCRETE, che preparano la mente.

Ci sono donne che lavorano sodo per mantenere l’intera famiglia e che possono contare con poca o nessuna collaborazione di un partner narcisista perverso/violento/psicopatico/disturbato. Oramai sappiamo come funzionano tanti di loro: preferiscono delegare ogni responsabilità economica all’altro affinché più soldi avanzino per il mantenimento dei loro vizi, per l’affitto pagato all’amante di turno – in qualche posticino strategico per risparmiare in alberghi, magari nelle vicinanze del proprio luogo di lavoro – o per i lussi che si concedono alla faccia dei bisogni dei figli.

I soggetti narcisisti perversi raramente sono dei geni delle finanze e finiscono per lasciare indizi e tracce non indifferenti che indicano lo sperpero del patrimonio della coppia in “progetti” mai del tutto chiari. Se siete nella condizione di non riuscire a programmare un bel niente, perché i soldi dell’altro scompaiono misteriosamente, è il momento di rimboccarvi le maniche e chiedere a qualcuno di vostra fiducia di conservare ciò che avete trovato per quando le vostre forze vi aiuteranno, finalmente, a lottare per i vostri diritti con la massima energia E DISTANZA. State certi che la persona che conserverà i documenti che eventualmente troverete non sarà manipolabile dal narcisista quanto le altre.    

E’ importante anche lasciare fotocopie dei vostri documenti e di quelli dei vostri figli alla persona di fiducia. Un partner emotivamente o fisicamente violento potrebbe prima o poi pretendere di conservare tutto con lui, soprattutto se intuisce le vostre intenzioni.

2.  DIFFICILMENTE IL REDDITO DI UN MALTRATTANTE VIENE USATO PER IL BENESSERE DELLA FAMIGLIA E COSÌ CONTINUERÀ AD ESSERE ANCHE DOPO LA FINE DEL RAPPORTO

Quindi, informatevi su tutti i programmi governativi diretti a voi in questo periodo pandemico. Lo potete fare anche contattando i Centri Anti violenza della vostra regione per capire se vi possono dare una mano per uscire da casa in sicurezza in caso di pericolo e ANCHE IN ASSENZA DI UNA DENUNCIA FORMALE. Se non avete mai avuto un reddito, fate una ricerca sui bandi europei destinati all’inserimento delle donne nel mondo del lavoro. SOGNARE non costa niente ed è imprescindibile per AGIRE con intelligenza.   

3. SE SIETE BERSAGLIATE DA MINACCE (ANCHE VELATE) NON SOTTOVALUTATELE MAI E POI MAI: OGNI OMICIDIO VIENE COMPIUTO NELLA MENTE MIGLIAIA DI VOLTE PRIMA DELL’AZIONE

Identificate i vestiti che avrete più bisogno e preparate un kit di emergenza.

I vostri bambini vanno a scuola in divisa? Indossate per lavoro abiti specifici? Considerate realisticamente un piano di fuga. Se avete intuito che la persona con la quale condividete il vostro letto può arrivare a gesti estremi nei vostri confronti, nei confronti dei vostri figli o verso se stessa, l’unico elemento da considerare è il vostro istinto di sopravvivenza. Quando si varca la soglia di una casa condivisa con un maltrattante MAI E POI MAI si torna indietro. Nessun documento, nessun vestito o discussione giustifica ritrovarsi nuovamente, faccia a faccia e da sole con degli individui potenzialmente pericolosi. L’esatto disegno della mente di un maltrattante non lo avremo mai in tasca. Ci tocca, quindi, preservare la nostra razionalità affinché nulla di male ci accada.

4. LAVORATE MENTALMENTE LA VOSTRA PARTENZA

Sapere di avere vestiti e documenti in un luogo sicuro vi aiuta a ragionare con più chiarezza. Fantasticare la libertà è un importantissimo passo verso la denuncia alle autorità competenti. Molte donne subito dopo essere state picchiate da un partner violento arrivano a prendersi dei vestiti, cercano di preparare le loro valigie… La dinamica delle liti in famiglia è quasi sempre IDENTICA: le vittime vengono bloccate da più botte, più intimidazioni o abilissime manipolazioni che le portano a perdonare un braccio rotto o le labbra e nasi spaccati. Chiediamoci come mai sono spesso gli stessi uomini violenti a portare le loro compagne di vita in ospedale? Quanta manipolazione o intimidazione è stata necessaria per farle salire in macchina con loro senza temere, ancora una volta, la morte? Come fanno ad accettare che i loro aguzzini siano, nel contempo, i loro salvatori? Il momento di preparare le valigie è di assoluta criticità per le loro vite e quella dei figli. Una fuga veloce verso un luogo riparato nel quale la donna troverà ciò che le permetterà di trascorrere qualche giorno è fondamentale per rassicurarla che ce la farà e che una via di fuga anche temporanea ESISTE, E’ QUALCOSA DI REALE.    

5. PERCHÉ ASPETTARE IL PROSSIMO MALTRATTAMENTO PER METTERSI IN SICUREZZA?

Con le valigie pronte da qualche parte e i vostri documenti al sicuro potete andare al supermercato, alla farmacia, al forno, a portare i vostri bambini al parco o il vostro cane a passeggio e… non tornare più. La vostra sicurezza dipende anche dal vostro sangue freddo e dalla rapidità delle vostre mosse. Quando sarete al sicuro DENUNCIATE, portate le vostre prove a un’associazione che si occupa della difesa dei diritti delle donne e chiedete immediatamente un’ordinanza di protezione d’emergenza. Non fate passare il tempo: in nessun momento entrate in contatto con il soggetto maltrattante.

Munitevi di una nuova scheda telefonica e accantonate la vecchia. Evitate assolutamente di rimettere la vecchia scheda al telefono per leggere dei messaggi: saranno minacciosi o manipolatori. Chiedete ai vostri legali o a qualcuno di vostra fiducia di conservare la vecchia scheda per voi. Questo eviterà che il condizionamento vi porti a rispondere o a cancellare elementi importanti. Ricordatevi che in questa fase qualunque cosa direte, scriverete o farete potrebbe essere usata contro di voi.

6. CHIEDETE LA CUSTODIA DEL VOSTRO FIGLIO/DEI VOSTRI FIGLI.

LE PROVE MESSE AL SICURO SARANNO ASSOLUTAMENTE ESSENZIALI PER L’AFFIDO ESCLUSIVO DEI VOSTRI FIGLI. I narcisisti patologici usano i bambini come una pedina per farvi ripensare alla vostra decisione di abbandonarli, ma se avete abbastanza elementi (incontrovertibili) che possono giuridicamente inchiodarli, essi tenderanno al salvataggio della propria faccia. Conforme la gravità e il tipo di violenza che avete subito preferiranno non comparire davanti a un giudice per rispondere delle loro azioni, ma possono dare atto a persecuzioni, minacce, inseguimenti, ecc.

Pianificare l’uscita di casa, mettersi prima in sicurezza e denunciare immediatamente dopo può salvare letteralmente la vostra vita e quella dei vostri bambini.

7. SE PROPRIO DOVETE PRENDERE QUALCOSA DI ESSENZIALE A CASA CHIEDETE AIUTO ALLA POLIZIA

Potete chiedere una scorta della polizia per accompagnarvi a casa. Se c’è qualcosa che avete disperatamente bisogno di recuperare, come il materiale scolastico dei vostri figli, la denuncia per maltrattamenti domestici vi autorizza a chiederlo. Se lavorate, spiegate la situazione al vostro datore di lavoro affinché i vostri orari vengano cambiati. Lo stesso vale per la scuola dei vostri figli, che andrebbe assolutamente cambiata. La denuncia alle forze dell’ordine per le violenze e i maltrattamenti che avete subito diventa un requisito essenziale per l’avvio in sicurezza della vostra nuova vita.

Cercate di prendere la denuncia per quel che è: il vostro passaporto. Un grande passo verso una nuova realtà che metterà in salvo voi e i vostri figli. Non si tratta di un gesto che “metterà in difficoltà il padre dei miei figli”, perché il padre dei vostri figli si è messo “in difficoltà” da solo quando HA SCELTO di esternare la sua violenza interna su di voi. La responsabilità è esclusivamente sua. Era un suo dovere usare la sua energia per risolvere i suoi guai psichici, anziché sfruttarla per maltrattarvi e così liberarsi da ciò che internamente ribolliva in lui. E’ stata una sua codardia e viltà d’animo non averlo fatto quando ancora aveva una famiglia. Non eravate la sua sacca da boxe e non avete alcuna intenzione di continuare ad esserlo. Ci sono ruoli molto più nobili e dignitosi nelle vostre vite in attesa di essere svelati. Fare da zerbino a chiunque sia non è compatibile con una vita all’insegna del rispetto di sé e dei vostri nuovi piani.

Chiedete un colloquio con il/la Preside di una futura ipotetica scuola per i vostri bambini e spiegate la vostra situazione: non avete più una casa e i vostri figli hanno bisogno di una nuova scuola. Esibite la denuncia. Chiedete a qualcuno di accompagnarvi, come le professioniste dei centri anti violenza o un legale. Difficilmente la scuola volta le spalle alle vittime di maltrattamento in famiglia quando parlano chiaro e con fermezza.

8. INFORMATEVI SULLE POLITICHE DI SUSSIDI DEL GOVERNO IN QUESTO PERIODO PANDEMICO

L’aiuto dello Stato è essenziale allo sviluppo di una strategia di fuga sicura.

Comprendere il tipo di risorse destinate a voi in questo periodo pandemico può richiedere l’ausilio di professionisti specializzati nella gestione di fondi destinati alle vittime di violenza e maltrattamento domestico.

Informatevi sulle organizzazioni locali della vostra zona anche telefonicamente e non esitate a raccontare la vostra storia. Oramai è tutto ciò che avete. Usatela non in qualità di vittima, ma da combattenti.

La vostra vita e quella dei vostri figli vi ringraziano.

Quindi, rimboccatevi le maniche e AGITE, AMICHE MIE. SALVATEVI.

Con gratitudine,

C. Lemes Dias


Sujeito de sorte (Belchior by Thais Kiwi)

Presentemente io posso ritenermi un soggetto fortunato/
Perché nonostante sia molto giovane/
Mi sento sano, e salvo e forte/
Pensando tra me e me dico/
“Dio è brasiliano e mi cammina accanto”/
E così non soffrirò come lo scorso anno/
Ho sanguinato troppo, ho pianto come un cane/
L’anno scorso sono morto ma quest’anno non morirò/
Ho sanguinato troppo, ho pianto come un cane/
L’anno scorso sono morto ma quest’anno non morirò/
L’anno scorso sono morto ma quest’anno non morirò/
L’anno scorso sono morto ma quest’anno non morirò


 

16 pensieri su “Elaborazione mentale e azione: elementi per un piano di fuga destinato a vittime di maltrattamento domestico

  1. Perché aspettare il prossimo maltrattamento per mettersi in sicurezza? Ottima osservazione. È necessario che le vittime si rendano conto che fare le crocerossine non porta a niente. Lui se è violento non cambierà. Non è possibile curare a parole e con la semplice comprensione un malato psichico. Perché spesso sono casi patologici mai diagnosticati. Grazie ancora all autrice di questo blog, davvero prezioso.

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  2. Il problema è che i maltrattamenti continuano anche dopo essere andate via di casa, questo è il problema…Continuano tramite i figli, tramite le istituzioni, avvocati, tribunali, assistenti sociali, carabinieri…La re-vittimizzazione delle vittime di maltrattamento è quasi la normalità e alla fine arrivi tu stessa a mettere in dubbio ciò che hai vissuto…scusatemi ma oggi gira male

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    1. Quando lo psicologo guardandomi negli occhi mi disse di pensarci bene e organizzarmi perché avrei avuto bisogno di sostegno e protezione, non avevo capito niente… sono fuggita dopo un periodo di “silenzio e dolcezza” come mi aveva consigliato lui… leggo e capisco a posteriori…

      Foxy, ci sono giorni in cui fuggirei lontano da tutti e giorni in cui auguro di imbattersi in un mostro come il mio a tutte le persone che mi fanno discorsi colpevolizzanti e richieste fuori luogo… penso a quanto sia facile giudicare e chiedere sempre a chi da… a confondere uno stronzo con uno psicopatico ed uno psicopatico con un uomo normale e poi dare fiato alla bocca, ponendo la vittima nelle condizioni di dover spiegare qualcosa che se non raccontato tutto insieme perde senso fino a farti dubitare di te stessa…

      Ma Foxy, so da quanto mi hai aiutato che tu sai come difenderti… e forse un giorno grazie alle nostre esperienze, alla nostra sincerità, a blog come questo e persone come Claudileia qualcosa cambierà per tutti…

      Saremo tutti più consapevoli e noi saremo più protette…

      Intanto ti abbraccio… va spesso così anche a me… ma poi passa… spero sia già passato…

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      1. Francesca, grazie per le affettuose parole che mi hai riservato, preziose per me in un momento difficile. Purtroppo no, non va bene, rischio di perdere l’affidamento e il collocamento dei miei figli per tutte le bugie che il bastardo (mi sembra il termine più appropriato, in quanto non appartenente alla razza umana) ha raccontato in fase di divorzio giudiziale. E la cosa incredibile è che il Presidente del Tribunale non mi ha nemmeno lasciato parlare! È una storia kafkiana la mia, che se me la avessero raccontata avrei stentato a crederci. Comunque mi hai ricordato una cosa importante Francesca: so difendermi. Questi esseri infami mirano a radere al suolo la tua identità, certi che con la loro maschera di sanità riusciranno a farla franca sempre e comunque. Ma non hanno fatto i conti con la forza e l’amore che portiamo dentro. Dobbiamo credere sempre in noi stesse, anche quando le cose vanno male, anzi soprattutto quando le cose vanno male. Dopo tanto piangere stamattina mi sono alzata con una serenità e una motivazione che non so neanche io da dove la vado a trovare.
        Una cosa è certa: non sono più la stessa persona che ero prima di questo incubo, ma so che quando tutto questo finirà, non sarò mai più un bocconcino succulento per uno psicopatico e avrò insegnato ai miei figli, con l’esempio, come difendersi da questa feccia del genere umano.

        Forza e in gamba a tutte 💪🏻

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      2. Oggi va che piango per ogni cosa…va che ho provato una fitta al cuore quando ti ho letto e no, non è giusto…

        Loro vivono tutto come un gioco. Sono impeccabili, senza anima… fingono i gusti sentimenti e le giuste reazioni anche quando fingono reazioni fuori dagli schemi: lacrime a comando e pugni serrati per la rabbia…

        Ma tu ce la puoi fare perché mi hai dato coraggio e fatto smettere di piangere con le tue parole tante volte… c’è tanta forza in te…

        Ti abbraccio forte forte…

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      3. Carissima Francesca, pensa che una vita vissuta nella finzione messa in atto quando tutti ti guardano, presenta il suo conto di notte, quando i riflettori non sono puntati su di te. I soggetti narcisisti recitano per motivi di sopravvivenza: la vita reale non ha senso per loro, quindi, debbono inventare una vita FANTASTICA al limite del delirante pur di non annoiarsi. L’amore, la rabbia, la tristezza, la tenerezza… non sono sentimenti avvertiti nel profondo e quindi debbono essere inventati nella loro modalità più FORTE, quasi elettrizzante. Così facendo è evidente che tutto diventa un gioco nel quale diversi personaggi possono essere recitati contemporaneamente per assecondare i loro bisogni, le persone che hanno di fronte o l’ambiente frequentato al momento. Non c’è alcun investimento in ciò che davvero conta nella vita, come gli affetti. Laddove tutto è teatro è quando il sipario viene abbassato che un narcisista “soffre”, serrando i pugni di odio per la sua mancata perfezione, per l’assenza di riflettori, perché non è riuscito ad ottenere il totale controllo dell’ambiente che lo circonda, ivi il tuo cervello. Anche se ci sono giorni in cui “piangiamo per ogni cosa” almeno sappiamo che le nostre lacrime sono il prodotto di un dolore vero che può generare una crisi salvifica e definitiva. Quando diciamo “BASTA” a questo dolore, siamo pronte per rivelarci al mondo in tutto il nostro splendore. A quel punto passiamo a dare il meglio in tutto ciò che facciamo perché non vogliamo più tornare a piangere per il dolore disumano che abbiamo provato un tempo. Questo “punto di non ritorno” è un vero portale verso la serenità, un privilegio negato ai soggetti sprovvisti di empatia. Perciò, cara mia, spero che oggi sia andata molto meglio di ieri, quando piangevi, ma il mio augurio principale è che il portale verso la serenità lo trovi al più presto in questo momento di crisi. Le lacrime ci stanno tutte. Non esiste crescita indolore. Un abbraccio forte forte a te!

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      4. Semplicemente grazie…
        Un abbraccio forte a te e a tutta la tua famiglia, soprattutto al più anziano… e speriamo che vada tutto bene…

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  3. il mio secondo figlio era nato da poco che l’essere spregevole mi disse testualmente-se ti fidi di me smetti di lavorare – mi sono fidata nonostante facessi un lavoro che mi piaceva tantissimo(disegnatrice) ma era un momento in cui ero enormemente fragile avendo trovato morto in culla il piccolino che avevo avuto poco più di un anno prima. Era un periodo che se non avevo il nuovo nato vicino l’ansia mi distruggeva e con la mia prima figlia che aveva 6 anni da proteggere anche dalla mia ansia – ho accettato felice scambiando tutto per amore! Quando ho ho cominciato a capire ho chiesto aiuto a mia mamma che mi ha presa in giro – aiuto che ho continuato a chiederle per tre volte nel corso degli anni-l’ultima volta mi disse che se volevo mi avrebbe mandato un taxi😏 ma ho la patente! Adesso vedo tutta la comicità folle ma in quei momenti rimanevo annichilito e distrutta! E quanta fatica per proteggere i miei figli da tutta la follia! è stato pesantissimo veramente!

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    1. Carissima Melisenda, mi dispiace enormemente per la tua perdita e credo che se fossi in te avrei preso la stessa identica decisione per paura di perdere ancora una volta un’altro dei miei angeli. Molti sono i narcisisti che si avvicinano alle persone nei momenti più duri, magari quando hanno perso un padre, una madre, un fratello o sono diventati vedovi. Si avvicinano a te quando sei emotivamente destabilizzata perché è molto più facile vendere parole semplici, di conforto superficiale, come oro puro. Nel tuo caso non avevi molto tempo per riflettere sulla scelta che stavi facendo perché credevi di salvaguardare un bene maggiore, cioè, la vita dei tuoi figli. Inconsciamente ci sentiamo colpevoli quando i figli se ne vanno prima di noi e quindi cerchiamo di convivere nel modo migliore con uno dei colpi più duri che la vita ci può infliggere. Perciò, cara, volevo solo dirti che la tua scelta è stata dettata dall’amore incommensurabile che provavi e provi per i tuoi figli, più che dalla tua ansia materna. E’ questa tua capacità di amare, stavolta direzionata verso te stessa, a non portarti mai più a rinunciare a ciò che ti traghetterà, giorno dopo giorno, verso l’indipendenza mentale da tutto ciò che in passato ti ha ferita. Un abbraccio enorme a te!

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  4. Ciao a tutte,
    leggendovi ripenso a questi ultimi 15 anni. E’ dura, ma se ben informate ce la potete fare. Davvero, io partivo già male prima di conoscerlo, non avevo strumenti, non sapevo esistessero questi mostri, mi presentavo alle udienze vestita in jeans e con il terrore addosso. Lui ha avuto gioco facile nel suscitare il massimo della dipendenza in me prima, e a mantenere indirettamente il controllo sulla mia vita e quella di mia figlia dopo.

    La prima volta che mi disse “se mi lasci ti faccio dichiarare pazza e ti tolgo la figli”, ero al terzo mese di gravidanza.

    Allora: bisogna diventare delle detective, non scherzo; fate attenzione a qualsiasi cosa possa farvi buon gioco in Tribunale, prove su prove di ogni tipo, bisogna seppellirli di prove e/o testimonianze talmente schiaccianti da umiliarlo. Non lo dico per una sorta di sadismo ma perché: 1) la guerra per l’affidamento dei figli è a tutti gli effetti una guerra per salvare loro e noi stesse, quindi ogni scaltrezza legale possibile, va utilizzata. 2) per come sono fatti questi “padri”, occorre arrivare al punto in cui sentano di non poter vincere e, quindi, di rischiare l’umiliazione pubblica; altrimenti sono capaci di andare avanti fino ai 18 anni dei figli. Se iniziano a sentire puzza di umiliazione, mollano il colpo assai prima.

    Altrettanto importante: contro-manipolate. Imparate le tecniche, i metodi, il concetto di base. E a ogni occasione di incontro (per i figli o per istanze legali), siate al top, dentro e fuori. Se vi vede belle, serene, calme, ben vestite e pettinate, avete vinto metà della vertenza. So che è difficile ma conta tantissimo il modo in cui lui vi percepisce: debole se vi vede forti. E viceversa.

    Gran pezzo Claudelia. Come se non bastasse tutto ciò che sappiamo con i disturbati, ora gli aspetti pratici della faccenda devono passare secondo me in primo piano (fermo restando la teoria in parallelo, certo): le nuove restrizioni fanno saltare anche quel poco di routine che permetteva di tirare il fiato. Ora con i ragazzi (presto, io temo anche i bambini) a casa da scuola, e praticamente tutti gli adulti sotto lo stesso tetto h24, chi si trova in fase ‘transitoria’ rischia molto. Ho letto che il governo ha in vista di approntare qualche tipo di misura contro la violenza domestica e affini che tutti sanno sta avendo picchi fortissimi.
    Vedremo, ma sempre tenendo presente che, dalla gran parte di queste situazioni, non ti tirano certo fuori le Istituzioni.

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    1. Grazie Lucia per la tua testimonianza, farò tesoro dei tuoi consigli e della tua esperienza di vita, combatterò questa mia guerra senza mai darmi per vinta.
      Forse lui sperava di vedermi abbattuta e depressa dopo l’ammonimento del giudice ai miei danni, ma gli ho già dimostrato di essere lucida, serena e motivata a far valere le mie ragioni. Le lacrime le ho tenute per me.
      Il giorno dell’udienza giovedì scorso sono andata dal parrucchiere per gratificarmi con un nuovo taglio di capelli, sembra una cavolata, ma mi sono sentita già meglio!
      Ora la prossima udienza che deciderà il destino mio e dei miei figli è il 1 febbraio, nel mezzo ci sarà un percorso di mediazione in Tribunale in cui mi servirà calma sangue freddo e astuzia. Nel frattempo cercherò di vivere la vita più serenamente che posso, ma senza mai abbassare la guardia…

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      1. Carissima Foxy, prenderci cura di noi mentre siamo sotto attacco in Tribunale da un partner narcisista può essere salvifico e lanciare un messaggio importante ai nostri figli e ai professionisti che ci osservano e ci conoscono unicamente attraverso le carte: se siamo in grado di mantenere l’equilibrio,, il buon senso e la moderazione, allora possiamo trasmetterlo ai bambini contesi e prenderci cura di loro. Quando un narcisista si rende conto che non siamo crollate come pensava può fare l’impossibile per destabilizzarci, quindi GUARDIA ALZATA e assoluto aplomb neutro. Un abbraccio grande a te!

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  5. In bocca al lupo per l’udienza allora. Occhio che potrebbe essere rimandata causa covid (io la primavera scorso ho subito 4 rinvii).

    Per la mediazione: sì, dovrai mantenere una calma disumana. La mediazione con questi soggetti oltre a essere del tutto inutile, è anche a grosso rischio di re-vittimizzazione. Lui ti scaglierà addosso di tutto, vero falso mazzo vero mezzo falso, rievocherà a suo modo ogni episodio contro di te e a tu vorrai replicare. Studia bene, leggi bene ovunque tu possa come mantenere un comportamento consono e utile in mediazione con un narci.

    A noi, dopo sole tre sedute, ci buttarono fuori a calci: il mediatore aveva capito che non siamo una coppia ‘mediabile’, e fu affido ai Servizi (io ci misi del mio eh, non fui capace di resistere alla tentazione di controbattere alle sue parole velenose. Lui godeva mentre io impazzivo di rabbia davanti al professionista)

    Non fare come me.
    Abbraccio

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    1. Sagge parole, cara Lucia! Durante le sedute di mediazione questi soggetti mantengono il sangue freddo che li contraddistingue e possono fare uso del linguaggio codificato che un tempo apparteneva soltanto alla coppia per far saltare i nervi all’altro. Sanno quali pulsanti premere e quindi il mediatore difficilmente riesce a capire nell’immediato la sottigliezza di questo linguaggio. Gli attacchi narcisistici possono essere talmente sottili davanti agli altri che soltanto chi è stato bersaglio della loro cattiveria gratuita nell’intimità può comprenderne la portata distruttiva di un sorrisetto sarcastico. Un caro saluto a te e un abbraccio gigante!

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  6. Ciao a tutte,
    mi vergogno molto nel leggere ciò che certi “uomini” vi hanno fatto e vi stano facendo… mi sento in imbarazzo a confessare che sto subendo tutto ciò di cui parlate da una persona che ho sempre e solo tenato di redere felice.
    Abbiamo una bambina e da quando è nata viviamo separati in casa: me ne prendo cura io della piccola. Ho sopportato tutto, tutto (abbandonato il lavoro, allontanato le persone care) perchè riccattato: se non avessi ceduto sarebbe andata via con la bambina (cosa che ha già fatto, costringendomi a sottopormi alle umiliazioni che pretendeva).
    Mia figlia ora inizia a mostrare in modo sempre più grave le coneguenze delle ossessioni e delle prepotenze che la madre riserva anche a lei
    Qualche mese fa la mia “signora” ha trovato un rimpiazzo che non è fuggito così ha iniziato lei le pratiche. Sono certamente umiliato per i suoi tradimenti ma non mi interessano perché almeno si sente scaltra e mi opprime meno!
    Purtroppo ha intenzione di restare a casa mia a lungo. Io nn ce la faccio più: fuggirei, le lascerei tutto ciò che mi rimane (ha ridotto la mia casa un accampamento di porci) ma non posso lasciare mia figlia sola con lei e ormai sopravvivo lavorando la terra che ho attorno casa e allevandoci animali.
    Ho chiesto aiuto agli assistenti sociali. Da subito hanno sostenuto lei in quanto madre! Non si interessano della bambina, non lasciano che ne racconti i problemi perché “il conflitto madre e figlia è normale”. Mi trattano come un paranoico quando chiedo aiuto per mia moglie perché non voglio toglierle la bambina ma anzi , vorrei che vivesse in modo sano la maternità.
    Abbiamo iniziato un braccio di ferro inconciliabile con gli avvocati:lei vuole la piccola solo per soldi e per continuare a tenermi in pugno. Sta diffamando me e la mia famiglia in tutti i nostri ambienti. Sono sfinito, terrorizzato (non riesco a proteggere nessuno da lei) umiliato.
    Ultimamente ho scoperto diversi indizi che mi fanno credere che si stia organizzando per una denuncia per (INESISTENTI) maltrattamenti: racconta a chiunque di aver paura che io possa farle del male (mai alzerei un dito, non l’ho mai fatto, non ne sono capace… non ne avrei nemmeno la forza ora) controlla siti sedi e nomi di psicologi di centri che tutelano donne vittime di abusi. Può essere così mostruosa da farsi male da sola pur di continuare ad annientarmi ed ottenere così la bambina?!
    Vi prego, io non vorrei nemmeno sopravvivere a questa ennesima giornata di schifo, ma non posso abbandonare mia figlia.
    Non so come aiutarla, come salvarla! Non so a chi rivolgermi: anche gli avvocati mi dicono che devo mettermi l’animo in pace perché pur con un affidamento congiunto la bambina starà comunque con lei.
    C’è qualche specialista che possa riconoscere in lei i tratti del narcisista e farli vedere ad un giudice è agli assistenti sociali?!
    Scusate per le patetiche e prolisse spiegazioni…è la prima volta che trovo il coraggio di sfogarmi.

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