Narcisismo e religione: è possibile per un/a narcisista “redimersi”?

Autore: Gerard Murphy è ex sacerdote, insegnante di lingue e religione. Opera: “Do It Anyway: Deep Spirituality Meets Real Life” (Patheos Press, 2017)

Trad. C. Lemes Dias

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Chiedere se un narcisista può essere redento è come chiedere se il cambiamento climatico è una fake news.

La risposta è un clamoroso NO.

Che si consideri il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) come una condizione culturalmente condizionata, geneticamente predisposta, o patologicamente irreversibile, una cosa è chiara: ha distrutto innumerevoli matrimoni, rapporti e amicizie; e ha portato alla morte prematura tanti esseri umani che, sottoposti alla sua carica tossica, sono crollati psicologicamente. Mi riferisco a tutte le vittime di maltrattamento che non hanno mai ricevuto l’aiuto di nessuno e il sostegno necessari per guarire, o al bambino cresciuto in una casa dove regnava la violenza e il narcisismo e che, a causa del disamore subito, ha sviluppato tendenze suicide come risultato.

In sintesi stretta: la struttura profondamente radicata e intrinseca di un disturbo di personalità come il narcisismo patologico, per la sua natura nefasta, preclude un riscatto di qualsiasi tipo.

Ma questo pone la domanda: Cosa intendiamo per riscatto/redenzione? Ed è applicabile a coloro che presentano un grave (per molti demoniaco) disturbo di personalità?

Approfondiamo.

Sebbene il termine “riscatto” sia ampiamente applicato in contesti finanziari, come il riscatto di un’ipoteca o il riappropriarsi di un oggetto venduto, nell’immaginario popolare spesso troviamo un riferimento più biblico/teologico: riscattare (salvare) coloro che si sono persi nel peccato con un sacrificio o un qualche tipo di pagamento.

La redenzione è usata sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento della Bibbia. Nell’Antico Testamento, la redenzione comporta la libertà dalla schiavitù una volta che il pagamento è stato effettuato da un redentore. Ci sono diverse parole di radice ebraica usate per il concetto di redenzione. Il verbo gaal, per esempio, è un termine legale per la liberazione di una persona, di una proprietà o di un diritto che ci apparteneva in precedenza. Nell’antica Giudea, una moglie era proprietà del marito. Pertanto, se andava a letto con un altro uomo, questo era considerato una violazione dei diritti di proprietà del marito! In tali circostanze, l’amante se la cavava senza problemi, mentre lei veniva lapidata a morte.

Il nucleo centrale del Nuovo Testamento trova in Gesù di Nazareth il compimento della speranza messianica di Israele perché, grazie a Lui, la tanto attesa redenzione può essere raggiunta da noi tutti. Gesù, il Cristo (l’unto), è il salvatore (redentore) che libererà l’umanità dal suo stato di alienazione da Dio. Egli è l’ “Agnello di Dio” sacrificale che porta i “peccati del mondo” sul suo corpo malconcio e sanguinante, fino alla macabra crocifissione sul Calvario.

Anche in questo caso, il riscatto dell’umanità richiede il pagamento di un prezzo, ma il prezzo qui è morale, non materiale.

L’umanità, a lungo schiava del peccato, viene finalmente liberata quando Gesù, il Figlio di Dio, offre la sua vita in espiazione dei nostri peccati. Lo fa mentre un amorevole Dio Padre assiste, approva e accetta il sanguinoso riscatto.

Il problema fondamentale di questa teologia è duplice: ritrae una caricatura antropomorfa di un Dio folle, vendicativo e spassionato, mentre relega il genere umano a un gruppo di “peccatori” senza cervello che ha bisogno di un salvatore.

Purtroppo, molti concentrano tutto su questo salvatore unico che ci risparmierà il lavoro della nostra responsabilità morale, della nostra guarigione e della nostra trasformazione. E altrettanti si affannano sotto l’illusione del loro stesso complesso del Messia credendo di poter salvare e portare alla luce le anime perdute, i narcisisti e i maltrattanti del nostro tempo.

Non possono, ecco. Il narcisismo non ha niente a che fare con la redenzione per come la concepiamo.

Innumerevoli film hollywoodiani e romanzi best-seller sono pieni dei personaggi oscuri e malvagi. Da serial killer psicopatici e megalomani, a amanti sociopatici e menti criminali inimmaginabili, la nostra cultura digitale è sommersa dalla depravazione del comportamento umano.

Tragicamente per molti, tali personaggi oscuri e subdoli esistono nella vita reale, sotto forma di partner, capi, genitori e “amici”. Ed esistono al di fuori delle relazioni intime sotto forma di leader mondiali e persino di terapisti.

Come parte della triade oscura dei comportamenti umani, il narcisismo, insieme alla psicopatia e al machiavellismo, non lascia spazio né speranza di redenzione. In altre parole: sperare che un narcisista clinicamente disturbato possa sperimentare una conversione spirituale è, nella migliore delle ipotesi, fuorviante e, nella peggiore, pericolosamente delirante.

E come la mettiamo con l’intervento divino?

No! Non c’è un passaggio gratuito o un bypass spirituale per un narcisista che prova a distruggere la vostra vita. Questo non vuol dire che, dietro il costume di personalità disturbata che ha indossato per questa vita, non ci sia una pura e luminosa essenza dell’anima. C’è per tutti noi. Nella maggior parte dei casi, però, fin dalla più tenera età, questa essenza divina è diventata irrimediabilmente oscurata, perduta – almeno in questa esistenza!  ̶  in un miasma di energia oscura.

Certo, col tempo, si brucerà da sola o imploderà, ma solo dopo aver distrutto innumerevoli vite, portato loro all’autodistruzione o alla mancanza di speranza cronica.

Come tutte le altre energie oscure che si muovono nel piano terrestre, abbiamo la libertà di credere che le tutte le vite possano guarire – grazie alla possibile risonanza karmica in un’altra esistenza, che potrebbe ripristinare o riscattare la sua “anima perduta”.

Non restate in attesa, però, perché la redenzione dei narcisisti patologici avvenga in questa vita, perché questo non accadrà.

Accettazione e concentrazione

Se avete subito maltrattamenti e abusi narcisistici, la vostra chiamata all’azione in questo momento va in primo luogo all’accettazione sul fatto che nessuna terapia di coppia, nessun patto relazionale, nessuna raffica di dialoghi grigi e confusionari o dosi massicce di perseveranza, di fede o di fiducia, migliorerà la vostra qualità di vita.

Il/la narcisista patologico/a della vostra vita è irrecuperabile.

In secondo luogo, coloro che hanno bisogno di essere recuperati e riportati al loro stato originale di bellezza e di splendore siete voi. Quindi, invece di continuare ad alimentare implacabili e dannosi traumi, come forse avete fatto per anni, è ora di concentrare tutti i vostri sforzi sulla vostra guarigione, sul vostro rinnovamento e sulla vostra integrità.

Se vivete (o avete un qualsiasi tipo di relazione) con un individuo narcisisticamente disturbato, cercate l’aiuto e il sostegno di cui avete bisogno, decidete un piano di fuga e recuperate la vostra vita.

Voi potete ripristinare il vostro vero Sé, loro no.

27 pensieri su “Narcisismo e religione: è possibile per un/a narcisista “redimersi”?

  1. Non serve per vivere chi non vive per servire…

    Credo che oggi in un certo senso lo abbia ribadito anche Papa Francesco… Allontaniamoci da coloro che “non servono” e dedichiamo la nostra vita a “servire” affinché non finiamo con l’essere noi quelli che “non servono per vivere perché non vivono per servire”…
    Donare energie e attenzioni, amore e ascolto, perdono e comprensione a chi vive solo per se stesso è come buttarlo in un pozzo senza fondo: ci svuota di tutto l’Amore che potremmo dare a chi lo sa accogliere moltiplicandolo…

    Buona domenica, Claudileia, e grazie come sempre…

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  2. Capire cercando di sopravvivere ma quando ti rendi conto che quello che vorrebbe abbatterti è tuo figlio il dolore e lo smarrimento sono troppo!

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    1. Io e te somatizziamo molto.
      Lascia andare…per il tuo bene…allontanati e allontanalo…

      Lui non vuole distruggere te, ma quell’immagine di te che suo padre ha costruito negli anni…
      Mentre tu pensavi a loro e cercavi di proteggerli e di fare il meglio possibile per tutti, il mostro pensava a costruire e conservare un’immagine amabile di sé distruggendo la tua persona direttamente ma anche indirettamente… parole, accuse, gesti… ricordi distorti di avvenimenti mai avvenuti o avvenuti con altri protagonisti ed altre cause…

      Tuo figlio non sa più chi sei e probabilmente non sa più chi è lui stesso…

      Tuo figlio non vuole distruggere te.

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      1. Francesca, Melisenda, i nostri figli un po’ cresciuti non vorranno distruggere noi madri che abbiamo tentato di tutelarli in ogni modo, ma è esattamente quello che finisce per succedere talvolta.

        Dopo vissuti con un padre perverso e una vita intera a vedere la madre combattere per loro nei Tribunali – il cui sistema sembra fatto apposta per apporre il Fine pena mai all’esistenza di queste madri e questi figli -, ci sono ottime possibilità che una volta arrivati all’adolescenza e oltre, faranno, inconsciamente o meno, ricadere ogni colpa proprio sul genitore che si è rovinato l’esistenza pur di proteggerli fin che eran bambini/ragazzini.

        Pertanto non vorranno in molti casi distruggere te consciamente, ma inconsciamente è quello che fanno quando, dopo anni di vissuto con il narci e di conflitto legale, al primo castigo o regola che gli imponi, si giocano la carta del: “e allora torno da mio padre!”, mandando in frantumi il cuore del genitore che ha dato tutto se stesso, il cuore dei nonni che magari hanno supportato anche la causa legale, e rischiando, per ribellione giovanile, di fottersi la vita da soli tornando dal padre o addirittura chiedendo la casa famiglia pur di non restare con te mamma che mi punisci! E cosa deve fare una madre davanti alla bigiata o alle menzogne di un figlio? Dare serie regole e punizioni, che però sono impossibili da imporre perché:
        1) tu hai perso autorevolezza in quanto il narci ti ha sempre demolito ai loro occhi
        2) se ti imponi comunque per un meritato castigo, i figli si giocano la carta del ricatto morale, che per noi corrisponde all’ultimo chiodo della bara. Come fa un genitore a fare il genitore decente sotto ricatto?
        3) a un certo punto, inizio a capire le madri con figli più grandi della mia (14 anni e mezzo) che dicono: basta, mi sono fatta calpestare la dignità da un uomo, e ora devo farmela calpestare da ‘suo’ figlio? No, basta.

        E così perdono tutti, tranne gli psicopatici che da perdere non hanno mai avuto niente.
        SE mia figlia, come da un po’ ha iniziato, continua con i ricatti di questo tenore, credo che non sarò più disposta a farmi vivisezionare l’esistenza da nessuno al mondo (anche perché non potrò più fare nulla di buono per lei, se non permetterle tutto ciò che desidera). Forse finirò per morire di crepacuore o ammazzarmi direttamente, ma la mia dignità non la calpesta più nessuno. Nemmeno lei. Se il comportamento si reitera, l’accompagno io stessa sull’uscio del pedofilo e poi saranno cavoli suoi. Io non ci sarò più. Per lei né per nessun altro.

        Tutto ha un punto di rottura ragazze. Tutto.

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  3. Lucia, da madre di ragazzo poco più piccolo della tua, ho esattamente gli stessi timori.
    Per me la strada è appena cominciata.
    Ma so benissimo che l’autorevolezza è persa, perlomeno in questa fase. E temo fortemente che lui, maschio, si identifichi nel padre, il quale ora ha tutto l’interesse a fare la vittima della situazione, quello sbattuto fuori di casa non si sa perché.
    Peccato che il mitivo si sappia invece benissimo, e lo sa perfettamente anche l’adolescente, che ha disgraziatamente assistito.
    Ma anche a me stanno arrivando le prime ripicche ai miei giustificati rimproveri e castighi…ho cercato di far finta di nulla, ma in un momento di escandescenze mi sono sentita dire che suo padre ha fatto bene ecc. Ecc.
    Sono stata dura. Ho detto che non tollero’ mai più nella vita di essere trattata in un certo modo. Nessuno, compreso mio figlio.
    Poi ieri si faceva fare le coccole come un bambino piccolo.
    È dura e anche io percepisco di essere debole, attaccabile da mio figlio.
    Cerco di avere come timone l’amore per lui. In modo che possa percepirlo come guida e porto sicuro.
    Ma allo stesso tempo sono stata talmente ferita da suo padre che sono pronta a chiudere la porta a chiunque, anche a mio figlio, se dovesse comportarsi come lui.
    È una sensazione orribile e dilaniante.
    Ma devo “difendermi”.
    Come dicevo, sono solo all’inizio …il padre è appena uscito da casa mia.

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    1. Exprimavera, anche la mia poi si quieta, torniamo a essere serene e perfino a confidarci.

      Ma se le tocchi la vita sociale, diventa una belva, si trasforma, sarebbe capace di tutto pur di farti male usando l’argomento che lei sa essere il più doloroso per me. E’ questa consapevolezza che mi fa più male-

      Perché cosa cambia tra un narci che usa il tuo punto debole per ferirti e manipolarti, e una figlia che fa la esattamente la stessa cosa?
      Cambia che uno è adulto e l’altra un’adolescente, ma credimi, i brutti pensieri su quanto lei sia simile a lui, non mi abbandonano mai.

      E se dovesse finire che ho azzerato 15 anni di vita per avere come risultato una egoista narcisista in casa e nel mondo, la vendetta contro il mandante di tanto dolore me la faccio da me. Questo è sicuro.

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      1. Lucia cara, spero che questo sia solo un momento no per te, comprensibile dopo tanto patire. Ma non dimenticare che i nostri figli hanno bisogno di noi, del nostro esempio e del nostro amore anche- anzi, soprattutto – quando ci mettono così duramente alla prova. Tua figlia non è perduta, non farti condizionare dal tuo dolore.
        Il tuo incubo finirà se tu vuoi che finisca, sembra una banalità dirlo, ma dobbiamo imparare a lasciare andare altrimenti la catena del dolore continuerà per generazioni. Abbiamo una responsabilità come madri che va oltre la nostra stessa vita.
        Certo, è fondamentale mettere dei limiti ai ricatti di tua figlia perché fanno parte del suo percorso adolescenziale. Anche mio figlio 15enne si comporta nel medesimo modo.
        Io ho capito cosa è che mi rende vulnerabile ai ricatti del mio ex marito, dei parenti serpenti, dei servizi sociali, del Tribunale ed ora anche dei figli.
        È la paura, la paura di perderli. Lo sanno tutti quanto io li ami, più di me stessa, lo sanno anche loro, ed è proprio per questo che mi ricattano.
        Qualcosa mi è scattato dentro però, e me ne sono accorta ora che sto affrontando il doloroso percorso di mediazione in tribunale. Meno doloroso di quanto pensassi perché ho scoperto un fatto: non me ne frega niente, mi sento solo irritata di dover perdere ancora del tempo per incompetenza delle istituzioni.
        Ho la piena consapevolezza che nessuno può aiutarmi ad avere giustizia, il gioco per i narcisisti finisce solo quando capiscono che continuare la guerra non porterebbe alcun vantaggio per per loro, anche se il vantaggio fosse solo causarci del dolore e non farci andare avanti con la nostra vita. Forse sto cominciando a guarire? Può darsi.
        Ho pensato dentro di me: e anche se i figli dovessero togliermeli (cosa che sono certa non accadrà, lui non se ne occuperebbe..)? L’unica cosa che nessuno potrà togliermi mai è me stessa.
        Ho cominciato a vedere le provocazioni di mio figlio come uno stimolo a lavorare su me stessa, senza più la paura di dovergli dire: “caro figlio, se stai in questa casa ci sono delle regole, ma se queste non sono di tuo gradimento ricordati sempre che i genitori che hai sono due, senza rancore, ma rispettando sempre le tue scelte”.
        Non è un atto di egoismo dire questo, ma di amore verso se stesse.

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  4. Io rivedo il nematode parassita in moltissimi degli atteggiamenti dei miei figli e spesso ho reazioni di chiusura, rabbia e dolore che non dovrei assolutamente avere… sono ben lontana dalla consapevolezza che lascia andare e spezza la catena del dolore…
    Hai ragione, Foxy, temiamo di perderli e ci facciamo trascinare da loro per poi preoccuparci che somigliano ai loro padri… ma non è così, è l’inverso!
    I nostri figli sono perfettamente “normali e sani” e si comportano da bambini o adolescenti (credo che in questo caso i tratti simili siano ancora più marcati).
    Crescendo impareranno quello che è giusto e quello che non è giusto fare e le conseguenze reali di certi atteggiamenti o azioni…
    Impareranno che far male o mentire per ottenere qualcosa non è scaltrezza… che non è una questione di moralità cristiana o perbenismo… non c’è una punizione da evitare o un divieto da eludere… ma relazioni e rapporti da coltivare nel rispetto e nell’amore, per far crescere libertà e fiducia…
    Se li abbiamo lasciati i “nostri cari” NP è proprio perché siamo diverse da loro e questa diversità piano piano darà i suoi frutti…

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  5. Foxi, tu da quanto tempo sopporti le angherie dello psicopatico e dei vostri figli? Io dal 2005. E dal 2006 l’incubo legale.

    Sono certa che se le dicessi quello che tu dici ai tuoi, la mia non si farebbe problemi a sfidarmi chiamandolo. E sai cosa succederebbe se lo facesse? Che una causa, che finalmente dopo 15 anni stiamo vincendo (in attesa di Decreto Definitivo entro fine anno), si riaprirebbe per altri quattro anni. E io col cavolo mi faccio spezzare altri 4 anni di vita quando vedo la meta.

    Quindi sono senza opzioni. Solo rabbia e dolore. E un senso di beffa disumano. Perché mi fa sentire nello stesso identico modo in cui mi schiacciava suo padre.

    Grazie, solo sono senza speranza temo. Lo dissi due anni fa qui sopra: Claudelia se ne ricorderà: io temo, scrissi, che i tratti narci di mia figlia possano cristallizzarsi e divenire permanenti.
    Quello che sempre ci diciamo: ascoltare la pancia, l’istinto per comprendere dove stia la verità, non vale per i figli adesso? Vale solo per i genitori? Io sento da tempo, ma ora ho conferme persino dalle sue due amiche storiche: una ha tranciato un’amicizia decennale dopo aver provato a dirle di non frequentare certi “amici”, l’altra mi ha confidato che non molla, che ci prova ad aiutarla, che non la molla: Mi dice che quando va a casa loro si comporta da perfetta egoista, non mostra interesse per nessuna cosa che non riguardi lei; e stiamo parlando di cose da coetanei, non da nonni o da madre rompipalle, per cui mostrare disinteresse persino per le istanze che coinvolgono amici della sua età e argomenti comuni, è indice di egoismo sfrenato, zero empatia, tendenza ad approfittarsi delle persone; esiste solo lei per cui si rende antipatica agli amici e ne cerca degli altri, finendo ultimamente con persone assai discutibili. Settimana scorsa ha bigiato l’unico giorno di scuola in presenza (“sai che roba, per una bigiata!”), non si è collegata per le lezioni in remoto, la scuola mi ha dovuto avvisare e ho risposto di sanzionarla a dovere. Perché io non ho più alcuna presa su di lei, non ho nessuno ad aiutarmi con lei, a parte questa amica che però ha 14 anni come lei e non posso mica sperare che sia lei a farla ragionare quando manco l’altra ci è riuscita. Stasera scopro pure che di fronte a un mio blando castigo (cellulare ritirato alle h. 23), di fronte a tutte le menzogne che hanno rotto definitivamente il patto di fiducia sulle cose importanti che ancora mi illudevo di riuscire a conservare intatto, oltre al ricatto morale di chiamare il padre, mandando così affanculo me e i miei genitori che ci siamo fatti il mazzo per lei da quando è nata per sopperire al disastro paterno, ha fatto pure l’atto dimostrativo di tagliuzzarsi il braccio. Le dico di togliersi la benda messa apposta per attrarre la mia attenzione, vedo i segni (superficialissimi, non è un cutting vero e proprio) e mi sento morire. Perché così faceva il padre: era nella merda? ops, due secondi dopo ha qualche disturbo, malattia, tumore, glaucoma. Qualsiasi cosa per “recuperare” punti.
    La sua nuova migliore amica è una nota ragazza sbandata che beve e fuma, si è messa assieme all’amico del fidanzato di questa sbandata. Se solo provo a manifestare il mio dissenso, partono urla e ricatti e silenzi, e sbuffate di sufficienza.

    Io so che non è colpa sua, che suo padre me l’ha rovinata dopo aver rovinato me; ma ha 14 anni, non 4, e se non arriva a comprendere il dolore che cagiona agli altri cosa faccio? Le faccio far morire di infarto mio padre e di dolore mia madre? Mi continua a ridurre a una madre e donna infelice e sopraffatta da sua figlia? O a un certo punto arriverà il momento di dire bene, basta, io ci ho provato fino alla fine, ma come sappiamo, contro queste personalità non c’è nulla da fare.

    Se quindi continua così a ricattare e mentire e comportarsi da stronza e frequentare gente discutibile, che scelta mi rimane? La recapito io stessa sull’uscio di suo padre, o chiamo i Servizi sociali che la mettano in casa famiglia.
    Dopodiché, ovviamente, prima ammazzo lui e poi me stessa. I mie due figli grandi (figli di altro padre e brave persone) ne soffriranno, ma sono autonomi e hanno una testa. Io non sono autonoma e non ho più vita né testa da mo’.

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    1. Lucia, non oso immaginare come tu possa sentirti dopo 15 anni di battaglie, una vita. Io sto combattendo dal 2012 è già mi sento esausta.
      Ma su una cosa mi permetto di offrirti uno sputo di riflessione, mi ha colpito come un pugno nello stomaco leggere che sei senza speranza!
      Ci DEVE essere qualcosa in cui speri…e, se non c’è, deve esserci qualcosa che ti regala luce nella tua vita, una piccola abitudine quotidiana, un progetto, una passione. Qualcosa che non abbia nulla a che fare con il tuo ex narcisista, con tua figlia che prende una brutta china, con il Tribunale e con tutto ciò che appesantisce la tua esistenza.
      Tante volte ho pensato che la mia vita sarebbe stata migliore quando gli assistenti sociali avessero smesso di tormentarmi, quando avrei avuto il divorzio, etc. .
      Poi ho preso coscienza del fatto che avevo un potere. Sì, proprio io che mi sentivo vittima di un sistema che tutela i carnefici mentre finge di difendere i minori. Sto scegliendo di non parlare più delle mie faccende familiari (a parte qui sul blog) perché non voglio dare più a tutta questa gente ne’ spazio mentale ne’ il potere di togliermi la salute e l’energia di godere la bellezza della vita.
      Quando ci sembra di non avere più nulla, abbiamo tutto: LA VITA.
      Lucia, non so dirti cosa puoi fare per tua figlia, ma puoi senz’altro offrirle qualcosa di più rispetto a suo padre: cerca di trovare quella zona protetta nella tua anima che non sia stata violata da tutte le brutture, e coltivala con tutto l’amore di cui sei capace. Qualcosa di buono arriverà.

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    2. Scrivi: “Settimana scorsa ha bigiato l’unico giorno di scuola in presenza (“sai che roba, per una bigiata!”), non si è collegata per le lezioni in remoto, la scuola mi ha dovuto avvisare e ho risposto di sanzionarla a dovere.”
      I genitori del mio nematode parassita avrebbero risposto alla scuola che si scusavano per non aver avvisato che il figlio, poverino, aveva una visita medica… o qualche altra bugia simile…

      Se fai “stupidate” e a 14 anni nessuno ti “copre”… difficilmente non prendi consapevolezza…

      Non è vero che tu non hai più alcuna presa su di lei… Tu sei molto ma molto più forte di quello che pensi…
      Tua figlia potrà vivere un “delirio di onnipotenza adolescenziale”, ma tu non le fai da spalla…non sei la sua amichetta da rigirare come un calzino… Tu fai la mamma!
      Non è poco… ora temi che non sarà abbastanza, ma non è poco e non è scontato…

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  6. Leggo con dolore le tue parole Lucia, e mi immedesimo molto, perchè ho un ragazzo poco più piccolo di tua figlia. Decidere di separarmi ora, nel momento più delicato proprio all’esordio dell’adolescenza di mio figlio, è stato come far esplodere tutti i problemi possibili in una volta sola.
    Oltretutto io sono superstressata per i problemi della quotidianità da gestire e di un nuovo lavoro dove ho montagne di cose difficili da imparare in pochissimo tempo e grandi responsabilità. E nn ho più le energie di una ragazzina, e sono molto sola, senza alcun appoggio attorno a me.
    Il ragazzo ahimè è un buon ragazzo che però ha avuto un esempio devastante da parte del padre. E ogni tanto nei momenti inevitabili di contrasto con lui, vedo emergere il piccolo clone di suo padre, i comportamenti di suo padre, e istantaneamente il cervello si annebbia e perdo il controllo, per il terrore che anche lui, mio figlio, possa diventare come l’uomo che ho dovuto allontanare da casa mia.
    Non so come ne uscirò: la strada è in salita ed è iniziata solamente da poche settimane.
    Io so solo che lui deve capire forte e chiaro che io non subirò mai più certi tipi di comportamento da nessuno, nemmeno da lui. Ho cercato di fargli capire che ci sono per mio figlio, per la parte di lui che si comporta come figlio. Non ci sono e non ci sarò mai per la parte di lui che mette in scena comportamenti ahimè visti mettere in scena da suo padre per troppi e troppi anni.
    Nelle occasioni di alcune sue scenate isteriche e assurde, da quest’estate ad ora, finora ne siamo usciti e lui è rientrato nei binari tornando ad essere il ragazzino affettuoso che è.
    Ma è una mina vagante, un ragazzo pieno di energie ma anche di eccessi, anche lui ora sceglie le compagnie meno felici tra quelle a disposizione (gli altri sono “troppo noiosi”) e io sono piena di paure per ciò che mi aspetterà in futuro… da ragazzo studioso e impegnato ora pensa solo ad uscire e passare i pomeriggi in giro con gli amici. Questa orrenda situazione causata dal Covid non aiuta, non c’è più l’impegno dello sport da mesi e mesi, la scuola di musica anche quella sospesa, lo studio a scuola a singhiozzo da mesi. Che tristezza la realtà per questi nostri ragazzi. A pensarci mi viene solo da piangere per ciò che stanno vivendo. Tutto questo non ci aiuta di certo.

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  7. Tutte noi siamo stanche, stressate, esauste…
    Tutte noi abbiamo difficoltà a ricostruirci una vita “completa” di tutto quello che serve per stare bene…
    L’adolescenza è uno tsunami che sconvolge le famiglie solide, figuriamoci cosa può accadere se la famiglia è composta da un ragazzo e una donna sola in fase di ricostruzione…con gli occhi puntati addosso e troppe cose da fare… senza qualcuno pronto a condividere davvero le responsabilità e i progetti educativi… senza qualcuno con cui darsi il cambio…

    Non è la genetica a creare un NP… non ci credo e non voglio crederci…
    La genetica può renderci più narcisisti, egocentrici ed egoisti, meno empatici e meno aperti al dialogo ma… per diventare mostri ci vuole molto di più!

    Noi non nascondiamo la polevere sotto i tappeti!
    Noi la realtà la guardiamo e la affrontiamo!
    Noi abbiamo paura, cerchiamo risposte e proviamo soluzioni diverse…ma soprattutto cerchiamo la verità e usiamo tutto il coraggio per farla venire fuori…

    I genitori del “mio” nematode lo accolgono in casa due giorni ogni 15, lo accudiscono e riveriscono. Lui, in cassa integrazione per colpa, già incinto di quella che aveva spacciato per una “sconosciuta” meno di un anno fa… parcheggia i bambini e va a trovare le sue “donnine” locali…
    I suoi genitori incolpano me che non ho saputo “resistere”…
    Riempiono la testa dei bambini di bugie anche sul padre: sparisce per ore…ma è a buttare l’immondizia! Prima che io li portassi via di casa per tornare a vivere con mia madre, lui era buono, bravo e presente… viveva solo per loro ed il lavoro… chissà perché tornava da lavoro alle 20-21, lavorava anche nei weekend ed è stato messo in cassa integrazione perché pigro e assente…

    Ci vuole qualcosa di più di una predisposizione genetica per creare un mostro…
    Forse faremo figli con un cattivo carattere…
    Quasi sicuramente vivranno un’adolescenza tormentata e faranno qualche stupidata…
    Ma nessuno di noi negherà mai la realtà…
    Nessuno di noi coprirà i loro misfatti per mantenere la propria rispettabilità intatta…
    Imporremo loro di affrontare le conseguenze delle proprie azioni come stiamo facendo noi ora… senza bugie… senza finzioni…

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    1. Stessa identica esperienza. Genitori collusi coi figli violenti. Bambini parcheggiati e usati come trofei o biglietti da visita per la buona reputazione. Finti entegerrimi professionisti con i cadaveri chiusi negli armadi. Dopo non aver fatto il padre per la mia ora è in into della fidanzata, guarda caso pochi mesi dopo la nascita del mio secondo figlio, che grazie a Dio ha un padre normale. Al np non andava giù, dopo avermi augurato e ripetuto un gg si è l altro pure che era l unico coglioni che s era preso una come me, che sarei rimasta sola a vita e che avevo distrutto la famiglia (forse intendevola la reputazione), dopo tutto ciò, che abbia trovato un uomo perbene che ama la mia prima figlia e con cui ne ho fatto un altro, era inaccettabile per il mostro, pareggiare subito i conti! Voglio vedere cosa cambierà con questa

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  8. Brava Francesca. Anch’io ho visto come la famiglia di lui lo ha sempre giustificato e “coperto”. A lui da ragazzo è stato concesso tutto, smettere di studiare, probabilmente era giustificato in tutto e per tutto. Poi hanno giustificato il suo orribile modo di trattare la gente, compresa la sua famiglia di origine e quella che lui ha formato. Aveva il salvacondotto per ogni cosa, come se fosse un essere speciale. E ovviamente si sentiva e si sente superiore a tutti.
    Ho passato le scuole elementari di mio figlio a sentir dare delle idiote (taccio sul peggio) alle maestre quando mio figlio tornava con qualche nota o rimprovero, oppure quando insegnavano qualche contenuto sul quale il padre non era d’accordo. Al contrario, io cercavo sempre di vedere le due facce della medaglia senza dar ragione a lui per partito preso, e ancora lo faccio.
    Forse esagerando a volte, visto che da mio figlio sono stata rimproverata di non prendere “mai” le sue parti.
    Ma se i risultati di certi atteggiamenti genitoriali poi sono quelli sotto i nostri occhi, facciamo bene a essere quel che siamo…
    Ad esempio quello che mio figlio ha capito benissimo è che con me le regole sono regole, e se dico no e no. Ha capito benissimo che con suo padre il no è ni e può diventare si, e il motivo non lo si capisce neppure tanto bene.
    Con quell’altro, tutto è nebbia e confusione. Punti fermi zero.

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  9. ex primavera e tutte. non è certo questione di genetica, ma di condizionamento narcisistico su una neonata, poi bimba, poi adolescente. anche io fino a poco tempo fa, nonostante tutte le crisi isteriche o meno, sono sempre riuscita a far rientrare i problemi e ripartire. ora ha una forza, anche fisica, ma soprattutto mentale che io non ho. se le do’ un castigo lei si gioca la carta del papino, o dello scappare di casa, o dell’andare in casa famiglia piuttosto che “essere controllata da te”. io lì crollo. io lì non distinguo più tra vittime e carnefici, PERCHE’ IO DEVO SEMPRE ESSERE SEMPRE E SOLO LA VITTIMA, ORA PURE DI MIA FIGLIA CHE MI TIENE PER LE PALLE?
    Se nemmeno i suoi fratelli maggiori, che vivono in Uk però, non riescono a farla ragionare almeno sulle cose più gravi (tipo mollare la nuova migliore amica già finita in coma etilico una volta a 14 anni e la banda di sbandati che ha preso a frequentare, io non ho più armi. Aprirò la porta e dirò: vai. Fottiti la vita da sola ma io non alzerò più un dito per te, né prenderò più parte alla pantomima legale. da lì, forse sarò libera, almeno di sputare in faccia alla prima educatrice domiciliare, al primo S.S. che ancora osa rompermi i coglioni da 15 anni. dopodiché, libera di crepare in pace, finalmente.
    Sì, la COVID rende tutto, se possibile, ancor più complesso. destino infame.

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    1. Lucia, sei troppo stanca…
      Capita anche a me… e non ho i S.S. addosso…
      Devi dare conto a troppa gente!
      A volte mi sembra di aver fatto qualcosa di orribile in una vita precedente per aver meritato una così grande pena… ed i miei sono ancora abbastanza piccoli da ricompensarmi con l’affetto di tutta la fatica!

      Non guardare troppo avanti…
      Fermati e guarda la situazione per quello che è ora… continua a lottare solo per oggi… senza pensare al passato e senza proiettarti nel futuro…

      Accetta tua figlia per quella che è… non diventerà una NP se ha te come mamma: sei autentica e sei credibile e forte…
      Non c’è nulla di male ad essere sbandati a 14 anni… a frequentare deficienti… a dire parolacce… a mentire, offendere, avere reazioni spropositate… forse neppure a finire in coma etilico…
      Fa parte della ricerca dell’identità…
      In più di un libro Recalcati parla delle nuove generazioni e del complesso di Telemaco… l’attesa della legge che arriva dal mare…
      Tutta questa generazione di giovani e adolescenti è “sbandata”…gli chiama figli-Narciso… quindi la tua percezione è reale ma non è così catastrofica…

      Avere un bustone di droga nell’armadio a 42 anni non è la stessa cosa che a 15… mentire, tradire, distruggere, rubare, fare senza badare alle conseguenze e poi cercare di scaricare la colpa e distruggere la vita degli altri pur di mantenere una facciata di rispettabilità sono cose da adulti…

      Avremo quella giustizia che dona la pace… e tutto sembrerà tornare ad avere un senso… tu sei ad un passo dall’ottenerla… manca poco poco… e dopo la giustizia…

      Passerà lo tsunami dell’adolescenza e tornerà la serenità… la fatica sarà ricompensata…

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  10. Cara Lucia, negli ultimi due mesi – complice anche una grossa grana sul lavoro con minacce di avvocati e articoli di giornale , che poi fortunatamente si è sgonfiata come era giusto che fosse – sono arrivata a toccare dei momenti di esaurimento totale. Il carico su di me era troppo. Gestire tutto in una volta l’uscita di casa dell’ex, la nuova vita col figlio adolescente, il lavoro appena iniziato che sembrava la scalata dell’Everest, umiliazioni dal mio superiore, timori di non farcela a gestire la scomodità logistica abitando lontano dal paese… ribellioni del figlio… cattiverie dell’ex… solitudine… mancanza di affetti vicini…sentirmi isolata per non aver coltivato amicizie in questi lunghi anni…
    cara Lucia mi sono sentita persa in alcuni momenti. E se si aggiunge il timore e l’ansia generata da figli adolescenti mine vaganti… sembra di impazzire.
    Ti auguro che questo momento – perchè sarà un momento, o quantomeno un periodo imitato – finisca in fretta, e lo auguro anche a me.
    Abbiamo bisogno di tornare a respirare.
    E di pensare e fare cose belle.
    Di avere tempo per noi, senza preoccupazioni.
    lo avremo… presto! Augurio per tutte e due.

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    1. Domani è il compleanno del mio primo grande amore, la mia primogenita…
      Otto anni…
      Ha deciso che resta a dormire lì, dal suo papà…
      Domani sicuramente non la vedrò…
      Primo compleanno senza di me…
      Primo compleanno da mamma senza di lei…
      Le ho preparato l’indispensabile e l’ho lasciato al suo papà…

      Lei crede che se resterà a dormire oggi con lui, sabato e domenica potrà essere libera di festeggiare con la sua famiglia, con me… e fare tutto quello che desidera…
      Lei crede che a lui importi di lei e della sua di felicità… che abbia solo bisogno di un po’ di rassicurazioni ed un po’ d’amore e… smetterà di pretendere… che con lui si possa raggiungere un accordo che rispetti i desideri e i bisogni di tutti…

      Il mio seienne, maschietto, ha già capito…
      Mi ha chiamato e ha urlato “IO TORNO, VOGLIO DORMIRE A CASA MIA!!!!” (sono dai nonni)
      C’è qualcosa in noi donne che è contemporaneamente speranza di cambiamento (Amore) e masochismo…
      Avete presente quella preghiera:
      “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
      il coraggio di cambiare le cose che posso,e la saggezza per conoscere la differenza.”?!

      Noi donne con la nostra speranza dovremmo ricevere il dono del discernimento… così sapremmo distinguere tra le battaglie giuste e quelle perse in partenza…

      o forse, è solo imparare quando abbandonare il campo di battaglia…

      E allora ho la speranza che mia figlia mi dia la lezione più grande di tutta la mia vita…

      So che solo qui potrete capire…
      Buonanotte a noi…

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      1. Cara Francesca, non ho una figlia femmina ma posso capire il tuo scritto. Come è andata?
        Io sto cominciando a gestire l’alternanza tra casa mia e quella del padre, con mio figlio che è sicuramente disorientato e ogni tanto (anche ieri sera) sbotta in scenate isteriche cercando di approfittarsi di me, pensando di poter ignorare regole e paletti. E’ dura.
        Ma credo che questo sia il momento più duro da affrontare in assoluto.
        Sia per me, che ora sono messa di fronte alla realtà delle difficoltà quotidiane e all’impatto emotivo della mia solitudine in questa fase, sia per mio figlio che è stato catapultato in una nuova e complicata realtà di alternanza tra madre e padre.
        Che stanchezza.
        Cedo ahimè ogni tanto e finisco per cascarci a cercare supporto nel mio ex quando ho problemi grossi di contrasto col figlio.
        E ogni volta rimango bruciata: non solo lui non è mio alleato, ma ogni volta riesce puntualmente a spostare la discussione dal problema oggettivo del comportamento del figlio a un problema mio (es: “lo dicevo io che bisognava essere rigidi sulla Playstation, lo vedi adesso?” ). Insomma il succo del discorso è screditare me, non cercare una soluzione al problema del figlio.
        Ce la farò a non chiamarlo, sì ce la farò.
        Devo.
        E’ che sono anche veramente sola… un ventennio di isolamento con un uomo praticamente misantropo mi ha fatto terreno bruciato intorno.
        Tutto da ricostruire, oltretutto in un momento in cui l’isolamento sociale ci sta portando tutto all’opposto.
        Non so se questa enorme tristezza, stanchezza, pesantezza sia una caratteristica della fase immediatamente post separazione.
        Ma a tratti mi sento completamente esaurita, e se mio figlio aggiunge benzina con scenate, cattiverie verbali, mancanza di rispetto, io crollo.

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      2. Il giorno del suo compleanno, dopo averla svegliata io con l’abituale pandoro, lo avrebbe dovuto passare con il papà, noi avremmo festeggiato domenica. Regali e torta tutti insieme domenica.
        L’ha riportata con i compiti da fare da me alle 18:00 dopo la merenda con la torta della nonna, sua madre…da me che ovviamente stavo organizzando tutto per domenica cercando di trovare il buono di questa situazione… due giorni senza DID e compiti per organizzare i festeggiamenti e riposarmi…
        Qualche donnina delle locali si sarà liberata…ma qui alle 19:00 c’è il coprifuoco, quindi ha preso figlia, figlio e compiti ed è venuto a lasciarmeli (non avevo pronta neppure la cena) davanti al portone…
        Il resto del weekend fino ad ora tra DID, compiti, rifiuto di tornare dal padre, chiamate e videochiamate di lui, polemiche, lui che si è presentato sotto casa con seguente crisi isterica della grande…che se ne è comunque andata poi con lui ritornando con il regalo della figlia della sua compagna…una orrida tazza di topolino per la colazione, che dovrebbe troneggiare ogni mattina sulla mia tavola per ricordarmi cosa?!
        …un weekend schifoso che si chiuderà con una torta di compleanno sfigata e la sensazione che un NP non lo si argina mai… distruggerà sempre tutto… perchè lui il tempo per prendere “aria” non lo concede a nessuno!

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  11. Francaesca, ex primavera.

    Vi racconto una storia assai recente: venerdì sera casco dalle scale, mi faccio una mezza rampa coi gradini in marmo, giù di testa. Potevo crepare, sono rimasta due ore e mezzo per terra con versamento a un ginocchio , svenivo e rinvenivo dal dolore per un’ora. C’erano mia figlia e i miei genitori (grazie a Dio o su quella scala ci sarei rimasta). Mia figlia: ha aiutato per carità, ma con una freddezza e un sangue freddo da atterrirmi. Appena riuscita ad arrivare al letto, lei si gira e fa:ok io vado a dormire. La mattina dopo, ieri le dico: hai un modo così distaccato, niente isterismo, niente lacrime (i miei genitori erano spaventatissimi, ho dovuto insistere perché non chiamassero ambulanza, io sapevo di avere ferite solo alle gambe e non alla testa, ma dal di fuori non si poteva sapere), che dovresti fare il chirurgo o l’avvocato.
    In tutto ciò, le ho permesso di avere qui a casa la famosa nuova migliore amica un giorno qui a casa: mi sono detta che era meglio conoscerla che combatterla, visto che mia figlia non ci rinuncia. E poi qui a casa posso controllarle. A parte il fatto che sono quasi immobile a letto , stamane appena sveglia sono entrata nella sua camera e cosa trovo? Una bottiglia di alccol al 40% (una specie di grappa) con bottiglia di schwepps. Vuote. L’ha presa dall’armadio dei liquori che era in casa.
    Ora: la bottiglia è sempre stata in casa, ma MAI l’aveva toccata. Ora con questa amica alcolizzata, io non so quanta ne abbiano bevuta ieri sera mentre io mi facevo di antidolorifici per dormire un po’, ma ho chiamato subito la madre, le ho detto di venire a riprendersi la figlia immediatamente, che per me questa amicizia è nefasta e s’ha da interrompersi. Quella al solito ignara di tutto, di sua figlia e pure di se stessa a ‘sto punto credo, si è offesa. Pace: per quanto mi riguarda basta con quest’amica: le ho dato un’altra possibilità conciliatoria, di conoscerla anche io etc., e queste me la fanno sotto il naso la stronzata? Mentre io non sto bene?
    Scusatemi ma se si comportasse così il vostro odiato ex di 50 anni direste: sangue freddo, non empatico, se ne sbatte, rompe ogni regola apposta pensando di farla franca. Ora ok che la figlia a 14 anni, ma NON CI VEDETE UN PATTERN? Ora che le ho detto che si è giocata malissimo la seconda possibilità che le ho dato, lei risponde, ovviamente, che “NOI DUE DOBBIAMO PRENDERCI UNA PAUSA, E LO SAI”. Sapendo così di ferirmi a morte.
    Ma sapete che c’è: che questa volta non mi sento ferita a morte.
    ORA CI PENSO IO A VEDERE COME FARE PER PRENDERCI UNA PAUSA. TERMINA PRIMA DI ANDARSENE DALLA STANZA.
    Bene, per me finisce qui, se manda a quel paese tutto legalmente, per me è finita. IO HO FINITO DI MORIRE PER LORO.

    MI RIPRENDO LA MIA VITA E OGNUNO QUI PENSI ALLA PROPRIA.
    THE END. BASTA RICATTI E BASTA NARCI NELLA MIA VITA.

    LUCIA

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    1. Lucia, la tua esperienza è veramente amara.
      Dovete avere una vita davvero difficile per essere giunte a questo punto.
      Te lo dico da persona che ha passato una vita d’inferno in una famiglia di origine tossica e che si è appena liberata da un compagno assai tossico.
      Mi dispiace molto. Forse è necessario un distacco.
      A me era stato detto che se la situazione con mio figlio lo avesse richiesto, dovevo prendere in considerazione di mandarlo in collegio….

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    2. Lucia,

      io già a 14 anni ero freddissima nelle emergenze, perché sono cresciuta con un padre che si ostinava a camminare sulle stampelle nonostante fosse anziano e non gli funzionassero entrambe le gambe… cadeva, si rompeva, tagliava, sanguinava… ed io e mia sorella abbiamo imparato molto presto a intervenire con freddezza…

      “NOI DUE DOBBIAMO PRENDERCI UNA PAUSA, E LO SAI”. Sapendo così di ferirmi a morte.
      ORA CI PENSO IO A VEDERE COME FARE PER PRENDERCI UNA PAUSA.

      Tua figlia è dura. Non so se sia narci, ma certo è una tipa abituata alla sofferenza…
      Anch’io come ex primavera penso che abbiate bisogno di un distacco.

      Una cosa devi ribadirla sia a te che a lei: TU SEI SUA MADRE, questo dato non può essere cambiato, lei non può ricattarti… qualunque cosa lei scelga a 14 anni può fare del male solo a se stessa… ricorda che tu ci sarai a prescindere da tutto, ma che non combatterai nuovamente per lei… che le vorrai sempre bene… ma che qualunque scelta ricadrà solo su di lei, perché stare con te ha delle condizioni precise, delle regole… e che se non le rispetta sarai tu a prendere provvedimenti…tu o il giudice…

      LASCIA ANDARE DAVVERO. CREDI IN TE.

      Il “lasciare andare” non viverla come una sconfitta. Come aver combattuto per nulla… le hai dato un ottimo esempio combattendo, ma ora devi darle anche la consapevolezza che la vita è sua e non è un gioco… toglile il potere di ferirti… toglile il potere di ricattarti…e vedi cosa accade. Sii indifferente.

      Gli NP minano alla base la nostra fiducia negli esseri umani… ma tua figlia non è solo figlia sua, è SOPRATTUTTO figlia tua… prova ad avere fiducia in lei… lasciala libera…

      Io sono certa ce qualunque cosa accada, tornerà da te…

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