La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

Fonte: https://kimsaeed.com/2020/12/10/how-to-become-an-empowered-empath-and-be-immune-to-narcissists/

Trad. C. Lemes Dias

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Perché gli empatici sembrano attrarre i narcisisti? Perché i narcisisti dipendono da una convalida esterna e gli empatici sono incredibili guaritori, donatori e amano convalidare gli altri.

Apparentemente questa può sembrare una simbiosi perfetta.

Peccato che le dinamiche di fondo di ogni coppia possono essere molto diverse.

Ogni relazione è un paesaggio in continuo mutamento, fatto di energie maschili e femminili che fluiscono in rapporti di dare/avere in ogni azione, parola e carezza.

Ci piace pensare che quando “andiamo dove ci porta il cuore”, quando siamo totalmente immersi in uno spazio di amore e di affinità niente di male ci può capitare. Ci diciamo che non esiste giusto o sbagliato…

Ciò che dobbiamo chiederci con sincerità è: SI TRATTA DI UNA COSA EQUILIBRATA? È SANA?

Con gli empatici osserviamo che spesso guariscono gli altri a loro danno, il che è molto malsano.

Ecco una domanda interessante che vi pongo: quando la vostra “energia di guarigione” viene direzionata interamente agli altri, e diventa una pretesa, avete davvero creato uno spazio di guarigione?

Alcuni dei migliori terapeuti che ho incontrato sanno sdrammatizzare e sanno di non potersi occupare di tutti i problemi altrui, perché non sono in grado di guarire tutti. Hanno abbastanza maturità dentro di sé per capire che guarire le persone significa anche cambiare l’energia che le rende ciò che sono. Ecco, né sempre si può.

La miglior cosa che gli empatici possono fare è smettere di cercare di guarire tutti quelli che li circondano in modo completamente disordinato.

Il problema essenziale degli empatici “fuori controllo” è che stanno dando via tutta la loro energia di guarigione agli altri al punto di esaurire le proprie scorte. Per aiutare efficacemente le persone non bisogna mai arrivare a questo punto.

Ogni empatico deve imparare a dire di no. Gli empatici debbono imparare ad assumersi la responsabilità di possedere un potere che va meglio calibrato. È necessario illustrare quali sono le abitudini che li tengono bloccati in un meccanismo che non permette l’utilizzo del potere che hanno per se stessi.

Idealmente, è un’esperienza di apprendimento nella quale l’empatico può cambiare tutti quei comportamenti, convinzioni e schemi senza chissà quali strumenti estremamente complessi.

Spesso crediamo alle immagini nella nostra mente. Quindi, se non distruggiamo le immagini che ci limitano, ovvero, se non ci sediamo per riflettere e visualizzare le immagini che ci feriscono e che ci turbano, decidendo di cambiare le nostre convinzioni interiori, allora continueremo a ricreare le stesse situazioni ancora e ancora, perché l’inconscio non ci fa prendere una direzione diversa della solita.

Certo, è difficile farlo. Bisogna avere gli strumenti giusti e imparare ad usarli costantemente per cambiare le situazioni che si innescano nella nostra mente.

La maggior parte delle persone non vuole nemmeno ascoltare che una relazione amorosa è uno spazio di sviluppo spirituale, o uno spazio di crescita, e che potrebbero aver bisogno di imparare da partner diversi prima di incontrare finalmente il loro partner ideale.

Ci piace credere che amare un altro significhi accettarlo completamente, anche con tutti i suoi difetti; che dovremmo amare le persone per quello che sono e non per quello che vogliamo che siano.

Ma cosa succede quando c’è un divario enorme tra le fantasie che ci facciamo su quella persona, chi è oggi, e chi può diventare in futuro?

Vi posso assicurare: con i narcisisti il divario è davvero grande!

L’empatico “fuori controllo” dice inconsciamente: “IO POSSO GUARIRLO”, “POSSO INSEGNARE QUESTA PERSONA”. Ma sappiamo QUANDO è opportuno aiutare qualcuno a cambiare, provare a guarirlo oppure insegnargli qualcosa?

Riuscite a vedere, mentre convalidate una persona quali sono le sue reali capacità, anziché quello che davvero è e può fare o diventare?

Ed è sano convalidarla con tutti i suoi difetti oppure è una forma di controllo anch’essa?

Riuscite a capire quando qualcuno NON VUOLE CAMBIARE?

Riuscite a dire di no e andare avanti come l’unica cosa sana che si può fare?

La maggior parte delle relazioni viene forgiata puramente a livello inconscio.

È questo il livello nel quale la maggior parte delle persone si abbandona e dà inizio a una relazione.

Gli empatici ancora sprovvisti di strumenti adatti sono quasi sempre bloccati in accordi di guarigione e giochi di guarigione.

Il bello di capire la complessità energetica delle diverse situazioni e avere gli strumenti per affrontarle è la consapevolezza che per cambiare la propria vita il lavoro grosso sta nell’integrazione tra meditazione e azione (lavoro energetico).

Nell’ambito della meditazione si impara a creare un’apertura nei chakra superiori[1].

E poi, in generale, la formula della vita diventa 90% meditazione e 10% azione.

Se state agendo tantissimo e non vedete i risultati che sperate, allora vuol dire che il vostro spazio interiore ha bisogno di cure.

Restando nell’ambito della meditazione, diciamo che il viaggio delle persone che si identificano come empatiche nel mondo di oggi è quello di spostarsi dal secondo chakra (che rappresenta la sensualità, i sentimenti e emozioni corporee) al cuore, e poi al sesto chakra, uno spazio chiaroveggente, di immaginazione e illuminazione.

Se abbiamo problemi emotivi o ci sentiamo bloccati, spesso è perché persiste un’immagine nell’inconscio che ci tiene intrappolati: non riusciamo a vedere chiaramente le cose come sono.

La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

Ho visto molte persone altamente sensibili ed empatiche – persone che “vivono del loro cuore” – che hanno difficoltà a distruggere un’immagine mentale qualsiasi. Riflettendo, ricordo una donna che si è rifiutata di distruggere un fiore con la mente.

Quello che inevitabilmente accade alle persone che non riescono a sbarazzarsi di queste immagini mentali è che seguono il programma energetico di controllo adoperato da qualcun’altro (perché non hanno “l’autorizzazione” per estinguere l’energia generata dall’altro). Si tratta una formula che può facilmente rovinare l’esistenza di una persona empatica.

Quindi, ha senso guardare chi siete, chi volete diventare, come volete cambiare e cosa volete vivere in una relazione.

Gli empatici, in particolare, hanno bisogno di definire cosa vogliono ricevere dai loro rapporti. Sfortunatamente, possono anche facilmente cadere nel tranello di perdere il proprio senso di sé quando si trovano di fronte a qualcuno che significa molto per loro.

Un empatico ha bisogno di un livello di separazione energetica dagli altri, anche se la maggior parte delle persone stenta a capire l’importanza di questa separazione.

La maggior parte delle nostre fantasie culturali sull’amore ci riducono a perderci dentro l’altro, vale a dire, abdicare dei propri spazi e della maturità, fare qualsiasi cosa per amore, ecc., piuttosto che acquisire maggiore chiarezza e consapevolezza interne.

L’amore richiede più della semplice affinità per avere successo; richiede una comunicazione incredibilmente chiara, sprovvista di chiaroscuri che vi portano a dubitare delle vostre capacità, strumenti interiori che consolidino la maturità della coppia e informazioni pratiche trasformative e spirituali che possono guidarla lungo il viaggio insieme. Senza questi strumenti si rimane preda di drammi e giochi.

Da empatici, dobbiamo essere in grado di definire e sentire nel profondo ciò che ci rende forti nel nostro ambito. Che cosa vuol dire? Significa dire di no a ciò che in realtà non vogliamo fare, essere al di sopra del senso di colpa e della programmazione culturale o genitoriale che impone cosa dobbiamo fare per noi stessi.

Significa escludere dalla nostra vita le persone che hanno un’influenza negativa e farlo di forma netta, in modo che non tornino mai più da noi.

Significa essere responsabile della propria energia e farne buon uso, cacciando via tutti coloro che cercano di sabotarla. Sono arrabbiati per il fatto che non state più prendendovi cura di loro nel modo come vorrebbero? Pazienza. State imparando a dire no all’energia, alle persone e alle situazioni che non sono in grado di darvi qualsiasi tipo di convalida; e dire di sì a ciò che vi convalida.

La libertà richiede l’eliminazione di questo tipo di tossicità dalla vostra vita.

Siate compassionevoli, generosi e amorevoli non solo con gli altri.

Vi meritate di condividere questi doni con persone che li meritano davvero!


[1]  Queste tecniche debbono essere utilizzate all’interno di un percorso ben preciso e molto più ampio, che va valutato caso a caso e conforme la disponibilità della persona.

Trad. Milton Nascimento – Portale del colore

Buongiorno Natura/ polmone della madre Terra/ Portale del colore, futuro/Ogni volta che il sole sorge/

Affetto, compagno/ è come se la pace/ ricoprisse il mondo intero/ Terra, Acqua, Fuoco e Aria

Voglio il sapore e il suono/ voglio il tatto e la visione/ l’odore della vita/ in un mare di generazioni

Cerco la risposta/ perché creare il dolore/ se quando siamo insieme/ abbiamo il sogno, la forza e l’amore

Gemma del creato/ erede del pittore/ padrone del domani/ dei sì e no

Coraggio, compagno/ perché chiudere la voce/ se la forza del desiderio/ è viva in ognuno di noi

133 pensieri su “La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

  1. Mi è capitato in questi giorni di soffermarmi all’ascolto del podcast di Selvaggia Lucarelli intitolato, molto significativamente, “Proprio a me”.
    Si tratta di singoli episodi in cui i diretti interessati raccontano gli esordi, le vicende e l’uscita da quegli amori tossici che chi legge e scrive in questo blog ha avuto modo di conoscere sin troppo bene per i propri casi, e che aldilà di alcune correzioni di forma che apporterei – si parla ad esempio quasi sempre di “dipendenza affettiva”, piuttosto che esplicitamente di condizionamenti narcisistico-patologici, che pure vengono citati ed analizzati in modo esauriente – ho trovato molto ben realizzati e rappresentati.

    Mi sento di poterne consigliare l’ascolto senza alcun timore, ma la motivazione che me ne fa parlare in questo contesto riguarda le riflessioni che ha stimolato in me il ritrovarmi in un confronto così vivo con l’esperienza altrui, con l’espressione intensa dei sentimenti di quel vissuto che trapela dalla voce dei protagonisti, e che non sempre le parole scritte riescono a rendere con la medesima forza.
    In un periodo funesto come quello che stiamo vivendo in cui termini quali vaccinazione, anticorpi, reazione immunitaria sono all’ordine del giorno da qualsiasi parte ci si volga, è stata quasi immediata la correlazione tra la malattia di origine virale e la patologia mentale con cui siamo venuti in contatto, e la conclusione che ne ho tratto è che la fruizione di questo tipo di contenuti rappresenta una sorta di vaccinazione di richiamo.

    È arrivato prima o poi per tutti quel momento in cui il divario tra il danno ed il guadagno – pur se spesso illusorio – nella relazione con un predatore narcisista si è mostrato talmente esiguo, se non pesantemente in saldo negativo, da permetterci o addirittura da obbligarci ad uscire da quel vortice di dipendenza e di sottrazione personale.
    Sappiamo che spesso non si tratta di un processo definitivo, che il ritornare nell’area di influenza nefasta dal quale si è sfuggiti ha fisiologicamente un andamento ciclico, proprio in virtù di come il manipolatore gestisce la sua preda e configura il rapporto.
    Ma anche quando il distacco e la lontananza sono stati resi, con immensa fatica, definitivi, un nemico con cui ci si deve confrontare rimane presente e non è più l’altro, ma noi stessi, i nostri dubbi, la tendenza alla revisione, la capacità di rimodulare e riesaminare il proprio e l’altrui comportamento.

    È in quest’ottica che il parallelo tra una nuova dose di vaccino e l’entrare in contatto con esperienze tanto simili a quelle vissute in prima persona ha la massima aderenza.
    Malgrado si giunga infine a vedere con chiarezza, a poter tracciare tutte le connessioni ed i rapporti causa-effetto in cui siamo stati coinvolti, il tempo esercita la sua funzione di dottore anche su questo, anche dove il lenire le ferite le muta in cicatrici: tende a sfumare assieme alla sofferenza e al dolore provati anche le circostanze relative.
    Le espressioni, le parole, le azioni.
    Ben venga allora, in qualsiasi forma si presenti, quel messaggero che ci riporta empaticamente a momenti che sono stati di altri tanto quanto furono nostri.
    Farà male ritrovarsi in qualche modo là, così come è innegabile la presenza del sottile piacere di fondo – un po’ ambiguo, se vogliamo – che deriva dal sapere di essere andati oltre, di poter osservare tutto ciò dall’alto, pur se con infinita compassione e partecipazione.
    Ma è fondamentale che ci venga ricordato tutto questo, il nostro essere sopravvissuti e l’esserci riportati a noi stessi e al nostro futuro, grazie all’esempio di chi è stato in grado di fare lo stesso, e il come, il dove e il quando.

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  2. Ciao..
    Li ho ascoltati anch’io.
    È tutto inquietante… Ogni storia è diversa ma tragicamente la stessa.
    Mi salta agli occhi quel “non sapere come si è finiti” dentro l incubo.
    Anch’io non ci vedo sempre la dipendenza affettiva, ma un misto di altro, anche una punta di ingenuità a volte.
    Ci sono sempre mostri manipolatori dentro, quella è l’unica certezza comune.
    Come l’ansia, la paura, la disperazione.
    Storie di dolore e di rinascita.
    È buona cosa sapere che accade.

    A me stavolta non ha fatto bene.
    Mi hanno angosciata..
    Stavolta non mi hanno dato speranza, ho solo visto l’enorme distanza da me.
    Io mi sento ancora lontanissima dalla fine.
    In questo periodo down si aggiunge un lavoro che non c’è, scarsissime prospettive, problemi economi e serie preoccupazioni familiari.
    Sono a terra.
    Ho rischiato davvero di ricadere. Fortunatamente non ho più nessun contatto telefonico.
    E forse anche un minimo di dignità.
    O forse, più onestamente, paura di un rifiuto.
    Sento un DISPERATO bisogno di conforto, rassicurazione, un sostegno nell immediato..
    E lo cerco li.
    L’illusione di credere che un ambito della vita sia sicuro e solido.
    So che non avrei ottenuto nulla.
    Come sempre.
    Mi terrorizza che ancora il mio pensiero automatico corra a lui in certi momenti.
    Eppure mai, ribadisco MAI ho avuto un minimo conforto o aiuto nel pregresso.
    Sono passati 25 giorni dall ultimo sms..
    Molti di più dall ultima telefonata..
    Mesi dall ultimo (freddo) abbraccio.
    Eppure avrei dato un braccio per avere un momento in cui accasciarmi e mollare la presa.
    Anche l’altro braccio per l’illusione momentanea di non dover tenere duro su tutti i fronti da sola.

    Scusatemi, voleva essere una conferma sui podcast, sull’utilità di “richiami” vaccinali per restare immuni o, quantomeno, meno esposti.
    Ci credo davvero.
    Ora mi sto attaccando con le unghie a qualsiasi cosa per resistere non solo a lui ma a tutto.

    Non riesco a sperare in qualcosa di meglio, ma ho la certezza che andrebbe peggio se cedessi.
    Lo so.
    Eppure ho paura di cadere.

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    1. Cara, Elee, anch’io ho costantemente paura di ricadere…
      Sento fortemente il bisogno della sua collaborazione come padre e a intervalli regolari mi illudo che lui possa cambiare, capire, esserci o almeno non complicare, distruggere, pretendere, giudicare…
      Soprattutto quando le cose si complicano e con questo lockdown le cose sono tutte diventate super complicate…avrei bisogno di una spalla.
      Lo so che non lo è mai stata, eppure prima mi illudevo e mi sembrava di star meglio di ora pur facendo tutto comunque da sola…

      Scrivi: “Non riesco a sperare in qualcosa di meglio, ma ho la certezza che andrebbe peggio se cedessi.”
      Questa è consapevolezza ed è da questa consapevolezza, la stessa mia, che rinascerà la forza di credere che ricostruiremo noi stesse e torneremo a credere in un futuro migliore…

      Anche noi ne siamo fuori. Solo che questa pandemia con tutti i problemi connessi (economici, familiari, organizzativi…) rallenta la nostra rinascita, perché non possiamo godere della libertà ritrovata e coltivare noi stesse facendo tutto quello che ci piace fare e magari scoprendo cose nuove…

      Spera nell’estate che verrà… speriamoci tutti insieme…

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  3. Ciao Elee.

    “Ho la certezza che andrebbe peggio se cedessi”.
    È così.
    So che la tentazione è forte, che nell’assenza di alternative ti può sembrare plausibile persino la peggiore delle scelte, se solo ti permettesse di sciogliere il nodo che senti in gola e di cambiare, apparentemente, prospettiva.

    Ma non c’è nulla là.
    Nulla di buono, nulla che tu non conosca già, nulla che ti possa aiutare.
    Quel luogo è la prigione da cui sei fuggita, e il fatto che sembri l’unica porta aperta un tranello della tua mente.

    Se vuoi, se ti può servire e per quel poco, ci sono, ci siamo.
    Ti abbraccio.

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    1. Anche io ho ascoltato qualche storia di Selvaggia Lucarelli, ma non vi nascondo che non sento più la necessità di addentrarmi in queste tristi storie. Ormai sappiamo tutto su questi mostri…. manipolazioni, silenzi, tradimenti, bugie….. forza Elee, non si può desiderare di tornare nel dolore, nel nulla. Se mi fermo a pensare, ricordo benissimo quella sensazione perenne di precarietà, che provavo da quando mi svegliavo fino a quando andavo a dormire, che provavo anche quando apparentemente non vi era una ragione.
      Ricordo troppo bene quell’essere sempre sola nei momenti difficili, quella sensazione di perenne attesa, quella sensazione di vivere in condominio con altre donne che pur non vedevo….nemmeno per un secondo mi rimetterei in quella situazione…ed io ancora oggi lo vedo, sia per motivi di lavoro, sia perchè lui si fa trovare ogni tanto in mezzo alla strada, conoscendo benissimo le mie abitudini.
      Non potrei mai ricaderci.
      Certo, le ristrettezze in cui siamo costretti a vivere, non ci aiutano a riprendere in mano totalmente la nostra vita per ovvi motivi. Ma io oggi mi sveglio e sono serena, speranzosa, presa dalla mia vita e dalle mie cose e ciò mi provoca un enorme felicità, soprattutto se paragonato a ciò che provavo fino a prima di Natale, in cui ero arrivata a pensare che vivere o morire per me sarebbe stato uguale.
      Quindi forza, non mollate…. tenete sempre a mente ciò che provavate nello stare insieme ad un n.p…..e sono certa che, non appena potremmo tornare alla nostra normalità, tutto sarà più semplice.
      Vi abbraccio forte e scrivete, scrivete, scrivete nei momenti di debolezza….tutti siamo qui per sostenerci.

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  4. Ciao.
    Non ho ceduto e non lo voglio fare.
    È una guerra ogni minuto, in questi giorni.
    Non solo per lui,ma per sentirmi NORMALE.
    Oltretutto questa situazione del lavoro è debilitante,svilente.
    Contando poi un titolare narcisista maligno..
    Sarà per questo che mi è stato più facile cadere nella trappola con “lui”..
    Certe dinamiche le ho vissute come”normali”per gli ultimi 8 anni sul lavoro, portarle nel privato è stato uno scivolone facilitato, col senno di poi.
    E questo aggiunge angoscia anche al pensiero di tornare al lavoro, benché non sappia quando e a quali condizioni.
    Cercarne uno nuovo è una priorità per tanti motivi..
    L’idea di subire di nuovo certe umiliazioni e non poter scappare mi terrorizza..
    Ho paura che se riprendo ad accettare per causa di forze maggiore nel lavoro sarà più facile tornare nel delirio.
    Aggiungo che “lui” vive a 1 km…
    E se venisse a cercarmi..o lo incontrassi??
    Mi sento stanchissima, svuotata, annichilita e senza vie di fuga.
    E senza nessuna competenza, neanche per gli impieghi più umili.
    Sicuramente l’incentezza del momento non aiuta, ma mi chiedo continuamente cosa posso fare o dirmi per cambiare il mio stato d’animo.
    È come se non riuscissi ad elaborare del tutto i fatti passati e a crearmi una nuova “normalità”.
    Dopo un iniziale sollievo per la fuga dall’inferno ora vedo solo lande desolate e benché conscia d’aver fatto buona cosa non ho altra voglia che sedermi su un masso e piangere.
    Vedo un mondo davanti che non sento per me.
    E un passato che vorrei non aver vissuto.
    So che non avevo niente, ma ora non ho nulla di più.
    Non riconosco alcun aspetto della vita di oggi che mi definisca,che mi dia spessore.
    Non riesco a fare passi avanti e non voglio farne indietro.
    Non riesco a riflettere, a decidere, la testa piena di ansia e vuota di idee..
    So che siete passati nelle stesse intricate emozioni, e quindi vi chiedo: come si può fidarsi di nuovo di se stessi dopo tutti gli sbagli, come si ritrova una direzione per ripartire senza angoscia per ogni gesto o decisione banale da prendere?
    Devo cambiare tutto della mia vita e non riesco nemmeno a decidere cosa mangiare a cena..

    Grazie di esserci.

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    1. “come si può fidarsi di nuovo di se stessi dopo tutti gli sbagli, come si ritrova una direzione per ripartire senza angoscia per ogni gesto o decisione banale da prendere?”
      Non lo so. Si fa come con i figli, credo. Almeno, io sto facendo così… Si vive ogni giorno al meglio possibile. Ci si rimprovera per gli errori commessi per cercare di non rifarli, ma si vive un giorno alla volta, una settimana alla volta senza fare pronostici a lungo termine perché la vita cambia e i bambini cambiano ancora più in fretta…
      Siamo come bambini. Sembriamo fragili e sembriamo sempre uguali ma cambiamo ogni giorno un pochino…
      Io non sono ancora serena, non sono ancora felice, non sono ancora in grado di pensare al futuro con positività ma sono molto più lucida, propositiva e positiva…
      Faremo come i bambini. Ci sveglieremo adulte e padrone del nostro destino. Un passo alla volta. Una chiacchierata dopo l’altra qui dentro…

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  5. “Come si ritrova una direzione per ripartire senza angoscia per ogni gesto o decisione banale da prendere?”

    Cara Elee,
    ci sono domande che sembrano non poter avere una risposta.
    Non una risposta univoca quantomeno, perché ciascuno di noi è una galassia peculiare e distinta da quella che gli gravita accanto, con possibilità e limiti differenti, e differenti traiettorie, malgrado tutti quegli universi siano fatti delle medesime stelle.

    Ho molto amato la proposta di Francesca, quando dice “faremo come i bambini”.
    La trovo straordinariamente poetica e insieme assolutamente veritiera, perché, in fondo, è esattamente questo che potrebbe rappresentare la soluzione alla tua inquietudine, all’ansia ed all’angoscia che ti affiancano in ogni istante della giornata.
    Perché, anche se non ti sembra sia così, in realtà in ciascuno di quegli istanti sofferti tu prendi delle decisioni, compi innumerevoli gesti e scegli delle direzioni.
    Quello che manca non è la donna che lo sapeva – che lo SA – fare con convinzione, sicurezza e fiducia, ma i dubbi che l’esperienza negativa che hai dovuto affrontare ti ha infilato tra le ruote, disseminati lungo la strada come ostacoli invisibili, ma apparentemente insuperabili.

    E allora sì, è necessario fare come i bambini, perché un bambino non si pone domande: fa.
    Fa quello che sa fare, come lo sa fare e insieme come impara a fare.
    Siamo tutti degli equilibristi in bilico su di una corda tesa sulla nostra esistenza, ma se la nostra attenzione finisce col concentrarsi sulla paura di cadere, se l’unica cosa che vediamo è l’abisso sotto di noi e non la nostra destinazione, qualsiasi essa sia, finiamo col paralizzarci o – peggio – volare giù, malgrado sia ciò che più temiamo e che cerchiamo in tutti i modi di evitare.

    Tornare al centro di te stessa può sembrare una cosa complicata ma non lo è, perché è a questo che il tuo essere tende naturalmente, come fa la ruota in un solco percorso infinite volte.
    Fai le tue scelte, sii presente al mondo per te stessa e per chi ritieni che ne sia degno, intraprendi tutte le direzioni che senti di dover affrontare.
    Non è garantito che non sbaglierai mai – e ci mancherebbe – ma ora come ora puoi godere di un enorme vantaggio: hai compreso dove non andare, cosa non fare, le scelte da rigettare.
    Rinuncia solo alla paura, perché non ha nessun senso.
    Se dovessi ritornare sui tuoi passi si rivelerebbe come una cattiva consigliera ed un peso inutile da riportare con te, se invece ti ritrovassi dove vorresti e meriteresti di essere si mostrerebbe per quello che è stata: uno spreco di energia e di tempo.

    Trova anche solo una piccola cosa bella, una cosa desiderata e che possa essere tua, non importa quale sia il suo valore materiale, perché sarai tu a darle la sua reale importanza, la sua funzione catalizzatrice, e concentrati su quella.
    Rendila insieme schermo ed antidoto contro le aggressioni del cattivo umore, della cattiveria altrui, dei rischi che temi si possano celare dietro l’angolo.
    Guarda avanti stringendo nelle mani questo tuo piccolo tesoro e torna bambina, con gli occhi pieni di stelle e di futuro, e vai.

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    1. Cara Elee,
      quello che tu stai attraversando è del tutto normale e l unica cosa che ti serve è il tempo. Ne è trascorso ancora poco dalla fine della tua storia e se leggi gli articoli dedicati alle tappe del post abuso narcisistico, presenti in questo blog, vedrai il tuo stato d animo come assolutamente normale per ciò che hai vissuto.
      Lasciati il tempo di soffrire, di avere paura, di piangere….tutto questo pian piano finirà per lasciare il posto al buon umore, alla lucidità, al coraggio.
      Per ora fai quello che sei in grado di fare e se ciò coincide con la necessità di non fare nulla, assecondati…. vivi alla giornata, come ha detto Francesca. Passerà Elee…credimi…. e solo questione di tempo.
      Credo che io e te abbiamo tante cose in comune…l’età, la durata della relazione e le sensazioni terribili successive alla rottura, di sicuro…. e stai pur certa che non appena comincerai a sentirti un po meglio, svanirà ogni dubbio su ciò che sei e sulla direzione da prendere.
      Errori ne farai, come tutti (e guai se non fosse così), ma certi errori non li rifarai più, perchè l’esperienza che hai/abbiamo acquisito non può che renderci più forti, più attenti e con meno fiducia verso il prossimo (nell’accezione positiva).
      Forza Elee, non scoraggiarti, non farti troppe domande perchè a breve non vorrai nemmeno più trovarne le risposte.
      Leggi quegli articoli che ti ho detto e vedrai tutto sotto un diverso profilo.
      Ti/vi abbraccio

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  6. Avete dato anche stavolta il conforto, la comprensione, i consigli adeguati.
    Manu, per fortuna ho riletto gli articoli e si, sono “normalmente nella fase”….
    Marco,tu mi hai fatto notare che non sto subendo, ma sto lottando, scegliendo di non cedere ogni minuto…
    Francesca, il consiglio di fare come i bambini ha portato l’attenzione su un aspetto che non consideravo più : l’accettare ciò che è con garbo,senza domande retoriche.
    Ho riletto più volte anche i vostri ultimi commenti… Ne ho fatto gli screen shot.
    Potrà sembrare stupido, ma averli sottomano velocemente ieri ed oggi ha fatto la differenza.
    Perché quando mi prende il panico e perdo del tutto la lucidità, mi assale la paura di non resistere più, che non posso farcela, che non passerà mai e come un’alcolista mi dico”solo un sorso, l’ultimo” e cerco il bar..
    a quel punto trovo la strada sbarrata.
    Chiusa con calore e fermezza.
    Una catena umana intorno morbida e resistente.
    Qualcuno che mi prende per mano e mi riporta al posto giusto.
    Adesso è questa la piccola cosa bella e preziosa che mi serve.
    Caspita…pensavo (speravo!?) non capitassero più giorni cosi!
    … pazienza, li accetterò finché, a cicli, si presenteranno.
    Imparerò ad essere resiliente.
    Mi farò aiutare, finché non potrò essere più lucida ed autonoma.
    Per ora, in alcuni momenti, non mi fido di me e allora mi fido di voi.
    Spero che un giorno non troppo lontano conosciate anche la parte più sana e divertente di me.

    In questo GRAZIE c’è un mondo…

    Sollevata, vi abbraccio.

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    1. Non cedere non cedere non cedere!non devi arrenderti,perché torneresti indietro e dovresti ricominciare da capo.esattamenre come per la alcoolista deve stare lontano dalla alcool,tu devi star lontano dalla tua droga, è solo un’illusione,come la droga,ti darebbe una botta di endorfina totalmente indotta e fasulla,destinata ad esaurimento veloce e a conseguente pesantissimo down .l unico modo per uscirne è il no contact totale,io ci ho fatto una figlia ma nonostante questo tento comunque di attuarlo al max .ogni sguardo o parola sarebbero forieri di sofferenza inaudita a lungotermine.ricorda che quello che provi non è reale ma indotto dalle trappole della tua testa che lui ha saputo crearti dentro.la realtà è semplicemente che è un essere orrendo.Esci a correre, camminare,fatti un bagno caldo,dormi,mangia bene,prenditi cura di te,GG dopo GG ce la farai,attraversa il dolore,vivilo cercando di reagire piano piano curando te stessa come faresti con quella bambina ferita e ne verrai fuori

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      1. Cara Elee,
        a proposito di ricadere nella trappola dei nostri n.p., ti racconto ciò che è accaduto ad un mia amica in questi giorni.

        Anche lei vittima di un terribile narcisista, con cui aveva una storia ufficiale da poco più di un anno, dopo le mie sollecitazioni a mollarlo, avendo identificato bene la sua patologia (agiva come da copione con silenzi, tradimenti, svalutazioni ecc) e dopo essere stata messa in guardia anche dagli amici di lui circa le sue azioni poco leali, 2 mesi fa decide di troncare.

        Ebbene, a quanto pare, un paio di settimane fa lei ci è ricaduta, cominciandolo a rifrequentare (a mia insaputa)……

        ……e sai quale è stato il risultato???? che lui 2 giorni fà si è fatto trovare, nel club che frequentano, abbracciato ad un altra, intento a sbaciucchiarsi, cioè con la sua attuale donna ufficiale, la titolare di cattedra insomma (come le chiamo io, visto che anche io lo sono stata).

        Risultato : non solo lui non è cambiato di una virgola, ma l ha trattata ancora peggio, riducendola da titolare di cattedra a passatempo di ogni tanto.

        Purtroppo lei è corsa da me solo quando ha ricevuto l’ennesima mazzata (perchè, viceversa, avrei fatto l’impossibile per fermarla), ma la sua motivazione io la capisco, perchè mi ha ripetuto le stesse cose che hai scritto tu. Si sentiva triste, confusa, impaurita, vuota e nelle sue intenzioni c’era solo la voglia di rivederlo per due chiacchiere, ne sentiva troppo il bisogno.
        Ecco perchè bisogna resistere…… perchè loro tornano solo per finirti, per umiliarti ancor di più e quello che ti fanno riprovare è molto peggio di ciò che si prova stando senza di loro.
        Baci

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  7. Ciao..
    Innanzitutto (con sollievo) non ho ceduto.

    È stata dura, lo è ancora, ma l’ondata è in fase calante oggi. Forse il picco è stato ieri, anche se ormai è evidente, ahimè, che il maremoto non è finito.

    Prendo fiato per quando succederà di nuovo.. Ho capito che farsi sconvolgere ed abbattere dal pensiero “maccomeee di nuovo??? “non è sano ed è controproducente.
    Autopunizione con pensieri svalutanti (macccomeee ancora?? Allora sono scema, non dovrebbe più succedere!!)

    Immagino di fare grandi passi avanti, di essere quasi arrivata e la delusione è forte e dolorosa quando vengo risbattuta a riva.

    Forse il segreto è capire quando devo usare un salvagente o semplicente fare il morto a galla per riprendere forze e fiato e non lasciarmi annegare.

    Sapete tutti quanto le vostre risposte e i vostri “non mollare” siano importanti.
    Credetemi, né il terapista, né gli amici o familiari (seppur competenti e amorevoli, utilissimi ) sono così EFFICACI come quelli di qualcuno che SA cosa sia, in QUEL preciso momento il “grumo”che ho dentro.
    Perché a volte ce l’ha o l’ha avuto e sa che può tornare.
    Lo definisco così quell’ammasso di dolore, dubbi, sconforto, angoscia, colpa, paura ecc..

    Vedere le conseguenze (le uniche possibili, lo so) del cedimento scritte nero su bianco
    è come guardare un film dell’orrore che avevo rimosso
    ma riconosco alla prima scena.

    Quindi grazie e per favore siate pure ripetivi e incisivi quando serve..
    È tutto a fin di bene.

    Manu, invita qui la tua amica… sarà un aiuto prezioso a me, a noi, ma soprattutto a lei stessa.

    Ognuno di voi sta dando tanto, tantissimo
    e lo fate con peculiarità uniche che apprezzo infinitamente.

    Sempre vi abbraccio.

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  8. E così capita di andare ogni tanto col pensiero a qualcuno che nemmeno si conosce realmente, anche se per qualche motivo quel qualcuno si è avvertito più vicino e compreso di molti di cui si è appreso il volto, la voce, l’odore.

    Capita di chiedersi se in quel momento stia cavalcando l’onda o invece annaspando nel suo incavo, in attesa di poter riemergere e trarre un respiro profondo di nuova speranza e di conforto.

    Capita di sentirsi anche un po’ sciocchi e forse inappropriati per questo, ma insieme di non riuscire ad evitare di ritornarci sù, ogni tanto, e di rifarsi quelle domande.

    E allora: ciao Elee, come stai? 🙂

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  9. Ciao.
    Da ieri meglio.

    Gli ultimi 7 giorni sono stata all’inferno.
    Mi auguro che mai più ce ne saranno così.

    L’ansia e l’angoscia continue sono sfociate in attacchi di panico così frequenti da dover ricorrere a rimedi forti.
    Me ne vergogno, ma anche questo non è stato importante.

    Ho toccato il fondo, finalmente?

    Non ho interrorrotto il no conctac, ho semplicemente avuto notizia della nascita tanto attesa della (sua)”nipotina”… Quella per cui avevo pianto ad ogni ecografia, avevo ricamato bavaglini, fatto progetti e di cui ero già la “zia”..
    La “bambina” che non avremmo mai avuto, ma che, a sospresa, era in arrivo come un dono dal cielo.
    Era una bella notizia, da una mamma radiosa..Dover essere cortesemente distaccata a questo evento mi ha dilaniata.

    IO NON SONO COSÌ.

    Amavo già follemente quella bambina, e sapere che non potrò mai vederla, stringerla e viverla mi fa male.
    E lui avrà questa occasione.. Di cui probabilmente non fregherà poco niente.
    Ho tagliato il passato e lo schifo che ne faceva parte, dover rinunciare ad una cosa così bella nel futuro in me ha scatenato un delirio.
    Gelosia, rancore, frustrazione.

    Non voglio aggiungere altro. Non voglio neanche pensarci mai più.

    Ho pagato caro nel corpo e nella mente.

    Ora non credo ci sia davvero più nulla da tagliare, da digerire..
    Ora è passato il peggio.
    Lo dico anche a me, per vederlo scritto.
    Testimonianza di quanto tragico e strisciante possa essere amare persone cosi.
    Oltre a devastare il presente, slordare il passato minano il futuro.
    Anche alle meraviglie della vita devi dire “no, grazie,non posso più”!
    Non voglio più.
    Andrà meglio, sono altri passi che allontano da lì.

    Quindi caro Marco posso rispondere : sto bene.
    Dopo tutto, a dispetto di tutto, al confronto con prima… Sto bene.
    E grazie di aver avuto pensieri per me, tutt’altro che sciocchi e per niente inopportuni.
    Anzi, è piacevole il calore umano, carica energicamente più del sole.
    Mi manca e lo apprezzo tanto…

    Spero stiate tutti bene, impegnati ma soddisfatti e tenaci nelle vostre sfide.
    Continuate a scrivere, anche solo un saluto, un pensiero..
    È confortante trovarvi qui.

    Vi lascio con il consueto grande abbraccio.

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    1. Il famoso “future fake” https://artedisalvarsi.wordpress.com/2017/11/21/i-narcisisti-e-larte-della-creazione-di-un-futuro-fake/

      Questo articolo mi ha spiegato molto del dolore e del senso di privazione che sento e sentono anche i miei figli…un po’ anche di quel senso di colpa… “io ti darei/avrei dato la luna, se solo tu…”

      Come scrive Claudileia:”…ci leghiamo alla profondità e all’ampiezza della menzogna perché parla ai profondi desideri del nostro cuore, a ciò che abbiamo sempre sognato”

      Un abbraccio grande a te!

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      1. Ciao.
        Beh, devo ammettere che pensavo realmente di aver conosciuto (e riconosciuto in lui) ogni tecnica manipolatoria del vasto repertorio narcisista!
        Questa del fake future (ma sant’Iddio, quante ne sanno!!?!??)l’avevo sentita, ma non l’avevo mai
        “riletta” sul mio vissuto.
        Altri tasselli a posto!!

        Gaslighting, love bombing, triangolazione, scimmie volanti, bugie, svalutazioni, silenzi punitivi ecc ecc… Poi una bella mescolata et voilà : servita la signora!
        Le gite con i miei nipoti, le cene al lago,le serate con i miei amici e milioni di progetti deliziosi che MAI hanno visto la luce.
        Me ne vengono a valanghe!!!
        Ops, ad onor del vero siamo stati in agenzia viaggi, prenotata una bella vacanza in Grecia… Poi è arrivato il covid un anno fa.. Tutto rinviato, ma mai più riparlato della questione.
        Peccato che l’anticipo l’ho versato IO, in contanti!
        Ed ora il bonus è a casa sua.

        Non riesco nemmeno più a sorprendermi tanto.
        Sono veramente voragini infinite che sputano solo brutte sorprese.
        Mi mancava questa per completare il puzzle.
        Comincio a stancarmi di non trovare fine al peggio.

        Grazie dell’articolo, m’era sfuggito e alla fine ci ho visto la sua faccia con ghigno.
        Ho girato il link ad un’amica… Spero la illumini (ancora crede che ci voglia solo pazienza).

        Mi sento a metà tra l’inca@@ato e il frustrato!!
        Devo fare ancora strada, ma ho una ragione in più per accelerare il passo.

        Un caldo abbraccio a te.

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  10. Cara Elee,
    le persone con le quali si instaura un legame affettivo sono sempre delle destinazioni, ma insieme dei ponti.
    Dei punti di snodo attraverso i quali noi arriviamo a raggiungere, con loro, anche coloro i quali a queste persone sono congiunti, e che diventano essi stessi una parte di noi, più o meno importante, più o meno significativa, a seconda del valore che acquisiscono col tempo.
    Quando il legame originale si spezza, il più delle volte finisce con l’interrompersi anche l’accesso a tutta quella rete di satelliti che orbitavano attorno ad un rapporto che non esiste più, per motivi di convenienza, di coerenza, di necessità.

    Da quanto credo di aver capito dei tuoi trascorsi, sono convinto tu debba esserci già passata, così come posso dire lo stesso anch’io di mie pregresse esperienze, e conosco quella sensazione straziante di distacco forzato.
    L’impressione di una eutanasia involontaria di parte del nostro cuore, che attorno a quelle connessioni spezzate si lacera e avvizzisce esso stesso, sapendo che non c’è colpa, non c’è volontà, solo l’inevitabilità di scelte improrogabili.

    Quando questo accade nell’alveo di rapporti sani, e la stessa separazione viene condotta all’ombra del rispetto reciproco e di sentimenti ormai trascorsi ma non corrotti, a volte è possibile riunire quelle trame, ricollegarci a quelle persone in modo diretto, senza più l’intercessione di chi le ha introdotte nelle nostre vite.
    Ma in questo caso, quando il regolatore di quel flusso affettivo è un manipolatore privo di scrupoli e di sentimenti sinceri, non solo temo sia impossibile, ma persino pericoloso, per tutti i motivi che conosciamo bene.
    Le implicazioni relazionali, i giochi equivoci che possono essere messi in atto sulla pelle altrui, i ricatti e le leve forzose che la vicinanza non desiderata non solo con i destinatari terzi del nostro affetto, ma anche e soprattutto proprio con chi abbiamo in tutti i modi cercato di escludere dalla nostra vita, lo sconsigliano in modo assoluto, forse per sempre.

    Capisco allora quella cupa disperazione, quel senso di lutto indotto, l’impressione di aver dovuto subire da lui l’ennesima sopraffazione e l’ennesimo torto, indiretto, senza poter fare in questo caso nulla per impedirlo.
    Ed è proprio questo l’esito peggiore da considerare, ossia che non esiste modo di riparare a questo guasto, se non tenendo la linea che già ti ha allontanato in origine dal tuo persecutore, e di conseguenza anche da quella bambina.
    Ma per quanto possa sembrare crudele affermarlo, a questo punto il non averla conosciuta per nulla può essere stato, nel male, la migliore delle evenienze.

    Tieni duro come hai fatto finora Elee, come dovrai fare ancora, sempre ricordando che un passo in avanti è pure un passo più distante da tutto quello che ti lasci alle spalle, e verso quello che ti aspetta più avanti.
    Ti abbraccio forte.

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  11. Si, è così.
    Crudele e lacerante.
    Ed è vero che ci sono già passata..
    Da sottolineare che allora ero più giovane, avevo un figlio piccolo che era una fonte inesauribile di forza e coraggio, ma anche un impegno totalizzante.
    Credo sia stato più naturale, (o solo neccassario) non pensare ad altro che alla mera sopravvivenza, al sostentamento e a fornire a lui una sorta di “normalità”.

    O forse, è passato del tempo e rimane un ricordo meno straziante dei rami recisi.

    È necessario, ne sono completamente
    convinta e non tentenno su questa decisione.Questa piccolina non la vedrò mai, e credo tu abbia ragione che è il minore dei mali.

    Il fatto triste rimane che stavolta, intorno a questo personaggio, ruotavano più affetti e persone straordinarie.
    Esseri umani sinceri, amabili che avrei voluto avere accanto.
    Persone che mi hanno capita e sostenuta con delicatezza, intelligenza anche in questa scelta obbligata di chiusura.
    Sono loro a mancarmi di più.

    E mi duole la consapevolezza che non sarà provvisorio, ma una costante.
    Uno spreco enorme di amore e gioia.
    Buttare nel pattume un’ appetibile e suntuosa portata per una schifosissimo insetto velenoso che vi si è posato.
    Ingiusto e folle.
    Ma si sa, che in queste vite incrociate con personaggi assurdi, la follia diventa ordinaria.

    Anche di questo me ne farò una ragione…

    Grazie Marco per il tuo commento lucido e sentito.
    Sentire l’eco dei mie pensieri e delle riflessioni è consolatorio e rassicurante.

    Un abbraccio grande.

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  12. Ciao.
    Come state?
    Io un po’meglio..

    L’altalena emotiva si sta stabilizzando…
    Ho ancora qualche incubo la notte, ricordi di discussioni folli e inutili.
    Una punta di angoscia al momento di dormire nel chiedermi “come sarà domani”?
    La paura di incontrarlo o di tornare in posti visti con lui.
    Sono scettica ai sorrisi, alle gentilezze.
    Mi irrita l’ironia, che forse scambio per sarcasmo…

    Però sono più lucida, a volte ho addirittura dei flash di fatti che non ricordavo, di cattiverie subite come “normali” che di accettabile non hanno niente.

    Mi sento un po’ come dopo una serata di sbornie, quando la mattina ti ritrovi a raccogliere cocci, buttare bottiglie vuote e radunare bicchieri sporchi.
    E ad aprire poco poco la finestra per cambiare l’aria viziata e stantia.

    Non so quale sarà il risultato, ma sto ripulendo e aggiustando qualcosa.
    Abbacchiata, triste ma con uno sparuto istinto di tentare di alzarmi dall’angolo.

    Non stare più “cosi male” mi sembra già “stare bene” al confronto.

    Non so quale sarà il risultato..

    È anche questo da manuale?
    Spero stiate tutti meglio e i vostri progressi in aumento..
    Avrei voglia di “vedervi”…
    Siete stati e siete belle parole e reali abbracci.
    Vi auguro tante cose belle..

    A te Marco un grazie speciale per ogni tua solerte risposta ai tanti momenti NO.
    Sapere di avere una rete di salvataggio è bello.

    Buona notte..

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  13. Cara Elee,
    sì, quella sensazione da “giorno dopo”, la percezione che la vista di eventi e persone che ti hanno riguardato sia ormai solo laterale, in dissolvenza, è il segnale inequivocabile che il tuo viaggio interiore è ricominciato, e ti sta definitivamente allontanando da quei momenti, da quelle esistenze.

    Lo capisci anche e soprattutto dal fatto che di quel convoglio tu non ti senta più la locomotiva, ma uno dei vagoni passeggeri, e per quanto sembri negativa l’associazione di un valore passivo a questo, in realtà rappresenta l’ineluttabilità di quella partenza, il fatto che ormai non c’è nessuno che sia in grado di riportarti indietro, perché le cose stanno cambiando, semplicemente, e niente più è in grado di impedirlo.

    Ti ringrazio per quello che mi hai scritto.
    Personalmente ritengo che il sapere di avere importanza per un’altra persona sia la sola cosa che qualifichi e che dia valore a qualcuno e sono felice, per quanto possibile, che questo valga per me, nel rapporto con te.

    Ti abbraccio

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  14. Ciao.
    Ieri ho ricevuto (quando si dice tempistiche infauste) una telefonata da un suo amico.
    Era una giornata leggera, in famiglia, finalmente una giornata buona..
    Una chiamata con numero non conosciuto a cui ho risposto per curiosità.
    La faccio breve: soliti convenevoli, nessuna domanda diretta del “perché” o come sia finita nel dettaglio,nessuna info sulla persona.
    È stato premuroso, cordiale, dispiaciuto.
    Anzi, (sono amici da 35 anni, ovviamente ad intermittenza per i noti silenzi o sparizioni del n.p.) solo comprensione per me.
    Per il suo essere “testardo”,”estremamente orgoglioso”, “vendicativo”…,un carattere difficile insomma, uno con cui è davvero difficile stare. Uno “fatto un po’ cosi”…

    Tutto il resto della conversazione ha poca importanza.

    Premetto che so per certo che il mio numero non l’ha avuto da lui, e non penso riferirà di avermi sentita,pena un’offesa insanabile alla loro amicizia.
    Sarò ancora un’illusa, ma l’ho trovata una telefonata sincera di cortesia.

    Ma poi m’è tornato un malessere pesantissimo.
    Non mi va giù quel concetto di “caratteraccio, testardaggine” ecc.. che riduce tutto ad una sorta di difetto comunissimo e notoriamente fastidiosio, che si sa, ahimè, ognuno (diversi) ha.
    Sia chiaro che non ho percepito intento di giustificazione, semmai una certa dose di rassegnata e bonaria comprensione.
    Eppure non mi sono “sentita” per niente capita e non è stato consolatorio.
    Anzi, in aggiunta all’ovvio crollo ( il fantasma comunque è stato evocato, in collegamento automatico e non aggiungo altro su come sto) mi ha risvegliato quell’aspetto che ancora non accenna a decrescere.
    Veder celata, seppur in buona fede, la crudele verità ancora mi fa imbestialire da un lato e annichilire dall’altro.
    Non pretendo che lo vedano gli altri, non voglio svegliare coscienze o rivelare verità,non desidero salvare nessun altro che me stessa da lui.
    Davvero, non mi interessa altro che “uscire dal giro”..
    Ripeto che non ho dubbi su ciò che è stato e che ho vissuto.
    Non mi chiedo più perché o come è successo, bla bla bla…

    Il punto rimane questa dualità tra rabbia e sconforto.
    Sempre un po’ scentrata, un po’ pazza.
    Tutto nella mia testa, nel mio corpo.

    Non so se ho reso l’idea..

    Ho la costante sensazione di non aver ancora individuato un elemento che mi dia la visione completa, di me intendo.

    Scusate, mi rendo conto che non mi spiego per niente chiaramente…

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  15. Cara Elee,
    nella colorita nomenclatura dell’universo narcisistico la persona con cui hai parlato ieri va sotto il nome di “scimmia volante”.
    Sono certo tu abbia già sentito utilizzare questo termine, quindi saprai anche che si riferisce a quella compagine di soggetti che l’NP mette in azione, direttamente o indirettamente, allo scopo di conservare in qualche modo il contatto con la sua vittima e di tenere aperte le sue ferite in previsione di un suo nuovo palesarsi, o anche semplicemente per il gusto della sospensione, per il piacere sottile di rinnovare in qualche modo il suo potere su di lei.

    Ha poca importanza se le intenzioni dell’amico in questione avessero o meno ricevuto l’imbeccata da parte del tuo ex, così come è scarsamente significativo da chi abbia avuto il tuo numero di telefono.
    Ciò che conta è che ne disponesse – o abbia fatto in modo di disporne – e che ti abbia poi realmente contattato, fosse solo con intenzioni consolatorie nei tuoi riguardi, ovvero di un presunto appoggio verso di te in questo frangente.

    La reale chiave di lettura del suo intervento la ricavi proprio da quell’insopportabile riduzione ideologica che ha fatto in merito al comportamento del suo amico assente, quello tanto “testardo e col caratteraccio”, perché ti dimostra che anche lui a suo modo è una vittima del tuo aguzzino, l’ennesimo soggetto manipolato e al quale ha restituito di sé l’immagine semplificata di un uomo con comuni difetti, ma sostanzialmente accettabile e comprensibile.

    Sai perfettamente che non è così.
    Sai che anche questo inciso nell’orditura del tuo rapporto – ora a distanza – con lui rientra perfettamente in quell’arazzo di cui conosci perfettamente il disegno e l’estensione, e lo scopo.
    Quella telefonata – anche concedendole il beneficio estremo del dubbio, e io al riguardo ne avrei parecchi – resta solo l’ennesima mossa sulla scacchiera in cui ti teneva in gioco, la rincorsa di una ignara pedina alla regina avversaria in allontanamento, con l’intento di scoprire il fianco al re in agguato nell’angolo.

    Non puoi spiegargli chi è davvero il tuo persecutore, né avrebbe senso farlo.
    Sarebbe richiesta una confidenza prioritaria con il suo amico che non possiedi, e che non ha presumibilmente nessun senso guadagnare, perché lo schieramento è già stato deciso in partenza, e se per te, per prima, è stato così complicato e sofferto arrivare alla reale comprensione di quello che la sua maschera nasconde, è facile immaginare che lo stesso processo declinato in terza persona sia quasi impossibile, oltre che inutile.

    Non farti ferire inutilmente da questi agenti nell’ombra.
    È possibile che tu ne incroci altri, incidentalmente o intenzionalmente disposti lungo la strada a renderti più difficile quel processo di rinnovamento che stai affrontando, ma non devi dare loro nessun potere, nemmeno quello di inquinare per qualche ora il tuo stato d’animo.

    Quella dualità tra rabbia e sconforto di cui parli, quel tuo sottoporti dubbi ed interrogativi, malgrado il peso e la sofferenza che ti impongono, sono la reale cifra di distanza tra te ed il tuo carnefice.
    Perché lui quei dubbi e quegli interrogativi non se li pone: malgrado si possa attribuirgli un diverso tipo di inquietudine e di sofferenza, non c’è traccia nella sua mente del desiderio o della necessità di capire il prossimo o di integrarlo in sé in modo costruttivo ed affettivo.
    Esiste solo l’esigenza del consumo dell’altro, del cannibalizzarne i sentimenti, la propensione al bene ed alla costruzione degli affetti, la progettualità.

    Non c’è nessun elemento in te che tu non abbia ancora individuato, per la comprensione di quello che è stato e di quello che sei, perché in realtà esistono infinite cose ancora da capire, elaborazioni personali e domande alle quali per tutta la tua vita – forse – continuerai a non trovare una risposta definitiva.
    Ed è giusto così.
    L’aspirazione a decifrare l’esistenza che viviamo, gli eventi cui assistiamo e a cui partecipiamo, costituiscono in fondo l’unico senso possibile da dare alla vita stessa, nella rassegnazione anticipata di poterlo solo sfiorare, giorno per giorno.
    Fattene un vanto, gravoso, impegnativo, destabilizzante a volte, ma indispensabile e determinante, soprattutto a delineare le differenze tra persona e persona e in questo caso, soprattutto, tra te e lui.

    Sono con te.

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    1. Caro Marco, hai sempre belle parole e spiegazioni concrete.
      Anche se nei momenti di maggior lucidità è chiaro (grazie a Dio) che piccoli passi sono fatti, ogni tanto torna quella dissonanza che hai descritto.
      Mi punge come un’ago.
      Quella telefonata è stata altro dolore da mettere nella scatola dei brutti ricordi.
      Più passano i giorni vedo quanto sia complicato uscirne, ma non impossibile.
      Forse un po’ ci si inganna pensando che, in fondo, qualcosa nella proria storia sia diverso.
      Ad ogni mio nuovo intoppo, scopro che non è esclusiva mia,che qualcuno c’è già caduto e tende la mano.
      I tranelli sono tantissimi, e probabilmente
      inciampero’ su ciascuno.
      Grazie di essere sempre lì, a bordo strada.
      Ti abbraccio.

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  16. Mi succede ancora di sentirmi improvvisamente perduta o come se mi mancasse qualche pezzo – incompleta-in quei momenti riuscire a ricompormi non è facile ma se comincio a ricordare la schifezza di quell’uomo la cattiveria la malizia la volgarità…….. l’ansia si attenua e scivola via. Sono sicura che succederà anche a te cara Elee!

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  17. Grazie Melisenda..
    Ormai non sono nuova a queste ricerche..
    Prima cercavo risposte, ora pezzi di me, ma almeno ho ristretto il campo.
    E so dove non troverò mai niente di buono.
    Ogni tanto capita di sentirmi ancora un puzzle ma anch’io conservo ben vivido il ricordo del vecchio stato.
    Questo mi da il rigetto e la spinta a non vivere il momentaneo malessere come permanente o lontanamente paragonabile allo stato di allora.
    Il fine settimana è un po’ difficile da attraversare, ma andava molto molto peggio di così, quindi….
    aspetto che vada meglio.
    Un grosso abbraccio.

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  18. A volte capita.
    Premetto che non esiste un solo motivo al mondo per cui potrei decidere di ritornare sui miei passi e rivedere certe decisioni o concedere ulteriori possibilità a chi ha dimostrato ampiamente di rappresentare solo uno spreco di energie vitali ed un pericolo per gli equilibri e la felicità di una esistenza.
    Ma a volte capita.
    Vedi dei capelli di spalle, in un supermercato, e per un istante il tuo cuore perde un battito e si risintonizza su frequenze ormai dismesse.
    Tornano alla mente ricordi, odori, suoni e cadenze fisiche che erano state usuali, occasione per piacere ed emozioni straordinariamente forti prima di venir inquinate dalla consapevolezza delle loro reali motivazioni, del vuoto siderale che in realtà celavano.

    Le prime volte circostanze del genere generavano in me repulsione e rabbia, verso me stesso principalmente, perché il ricrearsi di quelle pulsioni spontanee sembrava davvero incomprensibile, ingiusto e privo di qualsiasi ragionevolezza.
    Come si può desiderare ancora qualcuno che ti ha fatto o che era pronto a farti tanto male, che in te non vedeva altro se non il campo in cui diffondere la sua semente avvelenata, un’incubatrice di emozioni a suo uso e consumo e destinate al macero.

    Poi ho compreso, ed è una piccola consolazione che credo possa valere per molti tra coloro che leggono queste pagine, quantomeno per quelli in cui il degrado della situazione non è arrivato a livelli tali da non garantire alcuna scusante e nessuna articolazione concettuale al riguardo.
    Ho compreso, dicevo, che anche quello era amore, il mio, per lei.
    Non avrebbe portato nulla di buono, non sarebbe cresciuto né avrebbe dato frutti di alcun tipo, ma era amore, e di questo sono certo, così come ringrazio ad ogni occasione la scelta fatta di allontanarla da me prima che fosse troppo tardi, e che quello stesso sentimento divenisse un’arma nelle sue mani.

    Ma ero io, con tutto quello che ho e tutto quello che ho sempre espresso in una storia d’amore, e questa parte me la voglio salvare.
    In fondo lei è sempre stata solo questo: dei capelli visti di spalle, in un negozio, senza la possibilità di farla voltare e vederla in volto per quello che realmente era.
    E va bene così.

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    1. “In fondo lei è sempre stata solo questo: dei capelli visti di spalle, in un negozio, senza la possibilità di farla voltare e vederla in volto per quello che realmente era.”

      Capita anche a me per strada, al supermercato… un sussulto insensato di vecchie emozioni mi assale…

      Il mio nematode videochiama ogni giorno. Faccione in bella mostra. Invecchiato. Stanco. Dice frasi senza senso ai bambini come avessero pochi mesi… con quella vocina da ebete tipica dei non-padri quando si approcciano ai figli degli altri…

      Di fronte uno sconosciuto…

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  19. Io non salvo niente da tutta la vicenda.
    Forse è troppo presto per avere certezze o vedere in concreto qualcosa di buono.
    O un distacco indifferente…
    Ancora mi districo tra le macerie, a volte annichilita, altre guardo il cielo e mi riposo.
    Francesca, immaginare la scena della video chiamata ai bambini mi fa rabbrividire..
    Sarà che non mi difficile tornare con i ricordi a quei momenti.. Ai conati che trattenevo, sentendo la voce falsa e discorsi insulsi.
    Per fotuna i figli crescono e a certe scadenti rappresentazioni non dovrai più assistere di persona.
    E i tuoi bimbi staranno bene,vedrai.
    Vigila e sii paziente.
    Un abbraccio a tutti voi..

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    1. Sabato scorso è nato il figlio con la sua amante.
      Ha detto a me di informare i bambini che non sarebbe venuto a trovarli perché “il fratellino aveva fretta di nascere”…poi un messaggino con data, ora, nome e una foto come se io fossi una vicina di casa…
      Ha videochiamato dall’ospedale senza rispettare il suo solito orario, senza avvisare e lo ha presentato così, senza poesia… mentre il mio seienne giocava a Minecraft e sua sorella era a messa con la nonna…
      Mi risuonavano le parole di Claudileia a Beutifuloser

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      1. È partito il commento con un dito nel punto sbagliato…

        Comunque mi risuonano in testa le parole di Claudileia a Beautifuloser su come neppure il nuovo bambino sarà in grado di farlo cambiare, aggiungerei di renderlo padre…umano…

        Neppue io salvo nulla. Non ancora.
        I figli sono miei. Lui è il donatore. Peccato che pretenda attenzioni paterne, ma come dici tu i figli crescono e ad un certo punto non sarò più costretta ad assistere di persona a certe scadenti rappresentazioni.

        Un abbraccio a te. Fortissimo. Il meglio deve ancora venire…

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  20. Rimango ancora basita davanti a certi fatti… La “leggerezza” con cui vivono assolutamente incuranti delle conseguenze soprattutto con i figli è umanamente inaccettabile come concetto e come morale.
    L’ennesimo esempio (serviva??) che al peggio e alla follia non c’è fine.
    Che possono cadere sempre più in basso..
    Non entro nei dettagli, ma il padre di mio figlio ha provato più volte a farsi “aiutare” da lui, ventenne, a sistemare situazioni economiche poco chiare.
    Il mio veto è assoluto, ma vedo che lui è in crisi a dire no. Ed il bastardo gioca sull inesperienza, sui paroloni, i sensi di colpa, la madre (io) str…a
    Adesso come allora…
    Non cambiano mai, per nessuno, neanche il 10mo figlio porterà umanità e responsabilità questi fantocci.
    Sono con te:sono figli tuoi, lui un donatore distratto.
    Manda un pensierino a questo nuovo nato… Se ci credi accendi una candela e raccomandalo a qualcuno lassù.
    I tuoi figli sono fortunati ad avere te, forse lui non avrà tanta grazia.
    Stai bene…
    Un abbraccio

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  21. C’è una linea sottile che attraversa l’esistenza, la vita per come la conosciamo.
    Quella percezione di un travaso di malignità che affiora non si sa da dove e si manifesta nelle persone e nei loro comportamenti, in modi a volte eclatanti e feroci, in altri opachi e trasversali, quasi immobili.
    L’immagine che descrivi, Francesca, di quel volto apatico e sconnesso su di uno schermo a recitare se stesso, evoca in me la seconda eventualità, e insieme il ribrezzo descritto da Elee.

    Il diavolo non ha le corna né il forcone.
    Quella parte di noi che cede alle lusinghe della via più semplice, della sopraffazione del prossimo come modo per affermarsi – che avvenga per scelta o per difetto non ha importanza – rappresenta a mio modo di vedere la reale manifestazione del male terreno, aldilà di qualsiasi forma confessionale o dottrinale gli si voglia attribuire.
    E in questo, l’usare i propri – o gli altrui – figli allo scopo di ottenere dei vantaggi o mettere in atto i propri piani scellerati, credo sia in assoluto la peggiore delle loro esternazioni.

    Resistete.
    Un abbraccio.

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  22. “Come si può desiderare ancora qualcuno che ti ha fatto o che era pronto a farti tanto male, che in te non vedeva altro se non il campo in cui diffondere la sua semente avvelenata, un’incubatrice di emozioni a suo uso e consumo e destinate al macero.”
    Riprendo le parole di Marco per dire che io ancora non so come si possa giungere a tanto, non lo so, sebbene sia passato tempo, quel tempo che basta ( a volte mesi, a volte anni) per ritornare lucidi.
    Sono passata qui, per un saluto. In questo luogo protetto, che meno di due anni fa mi ha accolta e salvata da un amore tossico. Oggi non mi vergogno a dire che l’ho amato, incredibilmente e profondamente. Ho amato un mostro e ho faticato tantissimo per accettare questa verità e per perdonarmi. Sono caduta e mi sono rialzata svariate volte, attraversando i cicli famosi del dolore, tutte le fasi del c.d. “lutto”.
    Ho letto tutti i vostri ultimi commenti e in ognuno di voi ho trovato tanta umanità, una sensibilità profonda, una delicatezza rara. Oggi più che mai, credo sia proprio la luce abbagliante di cui siamo portatori ad attirare questi esseri. Non mi sento di chiamarli persone, onestamente. Ero caduta anch’io, come tutti voi qui dentro, nella spirale perversa di un narcisista patologico, freddo come il ghiaccio, vuoto dentro, manipolatore, maligno. Lo avevo idealizzato, rimbambita come ero ormai, da un love bombing senza precedenti, nefasto per me e vincente per lui. Più io crollavo, più lo sentivo euforico. Godeva della sudditanza psicologica che aveva creato in me con macchinazioni protocollari. Qualche psicoterapeuta le chiama “le elemosine del narcisista” e ha ragione. Aveva iniziato con piccole attenzioni. Appariva, scompariva, riappariva. Cortesie, lodi, gesti affettuosi (falsamente) diluiti abilmente in silenzi che potevano durare giorni, settimane o mesi. Fino a dichiararsi, dopo aver spiato (grazie a facebook) ogni singolo dettaglio della mia vita, dopo aver carpito ben benino quali fossero i miei bisogni più profondi, le mie crepe. Ho vissuto tutto, come dicevo. Dal love bombing, ai primi tentativi di triangolazioni, bugie, stranezze, silenzi e riapparizioni. Un trauma terribile, quando mi ha abbondonata, cancellata dall’oggi al domani, mentre appena un giorno prima giurava di amarmi. Si fatica tanto ad uscirne, ma quando finalmente si intravede la luce fuori dal tunnel della loro follia, la vita cambia. Si aprono nuove opportunità e l’energia buona di cui siamo fatti ritorna in circolo, libera, senza condizionamenti. Vera, forte e pura, come puri eravamo e siamo noi.
    Auguro a tutti voi una buona estate. Che vi porti tutto ciò che desiderate.

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  23. Ciao Iris,
    la domanda con cui apri il tuo intervento e a cui mi ero dato – o avevo cercato di darmi – una risposta non è cosa da poco.
    Se vogliamo è LA domanda, in contesti come quelli in cui ci si muove qui, e non solo.
    “Come si può desiderare ancora qualcuno che ti ha fatto o che era pronto a farti tanto male…”

    Verrebbe da pensare che disponendo davvero di un profilo preciso da sovrapporre alla prospettiva che ci si parava davanti all’inizio di quelle storie più o meno disgraziate che ci accomunano, e soprattutto disponendo della consapevolezza necessaria per riconoscerle poi come tali, la maggior parte di noi avrebbe dovuto passare oltre, alla ricerca di occasioni più degne e gratificanti.

    Ma forse la mia stessa spiegazione per questa mancata svolta di salvaguardia personale – l’essere condizionati all’amore per l’amore, nell’espressione di noi stessi aldilà di ogni e qualsiasi convenienza nel farlo – sarebbe stata solo parzialmente sufficiente nel comprendere il mancato orientarci verso altre opportunità, in assenza di un attributo accessorio riconosciuto ed espresso di recente da una persona che stimo molto, e formulato in questi termini: “lo sapevo fare solo così”.
    Ed è assolutamente e tragicamente vero, per tutti quelli che hanno vissuto esperienze simili.

    Coloro i quali possiedono quella “luce abbagliante” che tanto attrae questi vampiri diurni di emozioni e risorse affettive, dispongono anche dell’infinita dote e della terribile fragilità di saper amare in un solo modo.
    Con tutto se stessi, senza infingimenti o condizioni, e alla fine dei conti senza precauzioni, e quegli altri lo sanno.
    Lo sanno perfettamente.

    Resta però che potersi sottrarre alla loro influenza nefasta non solo è possibile, ma è certo, essendo solo funzione del tempo necessario a riportarsi all’equilibrio interiore, alla riappacificazione con la propria coscienza violata e in ultimo con se stessi, esattamente come hai fatto anche tu, Iris.
    Ed è questo un precetto da tenere assolutamente in vista e alto, sopra tutte le piccole e grandi miserie che rappresentano l’eredità di quei rapporti viziati dall’altrui disfunzione.

    E allora mi unisco a te nell’augurare a tutti noi un’estate di serenità, e di comunione interiore con le cose belle di cui disponiamo dentro e fuori, e da cui nessuno può realmente separarci all’infinito.

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    1. “…l’energia buona di cui siamo fatti ritorna in circolo, libera, senza condizionamenti. Vera, forte e pura, come puri eravamo e siamo noi.”
      Tornare ad amare con tutto se stessi…
      Magari…
      Io mi sento definitivamente cambiata… sospettosa e fragile… come se avendo visto la cattiveria, l’egoismo e la malignità in azione non riuscissi più a credere nella bellezza, nell’innocenza o nella buona fede, addirittura a vederla…come se Medusa mi avesse pietrificato per averla guardata negli occhi…
      Non mi fido di nessuno e non credo a nessuno. Ho sospetti su tutti.
      Giudico su base puramente indiziaria, condanno e mi tengo a distanza…
      La possibilità che io possa rimettere in circolo le mie energie positive con questo atteggiamento è pressoché nulla… perché più mi giudico male, più cerco smentite, più trovo conferme e più mi chiudo a riccio… e non parlo di relazioni sentimentali ma del banale aprirsi agli altri per condivide un’uscita al parco con i bambini o una giornata al mare, una cena, una passeggiata al museo…

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      1. Francesca inutile confermare la ennesima volta che questi ripetono un copione!faccione con sorriso fisso e voce profonda nelle videochiamate alla figlia,love bombing a lei che ovviamente ci caschera’ poverina..una recita,anche piuttosto grottesca e palese.quest anno la scusa per non occuparsi di lei è la nascita del fratellino…ogni estate c’è ne è una diversa .non rispettano neanche le regole del giudice,loro possono tutto.poi quando gli gira male mi urla che mi leva l’ affidamento e quelle due lire di mantenimento che mi dà,come dice lui,come fossero per me anziché per la bambina.sono penosi nella loro stupidità e cattiveria,una bestia senza controllo ne coscienza.voglio proprio vedere se con questa dura ora che nascerà una creatura bisognosa di cure continue.. farà tutto lei e ingoierà?non cambiano,fanno danni su danni come se la vita fosse un gioco e le persone le loro pedine.spero solo due cose ormai,che mia figlia non rimanga vittima della sua affettività distorta e malata,e che l’ amante lo lasci come ho fatto io.per quanto riguarda me, nonostante abbia ormai un compagno perbene,che amo,con quale ho fatto un altro figlio,non tornerò mai ad aprirmi,ad essere dolce,leggera…il mostro ha ucciso quella parte di me.sono onesta,accudente, responsabile,empatica,ma fredda e dura come il marmo in amore.unica eccezione i figli..spero non mi porti via anche questo, visto che ogni tanto vedo in mia figlia lui,che inevitabilmente la usa per colpirmi..ed io mi sento così stanca che arrivo a pensare che se andasse a vivere con lui non avrei più contatti…ma non lo farò mai,non potrei mai,non la vuole e se la volesse la rovinerebbe.Solo per dire cosa arrivano a fare,quanto in basso riescono a portare la mente delle loro vittime.Resistiamo!

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      2. Come me tua figlia è l’unica “principessa” del papà… questa è la loro e la nostra sfortuna…
        Il mio ha poi ben due figli maschi, il mio seienne e il neonato, con i quali la mette in competizione…una triangolazione perfetta!

        Spero che imparino ad odiarlo in modo positivo… per restare immuni ai suoi attacchi e mantenersi integri.

        Spero che ci salveremo anche noi… tu sei già a buon punto, hai trovato il coraggio di credere di nuovo in un’altro essere umano, è una gran cosa… per il resto per ora resistiamo… non potrà essere sempre così difficile… anche se io temo l’adolescenza.
        Che l’estate ci porti un numero sufficiente di momenti sereni da ricaricarci tutti!

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  24. Ciao.
    Io dell’aver amato un mostro ancora non mi capacito, ma lo so.
    O forse non lo accetto.
    Non tanto perché sono stata ingenua ed impressionabile (mi rode si, poi penso a quanto è stato “perfetto” i primi mesi, e mi giustifico con raziocinio), ma ancora, a volte, trovo difficilissimo pensare che taluni esseri umani siano cosi terribili.
    Credo sia un retaggio infantile dell’educazione cattolica (tutti in fondo sono figli di Dio, c’è del buono in ognuno, perdona e porgi l’altra guancia…. Ecc)
    Anche degli insegnamenti della mia grande famiglia in cui si discute forte, ma mai manca la certezza dell’appoggio, del supporto degli altri.
    E delle fortunate esperienze in cui avevo prova che l’Amicizia esiste, che le persone più spesso mi sembravano portate a fare del bene che il contrario.
    Non vivo nel paese dei Balocchi, ho visto dolori e disgrazie, ma tutto sommato avevo toccato, nella mia cerchia, molto più spesso onestà che finzione. E comunque mai a certi livelli.
    Metteteci che mi viene più facile dire si, che no..
    E che ho sempre amato solo cosi,totalmente senza filtri.
    Eppure che sia il peggio del peggio, che io sia stata innamorata, che avrei dato un braccio non toglie che la malvagità esiste.
    Reale e tangibile.
    Mi da sollievo Iris, sentendo che dal tunnel stai uscendo con più speranza che sfiducia e mi auguro, ci auguro, che sia una strada che accomuni tutti prima o poi.
    Però mi riconosco in Francesca.
    Ci provo, in ogni parola ed ogni gesto con chiunque incontro, ma il muro non cede mai.
    Tutto il mio “ben pensare” sembra diventato una teoria lontana, ormai invalida e sconfermata.
    Lascio parlare, sorrido, ma non credo a niente.
    Sospetto, sempre.
    L’analista dice che questo è il motivo del “non riconoscermi, non sertirmi”.
    Questa nuova modalità di vedere il mondo che non mi corrisponde per natura.
    Una pesca che vuol essere una noce.
    Anche io mi sento definitivamente cambiata, mi dispiace perché non l ho scelto, ma subito.
    Francesca, forse troveremo un nuovo equilibrio, saremo un ibrido:una pesca col guscio..
    Se il fine della natura umana è evolversi per adattarsi all’ambiente e sopravvivere sarà funzionale almeno a non soccombere.
    Staremo a vedere, a distanza, cosa succederà alla solida corazza.
    Almeno, ora, alzando gli occhi oltre il muro, possiamo vedere il cielo.
    Per ora va bene cosi.
    Spero per tutti voi un’estate di sole e buone giornate.
    Dopo tanto buio almeno questo…
    Vi abbraccio, sempre.

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  25. Vi capisco perfettamente. Il fatto di essere fuori dal tunnel non vuol dire aver ritrovato la fiducia di un tempo, quell’ingenua speranza di aver davanti un’umanità incapace di cattiveria. Una parte di me è andata via per sempre, insieme al dolore che ho dovuto attraversare. Oggi sono sospettosa e sfuggente. Sono mamma anch’io e so bene cosa vuol dire avere perso perfino il piacere di portare i bambini al parco soltanto per la paura di “aprirsi agli altri”. Sono i “postumi invalidanti” che ci accompagneranno ancora per un po’ di tempo. Ma io non mollo. Non ho mai mollato, nonostante la vita non mi abbia risparmiato dolori.
    Non mi fido più ma almeno sto imparando a bastare a me stessa. Finalmente ho iniziato ad amarmi come meritavo.
    Grazie Marco, per le tue bellissime parole. Un abbraccio a te, a Francesca, ad Elee e a tutti gli altri.

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  26. Carissime.. Mi rivolgo a voi mamme, oltre che donne.
    Provo uno strazio profondo a leggere i vostri commenti su episodi, delusioni, preoccupazioni e la frustrazione che si mescola alla rabbia.
    Avrei mille fatti da raccontare a conferma che non si sbaglia a diffidare, a preoccuparsi, ad arrabbiarsi.
    Che non arriva mai un miglioramento, un equilibrio con questi “padri fantoccio”.
    Non potrete mai fidarvi di loro. Mai.
    Facessero 100 figli, avessero 100 altre donne amorevoli, passassero 100 anni resteranno pericolosi e falsi.
    Anch’io vedevo molto del padre in mio figlio.. Ero terrorizzata.
    Allora (aveva circa 6-7 anni) era seguito da una psicologa, per motivi apparentemente legati alla scuola, poi definiti ” correlati ad una difesa emotiva nei confronti dell’ambiente ed al tentativo di adattarsi alle richieste e alle diverse immagini che ha dei genitori e di questi su di lui”.
    In sintesi, il grosso del problema era in “famiglia”…
    Premetto che i vari consigli di avvocati e giudici per una terapia familiare sono andati a vuoto..
    L’unica concessione è stata una terapia al piccolo (pagata da me) dopo un’intervento molto duro del pediatra con velata minaccia al padre.
    Lo portai io, ogni 4 sedute sue una era per me. Una volta espressi proprio questo:
    “tremo, perché in lui vedo suo padre, ho paura di essere condizionata da questo e ancor di più che diventi come lui”.
    Lo giuro, era il mio incubo, lo è stato per anni.
    Lei mi rispose così :”i genitori contano moltissimo entrambi, nel bene e nel male.
    Ma i figli sono anche il prodotto della mescolanza di entrambi più di caratteristiche innate che non puoi conoscere. Arriverà anche l’influenza esterna, gli amici, la società e la vita stessa gli darà lezioni che non puoi evitare.
    Non sarà mai come te, ma neanche come lui. Imparerà ad essere se stesso. ”
    Ovviamente l’unica frase che mi diede sollievo la immaginate… Mai come lui.
    Piano piano le cose sono migliorate.
    Non certo per merito del padre,anzi lui ha screditato me, la terapia, la terapista…
    Però…
    Il bambino ha “imparato” ad adattarsi, a sopravvivere, nonostante tutto.
    Con tanta sofferenza, con delusioni, con rabbia. Durante l’adolescenza ho pensato sarebbe andato a vivere col padre: niente regole, tutto leggero, regali e concessioni, il paese dei Balocchi contro Regina Coeli!!
    Non è successo… Ho tenuto il punto, pregato Dio e pianto, ma ho avuto fiducia in lui.
    Si, fiducia in mio figlio.
    In ciò che gli avevo trasmesso, l’essere stata sincera, coerente e sempre lì, nonostante le tempeste.
    Facile? Nooooooo…
    Ma poi crescono, e davvero ci vedi un po’ di entrambi e tanto di solo SUO.
    Probabilmente sono stata anche fortunata.
    Vorrei ricordarvi che pur vero che i padri sono veleno, ma voi siete l’antidoto più potente che esista perché li amate “davvero”.
    Siete la parte sana, inesauribile (lo so, a volte pensate di no) caparbia e pulita che contrasta l’altra.
    Ne uscirete a pezzi e sfiancate, ma ne uscirete..
    Abbiate fiducia nei vostri bimbi, il pezzo di voi in loro è potente…
    Vi penso e vi abbraccio.

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    1. Hai una positività delicata e un ottimismo razionale… deve essere bello averti accanto nella vita!
      Io mi ritrovo sballotta tra ottimisti superficiali, caterpillar della positività, e catastrofisti distruttivi… se mi rilasso, mi viene l’ansia, se mi allarmo, mi sento stupida…
      Passo la maggior parte del tempo immobile ad osservare la realtà senza capirci un bel niente accecata da questo nuovo sentimento per me del tutto ingestibile: l’odio.
      La fiducia. Forse è l’unica cosa da recuperare per prima…

      Un abbraccio, Elee, e …resta nei paraggi!

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  27. Mannaggia mi fai commuovere…
    Mi sento nella tua pelle.
    Dopo il mio commento di oggi sono andata a ripescare i diari di allora.
    Proprio l’odio di cui parli è saltato fuori da quelle pagine e mi ha stravolta.
    Non so come ho fatto a non restarci sotto, davvero… Non lo so.
    Forse odiarlo con le parole scritte mi ha impedito di impazzire e soprattutto di non agire sconsideratamente come avrei voluto.
    Vorrei potertele mostrare al solo scopo di non farti sentire l’unica.
    Non posso far altro che abbracciarti da lontano.
    Sono sempre nei paraggi!

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    1. Avete colto nel segno,l’ odio…questo terribile sentimento che comunque rende schiavi del mostro.Bisogna combattere,che fatica,mi sembra una lotta senza fine a volte,in più con due bambini da crescere,non riesco neanche a scrivere come vorrei

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  28. Conosco lui sul lavoro. Intraprendente, super affettuoso, audace.

    Ha intorno molte donne che muoiono d’amore per lui ma io non cedo. Avverto subito che è un narcisista.

    Un love bombing di 2 anni dove lui, fra fuggitine varie con altre fanciulle, mi insegue e mi guarda come se fossi irraggiungibile. La preda più ambita.
    Lui è tenace.

    Uomo stimato in pubblico, assente nel privato. Sono l’invidia di molte, ma questo non mi fa piacere. Essere sopravvissuta a un NP precedente non mi rende più brava delle altre, ma semplicemente più sveglia e spaventata da un mondo che non voglio mai più vivere.

    Amo restare sulle mie difese, lui ci resta male e cerca di dimostrarsi più affettuoso. Quasi mi colpisce, se non fosse che il mio istinto abbia una voce più forte che dice “lascialo perdere. Farà di te polpette”.

    Un paio di volte ho provato ad essergli vicina, “chissà… – mi dico – “Magari vedo NP ovunque”. E invece lui, com’è ovvio che sia, si distaccava, sapientemente. Consapevolmente. Da manuale.
    Non ho avuto più dubbi, sebbene non avessi evidenze palesi.

    Dopo un messaggio di lavoro in cui lo ringrazio per quello che aveva fatto, lui ricambia il ringraziamento, mi dice che sono bravissima (per la prima volta) ma poi sparisce. Sparisce ovunque.
    Quando ho bisogno di validare insieme
    a lui alcuni progetti, fa di tutto per fare ghosting. Accampa scuse che non reggono.

    Ma stavolta non ho voluto capire il perché di questo cambiamento improvviso e shockante. I narcisisti lo fanno sempre. Perciò non l’ho inseguito ma ho preso a mia volta le distanze.

    E mentre lui starà pensando se lo penso (fantasia che ha fatto più volte) mi sorprendo in una risata amara e consapevole del fatto che lui vuole avere un effetto su di me. Vuole che strisci ai suoi piedi. Avere il controllo sulla punteggiatura della relazione.

    Chi è sopravvissuto ad un NP sa che questi giochi sono veleni e ne ha paura. Non torna indietro ma anzi ne ha pena e sincero dispiacere. Dietro quella maschera pesante di finta eccezionalità si nasconde un sessantenne solo, incapace di stare con sé stesso e dipendente da stupidi giochi mentali per sentirsi forte.

    Al mio vecchio NP devo un ringraziamento: avermi fatto sviluppare la capacità non cadere più in legami che mi distruggono.

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  29. Ciao.
    Questa storia raccontanta con lucidità e distacco mi fa ben sperare..
    Grazie Teresa Penelope.
    Mi aiuta a credere che sia possibile diventare più accorte, recuperare fiducia in se stessi per fidarsi dell’istinto.
    Quella risata, seppur amara, rimane tale.
    Consapevole del gioco di cui conosci trama e finale, ti fai da parte, senza indugi.
    Leggevo (scettica) che” sembra diventata una moda” imbattersi in narcisisti.
    Che statisticamente sono meno dell’1% della popolazione, quindi altamente improbabile incontrarne più di uno nella vita.
    Che queste”vittime” fanno diagnosi farlocche, addebitando ogni colpa e mostruosità a fantomatici narcisisti (in realtà solo ominidi indecisi tra eterni Peter Pan o semplicemente disinteressati).
    Quindi vittime perché dipendenti,visionarie, insicure, votate al martirio.
    Come se “quelli” girassero con una scritta in fronte NARCISISTA-DANGEROUS , si facessero riconoscere dal saluto e si facessero volentieri diagnosticare!!!

    A parte che UNO nella vita basta ed avanza, da quello che vedo se ne trovano ben di più sulla strada…

    Che Dio ce ne scampi.

    Io sto meglio, non ho più crisi di astinenza, ma convivo con gli strascichi: mille paure, zero autostima, ansia.
    Gli unici regali ricevuti da lui..
    Tantissimo aiuto l’ho avuto qui, sul blog:
    racconti, stati d’animo, risposte, sostegno hanno posto una lucina in fondo al tunnel.
    È stato un incubo che ancora non ha una fine,ma sapere che ci sono fasi da passare, trabocchetti da evitare, che non siamo PAZZI, ma solo storditi….. beh, è vitale!!
    Ora ho ristabilito un minimo di equilibrio mentale, una routine confortevole, che lascia però dei vuoti.
    Una normalità da ricostruire…

    Spero di arrivare a quella tappa in cui, con grazia, sorrido e passo oltre le macerie (n.p.compresi).

    Per loro eravano interscambiabili, qui ogni nome, ogni storia ha valore inestimabile,non dimenticatelo.

    Vi abbraccio sempre.

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  30. Ringrazio chi dedica tanto tempo, energie, cuore, compassione, lucidità, generosità e logica a chi, invece, non riesce a risanare le ferite.
    Sono tre bei lunghi anni che cerco di farlo, ci impiego tutte le mie forze, o almeno penso di farlo, ma inevitabilmente succede che qualcosa dentro ricorda e L’ inconscio va un po’ per i fatti suoi, senza guida, senza redini, verso la tristezza.
    Ho letto con molta attenzione questo scritto, ringrazio di nuovo.
    È complicato, è verissimo, tosto da attuare ma alle volte immagino che accada come un click in cui poi vedi, sei in pace. L’altra mossa intelligente, e fortunata, sarebbe di aggrapparvici con tutte le proprie forze: alzati, cadi, alzati, cadi e stabilizzati.
    La mia è stata una strana storia. Qualche volta credo di essermela un po’ meritata. Perché mi ero accorta da subito che questo partner non aveva le qualità e le capacità di stare accanto ad un cuore altrui come sento di poterci stare io, come credo per lo meno – oggi chissà, sento che tutto è compromesso dentro di me, e non sono ancora in grado di capire se io abbia imparato a star lontana dai guai affettivi insani.
    La cosa buffa di cui spesso mi rammarico è proprio il fatto di aver abbandonato la mia parte sana che pur esisti a, che faceva dirmi no, che osservava un mezzo alieno in tutte le sue azioni, parole, fatti, incompleti. Aver avuto anche il coraggio di dir no e di accettare di lasciarlo andare senza fare alcunché per riparare.
    Ma poi il rimpianto è salito e sebbene sia stata fortunata perché l’altro è entrato in un’altra relazione, sebbene la mia parte sana mi abbia parata….poi al momento di doverla nutrire e di aggiungere l’acqua alla piantina, sono caduta nella descrizione che viene fatta qui: la confusione, l’incapacità di distruggere un’immagine che era solo un mio sogno. Di fondo nutrivo la speranza che qualcosa fosse passata e che un barlume di luce fosse possibile. Ancora sono incapace di accettare col cuore tutta l’amarezza. Ma il corpo non finge, nemmeno il cuore che si fa sentire con la tristezza attraverso occhi che troppo spesso sento smarriti. Se mettessimo a tacere la mente, se si accettasse il vuoto che si lascia e che serve per cambiare, per uscire dalla propria crisi di vita, credo sarebbe tutto più facile. Alle volte mi accorgo che c’è come un abisso anche in noi, aggrapparsi non va bene, le fantasie, le immagini, l’addossasrsi colpe che non sono reali, ecco, questo ci salva in qualche modo dal farsi un bel viaggetto sincero nell’abisso. Come se facesse così paura da preferire stare ai margini continuando a guardarlo e chiedendosi se valga o meno la pena di scendere giù. Con umiltà.
    Un giorno sognai di scappare da qualcuno, qualcuno che mi terrorizzava e di trovarmi nella scelta di saltare giù da un balcone o di restare in stessa in un angolo indefinito di quello stesso balcone. E alla fine saltai giù, terrorizzata ma sorpresa di trovarmi a planare, leggera fin giù sul prato.
    Ecco, guarite forse è questo, sentirsi, ascoltarli, accertarsi, umilmente, senza agganciarci a pensieri di fallimento, lasciarsi trasportare dal coraggio del cuore, avere fiducia nelle nostre buone qualità, nell’intuizione che prova sempre a dirci qualcosa di buono.
    Grazie

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  31. Ciao Mare
    Io non credo succeda in un click.
    Capisco ed ho provato (qualche volta ancora) quello che descrivi.
    Piu spesso di quello che vorrei in realtà.
    Per me è un percorso di lunghezza indefinita,in cui magari ci sono anche dei “click”, ma non risolutivi o miracolosi.
    A volte qualcosa diventa chiarissimo e quello è il momento di aggrapparsi alla certezza di essere finalmente lucidi, sicuri di quello che è – si è (e di quello che è stato).
    Ho notato quei “forse un po’ me lo sono meritata,rimpianto, rammarico, non aver avuto coraggio “.. tutte frasi e parole che esprimonono l’aver chiuso con p.n.,ma non aver chiuso l’esperienza.
    E qui io ringrazio te.
    Forse è un click per me.
    Sono parole (e soprattutto pensieri) che uso anche io.
    Tutt’ora.
    Mi è balzato alla coscienza leggendo le tue righe.
    Per quanto non abbia più sensi di colpa nei confronti di lui, e sia fortemente convinta della chiusura, ancora non ho fatto un pacco della storia e relegato a “PASSATO”.

    Non so darti suggerimenti…non so come e quando passi l’amarezza e ci si svegli risanati e carichi di energia ogni giorno.
    Sufficientemente stabili e fiduciosi in sé e nel futuro.
    Leggo di chi ce l’ha fatta e sta bene,quindi credo sia possibile.
    Questo mi aiuta..da speranza
    Leggo di chi è in crisi, che ricade, che dubita ancora.
    E anche questo mi aiuta… mi consola.

    Quindi, mah..
    Si condivide, ci si confronta, si da’importanza ai piccoli progressi, a volte si piange e ci si commisera, ci si barcamena a braccio tra umori variabili.
    Intanto ogni mattina ci si alza… un giorno più lontani dal passato.

    Un abbraccio.

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    1. Ciao Elee,
      Felice di leggerti!
      Proprio in questa ultima settimana ho notato un grosso miglioramento.
      Purtroppo l’altra persona abita vicinissimo a casa mia e ci sono periodi che lo incrocio sistematicamente. Non posso uscire a fare una semplice spesa a cuor leggero. E questa è stata una settimana sfortunatissima da questo punto di vista. Ma c’è stato qualcosa che mi ha creato molto disagio. Un sorriso di troppo, intenso, complice che li per li ho ignorato ma che dentro ha creato trambusto.
      Ho chiesto, perciò, a chi mi era accanto se avessi visto bene, e la mia amica mi ha risposta che era felice di vedermi.
      Felice di vedermi. Punto. Silenzio interno.
      Notte nervosa. Al mattino mi risveglio e ricordo. Lo stesso sorriso che mi faceva i primissimi tempi quando ancora non ci conoscevamo. Quando i miei pensieri erano puliti e avevo una convinta speranza di aver incontrato qualcuno di buono e bello con cui cominciare qualcosa.
      E mi è salita su una rabbia sanissima.
      Mi sono detta ; “ ma come si permette di sorridermi dopo tutto questo casino? “.
      Un tempo mi sarei detta, invece, :” mi sorride, forse è segno che mi vuol bene ancora. “
      ( ma mannaggia alla testa mia! )
      E un tassello si aggiunge. Non c’è alcuna responsabilità, come se fosse un gioco finito. Un gioco.
      Mi ha ricordato quelle tende di perline che mentre ci passi dentro, luccicanti e colorate, possono anche affascinare ma non sai quale stanza proteggono, nascondono ed in questo caso…solo buio.
      Ho pensato tanto a questo articolo. All’idea che ci si fa di queste persone e come tutto ciò si agganci con una speranza che si ha dentro che poi viene nutrita di assurdità.
      Riesco per fortuna a guardarlo per ciò che è. Non ho più attaccamenti ai momenti belli, ricordo solo i brutti e per me è già un grosso miracolo.
      Ma dietro a tutto, forse, si nasconde un bisogno nostro che abbiano ignorato. Credo che il mio fosse quello di trovare l’amore. Per lo meno oggi so che quello niente ha a che fare con l’amore – e probabilmente non lo era nemmeno da parte mia.
      Questo genere di pensieri mi aiuta e mi sostiene, mi dispiace molto essere così regredita pur di far quadrare le dissonanze causate. Adesso lo vedo chiaramente e non mi crea quel dolore acuto che poi blocca tutto e ti tiene incatenata ai tuoi tormenti.
      Incrocio le dita. Tanto coraggio per cercare se stessi e discernere. Un enorme abbraccio.

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