La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

Fonte: https://kimsaeed.com/2020/12/10/how-to-become-an-empowered-empath-and-be-immune-to-narcissists/

Trad. C. Lemes Dias

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Perché gli empatici sembrano attrarre i narcisisti? Perché i narcisisti dipendono da una convalida esterna e gli empatici sono incredibili guaritori, donatori e amano convalidare gli altri.

Apparentemente questa può sembrare una simbiosi perfetta.

Peccato che le dinamiche di fondo di ogni coppia possono essere molto diverse.

Ogni relazione è un paesaggio in continuo mutamento, fatto di energie maschili e femminili che fluiscono in rapporti di dare/avere in ogni azione, parola e carezza.

Ci piace pensare che quando “andiamo dove ci porta il cuore”, quando siamo totalmente immersi in uno spazio di amore e di affinità niente di male ci può capitare. Ci diciamo che non esiste giusto o sbagliato…

Ciò che dobbiamo chiederci con sincerità è: SI TRATTA DI UNA COSA EQUILIBRATA? È SANA?

Con gli empatici osserviamo che spesso guariscono gli altri a loro danno, il che è molto malsano.

Ecco una domanda interessante che vi pongo: quando la vostra “energia di guarigione” viene direzionata interamente agli altri, e diventa una pretesa, avete davvero creato uno spazio di guarigione?

Alcuni dei migliori terapeuti che ho incontrato sanno sdrammatizzare e sanno di non potersi occupare di tutti i problemi altrui, perché non sono in grado di guarire tutti. Hanno abbastanza maturità dentro di sé per capire che guarire le persone significa anche cambiare l’energia che le rende ciò che sono. Ecco, né sempre si può.

La miglior cosa che gli empatici possono fare è smettere di cercare di guarire tutti quelli che li circondano in modo completamente disordinato.

Il problema essenziale degli empatici “fuori controllo” è che stanno dando via tutta la loro energia di guarigione agli altri al punto di esaurire le proprie scorte. Per aiutare efficacemente le persone non bisogna mai arrivare a questo punto.

Ogni empatico deve imparare a dire di no. Gli empatici debbono imparare ad assumersi la responsabilità di possedere un potere che va meglio calibrato. È necessario illustrare quali sono le abitudini che li tengono bloccati in un meccanismo che non permette l’utilizzo del potere che hanno per se stessi.

Idealmente, è un’esperienza di apprendimento nella quale l’empatico può cambiare tutti quei comportamenti, convinzioni e schemi senza chissà quali strumenti estremamente complessi.

Spesso crediamo alle immagini nella nostra mente. Quindi, se non distruggiamo le immagini che ci limitano, ovvero, se non ci sediamo per riflettere e visualizzare le immagini che ci feriscono e che ci turbano, decidendo di cambiare le nostre convinzioni interiori, allora continueremo a ricreare le stesse situazioni ancora e ancora, perché l’inconscio non ci fa prendere una direzione diversa della solita.

Certo, è difficile farlo. Bisogna avere gli strumenti giusti e imparare ad usarli costantemente per cambiare le situazioni che si innescano nella nostra mente.

La maggior parte delle persone non vuole nemmeno ascoltare che una relazione amorosa è uno spazio di sviluppo spirituale, o uno spazio di crescita, e che potrebbero aver bisogno di imparare da partner diversi prima di incontrare finalmente il loro partner ideale.

Ci piace credere che amare un altro significhi accettarlo completamente, anche con tutti i suoi difetti; che dovremmo amare le persone per quello che sono e non per quello che vogliamo che siano.

Ma cosa succede quando c’è un divario enorme tra le fantasie che ci facciamo su quella persona, chi è oggi, e chi può diventare in futuro?

Vi posso assicurare: con i narcisisti il divario è davvero grande!

L’empatico “fuori controllo” dice inconsciamente: “IO POSSO GUARIRLO”, “POSSO INSEGNARE QUESTA PERSONA”. Ma sappiamo QUANDO è opportuno aiutare qualcuno a cambiare, provare a guarirlo oppure insegnargli qualcosa?

Riuscite a vedere, mentre convalidate una persona quali sono le sue reali capacità, anziché quello che davvero è e può fare o diventare?

Ed è sano convalidarla con tutti i suoi difetti oppure è una forma di controllo anch’essa?

Riuscite a capire quando qualcuno NON VUOLE CAMBIARE?

Riuscite a dire di no e andare avanti come l’unica cosa sana che si può fare?

La maggior parte delle relazioni viene forgiata puramente a livello inconscio.

È questo il livello nel quale la maggior parte delle persone si abbandona e dà inizio a una relazione.

Gli empatici ancora sprovvisti di strumenti adatti sono quasi sempre bloccati in accordi di guarigione e giochi di guarigione.

Il bello di capire la complessità energetica delle diverse situazioni e avere gli strumenti per affrontarle è la consapevolezza che per cambiare la propria vita il lavoro grosso sta nell’integrazione tra meditazione e azione (lavoro energetico).

Nell’ambito della meditazione si impara a creare un’apertura nei chakra superiori[1].

E poi, in generale, la formula della vita diventa 90% meditazione e 10% azione.

Se state agendo tantissimo e non vedete i risultati che sperate, allora vuol dire che il vostro spazio interiore ha bisogno di cure.

Restando nell’ambito della meditazione, diciamo che il viaggio delle persone che si identificano come empatiche nel mondo di oggi è quello di spostarsi dal secondo chakra (che rappresenta la sensualità, i sentimenti e emozioni corporee) al cuore, e poi al sesto chakra, uno spazio chiaroveggente, di immaginazione e illuminazione.

Se abbiamo problemi emotivi o ci sentiamo bloccati, spesso è perché persiste un’immagine nell’inconscio che ci tiene intrappolati: non riusciamo a vedere chiaramente le cose come sono.

La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

Ho visto molte persone altamente sensibili ed empatiche – persone che “vivono del loro cuore” – che hanno difficoltà a distruggere un’immagine mentale qualsiasi. Riflettendo, ricordo una donna che si è rifiutata di distruggere un fiore con la mente.

Quello che inevitabilmente accade alle persone che non riescono a sbarazzarsi di queste immagini mentali è che seguono il programma energetico di controllo adoperato da qualcun’altro (perché non hanno “l’autorizzazione” per estinguere l’energia generata dall’altro). Si tratta una formula che può facilmente rovinare l’esistenza di una persona empatica.

Quindi, ha senso guardare chi siete, chi volete diventare, come volete cambiare e cosa volete vivere in una relazione.

Gli empatici, in particolare, hanno bisogno di definire cosa vogliono ricevere dai loro rapporti. Sfortunatamente, possono anche facilmente cadere nel tranello di perdere il proprio senso di sé quando si trovano di fronte a qualcuno che significa molto per loro.

Un empatico ha bisogno di un livello di separazione energetica dagli altri, anche se la maggior parte delle persone stenta a capire l’importanza di questa separazione.

La maggior parte delle nostre fantasie culturali sull’amore ci riducono a perderci dentro l’altro, vale a dire, abdicare dei propri spazi e della maturità, fare qualsiasi cosa per amore, ecc., piuttosto che acquisire maggiore chiarezza e consapevolezza interne.

L’amore richiede più della semplice affinità per avere successo; richiede una comunicazione incredibilmente chiara, sprovvista di chiaroscuri che vi portano a dubitare delle vostre capacità, strumenti interiori che consolidino la maturità della coppia e informazioni pratiche trasformative e spirituali che possono guidarla lungo il viaggio insieme. Senza questi strumenti si rimane preda di drammi e giochi.

Da empatici, dobbiamo essere in grado di definire e sentire nel profondo ciò che ci rende forti nel nostro ambito. Che cosa vuol dire? Significa dire di no a ciò che in realtà non vogliamo fare, essere al di sopra del senso di colpa e della programmazione culturale o genitoriale che impone cosa dobbiamo fare per noi stessi.

Significa escludere dalla nostra vita le persone che hanno un’influenza negativa e farlo di forma netta, in modo che non tornino mai più da noi.

Significa essere responsabile della propria energia e farne buon uso, cacciando via tutti coloro che cercano di sabotarla. Sono arrabbiati per il fatto che non state più prendendovi cura di loro nel modo come vorrebbero? Pazienza. State imparando a dire no all’energia, alle persone e alle situazioni che non sono in grado di darvi qualsiasi tipo di convalida; e dire di sì a ciò che vi convalida.

La libertà richiede l’eliminazione di questo tipo di tossicità dalla vostra vita.

Siate compassionevoli, generosi e amorevoli non solo con gli altri.

Vi meritate di condividere questi doni con persone che li meritano davvero!


[1]  Queste tecniche debbono essere utilizzate all’interno di un percorso ben preciso e molto più ampio, che va valutato caso a caso e conforme la disponibilità della persona.

Trad. Milton Nascimento – Portale del colore

Buongiorno Natura/ polmone della madre Terra/ Portale del colore, futuro/Ogni volta che il sole sorge/

Affetto, compagno/ è come se la pace/ ricoprisse il mondo intero/ Terra, Acqua, Fuoco e Aria

Voglio il sapore e il suono/ voglio il tatto e la visione/ l’odore della vita/ in un mare di generazioni

Cerco la risposta/ perché creare il dolore/ se quando siamo insieme/ abbiamo il sogno, la forza e l’amore

Gemma del creato/ erede del pittore/ padrone del domani/ dei sì e no

Coraggio, compagno/ perché chiudere la voce/ se la forza del desiderio/ è viva in ognuno di noi

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142 pensieri su “La capacità di distruggere un’immagine mentale è il modo più efficace per cambiare la propria vita.

  1. ciao

    provo a scriverti , non so se leggerai.

    su questo passaggio “Significa dire di no a ciò che in realtà non vogliamo fare, essere al di sopra del senso di colpa e della programmazione culturale o genitoriale che impone cosa dobbiamo fare per noi stessi.” se noi seguiamo l’istinto, siamo sicure che sia l’istinto e non la vecchia programmazione talmente infiltrata in noi, che noi crediamo sia istinto invece è vecchia abitudine? come riesco a discernere?

    riguardo questo passaggio.

    La libertà richiede l’eliminazione di questo tipo di tossicità dalla vostra vita. Siate compassionevoli, generosi e amorevoli non solo con gli altri. sono stata accusata di essere rigida..in realtà credo che sia la mia maschera dis opravvivenza. di fatto ho avuto due relazioni dove ho creduto a parole, non a fatti, pur di stare lì, sono stata malleabile, piena di compromessi, per cercare di costruire…salvo poi quando i fatti sono diventati oggettivamente inequivocabili, mollare la relazione. e Si ho chiuso tutto fb, numeri di cellulare, anche di amici connessi………e qui mia sorella mi ha detto che ho esagerato che sono rigida. ma dovevo tutelarmi, e anche tutelare la voglia di curiosarli su fb.

    credo che se comprendo questo concetto, darò davvero una svolta alla mia vita. perché per l’altro per cui provo affetto, divento molto troppo comprensiva e compassionevole e perdo la lucidità nel valutar ei fatti. grazie grazie grazie, ho letto tutto il tuo sito in questi ultimi anni… Danila Lunardini – Ravenna

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    1. Cara Danila, intanto sei tu che hai vissuto la storia, non tua sorella. Ognuno di noi ha la sua particolare sensibilità e tu, nonostante il dolore, hai fatto ciò che era giusto per te. Ti sei tutelata dopo essere stata ferita e presa in giro, quindi, cos’altro dovevi fare per preservare la tua dignità? Restare “amica” del soggetto o perdonarlo per non sembrare “esagerata” agli occhi del mondo? Hai rispettato il tuo sentire e sei andata alla ricerca di aria pulita. Tua sorella non ha capito, ma difficilmente le persone che non hanno vissuto una relazione tossica lo capiscono. E’ più facile dire che si tratta di un’esagerazione e che siamo “troppo sensibili” che ammettere la complessità di certi rapporti e mettersi ad analizzare con noi i dettagli che li rendono tossici. Un abbraccio grande a te! Buon anno!

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  2. Che bell’articolo, cara Claudileia, è’ un ottimo insegnamento per noi empatici a limitare la nostra immensa disponibilità , a dire di No quando non vogliamo fare una qualunque cosa imposta dagli altri, ci insegna il bene più prezioso….la libertà . Cara Claudileia, grazie a te, io sono guarita😘❤️ Ti mando un forte abbraccio🤗

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    1. Carissima Lucia, sei guarita grazie ai NO che hai saputo dirti con l’ausilio delle tante letture e conoscenze interne. Infatti, appena ho letto questo articolo ho avvertito l’urgenza di portarlo a voi per l’effetto che mi ha fatto. Ci sono articoli e autori che hanno la rara capacità di far capire agli altri di stare sulla buona strada, di rincuorare e nel contempo fornire una chiave di lettura in più. Un abbraccio grande a te!!

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  3. articolo meraviglioso come sempre cara Claudileia, grazie immensamente per averlo voluo condividere con noi qui sul blog e ne attendiamo tanti altri un bacio cara buona serata da ale per te e per tutti

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  4. Non sono scomparso. Ho solo preso del tempo per penare anche ad altro. Rimanete un punto di riferimento per le riflessioni. Purtroppo (?) come sapete sono abbastanza refrattario ai misticismi, quindi preferisco la storia della psicologia occidentale alle lusinghe orientali, per questo considero a livello puramente simbolico la questione dei chakra. Sto ragionando molto sull’aspetto autoassolutorio della nostra identificazione con “l’empatico”. Ne parleremo ancora. Per ora, grazie di tutto il lavoro fatto. E in bocca al lupo a tutti e tutte.

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    1. Non mi pare che ci si autoassolva in quanto empatici-mi pare che ci sia stato da parte di molte il timore di essere noi le psicopatiche e non mi ricordo chi ammetteva di avere tratti narcisi- è una cosa che ancora comunque mi fa pensare – mi piacerebbe parlarne

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  5. Grazie Claudileia…ho sempre detto pochi no.
    Poi come ben sai ,sulla mia strada si è parata la narcisista.Mi ha insegnato la forzavdel no.Ad un anno e mezzo dal no contact ..( fisico e mentale) quasi la ringrazio.
    Ho compreso tanto della mia empatia subendo il suo narcisismo.
    Oggi sono piu’ consapevole dop aver guarito il trauma..e la più bella vittoria e non cascarci più.
    Un abbraccio grande

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  6. Cara Claudileia,
    nell’ultimo mese tu e le tante amiche ed amici di questo blog, siete diventati il mio punto di riferimento.
    Ho avuto una storia di 2 anni e mezzo con un np. Tutto da copione: 5 mesi di love-bombing, sparizioni, silenzi, sensazione di tradimenti, accuse di essere io la pazza e dopo 22 mesi scarto, con conseguente mia perdita di peso e sofferenza indicibile (il tutto coincidente con il primo lockdown). Pur soffrendo, lo avevo sempre massacrato di litigi, accusandolo di essere una merda e che io meritavo di più. Non avevo idea che esistesse un tale disturbo, quindi, pur non cercandolo più (era lui a mandarmi messaggi ogni 2 settimane), speravo in un suo ritorno. Ma dopo 3 mesi per puro caso scopro un precedente tradimento con tanto di nome e cognome. Da li decido di vendicarmi e comincio a farmi vedere sempre più bella e sicura (abbiamo contatti per motivi lavorativi). Ovviamente scateno in lui il ritorno con tanto di ammissione di tradimenti, richieste di perdono, regali, e promesse di cambiamento. Non sapendo con chi avevo a che fare, gli ho concesso l’ultima possibilità, avvertendolo che se non avesse messo in pratica tutte le promesse lo avrei lasciato per sempre. L’epilogo lo sapete già. Tolti i primi 20 giorni, pian piano le cose sono tornate come prima, con la differenza che in me, oltre una certa sofferenza era anche scattata la consapevolezza che tutto ciò non mi piaceva, non era ciò che desideravo e non era ciò che lui aveva promesso. Cosi prima di Natale, dopo quindi 5 mesi dal suo ritorno, l’ho mollato con tanto di insulti scritti e per telefono e poi bloccato su tutto, tranne che sul telefono per motivi lavorativi. La sua reazione iniziale è stato il silenzio (aveva già altro per le mani e lo avevo capito). Alla ripresa dopo le vacanze mi manda un sms (unica modalità lasciatagli) con una chiara scusa lavorativa, seguita da 2 chiamate. Io non ho risposto, ma non so perchè quella sua modalità di riapproccio, quel suo fare finta che non fosse successo niente, mi ha insospettito. Era troppo in contrasto con ciò che era successo. Da lì ho cominciato a cercare su internet e sono approdata qui.
    Inutile dirvi che lui già 2 volte è venuto nella mia sede lavorativa a supplicarmi, mi manda sms ed è molto in difficoltà perchè ora so chi è e non avrà più una sola possibilità nella mia vita. la sofferenza c è, anche un po di ansia generalizzata, ma io avevo deciso di chiudere con lui già prima di capire del suo disturbo, proprio perchè avevo capito che c era qualcosa che non andava.
    Ti e vi abbraccio forte e grazie di cuore

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    1. Cara Manu,
      sono dei commedianti mediocri. Tutta la loro vita è basata sul creare sconcerto, destabilizzazione,confusione. Non sanno fare altro. Dopo la mia esperienza, ora provo solo pietà per loro che non sanno né mai sapranno cosa vuol dire amare.

      Ciao

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      1. Si Kolisch, hai ragione, sono un’aberrazione dell umanità.
        Sono trascorsi 2 mesi esatti da quando l ho mollato e non ti nascondo che la mia vita ha ripreso a scorrere felicemente. Provo di nuovo un gran piacere a prendermi cura dei miei bimbi (pensa che ero giunta al punto di vederli come un peso ed un ostacolo); ho ripreso il mio lavoro alla grande; ho ripreso ad avere il piacere di godere della mia vita e dei miei amici cari. È passato poco tempo. Forse ho ricevuto un miracolo o forse non ero poi così tanto una complementare. In questi due mesi ha fatto svariati tentativi di approccio con incursioni nel mio posto di lavoro promettendo cambiamenti, con telefonate e messaggi ( ai quali non ho mai risposto). Me lo trovo spesso la mattina accanto alla mia macchina fermo al semaforo. Io lo ignoro, come se fosse invisibile. È davvero ridicolo e mi fa una gran pena per la sua infima mediocrità. Sono felice perché la sua vista non mi provoca piu alcuna sofferenza. Guarire è possibile. Basta rendersi conto che senza lo schifo che ti danno si vive molto molto molto meglio.
        CIAO e grazie a tutti voi che mi siete stati di fondamentale aiuto

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  7. Sarà davvero solo così? Aldilà dei condizionamenti culturali che hanno un peso notevole, che fanno diventare l’empatia una dote quasi solo femminile, ce la impongono quasi, come la capacità di accudimento, il senso del sacrificio, è davvero una “qualità” solo generosa? Io ti salverò, io ti cambierò non è un po’ l’esercizio del dominio, un bisogno di gratificazione personale? Assomiglia quasi a quel controllo anche se il loro è molto più cattivo, ovviamente. Dobbiamo ammettere che nessuno è solo luce e nessuno è solo ombra (a parte gli psicopatici) e quindi anche noi. Il no è davvero il giusto equilibrio, un no sano che preservi noi dai cattivi soggetti e anche a volte gli altri da noi. Una cosa però è certa. Questo rimuginare non ci fa bene e prova che non ne siamo fuori. Parlo per me. Devo dire comunque che non ho mai pensato di salvarlo o di cambiarlo. Per farlo avrei dovuto capire chi era, ma allora quel rapporto disfunzionale non sarebbe esistito. Il più pericoloso è quello al quale ti appoggi per camminare non rendendoti conto che è stato lui ad azzopparti. Senti il male ma gli sei pure grata. Che fantastica cosa la vita, cantava Venditti! Qui ci starebbe una faccina sorridente ma dal pc non posso inserire emoticon. Buona giornata.

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  8. Mi ha rovinato
    6 anni di storia a distanza, e gli ultimi sono di totale buio
    Comincia su internet, l’incubo
    Quando si presenta è un cucciolo bistrattato dalla vita, fra ex stronze e problemi familiari
    Mentre io sono così profondamente sola da accettare di dargli il numero
    Per telefono non deve passare nemmeno un mese perché mi faccia le confidenze più intime
    I suoi lo odiavano, lo maltrattavano, e c’era l’ombra di quella ragazza con cui era rimasto cinque anni per poi essere scaricato via messaggio
    Io lo ascolto singhiozzare e sento le urla dei litigi perché non attacca, spesso manda foto di lividi, e in quelle confidenze delicate non riesco davvero a rimanere indifferente..
    Da qualche parte il suo dolore lo sentivo anche mio
    Mio padre era il grande assente di una vita mentre mia madre non faceva che mettersi al centro dell’attenzione creando drammi e dividendo sempre più la mia famiglia, già provata da tanti fatti spiacevoli legati a lei..
    Allora sarà stato che in fondo lo volevo vedere io un amore speciale per una sorta di riscatto da tutto quello schifo
    Piovevano attenzioni come una cascata; i miei social, il telefono, per voce stava giornate intere ad idolatrarmi
    È così facile sbagliare quando hai 19 anni ed una famiglia che non ti vede
    Se dico che il ti amo è arrivato dopo quattro mesi, in una chiamata, e che io mi sono sentita lusingata come se a dirmelo fosse stato il ragazzo dei miei sogni, quante di voi capirebbero?
    Quante di voi capirebbero perché non sono scappata?
    Nemmeno la storia precedente poteva competere con noi, lo giurava!
    Non posso nascondere che fra un “provo amore per te” e un “resto finché non ti addormenti così ascolto il tuo respiro” sentivo che la sua ex non era proprio un fantasma del passato.
    Me la nominava spesso, e non ce l’aveva manco un senso, per tutto quel sentimento disperato che andava raccontando a tutti!
    “Attenta quando mi mandi la richiesti su facebook, quella spia…!”
    “Mamma mi fa una testa tanta! Dice che è dimagrita!”
    “Tengo le foto perché sono ricordi!”
    “Ha chiamato tutta la notte, dice che mi ama, ma non voglio!”
    “Un altro profilo falso. Sarà lei?”
    Si presenta a lui di persona, dai suoi, dopo un viaggio molto lungo, per supplicarlo.
    Lui non smette di chattarle in faccia ne di nominarmi facendole avere una crisi di pianto.
    Il giorno dopo la butta su un treno.
    Quello che mi racconterà è di averla rifiutata nel letto.
    E quando sempre lei, in preda allo sconforto, mi cerca sui social per mettermi in guarda da quel ragazzo che le aveva fatto perdere la femminilità e che testualmente “dice oggi a te quello che anni fa diceva a me”, io reagisco con gelosia.
    Come se mi avesse voluto rubare un gioiello raro!
    Nasce una guerra silenziosa fra di noi, ci spiamo in silenzio, ci odiamo.
    Vedersi sfumare cinque anni per una chat con una sconosciuta deve essere stato straziante per lei. Ci aveva creduto in quella storia, proprio come avrei fatto io tempo dopo.
    Col mio ex ci vediamo che è passato un anno e mezzo. Organizza un viaggio di pochi giorni a sue spese e quando torno nella mia regione sono fidanzata.
    Neanche il mese dopo, arrivano le presentazioni ufficiali a quella famiglia che tanto odia.
    Fra di loro non sento tensioni, sembrano normali, tutti quanti.
    Passiamo tre anni fra navi, aerei, e quel maledetto telefono.
    È tutto così che veloce che non registro il cambiamento.
    Non me ne accorgo ma lui si è già infiltrato ad ogni livello della mia vita: mi scrive in ufficio, chiama appena stacco, blocca sul nascere ogni uscita pretendendo che stia in stanza al telefono.
    C’è in qualunque momento.
    E quel monitorare costante ogni mio movimento, dopo anni da figlia e sorella invisibile, mi fanno completamente travisare il senso di quel rapporto.
    L’unico ostacolo alla totale dipendenza da lui restava il lavoro, ma non passa molto tempo prima che perda l’entusiasmo anche per quello.
    I suoi commenti al veleno me l’avevano fatto schifare e non c’era verso che potessi sprecare il mio tempo con qualcuno che non fosse lui…
    Il nostro amore doveva occupare ogni piccolo momento, altrimenti non ci tenevo, altrimenti potevamo lasciarci (questo era sempre sottointeso)
    Non credevo fosse possibile stravolgere tanto la vita di qualcuno in 36 mesi…
    Arrivo a sentirmi spettatrice della mia vita!
    Nel 2017 mi permetto di posticipare di due settimane la partenza per sostenere l’esame ed è li che intravedo il mostro…
    Volano insulti, e inizia a punirmi col silenzio.
    Per natale lo raggiungo anche se furioso, e senza un perché mi da un solitario (“non farti strane idee l’anello non ce l’avevi e te l’ho comprato”)
    Lui riceve l’ennesimo regalo costoso, l’ennesimo ninnolo. Se mi guardo attorno, nella sua camera, ogni cosa oltre l’arredo è praticamente uscita dal mio portafogli.
    Vi giuro che ancora oggi non riesco a metterli tutti insieme i pezzi: piccoli commenti inappropriati, persino all’inizio, quelle svalutazioni in pubblico, fumo negli occhi.
    Mi ama, mi odia, mai una via di mezzo.
    Finché non arriva un mese di silenzio, e quando riesco a rintracciarlo è una furia cieca.
    Io sono una mongoloide cretina, una pazza, altro che anima gemella!
    Lui con me vuole solo sesso, ma che di amore gli parlo?
    Devo sparire e basta!
    In quei messaggi, se una parvenza di umanità c’era, scompare del tutto.
    Mi tratta come una prostituta.
    Mi chiede cose che la mia mente non ce la fa a ricordare oggi.
    Mi dice che ne trova cento, e i like alle altre si sprecano.
    Anche l’atteggiamento si trasforma. Nuova auto, nuovi hobby, flirt, foto con gli amici.
    Torniamo insieme quando vado a trovarlo, ma credetemi…
    Lo schifo che mi lascio buttare addosso…
    Le umiliazioni…
    Ancora oggi, quando ci penso, mi viene da rimettere…
    Non perdeva occasione di farmi sentire uno straccio: commenti velati ad un’altra, umiliazioni davanti ai parenti…
    Mi lascerà di nuovo nel 2019 e quando andrò a riprendermelo, ormai ridotta senza un lavoro senza un euro in tasca, per ben due volte non si presenterà.
    Mi lascerà per strada la sera…
    L’estate aveva giurato di amarmi, di volermi, di stare bene con me solo.
    Stava così bene che nemmeno all’aeroporto si presenta.
    Sono uno stress, lui non mi vuole punto e basta.
    Torno a casa di nuovo, ennesimo aereo, ennesima pastiglia buttata giù per il troppo male al cuore…
    Fino a maggio mi zerbino completamente assorbita dai suoi nuovi flirt.
    Nei social si mostra interessato ad un’altra, anche se non mancano le dediche alla storia passata.
    Con me accetta chiamate a sfondo erotico, e può chiamare solo lui, quando vuole lui, mai io, mai devo dire ti amo o mi cancella e sparisce per sempre.
    Lui chiama, io scatto.
    Quanto in basso ero scesa?
    Una sera, mentre guardo la tv, ricevo una sua chiamata.
    Dico ‘basta’ ‘non voglio questo’ ‘io non ti amo più’ e lui mi risponde che per permettergli di scop…. avrei pagato oro.
    Metto giù, e sarà anche l’ultima volta che gli rivolgo parola.
    Tenta per tutta l’estate di avere un contatto. Manda sms, mi accusa, mi insulta per i social, provoca, scrive che la vendetta buona richiede tempo, ed io leggo tutto di nascosto ma sono morta dentro
    Come se lo shock avesse in qualche modo ucciso quell’illusione che lui stesso aveva creato
    L’altro giorno, dopo otto mesi, l’ho visto sui social con un’altra. Nella sua casa nuova.
    Io che quella convivenza gliel’avevo chiesta in ginocchio.
    Ho deciso di scrivere qui pubblicamente dopo essermi chiusa in me stessa per troppo tempo…

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    1. Cara “ilpetaloaimi”, certo che ti capiamo, e come se ti capiamo. La tua storia è pressocchè uguale a quella mia e a quella di tutti gli amici che scrivono in questo blog. E credimi, non sono stati i tuoi 19 anni a farti cadere in errore; io di anni ne avevo 47 quando ho conosciuto ed iniziato a frequentare il mio np, e ci sono cascata in pieno, nonostante la mia esperienza. Ed il dolore è stato atroce, così come quella perenne sensazione che ci fosse in lui qualcosa che non andasse. Il suo “ti amo” è arrivato dopo soli due mesi e la mia solitudine mi ha fregato. Ma a distanza di 2 mesi di no contact la mia vita è cambiata in meglio. Mi ero ridotta una larva, non mi interessava più dei miei figli, del mio lavoro, dei miei amici…. non riuscivo più a mangiare. Dedicavo tutto il mio tempo libero a lui e quando non ero con lui, trascorrevo il tempo a spiarlo per tutte le brutte sensazioni che avevo di tradimenti vari. E’ stato terribile. Ed oggi sono felice….. felice di averlo mollato io, di avercela fatta. Questo è ciò che mi fa godere: avergli tolto il controllo su di me e le mie attenzioni, che ormai dedico a me stessa ed a ciò che mi fa stare bene.
      Forza e coraggio. Ce l’ho fatta io, figuriamoci tu con la tua giovane età. Amati e non permettere più a lui nè ad alcun altro di trascinarti nello schifo. Hai una vita davanti e centinaia di possibilità di incontrare una persona per bene e soprattutto normale. Ti abbraccio

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  9. Ciao claudeila
    Ti scrivo dopo qualche anno di assenza, durante il quale mi sono faticosamente ricostruita, grazie a te, alle letture, alla terapia e ai no continui che ho imparato a forza ad imporre contro il padre della mia prima figlia, perfetto manipolatore, maligno, seduttore e violento in una perfetta folle alternanza. In questi 4 anni mi sono rifatta una famiglia, ho un compagno normale, nel senso migliore del termine, onesto e pulito. Abbiamo uno splendido bambino di un anno, un bel cane da poco salvato, un’armonia tra mia figlia e T., il padre di suo fratello, che è stata alla base di questo progetto. Per quanto riguarda l n.p,la sua assenza presenza è sempre stara negativa, col suo a dir poco ridicolo modo di rapportarsi alla figlia, superficiale, parole vuote, insegnamenti ipocriti,il solito insomma.. Tante chiacchiere e zero fatti. Ieri vengo a sapere che aspetta un figlio, guarda caso proprio dopo 5 mesi dal mio parto mette incinta la sua fidanzata. Non lo rivorrei mai, so chi è, allora perché mi sento disgustata, forse ferita? Vedo sempre la malafede, la rivalsa verso di me, il tentativo di distruzione nelle sue scelte. Premetto che con la figlia ha sempre trascorso poco pochissimo tempo, mai s è alzato una notte, mai l ha portata al parco, soprattutto i primi 4 anni, passava le giornate a farsi le canne, davanti al telefono, serate a fumare cocaina con noi due(io e la bimba chiuse di là), aggressivo psicologicamente, verbalmente e non solo, un vero incubo. L ho lasciato con enormi difficoltà perché tornava in ogni modo, quando mi ha picchiata davanti a mia figlia. Ma la colpa era sempre mia, lui giornalista figlio di professionisti di Roma nord, io figlia di genitori sgangherati. Lui perennemente giustificato dalla famiglia, io sola, ripudiata quando ho chiesto aiuto come la peggiore delle infami. È stato terribilmente doloroso, me ne sono andata la prima volta con la bambina in fasce, poi ci ho riprovato dopo un anno fino alla chiusura definitiva 3 anni dopo. Sempre colpa mia di tutto, mai si è assunto una responsabilità, neanche di fronte alle numerose evidenze, da manicomio. Ora sarà felice? E questa donna, questo bambino? E mia figlia? Fare del male al prossimo o non farne è lo stesso 0in questa vita? È riuscito a destabilizzare ancora la mia vita ed inquinare i miei pensieri. Non vorrei permetterglielo

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    1. Cara Beautifuloser, l’atteggiamento del tuo ex non è cambiato. Tu, invece, sei cambiata. Lui farà con la fidanzata esattamente cosa ha fatto a te. Suppongo che all’inizio del vostro rapporto vedevi in lui tantissime qualità, che poi ti hanno portata a desiderare un figlio con lui. Ci sono alcune donne poi che ragionano in modo diverso. Si dicono “forse un figlio lo cambierà” e allora mettono al mondo un bambino per “salvare” un rapporto disfunzionale. Con un n.p. non scappi da questi due schemi perché tutto è una grande illusione: l’illusione che è tutto meraviglioso (fase love bombing) e l’illusione che lui cambierà di fronte a nascite, lutti, traslochi, contratti firmati, matrimonio… Cos’è che ti turba? Ti turba pensare che un bambino può cambiarlo, che la tua bimba verrà trascurata e soffrirà e che l’altra riesca laddove tu “hai fallito”, ovvero, che l’altra riesca a salvarlo da se stesso a colpi di fiducia cieca e tanta dedizione. Ebbene, ti posso assicurare che tutto ciò è impossibile. Un uomo molto violento, cocainomane, freddo e perlopiù sostenuto dalla propria famiglia può soltanto trascinare una fidanzata, amante, moglie o compagna di vita nel suo tritacarne personale. Spero in cuor mio che la sua fidanzata sia più fortunata di te e che questo bambino non venga gettato tra le braccia di un “padre” privo di coscienza perché non auguro mai che la storia si ripeta. Il punto è che la tua storia l’ho accompagnata per mesi e mesi qui fino ad arrivare alla conclusione che si tratta di un individuo ALTAMENTE pericoloso. Spero che la tua bambina in futuro comprenda che il tuo compagno è il suo vero padre e che non si senta ferita quando il suo padre biologico inizierà a triangolare con l’altro figlio, perché purtroppo lo farà, visto che è un narcisista tipico. Direi che la tua missione è evitare che la ferisca perché tu sei in grado di capire il meccanismo e disinnescarlo, ma lei no. Un abbraccio forte a te!

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      1. Claudeila grazie, nessuno al di fuori di questo blog sembra capire di cosa parlo, ed è frustrante sentir sminuire i fatti alla solita retorica del magari stavolta cambierà.Quello che vorrei in cuor mio, è salvare questa ragazza e questo bambino, che poi sarà un altro fratello di mia figlia, avvisarla, promettergli il mio sostegno e la mia solidarietà. Il mio psicologo dice che mi sto imnedesimando in lei e che non devo farlo, che lei potrebbe essere una narcisista peggiore di lui e che quindi potrebbe crearsi una situazione sostenibile. Di solito ho grande stima delle teorie e del punto di vista di questa persona, ma stavolta credo si sbagli. Non si augura il male a nessuno ma a lui ammetto che non riesco ad augurare neanche la felicità. Mai mi ha chiesto scusa, mi ha aggredita davanti a mia figlia anche l anno scorso, incinta di sette mesi. Non riesco ad accettare la sua arroganza, la sua disumanita, la sua seduttivita verso mia figlia che si regge sul nulla, la sa rigirare e lei ci casca, ed io non posso aprirle gli occhi perché sarebbe parlar male di suo padre. È dura assistere impotente alla crudeltà e all impunità di quest essere spregevole. Vorrei che cadesse la maschera, si, vorrei che anche lei lo lasciasse come ho fatto io. Un po sarà anche orgoglio sicuramente, l idea che questo bambino è questa donna potrebbero avere qualcosa che io e la mia bambina non abbiamo avuto mai, nonostante come scrivi tu, la piena fiducia e dedizione, brucia. Ma la vedo dura onestamente, perché è troppo disturbato. Dopo cinque anni di separazione, guarda caso fa un figlio 5 mesi dopo che partorisco io.. Lui che mai ha sopportato le responsabilità familiari. Vedo il marcio in tutto ciò che fa. E se mia figlia ci “snobvasse” per la futura famigliola (felice??!!)… Ci soffrire parecchio.. Sono tante le paure,soprattutto quella di vedere soffrire la mia bambina, che ormai a 9 anni,di non essere abbastanza forte e stabile per proteggerla. Vi rendete conto che ha portato avanti un progetto antibullismo in televisione e sulla radio?? Lui, l uomo più prepotente e aggressivo con cui ho avuto a che fare in 40 anni! Certe volte mi sembra che tutto giri al contrario, al limite della follia. Un abbraccio grande anche a te, e a tutti voi compagni di battaglie non volute

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  10. Quanto vi ho letto e quanto vorrei scrivere!!
    Ma non mi sento e mai mi sono sentita vittima. Per rispetto e pudore verso quelle persone che hanno subìto cose inenarrabili, non starò qui ad ammorbarvi con la mia storia. Ho capito molto in fretta, dopo solo qualche settimana di conoscenza, che mi stavo buttando tra le braccia di una persona diciamo “particolare”. Sono sempre stata attratta dalle situazioni fuori dagli schemi, solo che stavolta sono finita in una spirale di pazzia sempre più al limite. E non posso nemmeno lamentarmi di essere stata ingannata perchè lo sapevo fin da subito che lui era già impegnato. Non ha nemmeno dovuto faticare a fare love bombing per mesi o in grande stile, ho perso la testa per lui fin da subito. Anche se mi ha lasciato credere in diverse occasioni che la situazione potesse cambiare, non ci ho mai creduto razionalmente, erano troppo evidenti le sue bugie e le manipolazioni. Eppure nel profondo ci ho sperato. Quindi oltre alla sofferenza generale, mi porto dietro pure un sacco di sensi di colpa, ma per me stessa, non per la sua attuale compagna che sa benissimo di essersi accasata con un traditore seriale.

    E allora mi massacro il cervello chiedendomi e chiedendo a voi, perché!? Perché siamo così tante ad entrare ma soprattutto restare in queste situazioni? Perché tante come me capiscono subito di essere in una relazione sbagliata eppure non vogliono uscirne e accettano a volte anche meno delle briciole? Io che mi sono sempre vista come donna forte e sicura, mai avrei accettato di subire da un uomo quello che ho accettato per lui. Allora siamo ancora schiave di certi meccanismi biologici ancestrali che ci portano ad un certo grado di sottomissione come donne? E friggo d’invidia perché nonostante l’egoismo e la pochezza d’animo, questi uomini riescono ad avere sempre infinite relazioni, magari proprio con le donne che vorrebbero, quelle che sognano! Lo so che in fondo non sono e non saranno mai felici ed appagati, ma riescono ad avere la vita che vogliono e fanno di tutto per ottenerla. Questa é una lezione importante che ti insegnano.

    Io sono cosciente di avere un problema tanto quanto lui, mi sono autoanalizzata tanto in questi mesi. Immagino che le ferite infantili abbiano un peso determinante nel creare questo tipo di meccanismi.
    Eppure la mia parte bambina che punta i piedi, non riesce a lasciarlo andare. Mi innnamoro difficilmente e ancora meno ho provato mai un’attrazione sessuale così potente. Anche se alcuni dicono che in realtà quel trasporto e quella pasione che sentiamo è solo la nostra. Come se ci innamorassimo di noi stessi perché loro fanno solo da specchio…
    Non lo so, mi dico che tutti in fondo abbiamo qualcosa di più o meno storto nell’anima. Anche le coppie consolidate di persone che conosco non é che siano completamente centrate ed equilibrate. Anzi! semplicemente hanno trovato un incastro alla loro follia che li soddisfa.
    E allora penso che tutto quello che ci raccontiamo sul fare la cosa giusta,il comportarsi in modo corretto con gli altri, amare incondizionatamente, non ci assicurano un premio, trovare la persona giusta o la beatitudine eterna. Facciamo parte del mondo animale per quanto ci ostiniamo a crederci superiori, e la natura sa essere crudele. Nella selezione darwiniana vince il più forte e mi sembra che la cosa sia evidente.
    Il narcisismo vince, non so quanto ci si possa opporre a questo.

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    1. Comprendo perfettamente il tuo punto di vista Alice.
      Come nel tuo caso, una parte di me era perfettamente conscia delle dissonanze presenti sin dal primo istante di quel rapporto così travolgente, così gratificante, così ideale.
      Quella parte l’ho tacitata per quanto ho potuto – poco, fortunatamente, mesi – proprio in virtù delle obiezioni che ti poni scrivendo che “tutti in fondo abbiamo qualcosa di più o meno storto nell’anima“.

      Ed è vero.
      La perfezione non è di questo mondo, si usa dire, e ciascuno di noi cela nel proprio cuore, più o meno in fondo, più o meno invadente, un reietto ghignante, capace delle cose più atroci.
      Se lo lo lasciamo fare.
      La differenza è tutta qua.
      In senso religioso verrebbe da citare il libero arbitrio, ma rimanendo con i piedi a terra forse è più semplice parlare di senso morale, di codice etico.
      Alcuni ne dispongono e li esercitano, altri no.
      Che si tratti di un dato caratteriale o di una malattia, ai fini degli esiti terminali potrebbe quasi risultare irrilevante.

      Considerando la tua domanda di fondo, sembrerebbe reale il paradosso secondo il quale la vita presenta livelli assoluti di complessità, di contraddizione tali per cui omologare i rapporti cosiddetti “normali” a quelli ragionevolmente definibili come viziati da patologie narcisistiche è possibile e quasi inevitabile.
      Ma per una volta non è il viaggio a contare, quanto la destinazione, indipendentemente dal poterla o meno raggiungere, un giorno.
      E quella strada luminosa, piena di fiori e di segnali confortanti – soltanto all’inizio, lo sappiamo – che i nostri amati mistificatori indicano, porta sempre, comunque e soltanto contro un muro.
      Ed così sin dall’inizio, e per loro esclusiva scelta irrevocabile.

      Nessuna contraddizione, nessuno scontro di personalità, nessun naufragio sulla spiaggia di differenze reciproche incolmabili o di punti di contatto interiori non sanabili con cui ogni relazione sana può finire col confrontarsi.
      Solo un lucido, preciso, meticoloso piano di devastazione messo in atto contro le vittime prescelte, senza alcun tipo di riserva mentale o affettiva da parte del predatore e, in definitiva, senza possibilità di autodeterminazione per nessuno dei due, almeno finché si sceglie di continuare a percorrerla insieme, quella strada.
      Ma è importante sapere e ricordare che ad ogni incrocio, ad ogni intersezione di strade diverse, è possibile svoltare, dare le spalle e decidere di andarsene, per sempre.

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      1. Ciao Marco,
        grazie per l’attenzione e per il tempo che ti sei preso per rispondere al mio commento.
        Immagino che anche tu abbia cercato e letto tanto riguardo l’argomento e non so se conosci HG Tudor, uno che dice essere un narcisista Ultra, cioé perfettamente cosciente dei suoi meccanismi e della sua condizione di manipolatore, che si é messo a disposizione degli utenti per spiegare attraverso contenuti multimediali, come affrontare queste personalità. Premesso che mi tengo la ragionevolezza del dubbio che si tratti in realtà di un espediente per racimolare consensi e denaro e non di semplice filantropismo, mi ha comunque permesso di sapere che esistono diversi gradi di narcisismo.

        Quindi per quanto io non sia un medico né un terapeuta che può azzardare diagnosi, mi chiedo quanto davvero la persona che frequento sia cosciente e dei comportamenti manipolatori che agisce ma soprattutto delle motivazioni alla base del suo modo di relazionarsi agli altri.
        E’ questa la cosa che mi ferisce di più. Perché come dici anche tu, esiste il libero arbitrio sulle nostre azioni, ma se in realtà non lo possediamo siamo schiavi di noi stessi ed é una tragedia nel caso di una patologia.
        Tu parli di piano meticoloso e lucido messo in atto con dolo e posso immaginare che quando si arrivi a certi gradi di psicopatia questo possa essere ahimé vero. Ma io non credo che la maggior partre dei personaggi con cui ci siamo relazionati rientri in questa categoria. Forse sono ingenua o sto generalizzando in un’ottica ottimista, quindi perdonami se con queste parole ho sminuito in qualche modo la tua esperienza.
        Per quanto io lo ritenga una persona intelligente che possiede una propensione all’autoanalisi, sicuramente perfezionata nel corso degli anni anche grazie alle sue innumerevoli storie sentimentali, uno che non può non rendersi conto del dolore che infligge, nonostante questo non credo che sia mosso dal preciso intento di annientare chi gli sta intorno. Non credo che abbia piani precisi orchestrati nella sua mente. Semplicemente sa di muoversi per interesse, vuole ottenere il massimo col minimo sforzo, non si preoccupa dei sentimenti dell’altro e comunque combina drammi e casini.
        Quindi non riesco ad odiarlo, anzi, proprio per questo lo giustifico, provo affetto profondo nei suoi confronti e vorrei poterlo aiutare. Tipico schema da manuale tra codipendente e narcisista (o dovrei forse dire narcisista/narcisista vista la megalomania di voler salvare tutti). Però forse in casi come il suo, dove la capacità di discernimento non é completamente compromessa, qualcosa si potrebbe fare per aiutarlo.
        Si, non ne sono ancora del tutto fuori.

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  11. Ciao Alice,
    il tempo per parlare tra di noi di queste esperienze comuni, come sai di certo, è sempre ben speso.

    Quando scrivi “semplicemente sa di muoversi per interesse, vuole ottenere il massimo col minimo sforzo, non si preoccupa dei sentimenti dell’altro e comunque combina drammi e casini” effettui in realtà una perifrasi di quanto cerchi di confutare (non è una critica, sia chiaro, ma una semplice osservazione) ovvero descrivi dettagliatamente il comportamento di chi ha in mente proprio un piano preciso e dettagliato.

    La chiave interpretativa deviante è la consueta e funesta, parlo ovviamente e soprattutto in prima persona, capacità dell’empatico di porsi nei panni anche del proprio persecutore e di – se non scusarlo – giustificarlo, per gli atti che compie, in virtà di quella capacità autocritica che all’altro è invece ignota.

    Condivido la tua visione in merito alla quale esistano diversi livelli di gravità, nell’espressione della patologia narcisistica, ma il tratto comune e fondante rimane lo stesso, ossia la messa in atto di prassi finalizzate ad uno specifico scopo, realizzate in modo più o meno efficace e massivo, ma comunque dipendenti dalla medesima esigenza.
    Che questa sia funzione di capacità razionali precise ed individuabili o di puro “istinto predatorio” (o della somma ed intersezione delle due cose, come piuttosto io credo) fa poca differenza, perché ciò che manca al soggetto che le mette in atto è la coscienza di farlo secondo le motivazioni che a questo sottendono.
    L’annientamento della vittima non è il fine, è il risultato.
    L’esito della loro campagna di sottrazione di risorse altrui, del continuo divorare la loro preda, a piccoli morsi, giorno per giorno.

    Rendersi conto del dolore che questo loro comportamento infligge non solo è a volte parte del meccanismo di nutrimento stesso del narcisista, ma è del tutto irrilevante a fini “morali” per loro, perché ne rigettano alla base le motivazioni (ossia loro stessi) e la sostanza (ossia la coscienza condivisa del danno e della sofferenza che ne derivano).

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    1. Touché. 😀
      E’ assai probabile che io parli attraverso il famoso “pensiero emozionale” che appartiene alla “vittima”, la quale vede le cose attraverso la lente dell’empatia.
      Vorrei chiederti se é la prima volta che ti relazioni a livello sentimentale con questo tipo di personalità (perché immagino che tu come tutti noi, ne abbia incontrate parecchie in diversi ambiti) e se hai provato a mettere la persona difronte ai suoi meccanismi.

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  12. Quella sui miei “pregressi” sentimentali è una buona domanda, Alice, e ti confesso che mi ci sono soffermato anch’io.

    In realtà so per certo di aver vissuto – molti anni fa – una relazione dalle pesanti implicazioni usuranti con una donna le cui caratteristiche però attendevano più alla sfera dei disturbi cosiddetti borderline, piuttosto che con quelli di cui si tratta in questo contesto, fatto salvo che spesso i confini tra le due tipologie si fanno rarefatti e impercettibili (quando non sono, piuttosto, sovrapponibili).
    Ma mancava quasi del tutto la parte relativa alla visione grandiosa di sé e alla manipolazione legata al nutrimento narcisistico, dove invece abbondavano ampiamente i tratti drammatico-umorali, le instabilità affettive e l’alternanza tra depressioni ed esaltazioni di sé e del rapporto.

    È stata un’esperienza molto “formativa” – se mi permetti l’ironia – e che in parte mi ha comunque fornito, a distanza di tempo e fatte le dovute distinzioni, gli strumenti necessari se non ad evitare di cadere poi nella trappola di una vera e propria NP, almeno di riuscire a razionalizzare e metabolizzare meglio e prima l’esigenza di uscire da una situazione che stava per configurarsi al peggio.

    In realtà credo che la fatica più grossa, anche in chi magari abbia migliori doti o esperienza per poter distillare dai fatti la comprensione di quanto gli sta succedendo, sia il prendere atto della consistenza e della fattualità proprio di quanto si percepisce, e dei dubbi in merito al proprio “partner” e ai suoi comportamenti.
    In questo senso la miglior eredità lasciata da eventi del genere è proprio l’esigenza insopprimibile di porsi a supporto di chi si avverte stia affrontando esperienze simili, allo scopo di permettergli di consolidare – se non di risolvere realmente la propria situazione, cosa per la quale nei casi di maggior rilevanza è quasi sempre richiesto l’intervento di specialisti preparati – questa consapevolezza.

    “Ma è mai possibile che lei/lui stia DAVVERO facendo questo?”
    La risposta è quasi sempre “sì”, ma ascoltarla da una voce terza, da qualcuno che conosce e riconosce quei movimenti, quei segnali, quelle bugie che sembrano verità ed insieme il loro contrario, leggerla nelle parole di chi ha vissuto spesso quasi una copia fedele degli stessi eventi – visto che metodologie ed espedienti utilizzati da un NP sono quasi sempre simili e ripetitivi in contesti diversi – davvero a volte può fare la differenza.

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    1. Si é vero borderline e narcisismo hanno la stessa radice ma non la stessa virulenza, anche se dipende sempre da caso a caso.
      A volte mi sembra di impazzire perchè o finisco nel pensiero magico del tipo che se mi trovo in questa situazione é perché l’ho attirata io in qualche modo, quindi forse lo sono anche io o faccio parte di quello spettro patologico, oppure vedo narcisisti ovunque presenti e passati e mi sento sopraffatta da questo esercito nemico che avanza contro di me.
      Credo anche io che l’aiuto di specialisti preparati in certi casi sia necessario per non soccombere dentro le proprie elucubrazioni e fantasmi interiori. Ma ci vuole anche la fortuna di trovarli.

      Comunque ti faccio i complimenti, come li faccio a tutti quelli che leggono e commentano questo blog, per l’ottima capacità di tradurre il proprio vissuto in parole, scelte con cura e organizzate in modo molto efficace.
      Buona serata e buona reclusione (sigh!)

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      1. Grazie Alice, l’apprezzamento è reciproco.

        La sola osservazione – i consigli li evito per principio – che mi viene da esprimere in merito alle tue assegnazioni circolari di responsabilità (lo dico scherzosamente e spero amabilmente) è che il più delle volte la risposta corretta è una sorta di “via di mezzo direzionale”.

        Di narcisisti (cattivi ma soprattutto “buoni”) il mondo è pieno, quindi dei secondi tenderei a preoccuparmi giusto l’indispensabile.
        Quanto ai primi, in genere la sola insorgenza del dubbio tende ad essere garanzia di averci preso… 😉

        Buona serata – in libertà – anche a te.

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  13. Cara Claudileia, innanzitutto grazie perchè ciò che scrivi è importantissimo.
    Volevi dirti che mi trovo, purtroppo, in una situazione gravissima e circondata da una intera famiglia narcisista.
    Non ho più forze.
    Ho assolutamente bisogno di parlare settimanalmente con un esperto in queste dinamiche. Tu sai darmi qualche consiglio? Ne ho troppo bisogno!
    Grazie, Sole

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  14. Ciao Sole, mi associo al tuo post, anche io mi sento stremata. Un bambino di un anno già è di per sé un gran lavoro, la pandemia, ed ora il mio ex n.p.per vendetta, padre della mia prima figlia, sta per mettere un altro figlio al mondo. La bambina che ha quasi 9 anni sta risentendo di questa scelta, visto che già le è nato un fratello da poco dalla mamma, ora anche il padre, che con lei sta poco e niente, fa un altro figlio.
    Non so più cosa dirle, la verità è brutale, ma l illusione d amore che le propina il padre, solo sempre a chiacchiere, la manda in crisi, inconsapevolmente. Cosa devo fare per aiutarla, senza sbagliare?

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  15. Io ho incominciato il mio personale “percorso di guarigione” solo quando ho capito che avrei dovuto “lasciare spazio”, per non continuare ad alimentare certi scenari nella mia mente. Proprio come il titolo di questo articolo spiega, si esce dall’incubo e la propria vita comincia a prendere una direzione diversa solo quando si acquisisce questa consapevolezza. A volte servono mesi, in altri casi anni, per capire che l’amore in cui avevamo tanto investito esisteva solo nella nostra mente e che, forse, in fondo quell’amore altro non era se non una manipolazione, un disastro emotivo. Il corso delle cose cambia completamente nel momento in cui ti accorgi delle cose senza più subirle e accetti, senza giudicarti, di aver creduto a un’illusione.

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    1. Mi associo alla convinzione di Sole in merito all’estrema utilità dei luoghi di aggregazione come questo blog, dove condividere le proprie esperienze e sentirsi in questo realmente compresi e meno soli, appunto.

      D’altra parte, nei casi in cui la sofferenza personale risulti importante e condizioni pesantemente e nel tempo la vita e le scelte di ciascuno – magari proprio a causa del persistere di influenze ambientali difficilmente modificabili – e massimamente quando siano coinvolti anche soggetti “fragili” come dei minori, ecco, in queste circostanze credo non si possa prescindere dal supporto di specialisti e strutture adatte.

      Come è stato ricordato in molte occasioni – ricordo un intervento recente di Annalisa particolarmente lucido al riguardo – trovare qualcuno davvero in grado di comprendere la situazione ed esprimere linee di indirizzo informate e soprattutto utili non è facile, e rischia comunque di implicare impegni economici anche rilevanti.

      Ma con dei bambini o dei ragazzi in gioco, mi viene da pensare che pure l‘affiancamento di un classico centro antiviolenza o di una struttura equivalente possa dare, almeno nei casi più gravi, un minimo orientamento pratico e risultare di utile integrazione con i suggerimenti ricavati dal vissuto personale e dalle altrui esperienze.

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  16. …Distruggere l’immagine mentale che mi ero fatta dell’uomo che amavo…. beh, mi chiedo se ci riuscirò mai.
    Al momento non ancora e sono passati otto mesi.
    Sono stata con un narcisista covert per due anni e per tutto questo tempo ho pensato solo di avere a che fare con una persona speciale, dotata di una sensibilità particolare.
    Una persona a volte difficile, ma amabile.
    Per quasi due anni con me è stato adorabile, mai una parola fuori posto.
    Le stranezze, le ambivalenze c’erano ma io le ho viste solo dopo lo scarto, con il famoso senno del poi.
    E dalla collina del poi le cose appaiono così nitide…..
    Per quasi due anni mi ha fatta sentire speciale, amata, desiderata.
    Ed è questa l’immagine di lui che non riesco a distruggere.
    Non riesco ad accettare la realtà, fatico a convincermi che dietro quella maschera ci fosse davvero uno squilibrato.
    Perchè così era, così è.
    Quando lo specchio ha iniziato a rimandare un’immagine non più perfetta di lui, quando io – lo specchio – ho incominciato a far notare che qualcosa non andava, lui ha iniziato ad alterarsi sempre di più.
    Ad un tratto non era più lui, o meglio non era più quello che mi aveva convinto che fosse e che lui stesso si era convinto di essere.
    Improvvisamente, anche io ero diventata inadatta per lui. Anzi, completamente inadatta, come aveva fatto a non accorgersene prima.
    ” Sfortunatamente i nostri caratteri si sono rivelati incompatibili”, mi son sentita dire dopo due anni di favola. Dopo che, solo un mese prima, stavamo cercando casa, un rifugio tutto per noi.
    Al mattino ancora mi “amava”, al pomeriggio ha fatto l’amore con me, alla sera è letteralmente fuggito dopo aver creato ad arte un pretesto per litigare, addossandomene tutta la responsabilità.
    Dopo qualche giorno l’ho incontrato per restituirgli le chiavi di casa e nel suo volto io ho visto gli occhi di un’altra persona. Erano occhi vuoti, vacui, i movimenti del corpo erano rigidi e tradivano un chiaro disagio emotivo, una sorta di dissociazione.
    In quel periodo stavo leggendo “Amori supernova” di Enrico Maria Secci e la persona che avevo davanti l’avevo già letta e riconosciuta in alcune descrizioni contenute nel libro.
    Ricordo che mi consolò realizzare che stava male anche lui, anche se non poteva essere in grado di rendersene conto.
    Ed è anche quell’immagine luciferina di lui, quello sguardo vitreo che non riesco ancora a scrollarmi di dosso.

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  17. “…Distruggere l’immagine mentale che mi ero fatta dell’uomo che amavo…. beh, mi chiedo se ci riuscirò mai.”

    Alti e bassi, sempre.
    Eppure vedi, Diana, andando apparentemente (ma solo apparentemente) contro il senso di quanto spesso ci viene detto – e ci diciamo – in proposito, e contro il messaggio stesso che l’articolo in testa a questi commenti sembra proporre, forse quell’operazione di disintegrazione che dovrebbe garantirci di non ritornare sconfitti sui nostri passi, non è consigliabile.
    Non nel modo in cui sembrerebbe essere possibile ed utile, e questo per almeno due buoni motivi, a mio avviso.

    Il primo è di carattere consolatorio ed autoreferenziale: in quell’immagine ci siamo – anche – noi.
    E non solo per le dinamiche di mirroring che il narcisista mette in atto per assomigliarci e comprenderci, per tendere l’esca alle nostre istanze empatiche ed affettive.
    Quell’immagine “contiene” una parte di noi, una parte sostanziale e a suo modo sana, fatta di richieste, ambizioni, desideri, paure.
    È vero, l’uso che ne hanno fatto è il più bieco e vile che si possa immaginare ed è stato il cavallo di Troia con cui è stata forzata la nostra intimità, il nostro essere più profondo, ma se ha funzionato così bene, se quei momenti di corrispondenza, di abbandono, di dolcezza, con tutte le loro promesse, sono ora tanto difficili da cancellare è proprio perché si tratta di bellissimi ricordi.

    So che c’è da rabbrividire al pensiero di definirli così.
    Tutti noi abbiamo provato quel senso di orrore davanti alla consapevolezza acquisita di chi fosse realmente “l’altro”, quello cui indirizzavano i nostri ‘ti amo’, le nostre carezze, i nostri occhi, e di dove tutto questo realmente finisse con l’accumularsi.
    Uno sfasciacarrozze di affetti dove lui, o lei, accantonavano parole e sentimenti, per riutilizzarli a proprio uso e consumo nel rapporto con noi e, per certo, in quelli che sarebbero seguiti.
    Eppure è così.
    Bellissimi ricordi.
    E allora forse ha un senso conservarli, in qualche modo, filtrarli della loro parte negativa e deviante, inquadrarli nella loro giusta dimensione dicendoci che se è pur vero che la rappresentazione era a nostro favore e che noi stessi recitavamo – a nostra insaputa – una commedia in cui tutto era finzione, loro sostenevano una parte, ma noi, noi eravamo reali.
    E questa cosa, da sola, merita forse un ricordo.

    Il secondo motivo per cui perseguire la distruzione dell’immagine del nostro persecutore non è necessaria è molto più prosaico: perché in realtà non è possibile, e sforzarsi di farlo, proprio in virtù di quanto sopra detto, può risultare persino controproducente.
    La nostra memoria non è quella di una macchina, non può essere resettata e riprogrammata.
    L’analisi critica, quella sì, è indispensabile: conoscere motivi, cause, effetti ed implicazioni.
    Vedere oltre la maschera, conoscerla e in questo renderla inoffensiva, incapace di ferirci ancora è irrinunciabile, ma rimuoverla e lanciarla via non solo non serve (più) arrivati a questo punto di consapevolezza, ma potrebbe addirittura essere svantaggioso, perché la sua referenza ci sarà sicuramente utile, per evitare di fare di nuovo gli stessi errori, trovandoci semmai ancora di fronte ad essa.

    Come fare allora, per evitare che la persistenza di quelle immagini, di quei ricordi, finisca coll’indurci a ricadere all’indietro su noi stessi e a lusingarci con le incertezze?
    Come poter disinnescare la volontà di riprovarci, l’illusione insieme che esista un’altra possibilità e che si sia noi in errore nel negarci un nuovo tentativo?
    Mi è capitato spesso, nei miei casi, di pormi questa domanda, e la risposta si è presentata inequivocabile: definire un punto fisso, una circostanza non travisabile e perfettamente verificabile, un cancello di lucidità e certezza che funga da spartiacque tra l’epoca in cui quella maschera risultava ancora credibile, e quella in cui si è rivelata, a noi, per ciò che realmente era.

    “Quell’immagine luciferina di lui, quello sguardo vitreo che non riesco ancora a scrollarmi di dosso.”
    Io credo che questo sia il tuo cancello Diana, il tuo punto fermo, anche se il valore che ancora associ a quel momento è quello di una sconfitta, di una umiliazione, nella consapevolezza postuma di due anni di bugie trascorsi con lui.
    La cosa più sensata da fare, quella che davvero allora può corrispondere all’esortazione pratica di “distruggere la sua immagine” dalla quale siamo partiti è fissare questo istante come la tua personale Stele di Rosetta, la chiave per decifrare correttamente ogni singolo frammento di passato ed ogni minima esitazione futura.
    Ricorda quello sguardo e usalo come un faro e come un argine, in ogni occasione in cui lui si ripresenti alla tua mente, per vederlo per chi realmente è.

    Credo che ognuno di noi possieda questa chiave, questo punto di riferimento.
    Basta solo identificarlo e metterlo in evidenza sullo scaffale della nostra coscienza, per utilizzarlo costantemente, con la massima fiducia, nell’informare le nostre scelte e i nostri pensieri, e soprattutto quando questi sembrano nuovamente in balìa di dubbi e di sentimenti che ora sappiamo essere non più di due, ma di uno solo.

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    1. Tutto quello che dici diventa fondamentale quando la storia con lo psicopatico ha generato dei figli ed è la parte più importante della tua vita… ma è allora che è ancora più difficile…

      Per farti un esempio, il mio ex mi chiedeva foto dei bimbi mentre senza di lui facevamo le nostre gite, i nostri giri, le visite mediche… per fingersi con noi con il capo mentre in realtà era assente dal lavoro per intrattenersi con una delle sue amanti…
      Ricordi bellissimi sporcati per sempre come banconote rubate di un bancomat…

      Sarebbe bello ripulire i ricordi… cancellare quello che so e tenermi il bello… solo il bello… ma ci vorranno anni e nel frattempo i miei figli cresceranno ed io continuerò a sentire tutto quello schifo addosso…

      …come se il loro squallore sia una sostanza viscosa che ti rimane appiccicata…

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      1. Comprendo bene Francesca, così come è chiaro che ogni situazione faccia testo a sé e che generalizzare possa portare a confusione e generare ulteriori danni.
        Ci sono rapporti viziati dalla presenza di un partner narcisista che sarebbe possibile eliminare dalla propria vita come si farebbe lavando una maglietta sporca e semplicemente dimenticarli – anche se magari solo ai fini “pratici” – altri casi, come ad esempio il tuo, in cui il coinvolgimento di soggetti terzi, massimamente dei figli, lo rende impossibile.

        Eppure, anche dove i ricordi mescolino assieme il bello ed il brutto io sono convinto esista il modo per districarli e per riuscire a dar loro un senso ed un valore, e recuperarne la purezza.
        Le cose buone che testimoniamo personalmente, per noi stessi e proprio nel rapporto con i nostri figli, possono affinare quel processo di purificazione dalle bassezze che ci sono state imposte, e divenire addirittura uno scudo contro la parte ignobile di quel passato.

        Certo, le belle parole sembrano spesso servire a poco, specie nell’immediato, quando il peso di una sofferenza è ancora tanto presente e tanto grave, ma sono davvero convinto che sulla lunga distanza, con il necessario lavoro interiore e sulle persone care coinvolte – quest’ultimo in genere molto più complesso e difficile – si possa arrivare a decantare anche da un’esperienza di vita tanto deteriore qualcosa di buono, e che meriti, per te e per i tuoi figli, il valore di un ricordo.
        Ed è un augurio che ti faccio con tutto il cuore.

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  18. Ciao a voi..
    Da mesi cerlo, leggo, ascolto video su tutto ciò che è il narcisista.
    Ci sono arrivata per tentativi, digitando “uomo freddo” – “uomo che non bacia” – “uomo che non chiede mai scusa- ecc ecc.
    Io che non sono sui social, che uso pochissimo la mail e non so niente di tecnologia.
    Come una scolaretta che cerca un termine sconosciuto sul vocabolario.
    Piano piano ho avuto le risposte ai miei stati d’animo, all’ansia, al panico, alla confusione mentale, al dolore.
    E la consapevolezza che lui è un narcisista patologico.
    Sto andando in terapia…
    Trovare questo forum è una boccata di ossigeno.
    Ogni mio pensiero, dubbio, momento difficile qui trova spiegazione, risposta, chiarimento.
    Ancora non ne parlo quasi con nessuno. Ancora mi vergogno, mi sento ingenua, stupida, sbagliata,confusa.
    Ma comincio a capire che è “normale” sentirsi così.
    Ho imparato cos’è il love bombing, il gaslighting, lo scarto,la manipolazione.
    Sono ancora nel buco nero, ma vedo una luce e mi sento meno sola.
    Grazie

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    1. Ben arrivata Elee.

      In realtà, come già mi è capitato di scrivere, credo che nelle situazioni in cui – chi più chi meno – tutti noi qui ci siamo ritrovati, la difficoltà maggiore ed insieme il miglior traguardo da superare, sia proprio guadagnare questa consapevolezza comune, la percezione che i propri fantasmi sono in realtà reali e i dubbi che agitano notte e giorno per spaventarci, invece, certezze.

      Qua nessuno ti darà della visionaria e ogni domanda troverà, se non delle risposte, comprensione.
      Un abbraccio.

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  19. Scrivi:”Ci sono arrivata per tentativi…” …esattamente come me…

    Io ci sono arrivata digitando “violenza del silenzio”… perché mi sentivo aggredita dai suoi silenzi, dalle sue mancate-risposte, dal non-ascolto… mentre nessuno intorno a me sembrava capire che lui non evitava discussioni, ma semplicemente voleva rimettermi “a posto”…

    Ma è stato puro dubbio. Sensazioni. Viaggiavo nell’incertezza anche dopo aver ascoltato le parole della prima psicologa di entrambi che disse su di lui “ha tratti narcisistici piuttosto marcati”…

    Fino al giorno in cui sono approdata in questo blog ed è stato tutto molto più chiaro.

    Eppure ci ho messo quasi 2 anni per entrare in un centro antiviolenza ed affermare “il mio ex è problematico, credo sia un narcisista maligno ed ho paura per i miei figli”… e mentre lo dicevo, mi sentivo comunque “in colpa” perché forse non avevo ragione e stavo parlando male del padre dei miei figli…

    Sono bravi a raccattare “scimmie volanti” e lasciare a loro il compito di distruggerti e insinuare dubbi…
    Leggi più che puoi qui nel blog e fai pulizia nella tua vita…
    Di lui e della verità su di lui non ne potrai parlare che con pochi, anzi pochissimi… i più certo non capiranno e diranno cose che ti faranno ancora vergognare e sentire “ingenua, stupida, sbagliata,confusa”.

    Parla qui quanto vuoi.
    Qui ci siamo passati tutti, anche uomini, e ti farà bene scoprire che non sei sola…

    Un abbraccio!

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  20. Ciao.
    L’aspetto più eclatante di ora è il mio stupore davanti a questa verità..
    Mi sorprendo di leggere che Marco capisce, che Francesca, come me ancora si vergogna, che tante storie sono copie della mia!!
    Non sono PAZZA!!!
    I silenzi, le incongruenze, le non risposte, il gelo, la denigrazione, il distacco …. Non erano immaginari!!
    Mi sembra di respirare dopo anni di apnea.
    Due giorni fa mi ha chiamata con una scusa.Accogliente, conciliante… L’ho ascoltato come fossi un’altra… Il tono mellifluo, le parole misurate, i soliti discorsi.Ovviamente il senso è che è pronto a “perdonare” un giorno, a riprovare se ammetto le mie colpe, se capisco i suoi momenti, forse…
    Sono stata discaccata.. Ma è lui è furbo, era in allerta… Ha fatto più domande, è stato più dolce.. Nessuna traccia di rabbia..
    Ho riattaccato veloce, ma tremavo. Subito ero quasi contenta di non aver ceduto, di aver visto chiaro il gioco,mi sentivo forte.
    Poi l’ho pagata… Come se le parole si scomponessero, le frasi si sciogliessero a formarne altre. E i miei pensieri si sono capovolti.. E di nuovo il cielo è sotto e la terra su in alto.
    Giorni di follia..angoscia.. Ansia e panico.
    Tutto torna “NORMALE”…
    Ci sono scivolata. Il turbinio dei vecchi pensieri attivo in pochi secondi.
    Da sola!!!! Ho fatto tutto da sola… E ho continuato a distruggermi per 2 giorni!!
    Stamattina dopo i calmanti mi sono guardata allo specchio :sfatta, vuota, brutta.
    Ho cancellato il numero e riletto di nuovo tutto ciò che potevo.
    Sono tornata qui..
    E sono tornata in me.
    Non sono una ragazzina, ho quasi 50 anni.
    Ero solare, divertente, apprezzata e ben voluta. Avevo amici.
    Il paradosso è che tanti di loro mi consideravano saggia, intelligente, con una spiccata capacità di entrare in sintonia con gli altri,di capire “a pelle”..
    Mio Dio…
    Adesso va meglio, ho imparato un’altra lezione:sono ancora fragile..
    Oltre a me ci sono regole da rispettare: il no contact. Totale.
    Anche stavolta fondamentali voi.
    Ho letto in giro “ti stupirà trovare più empatia, sostegno, affetto e comprensione negli estranei che in lui”
    È così.
    Non sono pazza, non sono inutile, non sono feccia.
    Solo fragile.
    Questa è la verità..
    Solo questa.
    Vi ringrazio immensamente.

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    1. Elee mi Sono ritrovata anche nel tono concitato della tua risposta. Sono 5 anni che vivo questo incubo. 5 anni di “ammetti di aver sbagliato” “devi chiedere scusa” “non sei matura”.. e potrei continuare fino allo sfinimento. Oggi sono sfinita. Ero una donna amata, solare, brillante. Oggi sono una larva senza dignità. Ho desiderato la sua morte, ma prima ancora la mia. Mi ha levato tutto. Tutto.

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  21. Cara Elee, immagina una strada.
    Una strada che tu possa percorrere solamente facendo quattro passi in avanti e due indietro, perché è così che funziona, ed è normale.
    Ma alla fine quello che dovrai conteggiare realmente è il bilancio di quei due passi in avanti nel percorso della tua liberazione, due passi ai quali ne seguiranno altri due, e così via, fino a quando non ci saranno più ripensamenti e ritorni, ma solo il tuo avanzare sicuro e un sacco di aria libera da respirare davanti a te.

    Il fatto che tu abbia saputo tener testa al telefono ai suoi tentativi di hoovering, al suo cercar di riportarti nella spirale delle sue manipolazioni rappresenta quei passi in avanti, e la tua reazione successiva quel ritorno, parziale, su dinamiche già sperimentate.
    Ma è la prima delle due cose che conta, non la seconda.

    La distanza dai nostri persecutori, il ritrovarci a confronto con noi stessi – ed il peggior nemico in casi del genere, lo sappiamo bene, siamo proprio noi – e con i nostri dubbi, il nostro criticismo, la nostra capacità empatica, rappresentano il campo in cui germogliano i semi che loro lanciano in tutte le occasioni di relazione, e molti di questi semi riposano già da tempo là, in attesa di poter dare frutto.
    Potersi opporre a tutto questo, al controllo a distanza che loro esercitano attraverso di noi e la nostra disponibilità alla revisione personale è possibile, ed è una funzione che va formalizzata ed esercitata continuamente.

    Trova il tuo punto fermo, l’occhio del ciclone, l’istante di assoluta lucidità in cui tu lo hai visto per quello che è, senza fingimenti.
    Quella volta che ti ha mentito su di una cosa importante, che ti ha tradito in qualche modo, che ti ha ferito gratuitamente e senza motivo, e di questo tu hai avuto la prova certa, materiale ed incontrovertibile.
    Un evento che non lasci spazio ad alcun dubbio o argomentazioni concilianti da parte della tua onestà intellettuale, della tua coscienza aperta, ed aggrappati a questo.
    Usalo come termine di confronto per ogni tua ulteriore perplessità nei suoi riguardi, e in questa comparazione ritrova la validità delle tue certezze e delle conclusioni che hai raggiunto su di lui.

    È una lotta contro te stessa, alla fine, quella che devi affrontare, ma ti assicuro che il modo migliore per vincerla è proprio quello di metterti di fronte ad un’evidenza non contestabile, nemmeno dalla tua bontà d’animo e dalla tua capacità di comprensione e di perdono.
    Sì, non sei pazza, non sei inutile e meno che mai “feccia”.
    E soprattutto, tieni a mente che la fragilità è sempre il carattere comune delle cose belle: va semplicemente protetta.

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  22. Ti capisco, strumentalizzano i figli per apparire, per creare un immagine di sé socialmente rispettabile, quando i verità sono l opposto. Il padre della mia si è tatuato un disegno di lei sul braccio, eppure è totalmente assente, non esiste da parte sua senso di responsabilità, accudimento, premura, mai esistito, ma di fronte agli altri si mostra un giovane padre modello. È nauseante. Ora ne fa un altro tanto per dimostrare che non è lui la causa del fallimento e per rimettere in paro la situazione con me

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  23. Il mio commento era in risposta a quello di Francesca, ho poco tempo avendo un bambino di un anno, e mi scuso per i messaggi forse confusionari che lascio. Vorrei poter scrivere molto di più, approfondire ciò che leggo dai vostri commenti… Ringrazio ogni spunto di riflessione che accendete o riaccendete in me, come quello di marco per es, che saggiamente consiglia di visualizzare un ricordo di inconfutabile malignità e scorrettezza subito per riacquistare la consapevolezza della verità. Il grande problema è proprio questo caos in cui tutto si mescola, vittima e abusate, male e bene. La facciata che cela il mostro, la voce melliflua, come dici tu Elee, che in un istante può trasformarsi in tono gelido ed autoritario, che solo tu conosci bene e che paralizza ancora, almeno me, dopo anni di separazione. Avere avuto una figlia con questo essere è stata come essermi intessuta una ragnatela attorno. Difficile capire cosa significhi dover affidare ciò che di più prezioso hai al mondo Alà persona che al mondo temi di più… Tanto per dirne una. Dover nascondere i propri sentimenti a lei, la realtà, non sapendo se sperare che un gg si renda conto di chi sia il padre o viceversa proteggendo da questa atroce delusione.. Per dirne un’altra. Il dubbio che mi sta tormentano, è che con questa nuova “compagna” con cui sta per avere un figlio (guarda caso a pochi mesi di distanza dalla nascita del mio l ha messa incinta, dopo anni e dopo aver detto a me la solita serie di bugie, che nonavrebbe mai voluto altri figli, che fare i figli a 40 anni era da falliti… Tanto per screditare me ed il mio nuovo compagno), possa essere diverso. Razionalmente so che non sarà un buon compagno o un buon padre, ma da qualche parte si insinua in me il dubbio che darà a loro quello che nonostante tutto quello che io ho fatto a noi non ha mai dato. Rileggo la risposta di Claudeila per aiutare il pensiero tornare lucido,ma il fantasma è ancora lì. Condivido cio che scrive Francesca, la sensazione di avere addosso il loro viscidume, è a tratti soffocante

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    1. “Avere avuto una figlia con questo essere è stata come essermi intessuta una ragnatela attorno” è esattamente quello che provo io…

      Anche il mio sta per diventare (o è diventato) padre della sua attuale compagna… la collega sposata un po’ “così” con cui non ha mai confessato di tradirmi, ma che lo aveva “irretito”… o il “grande amore” che ha tradito con me per ben due anni… o per essere chiari e uscire dal suo caos: la collega sposata con cui è stato scoperto a lavoro e che mi ha dovuto “citare” prima che qualche collega (come è stato) mi spifferasse tutto…

      A volte mi sembra di vivere in un romanzo di appendice, di quelli da supermercato… quelli noiosi e tutti uguali che finiscono sullo scaffale in cucina o nel bidone della carta…

      Avere dei figli ti rende una protagonista del romanzo, come se a prescindere dalle scelte che farai per te stessa, una parte di te, una parte importante, i figli, saranno sempre in quel romanzo trascinandoti dentro ogni volta che pensi di esserne fuori…

      …e poi io da quel dubbio che sia io la ” pazza” non ne riesco ad uscire… lo so che ho ragione, razionalmente so che tutto quello che so di lui è vero e che non ci sarà nessuna illuminazione che potrà renderlo un Uomo… eppure intimamente è come se l’immagine che ho di me stessa si fosse incrinata e “potresti avere torto” fosse un’opzione possibile…

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  24. Ciao, un commento a Beautifuloser…
    Sono in terapia al momento, e ho scoperto tante cose su di me, e fatto riflessioni sul passato.
    Anche il mio ex marito e padre di mio figlio aveva tratti narcisistici molto marcati… Me ne sono resa conto nelle sedute,anche se allora non lo sapevo.
    Come padre era irresponsabile, superficiale, incoerente. Anche lui con il suo bel tatuaggio enorme sul braccio.
    Dopo la separazione (mio figlio aveva 4 anni) è diventato ancora peggio. Con me è stata una guerra di 8 anni per tutto:mantenimento,visite, decisioni.
    Alla fine ho mollato io per sfinimento.
    Con il figlio faceva l eroe, il premuroso, il compagnone.Sono stati anni duri.
    Capisco la tua preoccupazione, ma vorrei dirti questo :mio figlio ora ha 20 anni ed è un ragazzo sano, sensibile, equilibrato.Negli anni è stato deluso, confuso, ferito (sai bene che la maschera del buon padre a beneficio degli altri)Ha sofferto ed io con lui. Non ho mai detto nulla su suo padre, anzi giustificavo le assenze e le mancanze.
    Poi ha capito.
    I suoi giochetti, il cambiare donne come scarpe, l’inaffidabilità e molto altro. L’ ha capito molto tempo fa… Piano piano.
    Parole sue: “mamma, stai serena. Voglio bene a mio padre perché è mio padre. Mi ha insegnato cosa NON VOGLIO diventare.
    Cosa NON FARE per essere fiero di me.
    Lascialo fare il suo spettacolo a beneficio degli altri. Non cambierà mai, io l’ho capito e lo accetto così”.
    Mi ha ringraziata di essere stata la presenza costante, coerente, di non averlo denigrato ai suoi occhi.
    Giro le sue parole a te.
    Vigila, osserva, ma stai serena..
    I figli hanno grandi risorse se oltre ai fantasmi hanno presenze positive e amorevoli.
    In bocca al lupo.
    Buona giornata a tutti.

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    1. Elee a te mando il mio ringraziamento per avermi illuminato la speranza che mia figlia un gg acquisisca consapevolezza e che possa nonostante questo crescere e rimanere sana, equilibrata. Spero riconosca chi c è stato, chi ha fatto e chi ha solo chiacchierato..
      Chiedo a voi.. Esistono donne che possono rimanere accanto a queste personalità, costruendo qualcosa di buono, essendo in qualche modo felici autenticamente?

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    2. Sono parzialmente d’accordo con te…

      Lo vedo con il mio maschietto. Sono io la “regina” e a prescindere da quello che il padre fa o dice… io resto io. Lui si tiene ben saldo a me come un piccolo koala. Vuole bene al padre, ma si fida di me… e fa spallucce.

      Con la femminuccia è diverso. Lui la disorienta. La stordisce. Ad ogni suo passaggio lei ne esce provata… Ha paura di perderlo perché si illude di “averlo” ogni volta… Crede alle sue promesse ed è spesso arrabbiata o preoccupata o triste…infinitamente triste…
      Quando lui la triangola con la figlia di lei, lei si umilia e cerca di farsela piacere…per poi essere furiosa come un adolescente…
      Sta vivendo male la nascita del nuovo figlio di lui, perché ha paura che il padre non venga più…

      Sono finita al centro antiviolenza proprio per lei… perché un narciso tratta la figlia femmina come una fidanzata… e con la femmina fa molti più danni…

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      1. Avevo scritto una lunga risposta che non so perché non appare… Proverò a riassumere ciò che avevo scritto.. Anche se leggendo l esperienza di elee(il commento l avevo scritto prima di leggere questo tuo appena arrivato, in risposta a Francesca) come quella di Lucia Bennet, si sono ri accesi i miei timori riguardo mia figlia. Diciamo che a riguardo, spero solo che avendo io da quando lei ha 5 anni un nuovo compagno, che di fatto se ne occupa più del padre biologico, e con il quale abbiamo ricostruito una famiglia “normale”, possa lei riconoscere in lui una figura maschile di riferimento, come mi augurava anche claudeila. Ma comunque so che sarà un percorso in salita, perché il np è estremamente seduttivo con lei a parole, zero fatti ma love bombing di parole. Mi chiedo…che tipo di donna/uomo può condividere la vita con un np, oltre ad una dipendente affettiva? Il mio psicologo mi diceva che può accadere che questi soggetti possono finire con un compagno /a peggio di loro.. Ma a me sembra impossibile visto il loro ego ipertrofico.. Inoltre mi domando, come aiutare una figlia a disinnescare i meccanismi perversi di un genitore np, se questo non si deve in alcun modo screditare ai suoi occhi? Grazie a tutti, buona giornata di primavera

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      2. Io ho smesso di fingere.
        Non le prevedo cosa accadrà, anche se so esattamente quando non verrà e quando ha promesso l’impossibile, ma non lo approvo più davanti a lei, non lo difendo e non lo scuso.
        La invito a non accettare quello che non le sta bene e ad accogliere la sua rabbia… perché è giusta, perché nessuno ha il diritto di farle del male, perché ognuno può fare come crede,

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      3. (ho involontariamente inviato a metà…)
        perché ognuno può fare come crede, ma lei ha il diritto di sentire quello che sente e di accettare solo quello che ritiene lei giusto…
        L’ho fatto incitata dalla psicologa, ma sinceramente brancolo nel buio perché oggettivamente disapprovo ogni singolo comportamento del padre dei miei figli e per essere autentica e sincera dovrei dire “sai tutto quello che fa papà, è tutto quello che per mamma è sbagliato fare!”

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  25. L opzione “potresti avere torto” è stata instillare nella mia testa forse da sempre già dalla mia famiglia d origine, poi I suoi continui”sei pazza, sei una malata di mente, psicopatica “, uniti alla sua affinatissima abilità manipolatoria, hanno fatto il resto.
    Tutt ora la parte malsana di me, perché credo che sia lei a farmi ancora dubitare della realtà, cede al pensiero del” forse è stata anche colpa mia, forse se avessi avuto un altro carattere.. Forse questa ha il modo, la chiave giusta.. “. In realtà, a meno che non sia cambiato, cosa inverosimile, nessuno può avere quella chiave. Neanche quando provavo a non chiedere nulla, a non far notare che qualcosa non andava ed ingoiavo tutto, neanche li ci poteva essere garanzia di serenità, perché in un attimo e senza reale motivo sapeva far scattare il putiferio sull unica base delle sue distorsioni mentali. Non ce l avrei fatta, mi sarei uccisa prima o poi. Era insostenibile, disumano, troppo perverso. Ammetto che si, vorrei vederlo pagare per tutto il male che mi ha fatto, vorrei vedere fallire questo nuovo farlocco copione che sta mettendo in scena, vederlo buttare fuori di casa con tanto di alimenti da pagare, cause da sostenere.. Si, non accetto la sua impunità, non riesco a digerirla. Oppure mi potrei accontentare di entrare come una mosca in quella casa ed assistere al reale sfacelo della sua vita, che da fuori appare normale e magari pure migliore delle altre. Avevo smesso di generare tali pensieri negativi ma da quando ho ricevuto (da mia figlia) la lieta novella, è riuscito ad insinuarsi di nuovo nella mia mente.. E so che questo era tra i suoi scopi, purtroppo lo sta ottenendo. Mi auguro che prima o poi mi passerà, dopotutto tutto ha un inizio e una fine

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  26. Ciao.
    Sono d’accordo Francesca..
    E queste condivisioni sono utilissime!
    Vero che l’essere figlio maschio o femmina cambia la prospettiva.
    Cambiano le dinamiche relazionali con questo e l’altro genitore.
    E condivido il modo di agire.
    L’avere aiuto e consigli da specialisti è FONDAMENTALE.
    Effettivamente rileggendo non mi sono espressa bene.. Il mio non screditare, giustificare le assenze era per contenere le frustrazioni e dare una parvenza di “valore” alla figura di quel padre.
    All’inizio era molto piccolo..
    Forse sbagliando volevo capisse che non era rifiutato per demeriti suoi, e dargli tempo di “abituarsi” alle frustrazioni che lo aspettavano..
    Ma sempre convalidando il suo sentire, la delusione,e poi in adolescenza la sua rabbia.
    Volevo dire che per questi figli avere almeno 1 genitore “sano” che con enorme sforzo media, comprende, accoglie e mantiene una comunicazione costruttiva, magari anche commettendo erroni, (grazie a Dio siamo umani e non robot) nel lungo tempo funziona.
    Perché se l’intenzione è tutelare senza manipolare, senza tornaconto personale, ma con amore altruistico e sincerità alla fine si palesa.!!

    Una info..
    In una conferenza di Cinzia Mammoliti sugli abusi consigliavano un libro: “genitori manipolatori.Riconoscere e fuggire l’amore malato” di Isabelle Nazare Aga.
    Non l’ho letto ma ne parlavano bene, magari si può trarre qualche altro consiglio..

    In bocca al lupo ai vostri figli e a voi tutti.

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    1. Grazie, per i consigli e per la consapevolezza che mi avete riportato alla mente. In questi giorni credo di aver realizzato che la notizia del nuovo figlio in arrivo, non è che l ennesima, enorme conferma della sua patologia narcisista. Una persona totalmente incapace di aver cura, premura e senso di responsabilità, che mette al mondo un altro figlio con un altra donna per vendetta e per mantenere /costruire la facciata. Mi sembrava assurdo ma è così, il mio primo pensiero era corretto. Non c è amore ma solo come sempre se stessi e la propria immagine per questi esseri.per ora mia figlia non mostra segni di regressione, né teme più di tanto di venire trascurata, visto che l ha sempre fatto forse. Cercherò di aprirle gli occhi quando lui cercherà di confonderle la realtà, non sarà facile farlo senza intaccare l immagine paterna, ma qui non si tratta di una ex moglie rancorosa che strumentalizza la figlia, ma di un ex donna psicologicamente massacrata che quella figlia vuole e deve salvare.

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  27. Mi dispiace, due giorni fa ho inserito un commento ma ancora una volta non è stato pubblicato.. Non c era niente di offensivo, non so perché, forse è ancora in fase di elaborazione…

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    1. Ciao Beautifuloser,
      ho anch’io un commento “pendente” da diversi giorni in attesa di moderazione, ma sono certo non ci sia alcun intento censorio da parte degli amministratori.

      Nel mio caso mi ero prima “loggato” sul mio account WordPress- piuttosto che inserire qui la sola mail e il nome – e questo probabilmente non mi ha fatto riconoscere dal sistema come utente già validato.

      Presumo che Claudileia sia rimasta assente per un po’ dalla gestione del blog, ma al suo rientro le cose dovrebbero sistemarsi…

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  28. Ciao.
    Non so capire cosa succede.
    Giustifico col look down, la mancanza del lavoro,il distacco,
    il cambio stagione..
    Ma qualcosa non sta andando come dovrebbe.
    Mi sento vuota, apatica, senza impulsi.

    Non mi manca lui, sebbene ogni tanto arrivino a tradimento flash di attimi felici(due forse) ,subito rimpiazzati dalla quantita’ spropositata di fango.

    In alcuni momenti direi davvero sollevata.
    Non mi sento neanche arrabbiata, né con il destino, né con lui.

    Ad ondate arriva una specie di malinconia, una tristezza mista a paura che diventa sempre più pesante.

    Mi sento senza speranza, senza futuro ed ogni cosa è senza gusto, senza scopo, solo un dovere da compiere.
    Una massa informe di gomma.

    So che dovrei ritenermi fortunata per la salute, la famiglia, la liberazione…

    Ma mi sono persa.
    Non mi riconosco quando mi guardo, quando parlo, quando penso.
    Non sento nessun bisogno, sono efficace nel funzionamento ma meccanica.

    Questo mi fa orrore.
    E paura.
    Spesso non riesco a decodificare i pensieri e emozioni.
    È tutto troppo veloce ed io troppo lenta.
    Tutto troppo difficile.
    È un brusio di sottofondo.
    Una foschia che non è nebbia.
    Un sentore di minaccia come l’odore di fumo che viene da lontano.
    Probabilmente non riesco neanche a rendere l’idea.
    Vorrei parlare ma non trovo le parole.
    Per scrivere queste ho impiegato ore.

    Cos’è che sbaglio adesso?
    Ora che ho deciso di chiudere, di volermi bene, di rispettare le regole, di essere coerente….

    Perché non va?

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  29. Aveva occupato lo spazio Elee, tutto lo spazio disponibile, nella tua mente, nel tuo cuore.
    Si era sostituito a tutte le cose belle che ci conservavi, alle tue cellule sane, prendendo il posto dei tuoi desideri, della tua felicità, dei tuoi sentimenti.

    Ora che lui non c’è più, che hai imparato a cancellarlo dalla tua vita, quello spazio si rivela improvvisamente vuoto, come se la sua assenza ti avesse privato per sempre di quella parte di te che aveva surrogato.
    Ma non è così.

    Quello che sei, quello che puoi essere, non può essere azzerato, messo a tacere per sempre, com’è stato in sua presenza.
    Datti del tempo, ritrova la tua strada e te stessa, i tuoi obiettivi.
    È ancora tutto là, pronto per un nuovo inizio.
    Datti del tempo, e tieni duro 🙂

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  30. Mi aspettavo che data la cruda consapevolezza di ciò che lui è e dell’accaduto non ci fossero né dubbi né strascichi.
    Che il mio mondo si allargasse invece s’è fatto più piccolo.
    Stanotte, in un sogno, ho avuto la certezza che ci sia un’ altra. Uniti i puntini da sveglia è stato lampante.
    Ok.
    Scarto e sostituzione fatto.
    La ragione è salda, la chiusura definitiva.
    SO che non potevo cambiare lui e niente cambierà in futuro.
    SO che non ho perso l’occasione della vita.
    SO che ho dato tutto.
    Ma sono stata debole, prevedibile ed ingenua. Mi sono fatta umiliare e scartare credendo di aver chiuso con dolore ma con dignità.
    Sono stata parte attiva del suo copione recitando perfettamente il ruolo che mi aveva destinato.
    La lista di strategie, di giochetti maligni, di bassezze che capisco d’aver accettato si allunga.
    Non c’è più niente da ri-leggere che non sia patetico e falso.
    Ma non riesco a guardarmi con tenerezza, né a provare compassione.
    Lui sarà anche un mostro, un malato, ma io ho accettato tutto con sorrisi, pazienza e gratitudine.
    Chi è il vero folle tra i due??
    Posso anche comprendere che ci sia il vuoto adesso, che sia rimasto un buco enorme dove prima c’era lui.
    Matematico.
    Fisiologico.
    Assenza di pieno=vuoto.
    Un sacco di spazio in cui l’eco di me succube, ingenua, allocca, rimbomba.
    Sono arrabbiata, delusa, schifata da tanta sudditanza.
    Al danno la beffa.
    Non mi chiedo più perché l’ha fatto lui.
    Mi chiedo perché l’ho fatto IO
    Certo la spiegazione psicologica-emotiva delle dinamiche è convincente.
    Chiarissima.
    E vale per tutti, sempre.
    Ma non mi basta ora.
    Non basta PER ME.
    Mi vedo da lontano in un angolo a patire e non provo empatia, pena, compassione.
    Mi faccio rabbia e paura.
    Rabbia per ciò che vedo.
    Paura per ciò che sono.

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  31. La consapevolezza raramente porta sollievo, e mai in situazione di crisi.
    Né è in grado di eliminare i dubbi, semmai di aumentarli, ma questa è la sola prospettiva che consente di provvedere alla loro risoluzione, anche se tende quasi per certo all’insorgere di una nuova categoria di interrogativi, di incertezze.
    Aver capito chi era lui trasferisce ora il focus sul capire chi sei tu, non a caso.

    I parassiti prosperano quando i soggetti nei quali si annidano sono massimamente sani, forti e capaci di esprimere al meglio le proprie caratteristiche: le garanzie di successo dell’uno sono legate indissolubilmente a quelle dell’altro.
    Nei casi in cui noi ci dibattiamo, la risposta – forse scarsamente consolatoria – è che eravamo, siamo, dei soggetti perfetti.
    Per loro, certo, ma soprattutto per l’assetto al quale attiene la creazione di una relazione in senso assoluto, ossia la capacità di resilienza in quello stesso rapporto.

    I legami tra gli esseri umani sono condizioni complesse, intrecciate a motivazioni di carattere genetico, sociale, culturale, ma in generale, proprio per la finalizzazione cui tendono (ovvero la prosecuzione della specie, detto in senso utilitaristico ed evolutivo) più sono solidi ed affidabili, e duraturi, più risultano vincenti.
    Il narcisista sceglie sempre chi è in grado di garantire il livello più alto non solo di approvvigionamento, ma anche di resistenza agli scossoni che per sua natura un rapporto viziato nella forma e nei contenuti comporta.
    Le vittime migliori sono quelle che in un contesto sano garantirebbero la continuità, la durata, la qualità di una relazione, e quindi per assurdo, aldilà di tutte le implicazioni dolorose che questo comporta e che ben conosciamo, riconoscerci in questo ruolo assurge quasi a titolo di valore.

    Il difetto, il danno, il cortocircuito logico in tutto questo non sta in chi subisce l’abuso, ma in chi lo esercita.
    Certo, la domanda è sempre quella: ma se avevo capito, in qualche modo, se sapevo di venire usata o usato, se mi era chiaro che la strada che percorrevo era un vicolo cieco, perché ho perseverato, perché ho continuato a garantire le stesse dinamiche, ad assecondare gli stessi esiti perversi…
    Perché la programmazione dei “migliori”, di quelli che danno certezze, che provvedono a garantire la solidità dell’edificio relazionale è proprio essere tutto questo.
    Il narcisista la sfrutta, a proprio uso e consumo, esattamente come il parassita quale è.
    Quindi non è necessaria la compassione nei tuoi stessi riguardi Elee, perché tu sei stata – sbagliando, certo – il massimo che in quelle circostanze hai potuto esprimere.
    Tu sei quella che ha dato il meglio di sé, anche se per la persona sbagliata, ed è a lui che devi riservare la tua rabbia, non a te stessa.

    Aver paura di quanto è stato – e anche in questo caso non di te stessa – invece, credo possa essere utile, e vada conservato come riferimento di crescita personale, non tanto con funzione deterrente quanto come termine di riferimento.
    La comprensione di certi percorsi e dei rischi corsi, e il ricordo dell’angoscia generata da quelle vicende, deve valere come elemento di paragone e discrimine per tutte le eventuali situazioni future in cui i tuoi doni interiori rischino di cadere in mano, nuovamente, a simili predatori.
    Ma l’insidia da cui sottrarsi in questo caso è quella di ritrovarsi circondati da paletti e filo spinato, isolati in un angolo protetto e relativamente sicuro in cui noi stessi possiamo finire col confinarci, proprio in virtù dell’esigenza di evitare di perpetrare quegli stessi sbagli.
    Ed è questo massimamente ciò di cui devi essere conscia ora, proprio per scansare l’evenienza che le eredità dei trascorsi con lui siano infine la solitudine e la sofferenza che stai sperimentando.

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  32. A Elee vorrei dire di aver fiducia e darsi del tempo. Essere giunta qui, su questo contenitore virtuale voluto da Claudileia non è un caso. Ci arrivai anch’ io, due anni fa quasi, distrutta dal dolore. Ogni giorno mi sembrava un macigno troppo grande da portare sulle spalle. Temevo il giungere della sera. Mi sentivo persa, svuotata da un uomo che mi aveva portato via tutto. Sono stata in psicoterapia solo qualche mese perché non potevo permettermelo economicamente. Ho preso il meglio di quelle ore, cercando di farne tesoro. Il resto lo ha fatto Claudileia senza saperlo. Poi, il tempo. Il tempo è il miglior filtro. Lascia passare solo quello che serve. Vi prego con tutto il cuore di fidarvi delle mie parole. Ne uscirete, siete fiori bellissimi. È per questo che siete stati parassitati.

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  33. Grazie del tuo commento, Iris.
    In questo momento (forse le festività non aiutano)è ansia continua.
    Vorrei che fosse già “il dopo” di cui parli.
    Non dovrei avere fretta, razionalmente è chiaro che esistono tempi fisiologici per guarire da ogni malanno.
    Il potere del tempo.

    E questo con voi, il “posto sicuro”, come lo considero io è il nido ovattato dove la follia resta fuori.

    “vi prego con tutto il cuore di fidarvi delle mie parole”…
    A questa frase io vado in crisi.
    Ve lo giuro, anche fisicamente.
    Il panico mi azzera la salivazione e contrae lo stomaco. Mi gelo.
    La fiducia.

    Ho perso la fiducia in generale e, mi vergogno a dirlo, faccio fatica anche con i miei cari.

    Spesso i loro gesti o parole gentili mi irritano, mi scombussolano, mi inquietano.
    O mi fanno piangere.

    Quindi non mi fido delle mie percezioni, né delle mie reazioni.
    Sono arrabbiata o sono terrorizzata.

    Vi auguro e mi auguro qualche giorno di pace.

    Grazie.

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    1. “Sono arrabbiata o sono terrorizzata”. E’ successo anche a me, credimi. Nelle tue parole, io mi rivedo, mi “risento”. Leggendoti, mi è venuto da piangere. Ho vissuto tutto quello che descrivi, perfettamente. Ricordo come se fosse ora la sensazione di “fastidio” che provavo nell’osservare un’amica, un familiare, intento a vivere la sua semplice quotidianità. Mi sentivo avvolta da un dolore così grande, che non riuscivo a comprendere come tutto il mondo intorno a me non lo capisse. Anedonia… mancanza di forze, vergogna, rabbia. Il mondo senza “il mostro” improvvisamente aveva perso colore. Nulla meritava la mia attenzione, nulla, forse neanche più i miei figli. Del trauma da narcisismo io ho avuto tutti i sintomi e ho impiegato mesi per uscirne.
      Il mostro umano mi ha lasciato la sua misera eredità, fatta di vuoti, paura anche solo ad attraversare una strada che mi ricordasse lui. Sfiducia nel mondo, inquietudine e rabbia verso me stessa. Poi…, piano, piano, dopo i famosi passi di cui scriveva Marco, magari quattro avanti e due indietro, si esce fuori dal buio.
      Ti salverai, anzi, ne sei già fuori. La tua profondità di pensiero è il segno tangibile che hai già in mano tutti gli strumenti per farcela.

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  34. Non so descrivere quanto sia grata e quanto leggervi mi aiuti.
    Soprattutto in certi momenti pessimi.
    Scrivo a valanga, a qualsiasi ora…
    Poi cancello… Poi torno a scrivere..
    Un casino.
    Torno indietro e leggo i post, qualcuno che magari m’era sfuggito o ri-leggo.
    E mi rinfranco, mi sorprendo,mi commuovo.
    La vostra partecipazione, i vostri consigli, sono ossigeno sott’acqua.
    Niente aiuta come sentirsi DAVVERO compresi nel profondo, totalmente, in ogni sfaccettatura dell’esperienza e delle emozioni ad essa legata,durante e dopo.
    Ho cercato il “punto fermo “, l’occhio del ciclone, sto esercitando la pazienza e la fiducia nel tempo che passa, a “sentire” compassione per me, a perdonarmi la rabbia, la paura, ad avere speranza.
    A volte va, altre no.
    Ma niente di quello che dite cade nel vuoto.
    Sembra che ogni frase, prima o poi vada a rattoppare il pezzo di me che si rompe, esponendo, di volta in volta, punti sensibili sempre diversi.
    Quando ne ho più bisogno.
    Oggi ho pianto tantissimo.
    Frustrazione, solitudine, angoscia.
    Adesso lo faccio con sollievo.

    Per ogni vostra frase, consiglio, commento, esperienza,dubbio…
    Grazie ad ognuno di voi.

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  35. Cara Elee,
    scrivi “ho perso la fiducia in generale” e – sì – conosco la sensazione.
    L’avevo già persa prima, quella generale fiducia, prima di conoscere la donna che mi ha mostrato come in realtà mi sbagliassi nel crederlo.
    Come fosse possibile scendere ancora sotto di una tacca, nel fidarsi dei sentimenti, della buona fede, dell’onestà di chi hai davanti.

    Personalmente ritengo si perda realmente, fisicamente, qualcosa, ritrovandosi sul percorso di un narcisista patologico, e ribadisco “percorso”, perché non rappresentiamo altro che una delle stazioni in cui lei o lui ha soggiornato, più o meno a lungo, a compiere la sua opera di sottrazione.
    Non un obiettivo, non uno spazio temporale dedicato, ma una tappa, esaurita la quale – per sua o per nostra volontà – lei passerà ad un altro, lui ad un’altra.

    Quando si è vissuto abbastanza, e credo di capire valga per entrambi, certe cicatrici pregresse sono quasi inevitabili: è il pedaggio del tempo.
    Ritrovarsi con ferite fresche sovrapposte ad altre più antiche rende tutto ancora più complicato, ancora più grave l’inerzia da vincere per rimettere in moto la macchina pesante del cuore, con le sue girandole di desiderio, i fuochi d’artificio delle illusioni, e quella casa di specchi in cui si voglia nuovamente rialzare lo sguardo su quanto vediamo riflesso in qualcun altro, davanti a noi.

    Eppure credo sia possibile, ancora possibile.
    Perché gli esseri umani sono fatti male, e bene, soprattutto gli esseri umani come noi, come la maggior parte di coloro che questo genere di offese è in grado assieme di non meritarle e di esserne degno.
    Si viene abbattuti, ma non finiti, il fragore stridente del vuoto e del silenzio in cui ci precipitano sovrasta ogni cosa, a volte persino la percezione stessa del dolore che ci hanno causato, tanto che sembra che – davvero – non si possa provare più nulla, nemmeno quello.

    Eppure rimane un suono di fondo, per quanto flebile, qualcosa che possiamo ascoltare negli istanti di quiete, e quando poi finalmente sembra possibile lasciarsi alle spalle le loro urla e ritrovarsi al cospetto del sussurro delle nostre anime.
    Rimani in ascolto di questo.
    Ritornerai a sentirlo, ne sono certo, perché quel suono non può essere represso troppo a lungo, nemmeno volendo.
    È un dono, e una responsabilità, che chi ti ha ferito – purtroppo per lui e per te – non conoscerà mai, vivesse un milione di anni.

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  36. Che bello ciò che dici, Marco..

    Anni fa lavoravo con soddisfazione in un negozio, uno di quelli arredati chic, pieno di ninnoli e di cose più belle che preziose..
    Sapevo che ci avevano investito moltissimo in termini di tempo, economici e di amore.
    Il sogno di una vita.
    Un mattino al mio arrivo lo trovai svuotato..
    Erano rimaste le pareti e il mobilio fisso.
    Avevano rubato ogni singolo oggetto.
    Ricordo lo choc..
    la luce accecante su quelle pareti spoglie..
    l’eco della mia voce..
    e quello spazio immenso vuoto..
    Leggendo le tue parole (in cui mi riconosco) è tornato quel ricordo, o meglio quella sensazione.
    Di perdita totale.
    Voglio credere di non sentirmi cosi a lungo.
    Nonostante le vicissitudini non avevo mai perso la “generale speranza” di cui parli.
    Ma non avevo mai incontrato un narcisista maligno.
    Dici bene che le ferite si sovrappongono e diventano un carico più pesante con il tempo e l’esperienza.
    Forse ci vuole solo più tempo, più pazienza e più silenzio per udire di nuovo quel “suono dell’anima”..
    È su questo che voglio portare l’attenzione.
    Questo silenzio non sarà assoluto per sempre.
    Voglio credere che qualche nota di speranza tornerà a vibrare.
    Ti auguro tante melodie…
    Lo auguro a tutti noi.
    Un grande abbraccio

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  37. L’immagine di quelle pareti nude e violentate è perfetta Elee.
    Perfetta per descrivere sia il prima che il dopo, la condizione in cui ci facciamo trovare da loro e insieme quella in cui ci lasciano, o fanno di tutto per lasciarci.
    Siamo anche noi dei negozi aperti di emozioni, di sensazioni, di bisogni.
    Tutte queste cose le possediamo e le doniamo, eppure insieme ne necessitiamo, proprio come gli articoli in vendita da riassortire, le scorte di magazzino da reintegrare per soddisfare l’ansia di dare e di avere da un altro, da un’altra.
    A volte ci ritroviamo con i nostri scaffali quasi vuoti ed è quello il momento più pericoloso, quello in cui un grossista sconosciuto entrerà dalla porta offrendoci il suo splendido campionario a prezzo di realizzo, e a noi non sembrerà vero di poter scegliere in quel catalogo tutte le cose meravigliose che abbiamo sempre desiderato di esporre nelle nostre vetrine.

    Quando lei mi ha trovato il mio negozio era un luogo desolato, le serrande abbassate ed un cartello sulla porta con sù scritto “cessata attività”.
    Ma così come lo sapevo io, anche lei era sicura che sarebbe bastato poco per cedere alla lusinga di tornare a quel commercio al quale nessuno di noi rinuncia mai fino in fondo, veramente.
    E mi ha concesso tutto, così come lo volevo, ad un prezzo così basso da farlo sembrare quasi un regalo, il più bel regalo che potessi mai desiderare.

    Sappiamo tutti come funziona, le fasi che si affrontano, gli eventi che si succedono.
    Cambiano magari i tempi, le circostanze esatte, ma la storia si ripete quasi sempre uguale, uguali le parole.
    Ci sono livelli di complicazione differenti, questo sì, reazioni e risposte diverse.
    Malgrado lo stato di prostrazione affettiva in cui mi aveva trovato mi avesse reso l’obiettivo ideale, ad un certo punto la mia capacità di reazione ha preso il sopravvento, tanto che – in bilico tra i residui di quell’iniziale bombardamento d’amore e le prime serie avvisaglie di una fase successiva fatta di bugie, sotterfugi, invenzioni finalizzate ad intaccare la mia sicurezza ed il mio amor proprio – sono stato io, infine, a decidere di andarmene.
    Senza alcuna possibilità di appello.

    La tempesta di fango che ne è seguita da parte sua – praticamente da subito – è stata talmente repentina e violenta da obbligarmi a sforzi straordinari per tenermi in piedi contro il vento delle bassezze e delle infamie che mi sono state scagliate contro.
    Ho scoperto in lei estremi di cattiveria, intenzioni maligne così gravi e manifeste che neppure io avrei mai potuto immaginare, e che ho faticato molto a sostenere e a ripulirmi di dosso.
    Ma ne sono uscito.

    Capisco perfettamente che determinati casi e contesti, determinate condizioni rendano questo per altri e altre molto più difficile, se non in parte quasi impossibile.
    La presenza di figli, in assoluto, ritengo sia l’elemento di maggior criticità nella ricerca di quella via d’uscita, per gli ovvi motivi che non serve io stia a riepilogare.
    Ma alla fine, comunque sia e comunque vada, ci si ritrova di nuovo là, in quelle stanze vuote e piene di echi persino più lugubri e sinistri di prima, a fissare il segno sulle pareti lasciato dai bellissimi quadri che le occupavano fino a poco tempo prima.
    Tutte copie degli originali.

    Quando parlavo in precedenza della mia generale perdita di fiducia pregressa, descrivevo proprio questo processo, nell’espressione compiuta della sua parabola.
    Eppure sì, anche in questo esiste una lezione positiva, io credo, la stessa cui si deve la persistenza di quella melodia di fondo che ci riconosciamo comune, e questa lezione è che se è stato possibile riaprire le serrande del nostro cuore e della nostra mente, ancora, anche se alla persona sbagliata, allora è di certo possibile, nel tempo, che un giorno chi si presenterà alla nostra porta con la sua valigia di proposte, sia magari la persona giusta.
    E che noi la si faccia accomodare e le si permetta di proporci il suo listino, onesto, consistente, reale, e che si riaccendano le luci.
    E si apra di nuovo alla vita.

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  38. Caro Marco,
    La lucidità con cui descrivi il tuo vissuto (che è il nostro comune) arriva dritta al cuore.
    Ogni vostra storia che qui scorre è cosi.
    In questa fase mi è istintivo essere in risonanza con la sofferenza, l’alienazione,
    la paura..
    Tutte quelle emozioni dolorose che questi “percorsi” allucinanti ci lasciano.
    Sono storie che non hanno bisogno di dettagli, fronzoli o nomi per essere comprese.
    Tutt’altro.
    Mi fa piacere sentire che alcuni di voi si sono rimessi in gioco, hanno relazioni sane, sentono un equilibrio non più così precario o coltivano una timida speranza.
    Non riesco a visualizzare l’immagine di un fututo cosi fumoso e lontano.
    Ma riesco a guardare al passato con un po’ di distacco.
    Forse non ho mosso passi avanti, ma non sono tornata indietro.
    Quando potete continuate a scrivere..
    Le vostre conquiste, i vostri errori, i dubbi e le certezze a cui arrivate sono importanti per chi è neofita del “dopo”.
    Spero di poter ricambiare.
    Vi abbraccio tutti.

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    1. Cara Elee, cari tutti, la tua, le vostre, le nostre storie, si assomigliano tutte, seppur vissute in contesti diversi. E se per un verso ciò rende l’idea del nulla che abbiamo vissuto, per un altro tutto è reso più semplice, perchè qui non necessita dare lunghe e minuziose spiegazioni dei nostri malesseri, delle nostre sensazioni. Qui tutti ci capiamo perfettamente; qui tutti parliamo la stessa lingua, una lingua a tanti incomprensibile.
      E la cosa che più salta ai miei occhi dai vostri racconti è la capacità di questi mostri di scegliere il meglio. Tutti voi siete persone speciali, non solo profonde, ma anche di spessore….non persone qualunque.
      Anche solo il vostro modo di scrivere, di raccontare, non è un modo qualunque….perchè loro (gli/le np), ricordatevi, scelgono solo persone di un certo tipo e nell’accezione migliore del termine.
      Io sono in no contact da quasi 4 mesi, anche se mi capita di vederlo spesso per strada (lui si fa trovare sul mio percorso la mattina ed ogni tanto mi spia da lontano); non ho più risposto alle sue telefonate ed ai suoi messaggi (anche se ormai non arrivano più da due mesi). Ma nonostante il breve periodo trascorso, ho ripreso la mia vita in mano, traendo solo grande vantaggio dalla sua assenza. Forse perchè alla fine avevo ben chiaro che quelle briciole che ricevevo da lui non assomigliavano nemmeno lontanamente a ciò che desideravo o forse perchè, nei momenti difficili passati nei due anni e mezzo con lui (compresa la perdita di mio padre), mi sono ritrovata sempre da sola. Fatto sta che oggi non sento in alcun modo la sua mancanza. L’unica cosa che ancora mi desta un po di rabbia e di dolore è il ripensare a tutti quegli episodi nei quali erano chiari i tradimenti, le bugie ed i maltrattamenti e che io invece giustificavo, visto che lui mi diceva che ero io la pazza, ero io la gelosa e la possessiva. Ma con il passare dei giorni, i pensieri su di lui diminuiscono sempre di più. Inzialmente, quando l’ho mollato, la mia mente non riusciva a pensare ad altro. Alternavo rabbia a tristezza, confusione a panico. Ma dopo essere approdata qui e dopo aver capito con che genere di persona disturbata avevo avuto a che fare, mi è scattato una sorta di lutto, è cessata in me la speranza di un suo cambiamento e da lì ho cominciato a metabolizzare e a riprendermi.
      Non ho voluto intraprendere una terapia, anche se nel primo mese il malessere era talmente grande che ci ho pensato più volte; ma poi, l’idea di dover dare ancora tanta importanza ad un fantasma o, nella migliore delle ipotesi, ad una persona malata, cozzava con il mio modo di essere determinata e risoluta e così ho deciso di risparmiare quei soldi per un progetto che mi sono prefissata.
      Forse sono una codipendente a metà e per questo il mio percorso di ripresa è più veloce del normale o forse semplicemente mi ero stancata di soffrire, di non mangiare, di non vivere più ancor prima di sapere che fosse un np…non lo so….spero solo di non cadere più in una trappola mortale del genere.
      Non so se troverò mai la persona giusta, come auspicato da Marco, anche perchè non sono più una giovane ragazza. Ma una cosa è certa…..sto molto meglio oggi da sola, che in passato con lui.
      Vi abbraccio forte e grazie per le vostre testimonianze che sono state la mia salvezza.
      Un grazie speciale anche a Claudileia che ha reso tutto ciò possibile.

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  39. Cara Manu, anch’io non sento più la sua mancanza. Non mi manca fisicamente, non mi manca la voce, la presenza.
    3 anni di umiliazioni, aspettative deluse, accuse e dolore.
    Quindi no, passato quel minimo tempo di disintossicazione non mi manca.
    Può mancare un persistente mal di denti?
    Io ancora non sono ripartita… Sento la rabbia, la delusione e il vuoto.
    Come se al posto degli ultimi 3 anni ci fosse un buco,in cui sono finita io, alcune amicizie, l’entusiasmo e la speranza.
    Ho ripreso alcuni contatti, ma tutto sembra più formale, meno partecipato.
    Forse sono io che mi aspetto troppo.
    Non è un argomento che affronto spesso, ma, si sa, ci sono domande che tra amici e familiari si fanno di prassi.
    Per molti (con ottime intenzioni!!) è semplicemente una storia finita, un’incidente di percorso..
    Eh si, magari era anche uno stronzo, un furbetto, uno troppo chiuso, un po’ egoista..e forse ne sto facendo un dramma.
    E mi chiedo – ben consapevole che non possono comprendere, che forse certe cose non le racconterò mai a nessuno di loro, che mi vogliono bene – se potrò mai tornare a entrare in sintonia completa anche con loro o con altri.
    Come se il passato comune, l’affetto, la stima che ci lega sia appunto rimasto fermo quel punto.
    Come se dicessero”ok, capisco. l hai fatto fuori, hai fatto bene, volta pagina e sorridi”.
    Io non credo tornerò quella di prima.
    Forse tornerò allegra, sorridente, disponibile ma sarà comunque “diverso”.
    Come se questa schifosa esperienza fosse un segreto solo mio, lo sporco da mettere sotto un tappeto.
    Vorrei urlare che per anni i miei bisogni vitali sono stati calpestati e derisi oltre a non considerati.
    Vorrei che riconoscessero il mio dolore, lo strazio di prima e la difficoltà di adesso.
    Che non faccio la vittima, ma sono una sopravvissuta, scampata ad un pericolo che non hanno percepito.
    SO che non succederà, che non possono farlo. È umanamente e fisicamente impossibile sentire la bruciatura sul corpo di un altro.
    Anche se dispiace, anche se vedi la carne viva.
    Assurdo, lo capisco, non me lo aspetto, ma lo vorrei.
    Un abbraccio immenso a tutti voi.
    Grazie di esserci.

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  40. Una volta c’era il gruppo, il giro degli amici, il bar, per molti i locali notturni, le discoteche.
    Ci pensavo oggi, e pensavo a quanto possano incidere le nuove, diverse modalità di incontro virtuale disponibili, sulla diffusione del parassitismo narcisistico.
    Io credo molto.
    Una buona percentuale delle vicende che ci riguardano sicuramente hanno avuto la loro genesi nell’ambiente inconsistente dei social, in quella nuvola in cui le aspirazioni e le finzioni possono assumere sembianze quasi tangibili.
    Per me è stato così, anche se molto velocemente tutto è stato trasferito ad un altro livello, di presenza fisica.
    Eppure già in quella partenza immateriale, a ben vedere – a voler vedere – di segnali per denunciare la reale natura di certi trasporti e l’assenza dei sentimenti che avrebbero dovuto giustificarli, ce n’erano in abbondanza.
    Ma è un gioco a due, e ciascuno esegue alla perfezione la sua parte.
    I primi segnali di allarme vengono resettati, le incongruenze appianate in virtù del desiderio di far crescere una relazione e della disponibilità ad accettare anche quelle come la normale dotazione di ogni essere umano, da parte di chi ancora non sa di essere al centro della tela del ragno.
    La leva è quella, e gli NP sanno usarla alla perfezione.

    Luoghi come questo blog, così come è stato detto e ripetuto infinite volte, hanno una straordinaria importanza, e sono in fondo un po’ la controparte positiva di quelle disponibilità tecnologiche che spesso hanno, appunto, aperto la strada al problema.
    Siamo solo dei nomi che magari nemmeno corrispondono realmente a quello dei relativi titolari, e malgrado ciò, indagandoli con un telescopio di parole scritte, si finisce per dar loro delle fisionomie concrete, dei volti ideali.
    Verrebbe da dire che qui si sta bene, se non fosse che in realtà qui si riesce piuttosto a “star male” di nuovo, ma in un sistema protetto, confidente, sotto gli occhi affettuosi di chi devolve il suo appoggio e la propria empatia – per una volta, a buon rendere – nel sostenere ed accompagnare a turno l’uno e l’altro in questo percorso di riscatto interiore.
    Questo non è un social, e forse è un bene, perché se ne evitano tutti i rischi e le implicazioni.
    Ognuno è rappresentato dalla propria storia e dal modo il cui la racconta, e in questo forse testimoniamo non soltanto la parte più significativa di noi, ma anche la migliore.

    Rimane che spesso, a rivivere nella mente quei momenti altrui, a ritrovarsi emotivamente in risonanza con un altro mentre si confronta con quel medesimo avversario, la voglia di rendere reali quegli abbracci con cui spesso si chiudono gli interventi di ciascuno, qui, è fortissima.
    Perché è vero: come scriveva Manu poco sopra c’è un tratto comune in tutti noi, una affinità elettiva selezionata – per il peggio – da qualcun altro, e che ci ha resi parte di una comunità omogenea e in qualche modo privilegiata, per quanto questo aggettivo possa sembrare fuori luogo.
    E tra simili ci si riconosce, ci si apprezza e un po’ ci si ama, sempre, spontaneamente.

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    1. Esattamente Marco, è proprio quello che intendevo. Non so se ti/vi capita, ma quando leggo le vostre storie mi si apre il cuore. Godo dei passi avanti di ciascuno di voi, cosi come mi rattristo li dove sento ancora sofferenza e difficoltà ad andare avanti. Come se la cosa mi riguardasse personalmente.
      I social il mio ex n.p. li starà usando a più non posso in questo periodo di ristrettezze, ma lo faceva anche prima; come ho letto in un articolo in questo blog, ogni circostanza ed ogni mezzo è buono per racimolare nutrimento.
      Certo, devo ammettere che questo periodo, non aiuta tanto ciascuno di noi a proseguire nella nostra vita ai fini di una ripresa totale.
      Io ho tanta voglia di incontrare gente, di fare nuove conoscenze e di rimettermi in gioco sotto tutti i fronti. Ma non è possibile e spesso ciò di porta a ripensare al passato in quei lunghi periodi di solitudine forzata.
      Spero che a breve si possa ritornare ad una vita più normale, che renderebbe il nostro percorso di ripresa senz’altro più facile.

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  41. Leggendo i vostri post ho sorriso.
    Un sorriso leggero e frizzante.
    Mi è salito spontaneo, e mi ha sorpreso e scaldato il cuore.

    Riflettevo sul fatto che fino ad ora mi sconvolgeva trovare il mio “percorso” (non la chiamo più relazione) cosi simile ai vostri.
    Molto più che simile, spesso uguale.
    Su loro le stesse bugie, i comportamenti, le parole, i silenzi, le stesse discussioni!!!
    Per noi lo stesso dolore, i dubbi, le tappe per “capire”, i tentativi…

    Copie perfette…

    Forse più simile a quelle di anni fa,quando si usava la “carta carbone” per scrivere a mano più copie dello stesso testo.
    Il risultato erano fogli macchiati, sbavature ed errori mal corretti che si ripetevano ad ogni pagina..

    Io comincio a vederlo così : una brutta copia dell’originale.

    Il sorriso arriva a questo punto.

    Dopo tutto il male, il sollievo della condivisione, il sostegno, qui c’è anche il gusto di gioire e di soffrire per gli altri.
    Dopo anni di gelo, disinteresse, invidia latente non ricordavo più la meravigliosa sensazione di avere intorno persone altruiste, partecipi, interessati agli altri.
    Anche con poche parole e poco tempo.

    Mi ero convinta (aveva convinta) d’essere un’adulta illusa ed infantile che crede ai buoni sentimenti.

    Sbagliava anche su questo.

    Mi sono davvero accontentata delle briciole….

    Vi abbraccio sempre.

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    1. Elee, hai dato voce al mio sentire…

      “Mi ero convinta (aveva convinta) d’essere un’adulta illusa ed infantile che crede ai buoni sentimenti.

      Sbagliava anche su questo.

      Mi sono davvero accontentata delle briciole….”

      Esattamente.

      Grazie a tutti voi…

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  42. Vi sarà capitato, da piccoli, di possedere un tesoro.
    Uno di quegli oggetti che per un adulto probabilmente non avrebbero rivestito alcun interesse né alcun valore, ma che per voi invece erano importanti più di ogni altro al mondo, in quel momento.
    Quella gemma preziosa che nascondevate in un luogo sicuro, per poter tornare di soppiatto ogni tanto a rimirarla e tenerla tra le mani, e magari a farla vedere – non toccare, non sia mai – all’amico fidato, all’amica più cara.

    Entrando qui, in questo spazio dietro lo steccato del giardino, perfettamente raggiungibile a tutti ed insieme nascosto e protetto, mi ritrovo anch’io, a volte, con un piccolo tesoro tra le mani, un desiderio.
    Una cosa di poco valore materiale, che non verrebbe riconosciuta per quello che è, realmente, se non dagli occhi di un altro bambino, di quella complice fidata che avrebbe la mia stessa altezza, le mie stesse illusioni e la convinzione che i sentimenti valgano sopra ogni cosa, e possano superare qualsiasi ostacolo.

    Posso confessarlo senza alcun timore, perché qui ci siamo solo noi – a dispetto del frastuono incredibile che ci circonda ogni giorno, e del silenzio insopportabile che lo intervalla – e soprattutto perché so che, purtroppo, quasi per certo non potrà mai realizzarsi.
    Ma un giorno davvero mi piacerebbe ritrovarci tutti noi, assieme, con le ginocchia sbucciate e gli occhi enormi, anelanti di conoscenza, a mormorarsi segreti.
    O magari seduti ad un tavolo davanti ad un bicchiere di vino, una birra, un tè, a chiacchierare di noi, di quello che è stato, di quello che sarà, come nuovi amici.
    Quello che siamo, comunque, adesso.

    E allora alla prossima, di nuovo qua, e che ne nessuno ne sappia nulla mi raccomando, croce sul cuore…

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    1. Credimi Marco, è proprio quello che avrei voluto scrivere io. Incredibile, è come se mi avessi letto nel pensiero.
      Chissà come sarebbe bello ritrovarsi tutti insieme, guardarsi negli occhi che rispecchiano le nostre terribili esperienze.
      Perchè se ci pensate tutti, essere accomunati da queste tristi storie che ci siamo raccontati, è aver scoperto una parte intima di noi stessi, che ci ha reso uniti come solo potrebbe accadere con amici stretti.

      Cara Elee, “sono stanca delle tue briciole”, questa è la frase che ho ripetuto una miriade di volte al mio ex n.p. e che ho ritrovato ripetuta da molti di voi. Il lieto fine è che quelle briciole mi hanno stancato davvero, per mia fortuna e mi hanno dato la spinta a scappare a gambe levate senza più un solo ripensamento.

      E pensare che quelle briciole erano tali già dopo pochi mesi e che invece me le sono fatte bastare per quasi tre anni. E fossero state solo le briciole il problema …… e voi sapete perfettamente di cosa parlo

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  43. Perché non farlo, appena sarà possibile!io ci sto,ne ho bisogno, molto più di tornare ad incontrare il prossimo tanto per ammazzare il tempo.
    Io abito a Roma,e davvero sarebbe bello incontrarci,superare la imbarazzo come se ci si conoscesse da tanto tempo,aprirsi sapendo di guardare negli occhi quello che si ha dentro i propri.
    Quando vorrete,io ci sono!

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  44. Si, credo sia un’idea balenata in ognuno…

    Il desiderio… il bisogno forse, di toccare con mano che dietro a queste nostre storie cosi simili, a questi vissuti a volte strazianti, alla straordinaria comprensione gli uni degli altri ci siano persone in carne ed ossa.

    È commovente credere che sia cosi..

    Sperare di poterle incontrare e’ un bel progetto da avere in bacheca.

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  45. Concordo con tutte voi anche se questo non rappresenta certo una sorpresa o una novità.

    Mi riconosco nel grato sollievo di Francesca, nella risolutezza e nell’esuberanza di Manu, nell’entusiasmo contagioso di Beautifuloser, nella confidente pacatezza di Elee…
    Sono conscio che il progetto di poter un giorno ascoltarci e guardarci negli occhi piuttosto che leggerci su di uno schermo sia insieme un’aspirazione gratificante e un obiettivo non facile da realizzare, ma anch’io l’ho messo al centro della mia bacheca e le sue vibrazioni positive valgono da sole la speranza di vederlo un giorno coronato.
    Quando i tempi saranno migliori per tutti – e in questo avrà un peso rilevante non solo il vissuto personale, ma anche quello generale – e se ancora l’esigenza sarà presente, sono certo che un modo si potrà trovare.

    Nel frattempo questa sorta di agorà virtuale rimane un sicuro riferimento, al quale – considerato che in qualche modo sono stato il primo a lanciare quel sasso nello stagno – ho personalmente affiancato un piccolo complemento: al mio profilo ho associato un indirizzo e-mail che dovrebbe essere visibile cliccando sul “gravatar” accanto al mio nome.
    Se mai qualcuno avesse voglia di far due chiacchiere e nessuno sulla stessa frequenza cui rivolgersi, prometto di rispondere con solerzia – oltre che con molto piacere – così da alleggerire da eventuali amenità poco attinenti lo spazio che Claudileia ha messo a disposizione per tutti noi, per chi c’è stato e chi ci sarà.
    A volte c’è anche e soltanto bisogno di un po’ di leggerezza e di lasciare i problemi a sonnecchiare in un angolo, e in questo magari iniziare a trovare modo per spostare un certo proponimento dalla bacheca al calendario 🙂

    Ad maiora.

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  46. Scusate,ho visto ieri il video del fondatore dei cinque stelle in difesa del figlio,mi ha ricordato le dinamiche familiari del mio ex n.p,in cui loro sono sempre innocenti, vittime delle vere vittime,i loro figli perennemente deresponsabilizzati.il risultato è che si tirano su dei nostri.sono allibita ma non troppo dall’ ipocrisia imperante degli esseri umani.Grillo che ha fondato il suo impero sulla gogna,pronto ad infierire su una ragazza che ha denunciato uno stupro pur di scagionare il proprio figlio e quindi se stesso.Il narcisismo è il male del mondo,e pensare che li ho pure votati!

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    1. Anche a me ha ricordato le dinamiche in famiglia del mio NP!

      Sempre pensato malissimo di Beppe Grillo… ma mai avrei pensato che sarebbe arrivato a tanto (dei miei ex suoceri sí) …
      Quello che mi spaventa di più è che è un uomo molto scaltro e se si è permesso tanto è proprio perché è sicuro di “vincere”… come sapeva di vincere creando un partito sfruttando paure, rabbia e speranze dell’italiano medio…

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  47. Purtroppo l’Italia – ma non solo, evidentemente – soffre ancora pesantemente di retaggi culturali e sociali per i quali il ruolo femminile veniva (vorrei poter usare il passato remoto, ma in alcuni casi siamo ancora al presente indicativo) relegato ad un piano subordinato rispetto a quello maschile.

    Pensando anche solo al fatto che disposizioni legislative quali il delitto d’onore ed il matrimonio riparatore (!) risalenti al Codice Rocco di infausta memoria sono state abrogate nel 1981 (millenovecentottantuno) non ci si deve meravigliare che ancora la chiave di lettura diffusa tra alcuni strati della popolazione maschile – e non necessariamente quelli meno formati – sia quella che vede la donna come un’entità civile e umana di grado inferiore.

    Grillo ha sbagliato tre volte con la sparata del video in questione: la prima perché ha abusato del suo ruolo pubblico, la seconda nei toni e nella forma (il video equivalente di un pinco palla qualunque non sarebbe mai nemmeno venuto a galla probabilmente), la terza per il contenuto del suo intervento, farcito dei peggiori luoghi comuni utilizzati in casi simili per difendere la posizione degli imputati.

    Io credo che sia giusto scandalizzarsi per il fatto in sé, ma anche sospendere immediatamente dopo il giudizio al riguardo, perché ovviamente siamo in presenza di personaggi e vicende che si prestano alla strumentalizzazione, politica in primis, e soprattutto per non cadere nel comune errore di ergersi a giudici e giuria in un processo in cui ogni singola informazione ci arriva distorta e potenzialmente manipolata.

    In ogni caso, un tristissimo episodio, da qualsiasi lato lo si guardi.

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  48. Ho avuto notizia dell evento per caso.
    Non ho cercato il video perché un po’ conosco il personaggio e tanto lo apprezzavo da comico oltremodo lo trovo indisponente da politico.
    Sarà poi che in questo periodo qualsiasi forma di comunicazione violenta o aggressiva mi indispone e turba pesantemente.
    Viste le sue precedenti apparizioni pubbliche e le modalità di denuncia sociale immagino un video virulento.
    Non ho visto, ma ho letto qualche articolo sulla vicenda.
    I fatti e il loro svolgimento sembrano chiarissimi e assolutamente inconfutabili da entrambe le posizioni..
    Possibile?
    Una sola cosa mi sovviene: è l indignazione per quel modo di ergersi a detentore unico di verità assoluta..
    Con arroganza, con violenza.
    Avrei trovato opportuna e corretta una presa di posizione (comprensibile) meno mediatica e pacchiana.
    Credere nell innocenza del figlio è umano, ma denigrare, offendere, e mortificare (con sarcarmo ho letto) una possibile vittima è da bestie.

    Questo modo arrogante di pensare che il “buono, l onesto, il giusto” è tutto da una parte e NESSUNO deve OSARE confutarlo perché io SO, io SONO…

    Eh si,anche a me ricorda qualcuno.

    Vi rinnovo l abbraccio.

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