I profeti dell’intolleranza e l’odio alle donne nel Brasile contemporaneo (e non solo)

Piccola premessa: condivido con voi di questo mio amato blog (mai mentalmente abbandonato!) uno dei motivi della mia prolungata assenza, ovvero, il duro e complesso lavoro di ricerca (anche sul campo!) che la mia ultima opera Le catene del Brasile: un paese ostaggio delle religioni (Ed. L’Asino d’oro), ha richiesto.

Spero di incontrarvi in uno dei miei tanti incontri futuri per discuterne, visto che si tratta di una realtà che ho riscontrato anche nelle periferie di Roma e Milano.

L’articolo che leggerete è inedito e appartiene a uno dei filoni della mia ricerca. Massima allerta e buona lettura!

Vi abbraccio con affetto,

Claudiléia

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Lodato e osannato nei templi dell’Assembléia de Deus Vitória em Cristo (ADVEC), l’uomo è colui che si sacrifica, mentre la donna viene descritta come troppo ambiziosa e dedita a rubare i riflettori all’uomo; ma non solo: anche come l’opportunista pronta a posare da “vedova allegra” alla morte del marito. Tutto ciò viene sentenziato anche da Silas Malafaia, nel corso di un evento di formazione di nuovi pastori, presso la Escola de Líderes da Associação Vitória em Cristo (ESLAVEC):

È necessario essere in grado di sfruttare ciò che Dio vi dà. Alcuni cristiani non lo sanno fare, eppure molti sono persone di successo! Conosco uomini che lavorano come dei cani impazziti, senza permettersi una misera vacanza con le loro mogli in albergo. Moriranno da perdenti e lasceranno un patrimonio a mogli che, grazie ai loro sacrifici, faranno la bella vita!

Diventato il maggior centro di formazione nazionale per pastori, l’ESLAVEC di Malafaia offre un corso intensivo di quattro giorni per circa 5.000 iscritti provenienti da tutto il Brasile. Gli incontri sono annuali e avvengono o a San Paolo o a Rio de Janeiro, spesso presso sale concerto prese in affitto. La maggior parte dei partecipanti viene sorteggiata all’interno dei templi dell’Assembléia de Deus, con spese di viaggio e ospitalità sostenute dalla formazione religiosa. Gli esterni interessati, invece, s’iscrivono sull’apposito sito, sborsando una cifra che equivale a 200 euro.

A novembre 2021, dopo una pausa motivata dal Covid-19, più di duemila giovani si recarono all’evento formativo. Oltre a Silas Malafaia, i futuri pastori potettero ascoltare predicatori neopentecostali provenienti da formazioni minori, invitati in qualità di “ospite d’onore”, grazie alla crescita esponenziale delle loro chiese, tra i quali l’apostolo René Terra Nova e il pastore Luiz Hermínio, due entusiasti del modello proselitista propagato dalla setta sudcoreana Chiesa dell’unificazione, fondata dal reverendo Sun Myung Moon, a metà degli anni Cinquanta. Moon incentivava la creazione di “cellule” (gruppi di fedeli) disposti a trasformare le loro dimore in succursali della chiesa madre, al fine di propagare la dottrina dal basso e in modo capillare. Ma il modello, rivelatosi vincente e funzionale all’aumento esponenziale dei fedeli, non era una novità: era stato già incorporato in Brasile dalla chiesa cattolica negli anni Sessanta, grazie all’operato dei teologi della liberazione, che lo avevano denominato Comunidades Eclesiais de Base. La moglie di Silas Malafaia, la pastora Elizete, è colei che si fa carico dei corsi rivolti alle donne che frequentano i templi guidati dal marito.

Prendendosi la responsabilità, vista come vera e propria missione, “di ispirare e istruire le donne a superare le sfide derivanti dai vari ruoli che svolgono nella società come donne, moglie, madri, professioniste e serve di Dio”, Elizete Malafaia sostiene che “nella giusta veste, le donne creeranno un ambiente familiare sano e faranno la differenza sulla terra”.

In un video in particolare, Alerta às mulheres, girato alla sede dell’ADVEC e pubblicato il 12 marzo 2020 su YouTube, la predicatrice “vomita” la sua visione del mondo alle fedeli, iniziando con una lunga chiacchierata con il Diavolo, in cui attacca violentemente il movimento femminista:

Il Diavolo sta giocando pesante con le donne! Questo femminismo maledetto ci dice che maschi e femmine non esistono più. Ci può dire di che si tratta, Diavolo? Iddio ci creò: maschi o femmine.

Gli androgini non esistono… come non esistono i mezzi termini! O siamo maschi o siamo femmine, che ti piaccia o meno, Satana! Noi qui siamo donne e onoriamo la gonna che indossiamo!

Siamo in guerra con te e non la perderemo, perché è già stata vinta sulla croce del Calvario da Gesù. Dio ha innalzato un esercito di Ester, di Debora, di Maria, di Noemi, di Giovanna, di tutte donne che onorano i vestiti che usano! Qui, non troverai donne-maschi.

Le nostre donne hanno vagine, utero, seni e sanno cosa vogliono.

Le femministe sono esseri degli Inferi, che hanno bisogno di un incontro reale con Dio.

Ecco cosa proviamo per loro: compassione!

Incentivata dagli applausi e dai vari “gloria a Dio” provenienti da una platea composta da centinaia di giovani ragazze, nel filmato, Elizete Malafaia afferma di “amare” le femministe perché “ingannate e trascinate da altre frustrate condannate alla condizione di amanti, come Simone de Beauvoir”. E per finire, le femministe sarebbero “donne usate e azzerbinate dai media e dagli uomini, abituate a vendere i loro corpi per il successo”. Nell’ottica della predicatrice, il vero successo si può raggiungere accettando Gesù nella propria vita, per una realizzazione spirituale, nonché emotiva; solo in questo modo, è possibile “guarire” dalla tentazione di abbracciare idee che inorridiscono Gesù. Altri temi cari ai neopentecostali vengono affrontati dalla pastora nel corso della sua avvelenata predica: l’omosessualità, le madri single, le donne come guardiane uniche del focolare e la sfrenata ambizione femminile, che finirebbe per inibire l’uomo, impendendogli di crescere economicamente con il solo fine di evitare la “fatica” della donna.

Resosi palcoscenico di aggressività e parole d’ordine, sull’altare, Elizete Malafaia irradia infinite lodi all’uomo, o meglio, ai “mariti”:

“Avete utero, vagina e seno? Quindi non siete state create per andare a letto con un’altra donna.

Se siete single, fidanzatevi con Dio, ed Egli vi darà un marito che vi proteggerà, vi aiuterà e diventerà una via di benedizione per voi”.

“Vostro figlio può pure non avere un padre, ma se il vostro ruolo di donna è ben definito, il rischio che diventi bisessuale o omosessuale è inesistente. Siate donne e onorate l’uomo, anche quando è lontano e non costituisce un punto di riferimento per i vostri figli.”

“Queste femministe, queste femminaziste ci odiano e ci invidiano perché abbiamo mariti che ci proteggono e figli benedetti. Provano invidia e gelosia per noi”.

“Sapete com’è nato il Movimento Femminista? C’erano donne che lavoravano come schiave per quindici/ sedici ore al giorno, in un’azienda tessile, a New York. Lavoravano più dei maschi e guadagnavano di meno. Venivano sfruttate, perché probabilmente avevano dei mariti che permettevano tutto ciò. Mariti veri, che amano le loro moglie, non accettano che vengano trattate in questo modo!”

“Vedo in giro donne troppo ambiziose… Piuttosto, cercate di rendere grandi i vostri mariti!

È giusto voler crescere professionalmente e guadagnare più soldi, ma la cosa migliore è imparare a sostenere il proprio marito. Eviterete così le fatiche fisiche ed emotive, l’invecchiamento precoce e la morte prematura. Siate saggie e rendete grandi i vostri mariti!”

Per la sua Renascer em Cristo, la vescova Sonia Hernandes ha ideato un progetto rivolto alle fedeli: il Mulheres mais que vencedoras (Donne più che vincenti). Gli incontri mensili, in cui le donne devono presentarsi vestite rigorosamente di rosa, vengono trasmessi in diretta sulla Rede Gospel de Televisão e sul canale Facebook e YouTube, intitolati +QV.

Il Mulheres mais que vencedoras promette di “guarire e rafforzare le donne dall’interno”, attraverso esperienze pratiche con la parola di Dio che comprendono il discepolato, e le abilitano a “servire Dio, in quanto appartenenti a un esercito di donne più che vincitrici”.

Ancora una volta, la parola “guarigione” viene utilizzata per definire donne non appartenenti alla formazione religiosa e perciò date per malate, deboli, mentalmente instabili, aggressive, seguaci di Satana, o semplicemente “ribelli”.

Ai festeggiamenti del primo anno del progetto, nel 2015, la vescova Sônia Hernandes riuscì a riunire circa quindicimila donne nello stadio di calcio Ibirapuera, a San Paolo, offrendo loro la testimonianza della moglie di un cantante pop rock famoso negli anni ’90, Thalles Roberto, convertito al neopentecostalismo.

 Passato alla musica Gospel, dopo aver abbandonato la band Jota Quest, Thalles Roberto era stato indicato al Grammy Latino nella categoria “Miglior album di musica cristiana in lingua portoghese”.

Secondo la testimonianza della moglie, Dany Campos, il successo del marito era arrivato per volontà divina, trattandosi di un progetto ideato da Dio per lui, ma che lei, da sostenitrice incallita e senza mai contestare le decisioni del consorte, avrebbe potuto godere dei frutti. E rivelò: “nella fase peggiore, dopo che lui aveva abbandonato la band, eravamo al verde. Ero pure incinta. A quel punto, abbiamo deciso di tornare alla casa di Dio (la Chiesa). Non avevamo più soldi, ma per fortuna un Dio fedele, ed eravamo certi che ci avrebbe aiutato. […] Grazie alla chiesa, ho imparato i principi di essere una moglie sottomessa, una vera aiutante”.

Fernanda Hernandes, figlia dei fondatori e da loro nominata vescova, prese la parola subito dopo la testimonianza della donna.

“Cos’è un carbone?” domandò. “È qualcosa che si sbriciola e non serve a molto. Potete nascondervi dietro un trauma, dietro la vostra forma fisica o gli aborti che avete fatto…

Il punto è che potete decidere di vivere nella clandestinità per sempre, oppure prendere la decisione di essere felice con Gesù”.

Sul tema dell’aborto, le chiese neopentecostali convergono con la chiesa cattolica e le prediche di Papa Francesco: l’aborto equivale a un vero e proprio omicidio e le donne sono assassine, che possono essere perdonate in caso di pentimento. A prescindere della circostanza, la responsabilità andrebbe sempre attribuita alla donna.

Nel programma quotidiano De bem com a vida, mandato in onda in mattinata su Rede Gospel de Televisão, madre e figlia affrontano ossessivamente questo tema.

L’approccio della famiglia Hernandes è commerciale, ispirandosi a ciò che le reti TV di maggior audience propongono alle spettatrici. Ci sono quadri interattivi su ricette culinarie, tendenze della moda, benessere, bellezza, artigianato, educazione dei figli e interviste su argomenti vari, presentati in un’ottica “spirituale”. Il pubblico partecipa per telefono, via e-mail e Twitter. Nel corso della trasmissione, le Hernandes invitano le donne a intervenire “indipendentemente dalla religione”, dal momento che il loro obiettivo è quello di “raggiungere vite ancora non toccate dalla parola di Dio”.

La dottrina della Igreja Universal do Reino de Deus (IURD) di Edir Macedo diverge dall’Assembléia de Deus dei Malafaia o della Renascer em Cristo degli Hernandes sul quesito “pastorato” o “vescovato” femminile.

Per Macedo, le donne che esercitano il ministero pastorale sono “sacerdotesse dell’inferno”, che provano a stravolgere “la naturale differenza” che portò a una “divisione sessuale delle mansioni”:

[…] di solito, sono donne che a casa non contano un bel niente. Non sentendosi amate, decidono di farsi nominare pastori in chiesa. Insomma, colgono l’occasione per attirare l’attenzione.

Molti pastori maschi smettono di ascoltare la voce dello Spirito Santo per chinarsi alla voce di queste donne. Parecchie di loro vivono nel peccato: sono sacerdotesse dell’inferno!

(tratto da Fé racional, 2010)

D’altronde, per la leadership massima della IURD, le donne devono dare la precedenza ai maschi negli studi, evitando di frequentare un’università prima di sposarsi. Questo perché, a detta di Macedo, le donne più istruite degli uomini risultano meno appetibili e persino inadatte al matrimonio: avendo studiato troppo, imparano a mettere in discussione la superiorità maschile, offuscando il loro indiscusso ruolo di “capo famiglia”.

In una cerimonia religiosa, avvenuta a settembre 2019, presso la sede mondiale della IURD, dopo aver convocato sull’altare le due figlie e i loro rispettivi mariti, Macedo sentenziò alla platea di diecimila fedeli, ossia la capienza del tempio:

Macedo: Permettetemi di dire una cosa importante, che dovete assolutamente sapere: quando siamo andati a vivere negli Stati Uniti, ho spiegato alle mie figlie che potevano frequentare la High School, cioè le scuole medie, ma non l’università. Mia moglie Ester mi ha appoggiato, i parenti, però, sostenevano che si trattasse di un’assurdità. Ma perché non potevano frequentare un’università? Ora vi spiego: conseguendo la laurea, la donna diventa serva di se stessa, lavora per se stessa, e quindi non per Dio. Io non voglio questo per loro, perciò non debbono laurearsi. Non ho nulla contro quelle che desiderano farlo. Tuttavia, nel caso delle mie figlie, ci tengo a dire che non sono state educate per servire a se stesse, bensì al Signore!

Platea: Amen. Gloria a Dio.

Macedo: Inoltre, aggiungo che, fino al matrimonio, le donne devono fermarsi alle medie.

Prendo l’esempio di mia figlia Cristiane. Vieni qui con me, Cristiane. Fate molta attenzione a ciò che sto per affermare: se Cristiane fosse diventata una dottoressa, il suo grado di istruzione e quindi anche di conoscenza si sarebbe di gran lunga elevato. Conoscendo un ragazzo con un basso livello di istruzione, lei avrebbe senz’altro dominato nella coppia. È vero, o no?

Platea: Vero!

Macedo: Lei, da soggetto dominante, non servirebbe alla volontà di Dio. Pensate che mia moglie Ester diceva di preferirle sposate con gli americani, che reputa molto più educati e gentili dei brasiliani. Io, ad esempio, sono grezzo. (Risate varie).

Affermava con decisione ciò: “Sono certa che, se sposassero uomini americani, sarebbero trattate da regine: gli americani, da veri galantuomini, aprirebbero loro persino lo sportello della macchina!”

Ma io ribadivo che preferivo vederle con dei machos accanto. (Di nuovo risate).

La testa della coppia è l’uomo. Se così non fosse, il matrimonio fallisce. Oggigiorno, l’insegnamento è diverso. Ciò che la società insegna alle donne è “figlia mia, mai assoggettarti a un uomo!”

La donna viene quindi condannata all’infelicità. Mettetevi in testa che non esiste famiglia, non esiste matrimonio, non esiste felicità, quando il comando passa alle donne e diventano loro testa e l’uomo corpo. È così che tutto si guasta. Qui, ci sono donne che sanno perfettamente cosa sto dicendo, sono davvero molto intelligenti. È un problema, perché questo tipo di donna non riesce a trovare un uomo che sia in grado di tenerle testa. Perciò, come può una donna con un livello elevato di istruzione sottomettersi a qualcuno che è rimasto indietro? Avete capito come stanno le cose? Sì o no?

Platea: Sì.

Macedo: Amen.

Le donne di potere della IURD sono legate a Edir Macedo dal vincolo familiare. La più potente di loro è la figlia maggiore, Cristiane Cardoso, ideatrice del progetto Godllywood che, a pagamento, offre alle giovani fedeli “l’opportunità di contrastare i valori sbagliati ereditati da Hollywood”, trasformandosi in “donne esemplari” atte a riscattare “i valori dimenticati della nostra società”. La struttura gerarchica del progetto è divisa in nove livelli, con a capo Cristiane Cardoso stessa (Big Sister Fondatrice), che ha il compito di: “prendersi cura” delle Big Sisters Regionali, ideare le “sfide” mensili rivolte alle ragazze, decidere i temi affrontati nelle riunioni e pianificare gli eventi annuali di Godllywood.

Dopo aver realizzato un mese di prove (rush), che possono includere visite presso ospedali, carceri, orfanotrofi, nonché la distribuzione di pasti ai bisognosi, le ragazze che s’iscrivono al progetto vengono intervistate dalle moglie dei vescovi della IURD, le Big Sisters e, se riescono ad essere convincenti potranno partecipare ad una cerimonia in cui dovranno eseguire il seguente giuramento, chiamato Codice di Godllywood:

Prometto di essere discreta quando parlo, nel modo in cui mi comporto e nel mio aspetto.

Prometto di essere un esempio positivo nella mia casa, in chiesa e ovunque vada.

Prometto di guardare il lato positivo delle persone.

Prometto di essere coraggiosa, umile e accettare di essere corretta per apportare i cambiamenti necessari a costruire una solida fede in Dio.

Fatto il giuramento, le ragazze vengono denominate babies e inserite in gruppi, con nomignoli che indicano ciò che la formazione religiosa si aspetta da loro, cioè essere “belle” e “carissime”. Ogni settimana, vengono imposte “sfide”, che variano a seconda dei bisogni della IURD. Spesso, fanno riferimento a compiti descritti genericamente e in modo vago come “incarichi che le donne non sempre vogliono fare, ma che nel gruppo diventano obbligatori”, studiati per “incentivarle a fare ciò che sanno di dover fare, ma non lo fanno”. Le liste delle “sfide” (o “compiti”) vengono settimanalmente aggiornate e variano in base al gruppo d’inserimento della ragazza o donna inscritta a Godllywood.

Potrebbero includere compiti spirituali (come “propositi di fede” o malcelati inviti a fare più donazioni alla chiesa), caratteriali (parlare di meno), comportamentali (lavorare di più per l’opera divina, per esempio, partecipando attivamente a qualche raccolta fondi, mercatino, o offrendosi di pulire i templi), cure personali (inviti a lisciarsi i capelli, farsi la manicure, vestirsi in un certo modo, truccarsi, eseguire trattamenti di bellezza, dimagrire) o la chiamata “mano amica”, cioè dare di più a chi sta attorno, che per la IURD significa: fare proselitismo e “guadagnare anime”.

Le azioni devono essere registrate, fotografate e condivise sui social, affinché tutti possano controllare l’effettiva bravura della ragazza nella realizzazione delle sfide. In questo processo dimostrativo, i selfie sono fondamentali, ed emergono come tecnologia idonea a rendere visibile il movimento di soggettivazione e condivisione collettiva delle sfide, contribuendo non solo ad alimentare il clima di competizione tra le ragazze, ma anche a plasmare il processo di trasformazione del corpo femminile in un “corpo virtuoso che lavora per Dio”. Superate le sfide iniziali, le ragazze vengono denominate pledge’s (impegnate), essendo assegnate a gruppi chiamati “Dolci” o “Graziose”; ulteriori “sfide” le attendono, non molto diverse dalle prime. Man mano che salgono di livello, aumenta l’impegno verso la IURD.

Se dimostrano alle Big sisters (che le controllano) di aver eseguito tutti i compiti con entusiasmo, riconfermano il giuramento iniziale in una nuova cerimonia e, alla fine di due anni, salgono nella gerarchia del progetto diventando Little sister’s, abilitandosi così ad aiutare le moglie dei vescovi nel controllo delle babies e delle nuove “dolci”.

Insomma, questi “compiti” vengono inseriti sul sito ufficiale della IURD, alla sezione Godllywood. L’isolamento della donna dagli elementi che “turbano la sua fede” è una delle prime sfide riscontrate sul sito. Per la donna, dimostrare di averla vinta significa: “essersi allontanata da chiunque non frequenti o non sia d’accordo con la dottrina della IURD”.

Si legge anche: indossare un vestito o una gonna per essere più femminili, pettinare i capelli in modo diverso del solito, cucinare per tutta la famiglia un piatto speciale, pulire minuziosamente la casa, ordinare i capi in armadio in base al colore, meditare su versetti e personaggi della Bibbia, fare delle ricerche su determinate parole, come “discrezione”, “indiscrezione”, “sciocchezza” o “vanità”, andare da una manicure, scrivere lettere d’amore a Gesù, scaricare applicativi o abbonarsi a riviste e canali della IURD, fare qualche “sacrificio” per la chiesa, iscriversi ad altri corsi, sempre legati alla chiesa, come il Terapia do Amor, ministrato da Cristiane Cardoso in coppia con il marito, fare nuove amicizie e raccontare loro la propria esperienza con Dio, o prendere un appuntamento con la moglie del pastore di riferimento per farsi consigliare su qualsiasi argomento.

Nel corso della lettura delle “sfide” proposte dalla Cardoso alle fedeli, si palesano diversi tentativi di colpevolizzare le donne riconducendole a passaggi della Bibbia che trattano il peccato e la colpa, ad esempio: “medita sulla figura di Eva”; “cosa puoi fare per dimostrare il tuo pentimento?”; “cerca nel vocabolario il significato della parola ipocrita”; “cerca nella Bibbia versetti che ritraggono gli ipocriti”; “in che modo ti comporti da ipocrita e in che contesto?”

Il percorso della donna, i suoi pensieri e gli obiettivi all’interno di Godllywood vengono descritti minuziosamente nelle apposite agende acquistate all’inizio; le pagine vengono poi fotografate e inviate via e-mail o WhatsApp al livello gerarchico superiore.

Le ragazze che non riescono a dimostrare di aver realizzano le sfide settimanali le accumulano per il mese successivo. Il mancato pagamento di tre rate del “corso” viene considerato “un pessimo esempio” da punire con uno strike, ovvero: un voto negativo che pende sulle loro teste, come un spada di Damocle, per la durata di un anno intero.

Dopo tre strike, avviene l’esclusione definitiva delle inadempienti da Godllywood.

A seconda del livello di condizionamento e del tempo trascorso dedicandosi esclusivamente a coltivare i rapporti nati nel gruppo, per molte ragazze, l’esclusione del progetto rappresenta la fine della loro vita sociale. L’obbligo della presenza costante e quotidiana ai culti, così come il dovere di partecipare a tutte le attività di Godllywood, soprattutto a iniziative ideate appositamente in orari incompatibili con la scuola, finisce per portare le giovani donne al voluto conflitto ideato da Macedo: “meglio frequentare il liceo, l’università, o servire a Dio?”

Considerando che la massima aspirazione di una ragazza che s’inscrive al progetto è quella di finire incoronata “Donna Virtuosa” in una cerimonia “indimenticabile”, pianificata “con amore” dalla figlia del loro capo spirituale, abbandonare gli studi prima di concludere il liceo diventa un fatto naturale e, anzi, auspicabile e approvato dalla comunità.

Nel suo libro, A mulher V: moderna a moda antiga (2011),Cristiane Cardoso elenca le caratteristiche della cosiddetta “Donna V”, e auspica che le sue “figlie spirituali”, come le definisce, alla fine del percorso, rispettino questi requisiti imprescindibili:

  • Che siano di bell’aspetto e sappiano prendersi cura di loro stesse per compiacere ai loro mariti;
  • Che non si lascino andare per amare loro stesse e la loro famiglia;
  • Che siano di carattere pio e provino piacere nell’aiutare gli altri, senza aspettarsi niente in cambio;
  • Che siano efficienti nell’amministrazione della loro casa, tanto nei compiti domestici quanto nell’amministrazione del denaro della famiglia;
  • Che offrano assistenza spirituale ai loro mariti e abbiano sempre una parola di incoraggiamento e di fede qualora ne avessero bisogno;
  • Che siano disponibili e interessate ad aiutare le persone in chiesa;
  • Che abbiano determinazione e coraggio per combattere le avversità;
  • Che si prendano cura della salute dei loro mariti, preparino pasti sani usando la creatività e facciano sempre qualcosa di nuovo per sorprenderlo.

Per Cardoso, la disciplina è uno degli attributi fondamentali della “Donna V”. “Controllare le finanze della coppia, tenendo d’occhio nuove opportunità per aumentare i guadagni” è una caratteristica descritta nel suo libro, illustrata come prerogativa essenziale della moglie esemplare, giacché la porterebbe “ad investire il denaro messo da parte in nuove fonti di reddito, piuttosto che sperperare i risparmi per comprare vestiti per sé o per la sua famiglia”. Le sfide ideate all’interno di Godllywood possono essere considerate misure di formazione disciplinare, depersonalizzazione e riprogrammazione delle donne. In vigore nei 70 Paesi dove la IURD si è insediata, vige anche una lista dei divieti alle donne appartenenti al progetto, ossia la Lista do Não (Lista dei “no”), che include disposizioni sull’abbigliamento e norme comportamentali da rispettare:

  1. Non indossare vernici per le unghie di colore nero, blu, verde o al neon; di conseguenza, non presentarsi né con lo smalto rovinato, né con un piercing o un tatuaggio;
  2. Durante le riunioni, non indossare pantaloni o gonne strette, minigonne o pantaloncini corti, camicette o abiti attillati, bluse scollate, mutandine tipo “string” o troppo piccole, felpe, jeans o scarpe da ginnastica. La casa di Dio non è un luogo qualsiasi;
  3. Non spettegolare o farsi coinvolgere da pettegolezzi, non criticare gli altri, o compiere atti di bullismo;
  4. L’autocritica, l’esagerazione, l’orgoglio e la negatività sono vietati;
  5. Non fare o farsi coinvolgere in atti di ribellione;
  6. Non disobbedire o mancare di rispetto ai genitori o a qualsiasi altra autorità spirituale;
  7. Non prendere brutti voti;
  8. Non avere amici che fanno quanto sopra;
  9. Non flirtare con altri ragazzi;
  10. Non essere pigra;
  11. Non serbare rancore;
  12. Non guardare la Rete Globo.

Nell’ultimo divieto, quello di “non guardare la Rete Globo”, la principale concorrente della TV Record appartenente al padre, Cristiane Cardoso palesa la spietata capacità della famiglia di trasformare in dottrina i suoi interessi economici. La scusa trovata è quella di impedire alle donne di farsi condizionare dal palinsesto “demoniaco” del colosso mediatico che regna sovrano sulle case dei brasiliani. L’obiettivo primario è quello di provare a impedire che riscontrino notizie negative sulla figura di Macedo, sui metodi adottati dalla IURD per strappare soldi ai fedeli o sugli scandali di corruzione, che ogni tanto coinvolgono i membri del partito Republicanos (PRB) fondato dal genitore.

Sebbene in ambito neopentecostale la postura prevalente rispetto all’aborto corrisponda a quella di Papa Francesco, che lo definisce un “omicidio” (perpetrato quindi da mani assassine), nella IURD, l’interruzione della gravidanza viene in qualche modo difesa come un modo per evitare che altri bambini vengano gettati “in un mondo orribile”, a causa dell’irresponsabilità di donne vanitose, crudeli e anche sadiche, come affermano Edir Macedo e Cristiane Cardoso in una chiacchierata informale tra padre e figlia, divulgata sul canale ufficiale di Godllywood su YouTube, con il titolo Trazendo filhos ao mundo.

Nel corso della conversazione, la coppia, la donna, la maternità e l’infanzia vengono puntualmente distrutte, con l’aiuto di versetti della Bibbia tolti dal Vecchio Testamento. Per la figlia Cristiane, che sostiene di aver rinunciato alla maternità per la sua personale decisione di servire a Gesù assieme al marito Renato Cardoso, le donne in gravidanza sarebbero tutte esibizioniste in posa sui social, pronte a promuovere il loro presunto diritto di portare alla luce un figlio che poi abbandonerebbero nei nidi o davanti a un cellulare, a dimostrazione del loro egoismo e malvagità. Riportando un passaggio della Bibbia nel Vecchio Testamento (Luca 21:23) che dipinge la guerra e la fame a Gerusalemme come preannuncio del ritorno del Messia sulla Terra, Edir Macedo inveisce contro “le donne di oggi”: 

Gesù disse: “guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.” […] Quando una donna decide di portare un figlio al mondo, si rende responsabile della salvezza della sua anima. Dopo essersi piegata alle sue voglie, ai bisogni della carne e al soddisfacimento degli uomini, si rende l’unica responsabile.

Tu, Cristiane, e tua sorella, siete venute al mondo sotto la mia responsabilità e di vostra madre. Sarete certamente salve, perché servite integralmente a Dio, e continuerete a farlo fino alla fine.

[…] Le donne di oggi, invece, vivono in uno stato animalesco, assoggettate alle proprie voglie.

Con o senza matrimonio, continuano a procreare. Dovranno quindi rispondere a Dio e spiegargli perché hanno deciso di mettere un figlio al mondo, e sicuramente risponderanno per loro e per l’uomo con il quale l’hanno fatto. Se andranno in cielo, tanto di guadagnato. La probabilità che vadano all’Inferno è però altissima… enorme!

Cristiane Cardoso ricorda al padre la scelta della madre di non lavorare, pur di prendersi cura della casa e delle figlie. La donna loda il carattere materno; non si lamentava mai delle assenze paterne. E così afferma:

“Papà, le donne di oggi non vogliono rinunciare a nulla. Non vogliono e non sono abituate a fare sacrifici. Vogliono avere dei figli per “parcheggiarli” altrove e al contempo realizzarsi professionalmente. Vogliono figli per farsi “belle” su Instagram.

[…] I loro figli, anche quando sono perfetti e senza difetti vengono “allevati” dai cellulari, perché loro non hanno la pazienza di educarli: devono correre in palestra per abbellirsi e poi dedicarsi alla loro carriera, a guadagnare dei soldi, e così via”.

Padre e figlia dipingono scenari catastrofici sulla fine dei tempi, raccontando di bambini con tendenze suicide, oppure diventati potenziali assassini, pronti a uccidere i propri fratelli sotto l’influenza di “voci sataniche”. Altri, invece, scriverebbero sui loro quaderni, consegnati poi ai pastori, la loro preoccupazione per dei fratelli caduti in mano alla criminalità organizzata, definendosi “tristi di essere venuti al mondo”.

Arrivano infine ad una conclusione univoca: i piccoli sarebbero depressi per le mancate cure materne o paterne e, considerando che la fine dei tempi è alle porte, dicono, il consiglio migliore sarebbe quello di evitare di sposarsi.

Consapevole che a seguire il suo “programma” e la diretta con il padre sono le oltre 250mila donne inscritte sull’apposito canale Godllywood, Cristiane Cardoso, riafferma la sua visione sulla maternità puntualizzando che “le donne dovrebbero essere consapevoli di portare al mondo un figlio per vederlo soffrire, acciecate dal proprio egoismo”.

Riportando terribili fatti di cronaca, in cui genitori e nonni stuprano e abusano dei loro figli e nipoti perché a loro volta erano stati stuprati e abusati da piccoli, Macedo vende il suo modello di famiglia come l’ideale, l’unico “benedetto da Dio”.

La figlia concorda, dichiarandosi felice di aver adottato un bambino per “salvare la sua anima”, preferendo rinunciare alla maternità “per amare troppo le anime innocenti da condannarle a vivere in un mondo infernale”. Verso la fine del filmato, Macedo menziona alla figlia un passaggio della Bibbia strappato da Matteo 18,6-7:

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, si merita una macina girata da asino appesa al collo e che venga gettato negli abissi del mare”.

L’interpretazione della massima autorità spirituale della IURD è raccapricciante quanto il dialogo che la precede: i genitori incapaci di salvare l’anima dei figli che mettono al mondo farebbero meglio a suicidarsi, perché colpevoli di impedire ai piccoli l’arrivo al regno di Dio.

I toni di Macedo, abituato a trattare le coppie e i loro bambini con fare sprezzante, del resto non sono una novità per i suoi fedeli. Nel corso di una predica pubblicata sul canale ufficiale della IURD il 20 agosto 2013, sempre su YouTube, lo si vede sbraitare sull’altare:

I figli vengono generati come dei topi! I bambini vengono messi al mondo come dei topi!

Non ditemi che è stato Dio ad averveli dati, perché Dio non vi regala un bel niente!

Dio non concede figli a nessuno. Siamo noi che li facciamo! È così o no? Rispondete: “sì” o “no”!

E ancora:

Questa storia che i figli siano “doni del Signore” non corrisponde alla verità. Dio vi fornisce le istruzioni e vi offre le condizioni più consone per seminare e raccogliere; voi avete seminato sulla donna, avete generato un figlio e, tutte le volte che lo farete, andrà così. Le persone generano bambini, che poi crescono e, a loro volta, generano altri bambini, che finiscono infine per crescere senza padri né madri o, addirittura, senza entrambi. Vengono “lanciati” nel mondo per subire le conseguenze delle ingiustizie sociali. Dio non c’entra nulla con tutto ciò.

Dio ci capacita, ci dà le mani. Noi, però, dobbiamo far leva sulle nostre mani, per produrre, sulle nostre gambe, per muoverci e sulla nostra intelligenza.

Non è Lui il responsabile delle nostre miserie. Siamo noi che ce le procuriamo, quando ascoltiamo un dio diverso da Gesù Cristo.

Le vite che riescono a raggiungere questi “profeti dell’odio” sono prevalentemente quelle di donne che svolgono umili mansioni, essendo perlopiù afrodiscendenti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Lavoro e l’ONU, in Brasile, le collaboratrici domestiche sommano 6,7 milioni di donne, che superano di gran lunga il numero di lavoratori domestici presenti in India. La totalità delle famiglie brasiliane di classe alta, come anche quelle di classe media, hanno una o più collaboratrici domestiche.

Soltanto nel 2013, alle lavoratrici, furono riconosciuti il diritto a un salario minimo, al riposo settimanale e alla pensione. Secondo una ricerca dell’istituto Datafolha del 2020, le donne costituiscono il 58% del totale dei fedeli delle formazioni neopentecostali.

Esposte alle campagne di marketing dei pastori, finiscono per acquistare prodotti “miracolosi” pubblicizzati in TV o alla radio, col fine di contrastare i loro problemi di salute, economici o affettivi. Recandosi nei templi della IURD, vengono sedotte da una propaganda persuasiva, tartassante e molto ben studiata.

Lì, vengono invitate a salvare gli eventuali mariti, compagni di vita, fidanzati, padri o fratelli dall’alcolismo, dal Dongiovannismo o gioco d’azzardo, o quantomeno entrare a far parte di programmi ideati per estrarre i loro scarsi guadagni. Ogni brasiliano è cresciuto assistendo in diretta TV ad una pletora di donne scelte in platea da “uomini di Dio”, illuminati abbastanza da “esorcizzare” i loro presunti demoni con modalità violente.

Immagini forti di donne “possedute” prese per i capelli e fatte inginocchiare ai piedi dei religiosi sono state il pane quotidiano di intere generazioni. Finito lo spettacolo della conversione, in diretta, piangevano, confessavano i loro “peccati” pubblicamente e, siccome “accettavano Gesù”, venivano applaudite, abbracciate e sostenute dalla comunità religiosa abbracciata. La violenza sulle donne e la discriminazione è stata normalizzata da predicatori e predicatrici di svariate formazioni religiose, diventando in Brasile una piaga sociale: secondo i dati divulgati dal Fórum Brasileiro de Segurança Pública, nel 2020, ogni 6,5 ore, una donna veniva uccisa nel gigante latino. Fino a ottobre 2021, in molte regioni, incluso il Distretto Federale (Brasilia), il Paese registrava un incremento del 20% del numero di donne uccise da uomini. Essere prese per i capelli da un uomo, subire offese e accuse di portarsi dentro “legioni di demoni” era parte integrante di uno show degli orrori, che partiva dai loro ambienti domestici.

Secondo la ricerca Millennials (Banca Interamericana dello Sviluppo), il 28% delle donne brasiliane tra i 15 e i 24 anni non studia né lavora, una condizione sicuramente aggravata a causa della pandemia.

“Perché il Dio non ha creato prima la donna e poi preso una delle sue costole per formare l’uomo? Perché lui è sovrano e ha deciso di dare la priorità all’uomo”, si difende Ciro Zibordi, presidente dell’Academia Evangélica de Letras do Brasil, la prima al mondo a raggruppare esclusivamente scrittori evangelici, con la pretesa di essere riconosciuta “tra le maggiori istituzioni letterarie già esistenti in Brasile e nel mondo”.

Fondata nel 1962, l’Academia è composta da quaranta scrittori, scelti per “il coraggio di affermare al mondo, attraverso le loro opere, la fede nell’esistenza di Dio, nell’immortalità dell’anima, nel valore spirituale della Bibbia e nella sacra dottrina di Gesù”, conforme sottolinea il sito.

Composta da trentacinque uomini e cinque donne, la produzione letteraria e saggistica prodotta dalle accademiche, elencata sotto le loro biografie, è prevalentemente costituita da romanzi, poesie, racconti, articoli in riviste cristiane e saggi, che inneggiano alla sottomissione delle donne, al loro ruolo in famiglia, in chiesa e nell’educazione dei figli. 

Se da una parte ci sono circa 30 milioni di donne che mantengono da sole le loro famiglie (dati dell’IBGE – Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística) svolgendo le più svariate mansioni, dall’altra, la popolazione femminile brasiliana, nonostante la forza e la determinazione dimostrata nei momenti di grandi crisi economica, è destinata a restare intrappolata in un meccanismo psicologico perverso, concepito da machisti e violenti, molto difficile da disinnescare senza necessarie decisioni politiche atte a “traghettare” il Brasile verso lo Stato laico previsto nella Costituzione, ma accantonato dagli oscuri interessi che sorreggono il Parlamento e il mondo religioso.

6 pensieri su “I profeti dell’intolleranza e l’odio alle donne nel Brasile contemporaneo (e non solo)

  1. Cara Claudileia, grazie per il tuo infinito ricercare. Qui non si parla mai di questi argomenti, nessuno fa reportage, eppure c’è un narcisismo che è insegnato dalla società e da chi proclama il bene. Questo articolo racconta uno spicchio di ciò che accade nel mondo, un piccolo pianeta così pieno di dolore e contraddizioni dove spesso noi donne siamo succubi e complici, complici perché succubi. Viva la cultura e l’informazione, ti seguo e supporto come sempre. Grazie

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    1. Cara Annalisa, ti ringrazio molto! Le donne sono schiacciate da millenni da ogni sorta di dottrina religiosa apparsa nel mondo. L’asticella dell’oppressione si alza quando cercano di far sentire la loro voce. Alla fine, sono dottrine religiose ideate, scritte e redatte da maschi che sanno difenderle molto bene all’interno dei templi, nella società e purtroppo anche dentro i parlamenti. Ahimè i templi delle formazioni religiose che descrivo sono presenti anche in Italia e cercano di guadagnare terreno nelle periferie. Qualche giorno fa il personaggio che menziono, Edir Macedo, era presente a Roma e a Milano per visitare i suoi templi. Ignoro quanti siano i suoi seguaci in Italia, ma se ce la fa a costruire o affittare templi con la capacità di accogliere 500 persone, penso che il fenomeno si stia palesando anche qua. Un abbraccio grande a te e grazie ancora per il sostegno!

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  2. Sottobanco perciò abbiamo in visita anche da noi personaggi che di fatto delinquono le anime…
    Trovo che fare informazione sia un dovere morale per ogni donna. Il nemico più grande sarà quella fetta fra noi che aderisce a queste opere colossali di misoginia. Su una cosa sola sembrano avere ragione, la presunta fine dei tempi. La nostra società occidentale è allo stremo della sua autenticità, siamo un turbine di maschere che cozzano le une con le altre lasciando cocci ovunque e seminando delusione e falsità.

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    1. Hai detto bene sulla presunta fine dei tempi. Ovviamente in questo periodo tutto è funzionale alla propagazione delle peggiori dottrine. Spesso però si dimentica di osservare un particolare: l’elemento religioso è molto presente in ogni guerra, a prescindere del luogo del globo. Di base c’è il concetto del bene contro il male. Se andiamo a fondo però scopriamo che tutto gira attorno al profitto e che i veri motivi sono di natura economica. Il tentativo continuo e pressante di schiacciare la cultura e la spiritualità dei nativi del Nord e Sudamerica è l’esempio lampante della mancanza di rispetto per chiunque non rientri nel modello “spirituale” dominante. Intere civiltà sono state sterminate e lo sono tutt’ora con metodi molto più subdoli del passato. Tutto ciò viene fatto perché il loro modo di vivere non combacia con il nostro e quindi non vale altrettanto.

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  3. Che meraviglia rileggerti, cara e preziosa Claudileia. Siamo tornati indietro di almeno cinquecento anni a quanto pare. Rattrista e sconcerta l’idea che ancora oggi dei folli manipolatori possano compiere opere di condizionamento mentale di massa, facendo leva sulla bassa cultura e sulle fragilità di ragazze già segnate dalla vicissitudini della vita. Ho provato a immaginare una sala piena di donne tutte vestite di rosa, manipolate quanto basta da regalare soldi ed energie e darsi in pasto a belve travestite da salvatori. Ti faccio i miei complimenti, ancora una volta, per l’opera di divulgazione che porti avanti. Se sono qui, viva e finalmente autoconsapevole, è stato anche grazie te, mai smetterò di dirlo.
    Grazie, grazie, grazie.

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    1. Cara Iris, sono molto molto felice di sapere del tuo percorso di auto consapevolezza. Come ho sempre detto il lavoro duro tocca a voi e a me, superata la durezza, l’opera di divulgazione e allerta. Saperti bene è un balsamo per me. Grazie per apprezzare il mio lavoro, che cerco di svolgere con la massima dedizione e attenzione alla condizione femminile. Ti abbraccio fortemente!

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