Il narcisismo e la fatica di pensare, l’odio verso tutto ciò che porta a riflettere

“I narcisisti patologici sono consapevoli di ferire?”

 “Sanno di agire male?”

 “Sanno ciò che fanno?

“SANNO CIÒ CHE SENTIAMO?”

Uno dei dubbi più comuni che assalgono le persone affettivamente/economicamente depredate dai narcisisti è sulla consapevolezza che possono avere del dolore che recano agli altri.

Questo accade perché la nostra percezione, ossia, l’idea che ci facciamo rispetto a chi sa quello che fa e chi non ha la minima idea di ciò che fa cambia dall’acqua al vino. Immaginiamo di essere a cena con un’amica un po’ imbranata. Dopo un po’ la nostra amica, che gesticola animatamente perché presa dalla passionalità del suo discorso, fa un gesto involontario e rovescia la sua tazza di vino sul tavolo, facendo gocciolare il contenuto sulle nostre gambe. In questo caso capiamo al volo l’innocenza della nostra amica: non voleva macchiare il nostro vestito preferito. Ora immaginiamo la stessa cena, stavolta con una collega “famosa” per la sua invidia patologica nei confronti degli altri. Supponiamo di dover discutere qualcosa di importante con lei, progetti di lavoro in cui abbiamo un ruolo più rilevante del suo. Ad un certo punto qualcosa ci distrae e ci voltiamo a guardare… Dopodiché sentiamo qualcosa che ci cola fra le gambe: la nostra gonna bianca è imbrattata di vino rosso. Ci vergogniamo di alzarci e correre in bagno, un vero disastro! Osservando bene il viso della collega, che afferma di non aver fatto apposta, ci viene il dubbio sulla sua onestà: ostenta un ghigno di soddisfazione nonostante ci chieda mille scuse. Possiamo pure sorvolare l’episodio, fingere di accettare le sue scuse, ma ci verrà automatico trattarla con una certa freddezza da quel momento in poi, al contrario della nostra amica.

Quando andiamo a pagare il conto, un cameriere ci chiama in disparte: ha visto la nostra collega rovesciare appositamente la sua tazza di vino su di noi, confermando i nostri sospetti sul gesto deliberato.

Se una persona con problemi mentali evidenti come uno schizofrenico ci urla addosso abbiamo un tipo di reazione; se è mentalmente sana ne abbiamo un altro, perché non accettiamo che una persona dotata di intelligenza normale ci aggredisca con la stessa violenza di una persona che non è in grado di controllarsi e di riconoscere il dolore che causa, o quanto meno di una persona che non lo fa intenzionalmente.

Chiedete a un soggetto narcisista se è giusto offendere una persona, infrangere le regole stradali, evadere il fisco, picchiare la moglie o i figli, mentire, rubare, tradire, non riconoscere i meriti altrui, ecc. La sua risposta sarà ovvia: vi dirà che non è giusto, che questo non si fa, che loro non hanno mai fatto cose del genere, mentre i loro “amici”… Ecco perché ogni narcisista sa perfettamente quello che fa e cosa non va nel proprio comportamento, tuttavia, siccome nel loro mondo ideale non ci sono conseguenze per quando infrangono le regole (perché nulla di ciò che fanno è così rilevante al punto di ferire gli altri!) continueranno ad agire allo stesso modo a prescindere del cambio di partner e degli anni che passano.

Per un narcisista l’empatia, questo potente deterrente, viene razionalmente soppresso (scelgono di non riflettere sui loro errori, ma di proiettarli sugli altri) in nome di un bene maggiore (il potere e il piacere che ne ricavano dalla vita superficiale che fanno). Vale tutto, anche non crescere, pur di conservare la capacità di sfruttare gli altri e di godere dei frutti marci della manipolazione. Non appartiene a questo tipo di personalità la capacità di riflettere, ma importa soltanto il momentaneo piacere ricavato dallo sfruttamento di una determinata persona o situazione. Il DOPO (il futuro) viene cancellato, non esiste, è qualcosa da pensarci PRIMA O POI, di modo che le conseguenze delle proprie azioni diventano frasi-tipo: “e va be’, poi vedremo”, “nessuno mi può giudicare, mi è sempre andata bene così”, “tutti fanno allo stesso modo e non succede mai niente, perché dovrebbe andare male solo a me?”, “non ti preoccupare, lo so io della mia vita”, “ma perché vedi tutto sotto una luce negativa? Io voglio il sorriso, la gioia, mamma mia come sei pesante!”, “Non sono ancora pronto, quando lo sarò te lo dirò, sei pressante!”, “Sono un cane sciolto, nessuno è mai riuscito a inquadrami bene, per questo mi invidiano. Non mi faccio etichettare, sono contro corrente. Nessuno si annoia con me perché vivo alla giornata.”

Sappiamo che le azioni spregevoli attuate dagli individui narcisisti vengono fatte per mantenere e aumentare il numero di fonti di nutrimento narcisistico. Abbiamo scoperto che agiscono così perché DESIDERANO avere tutto, senza provare EMPATIA per i morti e feriti che lasciano nel processo. Semmai si divertono affondando il coltello sulle antiche piaghe delle loro prede per vedere se ancora sanguinano. Siccome sono consapevoli del male che fanno e cosa accadrebbe se la loro vera personalità emergesse nel suo splendore, preferiscono coprire i misfatti con sconcertante precisione e arguzia, per esempio provando a far passare per “pazze” le persone che se ne accorgono del disturbo, anche senza sapere bene i dettagli tecnici di cosa si tratta.

Quando una preda insiste nel cercare di chiarire un errore che hanno commesso, ricorda loro il quanto sono imperfetti e gli costringe a PENSARCI SU, a RIFLETTERE su concetti elementari che ritengono noiosi perché fin troppo astratti all’interno della loro confusionaria organizzazione mentale. La odieranno per questo, come odiano tutto ciò che FA PENSARE RAZIONALMENTE. Prendiamo l’esempio di una persona normale: cosa fa quando non vuole pensare a qualcosa che la fa soffrire? Se ha fatto un duro lavoro su se stessa non sfugge al dolore ma lo affronta subito, pur di liberarsene; se ancora non l’ha fatto prova a distrarsi per affrontarlo in un secondo momento. Prendiamo una normalissima persona che preferisce distrarsi come tecnica per lenire il suo dolore:  che differenza c’è rispetto a una narcisista patologica? La potenza della negazione della realtà, come se l’atto di riflettere venisse rimandato di volta in volta fino alla prossima vita. È un processo che inizia in tenera età e che quando non bloccato diventa la fondamenta della loro intera struttura.

Loro, dunque, VI ODIANO non solo quando lo specchio si rompe e la loro imperfezione emerge. Ma vi odiano soprattutto perché CERCATE DI TRASMETTERE UNA SERIE DI CONCETTI CHE NESSUNO AL MONDO È RIUSCITO A FAR CAPIRE A LORO. QUELLO CHE PER VOI SI TRATTA DI UN ATTO DI AMORE, PERCHÉ STATE ASSUMENDO IL RUOLO DEL GENITORE AMOREVOLE CHE CERCA DI TRAMANDARE AL SUO CUCCIOLO IL DONO SUPREMO DI RIFLETTERE COME UN RITO DI PASSAGGIO VERSO L’ETA’ ADULTA, PER LORO È UNA VERA DISGRAZIA!  COME OSATE CHIEDERE A LORO “SEMPLICEMENTE” DI METTERE A REPENTAGLIO L’INTERA ORGANIZZAZIONE PATOLOGICA CHE HA CONDIZIONATO LA LORO VITA E CHE LI HA PORTATO A VIVERE TANTI MOMENTI “INDIMENTICABILI”? MOMENTI IN CUI LA DISTRUZIONE DI QUALCUN’ALTRO ERA SOLTANTO UN DETTAGLIO…

Sanno quando feriscono qualcuno, ma non sanno descrivere come questo “qualcuno” potrebbe sentirsi. È come saper leggere a perfezione ed essere un bravissimo oratore, ma non riuscire a estrarre un unico concetto utile da ciò che si è letto. Per questa ragione, quando chiedete a un narcisista che giura di essersi “pentito” il motivo per cui veramente si pente, cosa ha capito del vostro pseudo rapporto (magari dopo un periodo di allontanamento da parte vostra), lui/lei, non sapendo come spiegarsi vi darà risposte confuse e quasi certamente cercherà una forma di contatto fisico per mascherare il caos emotivo provocato dalla vostra domanda: vi prenderà la mano, vi salterà addosso, vi chiederà di scegliere il ristorante (addirittura!), parlerà di sé o degli altri, racconterà tragedie e ingiustizie varie, mentirà di aver fatto terapia e di aver capito tutto, ma che non può dirvi cosa esattamente ha capito perché il suo terapeuta gli ha proibito di parlare fuori dallo studio, che “ci sono cose” che vorrebbe approfondire meglio prima di comunicarle a voi (ottima tecnica per darvi false speranze e tenervi in sospeso a tempo indeterminato), metterà la musica, si ricorderà di dover fare una chiamata urgente, ecc., ecc., ecc.

I narcisisti feriscono consapevolmente le persone?

Un narcisista sa cos’è sbagliato, come potrebbe riparare gli errori commessi, le conseguenze della riparazione oppure della non riparazione dei suoi errori. IL PUNTO È CHE NON ACCETTA LA VERITÀ DI ESSERE PROPRIO LUI/LEI LA PERSONA CHE HA COMMESSO L’AZIONE DANNOSA, perché implica avere una macchia nel suo “finto curriculum impeccabile”, diciamo. A volte sono macchie che difficilmente potranno essere tolte, talmente sono smisurati i loro passi falsi. Ci vorrebbe una fatica immane per ripristinare la loro immagine di perfezione e di bellezza, implicherebbe la fatica di ricostruirsi da capo, abbandonando gli aspetti negativi della loro personalità, proprio quelli che provocano la sensazione di potere che amano sfoggiare. Ammettere i propri errori e dare ragione all’altro vuol dire avere l’umiltà di mettersi in gioco (il che per loro fa rima con debolezza), capacità di cedere parte del controllo (impensabile, lo vogliono tutto!) e, come ho già scritto in un altro articolo, riconoscere che l’altro non è poi tanto stupido come raffigurato nella loro immaginazione.

Quando un narcisista patologico cede e vi dà ragione sappiate che non è mai sincero e che lo fa unicamente per chiudere la discussione oppure rabbonirvi. Ecco il motivo per cui si buttano a capofitto su tutto senza riflettere, commettendo, alla fine, gli stessi errori adolescenziali che gli hanno impedito di raggiungere risultati eccellenti in molti ambiti della loro vita.

Il vizio di non pensare è qualcosa che si portano fino alla fine della loro esistenza. Solo una cosa sono in grado di imparare abbastanza bene: come meglio manipolare gli altri forgiando qualità inesistenti. E sanno commuovere mentre lo fanno, far scattare il batticuore talmente sono energici nell’affermazione di sentimenti che sanno di appartenere a un mondo diverso dal loro perché fin troppo reale, fin troppo normale, fin troppo equo…

I narcisisti patologici allontanano dal Sé ogni possibilità di crescita personale con cura quasi maniacale. Stroncano sul nascere le informazioni che indicano la loro responsabilità per qualsiasi cosa. SANNO di agire male ma DEVONO NEGARE per evitare che la loro intera personalità crolli. Per questa ragione l’età in cui eventualmente iniziano una terapia conta e anche così si tratta di un evento rarissimo, in cui cercano tutt’altro fuorché smettere di ferire le persone!

I narcisisti hanno un gran numero di tecniche per negare le loro azioni offensive, aggressive e scellerate e non solo: vi impongono di negare assieme a loro, vi costringono a deturpare ciò che avete visto, sentito, pensato, detto e ascoltato fino a farvi silenziare completamente.

Vale tutto pur di salvaguardare l’immagine idealizzata di loro stessi: scaricare la propria responsabilità su persone ignare, che magari non conoscete, scaricarla sulle spalle degli innocenti (figli, soprattutto), aumentare la soglia di aggressività, accusarvi di crudeltà quando chiedete chiarimenti, costruire una serie di bugie inserendole in scatole cinesi faticosissime da aprire, inventare scuse in cui posano da martiri, ecc. Usano qualsiasi arma del loro arsenale infinito di meccanismi di difesa per FERMARE IL PROCESSO DI INTROIEZIONE DELLA RESPONSABILITÀ DENTRO DI LORO, CERCANDO DI IMPIANTARE ANCHE DENTRO DI VOI LE LORO TESI. HANNO LA PIENA CONSAPEVOLEZZA DELLE AZIONI SPREGEVOLI, ATTI O PAROLE OFFENSIVE CHE PROFESSANO.

Quindi la risposta è SÌ, I NARCISISTI SONO CONSAPEVOLI DI AVERVI FERITO, CHE È SBAGLIATO CIÒ CHE VI HANNO FATTO, TUTTAVIA NON RIESCONO A INTROIETTARE QUESTA CONSAPEVOLEZZA, poiché bloccano il processo preventivamente, evitando l’accumulo di ferite narcisistiche che potrebbero insorgere nel caso in cui ammettessero di aver fatto male a voi e a mezzo mondo. Quando imparerete a negare la realtà assieme a loro, cioè, quando riusciranno ad alienarvi dal mondo – e sanno farlo con costanza e disperazione – diventerete i loro partner ideali.

La negazione di ogni responsabilità arriva puntale e veloce. Trattandosi di un processo abituale, esso non viene nemmeno registrato nei frammenti della loro “coscienza”.

Si tratta di una negazione interna molto potente, che arriva ancora prima delle loro protesta per non aver fatto niente, e ancora prima dell’invenzione di eventuali scuse per salvarsi la faccia. Nasce IMMEDIATAMENTE dopo aver fatto qualcosa che sanno per certo di essere sbagliata. È un processo automatico, intrinseco. Appena fanno qualcosa che non va si auto assolvono, si auto perdonano e si dicono “ok, sono a posto, va tutto bene.”

Es. Francesco umilia Maria davanti agli amici chiamandola “cicciona”. Quando Maria protesta l’uomo subito si difende: “Non arrabbiarti così, dai! Siamo tra amici. Ti amo NONOSTANTE LA TUA PANCETTA.” Più tardi, a letto, quando Maria, piangendo, si lamenta del suo comportamento e si rifiuta di fare sesso con lui, Francesco si arrabbia e accusa la compagna di essere ipersensibile, convincendola che gli amici non hanno manco sentito cosa avesse detto, che tutti si erano divertiti nella loro festa ma lei COME SEMPRE doveva rovinare tutto, che lui la ama e la adora e bla bla bla… Alla fine la parola “cicciona” rientrerà nel lessico della coppia, al punto che ogni volta che Francesco rientra a casa chiama Maria nel seguente modo: “Dov’è la mia ciccia bella?”, esattamente come il gatto di casa, un animale docile e indifferente. È il modo trovato per normalizzare un’offesa, eliminare ogni responsabilità per aver causato un dolore a Maria e, allo stesso tempo, distruggere l’autostima della donna.

Solitamente, quando confessiamo a persone narcisiste di sentirci ferite dal loro comportamento oppure quando li accusiamo di aver ferito i sentimenti di qualcun altro, li portiamo solo a ribadire – e insistere per farci credere – che nessuno è rimasto ferito, che non dobbiamo sentirci così, che stiamo sbagliando tutto, che sono invidiosi di loro, che siamo i soliti esseri lamentosi, che con noi “come fanno sbagliano”, che non abbiamo niente di cui lamentarci perché sono LORO a sentirsi molto più feriti di noi perché accusati INGIUSTAMENTE.

Dicono che i narcisisti patologici abbiano come caratteristica elementare l’eterna indecisione su tutto. Tuttavia, credo che una decisione importante l’abbiano saputo prendere nella vita: quella di trascorrerla nell’ignoranza completa su cosa sia l’esercizio del pensiero profondo e, di conseguenza, in cosa consiste nascere, vivere, amare e morire. I quattro verbi che riassumono l’intera esistenza di un essere umano.

360 pensieri su “Il narcisismo e la fatica di pensare, l’odio verso tutto ciò che porta a riflettere

  1. Cara Claudileia, purtroppo io e il mio ex marito non abbiamo saputo incontrarci in occasione della crisi, forse ci eravamo persi tanto tempo prima, ed ormai eravamo troppo distanti. Non so. A me sembrava di provare a rimediare, dando voce alle cose che non andavano, ma non ho saputo (potuto) farlo con leggerezza, e l’ho solo impaurito. Comunque np non c’entra nulla con la fine del mio matrimonio, né nessun altro.
    Riguardo al fatto di rimanere amici con lui, a me viene naturale. E’ una persona verso la quale non provo rabbia, so che ha sempre agito senza malignità (con i suoi limiti, certo, ma come io ho i miei), ho stima per lui, e francamente spero sia felice. In questo senso, so collocarmi in una posizione di amicizia.

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  2. Contatto zero da Natale. Dolore immenso, profondissima rabbia. Ieri, giorno del mio compleanno mi ha scritto un sms per farmi gli auguri. Non ho risposto. Spero di aver fatto bene. Per me é difficile anche solo non dire grazie.
    A proposito di “grazie” GRAZIE per questo blog. É la mia salvezza

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    1. Cara Amal,
      hai fatto bene. Anche se ora ti senti a pezzi.
      Pensa ad altro adesso. Pensa alle prossime piccole cose da fare. Metti un minuto alla volta tra te e colui che non ti rispetta.

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    2. Carissima Amal, gli auguri delle persone che ti bloccano la vita non meritano una risposta. Per noi è la celebrazione di un anno in più di vita, per loro è una formalità volta a un obiettivo preciso: far finta di essere umani.

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  3. Se vi capita, ascoltate i video di Inaki Pinuel, di cui anche Claudileia ha tradotto diversi articoli. Ha una fermezza e una preparazione che solo pochissimi in Italia hanno. E… MI FA STARE BENE (come direbbe Caparezza…).

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      1. Ciao Cla.
        Ho visto questo su youtube.
        Descubre si tu pareja es un psicópata integrado.
        Agghiacciante! Ma cosa sono questi psicopatici? Dei veri assassini dell’anima. Mi sono venuti i brividi anche adesso che ne sono fuori. Dice tutto quello che è successo a me. Mi prenderei a calci. Quanto tempo perso a pensare questo e quello quando a lei di me non importava un fico secco. Lo consiglio vivamente di vedere a chi sta ancora male per un maledetto essere come un NP. Questi sono pazzi al massimo livello.

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  4. capisco… che tristezza.
    tra poco inizio a lavorare e sto tremando… suppongo sia legato alla paura che si decida di uscire dal suo covo per venire a perpetrare altro male nei miei confronti… spero che non accada, già solo il fatto di sentirmi ancora in pericolo mi fa salire una rabbia!
    buon weekend a tutti 🙂

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  5. Buongiorno a tutte/i.
    Ho ascoltato i video del prof. Pinuel, tutti molto interessanti e chiari chiari precisi precisi (per fortuna conosco benino lo spagnolo, però se esistesse materiale in italiano sarebbe anche meglio, ho fatto una ricerca veloce, non mi pare di aver visto materiale tradotto o sottotitolato in italiano, a parte quegli articoli tradotti da Claudileia di cui Lilith parlava, e anche un’intervista).
    Ma volevo socializzare con voi i consigli che mi ha dato un caro amico proprio ieri. Anche lui, un paio di anni fa, è entrato nella rete di una narcisista patologica. Sono successe tutte le cose che succedono a ciascuno di noi, da manuale (in effetti, ha ragione Kolisch, sembrano fatti con lo stampino! da non credere, per chi non ci passa…). Io gli parlavo delle cose di cui parlo a voi, del mio incastro narcisistico con lui. Del fatto che, come Lilith, mi sento una narcisista che ha incontrato uno più narcisista di lei, perché maligno.
    Lui mi ha interrotto e mi ha detto: basta, parlami di altro. Parlami delle altre tue dipendenze, ad es. dalle sostanze (una per tutte, il tabacco, a cui sono tornata forte in connessione proprio della relazione con np, e non dovrei proprio fumare, non solo come tutti, ma perché sono stata male). Parlami delle tue dipendenze nel mondo. Interpretare i fatti accaduti con np, sia pure riferiti non più direttamente a lui (cosa fa e perché lo fa e cosa starà per fare) ma alle tue reazioni (ho fatto questo, mi sono difesa così, ho avvertito questo mi aiuterà a fuggire…), significa continuare a razionalizzare, a voler applicare una logica dove la logica non c’è, perché la testa elabora ma nei sentimenti e nelle emozioni poi vince l’inconscio, sempre. Non è razionalizzando alcunché che ti staccherai da lui. L’altra sera, per la prima volta hai avvertito la tua reale sostituibilità (la cosa più brutta)?, hai visto il suo vero volto (che prima non vedevi, interpretando ogni sua azione come a te comunque diretta, sia pure per colpirti e piegarti)? Goditi questa emozione (la repulsione, che ti ha consentito di respingere i suoi ulteriori inviti) senza pensarci troppo su e cerca di risuscitarla in futuro quando ti capiterà di incontrarlo. Non ci lavorare su con la testa, non mettere questo puzzle a posto, perché la logica non esiste con gli np, non solo per lui, ma neanche in te. Perché, altrimenti, se la logica potesse essere applicata alle nostre emozioni, non ti saresti trovata affascinata da np. Sei una donna (apparentemente, io dico) forte, intelligente, combattiva, comunque hai densa preparazione culturale, idee chiare in fatto di rapporto uomo-donna (reciprocità, in questo senso parità), sei una professionista capace nel tuo lavoro. Se la logica potesse davvero determinare le tue pulsioni emotive, ti troveresti nella condizione in cui sei? Rassegnati al fatto che non tutto può essere spiegato in termini logici. Questa smania della logica, dell’interpretazione del sistema sia nel complesso che nei dettagli (che l’oggetto sia la sua personalità o i tuoi incastri con lui, è uguale), corrisponde a una tua smania di controllo illusoria, rivela una fragilità. Lascia andare. Rifletti sul tuo rapporto col mondo. Io ho cominciato a distaccarmi quando nella mia psicoterapia ho fatto questo passaggio.

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    1. Cara Blume,
      penso proprio che il tuo amico ti abbia dato ottimi consigli. Lasciare andare, in particolare, è l’unica cosa da fare.
      Io – che idealizzavo il mio np considerandolo un essere affascinante oltre ogni ragionevolezza – ho visto precipitare la sua figura per la prima volta quando lo psicoterapeuta mi ha fatto notare che per impossessarsi di ciò di cui abbiamo voglia senza chiedere permesso, preoccuparsi delle conseguenze, assicurarsi di non fare del male al prossimo, tutto ciò e tutto il resto è una cosa che tutti noi saremmo capaci di fare. Solo che a partire da una certa età non facciamo più in virtù della cultura del rispetto, dell’empatia, dei sentimenti che siamo in grado di provare.
      Da quel momento non riesco a smettere di visualizzarlo come una scimmia che si impossessa di banane!
      Te lo scrivo – ed è evidente purtroppo- mentre a lui ci penso ancora. Ma sempre meno. E lo vedo sempre più scimmia e questo mi procura anche una risata che divido a metà con te!

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      1. Sì, è vero. Ci sembrano affascinanti, ma sono in realtà esseri basici, l’equivalente emotivo di un bambino di 5 anni.
        Accolgo la tua risata, rido anche io! 😉

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      1. Cara Speranza, cara Blume,
        questo amico ha dato dei consigli ottimi. Purtroppo prima o poi arriva il momento più difficile da superare. ROLLECOASTER !!! Le montagne russe. Ci saranno momenti nei quali il pensiero per NP sarà quasi nullo. Poi seguiranno giornate nelle quali si comincia a salire, su ancora più su, e il dolore arrivati in cima, diventa insopportabile. Ricorderete i bei momenti, le dolcezze, le carinerie che np ha abilmente installato nella vostra mente. Però c’è una bella notizia: arrivati in cima non si può far altro che scendere. Il dolore si assopisce e la volta seguente non arriverete più all’apice della montagna, ma un pochino più sotto. Col passar del tempo sarete di nuovo alla linea di partenza ma non salirete più. Siete liberi!

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      2. Grazie Kolisch.
        Ci vuole un po’ di pazienza. Con se stessi in primis.
        Mannaggia a noi quando non ascoltiamo tutti i campanelli d’allarme.
        Se penso a quello che ho passato e a come mi sono fatta umiliare, mi sembra impossibile essere ancora in piedi.
        Per fortuna sono una professionista seria, con uno studio avviato, un bravo socio che mi ha sostenuta e tanto lavoro da fare che, da un lato mi ha aiutata, dall’altro però mi ha anche prosciugata. Infatti ora devo sistemare anche questo aspetto per nulla secondario.
        Sono stata una vera scema, ma ho anche accettato e compreso la mia fragilità e le sue ragioni.

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  6. Inoltre, questo amico mi ha dato questo consiglio diciamo tecnico: quando i tuoi pensieri si indirizzano verso np, imponiti di pensare ad altro, ma in modo strutturato, nel senso di concentrarsi su qualcosa di preciso che hai già focalizzato. Un lavoro, una cosa di necessità, ma, se non hai un cacchio da fare e tempo libero, inventati questo qualcosa.
    Lui, trovandosi nella condizione di non aver nulla di preciso da fare, ha cominciato ad es. a scrivere riordinando le idee sulla sua esperienza politica pregressa, molto lunga, intensa e finita da qualche anno, qualcosa dunque che con np non c’entra per nulla.

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  7. Carissima Claudileia,
    stavo pensando una cosa che è orribile solo a dirla.
    Come riferito l’ultima volta che l’ho incrociata mi ha detto:
    “Mio figlio cerca sempre di te, ma tu non rispondi mai. Fallo almeno per lui”.
    Ora, ho sempre bisogno di un paio di giorni per assimilare le cose (di qualsiasi tipo). Il mio cervello prima resiste alle emozioni del momento poi scompone i fatti in una serie di zero e uno (linguaggio binario che usa il computer per funzionare) per meglio analizzare la faccenda. Tra meno di un mese lei trasloca. Non avrà mica detto queste parole per farmi riavvicinare al figlio e ricostruire un legame e poi togliermelo di nuovo in modo che potesse vedere due esseri umani che soffrono? So che questi mostri si nutrono del dolore altrui, ma se è vera la conclusione alla quale sono giunto sarebbe diabolico. Il male allo stato puro. Dimmi che mi sbaglio!

    Grazie

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    1. Caro Kolish, queste persone non hanno la nozione che abbiamo della sofferenza. Essendo molto superficiale, per lei è naturale che tu frequenti casa sua e il bimbo fino al trasloco e poi mai più. Sono abituati a frequentare le persone senza mai pensare al domani e credono che dovresti fare lo stesso. Non riescono a decodificare i tuoi sentimenti, soltanto i più arcaici, come il dolore, ma non l’angoscia, la tristezza, l’inquietudine o il disagio che potresti provare frequentando il piccolo un po’ di più con la consapevolezza di dover dirgli addio dopo un mese. Rientra nel quesito “assenza di sentimenti” del narcisista, più che cattiveria gratuita. Premesso che la cattiveria gratuita ci sta pure, ma non in questo caso. Un abbraccio e buona domenica!!

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      1. Cara Claudileia,
        grazie per la risposta. Dimentico sempre, perché è inconcepibile per me, l’assenza di sentimenti. Grazie per avermelo ricordato. Bah … che vita vuota che hanno.

        Buona domenica anche a te!

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  8. Caro Kolisch, trovo che sia la parte più difficile individuare, e fare capire ad altri, la parte perversa delle loro azioni, o delle loro parole. Mia figlia va una volta alla settimana da suo padre, il mostro, e benché le abbia raccontato tutto il possibile, l’abbia resa partecipe nel mio tentativo di disintossicazione, la vedo dubbiosa quando le faccio notare i tentativi di manipolazione dietro alle azioni/richieste del mostro! Io vedo che non è il fatto che non crede a me, ma proprio ciò che dico è incredibile! Lo stesso vale per me, ci impiego qualche ora a trovare il marcio in ciò che sembra una semplicissima richiesta!!! È che sono talmente schermati, talmente assurdi, e giocano con tanta crudeltà con i nostri sentimenti di natura umana, che devo sintonizzarsi il mio cervello sullo stato di malato incurabile per vedere l’inganno. È normale non riuscire a crederci, sia per noi, che per chiunque altro. Solo chi non gli vuole bene può vedere subito lo schifo. Hai fatto bene ad appoggiati a questo sito! Qui c’è un valido aiuto. È tutto il giorno che penso in quale pozzo emotivo ti ha messo la bestia…..hai tutto il mio appoggio morale…..Coraggio, non possiamo cambiare il mondo….ma chissà, forse riuscirai a lasciare un messaggio al piccolo…….in qualche modo fargli sapere che sei con lui….un bacio, hai un compito molto arduo….

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    1. Cara Alba, grazie per l’appoggio morale. E’ dura davvero. Poi hai usato un termine per questi esseri che cercavo da tempo. SCHERMATI! Una corazza impenetrabile di non sentimento. Sembra sempre inverosimile eppure bisogna accettare la presenza in questo mondo di bestie simili. Proprio vero. Chi non ci è passato non potrà mai capire. Come si può manipolare un bimbo di sei anni accidenti? Mi fa molto male la cosa. Ma il tempo, lo so per passate esperienze, alla lunga rende i ricordi offuscati e lontani. Però in questo momento sono a terra.

      Ciao

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  9. Caro Kolisch, purtroppo per il piccolo secondo me puoi fare poco. Lei ha il coltello dalla parte del manico, in primo luogo perché gli è madre, e quindi ha in sé maggior risonanza di chiunque altro sul bimbo (che infatti già sta male, in terapia, giusto?), in secondo luogo perché agisce su di lui applicando la medesima struttura cognitiva ed elaborativa dell’esperienza che adotta sempre con chiunque: non è che non voglia bene al figlio in sé, ma manca di empatia, non ha la capacità di porsi nei panni dell’altro, e dunque non riflette sulle conseguenze dei suoi atti nemmeno sul bambino. A buon bisogno, quando il bimbo crescerà e magari le manifesterà sentimenti negativi, si meraviglierà pure, cadendo dalle nuvole!
    E’ chiaro che per te, avendo sentimenti umani, riuscendo a prescindere da te stesso per considerare la sorte altrui, la sorte del bimbo ti crea tristezza, quindi il sacrificio del bimbo non può essere per te solo un “effetto collaterale”, ma non puoi farci nulla…

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    1. Cara Blume,
      sono consapevole del fatto che non posso farci nulla. Del resto una madre e un padre biologico questo bimbo li ha. Ma essere già in terapia psichiatrica a sei anni è un pensiero devastante. Ho fatto tanto per lei e il bimbo. Non cerco riconoscenza o gratitudine da lei perché non ne è capace e poi voler bene veramente significa anche non ricevere nulla in cambio. Se arriva bene, sennò la mia coscienza è a posto. Ma un bimbo che era ormai abituato alla mia presenza, che quando lo portavo fuori a mangiare un gelato si impiastricciava tutto, che mi si buttava addosso chiamandomi “Papi”, col quale abbiamo giocato a tutti i giochi possibili. Era felice con me e io con lui. Ho fatto solo un errore: fidarmi di lei e delle sue panzane. Per fortuna ho letto che a sei anni un bimbo non è ancora consapevole nel distinguere il bene dal male. Spero solo che il suo futuro “fidanzato” provi e gli dia le stesse attenzioni e lo stesso amore che ho dato io. Mi mancherà da morire. Ma è la vita. Va accettata.

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      1. Non so cosa sperare per quel bambino, Kolisch. A 6 anni non si distingue il bene dal male, è vero, ma le ferite si sentono eccome. Io ho ancora dei ricordi dolorosi dei miei 6-7 anni (sono certa dell’età, perché abitavamo ancora in una certa casa), quando mi sentivo inadeguata al contesto familiare (non me la dicevo così, ma il malessere lo ricordo e ora anche lo comprendo). Il futuro fidanzato della madre np si andrà solo ad aggiungere agli altri fidanzati utilizzati tutti nello stesso modo, spesso il bambino sarà usato come clava per colpirli, poi verranno abbandonati, quindi non so se c’è da sperare che ne arrivi un altro al quale si attaccherà per poi vederlo però irrimediabilmente sparire. Questa altalena sentimentale non farà che confermare al bambino che nessun adulto è stabile e affidabile, perché al momento non può percepire altro che vengono e vanno senza un amore autentico diretto a lui, un amore che li spinga a restare. Non potendo capire le dinamiche della madre np, interiorizzerà che c’è qualcosa che non va in lui stesso, lo spalmerà in qualche luogo poco accessibile della sua coscienza, forse diventerà np anche lui. Quel bambino, purtroppo Kolisch, appare abbastanza spacciato, nelle mani di una madre siffatta. L’unica cosa, forse, parlare col padre biologico, per vedere se si rende conto della situazione. Ma io, nell’ottica di zero contatti, lascerei perdere. Tanto più che sta traslocando, giusto? Dispiace per il bimbo,e per te deve essere cosa terribile, ma cosa puoi fare, realisticamente, per lui?

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      2. Cara Blume.
        la risposta è che non posso fare niente di niente. Il padre biologico l’ho incontrato un paio di volte quando veniva il venerdì sera a prenderlo per tenerlo fino a domenica pomeriggio. Spesso l’ho sentito mentre parlava col bimbo in viva voce (perché lei voleva ascoltare). Non ti dico le castronerie che gli diceva, del tipo: “Amore, vita della mia vita. dove vuoi andare domani?” … “Tesoro del mio cuore andiamo a mangiare il sushi?” e via discorrendo. Ma io per il mio bimbo mi batterei contro il mondo altro che sushi! Invece continua così anche perché il tribunale ha deciso che può vederlo un giorno e mezzo a settimana. Solo che il piccolo ogni tanto aveva crisi di pianto molto lunghe. “Voglio il mio papà, voglio il mio papà!”. Frequentandolo più spesso di lui probabilmente ho fatto male. Il bimbo deve essere in confusione. Ho fatto una cazzata! Solo ora me ne rendo conto. Ma stavo bene con lei. Era così dolce e comprensiva all’inizio prima della fase di svalutazione. Per me era una famiglia.
        Ricevuto ora altro tuo commento. E’ meglio non immischiarsi. Queste NP sono diaboliche. E anche delle gran vigliacche. Sa cosa mi ha fatto (che non mi si venga a dire che non ne sono consapevoli) ma mai si è presentata di persona. Poco fa ha suonato il piccolo. Di nuovo non ho aperto. Lo sta usando per un riaggancio sta miserabile. Spero davvero con tutto il cuore che cambi, anche se sembra impresa titanica. E spero davvero che il suo prossimo compagno sia in grado di sopportarla per il bene del bambino. Io non ci sono riuscito. Tradire la mia fiducia ed insultare i miei principi morali è cosa che non accetto, con tutte le conseguenze.

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      3. Cara Blume,
        la cosa incredibile è che quando ne sei fuori emotivamente, ti accorgi che sono dei sacchi vuoti, degli esseri insignificanti, vigliacchi, senza amore, senza nulla. E ancor più incredibile è che ci si casca come pere mature. Esperienze di vita. Mi rammarico solo del tempo perso che non tornerà più.

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      4. Forse cercare di mettersi in contatto con lo psichiatra del bimbo e, pregandolo di comprendere la situazione e di mantenere il silenzio, semplicemente dirgli: la prego di tenere in qualche conto quanto le dico, poi ne faccia ciò che vuole, ma le suggerisco di considerare che la madre del bimbo sia una np, io ne sono stata una vittima di abuso per X tempo. Ma ci tengo al bambino, a cui mi ero affezionato,e solo questo mi spinge.
        E’ certo un metodo poco ortodosso, che un analista professionista non dovrebbe considerare e accettare, ma se hai questo pensiero così doloroso rispetto al bambino, forse è l’estrema ratio, l’ultima cosa che potresti fare per lui, sperando di dare una chiave di lettura al terapeuta. Non è facile individuare gli np, sanno manipolare e apparire diversi da come sono(magari dal terapeuta finge parecchio e, non essendo lei il soggetto in terapia….), può essere che contribuisci a dare strumenti al terapeuta. Tutt’al più, non sortisci nessun effetto, certo non puoi peggiorare la situazione del bambino.
        Ma non so se sarebbe una buona idea per te, perché pagheresti – inevitabilmente – il prezzo di avvicinarti a np, al suo mondo, anche se solo col pensiero, mentre stai facendo la strada contraria (e con successo, come dici), che è l’unica da percorrere (lo ripeto anche per me stessa).

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  10. Ciao a tutte e tutti, come state?
    Io sto un po’ meglio.
    Mi aiuta ovviamente il no contact: non viene neanche più tanto a ballare, e questo va bene. Quando entro in una sala da ballo, non c’è più solo la delusione di non vederlo, ma si fa sentire chiaro anche il sollievo di non vederlo, che va aumentando. Non vedendolo, mi riapro agli altri, ricomincio a divertirmi (condizione in cui stavo prima di impelagarmi con np). Sono buoni segnali, anche se non canto vittoria, perché np può benissimo riapparire esattamente così come è scomparso (come uno spettro, e questo sono in effetti: fantasmi che camminano) e soprattutto conosce perfettamente i miei punti deboli dove tentare il riaggancio (le armi sono la chimica fisica, o l’argomentazione intorno a qualcosa).

    Ma, oltre a questo, mi ha aiutata molto l’abbandonare il pensiero su di lui: quando mi viene alla mente e non vorrei fare altro che fantasticare su di lui, mi sforzo di fare altro, di impegnare il pensiero in altro, deliberatamente; abbandonare il pensiero sia di com’è fatto lui sia di come sono fatta io rispetto a lui sia di qualunque cose intorno a quella relazione; abbandonare il ricordo di lui, sia del bello che c’è stato sia parimenti degli episodi negativi. Non è facile imporselo, ma in parte sempre riesce, e già che si allenta un po’ la presa del pensiero dominante, questo è già importante.

    Tutto questo mi sta aiutando a recuperare quello che mi si era spento con la frequentazione di np: la curiosità verso altri, l’apertura della sensibilità al mondo. Np fa convergere tutte le tue energie su di lui (sia come amore sia come rabbia), come in un incantesimo.
    Infatti, come se non bastasse tutto il resto (dover affrontare le loro dinamiche proiettive e aggressive a bassa o alta intensità, le loro fughe, la loro idealizzazione di noi e la necessaria conseguente distruzione della nostra identità, etc. etc. etc.), questi ci inducono anche la CONDIZIONE DI PARALISI DELL’EMOTIVITA’: ci congelano emotivamente (affinché non siamo distraibili da altri) per poi riattivarci quando hanno bisogno di noi. Come dei ragni. Siamo come oggetti. Ma, essendo umani, siamo più propriamente trattati come schiavi. Gli np non sono solo misogini o il suo corrispettivo al maschile che non so se ha un nome, sono molto peggio, sono direttamente nazisti nell’animo.

    Baci e serena pasqua

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      1. Ciao Speranza, non mi sento poi brava e so di essere sempre a rischio, ma è importante (e anche si riesce, almeno un po’) assecondare i comportamenti mentali utili all’allontanamento, approfittando del distacco che magari ci ha anche imposto lo stesso np. Questo sforzarsi di non far indulgere il pensiero su di loro, aiuta parecchio. A recuperare soprattutto la sensazione di avere una prospettiva oltre loro.
        Io consiglio a tutti un corso di tango. Nell’abbraccio con l’altro, aiuta a far fluire emozioni e tossicità.
        Un abbraccio.

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  11. Ciao a tutt@, come va?
    Io sento di andare tutto sommato abbastanza bene. Purtroppo il suo fidanzamento è già scoppiato ed è ritornato a comparire nelle sale da ballo, attivando dinamiche con me (alla riconquista), sebbene con discrezione.
    Mi ha anche dato una bordata, facendomi sapere che con la sua fidanzata il sesso andava benissimo e non mancando di dire che si realizzavano benissimo cose che faceva con me (parlare di filosofia): considerando che la ragazza in questione non aveva alcuno strumento culturale, la sensazione della finzione e del ridicolo è stata preponderante.
    Certo, nonostante questo, si sono riattivati in me pensieri intorno a lui, ma reagisco molto meglio di prima, di quando riappariva dopo le fughe. Non perdo la calma. Non abbocco. Tengo duro.

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      1. Scusate ma ogni tanto bisogna prenderla anche sul ridere, perché questi vampiri dell’anima non meritano altro.
        “Ennesima cafoneria del linguacciuto” è un commento appropriato. Non ho potuto fare a meno di prorompere in una grossa risata. Sempre le stesse frasi ripetono, sempre le stesse accuse, sempre il sesso di mezzo. E le attenzioni? Le carinerie? Le cure per l’altra persona appartengono ad un passato così remoto? Bah, sarà l’età che avanza. Sono fermo ad un tempo che fu. Che poi tanto “fu” non è proprio vero. Anche ai miei tempi accadeva. Solo che si etichettava questa gente come “tipi strani”.

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      2. Kolish… Bisogna fare un movimento del tipo “Abbasso i tipi strani”. Siccome da vicino “nessuno è normale” cominceremo a farci fuori a vicenda! A parte gli scherzi, il succo è proprio la loro assoluta cafoneria. Sono dei bulli da cortile cresciuti. Da piccoli, al posto del pallone, prendevano a calci il proprio cervello fino al punto di rovinarlo completamente. Se ci mettiamo a riflettere sui loro comportamenti: ritardi cronici, tradimenti, zizzania, invidia patologica, risentimento, ecc. ci accorgiamo che è il medesimo comportamento da bambini maleducati e rancorosi, pronti a sminuire coloro che prendono voti migliori a scuola nascondendo i loro quaderni o danneggiando i loro oggetti. Qui non è l’età a ricercare la delicatezza perduta, ma un bisogno umano che nasce spontaneamente nel cuore delle persone di buon senso. La tenerezza e la delicatezza sono merce rara che non va cercata tra le chincaglierie messe alla rinfusa nella camera dei giochi di certi “soggetti”. Per camera dei giochi intendo la loro anima monca che, invece di porsi delle domande e darsi delle risposte approfondite, preferisce attaccare chi ha la capacità di farle… Cosa possiamo pretendere? Come dicevo, quando il cervello viene preso a calci sin da piccoli senza sosta non c’è niente da fare! Puoi portarli dal miglior terapeuta al mondo che la risposta sarà la stessa che potrebbe dare chiunque abbia finito l’elementare: “Non c’è niente da fare, il tuo cervello è stato bastonato talmente tanto che ora è tutto sottosopra. A’ voja a sistemarlo!” come si dice a Roma.

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    1. Cara Blume, che livello infimo di umanità. Più che tenere duro, devi proprio voltare le spalle e incamminarti nella direzione opposta. Ti abbraccio e condivido con te tutta la forza di cui abbiamo bisogno per mettere la parola fine a questa umiliazione.
      Noi, ricordati, siamo in difficoltà oggi perché abbiamo deciso di salvarci. Loro no. Per loro, nessuna difficoltà, nessuna salvezza, praticamente una vita in falsetto.

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  12. Sì, effettivamente sono dei linguacciuti cafoni! 🙂
    Ma il potere che esercitano (che noi gli permettiamo di esercitare) è una zampata. Non sono al sicuro, lo sento. Avrei voglia di dirgliene quattro. Mi fa piacere fargli degli sgarbi a mia volta. In più – incredibile – sento anche compassione per la sua incapacità di stare al mondo! Mi sento abbastanza forte da non ricadere fra le sue braccia, ma la mia empatia mi frega sempre. Però, il fatto di percepirlo chiaramente come malato (e non solo saperlo razionalmente), tutto sommato è un elemento di novità per me.
    In certi momenti sono preoccupata, per me stessa. Mi dico: ma com’è possibile che dopo tutte queste sgarberie, cafonerie e bambinate, costui riesce ancora a toccare delle corde profonde in me? Se mi viene una incazzatura, è verso me stessa. Da un’altra parte, penso che non debbo avere ansia, procedere nel percorso di distacco, che il tempo mi aiuterà. Mi dico: sono sopravvissuta a un matrimonio fallito per cui ho sofferto tremendamente, poi a una malattia devastante, non riuscirò a superare uno stronzo di questa portata?
    Sento chiaramente qual è il mio incastro con lui. L’impasse che si crea tra me empatica con tratti narcisisti e lui narcisista psicopatico è esattamente questo: la difficoltà, per me, di ammettere la mia impotenza (che significherebbe accettare la ferita narcisistica del limite alla mia superbia e accettare la sua irriducibile alterità, cioè lasciarlo libero di essere e di pensare come è e come può, quindi di essere un narcisista stronzo), per lui l’impossibilità speculare (simmetrica) di ammettere dentro di lui il desiderio, la mancanza, il bisogno (che significherebbe accettare la ferita narcisistica del limite alla sua superbia e riconoscere il valore della mia alterità, cioè ciò che io sono e ho di personale e di diverso da lui, di una persona che non si vuole piegare). Ognuno dei due vorrebbe modificare l’altro suo piacimento, in poche parole. ‘Na cosa malatissima, perché nel sentire siamo agli antipodi…

    Poi sì, sempre le stesse cose fanno e ripetono, e sempre il sesso di mezzo, perché sono sessuomani e sessuofobi, anche se accusano gli altri di esserlo.

    Comunque, dopo queste parole scambiate con voi, torno a distrarmi. E’ l’unica arma valida…

    Baci e buon fine we.

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  13. Hai ragione, Claudileia. Ma quello che non finisce di sorprendermi è la mia (nostra) reazione di fronte a ciò: una persona sana, scapperebbe subito a gambe levate da tutto questo. Io (noi), ci impantaniamo in vario modo…
    Vabbè, diciamo che già è tantissimo essere consapevoli di come stanno le cose e la certezza di doversi staccare da questi cafoni…

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    1. Cara Blume, ogni persona sana prova un’incredulità paralizzante se messa di fronte a comportamenti aberranti che un cervello normale non riesce a decodificare. Essere rimasta a lungo non è indice di anormalità, ma è il naturale comportamento stupito di chi non sa che pesce pigliare. Nessuno scappa subito come se avesse la verità in tasca. Non è così che funziona. Abbraccio e buon w.e.

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      1. Si, certo. Ma ho il sospetto non di essere anormale, ma che l’incastro con np sia più difficile da sciogliersi a causa di mie ombre interiori che debbo vedere e affontare. La mia amica che pure è rimasta irretita da lui, non ci ha messo tantissimo a staccare con la testa, una volta compreso il tipo. Io sto faticando molto di più. Anche se ho compreso la natura di np. Non vedere questo, può significare che in futuro mi si ripresenterà il medesimo copione. Insomma, c’è chi è solo un malcapitato e chi ci mette del suo. Io, credo di mettere del mio, in incastro e collusione con np. Comunque, ho iniziato di nuovo la psicoterapia. Spero mi aiuti a colmare i miei vuoti e i miei bisogni che -illusoriamente e malauguratamente – ripongo in queste relazioni, in modo inconscio.

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  14. Ciao a tutt@,
    vi voglio raccontare cosa è successo stasera a ballare. Eravamo io e la mia amica (quella che è stata irretita dallo stesso np prima di me e se n’è disfatta rapidamente, poi siamo diventate molto amiche anche raccontandoci l’esperienza vissuta).
    Alla milonga (così si chiamano gli eventi di tango) lui non c’era, ma c’era la sua fidanzata, che lui ci aveva detto essere ormai “ex”, come vi ho già detto.
    Non vi ho specificato che, nel raccontare la fine del fidanzamento (che, vi ricordate, andava benissimo nel sesso e in filosofia!), ci ha fatto sapere che lei era troppo ignorante per lui, che la doveva correggere sempre sull’espressione italiana, insomma la denigrava (da stronzo quale è, infatti lo sapeva fin da subito com’era la ragazza, ma l’ha rimorchiata lo stesso!).
    La mia amica, persona molto estroversa, che aveva già conosciuto la ragazza meglio di me, le ha chiesto come stava dopo la fine della relazione, e lei ha cominciato a parlare a raffica: ci ha detto che la relazione non era finita ma stava un attimo in fase di valutazione perché aveva notato qualcosa di strano che non sapeva ben definire e, poiché sapeva che noi avevamo avuto relazioni con lui, ci ha chiesto consiglio e informazioni. La ragazza, molto giovane, non una sciocca ma completamente priva di strumenti culturali. Ci siamo mantenute inizialmente sul generico, ma quando abbiamo capito che lei è già molto intrippata (pensa che è un po’ “strano,” ma tanto dolce e gentile!) e, soprattutto, che lui le ha proposto di sposarsi e fare un figlio (!), abbiamo scelto di dire quello che pensiamo del soggetto. Non so dirvi, è scattata la solidarietà femminile, che sia io sia la mia amica abbiamo nel dna culturale (non siamo di quelle donne in eterna competizione con le altre). Prima nella mia amica (io avevo remore), poi anche in me. Non mi pento. La sta prendendo per il culo in maniera orrenda, e questo si poteva pure immaginare. Ha mentito sulla sua età (ha 45 anni, ma ne dimostra di meno), ha mentito sul suo lavoro (non fa nulla, non può sopportare di lavorare, tanto c’è la pensione della madre e, soprattutto, uno zio ricchissimo senza eredi che lo foraggia abbondantemente). Ma la possibilità che potesse incastrarla addirittura con un figlio, ci è sembrata terrificante. L’abbiamo messa in guardia, perché ci è sembrata ingenua (anche se non sciocca, delle cose le aveva intuite già da sola, per questo voleva parlare con noi). Le abbiamo consigliato di voltare le spalle oppure, se proprio vuole andare a vedere, almeno di non accordargli fiducia incondizionata a gratis. Forse non dovevamo farlo, viene sconsigliato sempre di intervenire con le nuove fidanzate degli np, ma in questa occasione non ce l’abbiamo fatta. Forse np si incazzerà con noi, ma tant’è, chissene frega. Non possiamo salvare il mondo dagli np, ma si è presentata questa possibilità e l’abbiamo percorsa.
    Ma, al di là di questo, che è il contesto intorno, ho appreso dal vivo le cose che va facendo e dicendo anche di me. Cose brutte che non vi sto a ripetere. Una meschinità senza limiti, una disumanità che fa spavento, uno squallore infinito. Un inganno ai suoi danni, perpetrato utilizzando anche me. Non mi ha stupito, ma sentirlo per la prima volta in viva voce con le mie orecchie, mi ha toccata.
    La vicenda mi ha fatto bene. Mi ha fatto toccare con mano la sua povertà umana, per ora solo immaginata razionalmente.
    Spero che mi aiuti, e già so che mi aiuterà. Perché la dignità è un valore importante davvero e questo scossone è come se me l’avesse ridestata.

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    1. Ciao Blume.
      Ma voi tre, se ho capito bene, non avete schifo di un “uomo” simile? 45 anni? E non fa nulla? Sfrutta madre e zio? Ma è un “uomo” da niente! E ci perdete anche tempo a parlarne? Ma voltategli le spalle. E’ fiato sprecato. Per me, come uomo, mi vergogno quasi per lui. Un parassita.

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  15. Certo che è un parassita a cui voltare le spalle! Ma la ragazza non sapeva queste cose, le ha apprese da noi, perché le ha detto bugie su bugie. E anche noi, non lo abbiamo certo saputo subito, ma recentemente. A me aveva detto che aveva perso il lavoro (e può essere, di questi tempi) e sull’età non aveva mentito (non ce n’era bisogno: ho 10 anni di più), solo recentemente ho saputo tramite altra persona che il lavoro lo ha perso sì, ma perché si è licenziato (doversi applicare a qualcosa di diverso dal suo Ego non è ammissibile!). Parlarne non vale la pena, sì, e ormai lo faccio pochissimo, ma in questo caso si è trattato di dare informazioni a lei all’oscuro di tutto.

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    1. Carissima Blume, mi auguro davvero che questa ragazza sia molto più sveglia di tutti noi insieme. Quando diamo dei consigli a un’amica oppure a una nostra conoscente in queste situazioni bisogna tener presente che i nostri migliori consigli non possono competere con la (finta) offerta di amore incondizionato del narcisista che le ha chiesto addirittura un figlio. Avete cercato di aprire gli occhi della ragazza e questa è una bella cosa, tuttavia, siccome siete in qualche modo parte in causa lui rischia di vincere facile. Basta dire qualcosa come: “Ce l’hanno a morte con me perché mi sono perdutamente innamorato di te. Con loro non farei mai un figlio, con te IMMEDIATAMENTE.” Se arriva alle sue orecchie che avete parlato male di lui a questa nuova preda, LUI FARA’ L’IMPOSSIBILE PER DIMOSTRARE CHE AVETE TORTO. E questo include aumentare la dose di love bombing nei confronti di questa ragazza fino a convincerla che siete soltanto invidiose della sua “fortuna”. Ricordati, cara Blume PER LORO E’ UN GIOCO. Di questa ragazza e delle altre in divenire non gli può fregar di meno: l’importante è avere una sfida. Qual’è la sua, in questo caso? Smentirvi. Auguriamoci che questa ragazza abbia un livello sano di narcisismo per non cascarci. Abbracci a te!

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      1. Sono consapevole di questo, e abbiamo anche avvertito la ragazza che lui potrebbe comportarsi così. Ma certo lo stronzo può vincere facile, perché a una persona normale sembrerà incredibile che qualcuno possa mentire così e lui può avere gioco facile a dire che noi siamo invidiose e gelose perché scartate da lui così speciale. Sappiamo, infatti, che la loro follia se non l’hai vissuta per com’è, se non ci sei passata attraverso le fasi successive al love bombing, non la puoi credere, è al di là dell’immaginazione di una persona normale. Di buono è che eravamo in due a parlarle (e sei io potevo sembrare più coinvolta, la mia amica certo no) e anche che a questa conversazione era presente anche un’amica della ragazza, ben più grande di lei, che ha sempre dubitato di lui a istinto. Speriamo bene.
        Un’altra cosa che mi preoccupa un po’ è la possibilità che lui, rabbioso per il fatto che noi abbiamo cercato di vanificare il suo gioco crudele con questa preda, possa affrontarci direttamente, attaccandoci. Non mi piacerebbe, anche perché, conoscendomi, ci andrei a litigare pesantemente, mentre i sentimenti di rabbia espressa a lui pure vorrei risparmiarli, non li merita e, soprattutto, riattiverebbero pensieri e dinamiche in me. Tu, per la conoscenza che hai degli np, pensi che possa farlo? Oppure, trovando gusto nella nuova sfida, troverà divertente la situazione? Anche se penso sia stato giusto agire come abbiamo agito, non vorrei doverla pagare con un incontro ravvicinato con np di questo tipo.

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      2. Cara Blume,
        scusami ma hai fatto fatto un errore clamoroso. MAI mettere in guardia le future o attuali prede di questi esseri. NON TI CREDONO che lui/lei possa essere così. Sono accecate dal love-bombing.

        Ho pensato spesso a cosa possano somigliare gli psicopatici.
        Sai, nella mia trentennale carriera di giornalista ho girato mezzo mondo. Sono stato anche nel deserto di Gobi (tra Mongolia e Cina. Molti quando sentono il sostantivo deserto, lo associano ad una infinita distesa di sabbia. Beh, il Gobi è dura pietra. Una landa desolata senza vegetazione, senza niente! Può quasi far paura per la sua immensità. Eppure essendo un luogo così brullo, suscita stranamente emozioni. E’ come se capissi di essere davvero solo una formichina spersa nell’infinito. Di giorno 40 gradi, di notte meno dieci. Eppure era “bello”. Difficile da definire a parole. Era bello e basta.

        Quando passa la bufera Narcisistica e ti guardi indietro, non vedi macerie, non vedi niente, nemmeno la desolazione del Gobi. Mi sono sempre chiesto il perché. Ora, dopo esserci passato ho trovato una spiegazione: è il NON-SENTIMENTO quello che lasciano.

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      3. Considerazione giustissima, caro Kolish! Resta il nulla, che è il loro vero riflesso. Purtroppo molte vittime si somigliano a San Tommaso: devono vedere per credere. Il punto è che “vedono” solo DOPO. Finché non subiscono direttamente il danno e non provano dolore continuano a sentirsi “speciali e uniche”. Blume ha fatto una cosa buona e nessuno mette in dubbio. La realtà, però, indica che chi viene messo in guardia preferisce pensare di averci a che fare con un individuo molto conteso e desiderato. Speriamo, però, che stavolta sia diverso e che Blume ci smentisca!

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  16. Sono consapevole che è molto probabile che lei non ci creda, ma ho fatto quello che mi ha suggerito la coscienza. Del resto, cosa ho da perdere? Credi che mi importi molto che lui mi smentisca o dica cose orribili di me? Se il mio intervento sarà stato inutile, vabbe… Io ho provato a seminare almeno il dubbio in lei (che aveva già notato cose strane in lui, prima fra tutte il fatto che neanche 2 giorni dall’inizio della relazione già parlava di Amore e figli), speriamo dia frutti.

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    1. Ci auguriamo anche noi! Avevi posto una domanda che non ho risposto: cosa farà lui? Dipende dei suoi piani per questa ragazza. Se lui ha visto in lei la preda perfetta e se nella sua testa voi avete rovinato i suoi piani andrà su tutte le furie, vi affronterà o vedete “sparire” di circolazione la ragazza, perché a quel punto dovrà aumentare il love bombing per trionfare su di voi; se, invece, il gioco non faceva solo con lei e nel vostro ambiente, ma altrove, andrà zitto zitto a parassitare altrove, fregandosene ampiamente di tutti.

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      1. Il fatto più incredibile è che noi persone normali, ci poniamo sempre le stesse domande per cercare di entrare nella testa bacata di simili personaggi. Cosa farà? Magari mi ama davvero ma non lo vuole ammettere? Se torna vuol dire che un qualche interesse affettivo per me ce l’ha. Purtroppo nulla di tutto questo, tristemente. Dobbiamo renderci conto che non hanno alcun tipo di sentimento, se non negativo. Ho avuto la fortuna di incontrare in questo blog una grandissima anima che mi ha schiarito le idee. Quello che si pensa di loro o dei loro atteggiamenti è TUTTO il contrario della realtà. E pur capendolo resta sempre il dubbio. E’ normale per noi gente sana. Sono malati mentali. Non c’è nulla da capire se non applicare un no contact assoluto. Come mi ha detto il mio angelo custode (ti voglio bene) sono esseri velenosi e pericolosi. Non si può vincere con loro. L’unica soluzione è cacciarli dalla mente e scappare.

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  17. Di aver cercato di mettere in guardia lei, non mi pento. Al massimo non sarà servito a nulla, certo non posso aver peggiorato la situazione della ragazza. L’unico dubbio che ho è invece per me stessa, se questo non mi porterà ad avere di nuovo contatti ravvicinati con lui, in termini di sue richieste di spiegazioni e simili, o di affrontare la sua rabbia. Perché so bene che i contatti sono da evitare al massimo, di qualunque tipo.

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    1. Cara Blume,
      tu hai fatto quello che le persone normali mettono in atto in simili situazioni. Il problema è “Quello che mi ha suggerito la coscienza”. Purtroppo hai parlato di un essere senza coscienza. Quasi sicuramente ti ricontatterà per coprirti di tutte le colpe di questo mondo, dandoti della gelosa pazza perché lui, anima pia, vuole solo formarsi una famiglia e tu, cattiva che non sei altro vuole distruggere un sogno d’amore. Conosco bene, ahimè, la sequenza ripetitiva degli psicopatici. Non hanno mai colpa, i malvagi sono gli altri e il mondo intero che non capisce di quali nobili sentimenti sono dotati!

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  18. Certamente, ma a me non importa nulla di cosa dirà di me. Io ho agito per coscienza nei confronti dell’essere umano che è la nuova preda, non certo per lui, per il quale non mi sembra di nutrire nemmeno sentimenti di vendetta. Penso che sarà la vita che scorre a vendicarsi di lui. Ma di fronte alla ragazza che parlava dell’immenso amore e del rapporto speciale che lui finge di provare anche con lei, non ho saputo reprimermi, a fronte del fatto che a noi l’aveva descritta come una sfigata cicciotta ignorante e donna delle pulizie che non sa parlare l’italiano, così incolta da non poterci condividere nulla. Forse non servirà a nulla, ma spero che almeno il dubbio sia generato nel momento in cui vedrà gli altri comportamenti dopo il love bombing. Intanto, ora sa dell’esiatenza del narcisismo patologico, che prima ignorava. Anche se non si sgancia subito, magari documentandosi farà più in fretta a raggiungere consapevolezza.

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    1. Cara Blume,
      comprendo tutto ciò che scrivi e le tue buonissime intenzioni.
      Il fatto è che mentre diciamo che non ce ne importa nulla, di fatto stiamo ancora parlando di loro, di che faranno e come reagiranno. Siamo ancora attaccati a loro ed è importante – secondo me – dirselo. Se non altro per non raccontarsi fiabe.
      Io ho avuto un buon periodo e ora invece vacillo, ho passato un intero fine settimana ad arrovellarmi con le solite domande. Questo non fa e non va bene, ma fingere di non averlo fatto sarebbe peggio. Per cui, se puoi, ora riprendi a occuparti della tua salvezza. Quello che dovevi fare nei confronti di questa ragazza l’hai fatto, ora stattene lontana da tutto quel mondo inquinato.
      Un abbraccio

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      1. Concordo pienamente. Quando abbiamo la possibilità di non frequentare gli stessi ambienti siamo davvero fortunati! Molti non possono farlo perché lavorano insieme, per i figli in comune, perché sono vicini di casa, perché sono i loro genitori anziani, ecc.

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  19. Hai ragione Claudileia,
    la persona che distrutto due anni della mia esistenza è un vicino di casa; tutto è davvero più faticoso. Per mesi ho tenuto chiusa la finestra che dà su casa sua, poi lo psicoterapeuta mi ha portata a riaprirla. Ma da dieci giorni l’ho richiusa perché ho bisogno di tutto il no contact possibile. Solo così c’è tregua, e solo con la tregua c’è la forza psichica e fisica per guarire e riprendersi la propria vita.

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    1. Cara Speranza,
      perché non segui i consigli del vecchio Kolisch? Lo psicoterapeuta ti ha detto giustamente di riaprirla (come il mio aveva consigliato me), mentre io ti avevo detto di murarla se ben ricordi. Intendevo dire di lasciarla aperta ma di non sbirciare, perché poi sorgono troppe domande senza risposta. Vorrei essere chiaro. QUALSIASI domanda, supposizione o altro, ci si ponga riguardo questi esseri non avrà mai risposta! Non sono sani di mente. Stop!

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      1. Caro Kolish,
        che ti devo dire se non che hai ragione?
        Temo debba passare del tempo ancora e sogno con tutta me stessa il giorno in cui mi alzerò senza attivare il solito dialogo interiore alla ricerca di risposte che non verranno mai.
        Non mi rassegno all’idea di non guarire in fretta come vorrei (eppure non lo vedo più dallo scorso luglio…), a volte penso che non guarirò più e mi sento in preda al panico, la mia finestra è chiusa e lo rimarrà ancora per molto. Non conosco altri mezzi sinceramente e – pur non essendo certo una che sbircia – non voglio rischiare di vedere la
        sua felicità, vera o presunta che sia.
        Mi dà gioia leggere le esperienze di persone come te che si sono liberate in via definitiva, spero di farcela anch’io e accetto questa sofferenza immane con la consapevolezza che qualcosa mi sta insegnando.
        Detto ciò, la solitudine sociale di chi è stato manipolato da un narcisista è quasi totale.
        E questa è una cosa spaventosa. Per cui, grazie per sempre a voi e a Claudileia.

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      2. E aggiungo (con un certo giramento di *** verso il mondo tutto): finestra murata per non vedere, lavorare 12 ore al giorno per non pensare, avere una scorta di pensieri alternativi da sostituire ai pensieri tossici, stare male in solitudine per non sfiancare gli amici, farsi vedere in forma perché dopo tanti mesi è il minimo, sennò passi davvero per esaurita, prendere le gocce per dormire perché se ti svegli di notte i pensieri si impadroniranno di te, darti della stupida appena sorge il sole e poco prima di spegnere la luce.
        Tutto questo per dire che l’esasperazione è tanta in certi momenti, perché il tormento che si subisce non ha pari, è una tortura.
        Perdona-te lo sfogo

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      3. Carissima Speranza,
        guarda che ci sono passato anch’io nella fase del guardare la sua finestra per capire se era a casa oppure no. E domande su domande. Vedevo magari il riflesso di una luce e mi dicevo: “E’ rientrata!” ed ero felice ma subito dopo: “Da sola? Magari è con qualcuno!”. Quanto ero scemo. Oh si, Speranza, so cosa stai passando. Ci vogliono dai 12 ai 24 mesi ricordati, per purificare il cervello dal veleno di queste serpi. E le parole che si scrivono qui sono di supporto, senza ombra di dubbio, ma resta quel famigerato …SE … diciamocela tutta. Pur provando rabbia o sentimenti negativi simili, nella fase dello scarto si ha sempre la speranza che lui/lei torni. Non mentiamo a noi stessi. Pure io lo speravo. Giorni passati e sprecati aspettando un segno. NULLA! Sono esseri infami, cattivi, malvagi, falsi, ipocriti, profittatori dei sentimenti altrui, che non cambieranno mai. Ci vuole tempo e basta. Passerà te lo assicuro. Pur lasciando nella nostra vita un segno indelebile. Come la ferita di Frodo a Collevento. Il bene aveva vinto ma la ferita, ogni tanto, gli faceva ancora male. Ma noi possiamo guarirla del tutto, trovando qualcuno che ci dia VERO amore e allora poi, ci riderai sopra e passerai giornate felici mano nella mano, scambiandosi un bacio in riva al mare e tutto sarà dimenticato. Te lo assicuro!

        Un abbraccio
        Kolisch

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  20. Si, avete pienamente ragione. Tra l’impulso di salvaguardare la ragazza e quello di salvaguardare me, non ho scelto la seconda, e questo non va bene. Mi ritrovo a parlare di lui, dopo giorni che non lo facevo. In futuro, dovrò stare più attenta.

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    1. Blume, vuoi che non ti capisca?
      Siamo fragili, è anche la nostra unicità, ma siamo pur sempre prelibate prede per certa gentaglia.
      Per cui, cerchiamo di proteggerci.
      Passa un bel pomeriggio e una buona serata

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      1. Grazie. Però sono abbastanza sicura che l’impulso non è stato quello né di vendicarmi di lui né di gelosia, perché ho ascoltato bene la mia pancia e ho sentito chiaramente sollievo per questo fidanzamento che mi dava l’occasione di svincolarmi. Quando è riapparso dicendo che il fidanzamento era rotto, ho sentito preoccupazione, non piacere. Di questo sono certa. La mia intenzione di chiudere non è in discussione. Ma certo, questo avvenimento rischia di creare un nuovo incastro ai miei danni. Anche se ci vado a litigare. Bisogna evitare di dare materia di contatto, qualunque essa sia.

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  21. “E’ il NON-SENTIMENTO quello che lasciano” scrive Kolish qualche commento più su.
    Concordo in pieno, e aggiungo che la vera opera distruttrice di questi rapporti non è tanto (o meglio non solo) ciò su cui erano realmente basati (il non-sentimento, quindi il DURANTE) ma ciò che lasciano nelle persone coinvolte ovvero, la stessa incapacità di provare sentimenti (quindi il DOPO).
    Anche a rapporto chiuso definitivamente (ma sappiamo che lo è di rado) l’incapacità di provare sentimenti sani l’hanno trasmessa anche a noi; chiamiamola incapacità di sentire, o timore di cadere in nuove trappole o nuovi personaggi, o perdita di fiducia, o cinismo, o apatia, o…
    Comunque la si voglia chiamare è come giocare alla staffetta, solo che il passaggio del testimone avviene per tramite non di una bacchetta di legno, ma del male.
    E contro il male inaspettato e gratuito, che sia da un genitore o da un partner, salvarsi è durissima.

    Aggiungo che anche la regressioni a fasi più infantili della propria esistenza è un lascito di questi soggetti che come come età (non anagrafica) si assestano sui cinque anni. Ho ricordato di recente un aneddoto dei primi tempi con lui: eravamo insieme in un supermercato, lui si comportava (sin nei movimenti goffi) come un bimbetto eccitato da tutte le cose buone sugli scaffali. E parliamo di un dirigente con il cellulare di ministri in tasca, non di uno sprovveduto (con tutto il rispetto per gli sprovveduti che il male lo cagionano a se stessi più che agli altri).

    Per cui ricapitolando: se non ci si stacca si finisce malissimo. Se ci si stacca tocca ricominciare consapevoli di essere persone diverse, ciniche e infantilizzate; io in tutto questo ci vedo certo una lezione imparata, ma ci vedo assai più un danno esistenziale. A volte irreparabile (di fronte alla legge poi: praticamente indimostrabile).
    La cosa peggiore da tollerare psichicamente, per me, è l’impunità morale. Come si può andare avanti con un senso di ingiustizia tale a morderti il fegato ancora e ancora e ancora, come nel famoso mito di Prometeo. Farsi giustizia, o anche solo provare ad aiutare altri mettendoli in guardia come la collega di sventura scrive qui sopra, è controproducente. Diciamo sempre che ci rimane la vita senza malvagi attorno, che è certo male assai minore rispetto a stargli attorno sine die, ma può questa “novella” vita essere soddisfacente se il nostro profondo è contaminato? Io non riesco a superare la rabbia: voglio un minimo di giustizia, non totale per carità, ma almeno un riconoscimento sociale di ciò che ho patito, questo almeno lo voglio: non si dà forse ai soldati una medaglia al valore, quando meritevoli e sopravvissuti? Senza questo riconoscimento per la vittima (che può solo venire da persone con analoghi trascorsi) e in mancanza di gogna sociale per il carnefice (che anch’essa può solo venire da persone con analoghi trascorsi) io continuerò a odiarli, sia mia madre che il mio ex. Oltre a non sopportare più la me stessa che scrive con occhi infuocati per l’ennesima nottata in bianco, che prende sonniferi per dormire (da ben 12 anni), che consuma non so più che cosa visto che non c’è più niente addosso, da bruciare.

    Nove anni fa sono stata ricoverata in reparto psichiatrico mentre lui scattava foto per l’avvocato al fine di togliermi nostra figlia infante, e sapete una cosa? Io lo stigma sociale della pazza passata per il manicomio non l’ho mai subito, non l’ho mai sentito, me ne sono sempre fregata. Ma lo stigma sociale della povera fragile donna dalla vita incasinata, questo stigma sì che mi fa male, perché se io so che pazza non sono, so anche che fragile e incasinata invece lo sono di certo, anche grazie a quei due. E non tollero che la gente (conoscenti, familiari, amici o chiunque) possa conoscermi e pensare “poverina com’è fragile” perché io non sono nata così accidenti, ci sono delle responsabilità per questa mia vita incasinata, e voglio/pretendo che siano note. Solo questo obbiettivo (pacifico ma determinato) riesce a darmi forza: fino a che ne avrò, mi batterò affinché le responsabilità di ciascuno emergano.

    Sempre grazie.

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    1. Cara Lucia,
      situazione normale creata ad arte da questi esseri. I pazzi come sempre siamo noi.
      Impunità morale? Vuoi o cerchi soddisfazione in questo? Vuoi che si sappia con quale bestia hai avuto a che fare? Non l’avrai MAI! Una cosa è essenziale capire. E’ vero che ci hanno distrutti, succhiato la linfa vitale, ma col tempo capirai che si, è vero, sei cambiata, ma in MEGLIO! Ringrazia NP, tutti i giorni. Se prima eri un seme che stava nella terra e sei stata calpestata senza remore alcuna, ora stai crescendo in fretta e diventerai un grande albero, forte e indistruttibile, enorme, potente, eretto in tutta la sua bellezza e guarderai dall’alto questi miserabili con lo stesso sentimento che si prova guardando un verme in un prato. Solo che il verme a qualcosa serve!

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  22. Cara Lucia, mi spiace tanto per la situazione in cui sei. Capisco la rabbia, rabbrividisco per quello che hai dovuto patire per tanto tempo, se solo lo commisuro all’incazzatura che ho anche io per essermi lasciata prendere in giro (perché ho pensato anche io di essere speciale per lui, nonostante sapessi bene chi è, fin da subito) in un rapporto di pochi mesi soltanto. Ma, se ci penso bene, se ascolto bene il mio cuore, la rabbia è soprattutto verso me stessa, per aver permesso di lasciarmi ingannare come una sciocca. Mi sono raccontata che ero “speciale” perché gli ho restituito schiaffo su schiaffo, come uno specchio. Che l’ho fatto vacillare, che ho aperto crepe nelle sue difese narcisistiche perché non mi sono lasciata trattare come uno zerbino. In realtà, al massimo, sarò stata una preda più ambita perché recalcitrante, perché più difficile da espugnare, una sfida più ardua, e sappiamo quanto i narcisisti amino le sfide. Tutto qui. Però la qualità dello sfruttamento non è differente per questo. I loro non-sentimenti sono sempre uguali, verso chiunque.
    Ma la rabbia è soprattutto verso noi stessi, che ci sentiamo inermi e colpevoli per esserci fatti trattare in questo modo, per esserci esposti allo sfruttamento. Se io provo rabbia, è questa. E’ la rabbia impietosa verso la mia debolezza. Ma occorre perdonare. Noi stessi, in primo luogo. Assolverci per essere state loro vittime. Con i narcisisti maligni non si può avere a che fare. Prima non lo sapevamo, ora sì.
    Riguardo al deserto emotivo e sentimentale in cui i rapporti coi narcisisti lasciano le loro vittime, questo è un elemento devastante, sicuramente. Ma non può aiutarci la certezza che, con tutta la sofferenza che si patisce, anzi proprio in virtù di essa, si è senz’altro umani? Io non cambierei mai la mia interiorità col deserto della loro anima infernale. Sarò più diffidente, in futuro, verso gli uomini? Non lo so. Può essere. Ma non credo, non posso credere che questi psicotici possano prosciugare del tutto la nostra umanità. C’è la tua umanità, Lucia, c’è eccome, pure se ora soffocata dalla coltre di frustrazioni che questa relazione ti ha dato. E’ la tua stessa lucida rabbia che te la indica, la tua sofferenza inaudita. Nessuno potrà risarcirti. Ma tu puoi risarcire te stessa, perdonandoti per l’abuso che senti di aver permesso, ma di cui non hai colpa.
    Ti abbraccio.

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    1. *Capisco fin troppo, così pure il tuo orrore della politica, la tua
      tristezza per le ciarle e i maneggi dei partiti senza responsabilità,
      della stampa, la tua disperazione per la guerra, quella passata e
      quelle che verranno, per il modo che si ha oggi di pensare, di
      leggere, di costruire, di far della musica, di organizzare feste, di
      diffondere la cultura! Hai ragione tu, lupo della steppa; mille volte
      ragione, eppure devi perire. Per questo mondo odierno, semplice,
      comodo, di facile contentatura, tu hai troppe pretese, troppa fame,
      ed esso ti rigetta perché hai una dimensione in più. Chi vuol vivere
      oggi e godere la vita non deve essere come te o come me. Chi pretende
      musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece
      di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo,
      per lui questo bel mondo non è una patria…”

      Il lupo della steppa (Hermann Hesse)

      Dai forza, rendiamo il mondo migliore. E che gli psicopatici non possano farne parte perché non meritano!

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  23. Buongiorno a tutte!
    Dico tutte perché pare che i maschietti latitano da queste parti. Vuoi vedere che l’unico stra-super-sfigato sono stato solo io? Beh … a ripensarci non è poi male. Beato tra le donne!
    Bene, dopo questa introduzione parliamo sul serio.

    Leggo che molte di voi provano ancora molta rabbia, rancore e un pizzico di odio verso il narcisista. Strani pensieri si affollano nella vostra mente. E se davvero lui fosse felice con un’altra? Se è cambiato? Perché si fa ancora sentire ogni tanto? Conto ancora qualcosa per lui e via discorrendo. Come faccio a saperlo? Beh, sono passato dall’inferno di tutto ciò. Migliaia di domande senza risposta. COME ne sono uscito? (anche se a dire il vero qualche quesito me lo pongo ancora). Sezionando un SINGOLO evento di una certa rilevanza. Ecco l’esempio.

    Come già ho raccontato si manifestò all’improvviso la presenza di un fidanzato. Non mi ero fatto nessuna domanda. Avevo capito che una strategica e onorevole ritirata era la cosa migliore da fare. Mi invita comunque a bere un caffè in amicizia, ma guarda caso, proprio la sera nella quale doveva arrivare lui per cena. Era in tiro. Molto elegante e con un ciondolo con scritto “AMORE”. Tavola ben imbandita e lei che sprizzava felicità da tutti i pori. Suona il citofono. “E il mio LUI” dice. “Ok, vado. Buona serata.” Non ti arrabbiare ma tra di noi non avrebbe funzionato”. Ma va? Non lo avevo capito!

    Giorno dopo. Di nuovo invito a bere caffè e mi racconta di aver trovato finalmente l’uomo della sua vita. Una persona meravigliosa, buona e sensibile (questo per sottolineare che io ero una cacchetta di mosca). Ovviamente ci son rimasto male. L’ho salutata per sempre. “La vita continua”, mi son detto.

    Durata di questo GRANDE amore? Due mesi e mezzo! Urca, che storia meravigliosa, tipo Via col vento.
    Ed è sezionando e analizzando questo fatto che poi ho capito molto (il tutto mi è stato spiegato da una persona formidabile). Naturalmente era lui a non essere stato serio, a non essersi comportato bene, ad averla tradita, povera anima in pena, così buona e gentile e sensibile, che nessuno capisce. Quando avrete capito e applicato quello che si deduce da simili comportamenti potrete applicarli a tutte le cose che avete vissuto. Capirete innanzitutto, che sono degli esseri BUGIARDI alla massima potenza. Capirete che vi hanno raccontato solo fandonie per farvi male e godere del vostro dolore.

    Ma se si sposa vuol dire che finalmente è felice. E vi arrovellate il cervello. E state male. Già, come il povero disgraziato che avrà la malasorte di dover condividere la vita con un mostro. Perché? Perché gli psicopatici/narcisisti/narcisisti perversi NON CAMBIANO. Nemmeno una psicoterapia mirata ci riesce e solo in alcuni casi, dopo anni, si possono ottenere dei piccoli risultati.
    Quindi mettetevi l’anima in pace. Non siate gelose, perché la gelosia è riservata, non in modo eccessivo ovviamente, a chi si AMA e soprattutto sapere nel profondo del cuore di essere AMATI!

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  24. Kolish…la rabbia è tanta verso noi stessi ,chi più chi meno è stato trattato male, le storie finiscono,ma l’essere trattata male!!! l’essere presa in giro, l’essere passata per tante cose….come si fa a non starci male.

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    1. Cara Ilaria,
      ti capisco perfettamente. Io mi sarei preso a calci nelle parti basse posteriori (eufemismo). Ma non serve a nulla. Tu provi comunque rabbia. Ma è un sentimento negativo. Lascia perdere. Ormai è passata. Non sprecare energia inutilmente. Già ne hai persa troppa con lo scemo.

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  25. lo so’ e ci sto provando giorno x giorno, vengono quei momenti no e torno da voi. La rabbia verso me stessa mi distrugge. Credimi ce la sto’ mettendo tutta.

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  26. Cari Ilaria, Blume, Kolish,
    grazie del supporto, sembra poco ma in realtà per noi, cui è precluso il “coming out” giacché quasi nessuno capirebbe, è moltissimo.

    Quanto all’essere l’unico maschio qui Kolish, non lo sei là fuori come ben sai: ti racconto di una coppia sui quaranta cui insegnavo inglese fino all’anno scorso. Io, come naturale, ero più in confidenza con lei che con lui. Un giorno lei mi chiama in lacrime dicendo che il fidanzato l’ha mollata da un giorno all’altro dopo 10 anni di vita e business insieme. Telefonate fiume affinché intercedessi per lei presso di lui. Penso vabbe’, é una normale coppia al traguardo, così dico giusto due parole di circostanza a lui durante una lezione pensando che un uomo non ama aprirsi troppo su faccende personali e invece, inizia a confidarsi per ore: dopo poco mi sembra di intuire che la situazione è tutt’altro che normale. Dalla narrazione che lui mi va facendo intuisco un lato “nascosto” di lei, così penso a dettagli su cui non mi ero soffermata prima e mi pare di riconoscere pattern di comportamenti narcisisti (lei che si inventa una gravidanza, lei che si fa una chirurgia estetica all’anno – è dieci anni più grande di lui, ma se li farebbe a prescindere – e tanto altro di cui discutiamo qui). Così gli dico solo: se vuoi il mio parere, hai fatto bene a troncare. Un mese fa lei mi chiama dicendo che tutto é risolto; lui non l’ho più visto né sentito, ma rabbrividisco al pensiero che possa essere tornato con lei: non sa cosa lo aspetta.

    Un saluto a voi tutti e a Claudia.

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  27. Sono anche consapevoli di proiettare e lo fanno intenzionalmente per agitare le acque e uscire vincenti da una situazione, o lo fanno senza averne consapevolezza?

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    1. Ciao Giovanni,
      la proiezione è un meccanismo di difesa primitivo dell’Io e per sua natura è sempre inconscia, non esistono proiezioni consapevoli. Ciò vale anche per la scissione, la rimozione e la dissociazione, tutte difese di tipo primitivo ampiamente praticate da np.

      La struttura interna di np, a dispetto dell’ostentazione di grandezza e sicurezza, è precariamente equilibrata (cfr. gli articoli di Sam Vaknin anche qui sul blog pubblicati e molto altro materiale esistente) e il ricorso alle difese psicologiche primitive è costante al fine di fronteggiare la realtà esterna ed interna quando esse sfuggono al controllo, o pongono difficoltà che non si è in grado di affrontare direttamente, o creano conflitti fra pulsioni e idee o credenze.
      La struttura emotiva di np è tarata per essere sempre in funzione di autodifesa (irrazionalmente) e per cogliere solo i segnali negativi da parte del mondo esterno (senza base di realtà). Dopo una prima fase di idealizzazione, cominciano a cogliere solo minacce e aspetti negativi dell’Altro da Sé ed emerge dunque la spinta alla manipolazione, svalutazione, distruzione (circa le quali si sentono autogiustificati come se stessero rispondendo ad attacchi esterni, mentre fanno tutto da soli). La sofferenza altrui serve a np a mantenere alta la sua precaria autostima: sono narcisisti perché hanno un costante bisogno di regolare la loro labile autostima e sono patologici/perversi perché fanno pagare agli altri il prezzo di non crollare.

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    1. Stiamo parlando di persone che hanno un notevole caos interno, di pulsioni e pensieri. Distorcere i fatti può avere intenzionalità strategica lucida, sì, seguendo impulsi distruttivi e volendo a tutti i costi uscire vincitori da qualsiasi contesa. Per “vincere” sono disponibili a tutto: a distorcere intenzionalmente i fatti come anche ad autoingannarsi sistemando le questioni in modo più favorevole a loro in modo tale da percepirsi come innocenti (e il cattivo sei tu), senza riflettere molto. Il confine è labile.
      Ma per te è così importante stabilire questo confine? Non può bastare sapere che, in ogni caso, tenteranno di prevalere?: l’obiettivo è superare l’altro e sentirsi superiori, quello di cui si discute non ha molta importanza, il fine delle discussioni non è mai spiegarsi ma uscirne vittoriosi. I mezzi per loro sono giustificati dai fini. Non sedimentano la consapevolezza di aver sbagliato. Il problema maggiore che hanno non è con la verità ma con la coscienza. Come anche dice l’articolo del blog,
      “SÌ, I NARCISISTI SONO CONSAPEVOLI DI AVERVI FERITO, CHE È SBAGLIATO CIÒ CHE HANNO FATTO, TUTTAVIA NON RIESCONO A INTROIETTARE QUESTA CONSAPEVOLEZZA, poiché bloccano il processo preventivamente, evitando l’accumulo di ferite narcisistiche che potrebbero insorgere nel caso in cui ammettessero di aver fatto male a voi e a mezzo mondo”.

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  28. Grazie mille della risposta, ti spiego perché per me è importante stabilire il confine: il mio problema con un narcisista è al lavoro, ho un collega che distorce i fatti per attaccarmi direttamente. Gli altri possono essere presenti ma anche no, lui prende episodi di pochi giorni prima e li trasforma in chiave peggiorativa per denigrarmi.

    Tanti degli atti che mi attribuisce possono essere giustificati dalla proiezione, altri un po’ meno (o perlomeno non riesco a trovare io un nesso in questa direzione). Alla lunga è una cosa destabilizzante e diverse volte ho il dubbio di ricordare male io o aver interpretato male io la situazione, ci sono momenti in cui credo di essere io lo squilibrato.

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    1. Il gaslighting in ambito lavorativo nasce con l’intento di farti mollare il posto, ma prima il gaslighter deve portarti a una condizione di prostrazione tale da immaginare che non troverai mai più un lavoro decente. Ti sconsiglio di provare a capire cosa si passa nella testa di questa persona perché i fattori sono molteplici in ambito lavorativo: sei più simpatico di lui, le persone si rivolgono più a te che a lui, si è fatto una fantasia su di te e non c’è verso di abbandonarla, dai di più all’azienda (ma per lui dai di meno), hai una vita personale che lui invidia e vorrebbe per sé (ma non sa niente di te, oltre a ciò che fai trapelare), ti vesti bene, parli in un certo modo… Insomma, posso andare avanti all’infinito. La questione è che non riuscirai a frenare questo suo modo di essere, ma solo depotenziare nella tua mente il suo raggio di azione. Ci sono giorni in cui lui ti rovina la giornata? Fai in modo che non sia più così, perché ciò che fa lui a lavoro appartiene a un suo modo disturbato di comportarsi, a una sua visione di mondo deleteria e fantasiosa nei tuoi confronti. Tu non hai alcun obbligo di rabbonire chiunque sia soltanto perché ti trova antipatico, ma solo quello di preservarti imparando a catalogare e mettere da parte le azioni/parole negative che ti vengono direzionate. La tua vita non va sintetizzata sulla base di ciò che accade in ambito lavorativo. Il lavoro è parte di questa, ma non è l’essenza della tua esistenza. Le persone che non hanno niente di bello da vivere fuori dall’ambito lavorativo lo trasformano nel palcoscenico della loro esistenza: oltre il lavoro non sanno vivere. L’ambiente lavorativo non può essere ridotto nell’Inferno di tutti solo perché così ha deciso un singolo elemento. Se lui vuole fare il ‘diavolone’ che dia pure sfoggio delle sue cattiverie gratuite, se il suo modo di divertirsi è calpestando la dignità degli altri, non porgere la tua chioma e continua col tuo lavoro e la tua verità come sempre hai fatto! Abbraccio grande. So che non è facile!

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    2. Capisco, un np sul luogo di lavoro è un bel problema, sì, perché, a differenza di una relazione sentimentale (se non ci sono figli), non puoi evitarlo del tutto. Occorre comunque lavorare su te stesso perché tanto lui non cambia e te lo ritrovi lì quotidianamente a rompere le balle. In tutto questo, mi sembra di capire che non sia un tuo superiore ma un collega di pari grado: nella sfortuna, molto meglio così.
      I motivi per cui ti attacca possono essere i più svariati, come dice Claudileia, ma sicuramente ha intravisto in te delle qualità che nella sua testa bacata oscurano le sue e ha percepito l’impossibilità che tu faccia parte del suo corteggio di fans. Ma poco importa esattamente perché fa così (non sprecare troppe energie a interpretarlo), il punto è che ti considera un nemico e quindi ti denigra perché ti vuole isolare, ha bisogno di creare intorno a te un ambiente ostile, schieramenti, divisioni. Il metodo è sempre quello per tutti gli np: il gaslighting, appunto: creare immaginari artificiali, distorcere le cose, arrivare a farti dubitare di te stesso e di ciò che hai visto, in modo da destabilizzarti e poi usare la destabilizzazione che lui stesso ti ha indotto come “prova oggettiva” della tua inaffidabilità anche presso gli altri, creano un clima di tensione a cui purtroppo molti si prestano senza neanche capire che vengono manipolati da np (magari ti riportano le cose dette, accennano a fatti raccontati da np, ti chiedono conto di cose che np ha fatto circolare come un seminatore…).
      Non puoi fare molto per fronteggiarlo direttamente: con questi non si può discutere, non hanno alcuna remora a mentire e rigirare le frittate, non comprendono neanche i segnali di pace, hanno solo l’obiettivo di distruggerti. L’unica cosa che puoi fare è lavorare su te stesso e trovare la strategia giusta per depotenziarlo senza perdere la calma. Innanzitutto, però, non dubitare mai di aver frainteso o di essere tu lo squilibrato: gli squilibrati sono loro e pure se tu talvolta puoi interpretare male la situazione, questo è l’effetto delle loro azioni manipolative che ti inducono all’esasperazione: nessuno scrupolo, dunque, a considerarli sempre in malafede, nessuna necessità morale di applicare a loro il codice valoriale normale che usi con tutti. Evita i confronti diretti in discussioni dirette su situazioni specifiche e fatti particolari, dove è più facile confondere con una marea di dettagli inutili e fuorvianti: np sa che sei esasperato e tenta di farti perdere le staffe mentre lui rimarrà calmo, sorridente e impassibile (perché tanto mentire è il suo mestiere: non si vergognano), risultando agli altri lui normale e tu agitato e andando a confermare la campagna diffamatoria su di te che sta mettendo in atto. Fatti scivolare il più possibile addosso le sue cacchiere e cattiverie, ignoralo quanto più puoi: ignorarli è la cosa che in genere li smonta di più.
      Continua a fare il tuo lavoro cercando di ignorarlo il più possibile. Lascia stare i colleghi che sono caduti nella sua rete e consolida relazioni umane con chi è meno suscettibile al “fascino” di np. In genere, negli ambienti lavorativi dove a un certo punto devi pure appunto lavorare e non solo occuparti delle relazioni, si creano per loro varchi di “smerdamento”: a meno che non sia un np ad alto funzionamento (cioè, eccezionale nel suo lavoro), a un certo punto ci si accorge che vanno sopra le righe, parlano parlano e concludono inevitabilmente poco (il “mio” np non è stato capace di conservare un solo lavoro…).
      In ultimo, se è inevitabile un confronto diretto, utilizza il più possibile la comunicazione assertiva (anche nelle relazioni con gli altri colleghi in cose relative a np): rispondi senza aggressività e senza passività, con un tono calmo e chiaro, senza rinunciare al tuo punto di vista preciso, eventualmente ripetendo sempre lo stesso concetto anche se l’interlocutore svia e confonde continuamente i livelli, non rispondere alle provocazioni e non andare sul suo terreno (in genere, tentano di portare lontano dal fatto di cui si sta discutendo): come un disco rotto ripeti il nucleo essenziale della cosa. Io ho utilizzato parecchio, nelle mie discussioni con np (una relazione sentimentale, la mia, ma tanto i loro metodi sono sempre gli stessi), la comunicazione assertiva e questo li spiazza, perché vogliono sempre confondere le acque e farti saltare i nervi.

      Spero di esserti stata di aiuto.

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  29. Grazie di cuore per il tempo che mi avete dedicato.
    Si, per fortuna è un collega, non un superiore. Dal primo giorno ha sempre voluto avere l’ultima parola anche su cose su cui era chiaro che era inesperto ed un giorno gli ho offerto un caffè e abbiamo parlato per una mezzoretta scarsa, io più di lui ad onor del vero, della situazione nel modo più costruttivo e rispettoso possibile. Gli ho chiesto se gli avevo dato modo di non fidarsi di me e come eventualmente si poteva risolvere, gli ho spiegato che forse certe questioni potevamo controllarle assieme in un clima rispettoso e aperto al dialogo, parlandone con dati alle mani, che non era assolutamente mia intenzione contraddirlo per partito preso, o cose del genere.

    Il giorno dopo la versione ufficiale fu che gli avevo fatto una filippica di due ore ed è stato l’inizio di tutto…

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    1. Correzione: io ho parlato nel modo più costruttivo e rispettoso possibile, lui si è limitato a qualche occhiataccia, qualche risposta dal tono piccato, qualche rilettura a suo favore di situazioni che mi aveva chiesto ad esempio sulle quali ho elegantemente glissato. Insomma, era chiaro che se la stava prendendo ma mi sembrava talmente assurdo che li per li sul momento pensai che fosse una mia impressione.

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      1. Ma infatti, vedi, Giovanni, parlarci è del tutto inutile, e senza testimoni addirittura pericoloso. Tu avevi lanciato segnali di pace e lui non solo non li ha raccolti ma ha usato le informazioni contro di te, distorcendole. Inoltre, con quel tuo modo umano ed empatico di porti nei suoi confronti,gli hai dato prova di essere una persona corretta e generosa: se n’è subito approfittato (sono servili coi potenti stronzi, stronzi con i gentili). Comunque, se è uno che parla anche quando è inesperto e vuole avere l’ultima parola su tutto, è probabile che risulti pesante anche ad altri colleghi pure se non li prende di mira. Finché si tratta di dare a bere soltanto sul piano delle relazioni possono pure spacciarsi per quello che non sono e abbindolare la platea, ma quando c’è di mezzo la competenza reale, lavorativa, è un po’ più difficile… Mi sembra di capire che non è arrivato da molto al lavoro, e comunque dopo di te, giusto?

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  30. Si si, è arrivato dopo ed era alla prima esperienza nel settore, sulla competenza reale ed effettiva ti posso garantire che non è difficile “lavorarsi” dei superiori che hanno poco spirito critico e che seguono poco l’andamento del tuo reparto, ne per un narcisista ne per una persona normale.

    Io sono uno di quelli che lavora a testa bassa e sta zitto, con i colleghi la chiudo con uno “scusa” sia che abbiano ragione che torto perché non posso permettermi di perdere questo lavoro (metto da parte i soldi per l’affitto di casa della mia fidanzata che è rimasta da poco orfana di padre ed è coperta ancora solo per qualche mese) e non voglio rogne. Lavoro il doppio degli altri e vengo riconosciuto la metà proprio perché non sono l’amichetto di nessuno e non mi pavoneggio o mi prendo glorie che non mi competono.

    Con lui qualche volta mi irrigidivo quando la sparava grossa, ma perché interpretavo la sua tracotanza come un segno di mancanza di rispetto verso persone che qualcosa in più di lui la sanno, un po’ come se io andassi da un sociologo e gli dicessi “Ma che cazzo dici? La sociologia è la scienza che studia il tempo di cottura delle patatine fritte”, avevo cercato l’incontro proprio per fare un passo indietro e provare a ripartire d’accapo, ma ho ottenuto l’effetto contrario.

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  31. Tutto vero, anche la punteggiatura. Devo essere stata proprio una moglie perfetta per meritarmi tanta dedizione! Peccato l’odio finale ma deve riflettere e mi deve spiegare…Guardati da fuori potrebbero sembrare Peter Pan ma per noi che li abbiamo vissuti sono stati Barbablù. Buonanotte

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