La crisi di mezza età e la vecchiaia del narcisista

Fonte: https://groups.google.com/forum/#!topic/narcissisticabuse/7vBncfkj2vk
Autore: Sam Vaknin
Trad. C. Lemes Dias

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“La tentazione permanente della vita è confondere i sogni con la realtà. La sconfitta permanente della vita, invece, avviene quando i sogni si arrendono alla realtà.”

James Michener, scrittore

Il narcisista invecchia impietosamente e senza grazia. Il suo corpo e la sua mente appassiscono di modo esagerato e lo tradiscono tutti in una volta. Egli fissa con incredulità e rabbia gli specchi crudeli che lo circondano. Si rifiuta di accettare la sua crescente fallibilità. Si ribella contro la sua decrepitezza e mediocrità. Abituato ad essere maestoso e destinatario di smisurata adulazione, un narcisista non può tollerare l’isolamento sociale e la figura patetica che oramai rappresenta.

Come un bambino prodigio, un sex symbol, uno stallone, un intellettuale acclamato, un attore oppure un idolo, il narcisista è stato al centro dell’attenzione per molto tempo. Era l’occhio del suo ciclone personale, il buco nero che succhiava dalle persone energia e risorse fino a prosciugarle e sputare con indifferenza le loro carcasse mutilate. Ora, però, la sua festa è finita: con la vecchiaia arriva la disillusione; i suoi antichi dadi sono consumati.

Essendo stato esposto per quello che è: imbroglione, traditore, egocentrico e malvagio, i suoi vecchi trucchi narcisistici funzionano a malapena.

Le persone sono ormai in guardia, la loro ingenuità è ridotta.

Il narcisista – essendo la struttura rigida, precariamente equilibrata che è – non può cambiare. Ritorna, quindi, alle vecchie forme, ri-adotta le antiche abitudini, soccombe alle tentazioni di un tempo. La sua accentuata negazione della realtà lo prende in giro attraverso il rifiuto ostinato di crescere. È un bambino eterno, deformato nel corpo flaccido di un uomo decadente.

Si tratta della favola della cicala e della formica rivisitata.

Il narcisista – la cicala – che ha fatto affidamento su stratagemmi altezzosi per tutta la sua vita – è singolarmente mal adattato ai rigori e alle tribolazioni dell’esistenza. Si sente autorizzato, ma non riesce più a suscitare l’offerta narcisistica.

Il tempo che passa fa sì che i bambini prodigio perdano la loro magia, gli amanti esauriscano la loro potenza, i donnaioli perdano il loro fascino, e i geni manchino il loro tocco in più.

Più a lungo vive il narcisista, più nella media diventa. Più ampio è il divario tra le sue pretese e le sue realizzazioni, più è oggetto di derisione e disprezzo.

Eppure, pochi narcisisti risparmiano per i giorni di pioggia. Pochi si preoccupano di far bene un mestiere, o ottenere una laurea, perseguire una carriera, mantenere un business, mantenere il proprio posto di lavoro, o allevare famiglie armoniose, coltivare le amicizie o ampliare i loro orizzonti. I narcisisti sono perennemente mal preparati. Coloro che riescono nella loro vocazione finiscono amaramente da soli, avendo sperperato l’affetto di un partner, della prole e degli amici.

I più socievoli e orientati alla famiglia spesso perdono il lavoro, saltano da un lavoro all’altro, si trasferiscono in modo irregolare, sempre itineranti e peripatetici.

Il contrasto tra la giovinezza di prima e il suo presente fatiscente costituisce una ferita narcisistica permanente. Allora si ritira sempre più in se stesso per trovare conforto. Si ritira nell’universo di penombre delle sue grandiose fantasie. Lì, quasi psicotico, saluta le sue ferite e si conforta con i trofei del suo passato.

Una rara minoranza di narcisisti accetta il loro destino con fatalismo o buon umore. Questi rari esseri guariscono misteriosamente dall’offesa più profonda alla loro megalomania: la vecchiaia. Abbassano il loro livello di narcisismo e affrontano il mondo esterno con l’equilibrio e la compostezza che mancavano quando prigionieri della loro narrativa distorta.

Tali narcisisti cambiati sviluppano nuove, più realistiche, aspettative e speranze – commisurate ai loro talenti, capacità, realizzazioni e istruzione. Ironia della sorte, è invariabilmente troppo tardi. E così finiscono per essere evitati e ignorati, resi trasparente dal loro passato di pubblico dominio. Possono aver avuto tante promozioni, ma non sono mai invitati alle cene tra professionisti o incontri sociali, i media accolgono i loro lavori con freddezza. Sono snobbati e ignorati. Non sono mai i destinatari di vantaggi, benefici, o premi. Sono biasimati quando non sono biasimevoli e raramente elogiati quando meriterebbero di essere. Sono spesso e costantemente puniti per quel che erano. È una giustizia poetica, per certi versi: essi vengono trattati in modo narcisistico dalle loro precedenti vittime. Finalmente stanno assaggiando la loro stessa medicina, l’amaro raccolto della loro ira e arroganza.

Lo studio del narcisismo è vecchio di un secolo e gli studi per la sua concezione sono tuttora in divenire. Dunque, abbiamo una cosa come il narcisismo adulto SANO (Kohut) – oppure tutte le manifestazioni del narcisismo nell’età adulta sono patologiche (Freud, Kernberg)? Inoltre, il narcisismo patologico è il risultato di abusi verbali, sessuali, fisici o psicologici (di un panorama opprimente) – o, al contrario, il triste risultato di genitori che portano un bambino alla rovina idolatrandolo (Millon, Freud)?

Il secondo dibattito è più facile da risolvere se si accetta di adottare una definizione completa di “abuso”. Arroganza, soffocamento, vizio, sopravvalutazione e idolatria del bambino sono tutte forme di abuso parentale.

Questo perché, come ha sottolineato Horney, il bambino è disumanizzato e strumentalizzato. I suoi genitori lo amano non per quello che è veramente, ma per quello che desiderano e immaginano che sia: il compimento dei loro sogni e desideri frustrati. Il bambino diventa la nave che traghetta le vite scontente dei suoi genitori, uno strumento, il pennello magico con cui possono trasformare i loro fallimenti in successi, la loro umiliazione in vittoria, le loro frustrazioni in felicità. Il bambino è insegnato a ignorare la realtà e ad occupare il fantastico mondo dei genitori. Un bambino così sfortunato si sente onnipotente e onnisciente, perfetto e brillante, degno di adorazione e degno di trattamento speciale.

Le facoltà che dovrebbero essere costantemente affinate vengono spazzate via per evitare le ferite imposte dalla vita reale: ne risentono l’empatia, la compassione, una realistica valutazione delle proprie capacità e limitazioni, realistiche aspettative di se stessi e degli altri, i limiti personali, il lavoro di squadra, le abilità sociali, la perseveranza e l’orientamento agli obiettivi, per non menzionare la possibilità di posticipare la gratificazione e di lavorare sodo per realizzare i propri sogni. Tali caratteristiche mancano quasi tutte o ne mancano del tutto. Il bambino diventato adulto non vede alcun motivo per investire nelle sue capacità e nella sua istruzione, convinto che il suo genio intrinseco basti e avanzi. Si sente in diritto per il semplice fatto di esistere, piuttosto che del ‘fare effettivamente’ (un po’ come la nobiltà in passato non si sentiva intitolata in virtù del suo merito ma come risultato inevitabile e preordinato della sua buona nascita). In altre parole, non è meritocratico, ma aristocratico.

In sintesi breve: ecco la nascita di un narcisista.

Ma una tale struttura mentale è fragile, suscettibile di critica e disaccordo, vulnerabile all’incessante incontro con un mondo duro e intollerante. Nel profondo, narcisisti di entrambi i tipi (quelli vittime di abusi “classici” e quelli resi idolatrati) si sentono inadeguati, falsi, finti, inferiori e meritevoli di punizione. Questo è l’errore di Millon. Lui fa una distinzione tra diversi tipi di narcisisti e afferma erroneamente che il narcisista “classico” è il risultato della sopravvalutazione, dell’idolatria e dei vizi e che, quindi, sarebbe affetto da una suprema e incontestata fiducia in se stesso, essendo privo di ogni insicurezza.

Secondo Millon, è il narcisista “compensativo” che cade preda di fastidiosi dubbi, dei sentimenti di inferiorità e del desiderio masochista per l’auto-punizione. Tuttavia, si tratta di una distinzione che trae in inganno, non necessaria.

C’è solo un tipo di narcisista, sebbene ci siano DUE percorsi di sviluppo diversi. E TUTTI i narcisisti sono assediati da profondamente radicati (anche se a volte non sono coscienti) sentimenti di inadeguatezza, paura di fallire, desideri masochistici di essere puniti, un senso fluttuante di autostima (regolato dalla fornitura narcisistica) e una travolgente sensazione di falsità.

Il gap della grandiosità (tra una fantastica, grandiosa e illimitata auto-immagine e la realtà limitata, fatta di realizzazioni e risultati, è stridente. La sua ricorrenza minaccia l’equilibrio precario del castello di carte che è la personalità narcisistica. Il narcisista trova, con suo dispiacere, che le persone là fuori sono molto meno disposte ad ammirarlo, meno accomodante e accoglienti rispetto ai suoi genitori. Mentre invecchia, egli diventa spesso bersaglio di derisione e scherno costante, una visione davvero spiacevole. Le sue pretese di superiorità appaiono meno plausibili ma, sostanzialmente, egli continua imperterrito ad avvalersi dei soliti meccanismi.

Il narcisismo patologico – originariamente un meccanismo di difesa destinato a schermare il narcisista da un mondo ingiurioso – diventa la fonte principale delle sue ferite, un generatore di ferite, controproducente e pericoloso. Sopraffatto dalla mancanza di fonti di nutrimento narcisistico, perché assenti oppure deluse, il narcisista è costretto a lasciarle andare per far ricorso all’auto-illusione. Incapace completamente di abbandonare l’intero apparato, egli ignora le opinioni e i dati contrari, li trasmuta. Incapace di affrontare il triste fallimento che è, decide di ritirarsi parzialmente dalla realtà. Per lenire e calmare il dolore della disillusione, egli amministra alla sua anima dolorante una miscela di bugie, distorsioni, mezze verità e interpretazioni bizzarre di eventi intorno a lui. Queste soluzioni possono essere classificate in questo modo:

LA SOLUZIONE NARRATIVA DELIRANTE

Il narcisista costruisce una narrazione in cui figura come l’eroe: brillante, perfetto, irresistibilmente bello, destinato a grande cose, avente tutti i diritti, potere, ricchezza, un tempo era al centro dell’attenzione, ecc.

Quanto più preme su questa delirante farsa, tanto più grosso diventa il divario tra fantasia e realtà; più illusione accumula e rilascia, più la sua narrativa si solidifica nella mente.

Infine, se vive sufficientemente a lungo, la realtà viene totalmente rimpiazzata dalla fantasia. I test di realtà del narcisista falliscono perché il ponte è oramai saltato. A questo punto può diventare schizotipico, catatonico o schizoide.

LA SOLUZIONE ANTISOCIALE

Il narcisista rinuncia alla realtà. Per la sua mente, quelli che pusillanimemente non riescono a riconoscere i suoi talenti sconnessi, l’innata superiorità, la brillantezza onnipresente, la natura benevola, il diritto, la missione cosmicamente importante, la perfezione, ecc. – non meritano considerazione. La naturale affinità del narcisista con il crimine, la sua mancanza di empatia e compassione, le sue carenti abilità sociali, il suo disprezzo per le leggi sociali e la morale, ora esplodono e prendono il via.

Diventa un vero antisociale (sociopatico o psicopatico): ignora i desideri e le esigenze degli altri, infrange la legge, viola tutti i diritti (naturali e legali), disprezza le persone e disdegna, deride la società e i suoi codici, punisce gli ingrati ignoranti (che, per la sua mente, lo hanno spinto a questo stato) agendo criminalmente e mettendo a repentaglio la sicurezza, la vita o la proprietà altrui.

LA SOLUZIONE SCHIZOIDE PARANOIDE

Il narcisista sviluppa manie persecutorie. Egli percepisce offese e insulti laddove nessuno aveva l’intento di offenderlo o insultarlo. Diventa soggetto a idee di riferimento (le persone parlano male di lui, lo prendono in giro, lo imbrogliano nei suoi affari, violano la sua e-mail, ecc.). È convinto di essere il centro di attenzione maligna e malintenzionata. La gente cospira per umiliarlo, punirlo, rubare i suoi beni, deluderlo, impoverirlo, isolarlo fisicamente o intellettualmente, censurarlo, rubare il suo tempo, costringerlo all’azione (o all’inazione), spaventarlo, limitarlo, braccarlo e assediarlo, farlo cambiare idea, farsi beffa dei suoi valori, vittimizzarlo o addirittura ucciderlo, e così via.

Alcuni narcisisti si ritirano completamente da un mondo minaccioso e popolato da oggetti minacciosi (proiezioni davvero interne sugli oggetti e sui fatti). Evitano tutti i contatti sociali, tranne i più necessari. Si astengono dall’incontrare persone, avere relazioni, fare sesso, parlare con gli altri, o anche scrivere e telefonare a qualcuno. Insomma: diventano schizoidi – non per timidezza sociale, ma perché sentono di essere una loro scelta: “Questo mondo malvagio e senza speranza non mi merita “- recita il ritornello interiore –“e non sprecherò un minuto del mio tempo e delle mie risorse.”

LA SOLUZIONE PARANOICA AGGRESSIVA (ESPLOSIVA)

Altri narcisisti che sviluppano illusioni persecutorie ricorrono ad una posizione aggressiva, una risoluzione più violenta del loro conflitto interno. Diventano verbalmente, psicologicamente e circostanzialmente (e, molto raramente, fisicamente) violenti. Insultano, puniscono, castigano, rimproverano, umiliano e deridono i loro più vicini e cari (spesso collaboratori e familiari). Esplodono in manifestazioni non provocate di indignazione, rettitudine, condanna e colpa. Il loro è un Bedir esegetico. Interpretano tutto, anche il più innocuo, involontario e innocente commento come progettato per provocarli e umiliarli. Seminano paura, repulsione, odio e invidia maligna. Si agitano contro i mulini a vento della realtà: una visione patetica, desolata. Ma spesso causano danni reali e duraturi – fortunatamente, a questo punto, principalmente a se stessi.

LA SOLUZIONE MASOCHISTA EVITANTE

Il narcisista è arrabbiato per la mancanza di offerta narcisistica. Dirige parte di questa furia verso l’interno, punendo se stesso per il suo “fallimento”. Questo comportamento masochista ha il “beneficio” aggiunto di forzare le persone più vicine al narcisista ad assumere il ruolo di spettatori sgomenti o persecutori e quindi, in entrambi i casi, di ripagarlo con l’attenzione che desidera ardentemente.

La punizione autosomministrata si manifesta spesso come un masochismo autoalimentato: un coprifuoco narcisistico. Minando il suo lavoro, le sue relazioni e i suoi sforzi, il narcisista, sempre più fragile, evita ulteriori critiche e censure (nutrimento negativo). Il fallimento autoinflitto diventa la norma comportamentale del narcisista, dimostrando così che lui è pur sempre il padrone del proprio destino.

I narcisisti masochisti continuano a trovarsi in circostanze autolesionistiche che rendono impossibile il successo – e “una valutazione obiettiva delle loro prestazioni improbabile” (Millon, 2000). Agiscono con noncuranza, si ritirano a metà strada dai loro progetti, sono costantemente stanchi, annoiati o insoddisfatti e quindi in modo passivo-aggressivo sabotano le loro vite. La loro sofferenza è provocatoria e, “decidendo di abortirsi” riaffermano la loro onnipotenza.

La pronunciata miseria e l’autocommiserazione del narcisista sono compensative e “rafforzano (la sua) autostima contro le convinzioni schiaccianti di inutilità” (Millon, 2000). Le sue tribolazioni e l’angoscia lo rendono, ai suoi occhi, unico, santo, virtuoso, giusto, elastico e significativo.

Si nutrono, in altre parole, dell’offerta narcisistica autogenerata.

Quindi, paradossalmente, maggiore è l’angoscia e l’infelicità di questo tipo di narcisista, più sollievo ed euforia prova!

ULTERIORE LETTURA:

Millon, Theodore and Davis, Roger – Personality Disorders in Modern Life, 2nd Edition – New York, John Wiley and Sons, 2000

51 pensieri su “La crisi di mezza età e la vecchiaia del narcisista

  1. Ciao, il tema della “vecchiaia” l’ho vissuto pienamente con la mia NP (suocera), ambivalente su questo: da un lato, terrorizzata dalla vecchiaia e dal suo decadimento fisico (con tutto che è giovane, ha poco più di 50 anni), anche perchè lei è sprazzante verso gli “altri” vecchi (addirittura dava a ME della vecchia, perchè lei ha fatto i figli a 20 anni mentre io a 30..e me lo ha sempre fatto notare con grande disprezzo). Dall’altro lato però ha, per dei periodi, usato con me il “gancio” della sua presunta vecchiaia, per farmi sentire in colpa (“noi siamo vecchi, siamo i nonni…ormai siamo anziani”..). Dunque ho visto una gran confusione emotiva sul suo processo di invecchiamento, che da un lato rifiuta categoricamente, dall’altro, utilizza come arma a suo favore.

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  2. Wow che articolone!
    Molto vasto, molto completo sia nella ricostruzione delle possibili dinamiche di genesi del disturbo narcisistico, sia nella descrizione dei possibili scenari di sviluppo delle stesse dinamiche in età diciamo più che adulta.
    Personalmente credo che nella realtà dei fatti spesso i np si pongono un po’ trasversalmente a tutte queste schematizzazioni, anzi di solito sfuggendo proprio a schemi così rigidi; al di là delle cause di nascita del loro disturbo, che rimangono fissate dalle esperienze infantili, spesso anche quelle fortemente ambivalenti, il più delle volte ondeggiano disordinatamente da uno schema all’altro.
    Così credo anche nella loro fase di invecchiamento possano transitare in ordine sparso da una soluzione all’altra, per esempio passando da esplosioni di rabbia a fasi persecutorie-depressive, o ad altre di ritiro in mondi paralleli.
    Quello che resta invariato è la loro capacità certosina di distruggere sul lungo periodo tutto ciò che di buono hanno ricevuto da chi li ha veramente amati, e l’alta probabilità di rimanere sostanzialmente da soli autocommiserandosi; in questo credo possa far differenza un narcisismo più manifesto e grandioso con la ricerca patetica del mantenimento dei rifornimenti di un tempo, da un narcisismo più covert in cui probabilmente potrà prevalere una tendenza alla depressione, non so se accompagnata o meno da un minimo di autoanalisi, ma non credo, piuttosto accompagnata da vittimismo universale.
    Io ci sto transitando in questi anni, con la mia np prossima ai 50 e quindi nel pieno dell’inizio di questa fase.
    Stavo per scrivere “staremo a vedere”; poi, come auto-augurio mi dico che spero proprio di non aver nulla da vedere in prima persona nel mio futuro!

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    1. Caro Gianni, considera che il narcisismo patologico viene ritenuto da molti studiosi, tra i quali lo stesso Vaknin, il papà di tutti i disturbi della personalità. Ecco perché si parla di uno spettro, ovvero, di un incrocio di caratteristiche che possiamo riscontrare in tutti gli altri disturbi. Non c’è, a quanto pare, un tipo narcisista puro e quindi molte volte persino i terapeuti migliori fanno fatica ad individuare da cos’è affetta la persona che fa tanto soffrire il proprio paziente e se è davvero affetta da qualche disturbo della personalità. Concordo con te che nella vecchiaia una persona narcisista si trastulli tra le diverse soluzioni alienanti cercando in tutti i modi di provocare l’altrui reazione per ottenere la stessa dosi di rifornimento di prima. Un abbraccio a te e buona giornata!

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      1. Grazie Caludieleia, la tua analisi sulla variabilità e volubilità dei narcisisti, sicuramente più documentata della mia, mi conforta su alcune mie intuizioni, che ho impiegato anni a considerare realistiche.
        Buona giornata e un abbraccio anche a te!

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  3. Che dire, speriamo!!! Ne ho visti tanti/e accettare malissimo il tempo che passa e rendersi disastrosamente ridicoli per poi migrare in atteggiamenti di rifiuto totale della realtà e chiusura. Anche in questo c’entra un po’ la società che ci obbliga ad essere giovani per sempre, a da qui fioriscono labbra a canotto, seni al silicone, improbabili capelli corvini per uomini sui 60 e via inorridendo; l’elenco è purtroppo sterminato.
    Non sono tanto d’accordo sul fatto che diventano psicopatici, a mio parere lo sono già, magari evolvono nella sociopatia che nella grande maggioranza dei casi si manifesta come assoluta solitudine e misantropia.
    Per come la vedo è veramente il minimo anzi meriterebbero ben di peggio per tutto il dolore e la distruzione che hanno seminato. Ma tant’è, spero solo che la diffusione capillare della conoscenza di questo scellerato fenomeno metta in guardia le persone ignare soprattutto quelle molto giovani, lo farei studiare a scuola come argomento di igiene sentimentale e salute mentale. Moltissime persone, purtroppo soprattutto donne e fanciulle arrivano completamente impreparate al contatto con tali calamità e posso restarne devastate. Relazioni maladattive che durano 20 anni e passa, tempo e risorse personali sprecate senza ragione o utilità. Leggevo da qualche parte che la psicopatia, e l’NP ci entra di pieno diritto, insorge per quattro motivi o meglio ci sono quattro teorie diverse (tanto per cambiare) sembra che si tratti di una ferita da attaccamento primario (la famiglia) o della società che potrebbe essere perché è molto diffusa , una terza che sostiene che ancora non abbiamo capito bene perché si verifica e l’ultima a mio avviso interessante è che sia proprio il cervello ad avere un problema strutturale, se non ricordo male l’amigdala più piccola del normale.
    Questa mi piace perché sono storpi nell’anima ma anche nel corpo anche se questa stortura non si vede. Non so perché la faccenda mi consola, credo che in realtà si tratti di una combinazione di fattori che presi singolarmente non determinano necessariamente l’insorgere della “malattia”. Forse è perché non riesco ad accettare tanta cattiveria in un essere umano(?).

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    1. Buongiorno. Credo che il mio ragazzo e un narcisista,mi sono documentata tanto su questo argomento è ho riscontrato tanto di lui tranne su una cosa il tradimento.devo essere sincera mi sono un po spaventata ho cercato di lasciarlo gli ho detto che non provavo sentimento per luia lui non mi vuole mollare mi sento imprigionata costretta a stare con lui.se qualcuno mi può dare una dritta ne sarei molto grada.

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      1. Ciao Marianna, quali sono gli aspetti che ti fanno sospettare il narcisismo del tuo ragazzo?
        Il tradimento è spesso abilmente dissimulato, sono molto bravi a nascondere le tracce.
        Considera che il narcisista non vuole mai essere lasciato per primo, la decisione di chiudere deve essere sempre sua, tuttavia poichè sono fortemente dipendenti dalle loro fonti di nutrimento, la loro non è mai una chiusura definitiva ma solo una pausa più o meno lunga in cui si dedica ad altre prede.

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      2. Cara Marianna, te la senti di raccontarci la tua storia? Perché pensi questo del tuo ragazzo? Come mai questa sensazione di essere in prigione, di costrizione? Narcisista oppure no, se lui ti obbliga a fare qualcosa che non vuoi, non si tratta di un rapporto equilibrato. Un abbraccio e buona notte a te!

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    1. A mio parere buona parte di loro va a finire così, oppure va verso la narrativa delirante. Ciò che dobbiamo capire è la nocività pervasiva di questi soggetti soprattutto in tarda età quando si sentono autorizzati ad essere ‘rispettati’ a prescindere degli scempi che distribuiscono a destra e a manca. Invecchiano malissimo e fanno invecchiare persino i loro nipoti prima del tempo. Un bambino di dieci anni che ha un nonno o una nonna narcisista di solito cerca di evitare di visitarli in tutti i modi, perché sa che quel nonno esige da lui la perfezione. Ci sono dei nonni che appena vedono un nipote fanno domande sulla scuola e poi dicono “Ah, ai tempi miei a 4 anni tutti sapevano già la tabellina! Leggevamo Manzoni e imparavamo certi brani a memoria a 5 anni…”. Conveniamo che non si tratta di semplici ricordi di vecchietti nostalgici, ma di continuare a perpetrare lo stesso senso di inadeguatezza recato al papà o alla mamma di quel bimbo. Purtroppo queste povere creature molte volte sono costrette ad andare da nonno e nonna ogni santa domenica e finiscono per soffocare la loro intuizione e le loro sensazioni negative. Dopodiché, cosa succede? Appena riuniscono le forze per dire di no, smettono di andare dalla nonna o dal nonno narcisista e si guadagnano la fama di ‘maleducati’. Sono condannati a subire la loro svalutazione e poi a combattere contro i sensi di colpa. Voglio credere di parlare di una minoranza di famiglie, ma temo che certe meccanismi possano essere più diffusi di quanto si creda. Abbracci a te, bella mia.

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      1. graie Claudia. Confermo pienamente l’atteggiamento pessimo dei nonni narcisisti verso i nipoti, così come verso tutti coloro che purtroppo si trovano in relazione con questi soggetti. Mia suocera con mio figlio neonato sosteneva che avesse qualche forma di ritardo, e lo diceva apertamente sia a me che al padre, che al bambino stesso, perchè non vedeva in lui le forme di “genialità precoce” che si aspettava: cose assurde, tipo stare seduto a un mese, parlare a 5 mesi o camminare a 6 mesi. Inutile dirvi che l’altro nipote, figlio della figlia narcisista come lei, risponedeva invece a tutte queste (false) aspettative, per cui noi ancor di più venivamo etichettati come dei “ritardati”.

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      2. Carissima Ofelia, non ho dubbi! Ho vissuto una cosa simile in famiglia: da una parte tutti geni, dall’altra tutti ritardati. E’ terribile esporre un bambino a dei paragoni fasulli e fuori dal mondo. Come genitori consapevoli abbiamo l’obbligo di non tramandare questo schifo. Un abbraccio gigante a te e tanta solidarietà.

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  4. Mia madre ha rinunciato ad andare in pensione perché dichiara di ritenere che senza di lei il suo posto di lavoro fallirebbe , credo invece non voglia passare tutto il giorno con mio padre. Lei scarpe da ginnastica super brillantinate , giubbottino in jeans , parrucchiera ed estetista tutte le settimane . Lui chiuso in casa , sprofondato nel divano perché ” La gente è una mer*a, io quei 4 cog*ioni non li frequento ” rifiuta di lavarsi. Lei che fa da badante al padre dell’uomo da cui ho divorziato , lui che passa il tempo a bestemmiare contro la televisione .
    I tempi in cui incutevano terrore sono finiti , e di colpo anche . Sicuramente anche grazie al mio sguardo diverso , ma non solo a quello .
    Mi chiedo il senso di questa farsa di famiglia perfetta che ancora declamano a gran voce : basta guardarli per accorgersi che nulla hanno della grazia e della saggezza che la tarda età dona.

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    1. Cara Aroundste, non ci sono dubbi rispetto alla dinamica perversa della tua famiglia di origine, e lo dico sulla base di tutto ciò che ci siamo scritte pubblicamente e anche privatamente. Impressiona la serie di abusi psicologici inflitti da entrambi alla tua persona, il che mi porta a pensare a una rara associazione tra due narcisi con un livello patologico molto simile. Non capita spesso, ma quando capita c’è la fuga disperata della prole. Certo che possano da famiglia perfetta, figurati! Non si vedono affatto come abusatori, ma come coppia esemplare. Conta l’immagine, ormai lo sai molto meglio di me. Un abbraccio forte a te!

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      1. Cla , mi hai dato un grosso aiuto , sia qui pubblicamente che in privato , nel comprendere con sufficiente distacco emotivo i miei genitori . Spero io abbia definitivamente capito che loro non sono capaci di amare ne lo saranno mai : sto cercando amore e affetto altrove e lo sto ricevendo senza mi venga chiesto nulla in cambio, come è giusto che sia . Quando ne ho bisogno mi rileggo le tue mail e tutto mi torna logico e nitido . Ti ringrazio veramente tantissimo per l’impegno e la competenza che hai messo spontaneamente in campo per aiutarmi .Un abbraccio a te .

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      2. Cara Aroundste, tu mi fai pensare a una cara amica che ci ha messo 12 anni di psicoanalisi per comprendere un’unica cosa: “mia mamma non cambierà mai, mi chiamerà esclusivamente per chiedermi soldi, punto e basta.” Quando abbiamo a che fare con interi nuclei familiari disfunzionali il lavoro terapeutico va all’accettazione dello status quo e alla ricerca di una via di fuga o di neutralizzazione dei sentimenti di rabbia. Non abbiamo il controllo delle vite altrui, ma solo della nostra. Il che mi porta a riflettere anche su me stessa, particolarmente quando ho deciso di tagliare definitivamente i ponti con buona parte della mia famiglia di origine e migrare altrove (qui in Italia). Purtroppo il nucleo familiare che ci è toccato è quello che è: l’acqua di un pozzo avvelenato continua ad avvelenarci anche quando la beviamo con un bicchiere d’oro e solo quando finalmente comprendiamo che da sole non possiamo risolvere i guai psicologici che i nostri genitori si trascinano appresso da quando erano ancora bambini, capiamo di dover lottare per sopravvivere e smettere di tramandare le loro vecchie ferite. Chiunque abbia provato a salvare un genitore narcisista è rimasto fagocitato dalla sua distruttività. Lo stesso stava accadendo a te: avevi perso la nozione del normale e del reale in una famiglia. Ogni volta che cedevi alle loro manipolazioni ne uscivi distrutta in tutti i sensi. Fortunatamente non sei caduta in depressione, ma poteva succedere come accade a tanti figli resi totalmente dipendenti e incapaci di discernere cos’è roba loro e cos’è stato inculcato dai genitori. Un grandissimo abbraccio anche a te.

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      3. Purtroppo sono caduta in depressione , e sono stata depressa ed inerme di fronte alle volontà dei miei genitori e del mio ex marito per anni. Ad un certo punto della mia vita , accusata dai miei genitori e dal mio ex marito di aver rovinato loro la vita ( mia madre mi accusava di essere una grandissima manipolatrice in grado di distruggere le vite altrui senza alcun rimorso , mio padre e mio marito annuivano ) ho tentato il suicidio per permettere loro di vivere finalmente felici senza me tra i piedi . Mentre ero intubata in coma in Rianimazione i miei famigliari sono andata in vacanza ( Era Luglio , in seguito mia madre mi aveva chiesto se per caso pretendevo lei rinunciasse alle vacanze estive solo perché io avevo tentato il suicidio ) . Da li ho capito che nulla di ciò che facevo o non facevo era in grado di smuovere le loro vite , figurarsi rovinarle , ed è iniziata la mia rinascita / distacco emotivo dalla mia famiglia di origine e la decisione di lasciare il mio ex marito . Da li la mia vita è andata sempre in migliorando .

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      4. aroundste, quello che riporti sull’ atteggiamento dei tuoi di fronte al tuo tentativo di suicidio è agghiacciante, ma devo dire che purtroppo non mi stupisce più di tanto. prima o poi loro sfoggeranno comportamenti aberranti in maniere plateale ed è a quel punto che la vittima si risveglia completamente, capisce con chi ha avuto a che fare per tanti anni, l’ illusione di un rapporto sentimentale sincero o di una famiglia amorevole si sgretola per lasciare il posto alla nuda realtà dei fatti. come vittima smetti allora di cercare di compiacere il narcisista e di cercare la sua approvazione, smetti improvvisamente di cedere alle sue richieste e manipolazioni, esci dal “sogno” e ritrovi così la tua piena libertà ( sopratutto emotiva, che è ancor più importante di quella prettamente fisica posta con la distanza geografica ). All’ improvviso qualsiasi cosa il narcisista possa fare, dire o pensare di te non ti interessa più, è come se tutta quella roba riguardasse qualcun altro e non te. Il disgusto e la delusione totale ti danno di colpo quella forza interiore e quell’ indipendenza mentale che non eri mai riuscita a trovare prima e che sono necessarie per poter recidere irreversibilmente il cordone ombelicale ( oppure il distacco totale da un partner np ). In questa fase, cioè il mio distacco dovuto al prendere coscienza del disturbo delle persone a me vicine, mi sono sentita come qualcuno che era stato ipnotizzato e che a un certo punto qualcuno ha risvegliato schioccando le dita. Certo, l’ ideale sarebbe non dover arrivare ad accadimenti estremi e dolorosi perchè avvenga una decisa presa di distanza. Ma non è facile per chi è stato cresciuto a pane e sensi di colpa, non è un narcisista e quindi è portato a voler trovare sempre “il buono” in qualsiasi persona, specie in colui o colei che ti ha generato.
        Un abbraccio grande.

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  5. Claudileia, nel leggere questo articolo ho provato, ancora una volta, quel sentimento che mi impedisce di detestare il mio ex marito. D’altra parte, ritengo che non si possa detestare qualcuno che si è amato enormemente, a prescindere da quello che ha potuto fare.
    Il sentimento di cui parlo è l’amarezza infinita, la profonda e inguaribile tristezza per non essere riuscita ad “abbracciare” la sua anima ferita.
    L’umana compassione verso chi credeva di aver trovato in me la persona che poteva “sopportarlo” e non ce l’ha fatta.
    Non mi sento colpevole ma avverto il vuoto cosmico del fallimento più grande che si possa provare.
    Nella descrizione ho trovato molte sue caratteristiche e vorrei pormi dalla sua parte e chiederti: non c’è speranza allora per queste persone?
    grazie
    p.

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    1. Carissima Penelope, sulla base di tutte le letture che troverai su questo blog la risposta è NO. Dopodiché ci sono correnti diverse che possono portarti verso un’altra strada, quella della speranza. Il punto sono i costi di coltivare questa speranza PER TE. Voglio dire, anche i terapeuti più fiduciosi parlano di ‘risultati incerti’, ossia, il rischio è diventare attaccata a una speranza fine a se stessa con tutte le conseguenze per la tua salute e psiche. Mi piacerebbe molto darti una risposta di conforto in questo senso, ma da quando ho aperto questo blog ho deciso di essere il più chiara possibile a riguardo. L’unica salvezza è salvarti. Un abbraccio fortissimo a te.

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      1. ” Molto spesso chi abbandona la barca viene ritenuto colui che non ha voluto ‘salvare il matrimonio’, mentre l’altro è l’eroe che ‘ha fatto il possibile’ per restare insieme. Dettaglio: restare insieme alle proprie condizioni e senza mai mettersi in discussione, ma questo non viene minimamente considerato dai criticoni. ”

        Condivido al 100%.
        Prendersi le proprie responsabilità nella fine di un matrimonio o comunque di una relazione importante è un atto di maturità.
        Purtroppo un narcisista non si assumerà MAI alcuna parte di responsabilità e tenderà ad addossare ogni addebito all’altro. Loro sono infallibili, il solo pensiero di sbagliare non li sfiora mai. Hanno sempre una scusa per quello che fanno, e di solito è una mancanza “presunta” del partner che li ha costretti a fare determinare cose (tradire, sperperare beni di famiglia, imabarcarsi in imprese fallimentari con i soldi dell’altro ecc).
        Un abbraccio

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    2. Cara Penelope, se posso portare anche la mia esperienza, anche per me la risposta è NO! Mia moglie ha fatto 3 anni, non 3 sedute, di terapia individuale e 4 mesi di terapia di coppia con me (solo perchè altrimenti la lasciavo, cosa che sto ancora tentando di fare adesso).
      I risultati sono minimi: un maggior controllo della rabbia, che adesso la fa apparire un angioletto, e qualche smussatura qua e là di piccole cose tipo l’ossessione per la casa pulita. Nulla più. Ogni volta che ha dato un parvenza di consapevolezza è scappata da sè stessa o ha dovuto rimarcare la sua posizione.
      Ti faccio un esempio: nel tentativo di terapia di coppia lei non si è mossa un mm dalla sua posizione; ha detto, così in fila una dietro l’altra, “io qui non ci vorrei essere, ma mi è venuta la strizza al culo perchè mio marito voleva lasciarmi, ma la mia posizione non cambia”, “non sono disposta a compromessi”, “non mi adeguo alle regole imposte da altri (davanti ad un semplice esercizio sulla comunicazione che ci aveva proposto la terapeuta)”, “sono consapevole che la mia posizione verso mio marito è cinica”; e a fronte di tutto questo giusto pochi giorni fa mi ha accusato di non aver ascoltato i consigli della terapeuta, auspicandosi che si possa ancora avere un rapporto sereno (????).
      Se questi sono i risultati di una terapia che affronti i problemi di narcisismo…..
      Anzi, a me pare che lei ne sia sì uscita con una consapevolezza, che non è però quella del suo disturbo, ma quella che il suo modo di essere vada benissimo, sia accettabile senza problemi dagli altri e che se gli altri vogliono stare con lei si adegueranno loro, anzi questo lo da per scontato.
      Quindi come vedi la risposta è NO!
      Poi anche io faccio fatica a provare rancore e odio, rabbia sì, quella tanta. Compassione anche, ma non pena, e comunque niente che mi possa far desistere dalla mia idea di allontanarmi appena possibile, per mia autotutela e perchè merito una vita migliore.
      Un abbraccio!

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      1. Grazie Gianni della tua risposta. Devo dire che il tentativo di terapia di coppia (che accettò solo dopo decine di richieste da parte mia, che credevo potesse servire) fallì e fui io a decidere di non proseguire, perché come dici tu non si metteva minimamente in discussione ma ribaltava, anche lì, tutto su di me. Capii che era controproducente, perché io -onestamente- mi sarei “messa a nudo”, lui mai, anzi infieriva e perdipiù portava la terapeuta dalla sua parte tanto è che lei criticava me.
        Sarebbe stato una inutile anzi dannosa esperienza e pazienza se poi io sono passata per quella che non ha voluto…
        Un abbraccio a te, a voi.

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      2. Considerazione molto importante, cara Penelope. Molto spesso chi abbandona la barca viene ritenuto colui che non ha voluto ‘salvare il matrimonio’, mentre l’altro è l’eroe che ‘ha fatto il possibile’ per restare insieme. Dettaglio: restare insieme alle proprie condizioni e senza mai mettersi in discussione, ma questo non viene minimamente considerato dai criticoni. ‘Fare il possibile’ non è migliorare a tratti e poi aumentare la dose di rabbia nei confronti dell’altro, colpevole di aver ‘costretto a cambiare’ chi non vuole essere cambiato. Perché è esattamente ciò che accade: il partner non narcisista segnala in terapia qualcosa che non va, la situazione segnalata viene stravolta e deturpata secondo la visione distorta del narcisista che, essendo un manipolatore nato, porta il coniuge già psichicamente a terra a fare l’ennesima ammissione di responsabilità. A questo punto il trionfo narcisistico è assicurato, perché porta il coniuge manovrato da una vita ad ammettere una serie di responsabilità inverosimili tanto dentro quanto fuori casa. Cioè, la dinamica della coppia NON CAMBIA all’interno dello studio terapeutico, anzi, semmai la dinamica malata viene convalidata da un terapeuta non preparato.

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      3. Cara Penelope, stessa esperienza; dopo un paio di sedute io ricevevo i rimproveri della terapeuta perchè ero quello aggressivo che non si capiva perchè fosse così arrabbiato con l’angioletto. Alla fine mi era perfino arrabbiato con le terapeuta fino a dirle che si era fatta abbindolare. Non ci era rimasta molto bene, ma almeno forse alla fine qualcosina ha capito, visto che in chiusura dell’ultima seduta mi ha detto che la mia analisi sulla mia dipendenza all’interno di un rapporto malato era giusta. Magra consolazione.
        In ogni caso individuale o di coppia, a loro la terapia serve solo a manipolare qualcun’altro.
        Un abbraccio!

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      1. Grazie a tutti. E’ assurdo come si faccia fatica, anche dopo la fine della relazione, a “lasciar andare” l’idea di ciò che avrebbe potuto essere. Nella nostra testa soltanto, ovviamente, perché non poteva, punto e basta.
        Buona settimana

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    3. Penelope, il sentimento che descrivi lo provo anche io ogni volta che c’è fra me ed il mio NP una qualche forma di “distanza” che crea una frattura, sia sfociante nei lunghi silenzi che tutte conosciamo, che nello scarto:
      – se sono lontana per motivi che non può rinfacciarmi o non giustificare,
      – se provo a mantenere una posizione contraria ad una sua pretesa eccessiva;
      – le poche volte che ho tentato di riprendermi un mio spazio;
      – quando ha ecceduto nel tirare la corda e un rigurgito di amor proprio mi sale nella mente (dura qualche ora – subito soffocato dalle azioni che fa per tornare).

      Vedo il suo tagliarmi fuori come una reazione di dolore, il suo cercare immediatamente altre fonti di riconoscimento come un grido di aiuto.
      Continuo allora a mettere da parte la me stessa più profonda, chiudendo in un cassetto i miei desideri, le mie gioie, per l’effimero piacere di rassicurare e nutrire il “bambino” rinchiuso dentro la patologia.
      Questa cosa la faccio spontaneamente (noi che li “vediamo” per come sono sappiamo quali delle nostre tiratissime e strette corde sapranno afferrare per avere il nutrimento di cui hanno bisogno) dato che alla fine sembra apparentemente più facile che affrontare i miei demoni interiori tagliando ogni contatto e facendo ameno di lui.
      Buona serata,

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  6. Claudileia…tutto per me questo articolo….tutto!!!!
    lui nel pieno della sua decadenza, lui che pensava di essere bello ,
    convinto di essere il centro dell’attenzione di tutti ora si sente vittima e tutte le persone per le quali mi aveva messo da parte stanno ad umiliarlo, punirlo, deluderlo, impoverirlo, isolarlo … Il suo corpo e la sua mente appassiscono in modo esagerato e lo tradiscono tutti in una volta…come hai descritto….un anima in pena vittima …senza mai farsi un esame di coscienza che se è arrivato a questo tante di quelle colpe le ha lui….io ero il suo giocattolo, andavo bene in base al suo umore…andavo bene per sentirsi più giovane….lui che era vecchio soprattutto dentro…ed io nei suoi periodi di crisi subito ad accudirlo ed a prendermi cura di lui e dopo mi spettava un bel calcio nel sedere.

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    1. Cara Ilaria, salta fuori dalla barca perché non c’è saggezza nella vecchiaia per loro. Anzi, s’incattiviscono ulteriormente e danno la colpa al mondo per il loro tracollo psicofisico. Sei fortunata di non essere la moglie. E’ a lei che purtroppo toccheranno i dolori maggiori.

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      1. Claudialeia lo sto’ capendo e come se lo sto’ capendo!!!! a 64 anni si permetteva di mantenermi sul filo voglio tornare non voglio tornare….
        poveretto!!!!

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      2. concordo con claudia, non vorrei essere proprio nei panni di chi dovrà sorbirsi gli ultimi anni di vita di questi personaggi.

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  7. Ciao a tutti voi.
    Non é attinente all’argomento dell’articolo ciò che vorrei dire ma sentivo il bisogno di raccontarlo a voi e Claudelia naturalmente. Oggi dopo un anno dalla fine della mia relazione ho vacillato . Negli ultimi mesi di no contact sono stata bene, pur lavorando nello stesso posto e pur avendo lui un’altra storia clandestina con una mia collega. Finora lui ha fatto sempre in modo di non incontrarmi ,evitando di farsi vedere in sale mensa, al bar ad es. Invece ieri, dopo circa un anno dall’inizio della loro tresca, mentre ero al bar me li vedo entrare insieme ! Mi sono agitata , provavo disagio, imbarazzo e spero che ciò non sia trapelato agli occhi di quella coppia. Temo abbiano colto queste mie sensazioni . Mi sento spesso da lei osservata in ufficio . Che qualche dubbio la stia sfiorando…? .Avevo imparato a convivere con questa situazione ma anche perché non li avevo mai visti insieme ,a un metro da me a bere il caffè . Non me lo aspettavo . Forse come dice una mia amica, non é vero che é un narcisista .magari con me semplicemente non si trovava bene,comportandosi in modo pessimo certo ,ma in fondo come fanno tanti in giro . senza per questo avere una patologia. E la loro storia dura più di quanto sia durata la nostra e che ora stiano anche uscendo più allo scoperto ..senza preoccuparsi di me. Solo il tempo che é un gentiluomo ci dirà. Spero tanto tanto di avere ragione io e che lui faccia una fine pessima come riportato su questo articolo!! Un abbraccio

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    1. Cara Nick la mia esperienza è che per riuscire a reggere la distanza, mentale o fisica, ce lo dobbiamo imporre lottando contro la nostra dipendenza.
      Io ho bisogno di programmare le mie giornate e cercare di anticipare le sue mosse ma quando sono preso in contropiede vado in difficoltà, mi torna qualche dubbio e mi chiedo se poi sia veramente tutto vero. Quindi è comprensibile il tuo tentennamento per averlo visto all’improvviso in una situazione non prevista.
      Io poi cerco di riportare dritta la barra e mi impongo di ripensare a tutte le sofferenze che mi ha inflitto e il tentennamento passa in fretta.
      Non arrovellarti sulla domanda se lui sia o meno un np. Ti ha fatto soffrire e tanto basta a te. E non augurargli il male, quello se è un np se lo crea da solo.
      Un abbraccio!

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    2. Buongiorno Nick,
      ha ragione Gianni quando ti dice di guardare a ciò che ha provato tu, ciò che ha fatto a te. Anche io, nonostante le evidenze veramente pesanti, a volte tentenno e quelli sono per me i momenti più faticosi da gestire perché entro in profonda crisi. Poi ritorno con la memoria a quei momenti, mesi, anni di enorme dolore e mi riprendo ma so che ci ritornerò finché non ne sarò fuori del tutto.
      Ho capito che la distanza è prima di tutto uno stato mentale ed è lì che cerco di mettere tutte le mie energie, lascio pochi spazi vuoti nella giornata perché altrimenti la mia mente avrebbe troppo spazio per “mentirmi” esattamente come fa a te.
      Ho molto da imparare e nonostante i miei 43 anni mi sento come se fossi alle elementari ma questo è
      Combattere contro se stessi è la battaglia più dura, hai tutta la mia comprensione
      Un abbraccio

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    3. Ciao Nick,
      anche io ho avuto i tuoi stessi dubbi.
      Finita la relazione con il mio primo narcisista lui si è fidanzato dopo tre mesi, con molta attenzione a rendere visibile e tutti la sua nuova liason.
      Ad oggi, per quel che mi risulta, la storia continua, ormai è passato un anno e mezzo e sono ancora insieme e sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che tutto vada bene.
      Anche io mi sono posta il dubbio che non fosse narcisista ma che forse non fossi io la persona giusta o comunque fossimo incompatibili.
      Ci può stare ed è nell’ordine delle cose…le storie o vanno o non vanno e con alcune persone si sta meglio insieme che con altre.
      Tuttavia, quello che deve far propendere per una ipotesi di narcisismo non è tanto la durata della nuova storia (che spesso di fonda sull’inganno del narcisita, che continua a fare malefatte di nascosto) ma dai comportamenti molto tipici che lo stesso ha tenuto con te e con altre persone prima di te.
      Se tu inizialmente eri dipinta come “fantastica” e tutte le sue ex erano delle “pazze paranoiche possessive gelose”, se dopo un pò ha iniziato a non essere più molto presente e a farti sentire insicura e a svalutarti senza che tu sia cambiata, se ti ha dato colpe per cose che non hai mai fatto, se ti ha imposto silenzi di giorni o settimane senza motivo apparente, se ti ha lasciato di punto in bianco mentre fino al giorno prima dichiarava di amarti, ha allora è molto probabile che non sia un comune stronzo come tanti ce ne sono ma una persona con questo problema.
      In alcune storie sembrano “normali” solo perchè hanno interesse a mantenere una facciata che gli fa comodo ma questo non toglie che prima o poi riserveranno qualche brutto trattamento anche alla persona che hanno scelto come partner ufficiale.
      Un abbraccio

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  8. Vorrei sapere come posso contattare Claudia in privato,per sapere se nella mia zona posso trovare terapeuti preparati.Il mio problema ora riguarda solo il rapporto minimo che le figlie hanno con il mio ex marito,n.p.Finora ho gestito tutto da sola,per le imcomprensioni delle persone a cui mi ero rivolta,che non hanno capito il disturbo di personalità del mio torturatore.
    Mi piacerebbe però confrontarmi con un esperto in materia,da consultare ogni tanto,in caso di dubbi,su come gestire le ragazze,adolescenti.Noi diventiamo espertissimi,purtroppo,ma non siamo psichiatri.
    Grazie
    Anna Maria

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  9. Nipoti o figli o ex qualcosa, in senilità sono accentuati i loro demoni, é come fossero senza pelle, senza maschera, perdono i filtri e le sovrastrutture con cui circuivano e truffavano il mondo…perdono quel poco di senso del pudore utile a sembrare perbene e l’etica che non avevano già prima, in vecchiaia diventa follia accettata socialmente “perché cosa vuoi, è solo un vecchio”. A me fa ormai allegria vederli nel loro fulgore senza speranza! Ciao Cla, ricambio l’abbraccio!

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  10. Grazie Mirò e grazie Gianni per il vostro pensiero . Leggo sempre tutti i commenti e nella storia di Mirò trovo moltissime similitudini alla mia, ad esempio . Devo dire che a parte quell’episodio io mi sento molto meglio già da svariati mesi. Gianni tu dici che non bisogna augurare loro il male perché tanto si attireranno sempre odio già facendo tutto da soli. Vero ma è umano dopo una colossale presa in giro da parte sua,dopo le chiacchiere e le malelingue subite voler anticipare nel tempo la rovina di questo personaggio così che vedano bene tutti chi veramente è! .chiamarlo persona ovviamente nel caso suo (e loro) non è possibile. Se fosse un animale sarebbe un serpente che striscia verso la preda senza far rumore ..con la lingua che sibila ..e capace di inghiottire prede molto più grandi di lui, così in un attimo. Ciao a tutti

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    1. Cara Nick, ci mancherebbe, il sentimento di rivalsa e un po’ di rancore sono umani e comprensibili, soprattutto per chi come noi ha subito il trattamento che ben conosciamo. Il mio discorso genericamente significa che anche l’odio e il rancore alla fine sono sentimenti che ci tengono in qualche modo legati, almeno mentalmente.
      Anche io ogni tanto mi immagino per lei, non appena troverò le modalità di andare, un futuro incerto e poco gratificante, cosa che credo sarà già di suo.
      Poi da un lato lei è la madre dei miei figli per cui augurarlo a lei significa in parte augurarlo anche a loro, ma soprattutto mi dico che non vale la pena; anche se vivo ancora sotto lo stesso tetto sto a poco a poco provando sempre maggiore indifferenza da un punto di vista affettivo; a questo punto augurarle il male non mi da niente in più di quanto io non abbia già a livello di consapevolezza, anzi mi fa stare male.
      Ciò non significa assolutamente che io dimentichi in qualche modo le cattiverie e le oscenità che mi ha riservato; e qui una sana dose di rabbia mi consente di tenere le antenne alte e di non farmi recedere dalle mie intenzioni nemmeno, per esempio, dopo una giornata come ieri, apparentemente serena, trascorsa tutti insieme in famiglia con i ragazzi.
      Un abbraccio!

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  11. Eccomi qui…dopo 18 anni di gioco al massacro con un np di 67 anni…
    Credevo che il narcisismo fosse soltanto un lato comico di chi, per dirla alla marchese del grillo, io sò io e voi nun sete un….
    Povera me quando ho cominciato a cercare, per caso, su certi blog…il quadro che ne usciva era perfetto in tutto.
    Avevo 34 anni quel giorno maledetto che l’ho conosciuto, oggi ne ho 53….ma voglio ancora vivere.
    Ne sto uscendo in questi giorni, so che sarà lunga e difficilissima la via per togliermelo di torno…ma non posso restare e farmi intossicare ancora un solo giorno di più.
    il mio np è un covert tra i peggiori ed ora in vecchiaia è peggiorato ancora di più….mi auguro soltanto di non rientrare nell’ennesimo femminicidio.
    Vorrei urlargli in faccia che finalmente l’ho scoperto ma mi dicono che è meglio non farlo…tanto comunque non capirebbero.
    un caro saluto a tutti voi

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  12. Io ve lo posso raccontare Un narcisista in vecchiaia è orrendo, a volte la somma di più soluzioni . Non ha messo via il”gruzzoletto”dell’affettività per i tempi meno gloriosi, non ha più capacità di seduzione, non riesce più a imbrogliare. Mente ancora e diventa più aggressivo, gravemente. E’ ancora manipolatorio, fa la vittima dove può ancora sperare in alleanze ma alla fine abbandona tutto e tutti, rivelando il disinteresse che c’era dentro la finta gentilezza. Diventi la nemica numero uno perchè non sei più rassegnata. Le mogli di lunga data, ragazze, non sono le rivali dei nuovi “amori”. Sono vittime certifcate, come lo stato di famiglia. Sono le madri sole, le donne sole. Hanno l’unico privilegio di essere state lì più tempo a subire il sottile annullamento, vittime più a lungo. A loro tocca il vecchio, quel Lassie che torna a casa spelacchiato e con le zecche, tutto per loro. Almeno le altre, visto che per me lo sono loro, hanno goduto del pelo lucido. Quello di cui parlo potrebbe tranquillamente essere affetto da demenza per come ragiona, agisce. Mi attacco al passato, alle prove, per non dover accettare l’idea di malattia che finirebbe per far attribuire socialmente ancora a me doveri. NON NE VOGLIO, NON NE HO PIU’. Ho parlato con mia figlia oggi, ancora una volta. Non sopporto quel silenzio che mi lascia dentro la desolazione. Le ho detto che non voglio che modifichi i suoi sentimenti, non impongo nulla a nessuno, ma che in questa situazione, dopo lo scarto terribile subito – così, di punto in bianco – il trauma, comprensibile, la gravità dei torti innegabili lei ha l’obbligo, per giustizia e per sua dignitosa capacità, di riconoscere in sua madre l’abusata. L’ha fatto. Finalmente. Speriamo. Vediamo come va a finire questa misera brutta storia. Bip, bip, bip (sono le parolacce che non posso dire perchè sono una signora, ahah) Mamma mia che tardi! Vado a letto. Buonanotte.

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      1. No, significa che tua figlia non ha capito che hai subito per anni le angherie di un essere vivente che di umano aveva solo l’aspetto?

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  13. “Chi non semina non raccoglie”. E’ un concetto di semplicissima comprensione, ma che per un narcisista e una narcisista sarà sempre una lingua sconosciuta e indecifrabile, se non addirittura un’ illazione offensiva alla loro presunta integrità. il loro pensiero magico ( sono onnipotente, troverò sempre e comunque un qualche salvatore perchè gli altri ME LO DEVONO, me la caverò impietosendo e manipolando chi mi sta vicino perchè sono furbo/a e gli altri sono dei fessi ) li induce a una realtà parallela quanto illusoria che dovrà per forza di cose sgretolarsi prima o poi, come tutto ciò che non ha fondamento. è a quel punto che li potrai chiaramente osservare in tutta la loro fragilità e in tutta la loro miserevolezza.

    Potranno anche arrivare a delirare, a dare di matto, ad accusare di essere vittime di diaboliche ed estese macchinazioni. E’ semplicemente la naturale evoluzione di ciò che erano prima perchè paranoici lo sono sempre stati, anche in gioventù. è il loro segno distintivo. Hanno quasi tutti una qualche dipendenza che tenderà a continuare anche in età avanzata, se non addirittura ad aumentare: l’ alcool, il mangiare esagerato, i tranquillanti, la troppa tv, ecc…

    l’ isolamento che ci sarà intorno a loro – che è cosa molto diversa dall’ esilio volontario degli eremiti in pace con se stessi – è il primo segno lampante di ciò che sono e di ciò che erano. quando vivi un’ intera vita fatta di rapporti che sono solo di convenienza e di facciata, o peggio ancora vivi solo ripiegato nel tuo mondo immaginario da cui tutti gli altri sono esclusi e dove tu sei il re indiscusso ( o la regina a seconda ), l’ epilogo non potrà che essere questo. a maggior ragione se non hai mai coltivato un’ attività o una qualche passione riempitiva ( e di solito un narcisista non lo fa e se anche lo fa prima o poi abbandona perchè tutto gli è sostanzialmente indifferente ).

    in tutto questo quadro, il denigrare e lo svalorizzare gli altri con sempre più aggressività e violenza, compresi i congiunti della propria famiglia ( specie quando questi ultimi realizzano cose positive ), fa parte del processo di disperato reperimento di quel carburante che con il passare degli anni ( e del venir meno dell’ efficacia delle loro tattiche ) fanno sempre più fatica a raccogliere. immaginate un tossicodipendente all’ultimo stadio a cui improvvisamente viene tolta la sua dose giornaliera. questo è il narcisista che invecchia e che viene lasciato al suo destino.

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