La proiezione narcisista e l’assegnazione del ruolo di “carnefici” alle vittime di maltrattamento psicologico

Fonte: https://blog.melanietoniaevans.com/how-the-narcissist-projects-hisher-behaviour-onto-you/

Trad. C. Lemes Dias

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Uno degli aspetti più dolorosi dei rapporti con persone narcisiste sono le accuse e le “etichette” che vi mettono addosso.

Durante la vostra relazione con il/la narcisista, siete stati probabilmente accusati di fare e di essere tutte le cose che sapevate a livello logico di non essere mai stati capaci di fare e di essere.

Ad esempio:

Essere infedeli, bugiardi patologici, inaffidabili, senza scrupoli, opportunisti, mentalmente instabili, amanti dei riflettori, pessimi genitori, molestatori di bambini, persone orribili, poco affettuose, egoiste (“Questa roba riguarda te, non io”, “Non trattarmi come se io fossi uguale a te” oppure “Narcisista sei tu!”, ecc.)

Forse avete avuto un genitore narcisista e vi è stato detto che non eravate abbastanza bravi, che eravate persone egoiste e cattive.

Oggi voglio spiegare in che modo, quando un narcisista vi accusa di tali atrocità, sta effettivamente parlando con se stesso, come in uno SPECCHIO.

Spero che spiegandovi come proiettano su di voi il loro comportamento malvagio, potete lasciar andare i sentimenti di indegnità che vi assalgono e che vi hanno inculcato.

LA PROIEZIONE NELLA FASE DI IDEALIZZAZIONE

Per quanto riguarda le relazioni amorose, spesso quando ci imbattiamo in persone narcisiste, lui o lei sembrano gli esseri umani più felici al mondo quando ci vedono. Lo so, siete stati messi su un piedistallo e vi hanno spiegato tutti i motivi per cui eravate così diversi dagli altri.

I narcisisti hanno “amato” tutto di voi, questo perché credevano che eravate i predestinati a salvarli; i predestinati a nutrire magicamente il loro Falso Sé con i cibi giusti; e che sarebbero stati voi i responsabili per tenerli separati dal loro Sé interiore e profondamente danneggiato.

Un Sé interiore danneggiato che non sapevate o non volevate credere che potesse mai esistere.

È ovvio che non eravate i loro salvatori, perché nessuno può esserlo.

Il narcisista (come tutti) non può essere genuinamente stimato, rassicurato, approvato e amato più dalle persone che da lui stesso, poiché i sentimenti autentici del “sé” devono sempre venire dal “sé”, non dall’esterno.

LA PROIEZIONE NELLA FASE DI SVALUTAZIONE

Prima o poi il falso Sé del narcisista si accorge di non essere abbastanza nutrito. Il narcisista allora percepirà “qualcosa” che avete fatto come “sbagliata” – il che significa non sentirsi abbastanza approvato, essere stato ‘criticato’, ‘interrogato’ oppure che non siete stati “d’accordo” con lui (o lei) in qualche modo.

Quindi, la maschera (il Falso Sé) si spezza e appaiono le mostruose ferite non guarite del narcisista, che vi punirà per non aver rispettato il copione costruito dal suo Falso Sé.

A questo punto la persona “adorante” che credevate fosse innamorata di voi diventa il vostro peggior nemico e incubo, dicendo o facendo quasi tutto il possibile per ferirvi subdolamente.

Comprensibilmente saresti scioccati, turbati e sconvolti perché il comportamento del narcisista dimostra di essere incredibile, patologico, crudele, senza rimorso, non potendo essere valutato diversamente dalla parola DISUMANO.

Lo chiamerete “così” e affronterete il narcisista con una frase del tipo “Cosa diavolo hai appena fatto? COME diamine hai potuto farmi questo?”.

Per favore, sappiate che le persone che hanno sufficienti RISORSE INTERNE lasceranno il narcisista a questo punto e indipendentemente da quanto potranno soffrire loro stesse dopo averlo abbandonato.

Voglio che vi ricordiate di questo punto: è importante, ci tornerò su.

LE DICOTOMIE DEI NARCISISTI

A prescindere di tutte le “confidenze” e “acclamazioni” del narcisista, così come le sue lodi sul “valor aggiunto” che riguarda tutto ciò che fa oppure verso la sua stessa persona, c’è da dire che il loro Sé interiore è mal definito, essendo costantemente tormentato da sentimenti di inadeguatezza e timoroso di non essere mai abbastanza bravo.

I narcisisti cercano, quindi, di essere “perfetti”, “speciali” “benestanti”, “attraenti”, “incredibili amanti”, “meravigliosi” o qualsiasi cosa serva per ottenere la vostra approvazione (per nutrire e mantenere il proprio Falso Sé), tuttavia, finiscono per comportarsi di modo terribile e imperfetto quando non ottengono il premio auspicato per non riuscire a mantenere codesto ideale di ‘perfezione’, ‘specialità’, ‘ricchezza’, ‘bellezza’ o ‘meraviglia’ (perché voi, da semplici specchi, non rimandate l’immagine che credono ideale).

È lo stesso Falso Sé (Ego) in cerca di approvazione che, quando non è costantemente sostenuto dall’esterno (una vera necessità, perché non è autosufficiente), a diventare patologico, vendicativo e comportarsi atrocemente.

Questo è ciò che un Ego mostruoso vi dona: dolore, paura, senso di vuoto.

Più grande è l’Ego, più pronunciati saranno i colpi bassi.

Il comportamento orrendo del narcisista, quando appare, ovviamente non si adatta alla creazione del “Falso Sé” che crea intorno a lui, all’idea di “perfezione” che vi ha dato all’inizio.

Le parti imperfette (non cicatrizzate) del narcisista sono state rinnegate da lui o da lei, e quindi devono essere assegnate altrove – e in fretta! – per far sì che non debbano affrontare le loro peggiori paure : “C’è qualcosa di veramente sbagliato in me” e “Non sono ‘l’essere incredibile’ che sto fingendo di essere”.

È QUESTO IL CONTESTO IN CUI LE PROIEZIONI ESPLODONO.

PIÙ SI CERCA DI RENDERE IL NARCISISTA RESPONSABILE DEL SUO COMPORTAMENTO ATROCE, PIÙ LE PROIEZIONI SONO PRONUNCIATE.

COS’È LA PROIEZIONE NARCISISTA?

Tutti i narcisisti proiettano le loro parti non cicatrizzate perché semplicemente non RIESCONO e NON SI PRENDERANNO MAI la responsabilità per loro.

I narcisisti non amano sapersi vuoti, bisognosi di approvazione, patologicamente invidiosi e avere pensieri orribili su loro stessi e sugli altri. Detestano i propri sentimenti di vulnerabilità, di profonda vergogna e indegnità.

Quando la “maschera” (il Falso Sé) non riesce a mantenersi attaccata, tenendo nascosti questi sentimenti (perché nulla regge indefinitamente) queste parti rotte si riversano nella coscienza del narcisista, provocandogli orrore.

La ferita narcisistica sembra un annientamento emotivo per loro, di modo che evitano di pensarci su, sentendola come un peso insopportabile da evitare a tutti i costi.

Le persone senza alcun disturbo della personalità non hanno questo problema. Sono in grado di accettare di essere “sbagliate” e “imperfette”, comprendono che tutto ciò fa parte della normale esperienza umana. Le persone “normali” potrebbero non piacersi come vorrebbero, ma possono accettarlo e assumersene la responsabilità.

Naturalmente, quando affronti il ​​narcisista per il suo comportamento disgustoso, gli state dicendo: “Ecco le tue parti rinnegate e spezzate”.

Il falso Sé del narcisista passa, quindi, alla deflessione e alla proiezione automatica. A causa del disgusto di sé verso le sue parti non sigillate/non riconosciute, questo  meccanismo di sopravvivenza emotivo diventa essenziale al mantenimento del suo equilibrio, di modo che inevitabilmente assegnerà tutto ciò che non va in lui/lei a voi.

Questo assicura due cose:

1) La vostra PUNIZIONE per aver sfidato il loro Falso Sé, e;

2) Diventate le persone atroci che avete commesso tutte le cose inaccettabili (o per lo meno ne siete la causa dei loro comportamenti inaccettabili).

I genitori narcisistici proiettano le parti non sanate sui loro figli, i capi narcisistici lo fanno sui loro impiegati e i narcisisti in coppia le riversano sui loro partner.

Non dovete nemmeno “criticare” un narcisista perché ciò accada. Lui o lei potrebbero semplicemente avere un “doloroso momento interiore”- il che è abbastanza ciclico in loro – di modo che le parti non rinsaldate e non presidiate urleranno dolorosamente per attirare l’attenzione… ed è proprio ciò che fanno.

Il narcisista utilizzerà qualsiasi metodo disponibile per la proiezione. Ciò significa fabbricare, distorcere, assegnare un diverso significato o esagerare ciò che avete detto o fatto come “prova” e/o fare i nomi dei loro alleati, delle terze parti che li appoggiano, che possono anch’essi essere fabbricati per attaccarvi.

Ecco perché dopo aver costretto il narcisista a una mastodontica battaglia per ammettere la “verità” riguardo alle sue falsità, rimarrete sbalorditi – dopo aver esposto i fatti e aver acquisito una sorta di equilibrio – quando in un secondo momento egli negherà tutto, ritornando alla sua solita posizione, alla versione fabbricata usata nella proiezione.

Sarete anche stupiti di come il narcisista mente su un “evento” di cui eravate presenti, difendendolo come verità assoluta, indipendentemente dal fatto che eravate là!

È IMPORTANTE SAPERE CHE: i narcisisti credono davvero nelle loro versioni inventate. Dovete capire che il pensiero del narcisista e il cablaggio del cervello sono così disordinati che quando lui/lei usano una deviazione per evitare le parti rinnegate del Sé, ciò che inventano diventa reale per loro.

Quando capirete tutto questo, riuscirete a vedere chiaramente che i narcisisti, quando vi attaccano, parlando agli specchi.

Le accuse dei narcisisti sul vostro carattere e su ciò che “fatte” sono esattamente ciò che sentono internamente riguardo a loro stessi e al loro modus operandi nel mondo.

COSA ACCADE QUANDO SI ACCETTANO TALI PROIEZIONI?

Per quanto riguarda voi stessi e il vostro modo di reagire, ecco la parte veramente importante.

Chiunque abbia mai vissuto le proiezioni di un narcisista conosce il caos, la pazzia, l’intensa lotta per provare a dimostrarsi innocente, gli incredibili colpi di scena e girotondi che il narcisista compirà per evitare la responsabilità e come qualsiasi assunzione di responsabilità, così come la “sicurezza” acquisita nei fatti consolidati può volare fuori dalla finestra in un attimo per ritornare alle versioni patologiche.

Ne uscirete sbalorditi, affranti e costernati, increduli su come queste versioni fabbricate valgano molto di più ai narcisisti della vostra stessa persona e del desiderio di avere un rapporto sano con voi. Pur di difendere le loro versioni mettono a repentaglio qualsiasi tipo di relazione con voi.

Sarete sbalorditi e devastati dal modo in cui il narcisista rinuncerà a tutti i futuri “sogni” condivisi, tutta la sicurezza creata insieme (compresa la famiglia), ed è perfettamente capace di procurare altre fonti di approvvigionamento narcisistico all’istante – SOLO per non essere responsabile di niente e continuare a incolparvi.

Vi sentite come “impazziti” cercando di convincere questa persona a comportarsi come un essere umano decente e “normale”.

Per voi sicuramente NON sembra così difficile!

Il problema è questo: voi credete che il narcisista possa essere ‘normale’ e che sia fatto come un essere umano ‘normale’.

Tuttavia, dovete accettare che non è questo il caso.

Quando il loro comportamento ha raggiunto il livello delle menzogne ​​patologiche, con atti di vendetta maliziosi, diffamazioni e mancanza di responsabilità (che ovviamente include la proiezione), avete a che fare con dei narcisisti patologici INGUARIBILI.

Sono persone alle quali mancano importanti connessioni nel cervello per funzionare “normalmente”, quindi non cambieranno.

L’”AMORE” CHE PENSAVATE FOSSE REALE O POSSIBILE NON LO È, NON ESISTEVA E NON ESISTE. Quello che stava succedendo in nome dell’”amore” era questo: voi eravate il veicolo per nutrire il Falso Sé del narcisista affinché egli sfuggisse alle sue parti interne danneggiate.

LA RELAZIONE NON SAREBBE MAI STATA SALUTARE E NON AVREBBE MAI FUNZIONATO.

Si trattava di un rapporto che non ha mai riguardato voi, ma che è sempre stato fermamente legato al narcisista a prescindere da quanto avete creduto nella persona amorevole e attenta che rappresentava di essere, a volte.

Dobbiamo capire perché abbiamo accettato queste proiezioni senza accorgerci che non si trattava di roba nostra, ma che erano le parti danneggiate del narcisista che ci venivano scagliate contro.

ACCETTARE LE PROIEZIONI NARCISISTICHE DEI GENITORI

Quando abbiamo un genitore narcisista, da bambini siamo allevati senza difese e certamente senza consolidare un senso di Sé. Non ci è possibile, quindi, definire dei limiti e dichiarare “questa roba qua non è mia, ma vostra“.

Tutti i bambini si sentono in colpa quando i genitori usano la proiezione contro di loro.

Le affermazioni de tipo “sei cattivo, stupido, egoista, non abbastanza buono, ecc.” sono facilmente assimilabili dai bambini come verità assoluta. I bambini più empatici/sensibili tendono a interiorizzare queste ferite e a vergognarsi profondamente. Si dicono ‘Cercherò di farmi amare e accettare da te”, sperando di non fare mai la cosa sbagliata. (adottano alti livelli di coscienza).

QUESTO È IL MODELLO DELLA CO-DIPENDENZA.

I bambini meno empatici respingono il loro dolore e la loro vergogna profonda, si scagliano contro il mondo urlando “Non mi permetterò mai più di essere vulnerabile, di uscirne ferito o di avere nuovamente fiducia in qualcuno”, creando un Falso Sé attraverso il quale navigano nella loro vita adottando un comportamento amorale.

QUESTO È IL MODELLO DEL NARCISISTA.

Possiamo capire che i bambini non hanno un sé stabilito sin da bambini e che sono altamente dipendenti e vulnerabili, perché un bambino non può dire “Mamma/papà, tu sei un narcisista, non sei sano e non voglio più avere niente a che fare con questa roba – me ne vado!”.

ACCETTARE LE PROIEZIONI NARCISISTE A LAVORO

All’interno di un posto di lavoro un dipendente può temere per la sua sicurezza e avere paura di perdere la propria posizione.

Questo può renderlo estremamente vulnerabile a un capo narcisista.

Il dipendente può anche essere consapevole della vendetta che potrebbe accadere se si oppone al capo o lo segnala a un’autorità superiore. Lui o lei può anche rendersi conto che questa persona ha la capacità di fabbricare informazioni al fine di punirlo e proiettare la colpa su di lui.

Eccetto che questo dipendente non creda fermamente in se stesso, abbastanza da porre dei confini e andare avanti comunque restando fermo nelle sue convinzioni, (perché ha la sua verità in tasca) senza sentirsi intimidito, oppure sappia che può comunque contare con altre possibilità di guadagno altrove, lui o lei potrebbe rischiare di essere narcisisticamente abusato da un capo.

Il senso di sé in questi casi subisce un abbassamento.

ACCETTARE LE PROIEZIONI NARCISISTICHE IN UNA RELAZIONE AFFETTIVA

Riguardo alle relazioni amorose, il partner narcisista fa in modo di creare la vostra dipendenza. Lui o lei corroderà il senso di Sé che potete avere (e che non era veramente consolidato, altrimenti un narcisista non potrebbe nemmeno entrare nella vostra vita!), facendovi diventare il più dipendente possibile da lui/lei – emotivamente, mentalmente, fisicamente e/o finanziariamente.

Il narcisista ha urgentemente bisogno di essere il centro del vostro universo. Egli crea l’invischiamento al fine di estrarre rifornimento narcisistico da voi, assicurandosi di avervi agganciato abbastanza da farvi indossare i panni dei detentori delle sue parti sconosciute (proiezioni).

La fase idealizzante crea questa dinamica.

Sappiate che avete accettato le proiezioni (contrattaccare significa anche “accettarle”), quando avete ribadito e chiesto giustizia e responsabilità, giustificandovi e facendovi trascinare in conversazioni e liti da capogiro con l’unico risultato di sentirvi ancora più impotenti, devastati e addirittura pericolosi.

La verità è: vi sentivate impotenti e vulnerabili come dei bambini. È possibile che in questi momenti subivate una regressione infantile, il che significa che eravate terrorizzati dall’abbandono e dal rifiuto fino ad agire conseguentemente a questo terrore. ECCO PERCHÉ VI SIETE AGGRAPPATI NONOSTANTE GLI ORRIBILI LIVELLI DI ABUSO.

I narcisisti giocano questa carta per controllarvi: minacciano il rifiuto, l’abbandono e/o la vostra immediata sostituzione.

Un narcisista vi scoraggia a non conformarvi al suo Falso Sé grazie a queste minacce. Sono comuni tattiche narcisistiche.

IL VOSTRO ESSENZIALE SENSO DI SE’

Ora torniamo al punto che ho scritto in precedenza.

Per favore SAPPIATE che le persone che hanno sufficienti RISORSE DI SÉ lasceranno il narcisista appena scoppierà un comportamento atroce, amorale, vendicativo – non importa il quanto stiano male per questa decisione.

È la verità – conosco personalmente molte persone che hanno avuto la forza interiore di andarsene quando è successo.

Poco tempo fa ho avuto una conversazione con un consulente d’oltremare molto apprezzato. La sua opinione era: è solo una piccola percentuale di uomini o donne che restano inermi di fronte a comportamenti atroci e dannosi.

Per iniziare la vostra guarigione è necessario quindi assumersi la responsabilità di essere rimasti, di aver continuato a subire alti livelli di abuso anziché abbandonare il narcisista per onorare noi stessi.

Quelli di voi che hanno partecipato al  30 Days To Empowered Self. e hanno fatto il questionario nella Settimana 2, hanno capito che ci sono molti modi di gettare via la nostra forza, restando sprovvisti di una solida fonte energetica per noi stessi.

La mia definizione di essere co-dipendenti è: cercare di “riconoscere il valore di se stessi attraverso lo sguardo esterno”, abbandonando la vera fonte di energia che sta in voi.

Credo che tutti, a livelli diversi, soffrano di co-dipendenza – il nostro mondo intero è stato modellato in questo modo – e, se il vostro livello di co-dipendenza è abbastanza elevato, esso vi trasforma in individui molto suscettibili ad attirare e sopportare abusi narcisistici.

Quando non crediamo abbastanza nel nostro senso del Sé, inevitabilmente assegniamo a qualcun altro la ‘fonte’ che ci manca.

I narcisisti, poiché eravate suscettibili, sono stati in grado di co-creare volutamente questa dipendenza in voi.

Quando non abbiamo abbastanza senso del Sé, dipendiamo dall’approvazione altrui.

Abbiamo bisogno di piacere alla persona che abbiamo identificato come “la nostra fonte di Sé”, abbiamo bisogno che creda in noi. Ed è questa la ragione per la quale ci sentiamo distrutti, come se la nostra intera sopravvivenza fosse minacciata quando non credono che siamo una brava persona, quando ci accusano di comportamenti scorretti e tratti caratteriali che riteniamo di non avere o di cose che non abbiamo mai considerato di fare. Risultato: ci aggrappiamo alla clemenza e alla giustizia di chi ci ha fatto del male per superare il trauma.

Crediamo che se perdiamo questa persona nella nostra vita non saremo in grado di sopravvivere emotivamente, mentalmente e/o fisicamente.

Finché crederemo che la nostra “bontà”, il nostro valore, i nostri meriti, il nostro benessere o la nostra vita dipendano da un’altra persona, resteremo suscettibili.

Se abbiamo queste carenze interiori, allora rispecchieremo esattamente la mancanza delle risorse interiori del “sé” del narcisista.

La verità è: facciamo il suo gioco (almeno finché non creiamo un solido “senso di Sé” sul quale aggrapparci nei momenti duri, uno che ci sostenga e ci convalidi, di modo a riuscire a individuare una situazione abusiva e andarcene sapendo che “QUESTA ROBA NON MI APPARTIENE, È TUTTA TUA. NON SONO IO E NON È LA MIA REALTA’”).

Per avere un “Io” sano, provare amore e benessere nella vita dobbiamo costruire questa solidità interiore, e solo allora possiamo condividerla di modo sano con un’altra persona.

Quando lasciamo andare e finalmente guariamo – riusciamo a vedere e comprendere che ciò che ci stava accadendo era veramente un gioco, non un rapporto.

Ci rendiamo conto che “l’onnipotente narcisista” è, in realtà, “un essere vuoto”, un “non-essere”, impotente e finto, oramai indesiderabile nella nostra vita e nella nostra verità.

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46 pensieri su “La proiezione narcisista e l’assegnazione del ruolo di “carnefici” alle vittime di maltrattamento psicologico

  1. Mio marito ha presentato una memoria per la causa di separazione nella quale ribalta su di me ogni colpa e anche suoi comportamenti che non mi sono mai appartenuti. ..è un attacco scomposto e anche poco sostenibile dato che afferma delle solenni bugie (facilmente confutabili) cattiverie che non hanno alcun nesso con la separazione, ma leggere mi ha fatto molto male.
    Contestualizzo, razionalizzo e mi rendo conto che è un attacco …. che vuole farmi male ora che non mi vede più e non sa neppure dove abito, vuole raggiungermi dovunque e sporcarmi con le sue bugie.
    Nel mio caso non riesco ad identificarmi come codipendente,io ho avuto un marito perfetto che si è trasformato in un attimo in un mostro…ma non l’ho tollerato … non tornerei mai con lui …. non ho rinunciato mai alla mia dignità…… sto ancora male a distanza di due anni ma lui ora mi ripugna

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    1. Cara Alessia, nessuno si trasforma improvvisamente in un mostro. Ci sono dei comportamenti e azioni che un n.p. fa alle spalle dei partner che prima o poi emergono nella coppia di un modo o nell’altro. Se il tuo ex marito fino alla rottura si è comportato di modo impeccabile, è probabile che questo attacco sia motivato dalla sua voglia di vendicarsi e di farti del male ma non basta per definirlo un n.p. I soggetti veramente disturbati sono affetti da noia cronica e quindi HANNO BISOGNO di rendere la vita quotidiana un inferno per gli altri, soprattutto con la triangolazione, le svalutazioni, la mancanza di rispetto con la parola data, il disprezzo verso ciò che fai e sei, insomma una miriadi di comportamenti che precedono la vendetta finale in cui ti gettano addosso il loro fango.

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      1. Non era impeccabile in realtà …. lo appariva soltanto. Purtroppo i segni erano già tutti presenti ma io non volevo e non potevo vederli…ho letto tanto in questi due anni e purtroppo tutte le caratteristiche che così abilmente descrivi erano presenti…. anche la noia … che dovevamo combattere ogni giorno con un nuovo effimero e di norma costoso obiettivo…e la svalutazione impalpabile ma sempre presente e poi totale …e la triangolazione…. e un mare di bugie… e la cattiveria …la volontà di distruggere chi lo ha amato senza riserve.
        Un prolungato love bombing….una veloce svalutazione …uno scarto feroce mentre perdevo mio padre….sulla sua natura Claudy ormai dubbi non ne ho

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      2. Ma il nuovo partner di una donna c he ha chiuso da mesi una relazione con un narcisista, sempre e con varie modalità ancora presente, come deve comportarsi? Mi hanno dato risposte antitetiche

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    2. Alessia leggo i tuoi due post di questa sezione e mi ritrovo completamente, tranne sul fatto che non riesco a provare odio nei suoi confronti.

      Claudia, stamperò anche questo articolo e lo appenderò in evidenza, ho bisogno ogni tanto di rileggere queste verità perché ancora cado nella tristezza infinita, nel rimpianto, persino nel rimorso e nel chiedermi se dovevo fare qualcosa che non ho fatto. 11 anni di amore enorme verso una persona non si possono cancellare.

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  2. Articolo illuminante e tristemente vero. Io me ne sono andata di casa proprio perché stavo perdendo me stessa ma mi chiedo: “come ci si comporta quando innescano queste proiezioni assurde e dolorose?”. Me lo chiedo perché, ahimé, anche solo una volta l’anno mi tocca tornare a casa.

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    1. L’unico modo, come scritto in questo articolo della bravissima Melania Tonia Evans, è rafforzare la nostra interiorità. Ossia, domandando a noi stessi quotidianamente se stiamo facendo o subendo qualcosa che contradisce i nostri principi e la coscienza e riunendo coraggio abbastanza per dire di NO, non importa a quale prezzo.

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      1. Claudileia, ti seguo da tempo anche se forse sono intervenuta solo un’altra volta, oltre a quella di oggi e i tuoi articoli sembrano fatti su misura per me, per la maggior parte dei casi. Vorrei chiederti una cosa però, su quanto hai scritto qui sopra: non si rischia di cadere nell’eccesso opposto e diventare intolleranti verso qualunque cosa ci sembra che stia deviando dalle nostre convinzioni e di non accettare più alcun compromesso che sappiamo essere pure importante in una relazione?
        E vorrei chiederti ancora una cosa: succede che un personaggio di quel tipo ponga in essere comportamenti non manifestatamente violenti o aggressivi ma indiretti: commissionare un furto, attivare meccanismi di controllo mediante un sistema interno di fotocamere.. cose del genere? e come fare a capire se una persona è capace di questo?
        grazie.

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      2. Domande molto pertinenti. Parto dalla seconda: se si tratta di un soggetto psicopatico o narcisista maligno NON CI SONO LIMITI alle loro azioni. Mossi dalla paranoia o dai loro “speciali” bisogni e desideri di vendetta possono combinare l’ira di Dio pur di ferire la persona che reputano nemica. Andiamo alla seconda. Spesso rimango molto perplessa quando le stesse vittime, ovvero, le persone che hanno subìto ogni sorta di angherie, umiliazioni, tradimenti, rischi, perdite umane e economiche si ritrovano a credere a una “caccia alle streghe” per quanto riguarda la divulgazione e la discussione PUBBLICA circa gli enormi DANNI che questi soggetti recano agli altri. Ognuno di noi può essere intollerante rispetto a qualcosa. Si può essere intolleranti nei confronti dell’ingiustizie, come si può essere intolleranti nei confronti degli artefici di queste ingiustizie. Certo che un rapporto affettivo è fatto di compromessi, ma noi non stiamo parlando di “RAPPORTI AFFETTIVI”, perché non c’è reciprocità in questo tipo di dinamica, ma squilibrio totale: da una parte abbiamo un soggetto reso debole dal massacro psicologico perpetrato da uno stratega della mente che, contrariamente alla persona manipolata, è un soggetto molto abile nell’utilizzo della sua parte di cervello più primitiva. Da gran calcolatore, sa soggiogare i suoi simili (le sue cose) per portarle ad agire di modo controproducente e distruttivo. Un soggetto che alterna episodi di pseudo affetto ad altri in cui “l’oggetto” potrebbe pure scomparire, è decisamente sprovvisto di empatia. E’ un fatto, non una mia convinzione. Bene, tu mi stai chiedendo: “non si rischia di cadere nell’eccesso opposto e diventare intolleranti verso QUALUNQUE COSA ci sembra stia deviando dalle NOSTRE CONVINZIONI (…)?”. Il male fatto a un altro essere umano è un FATTO o una CONVINZIONE? Il male fatto è “qualunque cosa” oppure è qualcosa che conta? Nessuna persona in grado di dare alle azioni malvagie il suo giusto peso, ha acquisito il diritto di non essere necessariamente accusato di intolleranza in un società prevalentemente relativista e superficiale. Se vengo ripetutamente picchiata, umiliata, tradita, triangolata, manipolata, ricattata o minacciata, è un FATTO o una mia CONVINZIONE? E la persona che inserisce tutto questo nella mia vita E’ RESPONSABILE DI QUALCOSA oppure la responsabilità va sempre condivisa? Va condivisa ANCHE QUANDO UNO SOLO E’ STATO L’ARTEFICE DELL’OPERAZIONE DI MORTE PSICHICA DELL’ALTRO? Perché alle persone che hanno sofferto non viene concesso il diritto di dire: “Scusami, questo soggetto qui è affetto da un tipo di disturbo che lo porta a rovinare la vita della maggior parte delle persone che lo vogliono bene. Me ne sto andando perché ho capito che UMANAMENTE non ha niente da dare a un altro essere umano. Il suo disturbo non lo lascia fare. State attenti.”. Ecco, perché mai bisogna gridare all’intolleranza delle vittime quando ad essere intolleranti nei confronti dell’umano sono proprio i loro predatori? A me sembra tutto molto ironico.

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  3. Ottimo.Già come ci si comporta per contromanipolare la proiezione ,dato che non sei d’accordo con il sasso grigio Claudileia?Se proprio non si puo applicare in certi casi il no conctact tombale,per via di vari motivi che si fa?

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    1. Non sono d’accordo con il sasso grigio perché non è applicabile alle proiezioni che fanno i soggetti n.p. e psicopatici. Supponiamo che io sia un uomo e che la mia partner psicopatica INSINUI che io stia molestando i nostri figli… In tutta onestà quale uomo dai solidi principi riuscirebbe a fare il “sasso grigio”? Oppure essendo donna, se tuo marito psicopatico ti accusassi di aver ottenuto una promozione andando a letto con il capo, e lo facesse davanti ai tuoi figli, avresti il sangue freddo per “contro manipolare”? Ecco perché difendo la via dell’allontanamento come l’unico modo per preservare la propria sanità mentale. Bisogna vedere quali sono “i vari motivi” che impediscono a una persona di allontanarsi e aiutarla a farlo logisticamente (se il motivo è economico) e/o psicologicamente.

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  4. BELLISSIMO ARTICOLO

    “Sarete sbalorditi e devastati dal modo in cui il narcisista rinuncerà a tutti i futuri “sogni” condivisi, tutta la sicurezza creata insieme (compresa la famiglia), ed è perfettamente capace di procurare altre fonti di approvvigionamento narcisistico all’ istante – SOLO per non essere responsabile di niente e continuare a incolparvi.

    Vi sentite come “impazziti” cercando di convincere questa persona a comportarsi come un essere umano decente e “normale”.

    Per voi sicuramente NON sembra così difficile!

    Il problema è questo: voi credete che il narcisista possa essere ‘normale’ e che sia fatto come un essere umano ‘normale’.

    Tuttavia, dovete accettare che non è questo il caso.

    Quando il loro comportamento ha raggiunto il livello delle menzogne ​​patologiche, con atti di vendetta maliziosi, diffamazioni e mancanza di responsabilità (che ovviamente include la proiezione), avete a che fare con dei narcisisti patologici INGUARIBILI.

    Sono persone alle quali mancano importanti connessioni nel cervello per funzionare “normalmente”, quindi non cambieranno.

    L’”AMORE” CHE PENSAVATE FOSSE REALE O POSSIBILE NON LO È, NON ESISTEVA E NON ESISTE.”

    Infatti :è così che incomincia il percorso di guarigione, capire fino in fondo anche se con dolore immenso che non si è MAI trattato di amore, forse da parte delle vittime,ma neppure, visto che l’essere che abbiamo amato era solo un’immagine nella nostra mente, un personaggio di un film creato da noi e dal narcisista.

    Inoltre :

    “Per avere un “Io” sano, provare amore e benessere nella vita dobbiamo costruire questa solidità interiore, e solo allora possiamo condividerla di modo sano con un’altra persona.

    Quando lasciamo andare e finalmente guariamo – riusciamo a vedere e comprendere che ciò che ci stava accadendo era veramente un gioco, non un rapporto.

    Ci rendiamo conto che “l’onnipotente narcisista” è, in realtà, “un essere vuoto”, un “non-essere”, impotente e finto, oramai indesiderabile nella nostra vita e nella nostra verità.”

    Quanta verità e quanto dolore! La consapevolezza, l’essere svegli è più importante di qualsiasi menzogna. Alla fine anche se il prezzo da pagare è molto alto, anche se passi attraverso il fuoco, se ne esce sicuramente migliori. In quanto al narcisista verrà un giorno che davvero non t’importerà più nulla di lui/lei e di cosa fa: lo cancelleremo molto più profondamente di come lui/lei ci ha fatto credere di cancellare noi.

    Grazie!

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  5. Articolo molto interessante. Io non so ancora capire bene con che tipo di persona sia stato assieme e sono molto confuso riguardo la mia storia. In breve sono stato lasciato tempo fa nel momento peggiore della mia vita, quando ho iniziato ad avere dei problemi di salute.
    Non riuscivo più a dedicare alla mia compagna tutte le attenzioni come un tempo. Lei era consapevole che non stessi bene e allora per “aiutarmi” a stare meglio iniziò a dirmi che usciva con altri uomini perché io non avevo tempo per lei. Io non riuscivo proprio a capire questo atteggiamento, ero incredulo e spaesato, mi vergogno a dirlo ma mi sentivo quasi in colpa. Successivamente mi scrisse che si era stufata di corrermi dietro e che dovevo fare di più per lei, essere più presente e che dovevo dimostrale quanto ci tenessi a lei. In pratica era come chiedere ad uno zoppo di fare la maratona. Non ebbi nemmeno la forza di rispondere e lei non si fece mai più sentire, nemmeno per sapere come stavo. Seppi qualche giorno dopo che aveva già un’ altra relazione.
    Oltre a stare male per la malattia sono stato malissimo per la fine del rapporto e mi sono sempre sentito in colpa perché ho sempre pensato che fosse stata causa mia la fine della storia. Ora dopo molte cure sto cominciando a stare meglio e recentemente chiacchierando in privato con alcuni amici in comune ho parlato di lei con affetto. Immediatamente dopo, con mia grande sorpresa, sono stato accusato pubblicamente da lei di essere uno psicopatico narcisista, un bugiardo patologico che salta da una relazione all’altra , che dipingo le mie ex come persone disturbate e che cerco di ritornare in ogni modo da lei. Preciso che non ho mai parlato male di lei con nessuno, non ho avuto altre relazioni in quanto non stavo bene e che non le ho mai scritto direttamente. Ammetto però che questo inaspettato attacco gratuito mi ha molto ferito e destabilizzato, inoltre mi ha fatto ricordare che mi diceva le stesse identiche cose del suo precedente ragazzo.
    Fortunatamente sto facendo un percorso di psicoterapia che mi sta aiutando molto per la mia malattia, e spiegando questo mio disagio alla psicologa mi è stato detto che non ho tratti da psicopatico narcisista… per fortuna! Ora leggendo questo articolo mi chiedo se nel mio caso si possa trattare di una proiezione.

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      1. Cara Claudileia volevo ringraziarti della risposta e del prezioso blog.
        Leggendo in questi giorni i vari articoli sto realizzando che i miei timori, che ho sempre negato fino a poco tempo fa, sono probabimente fondati. Mi sono portato dietro per anni dei fortissimi sensi di colpa che mi hanno distrutto lentamente e questa stoccata finale mi aveva quasi convinto di essere io il pazzo psicopatico. Ancora non riesco a concepire un tale odio e agressività a distanza di tempo, ma soprattuto attacchi così specifici e precisi su cose che non ho mai fatto e che ha fatto lei, tipo: triangolazioni (maestra indiscussa della materia, storie inventate, allusioni, alcune reali, non si capiva mai, quasi ogni giorno doveva raccontarmi che c’era qualcuno che era interessato a lei, trovava qualcuno in ogni posto o situazione anche le più comuni, ma come si può pensare sempre a sta cosa!!!), gelosia e possesso (lei era gelossisima nei miei confronti però mi diceva che non sarebbe mai stata con un uomo geloso perchè lei era una donna libera, ma che discorso è?), mancanza di empatia (sto ancora male per la fine della relazione a distanza di un anno e lei aveva già un altro quando mi ha scaricato perchè “non ero più quello di una volta e non le prestavo più abbastanza attenzioni”, ehi ma io stavo male, in amore non si dovrebbe stare vicino alla persona in difficoltà?). Potrei andare avanti ancora per ore con cose ancora peggiori ma che mi vergogno a dire… Io mi sono sempre sentito in colpa al solo pensare male di lei e non ne ho mai parlato male con nessuno, del resto come si può screditare la persona che ami? E alla fine passo io per essere un mostro… è talmente assurdo e fa male. Ancora oggi non riesco proprio a dare un senso o una logica a tutto questo e continuo ad arrovellarmi per darmi delle spiegazioni.

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      2. Caro Massimo, i comportamenti che hai descritto sono i classici ben stampati in lettere cubitali nei libri che ci insegnano a identificare le tattiche manipolatorie dei narcisisti. Quando ci ammaliamo diventiamo automaticamente una seccatura per loro perché significa che le nostre risorse energetiche le dobbiamo investire su di noi per combattere la malattia, non più esclusivamente su di loro. Ecco il perché dello scarto nei momenti cruciali della vita in cui dovrebbero sostenerci, come lo farebbe un essere umano normale. Dopodiché la triangolazione, cioè, indurti a pensare QUOTIDIANAMENTE che hanno un battaglione di “fans” appartiene alla loro logica perversa per renderti sempre più insicuro. Alla fine del processo ogni uomo diventa un nemico che potrebbe rubare a qualsiasi momento ciò che è TUO. Il punto è che i “belli” non esistono, sono fumo materializzato PER TUTTI. Plasmano la loro “personalità” conforme l’ambiente, come Zelig.

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  6. Grazie della risposta.
    E’ incredibile, alla fine di energie non ne avevo proprio più. Da avere sempre avuto una vita molto attiva mi sono ritrovato ad essere praticamente un vegetale con ansia, attacchi di panico quotidiani, insonnia e una valanga di sensi di colpa oltre ai problemi di salute. Un altro aspetto che mi rendeva perplesso era come mi raccontava in maniera simpatica e divertente dei suoi numerosi amanti passati, non ne ero sicuro ma sembrava quasi che fosse orgogliosa di quanti ne avvesse avuti e soprattutto di come li avesse fatti fuori, alcuni in maniera spietata (nello scrivere ora ricordo che mi diceva che molti erano dei pazzi che la perseguitavano anche dopo essere stati lasciati! E’ mai possibile che nella mia vita non mi abbia mai perseguitato nessuno!!!). Non sono mai stato geloso con nessuna delle compagne che ho avuto perchè ho sempre basato i miei rapporti sulla reciproca fiducia, per capirci sono una persona che non si è mai permesso di guardare nella borsa di una mia compagna oppure guardare il cellulare, l’ho sempre ritenuto una grave mancanza di rispetto, e non ho mai messo il codice di sicurezza sul cellulare (lei si meravigliò che non l’avessi e mi diede pure del fesso, sempre scherzando eh!). Solamente con lei nel tempo sono diventato geloso in maniera quasi ossessiva, e non mi riconosco più. Non avevo mai collegato la cosa, difatti è come se fosse il risultato di una programmazione studiata a tavolino. Pensa che ho pure contattato la mia ex con cui ci siamo lasciati NORMALMENTE mantenendo sempre il rispetto reciproco per chiederle cosa pensava di me, perchè ho veramente pensato di non essere normale. Emblematico è che quando ci incontrammo all’inizio mi descrisse il suo ex come uno psicopatico narcisista geloso ossessivo che le stava avvelenando la vita, fortunatamente arrivai io a salvarle la vita e darle la forza per lasciarlo (sono stato un eroe… sigh), ho creduto veramente che fosse un mostro quel poveraccio (che tristezza). Ricordo ancora questa frase: “finalmente qualcuno che sa come farmi stare bene e che mi capisce, è come se fossi in paradiso”. Si sprecavano elogi sia privati ma soprattutto pubblici e sempre un po’ troppo sopra le righe che mi hanno sempre imbarazzato e perplesso (questo ostentare i prorpi sentimenti a tutti con proclami su facbook non mi è mai paiciuto, ritengo personalmente che i sentimenti siano una cosa intima da condividere e cullare con la persona amata), invece mi spiegava che a differenza di lei io ero una persona poco empatica che si vergognava ad esternare ciò che provavo, che mi dovevo aprire di più.
    Non so ad altri ma nel mio caso la fase iniziale è quella che si è impressa nella mia testa con una forza incredibile, fino a poco tempo fa mi sembrava ancora una persona mervigliosa e pensavo di aver sbagliato tutto io, un senso di colpa assoluto nei sui confronti, ho fatto una fatica immensa a ricordare e far emergere tutto il resto e ne ho ancora tanto di fango da tirar fuori.
    Per il poco che so (e ne voglio sapere il meno possibile) lo stesso identico “teatrino” si sta riproponendo con un altro (siamo nella fase supereroe/salvatore del mondo). In fondo questa cosa mi fa ancora male perchè anche se ora so come funziona il giochino (è sempre maledettamente identico, una continua ripetizione dello stesso orrore) vorrei non che ci fosse giustizia, ma almeno una minima presa di coscienza e di umanità.
    Scusate lo sfogo.

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    1. Presa di coscienza e umanità per chi non ha coscienza e prova soltanto disprezzo per gli altri? La vedo dura, caro Massimo. La tua ex andrà avanti all’infinito provocando danni a destra e a manca perché da come hai descritto il suo livello di narcisismo è elevatissimo. Non saresti nemmeno arrivato fin qui, altrimenti. Il punto è che questi personaggi provano piacere mentre portano gli altri alla depressione, alla follia e alla morte. Dopo che avrai preso una certa distanza mentale riuscirai a vedere l’orribile disegno che si cela dietro alle loro “conquiste” e ti dirai “Porca miseria, e pensare che ero lì, in mezzo a questo schifo…”. Loro vanno avanti imperterriti scappando da ogni situazione che possa mettere in discussione la loro grandiosità. Convivere con una persona così e riuscire a restare sereni e realizzarsi nella vita è impossibile. Chi ci prova finisce con la psiche ridotta a brandelli e termina i suoi giorni senza essere riuscito a realizzare i suoi sogni più arcaici perché ogni energia è stata sottratta per rifornire il narcisista perverso/la n. perversa che ha avuto la sfortuna di incontrare.

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    2. Caro Massimo,

      ciò che scrivi mi ricorda al 90% le cose che ho vissuto anche io…

      Lo so fa male pensare che fosse tutta una funzione, fa male capire che ci stiamo dando colpe che non abbiamo ma che non riusciamo a svoltare definitivamente.

      Pensa però che ti sei salvato da un destino peggiore.

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  7. Porca vacca massimo…fatti forza! Dalle cose che scrivi e da come le scrivi ti vedo bene…tutto prenderà forma con il tempo e queste donne maledettamente incasinanti non ti nuoceranno più…forse, ma non voglio esagerare, un domani avrai anche compassione per la loro condizione esistenziale quasi priva di speranze. In attesa di una così alta e saggia visione d’insieme però guardati alle spalle perché qualche calcio nel c..o te lo tirerà…un saluto affettuoso da uno che ci è passato (non indenne). Ciao!

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  8. Grazie a tutti delle risposte. Mi state dando conforto in questo momento. Pensate che tempo addietro, quando stavamo assieme, percepivo una strana sensazione che non capivo e mi documentai su questo argomento e ne parlai pure con lei, ricordo il suo viso stile bambi triste che mi chiese: “io non sarò mica così vero?”, ovviamente di fronte a ciò dissi che mi sbagliavo sicuramente e mi sentii pure in colpa per aver pensato male di lei. Se avessi ascoltato il mio istinto mi sarei salvato in tempo! Pensandoci, questi personaggi, velatamente ti danno sempre indizi di chi sono realmente, perchè è vero che provano piacere nel vedere il dolore che provocano e ci tengono a comunicarcelo. Grazie al cielo ho avuto la forza di andare in psicoterapia, questo mi sta aiutando, soprattuto a scaricare valanghe di sensi di colpa e carichi di responsabilità indotti. Razionalmente penso di aver chiaro con chi ho avuto a che fare, pensavo fosse amore e invece sono stato un mezzo per soddisfare un suo bisogno famelico di essere amata sempre. Ora devo lavorare sulla mia anima liberandomi da tutte le sensazioni tossiche che non fanno parte di me. Sì Claudileia, hai ragione, lo schifo lo vedo sempre più chiaramente, però è difficile proprio da capire ed accettare. Sì è vero, non pensavo fosse possibile, ma loro distruggono la serenità e alla lunga ti fanno ammalare. Tom, dici che ci potranno essere altri calci nel culo? Spero di no ma comunque ho capito che l’unica cosa da fare è non reagire, ignorare anche se fa male, lasciarli dare calci al vuoto, a quel vuoto che li accompagna per tutta la vita. Forse è l’unica cosa che li da fastidio almeno per un po’.

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    1. Caro Massimo , ho vissuto la tua identica situazione con una NP compresa la malattia. So che è terribilmente disumana questa esperienza. Io sto ancora male ma sono sicuro che ce la faremo!!!

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  9. Una domanda: sono capaci di rigirare evidentemente anche delle situazioni in cui eri presente? Ho il dubbio che un mio collega sia narcisista, perché ogni volta che mi accusa di qualcosa e non fa una bella figura con gli altri (ormai ho capito come gestirlo nei confronti pubblici) rimanda sempre a qualche mia colpa di uno o due giorni prima, ad eventi in cui eravamo presenti solo io e lui. Eventi che in realtà sono accaduti, ma ho l’impressione che tenda ad esagerarli (tipo un tentativo di chiarimento diventa una cazziata interminabile, etc etc) e mi chiedo come sia possibile distorcere così a viso aperto (senza vergogna, senza porsi il problema che anche io ero li) degli episodi simili. Alle volte ho il dubbio che sono io a sbagliarmi perché mi sembra difficile si possa essere così stupidi…si potrebbe trattare di un narcisista?

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    1. Caro Giovanni, intanto né tutte le persone che si comportano in questo modo sono narcisiste, ci mancherebbe! Bisogna rispondere a tanti altri criteri per fare una diagnosi oppure per avere almeno il sospetto che lo siano. Detto questo, negare l’evidenza o esagerare i fatti agli altri, anche laddove il diretto interessato è presente, è un gioco da ragazzi per loro. Sanno di avere più dialettica e capacità di persuasione di te, che non sei preparato per l’attacco improvviso -e pubblico – e quindi parlano e straparlano coprendo ogni tuo tentativo di giustificare alcunché. Mentre loro sembreranno di aver ragione, tu farai la parte del goffo, del senza tatto, del matto o dello stupido. Un abbraccio!

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  10. Grazie per la risposta. Si capisco, ovviamente la diagnosi la può fare solo uno specialista, il mio collega rientra in molte delle descrizioni e credo che almeno qualche tratto lo abbia. Mi sembrava strano il fatto che nelle questioni che riguardavano solo me e lui avessimo sempre due letture della realtà diverse e dopo anni avevo iniziato a covare il dubbio che magari ero io a sbagliarmi…

    Che dire, io sono stato fortunato, per me è solo un collega e quindi ho delle difese, immagino però che esperienza devastante debba essere per una persona che è coinvolta sentimentalmente. Nessuno merita quello che fanno, nemmeno loro meriterebbero il loro stesso trattamento.

    Io nel mio piccolo proverò ad essere più sensibile e disponibile verso qualche amica che penso stia vivendo qualche problematica di questo tipo

    Un caro saluto!!!

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  11. C’è una cosa che mi spaventa e che dovrebbe forse essere trattata. Noi siamo tutti qui a confrontare esperienze di abuso e riconosciamo ciò che abbiamo subito: ciò è bene. Ma non esiste forse – e parlo per me e per come sto – il rischio di identificarsi troppo come vittime di un abuso da parte di un narcisista, come un’ulteriore etichetta, ombra, croce, stigma per il resto della vita? Quando si smette di sentirsi reduci? Quando ci si scrolla cioè di dosso tutta la storia, che altrimenti – come tutti i traumi – diventa parte di noi e conferisce quindi al carnefice proprio quell’importanza che vorremmo e dovremmo negargli per sempre?

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    1. Caro S.w.a, giorni fa c’è stata una discussione molto ricca sul termine “complementare” coniato dallo psichiatra Hugo Marietán. Troverai i suoi articoli tradotti su questo blog perché rispondono proprio alla tua domanda. Non siamo tutti bambolotti plagiati dal primo lupo cattivo che appare nella nostra vita. Tutti, chi più chi meno, abbiamo delle crepe che hanno permesso a queste maschere di farsi strada nei nostri cuori. Quindi, in qualche modo siamo stati vittime consapevoli di quello che subivamo, tuttavia, senza gli strumenti per reagire in modo adeguato siamo ‘rimasti lì’ bloccati da ciò che per noi non aveva una sembianza chiara. Ora, ognuno ha i suoi tempi per smettere di vedersi unicamente come una vittima e prendersi la responsabilità di identificare la crepa che ha concesso a questi soggetti di entrare. Un bambino che viene maltrattato dai suoi genitori è una vittima, ma quando diventa adulto e ha il pieno controllo della sua vita, ha il dovere verso se stesso di rendere onore alla sua esistenza indossando una veste migliore, quella del sopravvissuto.

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  12. Salve! Mi chiamo Flavio ed ho 26 anni
    La mia ragazza mi ha lasciato dopo 5 anni l’anno scorso e faticosamente sto forse risalendo e riprendendomi dallo “shock” subito.
    Ammetto che i primi tempi era tutto fantastico ma io avevo sempre una minima paura che mi lasciasse, che non fossi abbastanza, che se gli scrivessi cose dolci mi avrebbe preso per “fregnone” ma io lo facevo lo stesso. Poi piano piano mi sono chiuso quando la situazione si faceva piu seria, forse perchè mi sarei dovuto esporre troppo “e se mi avesse lasciato?”. insomma chiudendomi sono diventato freddo, scostante, non la chiamavo, non rispondevo alle sue chiamate e la richiamavo dopo ore, una volta le ho detto che forse non l’amavo piu come prima, che forse non mi mancava e piu mi chiudevo piu lei insisteva e piu lei insisteva piu io mi chiudevo. “perchè non mi dici che mi ami?” “perchè non mi dici che ti manco?” mi ricordo come a volte io chiudevo velocemente le conversazioni e lei cercava di estorcermi il “mi manchi”. durante le videochiamate lei si metteva a piangere ma io rimanevo freddo ed impassibile. Mi diceva “ma cosa ti ho fatto? cosa ho fatto? io non merito questo! mi devi trattare bene, MI DEVI AMARE!” io non l’ho MAI incolpata, le dicevo che non era colpa sua che sentivo qualcosa in me che non andava ma vallo a capire cos’era! le dicevo che avevo capito i miei sbagli verso i suoi confronti ma che lei doveva capire i suoi! ho capito che avrei dovuto dirgli subito che alcuni suoi comportamenti mi avevano infastidito ma poi, anche se dopo tempo, l’ho fatto. Ho sbagliato a chiudermi nel mutismo. tutto questo è durato tutto il terzo anno e mezzo. poi ho cercato di tornare, di essere piu presente, di chiamarla quando mi sentivo veramente di farlo, le ho fatto un regalo per natale che veniva dal mio volere sincero di farlo così come il regalo per san valentino(per 2 volte non le ho fatto il regalo di compleanno e lei me lo ha sempre rinfacciato) però lei per un anno intero a volte usciva fuori e diceva come l’avevo trattata male per tutto quel tempo ed io le dicevo ” ma ora sono qui! ho sbagliato a non parlare ma sono qui ora e possiamo andare avanti!”. Poi in ultimo mi lascia e mi dice che non ce la faceva piu, che quello che avevo fatto era troppo, che ho mandato tutto a puttana, che io l’ho fatta dipendere da me, che ho distrutto tutto, che lei è una buona persona, che mi ha sempre seguito come un cagnolino, che ha sempre cercato il modo di farmi felice, che vuole una persona che le dica “ti amo” tutti i giorni, che vuole essere una priorità. questo sia per telefono sia quando, preso dall’incredulità, sono partito con l’aereo e sono andato da lei di persona perchè volevo chiudere viso a viso. Lì invece scopro che aveva già un’altra relazione in ballo ma non mi dice tutto e mi dice “tu non meriti la mia sincerità”.

    Sono sprofondato in sensi di colpa atroci, mi dicevo che forse non merito di essere felice, di essere amato e rispettato. Sono poi riuscito a capire che questa rappresaglia che temevo dall’esterno è in realtà una proiezione del mio mondo interiore, un mondo dove non c’è ancora una solida autostima. ho smesso di giudicare me e lei. comunque a distanza di 9 mesi da quando ci siamo lasciati a volte mi chiedo “e se fossi veramente cattivo? se fossi un narcisista patologico?” sono ancora un pò confuso. questa frase del suo scritto mi ha colpito

    “Sarete sbalorditi e devastati dal modo in cui il narcisista rinuncerà a tutti i futuri “sogni” condivisi, tutta la sicurezza creata insieme (compresa la famiglia), ed è perfettamente capace di procurare altre fonti di approvvigionamento narcisistico all’ istante – SOLO per non essere responsabile di niente e continuare a incolparvi.”

    Sembra quello che ha fatto lei alla fine! MI ha sbranato con tutti i panni addosso! comunque, grazie per l’attenzione!

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    1. Caro Flavio, quando sottoponi una persona al dubbio e all’incertezza, scappi e rimani freddo quando la persona che ti ama piange (nel caso del perverso scappa pure una risata!) come hai fatto tu per un anno e mezzo, è naturale che diventi inaffidabile dal punto di vista emotivo al partner che ti sta accanto. Quindi, dal mio punto di vista hai sottoposto questa ragazza dall’indole molto romantica a una vera tortura psicologica SENZA UN PERCHE’. Voglio dire, i tuoi perché erano talmente fumosi e insensati da far pensare che tu magari avessi un’altra persona. Se era così lo sai solo tu. Lei, però, non lo saprà mai. La ragazza ti ha lasciato, quindi, ha preso la decisione più giusta che poteva fare quando non ci fidiamo più di una persona. A quel punto tu la vai a cercare… perché in fondo avevi capito che lei si stava allontanando definitivamente da te e che non era più disposta a fare da secchio da spazzatura per I TUOI problemi interni. Si vede che il tuo tentativo di tornare come prima, dopo esserti comportato malissimo non l’ha convinta. Ora, mi chiedo se non sei tu la persona che stai provando a incolparla e chiamarla narcisista solo perché ha trovato un’altro… Se avevate dei sogni, chi veramente li ha distrutti? Chi ha strisciato per la tua attenzione in questa storia? Non basta raccontare la svalutazione che hai perpetrato, bisogna anche METTERSI NEI PANNI DELL’ALTRO. E non mi sembra che tu ti sia messo nei panni di questa ragazza. Credo che prima di mettersi con una persona dobbiamo risolvere i nostri demoni interni, anche perché NESSUNO E’ COSTRETTO a risolverli al posto nostro. Solo i narcisisti la pensano così. Spero che tu riesca a capire cosa ti stava attaccando da dentro, altrimenti rischi di commettere lo stesso errore con la prossima ragazza, ovvero, quando la vedrai coinvolta tenderai a svalutarla.

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      1. Quindi potrei usare questa situazione a mio favore, per migliorami e colmare le mie lacune? Volevo precisare comunque che non la sto accusando di essere narcisita. avevo solo preso ad esempio il testo per le azioni che aveva compiuto alla fine. Forse non si era capito.

        Grazie!

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  13. Vent’anni. Ho impiegato vent’anni a capire in che palude ero finita. Adesso sono quattro anni che la relazione è terminata e non riesco a ricostruirmi. Dubito anche dei miei pensieri. Si dice che col tempo e un giusto lavoro ci si riprende la propria vita ma non vedo orizzonti.

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  14. Quanto mi aiuta e conforta leggere queste parole… sia quelle di chi sapientemente accende il faro della verità sulla selva oscura e paludosa in cui la vittima di un NP ci aveva confinato, sia le vostre di compagni di sventura, così simili, quasi identiche ai pensieri miei, le mie stesse sensazioni, paure, dolori, disperazione, vuoto, angoscia. Era così bello essere me prima di incontrare i vari NP che si sono nutriti di ciò che ero, sbranata e gettato via gli scarti… Come la Fenice sono sempre risorta, più forte e più bella di prima, ma solo per appetire il NP successivo. Ma allora non sapevo che esistesse questa categoria di mostri, né di essere una co-dipendente fatta apposta per essere massacrata da costoro. Pensavo solo di essere attratta dai “caratteri forti”. Sono stati tre, uno più spietato e devastante dell’altro ed è solo con l’ultimo che ho preso consapevolezza di tutto questo mondo parallelo in cui mi sono ritrovata a vivere, insieme a voi colleghi vittime e con i vostri reciproci carnefici, così simili ai miei. Fortunatamente nel mondo reale ci sono gli aiuti, le corde di salvataggio che ci lanciano coloro che veramente ci amano, pur senza conoscerci e grazie alla loro empatia corredata dagli studi, ci riportano ad intravedere una Vita degna di essere vissuta. Io ci avrei rinunciato più volte. Troppo forte il dolore di vivere, grande desiderio di morire ad ogni incontro coi miei NP. Personaggi grandiosi, che investono tutto il loro nulla nell’apparenza per intortare i foraggiatori del loro ego malato. Il primo si atteggiava ad artista bohemien, faceva il pittore e girava il mondo vivendo a scrocco del malcapitato di turno (anche sulle mie spalle per un po’), poi è stata la volta del musicista, economicamente stabile, ma usurpatore di tutto il resto e specializzato nel far ammalare “di nervi” (parole sue, consapevole di esserne la causa, ma assolutamente indifferente, anzi, compiaciuto) ogni donna con cui si accompagnava, me inclusa, ridotta larva, ombra di me stessa, come le altre di prima, dopo e… durante la nostra relazione. Per finire è arrivata la ciliegina sulla mia torta di m. a tre strati: il prete. Proprio per non farmi mancare nulla. Giusto per distruggere, confondere, sradicare, bruciare persino quella parte spirituale di me che si era risvegliata per salvarmi dal marcio in cui avevo nuotato e cercato di affogare. Pensavo di essere guarita, cambiata, al riparo da nuovi uomini devastanti grazie alla fede riscoperta, alla speranza di una vita illuminata dagli ideali puri della religione. Balle: anche lì il peggiore NP mi si è fiondato addosso riducendomi come e peggio di prima, comportandosi come e peggio dei precedenti, portandomi alle crisi suicide per una disperazione in cui ormai credevo di aver perso veramente tutto e vivere o morire a questo punto non faceva più differenza, salvo che il dolore era così forte che forse era meglio morire davvero. Boh, non sono riuscita nemmeno quella volta ma qualcosa è riuscito a riaccendere la fiammella della mia ripresa e piano piano portarmi a conoscere tutta quella parte di mondo dominata dai NP, prendere coscienza della loro figura, dei meccanismi di queste relazioni tossiche, a ricordare di essere una sopravvissuta di abusi infantili, a tornare in analisi e, pian piano, ad avviarmi verso la guarigione, ma stavolta quella definitiva. Con tutte le difficoltà, gli alti e bassi, gli ostacoli, incluso il prete che per motivi “d’ufficio” son costretta a vedere quasi ogni giorno e continua ad essere sempre più narciso. Ma sono concentrata più sul mio esser Fenice/felice più che co-dipendente e più mi focalizzo sulla mia felicità, meno hanno presa gli attacchi del povero don narciso destinato a morire nel suo niente, col fegato distrutto dalla rabbia, proprio come il pittore e il musicista e tutti gli altri e le altre NP che hanno fatto passare l’inferno anche a voi. È inaudito che ci sia in giro gente simile, ma noi teniamo duro per tornare e rimanere al piano al quale apparteniamo, che non è quel sottosuolo buio, melmoso e mortifero in cui si sono autoconfinati loro. Un abbraccio a tutti voi e coraggio, che la felicità è ad un millimetro… siamo ancora vivi: abbiamo già vinto!

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  15. Figlia di un narcisista perverso, presente!
    Innanzitutto complimentoni per l’articolo perchè ancora una volta, dopo tutti quelli letti, aggiunge un tassello in più al mio “male di vivere” che è mio padre.
    A cinquant’anni mi sono ritrovata a capire cosa realmente è lui. Prima pensavo che avesse solo un gran brutto carattere, il classico padre padrone violento, ed io la figlia cattiva. Pensavo di essere una cattiva figlia (unica) che non aveva voglia di vedere i propri genitori, di non volerci avere proprio a che fare ma che, purtroppo, almeno una volta l’anno li dovevo andare a trovare (abitiamo a centinaia di chilometri di distanza). Invece, dopo l’ennesima provocazione, io ho reagito malamente e lì è scoppiato il putiferio vero e proprio. Per fortuna direi, ma è stato ed è molto doloroso.
    E’ un anno e mezzo che non parlo con lui ma in alternativa ha scritto tante email piena di odio verso di me e mio marito. Non ha il coraggio di telefonare, il vigliacco.
    Nonostante l’autoterapia che mi sono imposta leggendo tanto di quel materiale non mi sento assolutamente pronta per affrontarlo di persona anche se mi sento più forte di prima perchè ho capito con chi ho a che fare. Quando vedo il suo nome sull’ennesima email iniziano gli attacchi di panico e poi leggo e inizio a stare male per le cattiverie e colpe buttate su di me. Fa leva sul fatto che sono una figlia indegna, mi ha già minacciata due volte di diseredarmi, e che non mi occupo dei miei genitori. Mia madre é malata e dipende da lui totalmente. Non ho mai risposto a questi suoi messaggi per più di un anno, fino al mese scorso in cui gli ho scritto una lettera di quattro pagine. La sua risposta è stata, in sintesi, che la pazza ero io, che lui non si era mai comportato così, che io e mia madre eravamo addirittura trattate come principesse, che avrebbe telefonato a tutti quelli che gli venivano in mente per chiedere loro se era vero che lui si comportava così.
    Lei Dott.ssa saprà bene che questi individui se ne guardano bene dal presentare il loro lato oscuro alla società che, invece, era riservato alla famiglia. In società si è sempre mostrato brillante, simpatico, pieno di iniziative, generoso. In famiglia… tutto il contrario! Un mostro, direi.
    Ho sicuramente un alleato da sempre che é mio marito (e infatti mio padre lo odia e continua a dargli nomignoli, non lo chiama mai col suo nome) e recentemente l’ho trovata in una zia con la quale mi sento ogni giorno e che psicologicamente mi ha aiutata tantissimo, pensavo sul serio di essere io la pazza ingrata che non accettava l’autorità parentale. Invece lei mi ha confermato tutto perchè mia madre, prima della malattia, con lei si confidava.
    Quest’uomo é completamente solo, si è fatto il vuoto intorno e non vuole ammettere di essere malato. Ha litigato con tutte le sue sorelle e con tutti i fratelli di mia madre, ha litigato con me e mio marito e con tutti quelli che gli sono andati contro per qualsiasi ragione. Quando dico litigato intendo dire che di queste persone lui non ne vuole più sapere niente.
    Credo che la prossima volta che lo vedrò sarà al funerale di mia madre ma io spero che a morire prima sia lui. E’ una persona troppo malvagia.

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    1. Ciao Giovanna! la tua storia é molto simile alla mia! io ci ho messo 34 anni per capire chi fosse mio padre e cosa avesse seminato dentro la mia famiglia. Ho perso anche mia madre che non a caso, si é ammalata di un tumore all’intestino molto raro. Ho toccato il fondo del dolore ma ho trovato la forza di andare via da casa e adesso, da 2 anni, vivvo all’estero. Mio malgrado non ho un compagno da anni. Non riesco piú ad innamorarmi e mi sono brutalmente abituata a dover risolvere tutto da me senza chiedere niente a nessuno. Anche nelle tue parole, trovo tanto dolore ma d’altra parte é inevitabile quando si ha a che fare con questi mostri. Che dire….Buona vita lontano da lui.

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      1. Ciao Valeria, è orribile dirlo ma speravo che qualcuno mi rispondesse, mal comune mezzo gaudio. In questo anno e mezzo mi sono autoinflitta tutti i ricordi più dolorosi della mia esistenza e se non fosse che ho qua con me tutte le risposte via email di quell’uomo avrei ancora mille dubbi: “forse ho esagerato, forse ha ragione lui, sono io che ho problemi ad accettarlo”. Invece no, é talmente chiaro e lampante che mia madre ed io siamo state delle marionette nelle sue mani, creta da modellare. Ho dovuto anche accettare il fatto che lui non mi ha mai voluto bene. Non ne soffro ma ero convinta che, solo per il fatto che fosse mio padre, l’amore (malato) fosse implicito.
        Mi piacerebbe sentire la tua storia e se ti va ti lascio la mia mail (non so se posso):
        allgenerallife@gmail.com

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  16. Cara Giovanna e cara Valeria, il mio problema principale non sono i miei genitori ma mia moglie. Tuttavia nel mio percorso di terapia ho affrontato per primi proprio i problemi di rapporto coi miei genitori, in particolare con mia madre, che era diventata il caprio espiatorio di tutti i miei problemi prima che realizzassi da dove provenivano invece per la maggior parte. Non che i problemi con lei non ci fossero, anzi.
    Ciò nonostante non è stato facile; mia mamma ha qualche tratto se non proprio narcisistico, almeno problematico dal punto di vista dei rapporti umani, non spiccando per empatia e sensibilità. Ma alla fine di fronte al mio momento drammatico ha saputo fare un passo indietro e non dico accettare, ma almeno ascoltare le mie recriminazioni. Quindi ora il mio rapporto con lei è migliorato, nei limiti dei nostri reciproci modi di essere.
    Quindi credo una situazione molto più leggera.
    La mia esperienza è comunque che non è pensabile sperare in un cambiamento da parte di una persona anziana, ne in un suo sostanziale salto di sensibilità o comprensione. Quello che si può fare è lavorare su sè stessi, in primo luogo togliendoci la maggior parte dei sensi di colpa che ci accompagnano, cercando di modificare quel poco che magari abbiamo sbagliato anche noi nei loro confronti e soprattutto cercare di non farci più ferire, ma da adesso in avanti. Quello che è successo è successo e non si cambia, al massimo si può perdonare o dimenticare se ce ne sono le condizioni.
    Se invece dall’altra parte non c’è nessuna capacità di comprensione, allora l’unica è mettersi l’anima in pace e allontanarsi, per quanto possa fare male.
    Bisogna imparare a difendersi, ma anche accantonare odi e rancori, altrimenti si continua a soffrire inutilmente.
    Poi bisogna anche valutare se dall’altra parte c’è stata o meno anche una componente positiva del rapporto. Ad esempio mia moglie ha troncato ogni rapporto coi genitori, ma in quel caso a mio parere in maniera solo in parte giustificata, considerato quanto di buono loro hanno fatto anche solo per la nostra famiglia; certo lei ha sofferto per tanti loro errori, ma qualcosa di buono l’avevano pur fatto.
    Quindi coraggio; consiglio se non lo stai già facendo, un passaggio in terapia, cercando la massima obiettività possibile, ma imparando a difenderti.

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    1. Ciao Gianni, grazie per la risposta.
      Io penso che ognuno di noi abbia un vissuto diverso. Tu, e per fortuna, probabilmente non hai passato quello che invece tua moglie sì che lo deve aver fatto. Se neppure io dopo quasi cinquant’anni riuscivo ad accettare quello che mio padre mi aveva fatto (a me e mia madre), figuriamoci chi non ha vissuto determinate situazioni. Il dolore che si prova solo nel rendersi conto di aver subito una manipolazione è immenso mentre prima, esattamente come tu consigli, ho cercato sempre di giusticare e di vedere le cose buone, in realtà ben poche. Tra l’altro, queste cose diciamo “positive” erano per me delle scappatoie mentali per stare meno male, mentre per mio padre erano manipolazioni per fare credere che lui fosse una brava persona. Non ce l’ho con te ma questi sono esseri molto infidi, sanno esattamente dove colpire per fare male e dove intrappolarti per legarli a loro, di solito con aiuti economici.
      Se ti dovessi fare leggere quello che mio padre mi ha scritto in un anno e mezzo ti si accapponerebbe la pelle. E quando io gli ho risposto molto in sintesi chiedendogli il perchè dei suoi comportamenti lui ha risposto come da copione: “io non ero così, tu sei pazza”, “io non ho mai fatto questo, io non ho mai fatto quell’altro”, …
      È stata dura, credimi, ribaltare anche completamente il concetto di genitore. Credo che di genitori che picchiano e umiliano i propri cari, oggi, in questa societá, se ne possa proprio fare a meno e sono fermamente convinta che il perdono, per essere eventualmente concesso, debba essere richiesto. Sennò è solo mettere a tacere la propria coscienza.

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      1. Cara Giovanna, non volevo darti l’idea di difendere a priori tuo padre o di mettere in dubbio quanto tu possa aver sofferto, ne ho il massimo rispetto.
        Come ti ho detto, anche se io ho vissuti meno pesanti, ti invitavo solo a fare un’analisi più distaccata e razionale possibile, magari con un aiuto professionale, non per giustificare tuo padre, ma per te. A me è servito molto, ma io ho avuto la fortuna di non dover interrompere il rapporto con mia mamma.
        Ma è evidente che se non ci sono margini, allora l’unica è allontanarsi. Quanto a perdono, è una cosa personale; si può perdonare nel proprio intimo, se è una cosa che ti fa stare meglio, senza dover continuare a stare male e se l’unico modo è allontanarsi, allora va bene così.
        Io ho un problema con mia moglie e l’unica soluzione è la lontananza, così come per tutti qua dentro (no contact), quindi non ti invitavo assolutamente ad avere un rapporto a tutti i costi con tuo padre.
        Il mio è un invito, per esperienza, ad andare a fondo con te stessa per riuscire, per quanto sia possibile, ad avere una maggiore serenità personale.
        Già il fatto che tu dica che le cose positive facevano parte di quell’inevitabile falso scenario che ogni figlio si costruisce per non soffrire, da cui poi derivano tutti gli inutili sensi di colpa, significa che buona parte di questo percorso l’hai probabilmente già fatta.
        Hai tutta la mia comprensione!

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  17. Gianni, l’avevo capito quello che mi hai consigliato. Per tanti anni mi sono sentita in colpa verso i miei, poi mi sono pure vergognata di pensare agli abusi (non sessuali, sennò mi sparavo, anzi gli sparavo!), solo il pensare, capisci? Non volevo nemmeno affrontare con me stessa il pensiero di quello che era stato.
    Sai che c’è? Ad un certo punto della mia vita ho detto, mo’ basta. IO non ho niente né da farmi perdonare, né da perdonare e niente di cui vergognarmi. Io sono una brava persona con una bella famiglia (la mia) dove ci si rispetta e ci si ama. Alla facciaccia di gente malata mentalmente che vive in un mondo tutto suo.

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  18. E’ incredibile come nel breve lasso di tempo di sedici mesi mi ritrovi ad avere perso di vista la mia identità, ad aver perso fiducia nelle mie capacità e risorse.
    Ho permesso che questa persona continuasse la sua opera di abuso psicologico nei miei confronti. E’ entrato nella mia vita prima con il consueto love bombing, illudendomi di aver trovato finalmente la “persona giusta”, poi a gamba tesa ha voluto impossessarsi di ogni aspetto della mia esistenza, le mie relazioni, i miei interessi, i miei spazi.
    Ho creduto di lottare per affermare la mia integrità, per non far calpestare la mia dignità sotto i colpi sistematici delle critiche e delle sue aspettative, facendomi sentire sempre in obbligo e sbagliata.
    Non si è mai assunto un briciolo di responsabilità, affermando solo che tutti possono commettere errori e lui aveva perdonato le mie brutte azioni. Quali? Quando avevo osato contraddirlo, quando ho urlato il senso di ingiustizia e le sue proiezioni che si riversano su di me?
    Io provocavo le sue reazioni, la sua rabbia…
    Da qualche giorno è ripartito per il suo paese di origine per un paio di mesi, e mi sono sentita come un animale che aperta la gabbia non sa come comportarsi in una situazione di libertà.
    Abituata fino a poco più di un anno fa a gestire la mia vita con autodeterminazione, ad affrontare tutte le difficoltà di crescere dei figli da sola, mi sento come un puzzle andato a pezzi.
    Respiro un’aria diversa, mi sento stranita, da lontano lui cerca ancora attraverso messaggi e telefonate a controllarmi, a lusingarmi che avremo una vita nuova quando tornerà.
    Ha già percepito che sono più distaccata, gli ho detto che mi sento più leggera senza la sua presenza che mi crea una pressione continua su cosa e come fare da mattina a sera.
    Ovviamente, lui mi ha risposto che ero io a determinare questa condizione…(!)
    Penso che questo periodo sia l’occasione giusta per rimettere insieme i cocci della mia identità così fragile.
    Sono consapevole che non sarà facile perchè sento ancora il potere che esercita su di me.
    So che questo spazio mi potrà essere di supporto.

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  19. Leggere l’esperienza di Giovanna, mi ha addolorato ma mi ha dato forza nel continuare la strada che ho preso e cioè di lasciare un uomo che si è comportato male con me e con le mie figlie. Anche lui in casa era una persona e fuori un’altra, io completamente succube perchè lo amavo tanto e cercavo sempre di giustificarlo, non sapevo niente delle dinamiche che poi ho conosciuto leggendo gli articoli e addirittura lui riusciva a convincermi che ero io che sbagliavo sempre e le mie adorate figlie di cui è stato geloso da quando sono nate perchè avevo tolto un po’ di attenzione per darla giustamente a loro le ha sempre fatte sentire sbagliate. Io lo combattevo perchè in loro vedevo solo cose buone ma lui diceva che sbagliavo….mamma mia quanto mi pento di non essere stata più forte e aver capito tanto tempo fa quello che capisco adesso. Cara Giovanna mi sei nel cuore perchè sento la tua sofferenza che è come quella delle mie figlie che comunque da quando ho lasciato il padre inizia ad avere un senso, cioè adesso loro sanno che il padre ha dei problemi e che loro invece non ne hanno e quindi specie la più piccola che adesso ha 22 anni sta trovando una forza che non credeva di avere perchè era sempre denigrata e non posso raccontare tutta la storia perchè ci vorrebbero pagine e pagine. ti abbraccio e mi dispiace tanto per la tua mamma che è rimasta intrappolata nelle dinamiche di tuo padre

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    1. Cara Anna, grazie per le tue parole e sono veramente felice che, in un certo senso, ti ho dato un po’ di forza. Ma che cavolo! Questa vita è una sola, forse dopo ce ne saranno altre, ma questa dobbiamo cercare di viverla al meglio, dobbiamo cercare di far fuori e combattere tutto il male che altri vogliono farci. No, non desideriamo questo. L’importante è che le tue figlie non si facciano il sangue cattivo per un padre che, forse, non lo é mai stato. Dico forse perchè questo non lo spieghi. Da quando ho realizzato che quello che attuava mio padre non era amore ma erano solo le sue turbe riversate su di me e che per anni gli é andata bene… sto meglio. Sembra un paradosso. Io pensavo che nonostante tutto mi volesse bene, di un bene malato, ma comunque bene. E lo giustificavo sempre, con me stessa e con gli altri. E’ stata una liberazione perchè ora non lo devo più giustificare e quindi neppure sentirmi in colpa per ciò che non provavo per lui.

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