Narcisismo patologico e tecniche di ‘controllo coercitivo’ nei rapporti affettivi: gli spettri della violenza invisibile

Fonte: https://narcissisticbehavior.net/coercive-control/
Autrice: Christine Louis de Canonville, psicoterapeuta con oltre 25 anni esperienza clinica in disturbi mentali e Disturbo Post Traumatico da Stress nelle vittime di narcisismo patologico. Opere: The 3 Faces of Evil – Unmasking The Full Spectrum of Narcissistic Abuse (Ed. Black Card Books) e When shame begets shame: how narcissists hurt and shame their victims, disponibile su https://gumroad.com/l/OocSF 
Trad.: C. Lemes Dias

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CHE COS’È IL CONTROLLO COERCITIVO?

Il controllo coercitivo è un modello di comportamenti psicologici ed emotivi (come intimidazioni, umiliazioni, minacce, ecc.) che impone le regole del maltrattante sulla vittima, con dei livelli di abuso di intensità variabile. Le tattiche hanno lo scopo di creare uno stato di paura e subordinazione – soprattutto nelle vittime di violenza domestica – per toglierle il senso di libertà. Oltre a causare danni psicologici, il controllo coercitivo può crescere fino a portare il maltrattante a provocare dolore fisico e lesioni alla vittima, soprattutto nei momenti in cui vuole rendere credibile la sua minaccia.

QUAL È LA DEFINIZIONE DI CONTROLLO COERCITIVO?

La definizione di controllo coercitivo segna un enorme passo avanti nella lotta contro gli abusi domestici. Secondo il Domestic Violence Act (Irlanda):

“Il controllo coercitivo è formalmente definito come l’abuso psicologico nelle relazioni intime in grado di indurre la paura della violenza, grave allarme o angoscia in una persona, provocando un impatto negativo sostanziale sulla sua vita quotidiana, manifestandosi come uno schema di intimidazione o umiliazione che rientra nel abuso psicologico o emotivo”.

IL CONTROLLO COERCITIVO È UNA FORMA DI ABUSO?

Assolutamente, il controllo coercitivo è una forma di abuso. Può comportare una varietà di reati (ad esempio molestie, stupro, danni alla proprietà, minacce di morte, ecc.). I comportamenti ripetuti dell’abuso coercitivo riguardano in definitiva il possesso e il controllo della vittima, con l’esplicito intento di limitare la sua libertà. Non ha nulla a che fare con “l’amore”, è “ossessione” predatoria, il che significa che ha tutto a che fare con:

  • aggressioni psicologiche;
  • insulti passivi-aggressivi;
  • ultimatum e;
  • la perdita generale di “libertà” della vittima.

Tuttavia, è molto improbabile che le vittime (maschi o femmine) “intrappolate” riconoscano questa astuta aggressività segreta all’inizio della relazione. Si tratta di una dinamica che è stata appositamente progettata per preparare una persona alla privazione del potere che subirà nel corso del rapporto. A poco a poco, nel tempo, il maltrattante infonde paura nel partner, inducendolo a negare le sue risposte emotive negative e a cedere totalmente il controllo della relazione a lui: come la proverbiale rana nell’acqua bollente, la vittima non ha idea di essere “psicologicamente bollita viva”.

SEGNALI DI CONTROLLO COERCITIVO

Il controllo coercitivo prevede un modus operandi continuo e articolato, con tattiche che includono manipolazione, umiliazione, isolamento, abuso finanziario e stalking. Possono anche essere evidenziati l’abuso mentale, fisico o sessuale della vittima. Le azioni malvagie del perpetratore vengono compiute subdolamente, ma pur sempre in crescendo, con degli abusi sempre più intensi. Questo insidioso e calcolato abuso controllato delle vittime viene spesso descritto come “morte con mille tagli”. Per esempio, avviene:

  • L’isolamento dalla vostra famiglia e dai vostri amici;
  • La privazione dei vostri bisogni di base (ad es. cibo, medicine e benessere);
  • La privazione finanziaria del vostro denaro e il dovere di rendere conto di quanto avete speso;
  • La perdita del controllo della vostra vita quotidiana (ad es. dovete rendere conto su dove andate, chi potete vedere, cosa potete indossare, cosa potete acquistare, ecc.).
  • C’è la minaccia di violenza se non vi comportate in un determinato modo (ad es. dovete pulire la casa di un certo modo, dovete cucinare i pasti così, dovete indossare in camera da letto un certo tipo di indumento, ecc.);
  • Le vostre scelte riproduttive e la vostra salute sessuale vengono controllate (ad esempio, vi viene proibito l’uso di contraccettivi, di protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili o da una gravidanza indesiderata, ecc.);
  • Siete controllati sul lavoro e interrogati sul tipo di lavoro che svolgete, ma di forma negativa;
  • Vi viene vietato di lavorare o andare a scuola/college/università, ecc.;
  • Perdete la privacy sui vostri account;
  • Saranno loro a controllare tutto all’interno della famiglia (ad esempio, i documenti importanti sono in mano al maltrattante: atti di proprietà della casa, conti telefonici, servizi pubblici, passaporti, ecc.);
  • C’è il monitoraggio delle vostre attività, dei vostri movimenti e delle comunicazioni (ad es. e-mail, social media, spyware su cellulare e computer, ecc.);
  • C’è la minaccia di pubblicare informazioni su di voi in rete, di denunciarvi alla polizia e alle autorità per motivi fasulli;
  • Vi sentirete costretti a rispondere alle loro telefonate entro un determinato numero di squilli;
  • Potete essere privati del sonno;
  • Potete essere sottoposti a continue critiche, umiliazioni, intimidazioni e insulti degradanti;
  • Potete essere ripetutamente buttati giù: vi diranno che siete inutili;
  • Potete essere sottoposti alla violenza mentale, emotiva, fisica e sessuale di modo continuato;
  • Potete subire danni alle vostre proprietà o minacce alla vostra famiglia;
  • Potrebbero costringervi a far parte delle loro attività illecite o rendervi complici di maltrattamenti sui minori;
  • Possono minacciare di farvi del male, uccidervi oppure uccidere i vostri figli.

Questi sono solo alcuni esempi di tattiche di controllo coercitivo, ma l’elenco è lungo. La sottomissione della vittima avviene in un contesto di mancanza di ogni diritto e disuguaglianza. Ogni “taglio” serve a ridurre drasticamente il “raggio d’azione” della vittima limitando la sua libertà in diversi modi, per esempio:

  • Libertà di movimento: cioè, il maltrattante può illudere la vittima affermando che è libera di fare scelte indipendenti, tuttavia, usando la gelosia per giustificare e controllare quando può parlare con gli altri, controllando dove va, cosa legge, cosa indossa, ecc., fa capire che non è bene così);
  • Libertà di associazione: il maltrattante parla per conto della vittima, interrompe le sue conversazioni, filtra le persone che può vedere o parlare, limita il suo coinvolgimento esterno, ecc.);
  • Libertà economica: ovvero, il maltrattante non consente alcuna indipendenza finanziaria alla vittima, monitora ciò che può spendere, l’impedisce di lavorare fuori casa, ecc.).

Una volta che il narcisista maltrattante riesce a isolare la sua vittima e infondere in essa la paura, diventa molto più facile controllarla. In effetti, il senso di libertà personale della vittima a poco a poco svanisce, e presto potrebbe persino iniziare a dubitare della sua sanità mentale. Questa forma di intimo terrorismo fa sì che senta di vivere sotto una tirannia, intrappolata. Ecco il motivo per il quale è diventato un reato ai sensi della “legge sul controllo coercitivo” nelle relazioni intime o familiari in diversi Paesi europei a partire dal 2015.

QUALE TIPO DI PERSONALITÀ È PIÙ PROPENSA A FARE USO DEL CONTROLLO COERCITIVO NEI SUOI RAPPORTI?

Una persona affetta da un Disturbo Narcisistico della Personalità (DNP) ha più probabilità di impiantare il controllo coercitivo nelle sue relazioni. Il DNP è uno dei quattro disturbi della personalità del Cluster B, come definito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5).

 Il narcisismo è un disturbo di svariati spettri e tutti noi lo manifestiamo in minor o maggior grado nel continuum. Ciò significa che, come esseri umani, siamo tutti narcisisti in una certa misura, e in effetti dobbiamo essere per rimanere in salute. Un certo numero di tratti narcisistici (caratteristiche egocentriche) sono necessari per una vita sana e la sopravvivenza e contribuiscono anche alla nostra fiducia, capacità di recupero e ambizione. Tuttavia, più è alto lo spettro di un individuo, più patologico diventa il suo egocentrismo, perché sviluppa modelli di comportamento profondamente radicati e pervasivi che diventano la malattia mentale diagnosticabile e nota come Disturbo Narcisistico della Personalità (DNP).

Il DNP è, quindi, una condizione mentale in cui l’individuo ha un senso gonfiato della propria importanza. Il suo senso di autostima gonfiato lo porta a credere di essere più importante di chiunque; di conseguenza, sviluppa fantasie di potere, ricchezza e onnipotenza. Si considera un essere superiore. Il suo arrogante e grandioso senso del diritto può portarlo a pensare di essere al di sopra delle normali regole della società e che meriti quindi un trattamento speciale. Per sostenere il suo fragile ego, la sua mancanza di empatia per gli altri e il suo senso del diritto, passa a mettere in atto comportamenti insensibili e di sfruttamento delle vittime (per fare una scorta narcisistica). Poiché il narcisismo è un disturbo che si divide in tanti spettri (dal narcisista classico, narcisista maligno e psicopatico), più è in alto nella scala, più pericoloso diventa il suo comportamento. Ad esempio, il sadismo ego-sintonico li rende predatori con la tendenza a distruggere e disumanizzare gli altri e la loro mancanza di coscienza (spesso dovuta a un danno cerebrale) può renderli potenziali assassini.

SAREBBE CORRETTO DIRE CHE ALCUNE PERSONE CHE FANNO USO DEL CONTROLLO COERCITIVO POSSONO AVERE UN DISTURBO NARCISISTICO DELLA PERSONALITÀ?

La risposta è semplicemente “sì”. Molti di questi individui potrebbero avere un Disturbo Narcisistico della Personalità non diagnosticato. I criteri per diagnosticare un individuo con DNP mostrano un modello di comportamento che può essere trovato anche in quegli individui che applicano il controllo coercitivo alle loro vittime. Spesso il narcisismo, con i suoi schemi di abuso psicologico – cioè la sua miscela di comportamenti di abuso ambientale per instillare paura nella vittima e il comportamento coercitivo di controllo per ottenere il dominio nella relazione – può essere riscontrato nei maltrattanti domestici. Molte volte, chi esercita il controllo coercitivo della vittima può persino usare espressioni affettuose, ad esempio “Sono duro con te solo perché ti amo”. Tuttavia, il terrore che incita è incomprensibile per la vittima, che viene condotta abilmente a essere in una relazione dominatore-subordinata.

Troppo spesso il DNP, il comportamento antisociale e il controllo coercitivo vanno di pari passo. Il Disturbo Narcisistico della Personalità non è così raro come si potrebbe pensare. Per fare stima prudente direi che interessa circa il 10% della popolazione generale (gli psicopatici sono compresi tra l’1% e il 2% di quella popolazione), anche se altri ricercatori sostengono che è molto più diffuso.

QUANTO COMUNE È IL CONTROLLO COERCITIVO?

Il controllo coercitivo è molto comune, molto più di quanto venga riconosciuto. Secondo Safe Ireland, 580.000 donne in Irlanda hanno subito questa forma di abuso, tuttavia, non ci sono stime su quanti uomini abbiano subito il controllo coercitivo nelle loro situazioni di violenza domestica. Inoltre, dovremmo ricordare che il controllo coercitivo non avviene solo in situazioni di abuso domestico, ma può anche verificarsi letteralmente in qualsiasi relazione intima (ad esempio sul posto di lavoro, o amicizie, ecc.). Come ha mostrato Evan Stark, il controllo coercitivo fa parte del modello generale di violenza domestica che toglie i diritti umani fondamentali e l’autonomia di una persona. È sempre presente (in una certa misura) nelle relazioni in cui vi è violenza domestica e terrorismo intimo, specialmente se condotto da un partner (maschio o femmina) affetto da DNP.

Una ricerca in Inghilterra mostra che il 30% delle donne (circa cinque milioni) e il 16% degli uomini (due milioni e mezzo) hanno subito abusi domestici durante la propria vita. Secondo Caitriona Gleeson di Safe Ireland, uno studio dell’UE in Irlanda ha rilevato che circa un terzo delle donne irlandesi ha avuto una relazione psicologicamente violenta (sfortunatamente non menziona cifre relative a uomini maltrattati).

David Walsh, di Chairman of Men’s Voices Ireland (2017), scrisse:

Gli uomini aggrediti dai/dalle loro partner sono spesso ignorati dalla polizia, vedono i loro aggressori liberi e hanno molto meno rifugi in cui andare a chiedere protezione rispetto alle donne.

Uno degli studi più autorevoli condotti in Irlanda (il Rapporto NCC del 2005) riferì che quando venivano contati tutti i casi di abuso grave, i tassi per uomini e donne erano quasi uguali (26% contro 29%). La violenza domestica va trattata come un fenomeno senza genere; non è solo un problema al femminile. Per questo motivo, direi che il controllo coercitivo potrebbe essere molto più diffuso di quanto ne sappiamo.

In effetti, il femminicidio è stato identificato a livello globale come una delle principali cause di morte prematura per le donne. Purtroppo sembra essere in aumento. Secondo il criminologo Monckton Smith (2017), laddove c’è la presenza di abusi domestici, controllo coercitivo o stalking, esiste una forte possibilità di avverarsi un femminicidio. I killer maniaci del controllo ottengono gratificazioni avendo sempre più potere sulle loro vittime. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il “potere” è il segno distintivo dell’abuso narcisistico in tutte le relazioni, domestiche e non solo. Secondo lo psicologo forense Howitt (2006), il dominio è il motivo dello stalking e dell’uccisione:

Il 94% degli stalker delle donne sono uomini. Più significativamente, il 48% degli stalker erano intimi delle donne: era un marito, un partner del passato oppure qualcuno che aveva avuto una breve relazione sessuale con lei. In media lo stalking dura per circa 1,8 anni, con degli episodi continuati.

Finora, la maggior parte della ricerca non riesce (o si rifiuta) a collegare tutti i punti quando si tratta di comprendere appieno il controllo coercitivo. Non è sufficiente conoscere e nominare i comportamenti senza collegarli al tipo di persona (sia maschio che femmina) che ha maggiori probabilità di mettere in atto il gaslighting, così da minare il senso di realtà di una persona. Pensiamo un attimo al gaslighting cos’è: una forma di abuso psicologico utilizzato da tutti i narcisistici patologici per infondere nelle loro vittime un estremo senso di ansia e confusione. Vogliono che le vittime non si fidino più della propria memoria, percezione o giudizio. L’obiettivo dell’autore di questa forma di abuso è usare una miscela di paura (abuso ambientale) e tattiche di dominazione (controllo coercitivo) per ottenere potere e controllo sul bersaglio, spogliandolo dell’autostima e del libero arbitrio.

Tutti questi comportamenti sono “bandiere rosse” che indicano che un maltrattante (diagnosticato o non diagnosticato) potrebbe essere affetto da narcisismo patologico. Il pubblico in generale ha diritto a queste informazioni perché ha bisogno di sapere come identificare il tipo di relazione che avrà con un simile individuo. L’informazione potrebbe aiutare una persona a decidere di abbandonare un rapporto tossico appena si renderà conto che tutto l'”amore” del mondo non cambierà il soggetto che la maltratta.

Queste informazioni possono anche essere importanti nelle aule giudiziarie quando determinati casi vengono portati davanti a un giudice. Ai giudici potrebbe essere conferito il potere di chiedere che venga effettuata una perizia per valutare se i maltrattanti sono affetti da DNP, in particolare in caso di affido condiviso. Sfortunatamente, anche quando la relazione sembra essere finita, molti narcisisti continuano a pretendere qualcosa dai loro ex-partner, continuano ad attaccarli, minacciarli e intimidirli, cercando di sabotare la loro salute mentale.

LE LEGGI CONTRO IL CONTROLLO COERCITIVO: IL CONTROLLO COERCIVO È ORA UN REATO?

Sì, il controllo coercitivo è ora un reato in 5 paesi del mondo: Irlanda, Inghilterra, Scozia, Galles e Francia.

Sono lieta di poter affermare che il 2 gennaio 2019 la legislazione contro il controllo coercitivo come forma di violenza domestica è entrata pienamente in vigore nel diritto irlandese (sia in materia civile che penale). Il controllo coercitivo è ufficialmente un crimine contro la libertà in Irlanda. L’Irish Domestic Abuse Law segue l’approccio del Domestic Abuse Act della Scozia 2018, mentre gli altri tre paesi che hanno introdotto il nuovo Domestic Abuse Act sembrano differire in qualche modo l’uno dall’altro (ovvero Inghilterra, Galles e Francia). Prima di questa nuova legislazione in Irlanda, la violenza domestica era vista principalmente come un abuso fisico, senza riconoscere il danno provocato dall’abuso psicologico.

IN CHE MODO LA NUOVA LEGISLAZIONE SULLA VIOLENZA DOMESTICA INFLUIRÀ SULLE VITTIME?

Non posso parlare degli effetti per tutti i Paesi che hanno introdotto questa nuova legislazione per riformare la loro legge sulla violenza domestica, tuttavia, posso parlare delle modifiche apportate alla legge irlandese. Prima di questa nuova legislazione in Irlanda, la violenza domestica era stata vista principalmente come un abuso fisico: non riconosceva il danno provocato dall’abuso psicologico. Pertanto, l’abuso psicologico, frequentemente era considerato una forma di violenza di basso livello e anche se accompagnato da altre tattiche, come il controllo coercitivo, non era considerato un crimine, pertanto, come reato, non aveva valore legale.

Con il nuovo Domestic Violence Act in Irlanda, ogni vittima che vive in una relazione affettiva (ad esempio tra conviventi, fidanzati, coniugi, genitori con un bambino in comune, genitori di un figlio adulto violento e persone che risiedono con il maltrattanti in un rapporto non contrattuale) può ora chiedere il sostegno delle Corti irlandesi per proteggersi dai maltrattanti che fanno uso di controllo coercitivo. Le vittime saranno in grado di chiedere rimedi giuridici come ordini restrittivi e di allontanamento (ad es. ordini restrittivi totali, ordini restrittivi intermediari e ordini restrittivi di emergenza, che possono durare fino a 8 giorni lavorativi) ai sensi della legge sulla violenza domestica. Ciò si applica indipendentemente dal fatto che convivano o meno con il loro maltrattante. Inoltre, non è più necessario un periodo minimo di convivenza per i richiedenti conviventi.

La nuova legge significherà anche che i servizi giudiziari saranno obbligati a offrire alle vittime informazioni sui servizi di sostegno alla violenza domestica e potranno anche raccomandare programmi per i maltrattanti (ovvero terapie e consulenze). La legge consentirà inoltre alla vittima di fornire le proprie prove sia nei casi civili che penali grazie a un collegamento TV che funge da telecamera, potendo anche nominare un esperto per aiutare i tribunali a sentire il parere dei minori quando loro stessi saranno in grado di decidere di chiedere un ordine restrittivo. Questo nuovo disegno di legge apporta un importante passo avanti verso la ratifica da parte dell’Irlanda della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza domestica, nota come Convenzione di Istanbul.

COSA DICONO I PROFESSIONISTI IN PRIMA LINEA SUL CONTRASTO ALLA VIOLENZA DOMESTICA?

Riguardo a queste nuove misure, il CEO della Safe Ireland (2018), Sharon O’Halloran dichiara:

Sono rivoluzionarie ed importanti perché significa che avremo, per la prima volta, una solida base legislativa che riconosce e risponde al pernicioso modello di controllo, dominio, disuguaglianza e abuso psicologico che è davvero al centro della violenza domestica.

La direttrice della Women’s Aid (2018), Margaret Martin conferma:

È davvero importante che questo tipo di abuso sia stato riconosciuto perché quando parliamo di violenza domestica affrontiamo un modello di condotta che implica diversi comportamenti che vanno ripetuti per lungo tempo, e la maggior parte dei crimini riguarda un singolo incidente di aggressione, [come] furto con scasso, ecc.

GLI EFFETTI DELLE TATTICHE DI CONTROLLO COERCITIVE DEL NARCISISTA SULLA MENTE DELLA VITTIMA:

Le tattiche di comportamento coercitive e di controllo impiegate dal narcisista vengono eseguite per un periodo di tempo continuato, costringendo la vittima ignara ad adattarsi a una serie di piccoli passi “invisibili”. Il “timer continuo” è un fattore importante in tutto il processo di controllo mentale, poiché la tattica va eseguita in modo incrementale, senza che la persona sottoposta riesca ad accorgersene che c’è un’escalation in atto. Questi passaggi devono essere sufficientemente digeribili per far sì che il partner non capisca la natura coercitiva dei meccanismi utilizzati o, addirittura, non riesca a diventare pienamente consapevole dei cambiamenti di personalità che avvengono dentro di sé.

Sfortunatamente, poiché l’abuso è così insidioso, la maggior parte delle vittime non riesce a capire i comportamenti subdoli di gaslighting psicologico che causano loro così tanta ansia e stress. Pertanto, non riescono a mettere in piedi le difese dell’Io normalmente riservate a situazioni avverse. Ciò ha un effetto dannoso sulla loro capacità di pensiero critico e sul loro libero arbitrio. Per farla breve: viene significativamente compromessa la loro capacità di prendere decisioni di modo indipendente.

Gli effetti psicologici del gaslighting sono tali da violare i diritti umani fondamentali della vittima, mantenendola in condizioni di schiavitù psichica, in una prigione con sbarre invisibili mentre subisce attacchi di “terrorismo intimo”.

È un dovere chiedere ai governi di tutto il mondo di includere il reato di abuso ambientale e controllo coercitivo quando riformano le loro leggi sulla violenza domestica. So che alcune persone penseranno che si tratta di una sorta di utopia, ma non credo sia così. Se Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles e Francia possono spianare la strada e introdurre tale legislazione, e quindi impegnarsi a finanziare la formazione specialistica in modo che gli agenti di polizia possano individuare più facilmente i segni degli abusi domestici, allora non vedo perché altri Paesi non possano prendere la stessa direzione.

ESEMPIO DI UN CASO DI GASLIGHTING IN CUI È POSSIBILE VEDERE IN AZIONE L’ABUSO AMBIENTALE E IL CONTROLLO COERCITIVO

In un caso che è diventato uno esempio per i professionisti, Harley Smith (22 anni) è stato uno dei primi uomini condannati nel Regno Unito per fare uso del controllo coercitivo sulla sua allora compagna Chelsea Bush (19 anni). Smith vietò a Chelsea il diritto di contattare la sua famiglia; il che gli garantì un controllo significativo su di lei. Fu quindi in grado di isolarla monitorando i suoi registri telefonici per verificare con chi stava parlando, e le proibì di usare il suo telefono fuori dal loro appartamento, finendo per spezzare la sua carta SIM.

Ha aumentato le misure coercitive limitando alla ragazza l’accesso al suo stesso conto in banca, costringendola a lasciare il lavoro, non permettendole di truccarsi o vestirsi come voleva. Le ha inculcato la paura con i suoi stati d’animo imprevedibili, per esempio, sempre che lei diceva di “no”, lui scattava e prendeva a pugni le cose. Una volta che l’aveva tagliata fuori dal mondo, ha iniziato ad abusarne fisicamente. Controllava gli abiti che aveva scelto e dettava ciò che le era permesso indossare. Ad esempio, le faceva indossare un certo tipo di biancheria intima, dicendo che “voleva una donna, non una ragazza”. Anche se a Chelsea non piacevano i vestiti selezionati da Smith, obbediva per paura. Un giorno, non indossò le mutande che voleva lui e fu colpita in faccia. L’occhio le divenne nero.

Quando si indebitarono, Smith cercò di costringere Chelsea a prostituirsi. Sebbene fosse costretta a cucinare per lui ogni giorno, non le era permesso fare la spesa da sola: era prigioniera tra le sue stesse mura domestiche. Per fortuna, la nonna di Chelsea chiamò la polizia quando si accorse del livello di controllo che Smith esercitava su di lei. Soltanto con l’intervento della nonna Chelsea ebbe il coraggio di raccontare: “Sono stata con Harley per due anni, ma circa tre mesi dopo l’inizio della relazione lui iniziò a cambiare e a diventare violento nei miei confronti”.

Sfortunatamente, a Smith non è stata inflitta una pena detentiva. Gli è stata data una pena di 12 settimane (sospesa per 12 mesi dalla Corte). Dopodiché gli è stato proibito di avere contatti con Chelsea per due anni. Si è trattata di una sentenza oltraggiosa e indulgente, perché ne minimizzò la gravità del reato e finì per inviare un messaggio sbagliato a tutti gli aggressori, rompendo la fiducia delle vittime nella giustizia. Ho scoperto che generalmente la fase di idealizzazione del narcisista (la fase della luna di miele della relazione) dura circa quattro mesi prima che la maschera scivoli e la fase di svalutazione e crudeltà psicologica inizi a distruggere l’autostima della vittima.

CON LA NUOVA LEGGE SUL CONTROLLO COERCITIVO, I MALTRATTANTI POSSONO ORA ANDARE IN PRIGIONE PER COERCIZIONE?

In alcuni casi sì. Chiunque commetta il reato di controllo coercitivo e sia stato condannato in Irlanda può essere multato, ricevere una pena detentiva fino a 5 anni, o entrambi. La Scozia è ancora più severa: chi fa uso del controllo coercitivo (l’abuso psicologico in una relazione intima col fine di recare paura della violenza, grave allarme o angoscia) può essere condannato fino a 14 anni di carcere. Sembra che fattori culturali abbiano influenzato la legislazione dei 5 Paesi che hanno riformato i loro disegni di legge sulla violenza domestica per includere il controllo coercitivo, ma sospetto che fondamentalmente le leggi possono avere la stessa base a prescindere dal Paese in cui verrà scritta/applicata. Comunque sia, osserviamo nel tempo i loro effettivi risultati.

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Riferimenti:
Howitt, Dennis. (2006). Introduction to Forensic and Criminal Psychology. Pub: Pearson.
Monckton Smith, J., Szymanska, K., and Haile, S (2017). Exploring the Relationship between Stalking and Homicide.
Suzy Lamplugh Trust. http://eprints.glos.ac.uk/4553/1/NSAW%20Report%2004.17%20-%20finalsmall.pdf Retrieved 29.09.2019

2 pensieri su “Narcisismo patologico e tecniche di ‘controllo coercitivo’ nei rapporti affettivi: gli spettri della violenza invisibile

  1. Nonostante avessi con Mister X una non relazione, mi sono trovata in un’occasione di fronte ad un suo messaggio ‘controllante’.
    Alle ore 9.30 di mattina non mi ero ancora collegata su WhatsApp dalla sera prima e mi scrive: “beh? Queste ferie fuori stagione?'”. Io ho infatti l’abitudine di prima mattina durante la settimana lavorativa controllare WhatsApp ed eventuali messaggi. Quel lunedì mattina non lo avevo fatto perchè ero e a letto con la febbre. E mi arriva quel messaggio. Ho capito quindi che mi spiava sapeva tutti i miei movimenti. Come anche quando con un numero sconosciuto mi ha stalkerato su telegram.
    Ricordo che dopo i due episodi che forse saranno stati pure leggeri, ho avvertito un sensazione di paura mai provata prima d’ora.

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