I 31 sintomi del maltrattamento psicologico in uomini e donne

Autore: Alberto Rubín Martín, psicologo
Fonte: https://www.lifeder.com/maltrato-psicologico/
Trad. C. Lemes Dias
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“L’unica persona che merita un posto speciale nella tua vita è colei che non ti ha mai considerato un’alternativa tra le tante”. Shanno L. Alder.

Il maltrattamento psicologico, violenza psicologica, abuso emotivo o abuso mentale è la forma di maltrattamento secondo la quale una persona sottomette e controlla l’altra attraverso svariati comportamenti dannosi, come gli insulti, le umiliazioni, le colpevolizzazioni, le svalutazioni, le minacce, i ricatti ed altri.
Qualsiasi comportamento del maltrattante, che sia fisico o verbale, attivo o passivo e che aggredisca la stabilità emotiva della vittima di modo sistematico e reiterato nel tempo va considerato maltrattamento psicologico.
L’obiettivo di simili comportamenti è far sì che la vittima si senta svalutata, colpevole o intimidita, tutto ciò sfruttando l’affetto e l’apprezzamento che lei in generale prova per l’aggressore, che abusa della sua posizione.
Spesso sono rapporti in cui uno dei due membri è emotivamente dipendente dall’altro.
Una cosa importante da ricordare è che nonostante accada specialmente da uomini verso le donne, si osserva anche dalle donne verso gli uomini.

PRINCIPALI SINTOMI DEL MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO 

Alcuni segnali di maltrattamento psicologico domestico

Molte vittime di maltrattamento psicologico hanno pensieri come questo: “Sarà che sto esagerando e prendendo tutto fin troppo seriamente?” “Lo faccio sempre arrabbiare…”, “Se sapessi come agire questo non sarebbe avvenuto”, “Meglio non dire che… altrimenti…”.
Frequentemente le persone psicologicamente aggredite credono di aver provocato l’aggressione e che dovrebbero migliorare qualche aspetto di sé per evitare ulteriori maltrattamenti oppure che la situazione non è tanto grave quanto sembra.
Mentre molte vittime di violenza fisica giustificano in qualche modo i loro aggressori, è facile immaginare quante altre giustificano quest’altro tipo di violenza, che è molto meno evidente e più soggettivo, com’è il caso del maltrattamento psicologico.
Per questo è importante che le possibili vittime e la società nel suo insieme prendano coscienza su quali siano i comportamenti che compongono il maltrattamento psicologico per riuscire a identificare tali situazioni, prevenirle ed evitare le possibili conseguenze.

Per capire se siete vittime di maltrattamento psicologico, cercate di comprendere se avvertite che l’aggressore dimostra i segnali/sintomi che elenchiamo di seguito. Anche se è più comune da uomini verso donne, si osserva anche da donne verso uomini.

1- Controlla la tua vita: vuole sempre sapere dove sei, cosa fai e con chi stai. È come se intendesse manovrare ogni aspetto della tua vita.
2- Svaluta le tue opinioni o sentimenti: non dà alcun peso alle tue opinioni oppure considera come ti senti quando prende una decisione.
3- Afferma di trattarti così perché ti vuole bene: le persone psicologicamente maltrattanti usano questa giustificazione per manipolare la vittima.
4- Afferma che siete fortunate/i per averlo/a accanto: è un’altra forma di giustificazione. Cercano di convincere la vittima che soltanto loro sanno prendersi cura di lei. Lo fanno per prevenire l’abbandono e per continuare ad adoperare lo stesso comportamento maltrattante.
5- Non ti permette di vedere i tuoi amici o familiari:  è uno dei peggiori atti dei maltrattanti. Alcuni lo fanno per evitare che i familiari o gli amici della vittima la convincano che restare in un rapporto del genere è assolutamente controproducente per lei.
6- Ti dà indicazioni su come dovresti vestirti: alcuni maltrattanti sono gelosi e vogliono controllare anche il modo come si vestono i/le partner.
7- Controlla le chiamate e i messaggi del tuo telefono: questa è una conseguenza del controllo costante che il maltrattante ha sulla vittima.
8- Non ti sostiene né apprezza i tuoi obiettivi: di solito i maltrattanti non provano alcuna stima per le/i loro partner e tanto meno sanno essere di sostegno nel raggiungimento dei loro obiettivi.
9- Non ti permette di studiare o lavorare: frequentemente molti maltrattanti vogliono sentirsi superiori alle partner, in questo senso l’indipendenza economica della donna grazie al suo lavoro è vista come una minaccia.
10- Ti parla in malo modo, urla, fa gesti violenti, sbatte le porte, ecc.: qui parliamo di violenza verbale e, nonostante non sempre appaia insieme al maltrattamento psicologico, può capitare in concomitanza, peggiorando la situazione.
11- Controlla scrupolosamente i soldi che ricevi e le spese che fai: si tratta di una forma specifica di controllo, è un altro modo di eliminare l’indipendenza della vittima.
12- Minacce: le minacce arrivano in svariati modi, è un altro mezzo di controllo.
13- Ti dà la colpa quando le cose vanno male: poiché le persone maltrattanti non hanno alcun senso di responsabilità, danno costantemente la colpa alle vittime per le proprie disgrazie.
14- Ricatta: il ricatto emotivo è un’altra forma di controllo che può essere molto sottile.
15- Chiede scusa ma non cambia il proprio comportamento: un problema centrale nel maltrattamento psicologico è che le vittime spesso credono alle promesse di cambiamento dei partner, anche quando nulla fanno per dimostrare il contrario.
16- Hai paura del suo modo di reagire: non comunicare con il partner per paura che la sua reazione diventi violenta è realmente preoccupante. Le reazioni violente possono essere un’altra forma di controllo della vittima.
I maltrattanti cercano di farvi comprendere che se avete un comportamento diverso dallo aspettato potranno reagire di forma negativa e sgradevole.
17- Hai perso l’interesse per la vita: in una situazione di maltrattamento psicologico è normale che lo stato d’animo subisca una battuta d’arresto: la vittima perde l’interesse per cose che prima la interessavano.
18- Non avete voglia di tornare a casa: le vittime di maltrattamento possono sentire costantemente il desiderio di uscire per non fare più ritorno, tuttavia restano per mancanza di alternative o perché hanno figli in comune.
19- Ansia: l’ansia è un sintomo comune nelle vittime. Si sovraccaricano a causa della situazione di violenza che vivono dentro casa.
20- Problemi a dormire: come conseguenza dell’ansia. Per dormire è necessario essere rilassati e cercare di evitare le preoccupazioni.
21- Bassa autostima: non dare valore a se stessi è un punto in comune tra le persone maltrattate: passano a credere che se un’unica persona non le valorizza, allora non hanno valore per nessun’altra.
22- Critiche costanti: le critiche sono buone quando costruttive, tuttavia, quelle dei maltrattanti spesso sono dannose, distruttive e vanno sul personale.
23- Colpevolizzare: è uno dei peggiori sentimenti da affrontare per le vittime, soprattutto quando non comprendono che i maltrattanti cercano di manipolarle in questo modo.
24- Minacce di suicidio: abbiamo commentato prima sulle minacce, tuttavia questa merita un topico a parte. I maltrattanti possono minacciare di suicidarsi e in alcuni casi possono dare un seguito a questa minaccia. Non dovete comunque accettare alcun tipo di maltrattamento, per questo è importante chiedere un aiuto professionale privatamente o chiamare in causa i servizi sociali. (N.d.t: gli psicopatici o narcisisti perversi difficilmente danno seguito alle loro minacce, preferiscono porre fine alla vita della vittima pianificando tutto nei dettagli per cercare di sfuggire alla legge.)
25- Gelosia esagerata: i maltrattanti, essendo controllanti, di solito sono gelosi anche senza motivo. (N.d.t.: nel caso degli n.p. o psicopatici non si tratta di gelosia per come la concepiamo, ma unicamente controllo degli “oggetti”.)
26- Comportamento sessualizzato con gli altri: alcuni maltrattanti possono avere un comportamento sessualmente provocante con le persone del sesso opposto. (N.d.t.: nel caso degli n.p. o psicopatici il comportamento sessualizzato è rivolto a tutti, ricordatevi che hanno una sessualità IMPERSONALE, cioè, l’obiettivo è il piacere a prescindere dal sesso, dall’età o da qualsiasi altra condizione proibitiva possa avere l’eventuale preda.)
27- Rifiutare la comunicazione: per evitare di cambiare la situazione e continuare a seguire controllando la vittima, i maltrattanti possono rifiutarsi nettamente di affrontare i problemi.
28- Usano il sarcasmo: il sarcasmo può essere dannoso se va diretto a persone intime. È un’arma che nel maltrattamento psicologico spesso viene usata: dire qualcosa che contraddice la realtà.
29- Non sanno prendersi in giro né tollerano che altri lo facciano: la maggior parte dei maltrattanti ha poca stima di sé e trovano offensivo prendersi in giro o essere presi in giro dagli altri.
30- Ti dà dei nomignoli o soprannomi offensivi: i nomignoli possono essere graziosi o affettuosi, tuttavia altri possono essere offensivi al punto di maltrattare psicologicamente la vittima.
31- Condivide informazioni su di te con altre persone: non rispetta la tua privacy e racconta particolari intimi della coppia persino a persone conosciute da poco.

Alcuni numeri preoccupanti

Diversi studi indicano che il maltrattamento psicologico è la forma più frequente di violenza domestica, e può precedere oppure accompagnare la violenza domestica fisica.
La violenza emotiva è un problema grave perché affetta, ad esempio, il 40% delle donne in Messico, secondo l’informativa della Commissione Economica per l’America Latina e il Caraibi.
Negli altri paesi latinoamericani, come la Colombia o il Perù, ad esempio, le stime affermano che la violenza emotiva è presente nel 60% delle famiglie.
Altri dati che preoccupano riguardano la tolleranza verso il maltrattamento psicologico, ritenuti in molti casi “normali” comportamenti secondo l’opinione degli intervistati.
Por esempio, sulla base di una ricerca condotta dall’Universidad Autónoma de Madrid, il 92% degli spagnoli considera intollerabile la violenza di genere nella coppia, tuttavia il 36% fa riferimento unicamente alla violenza fisica o sessuale, mostrandosi più tolleranti con i comportamenti psicologicamente maltrattanti, come il controllo degli orari o il modo di vestire, la gelosia esagerata o la svalutazione permanente di un partner.
Né tutti riconoscono che le forme di maltrattamento più sottili sono una forma di violenza, per questo motivo i casi di maltrattamento psicologico sono in aumento anche nei Paesi molto sviluppati.
La forma di maltrattamento meno identificata come tale è la c.d. “violenza di controllo”. Si riferisce al controllo degli orari, al modo di vestire, alle amicizie, ecc. che viene tollerata dal 29% delle donne e dal 32% degli uomini in Spagna.
Al secondo posto troviamo la svalutazione, considerata come una condotta tollerabile da approssimativamente il 9% della popolazione spagnola, e al terzo posto, le minacce verbali, con un 6,5% di tolleranza.
Questa limitata percezione degli atti che costituiscono il maltrattamento psicologico potrebbe spiegare perché soltanto il 22% delle donne in Spagna riconosce di aver sofferto questo tipo di violenza, mentre in altri paesi come la Finlandia, Danimarca o Svezia questo percentuale sale al 50%.
È fondamentale riuscire a identificare una situazione di maltrattamento psicologico per poterlo affrontare ed evitare le sue nefaste conseguenze.
Non abbiate paura di allontanarvi dal vostro aggressore per cercare appoggio negli amici, nei familiari o nei professionisti della salute. Nella maggior parte dei casi è questa l’unica via di uscita.

Tipi di maltrattamento psicologico

Ci sono diversi tipi di maltrattamento emotivo e psicologico, ecco alcuni di loro:

a)Maltrattamento strutturale
L’aggressore esercita un certo potere sulla vittima sulla base di una presunta disuguaglianza in cui si crede superiore.
Impiega frasi che svalutano la vittima, prende decisioni senza consultarla, ricorda ogni suo errore, afferma di riuscire a fare le cose meglio di lei, fa affermazioni del tipo “è così perché dico io”, non s’impegna a fare niente per la vittima, la costringe ad avere rapporti sessuali, mostrandosi arrabbiato quando lei si rifiuta.
b)Rifiuto
Accade quando si maltratta negando l’esistenza o il valore della vittima, facendola sentirsi inferiore e svalutando i suoi pensieri e sentimenti.
c)Degradazione
L’aggressore deride la vittima appioppandole nomignoli, scimmiottandola o usando espressioni aggressive. Così facendo riesce a sminuire la dignità dell’altro, intaccando negativamente il senso di identità della vittima.
Grida, usa parole oscene, mette in atto umiliazioni pubbliche e utilizza aggettivi squalificanti, ecco alcune delle manifestazioni di questo tipo di maltrattamento.
d)Maltrattamento economico o finanziario
Chi maltratta controlla di modo eccessivo le risorse economiche della vittima. Sorveglia le sue entrate, chiede conto delle spese minime ed insignificanti, non permette all’altro di lavorare, lo costringe a chiedere prestiti, non le permette di toccare i soldi, ecc.
e)Maltrattamento spirituale
Derisione della fede della vittima.
Molte volte l’aggressore obbliga la vittima ad accettare le sue credenze come proprie, impedendola di agire conforme ai suoi ideali.
f)Maltrattamento sociale
Accade quando l’aggressore impedisce alla vittima il contatto con gli amici e parenti, non le permette di partecipare alle attività sociali, controlla i messaggi e le chiamate dal suo telefonino, sorveglia le conversazioni, ecc.

Le conseguenze del maltrattamento psicologico

Se siete vittime di maltrattamento psicologico dovete sapere che potete affrontare conseguenze molto negative nella vostra vita.
In primo luogo, dal punto di vista psicologico, il maltrattamento può provocare l’abbassamento della vostra autostima. Alcune ricerche sono arrivate alla conclusione che avere una bassa autostima è anche un fattore di rischio per diventare vittima di maltrattamento psicologico e, pertanto, si tratta di un elemento che può essere presente prima ancora che la persona cada in situazioni di violenza.
Anche l’ansia, lo stress cronico, i sensi di colpa e l’impotenza sono sintomi frequenti osservati in questo tipo di maltrattamento.
D’altronde, gli studi dimostrano che la vittima di maltrattamento emotivo diventa maggiormente esposta allo sviluppo di determinate forme di dipendenza, come dall’alcol, dagli psicofarmaci o dalle droghe.
Questa situazione di violenza può anche recare conseguenze fisiche, come l’alterazione dell’appetito, del sonno, emicranie e problemi digestivi, tra altre somatizzazioni.
Dal punto di vista sociale, il maltrattamento psicologico può causare isolamento sociale; la vittima si sente diversa, di modo che si allontana ogni volta di più dagli amici e dalla famiglia.
Sono evidenziate anche difficoltà nel rendimento lavorativo e scolastico.
Profilo del maltrattante
Chi maltratta psicologicamente un’altra persona solitamente presenta le seguenti caratteristiche:
• Insicurezza (non è il caso degli psicopatici o narcisisti perversi, n.d.t);
• Scarsa capacità di controllare le emozioni;
• Scarsa empatia;
• Basso livello di autostima, che pretende aumentare aggredendo e degradando un’altra persona (gli psicopatici hanno un’elevata stima di sé, aggrediscono e degradano le persone per il potere/piacere che ricavano nel farlo, n.d.t.);
• Poca tolleranza alla frustrazione;
• Amano il controllo:
• Generalmente si mostrano gentili e incantevoli con gli altri, tranne che con la vittima;
• Cambiano velocemente gli stati d’animo, irritabilità.

Se vi sentiti identificati con alcuni o diversi delle situazioni descritte anteriormente, se credete che il profilo del vostro aggressore o i suoi comportamenti coincidono con il maltrattamento psicologico, la cosa peggiore che potete fare per voi stessi è incrociare le braccia.
Cosa fare quando siete vittime di maltrattamento psicologico
Non aspettate che la situazione in cui vi trovate si risolva da sola: l’aggressore non cambia.
Dopodiché, se realmente vi volesse bene, non sarebbe sistematicamente aggressivo in nessun modo con voi.
• In un rapporto sano vostro partner non cerca di distruggervi, ma vi offre una visione critica nell’intento di aiutarvi;
• Non vi giudica, ma dà la sua opinione su ciò che dite voi;
• Non vi obbliga a fare o smettere di fare qualcosa, né si arrabbia quando non riuscite a realizzare i suoi desideri;
• Non vi punisce con l’indifferenza, non urla o fa gesti violenti quando qualcosa non gli piace.

Chi vi vuole bene non è una persona perfetta, però non cerca di controllarvi né dominarvi o sminuirvi avvalendosi dei comportamenti che abbiamo elencato.
Per riuscire ad agire e cambiare la vostra situazione bisogna comprendere cos’è il maltrattamento psicologico. Una volta identificato il quadro, però, è necessario allontanarvi dal vostro aggressore.
Lui/lei non cambierà mai, nonostante vi dica il contrario nell’esatto momento in cui decidete di allontanarvi. Non crediate a nulla di ciò che vi dice, perché i cambiamenti sono rari in questi casi. Potrebbero comportarsi meglio per qualche giorno, tuttavia, dopo un po’, tornano ad agire di modo aggressivo.
Voi non siete accanto a loro per educarli, ecco perché dovete andarvene. Non è facile, però potete seguire alcune indicazioni per sentirvi meglio:

• Cercate la vicinanza della vostra famiglia e degli amici più intimi. Potete restare sorpresi dell’appoggio e del sostegno che sono capaci di darvi. (N.d.t: nel caso degli psicopatici e dei n.p, molte vittime di maltrattamento psicologico possono andare a sbattere contro un muro di gomma, poiché la capacità di questi soggetti di formare una Corte di adoratori include anche e soprattutto sedurre ogni membro della famiglia della vittima per isolarla ancor di più. Meglio rinforzare la propria autostima e la sicurezza interna, senza nutrire grosse attese verso gli altri!)
• Cercate di non sentirvi colpevoli né porvi troppe domande sulla vostra decisione di allontanarvi da chi vi aggredisce. È probabile che avete commesso degli errori, tuttavia, sono errori che non giustificano una vita vissuta all’insegna della violenza;
• Non mantenete il contatto con chi vi ha maltrattato. In questi momenti siete vulnerabili dal punto di vista emotivo, e dovete evitare l’influenza negativa del maltrattante su di voi;
• Non cercate di alleggerire la vostra tristezza o dolore usando droghe, abusando dell’alcol o delle medicine. Se vi sentiti depressi chiedete consigli medici, cercate un terapeuta o entrambe le cose.

Se credete di correre un pericolo reale, è imprescindibile denunciare la situazione alle autorità competenti perché prendano le misure adatte a tutelare la tua sicurezza.

Come prevenire il maltrattamento psicologico

In primo luogo, prima di parlare su come prevenire le situazioni di maltrattamento psicologico è necessario che la vittima comprenda che non è colpa sua.
L’unico colpevole è l’aggressore. La vittima non può colpevolizzarsi per non essere riuscita ad evitare l’abuso.
È importante che non solo le vittime, ma l’intera società abbia ben chiaro questo concetto, poiché l’unico modo di prevenire il maltrattamento emotivo è rendere l’intera società informata su quali sono le situazioni inaccettabili.
Può accadere che alcune vittime di maltrattamento psicologico non sappiano di esserlo, perché pensano che in qualche modo siano comportamenti comprensibili, tollerabili e che l’aggressore “ha soltanto un pessimo carattere, ma in fondo è un buono” o perché semplicemente credono di essere davvero colpevoli delle reazioni violente degli altri.
Quando si rendono conto di subire un maltrattamento, la sicurezza che le vittime prima avevano in loro stesse può essere già compromessa, essendo più difficile per loro allontanarsi dalla situazione.
Per prevenire il maltrattamento è importante imparare a conoscere i diritti personali e farli rispettare senza violare i diritti degli altri.
Tutto ciò, insieme a uno stile di comunicazione assertiva (n.d.t, che evidentemente non funziona con gli psicopatici e n.p.) sono concetti che devono essere presenti nell’educazione dei figli per evitare che cadano vittima di maltrattamento nel futuro.

Cosa dicono gli esperti sul maltrattamento psicologico

“Le cicatrici della crudeltà psicologica possono essere tanto profonde e durevoli come i segni dei pugni o degli schiaffi, anche se non sono ovvie. Di fatto, anche secondo le parole delle donne che hanno subìto la violenza fisica di un compagno, buona parte di loro afferma che l’abuso emotivo dell’uomo provoca danni ancora maggiori”.- Lundy Bancroft,

“L’unica persona che merita un posto speciale nella tua vita è colei che non ti ha mai considerato un’alternativa tra le tante”. Shanno L. Alder.

“Gli abusatori sentono un sussulto di potere quando scoprono una fragilità. La sfruttano e la usano per ottenere ancora più potere”. Christina Enevoldsen.

“Negare i sentimenti o l’esperienza di una persona è negare la sua realtà”. Danu Morrigan

“Non sono gli ematomi nel corpo a fare più male. Sono le cicatrici nel cuore ne nella mente.” Aisha Mirza.

24 pensieri su “I 31 sintomi del maltrattamento psicologico in uomini e donne

  1. Vorrei davvero capire como si sopravvive a tutto questo dolore quando questi mostri li hai in casa ovvero sia quando sono componenti familiari. Non si tratta solo del non essere creduti da chi crede che stai “solo esagerando” o peggio ancora che “non sai vedere il buono negli altri”, si tratta anche di sentirsi come un randagio in cerca di riparo. Oltre al danno la beffa. Un delirio di dolore soprattutto quando nella tua vita non hai né una cerchia di amici né un compagno con cui provare a crearti una tua famiglia. Sono esperienz che cambiano nel profondo, togliendoti in primis, la fiducia nell’umanitá e mettendoti in un continuo stato di allarme che inevitabilmente non favorisce le relazioni sociali.

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    1. Carissima Valeria, ecco perché bisogna investire tantissimo nella nostra autostima e circondarci di persone esterne alla famiglia che sappiano ascoltare ed essere gentili. La fiducia in noi stessi non cade dal cielo quando provenivano da una famiglia disfunzionale, quindi bisogna rimboccarsi le maniche e andare a cercarla dentro di noi con il dovuto sostegno terapeutico, se avvertiamo il bisogno. Un abbraccio!

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  2. Scrivevo a proposito del fatto che questo articolo mi ha purtroppo destabilizzata molto.Non è affatto un’accusa.Anzi…avevo urgenza di chiedere chiarimenti.Per me è molto importante.
    Sono appena stata mollata 3 mesi fa da un ragazzo che era molto probabilmente(ma ora non so più distinguere il vero dal falso)un narcisista patologico.Da allora ho smesso di studiare,ho perso esami su esami,salute,sonno…certo…anche quando ero con lui dopo i primi mesi di idillio in cui mi faceva sentire una regina…piano piano ho sentito la mia autostima distruggersi…Purtroppo ora sono arrivata ad un punto in cui non riesco a fidarmi della mia capacità di giudizio nemmeno su cose basilari.Mi sento in colpa…..ho letto con speranza questo articolo per poter chiarire le mie idee…e con orrore ho scoperto che sembro io la manipolatrice…perchè ad esempio dopo il primo periodo in cui ero fiduciosa in cui mi fidavo di lui in cui ero felice…ho incominciato piano piano a diventare sempre più sospettosa…perchè mi sentivo come in pericolo…non riuscivo a capire perchè provassi gelosia..quando gliene parlavo mi dicevo che ero un’esagerata una paranoica….non lo spiavo..anzi gli chiedevo se mai..”tesoro mi potresti fare leggere il cellulare”.giusto per…tranquillizzarmi un attimo senza però spiarlo di nascosto..però come scrive lei…è un comportamento da abusante…controllare il cellulare…poi lo stesso con i soldi…lui diceva di non poter venire a trovarmi a casa mia perchè non aveva 20 euro..un giorno mi disse che aveva trovato un lavoretto per poter spendere soldi per me…cos’ non mi sarei più lamentata…e che era la dimostrazione che si sacrificava per me…però poi i 200 euro mensili incredibilmente sparivano…e non aveva nemmeno 3 euro per accompagnarmi alla metropolitana quando partivo…al che gli chiesi…come mai..visto che mi diceva che aveva fatto il lavoro per me facendomelo pesare…come mai non aveva nemmeno 3 euro..per me…però come lei ha scritto chiedere conto dei soldi..è comportamento da abusante…e poi la minaccia di suicidio…io non lo minacciavo di suicidio…semplicemente al culmine di litigi estenuanti con continue proiezioni inverse frasi non senso sviamenti negazioni scatti di ira…gli dicevo che mi sentivo come…che desideravo farla finita perchè non potevo più sentirmi così schifosa e impotente…a quel punto lui mi rispondeva che si sarebbe ucciso lui…come se facesse un giochino “specchio riflesso”..se avevo un attacco di panico mentre litigavamo…dopo 10 minuti lui aveva un attacco di panico…se dicevo una frase…dopo 1 ora lui la diceva a me….però anche minacciare il suicidio è da abusante..quindi io…..come pensavo…sono io la cattiva…solo che sentire questo dolore immenso….mi sento smembrata e sapere di …essermelo meritato perchè ero io la cattiva…ero io la manipolatrice come mi diceva…che gli ho rovinato la giovinezza che …gli ho tolto la personalità e reso apatico….cioè io…mi meritavo questo….perchè ero io la manipolatrice allora…..aiuto…

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    1. Cara Eleonora, premesso che i comportamenti ambigui del partner possono indurti a diventare un investigatore privato e che la tua richiesta per quanto riguarda i soldi, nel tuo specifico caso era legittima, visto che si trattava dei pochi spiccioli che servivano per venire a trovarti (non trascurando il fatto che lui affermava di lavorare e di sacrificarsi PER TE!). Il controllo dei soldi di cui si riferisce l’articolo va molto oltre una lite tra fidanzati molto giovani per mancanza di 3 euro per il biglietto della metro, quindi non confondere con il controllo economico stretto, reiterato e vessatorio di un partner sull’altro.

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    2. Cara Eleonora, se si trattava di un rapporto che ha minato totalmente la fiducia in te stessa al punto di farti praticamente mollare l’Università, non credo sia stato l’articolo a destabilizzarti, ma la dinamica di coppia assolutamente tossica raccontata nei tuoi commenti in cui le minacce e i ricatti pare avevano preso il sopravvento. Sei giovanissima e mi chiedo, visto lo stato psicologico in cui ti trovi, dove sono i tuoi genitori. Sono al corrente della tua sofferenza, oppure come tanti ragazzi hai tenuto segreto il tuo immenso dolore per paura di essere giudicata da loro? Il rapporto che ci racconti è finito da 3 mesi, quindi sei nel pieno della dissonanza cognitiva, un periodo in cui non sappiamo distinguere bene il nostro ruolo e la nostra responsabilità nel rapporto e nemmeno quella dell’altro. Quindi, ti pregherei di cercare assolutamente un aiuto esterno, che non può essere la prima persona che trovi. La terapia è consigliabile soprattutto quando la nostra vita è bloccata dai sentimenti contraddittori che ci impediscono di andare avanti. Non isolarti. Se non hai nessuno con cui parlare scrivere qui potrebbe aiutarti, tuttavia, ricordati di cercare un aiuto concreto e non solo virtuale. Un abbraccio e dacci notizie!!!

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      1. La ringrazio molto.Le chiedo scusa se sono stata precipitosa.Ero in uno stato di forte sofferenza.Temo così tanto di avergli fatto del male,mi sento così tanto in colpa che penso forse di avere cercato in questo articolo le prove della mia colpevolezza.Per potermi dire “ecco,per sino una persona che stimo tanto(ovvero Lei,la seguo da un pò)mi conferma che sono io la cattiva”.Ho bisogno di trovare un senso a quello che è accaduto.Capire perchè nonostante sia stata così fedele,così leale e abbia sacrificato moltissimo per lui,perchè mi ha voluto scartare così.E quindi per me l’unica cosa logica è che io gli abbia fatto del male come mi ha detto lui.Lui mi ha detto che mi mollava perchè gli ho rovinato la vita,gli ho fatto tremendamente del male.Però…è tutto così confuso…perchè io stavo attenta ai minimi particolari per farlo stare il più bene possibile e non riesco a capire come gli ho rovinato la vita.Questo non fa altro che aumentare un senso di colpa a cui però non riesco a dare un seguito logico.Credo di aver voluto cercare prove logiche per supportare il senso di colpa.
        I miei genitori sanno tutto,purtroppo però non vivo con loro.
        Per quanto riguarda l’aiuto terapeutico.Ho sentito più figure professionali.C’era chi mi diceva che la colpa era mia,che un ragazzo è normale che ti dica “maledetta ti ammazzo”se è arrabbiato,c’era chi mi diceva che dovevo fare un percorso in famiglia per il rapporto con la madre(narcisista)e che il ragazzo c’entrava poco(il rapporto con la madre avrà influito sul livello di tolleranza nei confronti dei soprusi narcisistici,ma non puoi concentrarti solo su quello negando che il problema che ha scatenato la crisi è quello con il compagno)..A questo si aggiunge che a quanto mi ha detto..gli ultimi giorni prima di mollarmi è andato da una giovane psicologa che gli ha fatto capire che lui non era vero che aveva problemi e che era meglio se mi mollava(naturalmente può essere una bugia,ma per esperienza personale so che la maggiorparte delle figure professionali non sanno nulla di narcisismo e sono i primi a farsi ingannare e i primi a dare la colpa alla vittima)
        Quando una vittima chiede aiuto chiede che il carnefice venga quantomeno identificato,non giustificato.C’è il bisogno di una chiara condanna senza la quale la vittima non può trovare una vera pace.Al di là di ogni altra cosa,la giustizia a mio parere è ciò che può dare un reale sollievo.Mentre queste persone possono uccidere ricevendo applausi.Non c’è una chiara condanna come avviene di fronte ad una coltellata o un pugno(che a questo punto avrei preferito(nonostante io non sia affatto masochista) per poter mostrare a me stessa e agli altri che non sono pazza a sentire questo smembramento interiore).Di fronte a tutto questo il potenziamento del senso di colpa è inevitabile. Perchè tutta la realtà circostante premia il carnefice e affossa la vittima talmente tanto che viene da chiedersi se forse i ruoli non sono invertiti.
        La ringrazio per il suo lavoro.Se non ci fosse Lei e persone come Lei sarebbe tutto ancora più difficile.

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  3. cara omonima,
    prima di tutto coraggio! Immagino che anche lui fosse molto giovane, che non abbiate molta esperienza sentimentale. Forse mi sbaglio ma da quello che scrivi il vostro rapporto appare abusivo, violento, come se l’interazione reciproca tirasse fuori i lati più oscuri di entrambi. A volte certe caratteristiche innescano in noi certi tipi di reazioni e bisogna evitare un certo tipo di persone, che tirano fuori il peggio di noi. Io ad esempio ho avuto un padre feroce da cui ho dovuto difendere me stessa, mia madre e mia sorella quindi ho frequentato solo ragazzi dolci perché mi sono accorta già dalle prime esperienze che appena un ragazzo, magari innamorato, buono e generoso, aveva un attimo di aggressività io diventavo violenta o cercavo di aizzarlo ancora di più e innescavo una relazione esplosiva come quella vissuta in casa. Ci ho lavorato, sto migliorando e ti scrivo perché a leggerti ho pensato che foste due persone fragili, ferite, che avevano innescato un rapporto mortifero. Ora, se per la delusione, la rabbia e il senso di colpa hai lasciato tutto vuol dire che quella relazione ha riaperto ferite antiche e devi proprio farti aiutare e EVITARLO, non perché tu o lui siate cattivi ma perché vi fate del male a vicenda. Per quanto riguarda le psicologhe, non hanno la sfera di cristallo quindi possono mettere un po’ di tempo a capire chi hanno davanti, specie se la persona stessa é confusa. Io diffiderei di una psicologa che da subito capisce tutto sentendo una sola campana. Inoltre se vuole aiutare un paziente deve accoglierlo e rassicurarlo, se lo fa sentire l’accusato prima che si crei una relazione di stima o fiducia quello scappa. Esistono anche pessimi psi ma spero che il tuo ex non sia incappato in uno di quelli. Ti parlo così’ non per giustificarlo ma per dirti non é né tuo marito né il padre dei tuoi figli, quindi non perdere troppo tempo a cercare colpe e responsabilità, cancellalo al più presto e occupati di te. Se aveste entrambi trenta o quarant’anni non scriverei le stesse cose. Un carissimo saluto a te e a Claudileia che é il nostro angelo custode.

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    1. Cara Eleonora,
      A dire il vero …io con lui sono stata il massimo fedele,il massimo leale,sempre onesta.Lui mi mentiva continuamente,flirtava con altre,faceva leva sempre sui sensi di colpa,ogni qualvolta avevo esami qualche giorno prima mi massacrava di parole taglienti e io perdevo e perdevo tempo per i miei studi mentre lui andava sempre meglio con la carriera.Ogni volta che piangevo perchè mi sentivo ferita mi diceva che ero io esagerata.Non metteva nemmeno in dubbio per un secondo che i miei sentimenti fossero legittimi.Io sono devastata distrutta.Lui ha scelto di lasciarmi nonostante lo pregassi di non farlo.Mi ha lasciato dicendo che ero una disfunzionale di me**a mentre ero a terra che piangevo e avevo conati di vomito…quando ho cercato di contattarlo per cercare di farlo ragionare mi ha sempre risposto in modo più che violento dicendo che non si rimetterebbe con me nemmeno nelle prossime vite,che gli ho rovinato la giovinezza(quando io stavo sempre chiusa in casa mentre lui era sempre fuori),che io ho sbagliato tutto mentre lui quasi niente.Ogni volta che cercavo un confronto maturo lui rendeva tutto una guerra nucleare,ribaltando tutto,proiezione inversa costante,fino a che non si finiva di parlare di tutt’altro.diceva che la colpa non era MAI sua e che stavo male la colpa era mia.Ora….come ultima cosa mi disse che se proprio lui aveva sbagliato quacosa…se proprio lui aveva abusato di me,…sicuramente anch’io avevo abusato di lui.E’ un pò quello che lei mi sta dicendo?Anche io abusavo di lui?.Io sono così severa con me stessa fin da piccola,cerco di essere impeccabile perchè non posso sopportare di fare del male agli altri.Preferisco subire mille volte che recare del danno a qualcuno.Il dubbio che anch’io abbia potuto abusare di lui non mi fa dormire non mi fa mangiare e mi blocca la vita….Lui procede tranquillamente spedito in tutte le sue cose.Davvero lei pensa che anche io abbia abusato di lui?
      E mi creda…l’età forse in questo caso non conta.Ho 24 anni ma ne ho passate tante nella mia vita.E per di più io volevo sposare questa persona…dopo tutte le promesse che mi aveva fatto,fino all’ultimo.E non come dicono tanti ragazzini…io quando mi dono ad una persona lo faccio profondamente con la massima serietà prendendomi tutta la responsabilità delle azioni e difficoltà cercando di non ferire minimamente nemmeno nel più piccolo dettaglio il mio compagno.

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      1. Capisce che è proprio questo che mi blocca.E’ come se lui mi avesse uccisa…talvolta mi sento morta…cammino,mi cucino il pranzo,mi pettino i capelli…ma intanto mi sento …come se non fossi più viva.Sapere che ….in qualche modo posso averlo provocato ed indotto ad “uccidermi” facendo qualcosa di scorretto….si rende conto che è questo che non mi fa andare avanti.Quindi le chiedo se veramente pensa che io abbia fatto del male a lui e che lui sia fragile e non un narcisista patologico senza pietà.

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      2. Cara Eleonora, credo che la tua omonima abbia voluto dire che siete molto giovani e che SEPARATAMENTE, visto il livello molto basso di rispetto che caratterizzava il vostro rapporto, tu sei in grado di correre ai ripari per risanare i danni psicologici che hai subìto a causa del pessimo comportamento del tuo ex; e lui SE E’ GIOVANE e LO VORRA’ potrebbe cercare un aiuto psicologico per comprendere bene se è affetto da qualche disturbo (visto il modo come ti ha trattato!) oppure ha agito così per immaturità. Credimi, l’età anagrafica conta in questi casi. Il disturbo narcisistico della personalità POTREBBE essere attenuato (non guarito!) se la diagnosi avviene in età giovanile E SE la persona AMMETTE di avere bisogno di aiuto. Ora, non mi sembra il caso del tuo ex psicologicamente maltrattante, quindi, mettiti l’anima in pace che la “cattiva” non sei tu. Ho l’impressione, dai tuoi commenti, che VORRESTI PER FORZA trovare qualcosa che non va in te, qualcosa che tu abbia fatto per allontanarlo altrimenti non avresti così tanti dubbi. Si tratta di una normale sensazione quando tuttora idealizziamo l’ex maltrattante. Credo che la tua insicurezza derivi del momento in cui stai vivendo: vi siete lasciati da soli 4 mesi e la dissonanza cognitiva la fa da padrona, di modo che NON SAI SE SEI STATA LA VITTIMA O LA CARNEFICE. Guarda i fatti, prima di pensare ai rispettivi ruoli. Tu tratteresti una persona nel modo in cui lui ti ha trattato? E’ lui la persona che soffre e scrive su questo blog cercando un aiuto per capirsi e capire, o SEI TU? Il punto è: hai cercato un aiuto terapeutico per liberarti dall’angoscia e sbloccare la tua vita? Hai i tuoi studi, la tua famiglia e una vita INTERA davanti. Hai un modo pieno di possibilità oltre la tua stanza. Lui non ti ha uccisa, anche se ti ha ferito tantissimo. Dati un tempo per soffrire con l’aiuto necessario per debellare questo dolore e poi, mi raccomando, quando ti sentirai più forte NON TORNARE SUI TUOI PASSI.

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  4. Sono un ragazzo extracomuntario. Sono nato e cresciuto in un posto dove bombe, guerra, missili, droghe, armi erano all’ordine del giorno. Quando a sette anni senti quel rumore, l’allarme e poi il boom. Esci da casa e senti l’odore… A nove anni vieni stuprato da un tuo vicino di casa.
    Ci sono certe situazioni che ti fanno ” crescere in fretta” ti fanno diventare uomo quando vedi, vivi e fai “cose da grandi”. Allo stesso tempo certe cose ti fanno diventare migliore… e dici a te stesso ” voglio salvare vite, voglio fare il medico. Non può esistere tutto questo male nel mondo. Non è giusto!”
    A 21 anni arrivo in Italia. Tra mille difficoltà entro in Medicina. Vado avanti… rimango in dietro. Lascio per due anni ( ero al quarto anno e un professore non faceva mai passare un esame) depressione, anoressia, da 132 kg arrivo a 67kg, mi vergogno di farmi vedere dalla mia famiglia ( tre anni non li ho visti), la mia fidanzata mi lascia in mezzo al casino… se ne va a letto con Gente di un’altra etnia con la quale non vado tanto d accordo per i motivi sopracitati e me lo fa sapere.. due anni di inferno.
    Mi sgancio da questa situazione. Lavoro. Mi riprendo. Torno all’università. 1,2, 3, 4 esami tutti 28 e 30.
    Studiando in biblioteca incontro lei. La mia futura pena.
    Bella, attraente, studiosa… sguardi. Passa l’estate. Settembre, la mensa universitaria, sguardi. Poi ottobre si volta e saluta. Chiede di me su facebook ( che non ho perché l’altra mi faceva esasperare e l’ho chiuso), me lo dicono gli amici… ci conosciamo, amore meraviglioso. Due anni e mezzo d’amore è gioia mai vissuti prima.
    Mi laureo. Non mi sento in gamba. Voglio tornare a casa per fare un tirocinio pagato per un anno che mi renderà un medico bravo… e lei mi asseconda. Esame, lo passo. Torno da lei e le dico che dovrei fare il tirocinio ( terminarlo entro massimo due anni dall’esame) piange… mi dice ” ti lascio”, piango. Rimaniamo insieme e le prometto che ci vedremo presto. Passano due mesi e anche lei ( alla quale ho raccontato tutta la mia vita dai missili, allo stupro solo lei me sapeva qualcosa, alla storia con l’altra e alla gente con la quale è stata) mi lascia e si mette con uno di loro, di etnia diversa. Del resto ha sempre detto che lo odia…. perché “approfitta delle brave ragazze e le fa ubriacare” e lei “odia le ragazze schifose che si ubriacano e si fanno comprare dagli uomini”.
    È stata un’estate difficile. Era capace di chiamarmi di notte per dirmi ” uomini che mi sanno sbatterr per bene contro il muro” di dirmi che non sono “uomo vero”… si laurea… loro c’erano alla sua laurea e io no. Le ho chiesto il permesso di assistere alla sua laurea, ero pronto a fare il biglietto aereo per due giorni… me l’ha negato. Ha rifiutato il regalo che l’ho fatto con quasi tutto il mio primo stipendio e l’ho mandato tramite amici.
    Settembre… passata la sua estate in discoteca… tregua! Biglietto andata e ritorno cosato 1200 euro per stare da lei 36 ore. Ci abbracciamo. Siamo d’accordo che il passato è passato… le sue lacrime di coccodrillo.
    Inizia la mia passione.
    Per 10 mesi ogni mese lei viene a casa mia oppure io vado da lei… circa 3 settimane. Biglietti fatti da me, alberghi, viaggi… ogni volta mi vuole lasciare, siamo insieme e lei si mette con i tanti suoi “amici” su facebook.. lo scopro dopo mesi quando sotto la sua insistenza faccio Facebook per “condividere i nostri momenti magici sui social”… le chiedo di cancellare queste persone… perché eravamo d’accordo che il passato è passato oppure mi sbaglio? Poi da una persona gelosa non ti aspetti certi comportamenti!. Dopo 7 mesi insieme vengo a sapere da lei che con tutte le persone cin cui è stata ha avuto rapporti non protetti… diverse (tante) persone in 4 mesi… e essendo medico capisco il rischio e le chiedo di fare i test… vengo accusato di pensare che lei sia ” poco di buono” mentre io volevo solo fare qualcosa per salvaguardare la nostra salute. Nello stesso periodo mi fa vedere le foto della sua laurea dove erano presenti i suoi “amici” dell’estate… facendo nomi e presentando la gente nelle foto… Passano mesi in cui non vede l’ora di vederci ma ogni volta ( ogni viaggio suo io spendo quasi 2 mila euro) e ogni volta mi vuole lasciare…
    Passa l’anno torno da lei. Dopo una settimana a casa sua mi butta le valigie ( perché mi lamento che ho paura di non trovare lavoro come medico) e mi caccia da casa dei suoi genitori… loro impediscono tutto. Rimango faccio l’interprete… due mesi in cui vengo minacciato di essere lasciato, vengo mollato in mezza alla strada, mani messe addosso… vengono i miei per conoscere i suoi… mentre si trovano li… lei una sera ci prova. Io che ho detto ai miei che faccio il medico (bugia) non avevo voglia… accusato subito di ” pensare ancora al passato, di pensare di stare con una prostituta e che devo andare dalle prostitute così mi sento meglio e saremo pari!.. tanto ora sale e mi fa le valigie così torno a casa con i miei”
    Passano due mesi d’inferno. Trovo lavoro in altra città. Mi trasferisco, lei viaggia di più perché faccio il sabato e non avendo macchina devo prendere il treno…
    Mesi così così in cui vengo accusato che non viaggio, che non l’amo tanto, che chissà quante donne ci provano con me…
    Soluzione? Mi obbliga a vivere con lei… perché io ” non l’amo altrimenti farei qualcosa per lei”… lei non ha mai vissuto mai fuori, non lavora e deve fare un concorso. Poi le piace uscire spesso… la nuova città è piccola e non ce tanta vita. Alla fine cedo. Inizia la convivenza.
    Da dire che io non l’amo perché ” altrimenti accetteresti di avere rapporti intimi mentre ho le mestruzioni”… Non ricorda il mio dolore da piccolo, essere obbligato ad avere rapporti, vedere il sangue dopo un rapporto e apparato genitale maschile!
    Io lavoro, porto da mangiare, porto assorbenti, libri, Internet…. tutto. Ma lei si secca… le faccio conoscere un sacco di gente… ma tutte le ragazze ” ci provano con me e mi piacciono e chissà cosa faccio con loro quando lei va a vedere i suoi”… è gelosa della mia ex con la quale non trattenevo rapporti da anni e persino della mia fidanzata del mio paese d’origine di quando avevo 14 anni! (Non ho mai guardato nessuna da quando sto con lei. Anche quando ci siamo lasciati e ci divedevsno 3000 km).
    Non posso fare nulla in casa perché non so fare le cose, non posso ospitare i miei a “casa nostra” anche se li vedo 10 giorni all’anno, non posso fumare sul balcone… ogni volta ” sai che odio queste persone ma se vuoi usciamo con loro”. Poi spesso mi dice che si sente mantenuta e non vuole lavorare e quando va a lavorare mi rinfaccia le cose… per una bottiglia di acqua o per una qualsiasi cosa potrebbe farsi le valigie e minacciare di andarsene… mi chiede di sposarla e dopo quakche giorno mi minaccia, mi accusa di stare con altre persone, mi controlla il pc, la mail, il cellulare…
    Mi vuole mandare via dalla mia “famiglia perfetta”. Mi ama e mi odia allo stesso momento. Sono il migliore è il peggiore allo stesso momento. Le compro roba buona ( lei non lavora l) e per me roba dal mercato…. devo sostenere me, lei, viaggi, regali, una casa e poi il cane.
    Non avendo spazio ed avendo un futuro davanti a noi.. Non ritenevo sia giusto avere un cane in quel momento… . ma ” tu non ami un ca**o altrimenti faresti qualcosa per me” detto davanti a gente con la quale si esce per la prima volta.
    Poi la palestra, le misure, e stare davanti allo soecchio per ore e tutte le ragazze della palestra che sono gelose di lei e del suo corpo.
    Non posso sistemare la mia roba dove voglio… Poi minacce di dare botte alle mie colleghe… Poi sul suo instagram mentre cerchiamo cibo per il cane insieme… scopro un giocatore di basket ( io amo il basket) e le chiedo ma è famoso?… va in palla, lo cancella e poi capisco che è stata con lui! Non capisco quando, non Faccio domande… incasso.
    Non ce la faccio più a perdonare… Non ce rispetto, non ce amore, non ce sincerità. Da qual giorno la vampirizzazione finale… accuse, grida, ricatti emotivi, ricatti sessuali, minacce… io non faccio la doccia per giorni, non voglio essere toccato o avvicinato… mi sento dire ” vecchio con problemi di prostata” “schifoso e puzza” ” braccino corto”…. la porto dal cardiologo ( un conoscente) e dopo due giorni scrive ” tutto può cambiare in un giorno”. Voglio uscire con la gente ma mi trattiene a casa con la scusa della “nostra serata” e poi si addormenta dopo 20 minuti. Non mi parla più, ore al telefono, diventa aggressiva… riceve una borsa si Studio, finisce un corso di preparazione per un concorso, supera un esame di abilitazione… (tutto questo in una settimana) quel venerdì mi dice che non ce la fa più e se ne va il sabato mattina con i suoi che la vengono a prendere.
    Non la vedo più da quel giorno.
    Vengo accusato di non avere pagato la palestra e si avere fatto un biglietto daereo che i suoi le hanno regalato!
    Vi dico che in tre anni non mi sono specializzato, che potevo rimanere a casa mia e ricevere dal mio stato 100 mila euro si bonus per specializzarmi in Medicina interna ( il mio sogno) e che io da quando sono tornato con lei ho speso quasi 65 mila euro! Senza avere una macchina, vivendo in affitto…. Non ho avuto la possibilità di guardare neanche una partita della mia squadra del cuore!
    Decido di tornare a casa mia e vengo accusato si essere falso e traditore. Lascio la casa, pago l’affitto per due mesi in più perché lei ha lasciato la sua roba li e non volevo fosse buttata…. mi continua ad accusare… appena lasciati il primo che aggiunge su facebook è lui dellatra etnia con cui è stata quell’ estate della sua laurea. E mi continua ad accusare di tutto.
    Se siete arrivati qui io vi ringrazio. La sindrome post traumatica da stress… la voglia di morire, il ritorno a casa mia, 13 anni in Italia! La difficoltà di svuotare casa mia e di buttare pezzi della mia vita… l’aereo… l’arrivo, il cellulare che squilla “ma la stampante, le lenzuola e la tv… dove li hai lasciati?”… era lei! Io che in quel momento in Aeroporto ero senza direzione… senza nulla in mano e avevo bisogno di sentire il calore umano della mia famiglia, mi sentivo talmente solo in questi anni… Non avevo nessuno tranne lei e invece di proteggermi mi ha solo accoltellato! Ho lasciato il mondo per lei… sarebbe dovuta essere la mia famiglia!
    A lei interessano la tv e il resto della roba… pagati con i soldi della mia fatica!
    Mi sono sentito violentato nell’anima ogni santo giorno.
    Purtroppo non ci sono solo storie di ragazzi che vengono in Italia, si sposano e poi rubano i figli…. ci sono storie di gente seria, brava e sincera che viene maltrattata da donne italiane!

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    1. Caro Nicola, essendo un medico lo sai di aver vissuto con una donna a dir poco instabile. Di tutto avevi bisogno, soprattutto dopo la violenza, la depravazione e l’orrore che hai visto nella tua infanzia, tranne che di una persona (a prescindere dalla nazionalità!) che ti infliggesse un’ulteriore pena. Non so di quale nazionalità sei, ma ben conoscendo il sistema universitario italiano so che è estremamente difficile ANCHE per un’italiano arrivare alla laurea in medicina, quindi, anche se magari ora non lo vedi, dopo tutto ciò che hai passato sarebbe un sacrilegio buttare via tutti i sacrifici che hai fatto e che hanno fatto i tuoi genitori per dedicarti esclusivamente al dolore di un “amore” che in realtà, dalla tua descrizione, si somiglia fin troppo all’odio. Non mettiamo di mezzo il discorso nazionalità perché i sentimenti che hai descritto sono universali, così come sono universali i comportamenti degli n.p. Credo che tutte queste esperienze terrificanti faranno di te un grande medico, un uomo capace di comprendere meglio di chiunque altro il dolore altrui. Comprendo che ora potresti non vedere alcun senso in tutto ciò, ma forse la terribile esperienza con questa ragazza (che ha riaperto tutte le tue peggiori ferite) sia l’ultima della serie. Capita sempre così quando abbiamo a che fare con n.p. o psicopatici: calpestano laddove fa più male, ecco perché quando raccontiamo a loro di essere stati traditi di una certa maniera, cioè, quando consegnamo a loro le chiavi delle nostre paure più grandi, diventa imperativo per loro infliggerci un male ancora maggiore per essere ricordati. Lascia alla tua (spero) ex le luci della ribalta a lei tanto care e cerca di salvare in primis la tua vita e di conseguenza quella degli altri, con una speciale preghiera da parte mia per i bambini che come te hanno subìto e subiscono quotidianamente la violenza fisica, psicologica e sessuale del peggio dell’umanità. Guarendo li guarirai. Lascia perdere chi non ha bisogno del tuo aiuto, del tuo amore e della tua presenza. Un abbraccio commosso e un profondo ringraziamento per la tua decisione di condividere la tua esperienza con noi.

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      1. Ti ringrazio. Innanzitutto nessuno può distruggere i nostri sogni quando ci crediamo veramente!. Infatti io vado avanti… tanto dolore non per la perdita di una persona (che comunque fa male perché condividere una vita per quasi sei anni comunque ti lascia qualcosa) ma per le modalità, il dolore quotidiano somministrato a piccole dosi e poi degli acuti che ti distruggono e poi degli acuti che ti fanno vivere!. Mi spiace perché ho dato davvero tutto e non mi aspettavo nulla tranne vivere sereni insieme. Purtroppo ho capito che tutto ciò di venivo accusato era ciò di cui lei voleva accusare se stessa! ( proiezione).
        Per quanto riguarda invece il fatto della nazionalità… dico solo che sono stato considerato da lei “un dio” perché sono ” diverso dalle storie che si vedono in tv” ma poi sono stato accusato (dopo essere stato maltrattato e lasciato) di essere ” il solito straniero pazzo che mi porterebbe i figli via”….
        La vita va avanti, si affronta con la malinconia mista a tanta speranza che piano piano prende il sopravvento e uno inizia ad apprezzare persino l’aria che respira.

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  5. Buongiorno, vorrei raccontare la mia storia.
    Sono diversi mesi che leggo questo sito e non ho ancora capito se la persona che ho incontrato rientra nella tipologia di “maltrattante”, di “narcisista”, oppure è “solo” molto infantile. Direte che sono in piena dissonanza cognitiva, e probabilmente è così.
    Premetto che ho da qualche anno una storia seria con un uomo col quale convivo, ma in un momento di difficoltà e di mia fragilità, circa un anno fa, ho incontrato il “maltrattante”. E’ stato durante una gita in montagna, non smetteva di guardarmi e il giorno dopo mi ha contattata su Facebook. Ci siamo visti qualche volta per un aperitivo o una cena (la sera sono spesso sola perché il mio compagno lavora fino a tardi). Mi scriveva in continuazione ed è iniziata una escalation culminata in un paio di mesi con affermazioni del tipo “mi sono innamorato di te”, “ti amo”, “sei la mia principessa”. Io ero un po’ perplessa perché mi sembrava tutto esagerato, soprattutto alla nostra età (abbiamo entrambi 44 anni), ma ero anche molto attratta da lui, da quanto mi faceva sentire speciale.
    Lui diceva sempre che stava malissimo senza di me, che quando lo salutavo e tornavo a casa era straziato, che era gelosissimo nel pensarmi con un altro, che mi voleva immensamente. Io ero molto confusa, anche a causa dei sensi di colpa nei confronti del mio compagno.
    La relazione è però continuata, e quest’uomo ha iniziato a dirmi che ero insensibile ai suoi sentimenti, che dovevo dargli delle risposte, che non ce la faceva a stare nell’incertezza, che lui teneva duro e accettava tutto laddove altri uomini avrebbero “mollato il colpo” e si sarebbero cercati qualcun altro, e lo faceva perchè mi amava e mi voleva per sè.
    Durante una mia breve vacanza col mio compagno mi ha detto che non ce la faceva a stare a casa da solo ed è andato all’estero a trovare una ragazza di 22 anni che frequentava prima di conoscermi. Mi ha detto “sta a te dirmi di non andare, se tu non vuoi io non ci vado”. Io alla fine gli ho detto di andare pure.
    Sentivo che “lo deludevo”, perchè le mie risposte alla sua passione non erano così calde e pronte come avrebbe desiderato. Spesso mi criticava, dicendo che ero infantile, egocentrica, egoista, che le mie amiche erano delle troie, che ero indifferente alla sua sofferenza. Per una settimana mi ha bloccato su What’sApp ed è sparito, perché mi ero rifiutata di raccontargli particolari della mia vita intima col mio compagno. A volta era volgare nelle espressioni, aveva degli scoppi d’ira di cui poi si scusava, mi diceva che queste esplosioni erano dovute all’incertezza in cui viveva, che sarebbero scomparsi all’istante “se io fossi stata sua”. Mi ha anche dato della “troia che si fa mantenere”.
    Io ero molto confusa, mi sembrava che qualcosa di incontrollabile mi avesse travolto. Mi sono sentita molto destabilizzata e non riuscivo a chiudere, avevo un po’ paura di lui, paura che si presentasse al mio compagno e gli raccontasse tutto.
    Circa un mese fa durante una telefonata sono riuscita a dirgli che volevo chiudere. Mi ha stupito perché è stato molto dolce e comprensivo e mi ha fatto gli auguri. Gli ho scritto un’altra volta pochi giorni dopo (non sono riuscita a trattenermi) e lui è stato molto gentile e mi ha scritto che “viveva per me” e avrebbe aspettato quando mi fossi rifatta sentire. Poi sono riuscita a non scrivergli più, e lui non mi ha scritto.
    Le prime settimane ho provato un senso di sollievo e di disintossicazione. Poi è subentrato un dolore, una mancanza, un senso di confusione. Oggi mi chiedo chi ho incontrato. So che è inutile arrovellarsi nelle domande, dare giudizi ed etichettare le persone, ma – come ha scritto una ragazza qui sopra – per avere pace bisogna in qualche modo dare un senso alle cose, riuscire a dare qualche responsabilità a chi ci ha fatto soffrire pur dicendo a gran voce che ci amava.
    Ora sto cercando di recuperare la relazione col mio compagno.
    Mi piacerebbe sentire qualche parere. Grazie.

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    1. Cara Chicca, intanto bisogna capire che tutti noi abbiamo un certo livello di narcisismo. Il problema c’è quando diventa patologico, quando parliamo di DISTURBO. E’ vero che c’è stato il love bombing e anche delle richieste atipiche. Per esempio, chiederti di raccontare la tua vita intima con il tuo compagno tanto può essere l’atteggiamento di un uomo che si sente inferiore e vuole misurarsi con un altro, quanto di un perverso che prova eccitazione pensandoti con un altro, insomma! Dalla lettura delle tue parole emerge che lui era solo, mentre tu avevi un compagno. Da uomo solo lui era libero di provarci con chi voleva. Ci ha provato con te ed è andata benissimo. Si è innamorato? Stava solo giocando come un bravo narcisista, ovvero, voleva che tu lasciassi il tuo compagno per poi abbandonarti con una frase del tipo: “Be’, se hai tradito il tuo compagno, allora un giorno tradirai anche me!”? Chi lo sa! Mi sembra che ti ha fatto pressione per farti prendere una decisione e che ha minacciato di andarsene. A quel punto, visto che il tuo rapporto con il tuo compagno non era mai stato messo in discussione lui, non essendo più un ragazzino, e avendo pur diritto a una compagna di vita, ha deciso di mollare la presa su di te. Gli uomini nella condizione di amanti reggono meno delle donne. Ci sono donne che restano per dieci, venti o addirittura trent’anni in questa condizione, cancellando la possibilità di farsi una vita mentre attendono pazientemente che i loro amanti sposati abbandonino la propria famiglia. Mi chiedo cosa ti aspettavi da questa persona, una condizione simile? Volevi che lui aspettasse pazientemente una tua decisione e che magari soffrisse per te all’infinito? Credo che potrai dare un senso alle cose cercando in te cosa ti ha portato REALMENTE ad arrivare fin qui. Hai vissuto in qualche modo sotto ricatto, con paura che lui cercasse il tuo compagno. Sappi che un narcisista non lo farebbe mai, perché non vuole rogne con altri uomini: vuole “solo” strappare loro compagne, distruggere le loro famiglie, ridere in faccia alla loro presunta mancanza di virilità per poi abbandonare le donne-cose strappate ai loro rivali e metterle nella galleria dei trofei… Cerca di capire cosa manca in te per averti portato tra le braccia di un seduttore. Non basta stare da sola qualche ora la sera per pensare di mettere le corna a qualcuno… Ci vuole un’insoddisfazione generale che porta ad auspicare un sogno d’amore diverso. Tu, però, quale “sogno d’amore” vuoi vivere? Il tuo dilemma è quello di chi ha paura di cambiare la strada che conosce già per una nuova. Nessuno può darti una risposta su questo. Credo che il comportamento del tuo ex amante sia stato coerente con le condizioni che alla fine erano state da te imposte: 1. ho un compagno e tu sei il mio amante; 2. se ci stai, bene, altrimenti sei libero di andare da chi vuoi… Lui, in effetti, l’ha fatto. Penso che ora sei molto confusa e che l’ipotetico narcisismo di lui c’entri ben poco. Un abbraccio!

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      1. Grazie Claudia e S.w.a. per queste risposte così lucide, credo in effetti che l’incontro con questa persona abbia rappresentato anche una iniziale presa di coscienza – dolorosa – con alcuni miei problemi e difficoltà attuali e passate. Un abbraccio a voi

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  6. Mah. Non ne so abbastanza, ma credo che il narcista tipo sia un po’ peggiore. È quello che ti fa lasciare il compagno, salvo poi annoiarsi della mancanza di competizione e lasciarti su due piedi senza spiegazioni degne di questo nome. Coraggio: non conta il nome del suo disturbo. Magari è solo una storia sbagliata, che giustamente hai concluso. Recupera e goditi quello che hai. Molti potranno essere d’accordo, qui: non è affatto poco!

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  7. Ciao,
    è la prima volta che scrivo un commento su di un sito e vorrei raccontarvi la mia storia.
    Fin da piccolo ho sempre pensato che nella mia famiglia ci fosse un enorme trauma da maltrattamento tramandato da mia nonna materna. Lei, tesoro di donna, è stata maltrattata sin da piccola dai suoi genitori: il padre la picchiava e la madre non si curava dei suoi bisogni elementari. Questo, a mio avviso, ha creato una personalità distorta. Una personalità che vede se stessa come vittima e ti fa sentire carnefice se fai qualcosa che non va come ella ha immaginato, ma in realtà sei tu la sua vittima.
    Ebbe due figlie, prima mia madre e poi mia zia. Mia madre ne ha inconsapevolmente ereditato i tratti e questo non le ha permesso di capire che la persona che aveva deciso di sposare aveva una dipendenza da alcool. Sempre a mio avviso, il bagaglio ereditato non le ha permesso di aiutare mio padre ma anzi ha peggiorato le cose. Nel momento in cui lei ha realizzato che mio padre era instabile, è diventata instabile con un comportamento che ora definirei border. Non giustifico mio padre assolutamente, sia chiaro, non è un padre. La sua personalità era di sudditanza nei confronti di donne autoritarie a causa di sua madre, ma non racconto anche questa altrimenti si fa lunga. In pratica si sono frantumati l’autostima a vicenda: lei non si sentiva abbastanza perchè la sua sola presenza non lo aveva curato e di consenguenza, per lei, lui non era abbastanza da farla sentire abbastanza. Lui sottone le credeva e non si sentiva abbastanza innescando un circolo vizioso. In quasi dieci anni di matrimonio hanno avuto tre figli ed io sono il secondo, poi lei lo ha lasciato per un incidente d’auto in stato di ubriachezza. Io dei tre solo quello dipendente mentre gli altri due sono border. Ho passato l’infanzia davanti alla televisione e a quanto pare precocemente sono passato ai porno, sempre più violenti e perversi negli anni.

    Due anni fa conobbi l’amore della mia vita.
    Ho sopra detto di aver studiato mia nonna come principale “causa” delle nostre disfunzioni familiari, sviluppando una sorta di fiuto per i casi di maltrattamento infantile e di chi mi sono innamorato secondo voi?
    Di una ragazza stupenda con evidenti, per me, traumi da maltrattamento in famiglia, cosa che non le ha permesso di evitarseli fuori dal nucleo familiare. Dopo sei mesi di relazione idilliaca e di un sesso dolcissimo al contrario di quello che vedevo nei porno. Proprio un porno, lasciato aperto sul mio telefono le ha creato un crack emotivo: la violenza nel porno le ha ricordato la violenza sessuale subita.
    Da quel giorno quella dolce creatura si è trasformata in un mostro assetato di sensi di colpa. Ha cominciato a dirmi che l’avevo rotta, non si faceva più toccare o baciare, dovevo parlare a bassa voce per non urtare i suoi sensi che erano diventati cosi sensibili. Ha avuto un periodo di depressione durato tre mesi in cui stava a letto dicendo di voler morire ed io, emotivamente legato a lei, mi sentivo allo stesso modo oltre che responsabile.
    Piano piano si è ripresa e ha cominciato a sminuirmi per qualunque cosa, il modo di parlare, di vestire, la postura, quello che studiavo, i miei amici e la mia famiglia. Non so quante volte ha fatto il gesto di andarsene e piantarmi in asso.
    Ha dato fondo a tutto il vocabolario italiano degli insulti.
    Ha cominciato a sbattere la testa contro il muro e ad avere attacchi di panico pensando che volessi stuprarla quando cercavo di fermarla, me lo diceva proprio “maniaco schifoso”. Tutti i giorni dopo le crisi di peso mi prendeva e mi sbatteva fuori di casa sua. Ho dato riserva a tutte le modalità di resistenza passiva. Mi faceva scenate in pubblico in cui io risultavo l’ultima delle merde e si lamentava pure se tenevo il broncio perchè non ero in grado di distinguere la vera lei dalle sue problematiche.
    E’ arrivata a saltarmi addosso con le mani al collo per un messaggio che avevo scritto ad un ex ( ammetto che fosse ambiguo ma comunque non ci stavo provando ed eravamo agli inizi ) e tutte le volte che guardavo un altra donna ( cosa che ammetto facevo spesso, a quanto pare anche a causa di quanti porno ho visto ) si sentiva sminuita e quindi mi sminuiva a sua volta.
    Abbiamo passato così un anno e mezzo di dolce convivenza,
    ogni fottutissimo giorno c’erano da due a cinque crisi in cui io ero la causa di tutti i suoi mali, il suo cancro. Mi ha rotto un labbro e lasciato lividi sul pene cercando di strapparmelo ( nella stessa notte fra l’altro, ammetto di averla istigata aveva appena tentato di ficcarsi delle forbici in pancia e pensai di doverla far stancare affinchè ci dormisse su e riprendesse la ragione, io e il mio malsano modo di fare da capro espiatore ). Ve lo dico, non ho mai amato tanto una donna, quanto ho amato lei.
    Ho cominciato a picchiarmi da solo in maniera da farmi più danni di quanti me ne facesse lei così se potevo perdonare me per quello che mi facevo allora potevo perdonare lei.
    In generale dopo che rinsaviva da questi stati che definisco quasi onirici non ricordava presso chè nulla, anzi più era violenta la crisi e meno ricordava, solo vaghe sensazioni. Non stiamo più insieme da una settimana ma continuiamo a sentirci e a dirci ti amo, almeno credo perchè mi ha appena mandato a fanculo per l’ennesima volta.
    In breve la mia mente vive a stoccolma e la sua nel passato traumatico.
    Quello che vorrei dire è che ci sono casi in cui non esistono buoni o cattivi ma difunzioni che si innescano a vicenda dove la violenza psicologica è un meccanismo di difesa e per tale non è conscio. Lei non ha idea del dolore che mi ha imposto perchè ho sempre pensato che non meritasse di sapere quanto facesse schifo come persona, così buona con gli altri e così merda con me.
    Questo solo ora lo ritengo un errore perchè nella coppia io sono il carnefice e lei la vittima e il più tempo passa e meno riesco a non regire, ci tengo a sottolineare, verbalmente. Il trauma da maltrattamento è difficile da gestire perchè porta a maltrattare a tua volta dando così “ragione” a chi ti maltratta. Spero possa essere utile a qualcuno perchè a me sapere la teoria non è servito a un cazzo se non a scavarmi la fossa. Se sei finito su questa pagina hai già il dubbio di avere bisogno di un supporto, trovalo in fretta perchè il tempo conta.

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  8. Buongiorno a tutti voi e grazie per questo blog molto utile per chiarire i mille dubbi che si provano quando si vive con un np. Io ho scoperto di convivere con una persona malata dopo 20 anni di convivenza! Ho sopportato insulti, denigrazioni, battutine ironiche sul mio aspetto fisico e sulla mia persona in generale fino ad ammalarmi di ansia e attacchi di panico (questo è successo 10 anni fa). Poi ho cominciato a pormi delle domande, a cercare le cause del mio malessere e allora ho cominciato a guardarlo con occhi diversi. Prima non vedevo tutta la violenza che mi faceva quotidianamente, l’avevo sempre perdonato cercando di andare a vanti per proteggere la famiglia e tenerla unita (ho 3 figli con lui, meravigliosi). Non mi ha mai aiutato a crescere i figli, mi ha sempre delegato in tutto, famiglia e lavoro, non mi ha mai aiutato nelle faccende domestiche per poi dirmi che sono una “sporca” perchè a detta sua la casa non è mai in ordine. Mi rimprovera di essere una madre possessiva e di aver manipolato i figli e averli messi contro di lui mentre in realtà è lui che non si è costruito un rapporto positivo con i figli. Mi accusa di essere una persona malata di mente, troppo sensibile che se la prende per qualsiasi battuta che lui fa, mi accusava di essere una frigida perchè a letto non facevo la prostituta con lui (ormai sono anni che non abbiamo rapporti sessuali), mi accorgo solo ora di come i nostri rapporti siano stati freddi, non ha mai fatto l’amore con me, mi sono sempre sentita usata e poi gettata, una sensazione da schifo!
    Tratta nostra figlia come tratta me, le dice che è stupida come sua mamma, sembra quasi che abbia una rabbia repressa con la figura femminile…
    Ora però, dopo un lungo periodo di sofferenza profonda, sono decisa a lasciarlo, sto cercando una casa e me ne andrò a vivere con i miei figli per godermi la mia vita lontano dalla sua realtà malata.
    Lui ovviamente non è d’accordo di questa mia scelta, dice che sbaglio, che sono colpevole di distruggere una famiglia, che un domani mi pentirò di questa scelta e dice che mi sto ROVINANDO CON LE MIE MANI! Che porto alla distruzione anche i figli! Vi assicuro che la strada che sto per prendere è molto difficile, perchè mi assalgono mille dubbi, mi chiedo se forse lui a ragione ma poi quando ripenso alle sue parole, alla sua violenza verbale e psicologica i dubbi svaniscono.
    Scrivo qui perchè probabilmente ho bisogno di un incoraggiamento, nonostante mi senta sicura della scelta fatta, dentro di me l’insicurezza è forte.
    Un abbraccio a tutte voi
    Michela

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    1. Ciao Michela, non avere dubbi sul grande passo che stai per fare ossia andartene.
      Non si tollera la mancanza di rispetto da parte di queste persone nei nostri confronti, men che meno nei confronti dei figli.
      Coraggio.

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