Sopravvissute (RAI 3) – Stasera in seconda serata (ore 24.00): Ogni sofferenza è eterna finché non prevale la conoscenza

I bisogni emotivi umani fondamentali possono essere espressi come sentimenti e necessità fisiologiche. Tutti noi, esseri umani dotati di una coscienza, condividiamo determinati bisogni, ma ognuno di noi differisce per la PREPONDERANZA di questo o quello bisogno primario. Ad esempio, molti hanno bisogno di dormire un po’ di più, altri un po’ di meno; molti hanno bisogno di coltivare sogni irraggiungibili, altri sono un po’ più pratici; molti hanno bisogno di più libertà e indipendenza, altri di più stabilità.

Certe volte i legami affettivi si basano sulla diversità totale e anche così vanno a gonfie vele perché di mezzo c’è quella parolina magica che ci rende leggera la vita: CURA.

Quando i bisogni emotivi NATURALI di una persona non vengono soddisfatti, quando le viene tolta la fiducia nel mondo e nell’ambiente circostante non c’è CURA.

Potrei sostituire la parola “cura” con la parola “amore”, perché la vita insegna che sono equivalenti, ma so che molti ancora l’accosterebbero all’ideale romantico, di modo che mi attendo esclusivamente alla CURA.

Esiste una gerarchia di bisogni nel cervello di ognuno di noi che coincide con i bisogni del resto dell’umanità dotata di empatia e coscienza: il bisogno di essere accettati, riconosciuti in quanto esseri umani, benvoluti e apprezzati dalle persone alle quali offriamo il nostro affetto sincero, sicuri di noi stessi, utili, inclusi, accolti, ascoltati, rispettati, compresi, trattati in modo equo, supportati, capiti e degni di avere una voce.

Bene.

La CURA ingloba tutto ciò: quando ci curiamo di noi stessi e degli altri e quando gli altri si prendono cura di noi è la gentilezza e l’affetto a dettare i nostri passi. Di conseguenza ci sentiamo amati e accettati nonostante i problemi della vita quotidiana.

Ecco cosa voglio dire con questo articolo che anticipa una delle interviste più dure che ho dato: la cura NON ESISTE in un rapporto in cui uno dei partner è affetto da psicopatia o narcisismo perverso. La cura è INCOMPATIBILE con l’intimidazione, la manipolazione, le pretese assurde a livello emotivo e sessuale, i sensi di colpa, la vergogna, la costrizione, i nomignoli, il sarcasmo, la derisione, il farvi regredire allo stato infantile del vostro Io – per il piacere di calpestarvi meglio! – i silenzi e le sparizioni punitive, la banalizzazione delle vostre emozioni e sentimenti attraverso parole e espressioni facciali, la proiezione, il gaslighting, l’incoerenza arbitraria e imprevedibile che vi reca ansia/paura, la vostra catalogazione e confronto con gli altri (etichettatura e triangolazione), le minacce, l’isolamento, lo stalking e la morte (psichica o fisica).

SONO BISOGNI DI BASE DI UNA RELAZIONE AFFETTIVA

Il bisogno di sostegno emotivo.

Il bisogno di essere ascoltati dall’altro con rispetto e educazione.

Il bisogno di essere accettati dall’altro non come una estensione che ne riproduce le idee e i gusti, ma come un’entità separata e autonoma che ha la sua visione di mondo.

Il bisogno di aver riconosciuti i propri sentimenti come degni di essere provati e la propria esistenza come degna di essere vissuta.

Il bisogno di ricevere delle scuse SINCERE per le offese subite e il DIRITTO di non essere più offesi in futuro.

Il bisogno di RISPOSTE CHIARE, ONESTE e INFORMATIVE alle domande su ciò che vi riguarda quando siete in COPPIA e la coppia in sé.

La libertà da accuse, interrogatori e sensi di colpa generati esclusivamente dalla mania di controllo dell’altro.

Il bisogno di avere rispettati il vostro lavoro e i vostri interessi.

Il bisogno di incoraggiamento: riconoscenza dei meriti.

Il bisogno di libertà da minacce emotive e fisiche.

Il bisogno di libertà da scoppi d’ira e rabbia immotivata.

Il diritto di vivere liberi da etichette che vi svalutano e vi denigrano.

Il diritto di pronunciare la parola NO.

«Ti ha mai picchiata?»

Ecco una domanda che può portare una persona condizionata da anni di abuso psicologico a dubitare di sé nel preciso momento in cui viene formulata. Non informarsi su altre forme di abuso implica alimentare il mito che identifica nella violenza fisica l’unico fattore che definisce una relazione malsana e, ancor peggio, diffonde il messaggio che qualsiasi altra cosa non è poi così distruttiva.

Si tratta di un errore enorme, perché l’abuso emotivo genera una condizione di disagio psichico tale che quasi sempre la persona abusata non ha elementi per ribadire diversamente. L’abuso emotivo non sempre porta all’abuso fisico, mentre l’abuso fisico nelle relazioni è quasi sempre preceduto e accompagnato da un abuso emotivo.

Perché non sentiamo parlare di abusi emotivi? Oltre al comune malinteso che non sia così grave, molte persone semplicemente non sono sicure di cosa significhi essere emotivamente abusati.

Per comprendere cosa rende così pericoloso l’abuso emotivo e come fermarlo, è necessario sapere con che cosa avete a che fare e perché la sua comprensione è complicata. Uno dei motivi è che ci sono diverse denominazioni che vengono usate in modo intercambiabile per riferirsi allo stesso tipo di abuso: trauma emotivo, violenza psicologica, abuso mentale, violenza emotiva, maltrattamento psicologico, ecc.

Un’altra complicazione è che NON ESISTE UNA DEFINIZIONE UNIVOCA DI MALTRATTAMENTO EMOTIVO NELLA COPPIA, ma ci sono elementi comuni a quasi tutte le definizioni studiate fin qui.

La mia personale sintesi è:

UN MALTRATTAMENTO EMOTIVO È QUALSIASI COMPORTAMENTO PSICOLOGICAMENTE DELETERIO PER UN PARTNER E CHE TRASFORMA L’AGGRESSIONE VERBALE, L’INTIMIDAZIONE, LA MANIPOLAZIONE, LA BUGIA PATOLOGICA E L’UMILIAZIONE IN UN MODELLO DI COMPORTAMENTO CHE NEL TEMPO ERODE IL SENSO DI SÉ, L’IDENTITÀ E LA DIGNITÀ DELLA PERSONA, PORTANDOLA A SVILUPPARE ANSIA, DEPRESSIONE, IDEE SUICIDE E DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (DPTS).

Vorrei, però, finire eccezionalmente questo piccolo articolo, non solo con l’invito a guardarvi la puntata egregiamente condotta da Matilde D’Errico (lo so, l’orario è ingrato!) ma con due cose belle: una poesia di Ferreira Gullar, poeta brasiliano, e il mio solito video musicale.

Augurandovi una buona serata all’insegna della riflessione e della cura di voi, ecco le mie due ‘cose belle’:

Dico addio all’illusione
ma non al mondo. Ma non alla vita,
mio rifugio e mio regno.
Del salario ingiusto
della punizione ingiusta
dell’umiliazione, della tortura
del terrore,
conserviamo qualcosa e con esso costruiamo un artefatto
un poema
una bandiera.

Abbracci,

Claudileia

Disperare mai (Ivan Lins)
Disperare mai/ Abbiamo imparato molto in questi anni/ Alla fine dei conti non ha alcun senso/ Dare per vinta la partita ancora al primo tempo/ Niente sfuggire alla lotta/ Niente morire sulla spiaggia/ Niente, niente, niente dimenticare/ Nel bilancio delle perdite e dei danni/ Abbiamo avuto fin troppe delusioni/ Abbiamo avuto fin troppo da piangere/ Ora però, penso che è arrivata l’ora/ Di dare voce al detto popolare/ Disperare mai…

 

399 pensieri su “Sopravvissute (RAI 3) – Stasera in seconda serata (ore 24.00): Ogni sofferenza è eterna finché non prevale la conoscenza

  1. Cara Claudileia,
    finalmente sono riuscita a seguire la tua intervista su Rai3.
    Devo dirti che già l’articolo di presentazione è un manifesto di consapevolezza e libertà, condivido completamente il contenuto, in particolare il fattore che distingue una relazione abusante da una sana, a prescindere dalle affinità/diversità dei partner: la CURA reciproca. La cura appunto, che va oltre l’amore romantico, e il concetto insostituibile di reciprocità.
    Ho seguito la tua intervista e con molto interesse anche l’introduzione della criminologa Roberta Bruzzone, anche il suo intervento è stato interessante per inquadrare le modalità di insorgenza dell’abuso, del “filtro” dell’affettività, della relazione umana, attraverso cui bisogna guardare questi rapporti altrimenti inesplicabili.
    Ma vederti e ascoltarti è stata un’emozione pura, come se un nome o una foto avessero preso vita.
    L’emozione è rimasta intensa per tutta l’intervista, di volta in volta mutata in orrore, per la storia dei cuccioli, sconcerto per l’agire di chi avrebbe dovuto proteggerti, compassione per quando tu e la tua bimba dovevate sparire, rabbia al pensiero di quanto devi aver faticato per tenere in ordine il sacrario dello psicopatico, empatia per la scoperta della sua doppia vita fino all’ammirazione più totale per il coraggio di aver lasciato la tua bambina con il padre per tanti mesi.
    Non ho percepito, in nessun passaggio, spettacolarizzazione del dolore, anche nei momenti più commoventi sei risultata fiera e consapevole della donna di valore che sei e che sei sempre stata, anche appena quindicenne.
    Una testimonianza impagabile di quanta forza possiamo trovare in noi stesse quando siamo certe di essere nel giusto, quando lottiamo per la verità e la vita.
    Sei una madre vera, non solo dei tuoi figli, ma di ognuno che è passato da questo blog.
    Un gigantesco grazie, con affetto sincero,
    Babi
    ps non vorrei riportare a galla brutti ricordi ma ho avuto la sensazione che il pazzo non abbia preso di proposito precauzioni per evitarti una gravidanza, nonostante tu fossi poco più che una bambina.

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    1. Carissima Babi, le tue parole mi sono arrivate dritto dritto al cuore! Credo che sono rimasta tuttora con l’anima contadina, per questo tendo a immagazzinare tanto lavoro duro dentro di me. L’auto conoscenza è faticosa e ci rende tutti un po’ border: oscilliamo tra la vergogna e il coraggio. Guarda, se ti dico che mi rinfacciava di avergli rovinato la vita nonostante la 14enne fosse io! Il punto è che credevo che avesse ragione perché la mia intera famiglia mi trattava come se avessi tradito la mia intera comunità. Mi metto sempre nei panni delle tante donne che si sono viste rinfacciate dalle loro famiglie di origine e non hanno trovato il sostegno delle istituzioni. Nessuno può dire che si tratta di “amore” perché sono legami che si reggono in piedi grazie ai molteplici traumi che ci infliggono questi esseri. Un abbraccio enorme a te e grazie infinite!

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