I fatti, mai le parole. Immagine e linguaggio degli ‘invisible man’

Credere alle parole di un narcisista perverso equivale a siglare un patto con il dolore certo.

Il bisogno di conferme sulla nostra capacità di “farci amare incondizionatamente” da qualcuno come nelle commedie romantiche, chiunque esso sia, può portarci a sottoscriverlo senza pensarci su.

Il primo effetto dell’inseguimento ossessivo delle parole è il caos psichico ed è proprio questo l’obiettivo dei narcisisti perversi: più caos seminano nella nostra mente, più vanno avanti indisturbati e felici.

Guardare i fatti, mai le parole è il consiglio più utile che potete dare alle persone abusate psicologicamente da uomini e donne narcisisti perversi, poiché l’effetto che determinate parole producono nella vita di persone inconsapevoli dell’esistenza e del funzionamento di personalità psicopatiche/narcisiste può essere devastante e provocare danni irreparabili che nessun tribunale al mondo potrà mai risarcire. I fatti bastano e avanzano quando si tratta di prendere una decisione, focalizzarsi sulle parole belle o brutte pronunciate da persone inaffidabili dal punto di vista etico e morale può unicamente rallentare la vostra corsa verso un luogo sicuro, al riparo della loro nube tossica.

I perversi spesso manifestano il “pensiero magico” che i venti soffieranno sempre a loro favore e che resterete ad aeternum imprigionati nella loro grande nuvola carica di menzogne. Truffano, plagiano, mentono, rubano, tradiscono, ingannano e frodano perché coltivano nell’orticello dell’onnipotenza la certezza assoluta di poter contare unicamente sull’utilizzo del linguaggio per cavarsela sempre.

Il contatto zero è estremamente importante se vissuto dal punto di vista della purificazione, del benessere psichico,  intellettivo e anche fisico.  La parlantina dei perversi è come il canto delle sirene che seduce, piega e fa annegare i guerrieri migliori. Fate caso che ottengono tutto ciò che vogliono con la lingua, senza il bisogno di nessun altro strumento, è lei a lusingarvi e poi ad ammazzarvi psichicamente:

Il predominio dell’io e delle sue immagini nella nostra cultura è visibile nella pletora di parole che circondano l’uomo moderno. I disperati si servono delle parole per stabilire la loro identità, per colmare le lacune tra i settori di esperienza, e per superare le distanze tra una persona e l’altra. Nella disperata ricerca di un significato, si volgono alle parole, mentre il loro reale bisogno è di sentire. Ma le parole ci smuovono solo quando intrise di sentimento.

Le parole diventano illusorie quando sono separate dall’emozione e sostituiscono l’azione. I genitori parlano dell’amore che nutrono per i figli, ma tali affermazioni non equivalgono a un atto di amore. L’amore si esprime con atti come una carezza, un bacio, o qualche altra forma di contatto fisico di natura affettuosa. La dichiarazione «Ti amo» denota un desiderio di intimità e implica la promessa di intimità fisica. Teoricamente, questa frase esprime un sentimento che sarà tradotto in azione in seguito. In pratica, è spesso usata al posto dell’azione. Una mia paziente ha descritto l’inganno subìto con le «parole»:

«Parole, parole, parole». Ti riempiono di parole, ma non senti niente. Mio padre mi chiamava la sua Susan dagli occhi neri, ma non ho mai potuto rivolgermi a lui quando ne avevo bisogno[1].

La scelta mirata delle parole da usare per attrarre le persone nelle loro trappole prevede che i perversi facciano ampio utilizzo degli stereotipi che dipingono un’immagine ideale degli oggetti che intendono accalappiare e raggirare. Scommettono sull’immagine stereotipata delle persone e agiscono di conseguenza. Es:

  • Una giovane ragazza che vive in campagna con i genitori deve essere romantica e ingenua, quindi è facile raggirarla con la promessa di una vita eccitante in città. È chiaro che lei si annoia nel suo paesino in mezzo al nulla;
  • Una donna immigrata deve essere ignorante e stupida. Se non parla bene la mia lingua è facile soggiogarla o metterla a disagio nelle discussioni; se comincio a correggere i suoi errori linguistici oppure a ridere mentre lei mi critica o esprime i suoi sentimenti, è ovvio che avrò sempre la meglio quando mi attaccherà;
  • Un uomo che ha avuto poche donne deve aver qualche problema, certamente è molto timido o ingenuo, quindi, mi trasformerò in una donna molto sensibile, sarò un’abile ascoltatrice, la sua miglior amica, così si fiderà di me e mi darà quel che voglio;
  • Una donna che ha avuto molti partner sessuali prima di me non vale niente, quindi, la sfrutterò sessualmente come gli altri. Non può avere delle pretese. Sappiamo tutti che per moglie serve un altro tipo di donna. Per ora non gli dico niente, ma appena se ne accorge del gioco scappo;

Ogni narcisista perverso dà per scontato la validità degli stereotipi nella sua vita quotidiana. Così facendo egli evita la fatica di pensare agli individui come PERSONE, e passa a ragionare per gruppi di appartenenza. È un fatto di “economia cerebrale”.  Il loro modo di agire è sistematico all’interno di ogni gruppo, caratteristica maggiormente osservata nell’ambiente lavorativo nel quale provano a sedurre a destra e a manca, soprattutto individui appena approdati in azienda. Il linguaggio seduttivo può cambiare conforme al gruppo in cui si trovano, ma resta lo stesso all’interno di ognuno di loro.

Cosa significa questo “dare per scontato”? Funziona più meno così:

Quando si entra in un bar si dà per scontato che si ordinerà, si berrà o mangerà e si pagherà: il resto può variare a piacimento (il tipo di bevanda o cibo, il modo di ordinare e di pagare, ecc.). È la padronanza delle sequenze di azioni «base» che ci rende così capaci di muoverci nel mondo e di capire cosa accade attorno a noi.

A rifletterci un poco, non facciamo poi così tante cose nel corso delle nostre giornate: stiamo a casa o usciamo; entriamo in un locale pubblico chiuso o in un luogo aperto; all’interno di un certo luogo (e in un certo lasso di tempo) svolgiamo attività base: nutrirci, riposare, giocare, guardare (spettacoli di vario genere, dalla televisione al teatro), ascoltare (musica), costruire (case o oggetti), leggere, fare sport, fare l’amore o fare la guerra. Per la strada camminiamo, accompagniamo, compriamo oggetti o cibo (e per lo più cazzeggiamo) e poco altro. La nostra vita, descritta per tipi di cose da fare, è monotona. Quello che la rende gustosa sono le differenze con cui si fanno gli stessi tipi di cose[2].

 Abbiamo visto che le “azioni base” dei narcisisti perversi mirano esclusivamente alla seduzione indiscriminata[3] attraverso il linguaggio. Hanno un copione che seguono alla perfezione, utile al consolidamento dell’immagine grandiosa che amano sfoggiare ovunque. Come spiegato negli articoli precedenti, spesso usano le stesse parole per sedurre ogni partner “Lo sai che hai degli occhi meravigliosi, rari, i tuoi occhi li riconoscerei tra mille, levati gli occhiali per farti vedere meglio…eccoli, superbi!”, frequentano gli stessi luoghi, gli stessi ristoranti e alberghi (per far vedere al loro pubblico che the show must go on), spesso scelgono le stesse situazioni e amici ai quali presentare i nuovi partner e utilizzano identiche parole per lodare i loro nuovi “acquisti”: “Questa è Tizia, una bravissima ballerina di cha-cha-cha, una forza della natura, uno schianto siderale, una dea greca con un cuore d’oro! Sono fortunato perché l’altra era completamente matta!”, “Questa è Maria, una manager molto in gamba, bellissima, vero? Sono fortunato perché l’altra ballava bene, ma non era intelligente come Maria!”. Se ne accorgeranno tutti del copione, tranne il perverso che dall’esterno si vede molto naturale, spontaneo, credibile, veritiero, sincero, virile e invidiato.

Il punto è: a forza di ripetere sempre lo stesso copione e dare per scontato il 99,9% degli esseri umani, i narcisisti perversi finiscono per annoiarsi seriamente  dopo essersi imposti di rappresentare la solita parte per anni o decenni. Ed è proprio qui, in questo frangente, che arriva il colpo di coda della vita: la solitudine degli attori quando lo spettacolo finisce è spesso molto crudele. Come rimediare il vuoto? Con la trasgressione, il diverso, l’orrore, lo schifo, lo sballo, gli eccessi economici… con qualunque cosa provochi un’emozione forte e una soddisfazione momentanea.

Gli anni passano e i perversi, incapsulati nel loro triste copione teatrale, lottano contro il vuoto cosmico creato dalle loro mani ogniqualvolta si sentono soli o trascurati: e così il vostro lavoro diventerà un problema, i vostri figli non dovevano essere mai nati, la vostra famiglia ingombra, i vostri amici farebbero meglio a non frequentare casa vostra.  Il problema è che sono soli anche quando accompagnati dai più belli della terra e quindi l’evasione disperata dalla “vita noiosa” – alla quale nella loro testa li avete condannati – è un fatto di sopravvivenza per loro, per questo non rinunceranno mai a ciò che vi fa soffrire.

Ogni essere umano sulla terra che impara a sublimare le frustrazioni della vita facendo del male agli altri e a se stesso con l’aiutino di dosi massicce di emozioni sempre più forti – per tirare avanti ancora un po’ – non torna più sui suoi passi.  Il ragionamento è abbastanza logico: se la normalità, il bene e il buono è diventato per me un ostacolo da raggirare, ed evadere mi gratifica e mi rende assai più leggero e allegro, non evadere è la mia morte, la mia sconfitta, il mio dolore più grande. Diciamo sempre che ogni tipo di dipendenza è guaribile, ma per le personalità perverse non c’è scampo poiché la loro dipendenza è il male fatto a loro stessi e agli altri. Un male che per voi è evidente, ma che per loro sarà sempre relativo o inesistente.

Gli scritti di A. Lowen ci mettono in guardia sul potere distruttivo e seduttivo delle parole usate per confondere gli “imprudenti”:

L’identificazione col corpo permette di evitare l’inganno delle parole. Fornisce all’io un fondamento nella realtà. La slealtà del linguaggio sta nella possibilità di stregare gli imprudenti.

Chi sono gli imprudenti? Gli imprudenti sono inconsapevoli; essere inconsapevoli vuol dire non essere in contatto col corpo e fissati sull’immagine dell’io. Poiché l’io non è più puntellato dalle sensazioni fisiche, ha bisogno di rassicurazione e sostegno dall’esterno. Sotto questo aspetto, è come un bambino deprivato che cerca disperatamente l’approvazione di sua madre. L’adulatore è un seduttore intelligente che percepisce questa disperazione nella sua vittima. Chi è in contatto col corpo è meno vulnerabile a questa seduzione e più capace di discernere la falsità del comportamento adulatore.

La credulità riflette la negazione del corpo. La persona credula non è disposta ad affrontare la realtà della sua vita. Ignora la realtà del suo corpo e non può perciò vedere il demagogo per quello che è. Non osserva le smorfie, i gesti collerici, il tono falso, gli occhi freddi, e il corpo deformato dell’oratore. Egli ha chiuso gli occhi della mente a queste caratteristiche fisiche che tradiscono la personalità, e il suo io, dissociato dal corpo, è vulnerabile all’incantesimo delle parole[4].

Il narcisista perverso è l’Invisible man che si serve delle bende (fiumi di parole) per farsi vedere dagli altri nella sua veste migliore. Sprovvisto dalle sue bende, cosa vediamo? Che cosa resta di lui? Il Nulla che si trascina a stento nella sua realtà virtuale:

Il terapeuta è in una posizione privilegiata per valutare l’aspetto ingannevole del linguaggio. Ora dopo ora, egli cura degli esseri umani che sono stati feriti e stregati dalle parole. Scorge, particolarmente nei pazienti schizoidi, il divario quasi incolmabile tra il sentimento e le parole. Vede la disperazione con cui i pazienti cercano di superare questo divario, con più parole ancora. Ci vede un riflesso della loro infanzia in balia di genitori ambivalenti che proferivano parole smentite dai sentimenti, genitori che usavano frasi allettanti e seduttive che celavano l’ostilità, frasi altisonanti che mascheravano il rifiuto, frasi d’accusa fatte in nome dell’amore[5].

IMMAGINI E PAROLE: Le ‘delizie’ tecnologiche in mano ai perversi

I perversi sanno sfruttare molto bene la tecnologia per vendersi al meglio: nei primi tempi sommergono i partner ufficiali con valanghe di sms, chiamate frequenti per controllarlo, e-mail smielati, canzoncine sui social network’s, ecc. allo stesso tempo, però, sfruttano la giungla tecnologica per ricercare ulteriori diversivi più consoni ai canoni di bellezza venduti dagli studi televisivi, il mondo porno e le riviste patinate.

Si potrebbe dire che la spesa nel mercato del consumo sentimentale online risulta molto proficua per i narcisisti perversi. Grazie alla creazione di falsi profili possono sfogare le loro multiple identità e tenere sotto controllo la vita delle persone che li interessano. Una simile operazione giova alla loro mente, poiché attribuiscono eccessivo valore all’immagine photoshoppata della vita e alle parole usate per descriverla, anziché alla vita stessa. Ecco perché usano molto spesso le parole “amore” e “dolcezza” nei confronti di chiunque. Inoltre, una simile operazione di controllo non prevede alcun tipo di scambio emotivo (conta soltanto l’eccitazione degli individui e la curiosità).  Si tratta di uno scambio virtuale che gira attorno alle immagini e alle parole, cioè, ai due aspetti più cari al mondo dei perversi: l’immagine/l’apparenza e l’adescamento con le parole, la seduzione. Non stupisce, quindi, che i narcisisti perversi restino folgorati dalle infinite possibilità della rete e che vengano fagocitati per ore nelle chat online o pornografiche dei siti di incontri:

Dovendo presentarsi attraverso una foto, le persone vengono a trovarsi nella stessa posizione degli attori o dei modelli che lavorano per l’industria della bellezza: vengono a trovarsi, cioè, in una posizione a) che li rende iper-consapevoli del proprio aspetto fisico; b) in cui il corpo è la fonte principale del valore sociale ed economico; c) in cui il corpo è l’oggetto attraverso il quale vengono messe in competizione con altre; e, infine, d) in cui il loro corpo e il loro aspetto sono esposti al pubblico sguardo. (…) Anche il lato linguistico del profilo è atto a mettere la persona in competizione con le altre, in quanto esiste il problema di rompere l’uniformità dei profili. Un esempio di tale uniformità può essere desunto dall’analisi dei riquadri (posti accanto alle foto dei candidati) in cui sono riassunti i tratti fondamentali della persona. Ho esaminato cento di questi riquadri. Una sorprendente maggioranza dei candidati usa gli stessi aggettivi per descriversi. “Sono una donna allegra, fiduciosa, estroversa”, oppure “Sono allegra e attraente, single da poco”, “Sono allegra, vitale e estroversa”, “Sono allegra e amante dell’avventura”, “Ok, eccomi a voi: sono allegra, divertente, stravagante, piccoletta, occhi scuri, capelli scuri”, “Sono una donna di trentanove anni, attraente e volenterosa, disposta a prendersi cura di colore che ama, “Oh mio…che cosa posso dire: sono amante dell’allegria, spensierata, incurabilmente sentimentale”. Mi sembra che non vi sia nulla di misterioso in tutto questo: il procedimento descrittivo dell’io poggia sui copioni culturali della personalità desiderabile. Nel presentarsi ad altri attraverso canali immateriali, le persone tendono a ricadere nei modelli codificati della persona desiderabile e ad applicarli a se stesse. In altre parole, l’uso del linguaggio scelto per l’autopresentazione crea, ironicamente, uniformità, standardizzazione e reificazione. Dico “ironicamente” perché, nel riempire i questionari, le persone puntano a mettere in risalto la propria unicità e a trasmetterne la sensazione ad altri[6].

Usciamo, però, dai siti di incontri e andiamo ad analizzare il linguaggio utilizzato nel mondo della prostituzione (non ho corretto gli errori):

  1. Ciao, Senti annoiato a casa?? Non sai dove andare quando hai il tempo libero? venire e cercarmi. Sono il tuo sunshine~~~~ Sono la bella ragazza orientale, deliziosa, sensuale, snella, bellissimo fisico, elegante, dolce e molto educata…Le foto sono vere!! Lo so i tuoi desideri, i tuoi sogni, i tuoi gusti~~~Molto disponibile, abile e vogliosa, ti aspetto per momenti piccanti, in ambiente pulito, tranquillo e riservato. Lunghi preliminari, solo per uomini di buon gusto.
  2. Bellissimo, caldissimo e senza limiti per le tue serate, cene ed hotel… Vieni a realizzare i tuoi desideri, in mia compagnia il confine tra sogno e realtà non esiste, preliminari bollenti e tutto senza fretta!!! Se lo desideri sarò dolce come il miele o piccante come il peperoncino, come vuoi te…
  3. Dolce e sensuale, dolcemente perversa ed estremamente fantasiosa.
    Se desideri passare dei momenti indimenticabili con una trans bella, simpatica e sensuale chiamami e fammi conoscere le tue fantasie.
  4. Attivissimo per momenti speciali di piacere e complicità… Bel maschio virile di origini meridionali, pulito e sano, contattami… Sarò forte e implacabile, dolce e passionale a seconda di come tu mi vorrai!! Ti farò passare momenti indimenticabili, ho 22 anni e amo i preliminari lunghissimi… Cosa aspetti?? Sono sempre disponibile… No sms, no trans.

Bene, dopo aver analizzato il linguaggio perverso (conoscete bene le loro lusinghe) scopriamo che la rete risponde in modo identico. Essendo procacciatori di sguardi e amanti della superficialità, è naturale che si sentano a loro agio nelle situazioni in cui la filosofia di vita fintamente spensierata, allegra e divertente, con persone “leggere” e “solari” illumini i loro occhi, diventando un’aspirazione e un ideale. Hanno bisogno di voi, però, per riportarli con i piedi a terra. Questo perché li fate economizzare, risparmiare o offrite un ritorno di immagine non trascurabile… Il vostro ruolo nella loro vita è quello di renderla un po’ più pulita, di auspicare con la vostra speranza un’improvviso cambiamento e il ripristino di quell’innocenza perduta che altri (i loro genitori) hanno calpestato violentemente. Compito ingrato, no? A maggior ragione se questo ‘sogno’ verrà sbandierato unicamente per tenervi buoni perché il richiamo alla vita trasgressiva avrà sempre la meglio e sarà molto più forte della vostra persistenza e dei vostri doni d’amore.

Finisco questo articolo con un tratto del libro cult ‘Donne che corrono coi lupi’ di C. Pinkola Estés:

Nei misteri eleusini, la chiave era nascosta sulla lingua, a significare che il nodo della cosa, l’indizio, la traccia si trovano in un particolare insieme di parole, di domande-chiave. E le parole di cui soprattutto hanno bisogno le donne in situazioni simili a quelle descritte nella storia di Barbablù sono: Che cosa c’è dietro? Che cosa non è come sembra? Che cosa conosco nella profondità delle ovaie che vorrei non sapere? Che cosa in me è stato ucciso, o sta morendo?

Sono tutte chiavi. E se una donna ha condotto un’esistenza mezza morta, le risposte a quelle quattro domande molto probabilmente arriveranno macchiate di sangue. L’aspetto distruttivo della psiche, il cui lavoro sta in parte nell’evitare la consapevolezza, continuerà ad affermarsi di tanto in tanto, a strappare o avvelenare ogni nuovo bocciolo. È la sua natura. È il suo lavoro.

Dunque, in senso positivo, è solamente il sangue ostinato sulla chiave a far sì che la psiche trattenga quanto ha visto. Esiste infatti una naturale censura di tutti gli eventi negativi e dolorosi che capitano nella nostra esistenza. L’Io censorio sicuramente desidera dimenticare di aver visto la stanza e i cadaveri. Ecco perché la sposa di Barbablù cerca di pulire la chiave sfregandola con lo strofinaccio di crine di cavallo. Prova tutto quello che sa, tutti i rimedi per lacerazioni e ferite profonde della medicina popolare delle donne: ragnatele, cenere e fuoco, tutti elementi connessi al filare la vita e la morte, a opera delle Parche. Ma non riesce a cauterizzare la chiave, e tantomeno a fermare il processo facendo finta che non si accaduto. Non può impedire che la piccola chiave goccioli sangue. Paradossalmente siccome la sua vecchia vita sta morendo e neanche i migliori rimedi potranno nascondere questo fatto, diventa conscia della sua perdita di sangue e pertanto comincia a vivere.

Quella ch’era prima un’ingenua, deve ora affrontare quanto è accaduto. L’uccisione di tutte le mogli «curiose» da parte di Barbablù è l’uccisione del femminino creativo, il potenziale atto a sviluppare nuovi e interessanti aspetti della vita. Il predatore è particolarmente aggressivo nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne. Come minimo cerca di schernire, e nel peggiore dei casi di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi[7].  

Vivere per cercare di dare un senso agli infiniti grattacapi linguistici seminati dagli invisible man non è vita.

Vivere mettendo da parte la vita reale per la forzatura di farla competere con le immagini fiabesche e fasulle che hanno introdotto nelle vostre teste – al solo fine di rendervi disponibili al soddisfacimento dei loro bisogni a vita – è una condanna che non vi meritate.

____________________________________________

[1] LOWEN, Alexander. Il tradimento del corpo – La coscienza del proprio “io” nel rapporto tra corpo e mente. Edizioni Mediterranee, 1997.  p.281

[2] DOMANESCHI, Filippo; PENCO, Carlo. Come non detto – usi e abusi dei sottintesi. Editori Laterza, 2016. p. 10.

[3] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/02/sedurre-indiscriminatamente-tutti-il-capolavoro-del-narcisista-perverso/

[4] Lowen, Alexander. Op. cit., p.282.

[5] Idem. Ibidem.

[6] ILLOUZ, Eva. Intimità fredde. Le emozioni nella società dei consumi. Feltrinelli, 2007, p.124-125

[7] Edito da Frassinelli, edizione 2015, p.37-38.

6 pensieri su “I fatti, mai le parole. Immagine e linguaggio degli ‘invisible man’

  1. Buongiorno. Trovo il vs blog interessantissimo, soprattutto per capire certe dinamiche.. è possibile raccontare la propria esperienza? ci sono delle sezioni del sito per scambiarsi opinioni?
    Grazie!

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  2. Complimenti, questo sito è davvero ben fatto! Dopo aver dato retta senza esitare al mio istinto che mi ha fatta allontanare da un partner che mi tradiva e mi mentiva da anni, ho piano piano capito con chi avevo a che fare: esattamente la persona descritta nei vostri articoli! Sono ancora nella fase di incredulità ma ho capito che se avessi dato retta al mio istinto sin dall’inizio della storia, mi sarei risparmiata tante sofferenze …… grazie per il vostro lavoro!

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    1. Carissima, hai compreso perfettamente l’importanza di saper ascoltarsi sin dall’inizio. Ai primi segni di maltrattamento psicologico la donna o l’uomo coinvolto in un pseudo rapporto del tipo psicopatico o narcisistico deve saper rispettare ciò che il corpo e l’intuito dicono. Molto spesso accanto all’attrazione che provano per il partner psicopatico o narcisista perverso c’è un senso di ribrezzo, un’impressione che ‘qualcosa non va’, una sensazione di superficialità e teatralità mascherata da gesti molto galanti e sdolcinati che fanno riflettere ma che vengono accantonate perché ‘mica vogliamo passare per paranoici’ o perché ‘in fondo merito anch’io il mio principe azzurro’. Sono tutti segni indicativi che bisogna saper fiutare prima di investire emotivamente in una storia. Un abbraccio a te! C.

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