Io e le mie “cose”, la manipolazione perversa

Un giorno, grazie alla ricerca sul web, incontri per la prima volta qualcosa sul narcisismo perverso. Improvvisamente ti accende un campanello di allarme. Può darsi che non avevi “allucinazioni” come affermato dal tuo partner: è probabile che lui abbia imparato con la vita a manovrare il maggior numero di persone per ottenere un risultato.

La tua reazione è di spavento, di incredulità e anche di paura. Lui è davvero così? Esagero quando lo dipingo come un mostro?

Dentro di te c’è una piccola voce che afferma che stai esagerando, che stai drammatizzando proprio come lo diceva lui/lei nelle vostre liti. Sappi che è una reazione tipica delle persone molto empatiche concedere il beneficio del dubbio anche ai peggiori criminali. I perversi narcisisti lo sanno bene, per questo hanno scelto proprio te per “nutrirsi”.  Inoltre, la loro rete di “amici” è fitta di persone altamente empatiche che cercheranno di comprenderlo e di giustificarlo fino alle ultime conseguenze.

Più t’informi, più ti crolla il mondo: il tuo partner possiede molte delle condotte descritte negli articoli degli specialisti. E così, la tua psiche viene investita da una tensione permanente causata dai diversi messaggi distinti e contrapposti che minano la tua capacità di prendere una decisione, cominci a chiederti “Ho avuto a che fare con un manipolatore? È il caso di ‘etichettarlo’?”

Perché sei così confusa/o? Perché i perversi narcisisti “lavorano” i loro interlocutori fino a impedirli di distinguere il vero dal falso e tu, che hai avuto la sfortuna di avere un contatto ravvicinato con una personalità altamente tossica, ora ti senti impantanata/o nell’incertezza sul da farsi per interrompere la catena di pensieri contraddittori. Non importa la notevole quantità di energia mentale che utilizzerai nell’ingrato compito di separare i fatti dalle tue impressioni, venire a capo ti sembra impossibile.

I narcisisti perversi utilizzano coscientemente o meno tutte le tecniche di lavaggio del cervello che conoscono nei loro rapporti interpersonali. Ecco un piccolo esempio su come potrebbero impostare le loro “relazioni” falsando le cognizioni dell’altro sin dall’inizio:

Alberto e Bianca lavorano nella stessa azienda e si frequentano da qualche settimana.  Alberto cosparge Bianca di lusinghe, per esempio, la paragona positivamente con tutte le altre donne che ha avuto, convincendola che è molto diversa da loro perché per niente gelosa, sicura di sé e molto brillante. Bianca è contenta e spera di essere all’altezza delle altissime aspettative di Alberto. Dopo un po’, però, la donna comincia ad osservare che Alberto ha dei comportamenti “strani”: è sempre al telefonino a scambiare degli sms con qualcuno, due o tre donne dell’azienda improvvisamente la guardano male e, un giorno, ciliegina sulla torta, sorprende il fidanzato abbracciato alla vedova di un collega per “consolarla” di quel decesso avvenuto qualche anno prima.  Bianca allora decide di far presente ad Alberto le sue percezioni ma la risposta la blocca in partenza: “Credevo che tu fossi diversa, mi hai deluso! Non entrare in questo meccanismo con me!”. Sentendosi in colpa, Bianca cercherà di dimenticare i suoi “ingiustificati” dubbi. In altre parole, Bianca avrà assunto la responsabilità di essere la parte disfunzionale della relazione e da questa posizione non uscirà mai più.

Smettere di interagire con un perverso narcisista significa trascorrere le giornate senza sentire alcun tipo di menzogna e senza più sottomettersi a triangolazioni varie. È un vero processo di disintossicazione che ci permette di ricordare in dettagli cosa è successo veramente. Quando si comincia a smontare il puzzle incastrato male del nostro “rapporto” con il perverso ci accorgiamo di come e con chi ci ingannava e comprendiamo con chiarezza come riusciva a installare le SUE idee nella NOSTRA testa mentre ci portava a credere di averle avute spontaneamente. È una tappa molto dolorosa, un lavoro sporco quanto spellare una cipolla marcia sulla quale dietro ogni squama si nasconde un’altra più putrefatta.
Una volta liberati della dissonanza cognitiva, dopo che la verità delle sue manovre verrà a gala – spesso per qualche fatto clamoroso, giacché tutta l’informazione del mondo rischia di confondere ancor di più le persone oggetto di manipolazione mentale –  arriva una delle tappe più trasformative del “detox”: il momento della rabbia. Tuttavia, se ben canalizzata, la rabbia ci aiuta a riconnettere tutte le emozioni e gli avvisi istintivi che avevamo ignorato o represso pur di mantenere in piede una parvenza di rapporto con una personalità manipolatrice.

In cosa consiste la dissonanza cognitiva?

La dissonanza cognitiva non è altro che la tensione che deriva nell’affrontare uno stato di conflitto tra due pensieri (emozioni o combinazioni di entrambi) che vanno in direzioni opposte. La dissonanza aumenta più l’argomento è rilevante; più i sentimenti, i pensieri e le azioni coinvolte si allontanano dal nostro sistema di credenze (dall’idea che abbiamo di noi stessi).
Per ridurla la mente lavora duramente affinché si ristabilisca la congruenza perduta, spesso cambiando comportamento o trovando una giustificazione alternativa che possa spiegare l’accaduto.

Spesso la dissonanza cognitiva si attiva quando compiamo un’azione che sembra molto distante con l’immagine che abbiamo di noi o il nostro sistema di valori.

Persone con un’elevata autostima e una buona capacità di adattamento sono più inclini a risolvere la dissonanza accettando e prendendo coscienza della discrepanza generatasi dentro di sé senza sentirsi in colpa o svalutati dall’accaduto, mentre persone più fragili, ansiose e insicure avranno più difficoltà – cercheranno di liberarsi dalla tensione aggiustando la realtà esterna, per evitare di affrontare il senso di fallimento che deriverebbe dal pensarsi attori protagonisti del conflitto[1].

È fondamentale capire l’estensione della manipolazione prodotta dal perverso per epurare la mente da pensieri intrusivi e ricordi inutili abilmente seminati per confondervi perché:

Un manipolatore parla, ma non comunica mai in maniera autentica. Al massimo, si esprime con fare ironico e senza permettervi di replicare. Deforma e interpreta quello che dite senza preoccuparsi del vero significato delle vostre parole. Cerca di evitare le discussioni che lo annoiano, sia abbandonando fisicamente la conversazione, sia attraverso deviazioni verbali di contenuto e di senso, che restano misteriose ai vostri occhi. Non formula le sue richieste in modo chiaro ma preferisce porre una domanda indiretta per poi, partendo dalla vostra risposta, trarre le proprie conclusioni, da solo. (…) Durante una conversazione il manipolatore porta “l’avversario” allo sfinimento, e l’unico scopo della comunicazione è quello di avere sempre l’ultima parola. Non sopporta alcun rifiuto da parte vostra. Se resta in silenzio, sta rimuginando qualcosa. Le critiche, anche leggere, gli creano una forte ansia, che camuffa con delle risposte pungenti. Se si sente in difficoltà e teme di non raggiungere il suo obiettivo, può utilizzare minacce sottintese. (…) Ciò che accomuna i manipolatori è la loro capacità di mutare comportamenti, discorsi, opinioni e anche decisioni a seconda della persona con chi hanno a che fare. La mimica di un manipolatore, il sorriso, e persino l’intonazione della voce possono cambiare bruscamente. Solo i familiari sono in grado di individuare questo strano fenomeno di metamorfosi. Per gli altri è come se le opinioni e le emozioni che si trovano alla base di queste reazioni non verbali non avessero alcun fondamento reale.

Inoltre, il manipolatore può raccontarvi una cosa un giorno e poi, in modo del tutto convincente, dirvi l’esatto opposto tre giorni dopo. Se gli fate notare le contraddizioni, negherà categoricamente la sua incoerenza e, soprattutto, vi accuserà di aver frainteso o capito male la prima volta. In assenza di testimoni, vi potrebbe anche capitare di dubitare della vostra capacità di comprensione[2].  

Arrivati fin qui elenco le caratteristiche che appartengono alla maggior parte dei manipolatori. Sono tratti osservati dalla terapeuta comportamentale e cognitiva francese Isabelle Nazare-Aga, con libri tradotti in tutto il mondo. Più caratteristiche riconoscete nell’elenco, più pericolosa è la persona con la quale vi siete rapportati.

I perversi narcisisti spesso collezionano tutte le caratteristiche dell’elenco, ma ne bastano 14 di loro per individuare un “semplice” manipolatore[3]:

1) Colpevolizza gli altri, ricattandoli in nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale, ecc.

2) Fa credere che bisogna essere perfetti, che non si deve mai cambiare opinione, che occorre sapere tutto e rispondere immediatamente alle richieste e alle domande;

3) Utilizza i principi morali degli altri per soddisfare le proprie necessità (cortesia, umanità, solidarietà, antirazzismo, gentilezza, generosità);

4) Critica, svaluta e giudica le qualità, la competenza, la personalità altrui;

5) Può essere geloso anche se è un genitore o un parente;

6) Utilizza lusinghe per adularci, fa regali o diventa improvvisamente pieno di premure verso di noi;

7) Fa la parte della vittima per essere compatito (esaspera il suo malessere e il carico di lavoro);

8) Rifugge le sue responsabilità riversandole sugli altri;

9) Non comunica chiaramente i suoi bisogni, sentimenti e opinioni;

10) Spesso risponde in modo vago;

11) Cambia argomento con disinvoltura nel corso di una conversazione;

12) Evita i colloqui e le riunioni;

13) Fa arrivare i suoi messaggi attraverso intermediari (telefona invece di parlare di persona o lascia appunti scritti);

14) Invoca ragioni logiche per mascherare le sue richieste;

15) Predica il falso per sapere il vero, deforma e interpreta;

16) Non sopporta le critiche e nega l’evidenza;

17) Fa minacce velate o ricatta apertamente;

18) Semina zizzania, crea sospetti e conflitti per avere la situazione sotto controllo o per provocare la rottura della coppia;

19) Cambia idea, comportamenti e opinioni a seconda delle persone e delle situazioni;

20) Mente;

21)Punta sull’ignoranza degli altri e li convince della sua superiorità;

22) E’ egocentrico;

23) I suoi discorsi sembrano logici e coerenti, mentre i suoi modi, le sue azioni e il suo stile di vita no lo sono affatto;

24) Si riduce sempre all’ultimo momento per chiedere, comandare o far fare qualcosa agli altri;

25) Non tiene conto dei diritti, dei bisogni e dei desideri altrui;

26) Ignora le richieste (nonostante dica di occuparsene);

27) Produce uno stato di malessere o un sentimento di non-libertà (trappola);

28) Ci fa fare cose che probabilmente non avremmo fatto spontaneamente;

29) E’ efficiente nel perseguire i propri fini, ma a spese altrui;

30) E’ costantemente oggetto di discussione tra le persone che lo conoscono, anche quando lui non è presente.

 Un altro aspetto interessante riportato da Isabelle Nazare-Aga è la pratica sistematica dell’ascolto avverso:

Il manipolatore ha l’abitudine di prestare quello che si chiama un ascolto avverso, che consiste nel guardarsi intorno e/o nel fare altro mentre gli stanno parlando insieme. Pratica l’ascolto avverso se non alza o non gira nemmeno la testa in segno di saluto quando gli ci si presenta davanti. Questa forma di accoglienza è aggressiva. Mette a disagio e instaura una sensazione di imbarazzo nel destinatario, che non avrà voglia di continuare a parlare o si sentirà destabilizzato al punto di non trovare le parole. Il senso di umiliazione generato da questo atteggiamento è molto frequente. Si può pensare tra sé e sé: “Non mi sta ascoltando. Quello che dico non gli interessa. Non sono abbastanza importante.”

Ognuno di noi mette in atto l’ascolto avverso, ogni tanto e senza rendersene conto. Ma per il manipolatore è un modo di comunicazione privilegiato, una strategia. Vuole darvi l’impressione che ciò che dite non ha alcun interesse, che la vostra persona non rappresenta alcunché di importante. Non alza la testa al vostro arrivo, cambia bruscamente il vostro soggetto di conversazione, guarda altrove o altre persone con maggiore curiosità, oppure è affaccendato a leggere la posta mentre gli parlate.[4]

 Una persona manipolata è una persona manovrata. Per ovvie ragioni unicamente gli oggetti sono manovrabili e hanno diverse finalità: uso la mia macchina per muovermi, la mia penna per scrivere, il mio bicchiere per bere…

Quando manipolo un altro essere umano lo “declasso” a qualcosa che mi serve, ma che posso perfettamente farne a meno.

Non si parla all’intelligenza di una “cosa”. Un oggetto non è un “essere pensante” che mi costringe a sprecare il potenziale intellettivo che so di avere inventandomi elaborate scuse per giustificare perché lo manovro. Un oggetto è quel che è, qualcosa fatta apposta per essere manovrata.

Manipolando le persone i perversi narcisisti colpiscono i loro centri decisionali, le trascinano verso una posizione più favorevole ai loro propositi: quello di sfruttarle finché sono “nuove” e “utili” e quando si rompono… pazienza!

C.l.dias

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[1] http://psicologo-romaeur.it/dissonanza-cognitiva-la-mente-che-non-accetta-incongruenze/

[2]  NAZARE-AGA, Isabelle. La manipolazione affettiva, quando l’amore diventa una trappola. Castelvecchi Editore, 2008, p.15

[3]  NAZARE-AGA, Isabelle. L’arte di non lasciarsi manipolare – Guida pratica. Paoline Editoriale Libri, 2000, p. 36-37

[4] Idem, ibidem. p.52-53

9 pensieri su “Io e le mie “cose”, la manipolazione perversa

  1. Grazie per le risposte ed i suggerimenti. Ho letto…15 su 30. La riconosco proprio a metà in quella lista. Lei è più estrema, molto peggiore: in 5 mesi di frequentazione non mi ha detto una cosa che sia una! Ogni sua rara comunicazione ha un fine disorientante. Dice che devo andare da uno psicologo perché con me non si può costruire una relazione.
    Mi aveva minacciato 4 volte di farmi del male se l’avessi lasciata. Un episodio di gaslighting (che avevo precedentemente archiviato come una sua allucinazione affettiva).
    Ma è anche molto migliore di così ed ha alcune caratteristiche che non sono neppure narcisistiche: è sensibilissima alle sofferenze dei diseredati, dei bambini, dei matti. Si ritiene una persona “un po’ rincoglionita ma che vuole essere felice”…nel suo lavoro aiuta i deboli e lo fa meravigliosamente.
    Non capisco più niente…
    Sono arrivato all’idea che sia una persona che seppur narcisistica abbia degli accessi di autocritica che l’hanno spinta verso di me cercando una relazione più equilibrata (anche perché inizialmente ammirava la mia capacità di essere indipendente e con personalità) ma poi, alle prime difficoltà sia crollata in una modalità aderente in ogni tratto al profilo relazionale narcisistico perverso.
    Sono ancora per aria. Le voglio molto bene. Un saluto affettuoso a voi che mi avete ascoltato e che avete vissuto qualcosa di simile. Ciao.

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    1. Caro Tom, affermi che lei ha provato a lasciarti una miriade di volte, ma quando tu provi a farlo lei minaccia di farti del male… (FARTI DEL MALE IN CHE SENSO???) Che sia una narcisista oppure no, la cosa non promette bene, ma sarai a tu a valutare i pro e i contro di un rapporto così sbilanciato. Possiamo soltanto provare ad aprirti gli occhi per salvaguardarti, come lo facciamo con chiunque stia vivendo un momento del genere. Per quanto riguarda il voler bene al prossimo, ti dico soltanto di fare molta attenzione. Ho visto uomini lodare la forza delle donne con dei discorsi commuoventi, ma poi combinare dei disastri nella vita affettiva, manifestando il loro profondo odio nei confronti del sesso femminile; così come mi è capitato di lavorare con delle persone che dietro la patina della beneficenza agivano di modo assolutamente disonesto e unicamente per un tornaconto personale. Quanto più grande è l’idealizzazione della persona, maggiore è la delusione. Non sto dicendo che sia il tuo caso (e mi auguro sinceramente di no, visto che le caratteristiche che hai riconosciuto rientrano più meno nella normalità) ma soltanto di stare attento all’eccesso di idealizzazione e anche alle minacce e ricatti di questa persona. Del resto, quando avrai bisogno di scriverci siamo qui! Un abbraccio, C.

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  2. Buonasera, ho letto l’articolo e volevo chiedere: in un rapporto di amicizia frasi come “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così”, “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte”… e simili come possono essere considerati? La ringrazio.

    Preciso che questo avveniva pressoché sempre quando cercavo di dire qualcosa che non mi andava, mentre l’altra persona diceva sempre cosa non le andava di me e asseriva di voler io facessi altrettanto.
    Cordiali saluti

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  3. volevo chiedere: quando una persona, in un’amicizia, ti dice “per te faccio già questo”, “per te vengo già al mare” o quello che è… può essere un modo per far sentir in colpa noi o per farcelo pesare? Contando che tu non hai chiesto niente loro, ma avrebbero deciso di loro sponte di farlo… Grazie.

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    1. Ciao Alessandra, il ricatto emotivo è uno dei tanti modi del narcisista o di un manipolatore affettivo per farti sentire in colpa, io credo che in un’amicizia le cose devono avvenire spontaneamente…se lui è venuto con te al mare o ha fatto una cosa per te non deve certo rinfacciartela.
      Ciò che si fa per gli altri in amicizia è gratuito e non deve prevedere obblighi da parte dell’altro.

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  4. A tutti,lui pratica sempre l’ascolto avverso,mentre parlo non mi ascolta,sta sempre su fb,oppure a volte mi interrompe e parla di altro, oppure non tira su la testa…non sapevo che anche questa fosse una tecnica di manipolazione,ma perché lo fanno? Io mi sento tanto umiliata quando fa cosi,perché prima mi chiama,mi chiede come sto,cosa ho fatto durante la giornata poi non mi ascolta e io che penso non sono importante,non gli interesso,preferisce il cellulare a me..

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    1. Cara Stella, l’ascolto avverso viene utilizzato dai narcisisti e manipolatori relazionali per farti sentire meno importante rispetto a qualunque cosa stiano pensando o facendo. A volte interrompono i tuoi discorsi e dicono cose del tipo: “Lo so che hai voglia di parlare e raccontarmi questo, però debbo assolutamente chiamare il mio commercialista per…” oppure interrompono una chiamata nella quale stai raccontando i tuoi sentimenti, un dramma che stai vivendo, o un progetto che ti rendi felice, ecc., con un secco “Ok, ok. Ti chiamo dopo.” La tecnica principale è proprio quella che hai descritto, ossia, mostrarsi indaffarato mentre stai parlando, distratto dal telefono, dalla Tv, dal computer, da una tipa che passa e via col tango. A volte giustificano il loro modus operandi con una frase del tipo “Continua a parlare, ti sto ascoltando, è che il mio cervello va a mille e quindi sono abituato a fare più cose contemporaneamente”. Bene, ciò denota non solo la loro assoluta e totale mancanza di empatia, l’assenza di capacità di ascolto e di profondità, ma anche il tentativo di vendersi come dei “geni” mentre ti svalutano. Lo so che stai soffrendo, perché è dura essere trattata come una persona insignificante. Tuttavia, pensa allo squallore di un essere umano che ha bisogno di questo per sentirsi importante! Abbracci a te!

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  5. 21 su 30, la compagna del mio ex. Da quando c’è lei, lui ha allontanato tutto e tutti. La cosa assurda è che si è accorto di stare con una manipolatrice e non sta muovendo un dito per lasciarla, anzi ora ci ha fatto un figlio e il legame di è consolidato ancora di più. Lui è diventato come lei, è stato plagiato.

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